Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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gio, lug 21, 2016  Patrizia Caroli
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Meno insegnanti in Italia, ed un po’ più poveri. Questa l’istantanea tracciata dalla Corte dei conti nella sua Relazione resa nota la scorsa settimana. Anche se le azioni della “Buona Scuola” di matrice renziana rendono il “passivo” meno drastico di quello che sarebbe potuto essere. L’ultima Relazione sul Pubblico Impiego elaborata dalla Corte dei conti ha infatti posto la sua lente d’ingrandimento in particolar modo su scuola ed insegnanti, denunciando, fra le altre cose, l’impoverimento strutturale dell’Istruzione nel nostro Paese.

 

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Insegnanti scuola pubblica: i dati della Relazione

 

Le sezioni riunite in sede di controllo hanno infatti preso in esame i 6 anni della più grande crisi del dopoguerra, dal 2008 al 2014, sovrapponendoli in una comparazione anche alle due legislature di “austerity” condotte dai Governi Monti e Letta: in tale frangente l’accorpamento delle scuole italiane ha tolto all’istruzione un dirigente scolastico ogni tre, ora sono 7.440. Per risparmiare 63 milioni da questa voce, solo nel Lazio si sono persero 109 autonomie. In tutto, da 50mila plessi scolastici ne sono rimasti 41mila. In quel raggio di tempo (6 anni) sono usciti dalla scuola quasi 100mila dipendenti, mai sostituiti: l’8,1% del totale. Gli insegnanti in sei anni sono scesi del 9,2%, mentre sono cresciuti in maniera esponenziale gli insegnanti di sostegno, nel tentativo di mettere rimedio a un noto ritardo italiano: all’ultima data considerata erano 75mila, il 48% in più.

Altro dato rilevante evidenziato dalla relazione targata Corte dei conti è quello concernente la quota di personale impiegato nella scuola facente parte del Pubblico Impiego: gli occupati della scuola coprono la fetta più grande della Funzione pubblica italiana, ovverosia il 32% (da oggi inserito nel comparto “Istruzione e ricerca” dopo la firma intercorsa tra ARAN e sindacati in relazione all’accordo sulla riduzione dei comparto contrattuali del Pubblico Impiego).

 

L’andamento della retribuzione insegnanti tra 2008 e 2014

 

Tuttavia, e qui vengono le note dolenti, nei 6 anni di “lacrime e sangue” sopra menzionati, il milione abbondante (in discesa) dei dipendenti del settore “Istruzione” ha visto la sua retribuzione in calo rispetto al costo della vita, in maniera davvero rilevante. La spesa generale per gli stipendi è scesa del 16% nel periodo menzionato, da 33,5 a 28,2 miliardi, con la busta paga media di un insegnante con dieci anni di anzianità, nel 2014, che ammontava a 1280 euro il mese (esattamente la metà di quella un preside, ed un sesto di quella di un dirigente statale di primo livello).

 

Prospettive per il futuro prossimo

 

La Relazione 2016 della corte dei conti, gettando uno sguardo sulle recenti mosse del Governo Renzi in materia di “Buona Scuola“, riconosce tuttavia che nello scorso mese di novembre sono stati immessi in cattedra 47mila nuovi docenti “in relazione alla creazione dell’organico dell’autonomia scolastica”, invertendo certamente la tendenza del taglio sul personale, tuttavia “non riuscendo a sanare le limitazioni di organico determinate nei 6 anni precedenti”. Elementi che inseriscono in circolo un po’ di metaforiche “endorfine” positive ad un corpo docente complessivo che negli ultimi anni ha visto ridursi in maniera cospicua il complessivo potere d’acquisto.

 

Fonte: la Repubblica

 

Patrizia Caroli

 

mar, lug 19, 2016  Valentina
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Il tema della previdenza sociale è relegato, lo si sa, all’approvazione della legge di stabilità. Ma per ciò che riguarda la categoria degli esodati potrebbe invece smuoversi qualcosa prima.

Fonte: ilsussidiario.net

Fonte: ilsussidiario.net

 

A settembre per la precisione, almeno secondo quanto dichiarato dal presidente della commissione lavoro Damiano.

 

Certamente questa tempistica anticipata rappresenta un sollievo, se verrà confermata, per tutti gli appartenenti a questa categoria, che si è venuta a creare, lo ricordiamo, dopo l’approvazione della Legge Fornero e racchiude tutti coloro che erano vicinissimi alla pensione prima del 2012 prima dell’entrata in vigore di questa legge e che a seguito di essa si sono visti spostare in avanti l’ingresso nel sistema previdenziale.

Molti di loro avevano già lasciato il posto di lavoro e sono quindi da allora chiusi in un limbo da cui è difficile uscire.

 

 

 

Esodati. Le tutele già in atto

 

 

Sebbene il pasticcio della Legge Fornero, in parte sia stato recuperato, c’è ancora una fetta di esodati che non sono tutelati e continuano a vivere in questo limbo.

 

Tutti i governi dopo la legge Fornero hanno messo in atto disposizioni ad hoc che permettono loro di evitare di attendere i limiti e di età predisposti dalla legge. Sono 7 le tutele già approvate, ma per il presidente Damiano non sono sufficienti, in quanto oltre 32 mila lavoratori non rientrano ancora in nessuna delle salvaguardie previste, e per questo ha presentato un’ulteriore proposta.

 

Dal momento che le salvaguardie vengono finanziate utilizzando risorse già presenti, non serve inserire la manovra all’interno della legge di stabilità, ed ecco perché settembre potrebbe essere già il mese giusto per chiudere questa annosa vicenda e dare a tutti il diritto legittimo all’accesso nel sistema previdenziale.

 

I mesi estivi invece dovranno servire per definire, proprio in vista della scadenza di settembre, le soluzioni per la flessibilità in uscita attraverso il meccanismo dell’Ape e per studiare specifiche misure per esodati, precoci e usuranti.

 

 

Fonte: blastingnews / urbanpost

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

gio, lug 14, 2016  Patrizia Caroli
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L’ufficialità è giunta, l’accordo c’è: ed ora tutto lo spazio è aperto per ricominciare la stagione dei contratti, con rinnovi necessari che si prospettano all’orizzonte. E’ certamente questa la conseguenza più rilevante della firma avvenuta nei giorni scorsi tra ARAN e sindacati che hanno così siglato l’accordo quadro nazionale che ridefinisce i nuovi comparti e le nuove aree di contrattazione del Pubblico Impiego.

 

Comparti PA, ufficiale la riduzione a 4

Comparti PA, ufficiale la riduzione da 11 a 4

 

Da 11 comparti si cala e si semplifica giungendo alla creazione di 4 settori in cui si incasellano coloro che lavorano presso la Pubblica Amministrazione. “Funzioni centrali“, nel quale confluiscono ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e altri enti, “Funzioni locali“, che conserva il perimetro del precedente comparto Regioni-autonomie locali, “Istruzione e ricerca“, in cui vengono a fondersi i mondi di insegnati di scuola ed università, ed infine “Sanità“, che non modifica di fatto la sua fisionomia. Il comparto “Funzioni centrali” allineerà al suo interno in totale 247mila occupati, mentre quello relativo alle “Funzioni locali” 457mila. Il settore “Sanità” vedrà le sue fila ammontare a 531mila lavoratori e quello concernete “Istruzione e ricerca” sarà il più numeroso con oltre 1,1 milioni di lavoratori (comprendenti ovviamente tutto il corpo insegnante).
Ovviamente il metaforico “essudato” di questa ufficializzazione è l’apertura dello spazio (attesissimo) per il rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego (congelati da ormai più di 5 anni). I sindacati non perdono tempo e puntano dritti al rinnovo del contratto: “Adesso non c’è più alcun motivo per rimandare il confronto – ha prontamente affermato il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava -, il ministro Madia ci convochi subito”.

 

La soddisfazione dei sindacati: ora spazio per i sospirati rinnovi contrattuali

 

“Non possiamo aspettare oltre – ha aggiunto dal canto suo il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino -, già è passato un anno dalla sentenza della Corte sull’illegittimità del blocco dei contratti nella Pubblica Amministrazione”.  A queste voci si allinea anche quella di Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, il quale ha definito la firma dell’accordo alla stregua di “un passo importante, un passo atteso da tempo. Il sindacato ha dimostrato concretezza e serietà. Ora si deve puntare ad un contratto vero, deciso dalle parti. Non sarà un contratto per adesione, siamo pronti ad un vero negoziato in cui dovranno essere presenti tre requisiti indispensabili: adeguate risorse, riconoscimento reciproco e superamento delle barriere legislative, barriere che ostacolano il libero confronto”.

 

A partire da quando si applicheranno le novità?

 

In connessione con l’ufficializzazione dei quattro comparti, l’intesa siglata ridefinisce anche le aree dirigenziali, ovverosia gli ambiti sui quali saranno negoziati gli specifici accordi riguardanti la dirigenza pubblica. Inoltre il nuovo accordo innescherà una notevole semplificazione dell’attività negoziale: “In passato, per gli 11 comparti e le 8 aree dirigenziali, era necessario concludere 38 accordi ogni 4 anni. Oggi gli accordi da fare scendono a 8 per un triennio contrattuale” spiegano i sindacati (che questa settimana festeggiano). Ora cosa accade? Il cambiamento avverrà immediatamente, in automatico? La risposta è negativa: per accompagnare il passaggio al nuovo assetto contrattuale, i sindacati avranno un breve periodo di tempo per realizzare processi di aggregazione o fusione.

 

Fonte: Sole24Ore

 

Patrizia Caroli

 

gio, lug 14, 2016  Roberta Buscherini
Dipendente statale si fa rimborsare € 4524,00 di commissioni della cessione del quinto rinegoziata.
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Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. rimborso cessione quintoDa questo studio è emerso che la gran parte dei contratti di cessione del quinto o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco, già in una delicata situazione di sovraindebitamento, era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori ADICONFI. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ADICONFI ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata. Qui di seguito ho voluto riportarvi l’intervista al presidente di ADICONFI il sig Alessandro Lega per aiutare tutti coloro che si trovano in situazioni simili a quella del sig Franco.  

 

Presidente Lega; cos’è ADICONFI e a chi si rivolge?

 

alessandro lega presidente ADICONFI

Alessandro Lega; Presidente di ADICONFI – Associazione Difesa Consumatori Finanziari

Adiconfi è una Associazione di Difesa dei Consumatori di servizi Finanziari. E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

Chi fa parte dell’organico professionale di ADICONFI?

 

Il nostro staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ADICONFI?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se ADICONFI può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad ADICONFI  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica, ADICONFI tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come ADICONFI speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra ADICONFI  e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato ADICONFI, ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

Presidente Lega; quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega ADICONFI li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede i rimborsi che li spettano tramite ADICONFI?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa ADICONFI con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite ADICONFI, l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Presidente per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ad ADICONFI?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2015 e di €3 (tre).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ADICONFI?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web: http://www.adiconfi.it/richiesta-rimborsi-cessione-del-quinto-rinegoziate/

 

Grazie presidente Lega per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

Roberta Buscherini

 

 

gio, lug 14, 2016  Valentina
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Fonte: mybelice.it

Fonte: mybelice.it

Una scoperta piuttosto sconcertante che getta fango e ombre su una categoria di lavoratori ce da sempre è al di fuori di scandali di questo tipo.   Eppure quanto è emerso dall’indagine portata avanti dalla guardia di finanza non lascia spazio a molti dubbi: in una delle caserme del napoletano è stato infatti trovato l’algoritmo che permetteva di passare l’esame per entrare a far parte delle forze armate. Da questa scoperta ne sono scaturiti 14 indagati, ma è solo un dato parziale.   Le fiamme gialle hanno rinvenuto buste con dentro migliaia di euro, liste di nomi di persone che avevano pagato per ottenere il posto e tariffari per superare le prove. Dalle indagini è emerso un vero e proprio giro di affari, con candidati disposti a versare anche fino a 50 mila euro pur di indossare illecitamente la divisa dell’esercito. Un inizio tutt’altro che onorevole, visto che quella divisa rappresenta l’Italia, la patria, lo stato e l’onore.

Concorso Forze Armate. Come funzionava l’imbroglio

Inutile sottolineare come lo sgomento di fronte a notizie di questo tipo sia alto: se chi dovrebbe rappresentare la legalità e garantire la sicurezza è il primo a lucrare, cosa ci si può aspettare? Ma d’altronde in Italia, il miraggio del posto fisso e della sicurezza che emana ha da sempre fatto fare scelte sbagliate e creato dei veri e propri circoli di delinquenti, pronti a tutto pur di raggiungere quel benedetto posto di lavoro.   Nel caso delle forze armate, l’imbroglio avveniva in modo molto semplice. All’interno della caserma è stato scoperto una sorta di codice, un algoritmo appunto, che permetteva a chi aveva pagato per entrarne in possesso, di superare i test di ammissione a pieni voti.

Decrittare l’algoritmo però non era cosa semplice: sulla base dell’ultima cifra della domanda, ad esempio per la domanda 15, il numero 5), si doveva aggiungere il numero di lettere della prima parola della domanda precedente, più una serie di variabili che cambiavano se la domanda era di numero pari o dispari.

Nel rimo caso la risposta andava letta da sinistra a destra, nel caso si fosse trattato di una domanda dispari allora la lettura andava fatta da destra a sinistra.   Per quanto la truffa sia semplice, il sistema che la sorreggeva è ben più complesso e coinvolge ufficiali e sottufficiali, senza dimenticare anche le commissioni esaminatrici. Il lavoro della guardia di finanzia è ancora in corso e non sarà certo né facile né breve.

 

Fonte: Forexinfo / ilfattoquotidiano

 

Valentina Stipa