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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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ven, set 23, 2016  Valentina
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Oggi vogliamo dare voce a un ex carabiniere che sta lottando per la propria vita e anche per i propri diritti contro le istituzioni, lo stato e anche i medici. Si tratta di Francesco De Angelis, soprannominato “il napoletano”, appartenente all’arma di Nocera Inferiore, umiliato dai medici che avrebbero dovuto riconoscere la sua invalidità.

 

Foto: Blizquotidiano

Foto: Blizquotidiano

 

 

De Angelis, dopo diverse missioni all’estero – Bosnia Erzegovina, Albania e Kosovo – e molti riconoscimenti legati a operazioni anti camorra è stato riformato per inabilità al lavoro. Causa dei suoi problemi di salute? Sempre lui. L’uranio Impoverito.

 

 

 

Carabinieri. Cominciamo dall’inizio

 

 

 

 

Era il 21 agosto del 2010 quando a seguito di una colluttazione durante un’operazione antidroga, il brigadiere venne sottoposto a una radiografia, la quale evidenziò una macchia di 20 millimetri. Inizia così il calvario del carabiniere.

Nel 2014 arriva la notizia del tumore al cervello. E come se non bastasse si è visto negare la domanda di risarcimento per causa di servizio, presentata cinque anni fa.

 

 

Edmondo Cirielli il segretario di Presidenza della Camera dei Deputati fa promesse da marinaio: “porterò all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito, di cui sono componente, il caso del brigadiere dei carabinieri, Francesco De Angelis, ora in pensione per malattia, che ha contratto un tumore dopo le missioni in Bosnia, Kosovo e Albania”. Lo dichiarò mesi fa. Ad oggi pare non sia proprio cambiato nulla. Anzi.

La situazione almeno per il brigadiere è addirittura peggiorata e si è visto decurtare all’80% della pensione di invalidità, perché tacciato di essere troppo in sovrappeso.

A dichiararlo è stato il medico dell’Inps che, insieme alla commissione esaminatrice, ha riconosciuto l’obesità di cui è affetto il brigadiere come non riconducibile ai farmaci, ma solo all’alimentazione.

 

Un’offesa personale, morale. Una prova di ignoranza assoluta che in un medico non è tollerabile. I medicinali che il brigadiere è costretto ad assumere provocano gonfiore. Quel gonfiore malato che non è certo dovuto al troppo cibo.

Inoltre la malattia non è certo scomparsa, è regredita per fortuna, ma è sempre lì. Questo è quello che accade se ti ammali a causa dell’uranio impoverito. Non guarisci mai, sopravvivi tra medicine e l’incubo di ammalarti di nuovo.

Ma questo il medico non lo sa…

 

 

 

Carabinieri. Non c’è fine al peggio

 

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Con la decurtazione dell’assegno di invalidità è sparita anche la richiesta di accompagnamento. Per non parlare del riconoscimento della causa di servizio!

Mi sono venduto la macchina per affrontare sia le spese per il ricorso contro il medico dell’Inps (…) sia per l’acquisto di altri medicinali che mi servono per andare avanti, oltre che per le visite mediche che faccio dall’epatologo, radiologo endocrinologo”.

 

Parole che fanno male al cuore, dopo una vita dedicata con successo all’arma e alla patria. Nonostante tutto però non ha perso l’ironia il nostro brigadiere e a quel medico ha chiesto il foglio di rientro in servizio, dal momento che la malattia non era più presente ed era in perfetta forma. D’altronde a parte il tumore al cervello, gli manca solo un polmone al nostro brigadiere!

È un’ironia amara, nera. Come il velo che andrebbe steso su vicende come questa e come molte altre purtroppo. Ma quanti ancora dovranno morire nell’ombra?

 

 

 

Come denunciato dall’associazione Vittime uranio nel 2010, in Italia si contano almeno 216 casi di morte, dovuti alla presunta contaminazione col metallo pesante radioattivo e non meno di 2500 malati. Un bollettino di guerra che fa paura. Più ai carnefici a quanto pare che alle vittime.

 

 

 

Fonte. net1.news

 

 

 

Valentina Stipa

 

mar, set 20, 2016  Patrizia Caroli
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Mancano poco meno di 20 giorni alla stesura definitiva della Manovra 2017, ovverosia la Legge di Stabilità all’interno della quale verranno definite e ripartite le risorse per stimolare la crescita nel nostro Paese per l’anno prossimo. Al centro di gravità del provvedimento ovviamente sono posizionate le questioni che interessano da vicino il Pubblico Impiego: i contratti pubblici ed il loro rinnovo, uno dei grandi temi che ci sta accompagnando in questa fine di estate, hanno infatti una rilevanza amplissima. Ma cosa accadrà?

 

manovra-2017-contratti-statali

La Manovra 2017 pone al centro gli statali: visione d’insieme

 

Una visione generale in primo luogo: la Legge di Stabilità 2017 prevederà meno tasse, più investimenti, pensioni minime e ovviamente rinnovo dei contratti pubblici. Il premier Renzi pigia sull’acceleratore della nuova Manovra che dovrebbe essere pronta entro il 12 ottobre. Lo scheletro del provvedimento è da tempo all’attenzione dei tecnici: l’intervento a favore dell’economia sarà di circa 25 miliardi. Le coperture, per circa 10 miliardi, arriveranno da spending review, rientro capitali, lotta all’evasione e risparmi sugli interessi, mentre circa un punto di Pil, pari a 16 miliardi, sarà imputato a deficit.

 

Rinnovo contratti Pubblico Impiego 2017: il rebus delle coperture

 

Come detto in apertura al centro del provvedimento si collocano il pacchetto pensioni, il rinnovo del contratto degli statali e la scuola. Le risorse per il nuovo contratto di lavoro degli statali, fermo da sette mesi, dovrebbero ammontare a circa 2 miliardi. Ma attenzione, due ordini di temi vanno esposti per comprendere appieno cosa accadrà con riferimento a questo importantissimo tema. Infatti le dimensioni della dote aggiuntiva che sarà messa a disposizione dalla legge di bilancio rimane la variabile fondamentale per il rinnovo dei contratti di coloro che sono impiegati nella PA: si tratta della cosiddetta rigidità delle “fasce di merito” introdotte dalle mai attuate norme della riforma Brunetta. Queste imporrebbero di dedicare ai premi individuali la quota prevalente dei fondi decentrati concentrando sul 25% del personale il 50% delle risorse. Inoltre affiorerebbe forte limitazione delle regole contrattuali realizzata fissando per legge una serie di materie prima lasciate alle relazioni sindacali.
Dopo oltre 2 settimane di trattative con l’ARAN, i sindacati hanno lasciato emergere tali nodi: nodi il cui superamento (con conseguente allargamento delle materie da lasciare alle trattative sindacali) è anche un obiettivo del Governo Renzi. Quest’ultimo, mediante le bozze del nuovo Testo Unico del Pubblico Impiego attuativo della riforma Madia, sta elaborando gli strumenti per porre ordine alla disciplina. Il decreto, tuttavia, non giungerà al traguardo prima di giugno e quindi non potrà risolvere una contrattazione chiamata a ripartire da luglio 2015. Permane pertanto l’incognita sull’entità delle coperture di un rinnovo che, qualora non dovessero essere risolti tale problematiche, potrebbero essere ridotte a circa 800 milioni di euro complessivi, meno della metà assicurata tramite gli annunci delle scorse settimane. A tal riguardo maggiori chiarimenti giungeranno dalla riunione collettiva che si terrà nella giornata di domani.

 

Manovra 2017. Insegnanti e pensioni

 

Infine, tornando alla Manovra 2017, l’intervento sulle pensioni dovrebbe configurarsi più snello del previsto e concentrarsi sull’Anticipo pensionistico (Ape), la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro, con, in aggiunta, la cosiddetta quattordicesima per le pensioni inferiori a 750 euro, con un incremento di circa 50 euro al mese. Confermati, in ultima istanza, i circa 350 milioni del bonus per l’aggiornamento professionale degli insegnanti.

 

Fonte: Sole24Ore

 

Patrizia Caroli

 

lun, set 19, 2016  Valentina
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Fonte: polizialocale.com

Fonte: polizialocale.com

Calcoli, percentuali, numeri e somme che sembrano uno scherzo, tanto poco sono credibili. Le regole che disciplinano le assunzioni a tempo indeterminato all’interno di un comune nell’ambito della polizia locale sono ormai alla mercé di una serie di conti talmente complessi che sembrano illogici.
Poi improvvisamente arriva la nota numero 42335/2016 del dipartimento di funzione pubblica che sembra rasserenare in apparenza il cielo delle assunzioni, almeno per quanto riguarda Emilia Romagna, Lazio, Marche, Veneto, Basilicata, Piemonte e Sardegna.
Rimane però fitto mistero su quali siano i budget previsti per l’anno in corso.

 

 

 

Polizia locale. Ecco i dettagli

 

 

Considerate le innumerevoli regole in vigore ad oggi su questo tema, cercheremo in queste poche righe di fare un po’ di ordine.
Iniziamo con lo specificare che il totale della capacità di assumere è dato dalla somma tra una quota di competenza (il 2016, che si calcola sulla base dei cessati del 2015,) e una quota a residuo, calcolata sulla base di quanto non è stato speso nel triennio 2013-2015, che si basa a sua volta sul calcolo delle cessazioni nell’arco di tempo dal 2012 al 2014. A partire poi dal primo gennaio prossimo l’anno 2013 non rientrerà più nel calcolo.
Per l’anno in corso, gli scenari che possono presentarsi sono quelli che vi andiamo ad elencare.
Il primo caso riguarda i comuni al di sopra dei 10mila abitanti con un rapporto tra spese di personale e spese correnti al di sopra del 25%. Per questa fattispecie viene applicato l’articolo 1, comma 228 della legge 208/2015 che prevede una percentuale di turn-over nel 2016 pari al 25% della spesa dei cessati nell’anno 2015.

 

Se il comune in questione invece conta più di 10 mila abitanti con un rapporto tra spese di personale e spese correnti pari o inferiore al 25%, si applica l’articolo 3, comma 5-quater del Dl 90/2014 che prevede il 100% della spesa dei cessati nell’anno 2015.

 

 

Polizia Locale. Il caso particolare dei comuni sotto i mille abitanti

 

 

Una fattispecie a parte è quella rappresentata dai comuni che comprendono un numero di abitanti tra i 1000 e sotto i 10 mila.
Nel caso in cui il rapporto dipendenti/popolazione è superiore a quello definito con il decreto del ministro dell’Interno per gli enti dissestati (articolo 263, comma 2, del Tuel) viene tutto ricondotto al rapporto tra spese del personale e correnti: se questa percentuale è superiore al 25%, anche la percentuale del turn-over è pari al 25%. Se invece è inferiore o pari al 25% la percentuale della capacità di assunzione è pari al 100%. In questo specifico caso prevale quindi la percentuale di maggior favore del 100% (valida però solo per l’anno 2016).
Per i comuni che non eccedono i mille abitanti invece si mantiene l’applicazione dell’articolo 1 comma 562 della legge 296/2006, ovvero una capacità assunzionale pari ai dipendenti cessati negli anni precedenti.

 

È intuitivo che una situazione così complessa, sulla base di numeri, statistiche e percentuali su base annuale passata sfora il delirante.
C’è assoluto bisogno di fare ordine e chiarezza e di stabilire una regola univoca, da applicare ai singoli comuni. Ci si augura che arrivi presto per permettere una gestione corretta e puntuale delle assunzioni, senza incorrere in ritardi o fraintendimenti.

 

 

 

 

Fonte: ilsole24ore / siapol

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

gio, set 15, 2016  Valentina
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Fonte: gildatorino.it

Fonte: gildatorino.it

A dispetto dei più pessimisti il Miur ce l’ha fatta. Habemus tabella!

Ecco dunque tutti i posti disponibili per il nuovo anno scolastico che, come da copione, vedrà l’immissione di un numero inferiore di docenti dopo le varie operazioni di mobilità.

 

In termini numerici infatti i posti disponibili sono esattamente 29.720 dei quali 7.221 saranno dedicati al sostegno e 22.499 ai cosiddetti “posti comuni”.
La comunicazione ufficiale del ministero che porta la firma del ministro Giannini stabilisce già anche la suddivisione dei posti disponibili.
Tra infanzia, primaria, secondaria I e secondaria II saranno a disposizione rispettivamente 3632, 3859, 7570 e 7438 mentre per i sostegni si avranno a disposizione 787, 4043, 1845 e 546 cattedre.
I tempi per le nomine non possono andare oltre il 10 settembre, questo per permettere la scelta della preferenza territoriale dal 10 al 13 sempre di settembre. A ruota, tra il 14 e il 15 ci sarà l’inserimento dei curricula per la chiamata diretta. Riusciranno gli uffici scolastici a rispettare una tabella di marcia così serrata? Vedremo…

immissioni-in-ruolo

 

Scuola. Il mistero delle conciliazioni

 

 

 

L’impegno degli uffici scolastici non riguarda solo il lavoro legato alle immissioni in ruolo e i tempi strettissimi di messa in opera, ma verte anche su un altro tema, portato sotto i riflettori da Giuseppe Mascolo, segretario generale Ugl, Unione Generale del Lavoro: “i dirigenti degli Uffici Scolastici territoriali hanno posto un veto sugli elenchi dei tentativi di conciliazione in corso e non è possibile avere spiegazioni in merito, nemmeno in seguito a sollecitazioni scritte”.

 

I tentativi di conciliazione riguardano le operazioni di mobilità nella scuola primaria e dell’infanzia, che dopo le polemiche hanno scatenato anche una serie di tentativi di conciliazione appunto insieme al ministero.
I riscontri a tali tentativi sono stati sterili e con poche spiegazioni: semplicemente veniva indicata la sede alternativa. È questo che contestano i sindacati, a ragione, certo. Ma a onor del vero però le procedure ministeriali non sono mai state né trasparenti tantomeno esaustive, e questo caso non fa eccezione.

 

 

 

Scuola. Esodo verso nord

 

 
L’altra grande conseguenza, del tutto nuova per gli ultimi 20 anni di storia, riguarda la logistica dell’immissioni in ruolo. Mi spiego meglio: per la prima volta negli ultimi decenni le immissioni a ruolo riguarderanno per la maggior parte il nord Italia.

 

Questo fenomeno è legato alla mobilità straordinaria concessa dalla riforma ai tantissimi docenti del sud, trasferiti al nord che avrebbero voluto l’avvicinamento a casa e anche al rientro dei capi famiglia del nord assunti secondo l’algoritmo governativo rimasto un mistero.
La verità è anche che al sud i posti vacanti sono ormai saturi e per questo le immissioni riguarderanno quasi solamente il nord.
Traducendo la teoria in numeri tre assunzioni a tempo indeterminato su quattro andranno al settentrione ovvero il 74 per cento, pari a 18.780 posti. Al Sud ne arriveranno soltanto 2.741, pari all’11 per cento. Il rimanente 5% riguarderà il centro Italia.

 

 

Fonte: blastingnews / repubblica

 
Valentina Stipa

mar, set 13, 2016  Roberta Buscherini
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Il Governo effettua l’annuncio che non possiede ancora i crismi dell’ufficialità, ma che disegna nell’etere di questo mese di settembre 2016 una certezza: l’Ape, ovverosia l’Anticipo pensionistico creato dalla compagine governativa renziana, diventerà operativo a breve, già a partire dal 2017. E attenzione: sarà applicabile anche ai dipendenti pubblici. Insomma, finalmente si potrà andare in pensione in lieve anticipo, con un piccolo sacrificio in termini economici, graduato tuttavia sulle condizioni del lavoratore. Ma di cosa si tratta, nella sostanza?

 

APE anticipo pensionistico

Anticipo pensionistico (Ape): di cosa si tratta

 

L’Anticipo pensionistico (Ape) è un istituto che consentirà ai nati tra il 1951 e il 1954 di lasciare il lavoro tre anni prima di quanto previsto dalla Legge Fornero. “L’anticipo pensionistico – afferma il sottosegretario alla presidenza del consiglio Tommaso Nannicini, intervistato dal programma di Rai3 “Presadiretta” – è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale. Quindi vale per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata, artigiani, commercianti». Come riporta il Corriere della Sera, nell’intervista Nannicini non cita espressamente i dipendenti pubblici, “ma, dopo qualche oscillazione nelle settimane passate, ormai è certo che la misura riguarderà anche loro”.

Non conterà, pertanto, la provenienza della gestione previdenziale. Ma chi potrà accedere all’Ape? Tutti quei lavoratori (350 mila il primo anno, secondo le stime del Governo) cui mancano tre anni e sette mesi alla pensione di vecchiaia. A partire dal 1° gennaio 2017 (a patto che l’accordo venga firmato entro la data tassativa del 21 settembre) potranno andare in pensione, pagando una rata ventennale, i lavoratori con 63 anni di età. Il prestito sarà sperimentato per due anni e la spesa pubblica prevista non dovrebbe superare i 400 milioni di euro. L’anticipo pensionistico si configurerà come una libera scelta del contribuente, consapevole del taglio alla futura pensione di vecchiaia (previsto nell’ordine del 5% dell’assegno lordo per ogni anno che si scelga di anticipare)

 

Anticipo pensionistico APE. Di quanto si riduce la pensione?

 

Sulla pensione anticipata il Corriere della Sera ha effettuato un calcolo riferito alla situazione-tipo di un dipendente pubblico, un docente della scuola in servizio da trentaquattro anni, che al termine di quest’anno scolastico, con il riscatto dei quattro anni della laurea, accumulerà trentotto anni di contributi versati. Nell’ipotesi di non ricorrere alla pensione anticipata, con l’attuale normativa l’insegnante potrà lasciare il posto di lavoro solo a partire dal 1° settembre 2020, con quarantadue anni e tre mesi di contributi totali. Al contrario, con l’anticipo pensionistico coniato dal Governo, il docente potrebbe godere dell’uscita flessibile con decorrenza settembre 2017, tre anni prima della pensione di vecchiaia.

 

APE: Eccezioni e benefici

 

Ovviamente sono al vaglio misure per consentire una flessibilità indolore a determinate categorie di lavoratori: si tratterebbe di agevolazioni per consentire un accesso all’Ape senza costi per i disoccupati, i disabili e i lavoratori privi di ammortizzatori sociali: in tale circostanza l’intera rata di ammortamento andrebbe a carico dello Stato. All’interno di questo novero dovrebbero essere inclusi i lavori particolarmente pesanti (l’ipotesi più probabile è quella che ammette al beneficio i lavoratori dell’edilizia, della scuole di infanzia, macchinisti ed infermieri) purché l’importo della pensione sia inferiore 1.200 euro netti (cioè 1.500 euro lordi).

 

Fonte: corriere.it

 

Roberta Buscherini