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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Nuovi Arrivi Autunnali Uomo
ven, ott 24, 2014  Valentina
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baschi bluIn questi giorni il governo discute anche per il nuovo assetto del Ministero della giustizia, portando sul tavolo una serie di proposte che non soddisfano appieno le esigenze dei sindacati di categoria della Polizia Penitenziaria.

 

Secondo le nuove direttive organizzative il Dap continuerebbe a svolgere le sue funzioni di gestione del personale, compresi i compiti in materia di formazione e specializzazione del personale penitenziario, compresa anche la funzione di formulazione dei pareri tecnici concernenti l’edilizia penitenziaria e residenziale di servizio.

 

Viene invece cancellata la Direzione generale del bilancio, contabilità, delle risorse materiali, dei beni e servizi attualmente ad oggi in essere presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

 

Come dicevamo in apertura, i sindacati di categoria non sono particolarmente soddisfatti di queste decisioni.

Il segretario nazionale dell’Ugl Polizia Penitenziaria, Giuseppe Moretti, ad esempio, a commento di questo progetto di riorganizzazione, vorrebbe l’individuazione di “ posti e denominazioni che qualifichino il vertice della Polizia Penitenziarie e su tali obiettivi continueremo a concentrare la nostra attività rivendicativa, sperando che tale destrutturazione non determini il superamento di una complessa organizzazione come quella voluta dal legislatore con la costituzione del Dap, depotenziando l’attività ad esso assegnata“.

 

 

 

 

Intanto ll Sappe Visita I Carceri

 

 

 

Mentre nel governo si discute sulla Legge di Stabilità, la riduzione delle forze armate e i prossimi tagli da eseguire, chi lavora in prima linea si reca letteralmente a vedere di cosa avrebbero bisogno i poliziotti per lavorare bene, meglio e in sicurezza.

 

È quanto sta facendo il Sappe – Sindacato autonomo di polizia penitenziaria – che insieme al segretario generale del sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria Donato Capece sta eseguendo una serie di visite all’interno degli istituti penitenziari considerati più critici per ricavarne una fotografia reale sulle condizioni di lavoro dei baschi blu e su quanto la carenza a livello di organico incida sulla sicurezza dei poliziotti e dei detenuti stessi.

 

 

Augusta. Un Carcere Problematico

 

 

 

Uno degli istituti penitenziari che sono stati visitati è quello di Auguta, in Sicilia, dove le condizioni di lavoro degli agenti sono al limite: criticità sui quadri elettrici, celle del piano terra fatiscenti, lavanderia in pessime condizioni, mancanza di un luogo adeguatamente protetto per i poliziotti, i quali dopo le 16 svolgono il loro servizio in solitudine.

 

Il Sappe per questo istituto penitenziario, chiede interventi urgenti “dell’amministrazione penitenziaria nazionale e regionale per potenziare l’organico del reparto di polizia penitenziaria e avere la disponibilità di fondi finalizzati a interventi urgenti di manutenzione straordinaria”.

 

 

 

 

Fonte: siracusanews / uglpoliziapenitenziaria / polpen

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

gio, ott 23, 2014  Marco Brezza
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Il varo della legge di Stabilità miete le prime (ipotetiche) vittime: le Regioni, con particolari inquietudini che si affollano sul versante della sanità pubblica. Ma andiamo ad osservare con attenzione come si configura la situazione.

 

Infermieri

Legge di Stabilità: i tagli alla sanità

 

4 miliardi di euro: ammontano a questa cifra i tagli previsti dalla legge di Stabilità varata la scorsa settimana per quanto riguarda la Regioni. La metà di questa cifra potrebbe essere defalcata proprio dai fondi regionali destinati alla sanità. Insomma, Regioni e sanità sono chiamate anche dal premier Matteo Renzi a dare il loro contributo al risanamento: con la conseguenza ovvia di spalancare l’ennesimo confronto-scontro tra Palazzo Chigi ed i rappresentanti delle Regioni (i governatori). La spesa sanitaria non è citata direttamente all’interno degli ingranaggi nella manovra governativa appena varata: ma è evidente che i presidenti di Regione dovranno andare ad incidere sulla spesa sanitaria, settore ingente all’interno dei bilanci regionali.

 

Tagli sanità, le Regioni non ci stanno

 

Simboliche in questo senso sono le parole del presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino: “La manovra è insostenibile per le Regioni a meno di non incidere sulla spesa sanitaria. Abbiamo dato intesa sul Patto per la Salute e il Fondo sanitario: il Patto viene così meno. Il Governo fa delle legittime e condivisibili manovre di politica economica ma usando risorse che sono di altri enti: l’elemento incrina un rapporto di lealtà istituzionale e di pari dignità”. Anche il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni fa sentire la sua voce: “Non è che il Governo può prima fare un accordo e poi togliere di mezzo questo accordo senza coinvolgere chi ha firmato. Come conseguenza ci sarà non una riduzione delle tasse ma, temo, un aumento delle tasse da parte delle Regioni perché questi tagli, soprattutto nella sanità, sono insostenibili”.

 

Infermieri: una situazione difficile

 

Ma alla fine chi pagherà per questi tagli? Il povero cittadino-contribuente che si vedrà aumentare tasse e ticket per le prestazioni sanitarie? Oppure saranno i dipendenti impiegati nella sanità a vedersi decurtare stipendi o addirittura perdere il posto di lavoro? Quello che è certo è che stante così la situazione, il blocco delle assunzioni non potrà di certo terminare tanto presto, con buona pace di coloro che entrano sul mercato del lavoro in questo sfortunato momento.
Nel frattempo il fenomeno della disoccupazione nella categoria degli infermieri prosegue, ma in maniera contraddittoria: da una parte la spending review (in generale) e i tagli alle Regioni (nello specifico) impediscono le assunzioni o bloccano gli stipendi; dall’altra le carenze gravissime di personale infermieristico esistenti in diverse parti del nostro paese. Una situazione davvero difficile all’interno di questo settore.
Ciò che emerge con evidenza è pertanto questo: il congelamento del turnover nel settore pubblico e la chiusura di ospedali e reparti ospedalieri nel nome del risparmio mettono in ginocchio la categoria degli infermieri. Una categoria che a causa dell’emergenza contingente si è ritrovata ad avere un tasso di disoccupazione elevatissimo: gli infermieri disoccupati sono infatti al momento oltre 30mila.
Fonti: Sole24ore, ansa.it

 

Marco Brezza

 

mer, ott 22, 2014  Valentina
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mare nostrum e tritonDi una cosa ormai si ha la certezza: Mare Nostrum finirà. Per buona pace di molti. Perché che non fosse adeguata “a fronteggiare il carattere strutturale delle correnti migratorie” come ha recentemente suggerito il ministro dell’interno Alfano, era chiaro da un pezzo.

E anche che il suo elevato costo, in crescente aumento nel corso dei mesi, non fosse proporzionale all’evitare sbarchi, i quali invece non solo sono aumentati, ma hanno relegato i nostri militari a un ruolo assistenzialista a 360 gradi, fino a toccare il fondo con il contagio di malattie potenzialmente mortali.

 

Va però riconosciuto il grande lavoro compiuto dagli uomini della marina militare italiana che in un anno di operazioni hanno salvato oltre 150.000 persone e incarcerato 330 scafisti, grazie anche agli strumenti in dotazione, in particolare 32 navi militari, 2 sommergibili , elicotteri e aerei  e circa 900 militari, tra marina e aeronautica, ogni singolo giorno da quel 18 ottobre 2013, data di inizio dell’operazione Mare Nostrum.

 

 

 

Marina. Nuova Operazione Targata Frontex

 

 

 

 

Bruxelles lo ha reso ufficiale: Triton avrà inizio il primo di novembre e coinvolgerà le forze armate di 26 paesi membri, “costa meno di un terzo di quanto è costata Mare Nostrum – ovvero 2,9 milioni di euro al mese contro i 9 milioni di Mare Nostrum – ha regole d’ingaggio diverse e il suo obiettivo principale è quello di contrastare l’immigrazione irregolare. Le sue navi saranno impiegate nel raggio di 30 miglia dalle coste italiane e potranno disporre la distruzione delle imbarcazioni sequestrate agli scafisti”.

A Dirlo è il ministro Alfano a seguito anche delle dichiarazioni del direttore esecutivo di Frontex Gil Arias Fernandez, secondo il quale “‘l’agenzia e l’Unione Europea non possono sostituire gli Stati membri nella responsabilità di controllare le loro frontiere”.

 

Le due dichiarazioni però, quella di Alfano e quella di Fernandez, sono discordanti tra loro e rispondono a esigenze del tutto diverse. Se da una parte l’Italia ha necessità di porre fine a un’operazione nata per arginare un’emergenza soprattutto umanitaria, Triton avrà un ruolo di controllo delle frontiere senza alcun intento di soccorso e ricerca, ed è proprio in questo senso che vanno percepite le parole del direttore esecutivo di Frontex.

 

 

 

 

Triton. Sicuri Che Per L’Italia Sia Un Bene?

 

 

 

tritonMa siamo proprio certi che questo passaggio di consegne, tutto da dimostrare, tra Italia ed Europa, limiterà i nostri problemi interni in termini di immigrazione?

Probabilmente no. basta pensare al fatto che Triton non ha imbarcazioni in dotazione né è autorizzato ad avvicinarsi alle coste di partenza degli immigrati, alla Libia ad esempio e né procederà con i respingimenti in mare verso le coste di partenza.

 

Ecco perché la sezione italiana di Amnesty International ha scritto al Governo italiano, affinché non chiuda Mare Nostrum: “Triton risponderà solo parzialmente alle reali e attuali esigenze di ricerca e soccorso in mare al fine di salvare vite umane”.

 

Come opererà concretamente Triton? Le persone che verranno recuperate in mare, come dichiara lo stesso Fernandez, “saranno portati in Italia, perché è lo Stato che ospita l’operazione” dunque “non vale il principio della nazionalità dell’unità che compie il salvataggio”.

 

Quindi il compito dell’Europa termina “al momento dello sbarco di queste persone sul suolo italiano; tutto il resto compete a scelte politiche da fare in sede europea”.

 

Della serie, fatti vostri.

 

 

 

 

Fontre: rainews / ilfattoquotidiano /blastingnews /tgcom24

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

mar, ott 21, 2014  Valentina
Stabilità. Il Governo Approva. Le Regioni Piangono 2.50/5 (50.00%) 2 Vota Questo Articolo

 

Il dado è tratto. La legge di stabilità è stata approvata e tutti i margini di trattativa sono finiti. O quasi. I rappresentanti regionali in tema di sanità chiedono un confronto al premier Renzi, il quale dal canto suo non ritiene di doversi nuovamente sedere a trattare, ritenendo di aver fatto un bel lavoro. L’unico possibile, secondo lui.

 

Legge stabilità sanitàMa le regione pur di non arrendersi a questi provvedimenti che provocherebbero, secondo loro, inevitabili tagli ai danni del cittadino, fanno anche proposte concrete.

È il caso del presidente della Toscana Enrico Rossi che propone per mantenere un servizio universale e gratuito per la stragrande maggioranza dei cittadini (…)  di chiedere ai redditi più elevati il pagamento di un contributo sulle prestazioni sanitarie. Magari verrà tenuto in considerazione per la prossima Legge di stabilità.

 

 

 

Stabilità. Il Punto Sulla Sanità

 

 

 

Facciamo intanto il punto sulle decisioni più importanti prese con questo provvedimento.

 

1. Misure in favore di attività di ricerca e sviluppo e della famiglia. Per tutte quelle aziende che  investono su sviluppo e ricerca nell’arco di tempo tra il 2015 e il 2019 è stato previsto un credito d’imposta pari al 25% delle spese sostenute in più rispetto alla media degli investimenti fatti nei tre periodi precedenti a quello in corso al 31/12/2015 fino a un totale annuo massimo di 5 milioni di euro. Per le famiglie è stato invece creato un Fondo presso il ministero dell’economia e delle finanze pari a 500 milioni di euro a decorrere dal 2015 in favore delle famiglie anche con interventi di carattere fiscale.

 

2. Il finanziamento per il servizio sanitario nazionale è stato deciso in 112.062.000.000 euro per l’anno 2015 e in 115.444.000.000 euro per l’anno 2016. Potenziali risparmi rispetto a queste cifre rimarranno a disposizione delle regioni all’interno del settore sanitario.

 

3. Per il 2015 le borse di studio in ambito di formazione specifica per i medici di medicina generale, i fondi per l’assistenza sanitaria agli stranieri non iscritti al sistema sanitario nazionale e gli importi destinati alla riqualificazione dell’assistenza sanitaria e attività libero-professionale verranno suddivisi con cadenza annuale al momento della suddivisione dei fondi tra le singole regioni.

 

4. Vengono definitivi ruoli competenze e relazioni professionali oltre che responsabilità individuali e di equipe per le professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica attraverso la creazione di  percorsi formativi complementari

 

5. All’interno delle singole strutture sanitarie il ruolo del direttore generale sarà strettamente vincolato al raggiungimento degli obiettivi sanitari e assistenziali, che verranno verificati dal comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Lea. Il mancato conseguimento degli obiettivi stabiliti si traduce per il direttore generale in un grave inadempimento contrattuale che porta alla sua rimozione dal ruolo.

A partire dal 2015 verrà istituita una verifica straordinaria da parte delle Unità operative Medico-legali dell’Inps, per l’accertamento del permanere di condizioni psico-fisiche del personale sanitario dichiarato inidoneo alla mansione specifica

 

6. Entro il 31 dicembre 2015 ci sarà una revisione straordinaria del Prontuario farmaceutico nazionale, basata sul criterio costo/beneficio rapportato all’efficacia terapeutica, con l’introduzione di prezzi di riferimento.

 

7. Verrà creata una rete di comunicazione per lo scambio di informazioni preciso e veloce riguardanti incidenti sui dispositivi medici e anche una rete nazionale di collaborazione tra regioni, coordinata da Agenas, per la definizione e per l’utilizzo dei dispositivi medici e per l’Hta.

 

 

 

 

Stabilità. Sanità Regionale A Rischio

 

 

Se da un lato ci sono governatori come Rossi che fanno proposte fuori dagli schemi, dall’altro c’è chi demolisce la legge di stabilità e disegna scenari catastrofici, come Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia: “si rischia la chiusura di almeno 10 ospedali, l’aumento dei ticket, delle addizionali Irap e Irpef e tagli a infrastrutture e trasporti”.

 

Anche il presidente della Conferenza delle regioni Sergio Chiamparino, non ritiene che la manovra sia giusta né risolutiva e la definisce insostenibile.

 

Ma Renzi tuona dai social network che a protesta delle regioni  è al limite della provocazione e che “prima di fare polemica bisogna guardare in casa propria e ridurre gli sprechi, per poter finalmente ridurre le tasse. Le famiglie stanno facendo degli sforzi, lo facciano anche le Regioni, che stanno usando parole contro la realtà”.

 

Per ciò che riguarda le categorie mediche, i sindacati si sono dati appuntamento per il prossimo 25 ottobre a Benevento, per focalizzarsi sul nuovo ruolo che il medico ha in un sistema incentrato sulla spending review.

A differenza delle regioni, i medici e il personale sanitario iniziano a fare i conti con questa nuova visione delle cose, nella speranza che si possa comunque migliorare ancora qualcosa. Ma meglio iniziare a farsi un’idea di come sarà per garantire al minimo delle risorse, il massimo dell’efficienza.

 

 

 

Fonte: quotidianosanita / ilfattoquotidiano /repubblica /iltamtam

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

lun, ott 20, 2014  Marco Brezza
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Le procedure per il rinnovo del contratto degli insegnanti della scuola pubblica inizieranno tra poco. Lo ha affermato il Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini negli scorsi giorni, in quasi contemporanea con il varo della legge di Stabilità, attraverso la quel il Governo ha posto la prima tessera del grande mosaico della “Buona scuola” per il futuro immediato.

 

Insegnanti scuola

 

Rinnovo contratto insegnanti scuola pubblica

 

Ma andiamo con ordine: il rinnovo del contratto degli insegnanti della scuola pubblica sarà animato proprio attraverso la proposta presente sul documento “La Buona scuola” e che prevede scatti stipendiali solo per il 66% dei docenti: tale rinnovo si innesterà anche su ulteriori aspetti, a partire proprio dall’orario di lavoro. Ricordiamo che i rinnovi contrattuali sono bloccati per tutto il comparto della Pubblica Amministrazione, ma la scuola, ha spiegato il ministro Giannini, “è un capitolo che ha molti aspetti ha una sua autonomia, che prevede una tale rimodulazione di principi e di metodi che non rientra nella normale rivisitazione dei contratti in corso”. Nessun blocco del contratto fino al 2017 come per il resto della Pubblica Amministrazione? All’orizzonte si profilano dubbi, ma per capirne qualcosa di più occorrerà attendere.

 

La situazione degli insegnanti nel 2014

 

Nel frattempo alcune rilevazioni dell’Istat e della Cgil definiscono l’istantanea della situazione dei dipendenti statali in questo 2014 di “spending review”: ogni dipendente pubblico, compreso i docenti ed il personale della Scuola, ha perso, in media, cinquemila euro dal 2010 ad oggi per il mancato rinnovo del contratto nazionale e la perdita, con ogni probabilità, non si arresterà nemmeno nei prossimi anni. Ciò che si è maggiormente ridotto per questa categoria è proprio il potere d’acquisto, logoratosi, dal 2010 ad oggi, in maniera rilevante. Tra gli altri effetti perniciosi direttamente connessi ai contratti (ed al turnover) bloccati si annoverano l’aumento dei precari nella Pubblica amministrazione (saliti a quota 300 mila lavoratori) e l’innalzamento dell’età media della categoria che ha ormai oltrepassato la soglia dei 57 anni. Un’età media onestamente troppo alta, il sintomo di un settore in cui il cambio generazionale stenta purtroppo a decollare: e coloro che sono chiamati a pagare il prezzo più alto di tale situazione sono proprio coloro che dovrebbero entrare nel mercato del lavoro, ovvero i giovani.

 

Legge di stabilità: il piano per la “Buona scuola”

 

Per quello che invece riguarda le novità per la scuola pubblica contenute nella legge di Stabilità varata la scorsa settimana (e da approvarsi entro fine anno), balza agli occhi lo stanziamento (previsto comunque nella “road map” schizzata nel mese di settembre) di 500 milioni di euro (netti) per dare il “la” alla riforma. Il fondo andrà a coprire il pagamento degli stipendi degli insegnanti per gli ultimi 4 mesi del 2015. All’interno del pacchetto di misure relative alla scuola va poi sottolineata l’eliminazione dei commissari esterni per l’esame di maturità: a partire da quest’anno gli esami saranno presieduti da 6 professori interni con il presidente di commissione a fungere da unico commissario esterno (come accadeva negli esami di maturità post-riforma dal 2001 al 2006).

 

Fonte: Il Sole 24 Ore, orizzontescuola.it

 

Marco Brezza