Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Nuovi Arrivi Autunnali Uomo
ven, nov 21, 2014  Valentina
Polizia Penitenziaria. Condizioni Di Lavoro Sempre Peggiori 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Il caso cucchi, tra le altre cose, ha riaperto la questione sulle condizioni delle carceri in Italia. Una questione spinosa e scomoda, approdata perfino in Europa, ma che ancora non ha trovato soluzioni soddisfacenti né per i detenuti né per gli agenti della polizia penitenziaria.

 

emergenza carceriSe si pensa che in carcere ci sono circa 17 mila detenuti in più rispetto alla capienza prevista, è facile intuire che anche le condizioni dei 45mila agenti non sono certo idilliache ed è anche comprensibile che si sentano poliziotti di serie B.

A riprova di questo c’è il numero dei suicidi tra le guardie, in crescita costante al punto che, fa amaramente sapere Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria “abbiamo invitato il Dap ad attivare un punto di ascolto per gli agenti in difficoltà ma la risposta dei vertici è stata rimandare a un numero verde presso l’Asl esterna. Se questo è il loro impegno…”

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Una Carenza Di Personale Costante

 

 

 

I numeri sulla carenza del personale all’interno delle carceri, conseguenza dei tagli di questo e dei precedenti esecutivi, spiegano da soli le pessime condizioni di lavoro dei nostri baschi blu: l’ultimo studio condotto in questa direzione fissava un 8,9%, di carenza, ovvero circa 3.700 agenti in meno rispetto alla dotazione prevista.

A questo si aggiunge anche la denuncia della corte dei conti che spiega come il personale effettivamente in servizio, amministrato, è di 38.543 unità, inferiore di 6.578, poiché molti agenti non vengono utilizzati all’interno degli istituti penitenziari.

Per spiegare meglio il concetto, lo riassumiamo con questa tabella:

 

tabella personale carceri

 

 

 

Tutto Sommato Ecco Perché I Casi Cucchi Fanno Tanto Male

 

 

Alla luce di questi dati, è facile intuire come il nervo scoperto dei baschi blu si infiammi di fronte ai casi di accuse gratuite e non provate.

Specifichiamo subito che non è c’è alcuna intenzione di giustificare nessun, qualora ci fosse un colpevole. Ma ad oggi, due gradi di giudizio, nel caso Cucchi, hanno assolto gli agenti di polizia penitenziaria coinvolti nella vicenda. E allora perché accanirsi ancora?

 

Non riusciamo a capire come sia possibile che lavoratori che per 1400 euro al mese rischiano la vita per lo Stato, siano stati completamente abbandonati al loro destino, continuando ad essere offesi, nonostante ben due processi li abbiano scagionati” si legge in una nota del Sappe.

 

E di casi Cucchi ce ne sono molti e tante volte si è gettato fango sugli agenti a partire dal mondo dell’informazione, senza tenere in considerazione che al di là dei processi, ci sono uomini e donne sotto le divise che si stanno facendo carico di un mondo di serie B, del quale tutti si lavano le mani.

 

 

 

 

 

Fonte: likiesta / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

gio, nov 20, 2014  Marco Brezza
Retribuzione dipendenti statali: come sono le prospettive per il 2015? 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

Come si configura in questa fine di 2014 la questione della retribuzione dei dipendenti statali? E quali sono le prospettive per il 2015? In primo luogo va citata la circolare n. 3 del 18 marzo (la cui rubrica reca la dicitura “Nuove disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici”.

 

Retribuzione dipendenti statali:

Retribuzione dipendenti statali: il tetto salariale

 

Questa circolare indica alle amministrazioni pubbliche di chiedere ai propri dipendenti e ai soggetti cui conferiscono incarichi tutte le informazioni sulla retribuzione complessiva percepita, anche se proveniente in parte da gestioni previdenziali di tipo pubblico. Questa azione è volta a verificare attentamente il non superamento dello sbarramento raffigurato dal tetto al trattamento economico individuale. Il tetto salariale che può pertanto essere raggiunto dal trattamento economico individuale relativo ad un individuo impiegato a qualsiasi titolo nel settore pubblico è costituito da una cifra equivalente a quella ricevuta dal primo presidente della Corte di Cassazione: una cifra che, per l’anno in corso, si assesta sulla quota di 311mila euro.
Tra le novità in materia di retribuzioni dei dipendenti statali contenute all’interno della Legge di Stabilità sono confermate le promozioni e gli scatti di stipendio legati all’anzianità di servizio per militari e Forze di Polizia. Rimane tuttavia confermato il blocco di stipendi e contratti per tutti gli altri dipendenti del pubblico impiego, per cui, però, dovrebbe ripartire la dinamica legata alla carriera permettendo agli stipendi di aumentare qualora siano previsti scatti automatici o nel casi di promozioni di carriera. Inoltre viene rinviato anche il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2018.

 

Il blocco stipendi permane

 

Nel frattempo, nonostante le proteste e le manifestazioni, il presidente del governo Matteo Renzi ha appena confermato il blocco degli stipendi per ciò che riguarda la Pubblica Amministrazione per tutto il 2015, aprendo alla possibilità di un eventuale sblocco a partire 2016 ma solo se l’Italia uscirà della recessione e le condizioni economiche lo consentiranno. Di primo acchito, contemplando i chiari di luna del periodo e rielaborando le parole del premier, le sensazioni non sono buonissime.
Dall’altro lato il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia spiega: “Stiamo chiudendo le tabelle di equiparazione che serviranno per capire come inquadrare il lavoratore e la retribuzione da corrispondere in base all’inquadramento”. Le tabelle sono in via di progressiva definizione e sono riportate in un decreto già pronto e per cui si aspettano solo le ultime sistemazioni.

 

Prospettive 2015: focus sulle Forze di Polizia

 

Per ciò che concerne il discorso mobilità, il ministro Madia chiarisce che, qualora spostato, “il lavoratore guadagnerà quanto guadagnava” rimanendo confermata la possibilità di spostamento obbligatorio del dipendente nel raggio dei 50 chilometri.
In ultima istanza, tra le altre novità contenute nella bozza della Legge di Stabilità c’è anche la previsione di revisione dell’Accordo Quadro di amministrazione delle Forze di Polizia ad Ordinamento Civile, che partirà nel mese di aprile 2015. Tramite tale previsione la compagine governativa si propone l’obiettivo concreto di rinnovare l’accordo (risalente al 2009) mediante il quale sono definiti orari di servizio (turni, lavoro straordinario ecc.) e procedure per la contrattazione decentrata del personale della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

 

Fonte: businessonline.it

 

Marco Brezza

 

mer, nov 19, 2014  Valentina
Diventare Maresciallo Dei Carabinieri. Una Speranza Per Molti Giovani 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

maresciallo ccSe in passato indossare la divisa era una vocazione o una tradizione di famiglia, oggi per molti ragazzi è uno dei pochi modi per uscire dalla disoccupazione; un percorso a ostacoli che, se terminato con successo, ti apre le porte di un mondo difficile, tumultuoso a tratti pericoloso ma che inevitabilmente ti coinvolge e diventa molto più di un lavoro.

 

In questo articolo vogliamo spiegarvi come si diventa maresciallo dei carabinieri, ma prima si spieghiamo bene che cosa rappresenta questa figura. La figura professionale del maresciallo identifica il ruolo ispettori, ben distinto dai sovrintendenti, e può essere posto al comando di reparti interni o di reparti esterni oppure impiegato in attività di carattere investigativo.

 

 

 

Maresciallo Carabinieri. Ecco Tutti I Passi Da Compiere

 

 

 

Per diventare maresciallo dei carabinieri – e quanto stiamo per dirvi vale anche per la Guardia di Finanza – è necessario superare un concorso a cui si accede se si è in possesso dei seguenti requisiti:

 

1. Cittadini italiani che siamo in pieno possesso dei diritti civili e politici e che non abbiamo condanne per delitti non colposi.

 

2. conseguimento il diploma di scuola secondaria

 

3. compimento del 17imo anno di età ed entro i 26 anni

 

4. idoneità fisica

 

 

Precisiamo subito che il 30% dei posti disponibili viene riservato a personale già in essere nell’Arma dei Carabinieri. In questo caso l’età anagrafica non dovrà superare i 30 anni e non dovranno esserci giudizi pregressi di mancata idoneità nell’ultimo biennio.

 

Considerato il numero esorbitante di domande che vengono presentate, negli ultimi tempi viene fatta una preselezione, composta da un questionario con 100 domande a scelta multipla su diverse materie. Una volta superato questo, si accede al concorso vero e proprio.

Il concorso si compone di una prima parte di prove fisiche e di accertamenti sanitari a cui segue la prova scritta e infine gli accertamenti psicoattitudinali. Il superamento del concorso pubblico però non si traduce nel raggiungimento della qualifica di maresciallo, poiché questa meta è vincolata all’esito positivo di un ulteriore corso di due anni nelle scuole marescialli, le quali includono anche un piano di studi universitari e di addestramento.

Al termine del corso si sarà conseguito anche la laurea in scienze giuridiche della sicurezza.

 

Se si diventa maresciallo dei carabinieri di percepirà uno stipendio, ad oggi, che si aggira intorno ai 1500 €; considerate le promesse del Governo, questa cifra dovrebbe aumentare con lo sblocco dei contratti di lavoro da gennaio in avanti, ma su questo non possiamo al momento avere ancora certezza di alcun genere.

Di certo c’è però che allo stipendio mensile vanno poi aggiunte le indennità relate al ruolo specifico di assegnazione e alle competenze acquisite.

 

 

 

Fonte: carabinieri / concorsimilitari /clikkake.blogspot

 

 

 

Valentina Stipa

mar, nov 18, 2014  Valentina
Dopo L’infermiere, Anche Il Farmacista Diventa A Domicilio 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

infermieri e farmacistiÈ solo un’idea per il momento, ma il CONASFA la Federazione Nazionale che riunisce i farmacisti dipendenti di  farmacie di comunità di molte provincie italiane e il Sindacato Nazionale Farmacisti non Titolari SINASFA l’hanno formalizzata in una lettera aperta, sottolineando fortemente l’esigenza di un collegamento tra paziente e medico sul territorio.

 

Siamo convinti che vi sia ormai una visione convergente e condivisa a livello mondiale sul fatto che il ruolo del farmacista non  può e non deve essere più relegato alla logistica ed alla dispensazione – affermano il Presidente Conasfa, Silvera Ballerini e il Presidente Sinasfa, Francesco Imperadrice –  ma che dovrà indirizzarsi sempre più verso i servizi avanzati, ad alto valore aggiunto e che questo alto valore aggiunto deve essere basato su competenze specifiche molto più orientate al benessere del paziente che al farmaco”.

 

 

 

Ma in Qualche Città Esiste La Tendenza Opposta

 

 

 

Se da un lato si vuole delocalizzare il ruolo del farmacista, rendendolo di fatto più attivo nella società sanitaria territoriale, dall’altro si compie lo stesso percorso in senso inverso per gli infermieri.

 

Dal 20 ottobre scorso infatti in alcune farmacie umbre è partito un progetto pilota sostenuto dall’Ipasvi, con lo scopo di rendere prevenzione e diagnosi alla diretta portata di ogni cittadino.

In altre parole la presenza dell’infermiere  potrà garantire la messa in atto di numerosi servizi di prevenzione, dall’elettrocardiogramma al controllo dei nei, alla somministrazione di punture o medicazioni.

 

 

 

Nonostante I Progetti Sul Futuro, Troppe Questioni Ancora Aperte

 

 

 

Sognare un futuro professionale migliore per gli infermieri, i medici i farmacisti e tutti coloro che gravitano nell’ambito sanità è lecito, ma non deve distogliere però dai problemi reali ancora da risolvere: precariato, demansionamento, demotivazione professionale, mancato riconoscimento economico del ruolo sono solo alcuni dei temi più caldi dei quali si continua a discutere senza tuttavia trovare una soluzione concreta.

 

E il governo che fa? Anche a seguito dello sciopero di qualche giorno fa è forse cambiato qualcosa? Al momento direi proprio di no. Infatti i sindacati si sono nuovamente esposti con una lettera aperta che lascia poco spazio all’immaginazione: “di fronte a tale indifferenza su problematiche di tale gravità la CGIL FP ha il dovere di lanciare un grido d’allarme, di denunciare lo smantellamento del servizio sanitario pubblico, di evidenziare la totale indifferenza del governo regionale ai bisogni delle fragilità dei cittadini/ pazienti. Per tale motivo la CGIL FP indice da subito lo stato di agitazione delle categorie dei lavoratori della sanità riservandosi ogni azione di lotta per contrastare l’inevitabile disastro”.

 

 

 

Fonte: quotidianosanita / ipasvi  /quotidianoinfermieri / repubblica

 

 

 

 

Valentina Stipa

lun, nov 17, 2014  Marco Brezza
Scatti stipendiali insegnanti scuola pubblica: insorgono i sindacati 4.50/5 (90.00%) 2 Vota Questo Articolo

Insegnanti della scuola pubblica: continua la “querelle” in merito agli scatti stipendiali esplosa nelle scorse settimane. Una prospettiva inizialmente lanciata come provocazione costruttiva all’interno del dibattito inerente alla necessaria riforma della scuola: ma che ora assume fattezze di concreta applicabilità nel disegno complessivo dal Governo Renzi. Ma come hanno risposto i sindacati al palesarsi di tale eventualità? Ecco una breve rassegna delle reazioni delle diverse sigle sindacali sul tema.

 

Scatti stipendiali insegnanti scuola pubblica

Fonte: obiettivonews.it

Scatti stipendiali insegnanti: i sindacati insorgono?

 

Proprio a tale proposito il giorno 23 novembre ci sarà una grande manifestazione a Firenze, “speriamo – afferma Rino Di Meglio della Gilda – di riuscire ad attirare la sua attenzione e per ribadire il nostro orgoglioso ruolo di insegnanti”. È un merito che non convince quello proposto dal premier Matteo Renzi: i primi commenti alla novità proposta dal presidente del Consiglio non sono stati propriamente positivi. A parere dei sindacati non è merito consentire soltanto al 66% di docenti di conseguire gli scatti di anzianità ogni 3 anni (60 euro), lasciando il restante 34% fuori. E non è merito mettere un limite economico al merito stesso: in tale direzione ben 300mila docenti hanno detto di “no”, firmando una petizione di CISL, FLCGIL, GILDA, SNALS e UIL.

 

CISL e UIL non ci stanno: “La scuola è il mondo reale”

 

Il segretario della UIL Massimo Di Menna ha in queste settimane lanciato nel dibattito un monito deciso: “Il presidente Renzi ha due alternative: parlare con i sindacati e trattare per pianificare insieme, per capire bene come stanno le cose o consultare uno per uno i firmatari della petizione, ma non ce la farebbe con i tempi”. A rincarare la dose nella medesima direzione è Francesco Scrima della CISL Scuola: “Il confronto vero e diretto con le persone e con i luoghi in cui esse lavorano è uno dei fondamentali del nostro modo di essere e fare sindacato. Quello della scuola – prosegue il rappresentante sindacale – è un mondo concreto e non virtuale, dalla cui viva esperienza non si può assolutamente prescindere. Questo è per noi il primo significato delle 300mila firme raccolte nelle scuole, in un dialogo diretto che nessuna consultazione online potrà mai avere la presunzione di sostituire”.

 

Scatti stipendiali insegnanti: la risposta del ministro Giannini

 

Dall’altra parte dell’ideale (ma neanche tanto) barricata si palesano le parole del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: “La raccolta firme è un po’ come il corteo, uno strumento importante e legittimo, ma anche molto legato ad una visione passata. Mi auguro che il sindacato abbia tutta la volontà di mettersi nella direzione giusta.” Il ministro getta anche un po’ di acqua sul fuoco affermando: “Faremo anche con i sindacati gli incontri che abbiamo già annunciato”. Insomma la situazione ha la stessa consistenza di una stanza chiusa e satura di gas esplosivo: basta una piccola scintilla (leggi dichiarazione governativa) a far divampare l’incendio delle proteste sindacali. Sarà un braccio di ferro lungo e si spera non troppo doloroso: l’importanza del tema merita un confronto sano e dai toni congrui. Non resta che armarsi di pazienza.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza