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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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lun, giu 19, 2017  Roberta Buscherini
Dipendente statale si fa rimborsare € 4524,00 di commissioni della cessione del quinto rinegoziata.
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Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. rimborso cessione quintoDa questo studio è emerso che la gran parte dei contratti di cessione del quinto o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco, già in una delicata situazione di sovraindebitamento, era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori ADICONFI. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ADICONFI ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata. Qui di seguito ho voluto riportarvi l’intervista al presidente di ADICONFI il sig Alessandro Lega per aiutare tutti coloro che si trovano in situazioni simili a quella del sig Franco.  

 

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Presidente Lega; cos’è ADICONFI e a chi si rivolge?

 

alessandro lega presidente ADICONFI

Alessandro Lega; Presidente di ADICONFI – Associazione Difesa Consumatori Finanziari

Adiconfi è una Associazione di Difesa dei Consumatori di servizi Finanziari. E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

Chi fa parte dell’organico professionale di ADICONFI?

 

Il nostro staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ADICONFI?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se ADICONFI può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

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Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad ADICONFI  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica, ADICONFI tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

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Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come ADICONFI speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra ADICONFI  e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato ADICONFI, ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

Presidente Lega; quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega ADICONFI li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

 

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Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede i rimborsi che li spettano tramite ADICONFI?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa ADICONFI con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite ADICONFI, l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Presidente per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ad ADICONFI?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2016/2017 e di €5 (cinque).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ADICONFI?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web: http://www.adiconfi.it/richiesta-rimborsi-cessione-del-quinto-rinegoziate/

 

Grazie presidente Lega per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

Roberta Buscherini

 

 

gio, set 21, 2017  Valentina
Preavviso e Legge 104
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preaL’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, durante la trattazione del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici con i sindacati ha proposto un preavviso di 3 giorni per poter usufruire dei permessi previsti dalla legge 104 del 1992, in favore dei dipendenti pubblici che abbiano necessità di assistere un familiare affetto da disabilità certificata.

 

 

Si tratterebbe, nell’idea dell’agenzia, di un preavviso obbligatorio sulla falsa riga di quello mensile richiesto per la donazione del sangue, che però non vado a intaccare le esigenze operative degli uffici coinvolti e rimanga in linea con quanto previsto dalla Riforma Madia.

 

 

L’agenza governativa comunque nella sua proposta specifica anche la possibilità di ridurre il periodo ipotetico di preavviso a meno di 3 giorni, nei casi di “particolare e comprovata urgenza e necessità”.

 

Precisiamo che l’incontro nel quale si è affrontato il tema di preavviso e legge 104 ha avuto un carattere interlocutorio e nulla è stato stabilito o legiferato né alcun accordo ufficiale è stato raggiunto tra le parti coinvolte. Se diverrà concreto, questo obbligo di preavviso verrà inserito all’interno del piano di riordino delle assenze per malattia nel quadro dei prossimi rinnovi contrattuali della pubblica amministrazione.

 

 

 

Preavviso e Legge 104. Usi e abusi

 

 

 

La genesi della legge 104 del 1992 è legata all’assistenza di un familiare con disabilità o al possesso di una disabilità certificata. La disciplina attuale consente di assentarsi dal luogo di lavoro per alcuni giorni al mese, garantendo al proprio datore di lavoro con congruo anticipo.

L’intento dell’Aran con questa proposta è quello di andare a definire meglio il termine congruo, dandogli un’identità numerica, stabilita in 3 giorni. Chiaramente, la tutela del diritto del lavoratore dipendente, deve necessariamente garantire delle eccezioni per i permessi richiesti il giorno stesso, nel caso si verifichino gravi emergenze improvvise.

 

 

Sebbene sia una legge che in un paese civile non può certo mancare, la 104 ha creato una spesa fissa per le tasche dello stato di circa 3 miliardi di euro l’anno, alcuni dei quali però purtroppo del tutto illeciti. A dimostrazione di questo c’è l’utilizzo completamente differente tra settore pubblico e privati di questi permessi del circa un milione di italiani che ne hanno fatto richiesta. Questa diversità di uso e frequenza desta preoccupazione e forti dubbi sulla legittimità e soprattutto sulle finalità della richiesta stessa.

A dirlo è lo stesso Tito Boeri, presidente Inps. Da qui la necessità di mettere in piedi degli strumenti di controllo, in modo da garantire sia l’operatività dell’ente pubblico di appartenenza che la fruizione della legge 104 da parte del dipendente.

In linea con questa necessità è la proposta dell’Aran dei 3 giorni di preavviso, ma anche della programmazione mensile dei permessi, con la possibilità di modifica delle date in casi di emergenza.

 

 

Recentemente anche il ministro Fedeli aveva parlato della necessità di monitorare maggiormente l’andamento della legge 104. In ogni caso questa proposta è attualmente al vaglio delle associazioni sindacali e, qualora venisse riconosciuta come valida, verrà inserito all’interno delle norme di disciplina del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici.

Il sindacato Uil però ha già messo le mani avanti, precisando di non volere criminalizzazioni. Mentre la Flp avverte che non si può chiudere un contratto senza risorse e meno diritti. Insomma non sarà facile per l’agenzia governativa fare ordine in tema di preavviso e legge 104.

 

 

 

Preavviso mai disciplinato fino ad ora

 

 

 

L’argomento preavviso e legge 104 non possiede un regolamento preciso e strutturato, proprio perché nell’arco degli anni non si è mai avvertita la necessità di fissare limiti. Il decreto Madia e lo spirito che ha portato alla sua ideazione hanno invece chiaramente fatto luce sull’estrema esigenza di regolamentare quanto più possibile questi temi, al fine di tutelari i dipendenti onesti e punire i furbetti.

 

 

Bisogna andare indietro fino al 2010 per risalire a una circolare ministeriale, la quale, al punto 7 recita “salvo dimostrate situazioni di urgenza, per la fruizione dei permessi, l’interessato dovrà comunicare al dirigente competente le assenze dal servizio con congruo anticipo, se possibile con riferimento all’intero arco temporale del mese, al fine di consentire la migliore organizzazione dell’attività amministrativa”.

 

 

Prima di allora, la questione è stata affrontata dal Parere del Dipartimento della Funzione Pubblica datato 8 febbraio 2008, nel quale si invitavano le amministrazioni a concordare preventivamente con il lavoratore le giornate o le ore di permesso sotto la legge 104.

Nel 2000 fu il defunto istituto INPDAP a indicare al dipendente pubblico di fornire al proprio datore di lavoro il numero dei giorni o delle ore di assenza, nel momento stesso della richiesta di fruizione della legge 104.

 

 

Tornando al presente, questa mancanza di indicazioni ufficiali o di direttive legislative sul tema del preavviso e legge 104 crea confusione e sempre più spesso attriti, se non addirittura contenziosi. Per evitare conseguenze poco piacevoli molti enti pubblici si sono quindi autonomamente creati delle discipline interne, al fine di regolamentare la fruizione dei permessi. Questo andamento dà l’idea di quanto sia urgente la disciplina su scala nazionale.

 

 

 

 

 

Fonte: leggioggi / ilsole24ore

 

 

 

 

 

Valentina stipa

mar, set 19, 2017  Valentina
Concorso allievi Ufficiali Pilota di Complemento (a.u.p.c.)
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Fonte: associationsnow.com

Fonte: associationsnow.com

Il ministero della difesa ha indetto un concorso per il reclutamento nell’anno 2018 di 14 Allievi ufficiali piloti di complemento (AUPC) e 98 Allievi ufficiali in ferma prefissata (AUFP) della Marina Militare. Si tratta di un evento piuttosto raro, in quanto i concorsi per questo genere di ruoli non sono così frequenti.
Coloro che verranno ammessi con il grado di Aviere Allievo Ufficiale Pilota di Complemento dovranno obbligatoriamente sottoscrivere una ferma di dodici anni per poi essere promossi al grado di Aviere Scelto al compimento del terzo mese di servizio e successivamente al grado di Sergente pilota di complemento all’atto del conseguimento del brevetto di pilota di aeroplano.
Il bando di concorso che è già stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale, 4^ Serie speciale del 27 giugno 2017, prevede lo svolgimento del concorso suddiviso in diverse fasi:

 

• Una prova scritta che si svolgerà presso la sede di Ancona a cavallo tra i mesi di ottobre e novembre prossimi.
• Una prova di lingua inglese (riservata però a coloro che vogliono partecipare al concorso per l’ammissione al 17° e 18° corso AUPC);
• Gli accertamenti psico-fisici;
• L’accertamento attitudinale;
• Le prove di efficienza fisica;
• L’accertamento dell’idoneità psico-fisica al volo (riservata però a coloro che vogliono partecipare al concorso per l’ammissione al 17° e 18° corso AUPC);
• La valutazione dei titoli di merito, compresi quelli accademici e formativi.

Una volta terminate tutte le prove del concorso allievi ufficiali, i sergenti pilota di complemento che avranno superato con successo tutte le prove per il conferimento del brevetto di pilota militare, riceveranno la nomina a Sottotenente pilota di complemento conferita con decreto di nomina del Ministro della difesa, e saranno impiegati secondo le esigenze dell’Amministrazione della Difesa.
Gli ufficiali piloti di complemento in ferma dodicennale potranno partecipare a specifici concorsi, qualora ne abbiano i requisiti e potranno così transitare verso il speciale in servizio permanente.
Precisiamo che la domanda di partecipazione può essere presentata per un solo ruolo ed esclusivamente in via telematica, attraverso il portale dei concorsi del ministero della difesa. Sarà necessario seguire la procedura guidata per la registrazione e poi procedere alla compilazione del bando. La domanda di partecipazione al bando di concorso allievi ufficiali può essere modificata, aggiornata o annullata, anche se è già stata compilata, purché tutto ciò avvenga entro i termini di scadenza.

 

 

 

Concorso allievi Ufficiali Aufp 2017 Aeronautica

 

 

A questo concorso allievi ufficiali possono partecipare i cittadini italiani senza distinzione di sesso che abbiano conseguito il diploma di scuola media superiore di secondo grado, ad eccezione per i partecipanti al Concorso A.U.F.P. per il Corpo Sanitario Aeronautico per il quale chiaramente viene richiesta la laurea magistrale in medicina e chirurgia e anche l’abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo.
La ripartizione dei posti disponibili per la frequentazione del concorso per allievi ufficiali piloti di complemento ne prevede 14, suddivisi nel seguente modo:

 

 

-  6 per il Corpo di stato maggiore e 4 per il Corpo delle capitanerie di porto, da ammettere al 17° corso Allievi ufficiali piloti di complemento, con inizio attività fissato indicativamente a febbraio 2018;
-  4 posti, per il Corpo di stato maggiore, da ammettere al 18° corso Allievi ufficiali piloti di complemento, con inizio servizio fissato indicativamente a ottobre 2018;

 

 

 

Per l’ammissione al 18° corso Allievi Ufficiali in ferma prefissata, ausiliari del ruolo normale, non vengo richiesti requisiti o competenze specifiche, fatta eccezione per il diploma di laurea. per questo settore, il ministero della difesa ha messo in conto una suddivisione dei posti così ripartita:

 

 

- n. 10 posti per il Corpo del genio della Marina – specialità infrastrutture;
- n. 2 posti per il Corpo del genio della Marina – specialità armi navali, per l’impiego nel settore cyber defence;
- n. 8 posti per il Corpo sanitario militare marittimo – riversato ai medici;
- n. 39 posti per il Corpo delle capitanerie di porto;
- n. 1 posto per il Corpo delle capitanerie di porto, per l’impiego nel settore cyber defence;.

 

 

L’ammissione al 18° corso Allievi Ufficiali in ferma prefissata, ausiliari del ruolo speciale, il quale prevede come requisito base il diploma di scuola superiore secondo gli intenti del ministero della difesa avrà invece una suddivisione dei posti così strutturata:

 

- n. 8 posti per il Corpo di stato maggiore;
- n. 30 posti per il Corpo delle capitanerie di porto.

 

 

 

Al concorso allievi ufficiali possono partecipare tutti coloro che abbiano compiuto il diciassettesimo anno di età e non abbiano superato il giorno di compimento del 23° anno di età alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande, qualora si partecipi al concorso per l’ammissione al 124° corso Allievi Ufficiali Piloti di Complemento (AUPC).

 

 

Se invece si vuole partecipare al concorso per l’ammissione al 9° corso Allievi Ufficiali in ferma Prefissata (AUFP) rimane sempre vincolante il compimento dei 17 anni di età anagrafica, ma è indispensabile non aver superato il giorno di compimento del trentottesimo anno di età alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande.
Qualunque altra informazione per il concorso allievi ufficiali di carattere generale o specifico può essere reperita sia dal bando di concorso pubblicato sulla gazzetta ufficiale che anche rivolgendo direttamente al ministero della difesa.

 

 

 

 

Fonte: marina.difesa / aeronautica.difesa

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

lun, set 18, 2017  Valentina
Visite Fiscali 2017. Cosa Cambia
5 (100%) 3 Vota Questo Articolo

Il polo unico Inps per il pubblico impiego, nato dal decreto Madia n. 75 del 27 maggio 2017, a partire dal 31 agosto 2017, detiene la competenza in via esclusiva nell’effettuazione delle visite mediche di controllo, sia del settore privato che anche del settore pubblico; dunque su richiesta delle amministrazioni pubbliche effettua controlli fiscali in caso di malattia del dipendente pubblico.

 

 

visite-fiscaliTale competenza prima spettava alle Asl. La motivazione di questo passaggio di consegne tra Asl e polo unico Inps è da ricercare anche nella volontà di stringere il cerchio intorno ai cosiddetti “furbetti”; il datore di lavoro infatti può richiedere due visite fiscali 2017 nell’arco della stessa giornata e soprattutto a ridosso di festività e weekend.

 

 

Non si può certo negare che se assentarsi per tutelare la propria salute sia un diritto, a tale diritto corrisponde il dovere di reperibilità nelle fasce orarie previste per legge. È stato proprio il presidente Inps, Tito Boeri, pochi giorni fa a ricordare tutte le novità proprio in tema di visite fiscali, entrate in vigore dal primo settembre scorso, come stabilito dal Decreto Madia.

L’intento del governo all’epoca era quello di uniformare quanto più possibile il settore privato e quello pubblico. Vediamo allora insieme cosa cambia nella pratica in caso di effettuazione visite fiscali 2017 da parte del polo unico Inps e se questo intento iniziale è stato raggiunto.

 

 

 

Visite Fiscali 2017. Le nuove regole

 

 

 

Iniziamo con il precisare che in caso di visita fiscale su richiesta del datore di lavoro, questo potrà scegliere se, in caso di assenza del dipendente alla visita domiciliare, se lo stesso dovrà effettuare una visita ambulatoriale al fine di accertare la reale presenza della patologia. Qualora si effettui la visita ambulatoriale, il datore di lavoro potrà essere messo a conoscenza di quanto il medico riscontra, attraverso l’accesso in via telematica ai verbali della visita, attraverso uno specifico software chiamato “Savio”.

 

 

Come può un dipendente in regime di malattia che deve assentarsi dal proprio domicilio non incorrere in sanzioni? Semplice: dovrà avvisare la propria amministrazione che, a sua volta, avrà il compito di informare l’Inps.

 

Esistono poi delle categorie di lavoratori che non sono assoggettati alle fasce di reperibilità in caso di viste fiscali. Ma anche qui bisogna distinguere il settore privato da quello pubblico.

Nel primo caso infatti, l’esonero è previsto per coloro che sono affetti da patologie gravi o che sono colpiti da malattie con conseguente attestazione di invalidità in misura pari o superiore al 67%.

Per i dipendenti pubblici invece l’esonero rispetto alle visite fiscali è previsto, oltre che per i casi appena citati del settore privati, anche per tutti quei casi in cui vengano richieste delle terapie salvavita oppure se siamo in presenza di una riconosciuta causa di servizio o di un infortunio avvenuto sul lavoro.

 

 

Rimane un diritto del datore di lavoro quello di richiedere le visite fiscali fin dal primo giorno di malattia, se questo coincide con giornate precedenti successive a quelle lavorative.

La differenza maggiore tra i due settori, pubblico e privato, in caso di visite fiscali 2017 rimane in termini d fasce orarie. Per i dipendenti privati le ore di reperibilità sono quattro (10-12 e 17-19), mentre per i dipendenti della pubblica amministrazione sono sette (9-13 e 15-18).

 

L’intento del decreto Madia è quello, come detto in apertura, di uniformare i due settori, pubblico e privato, è anche su questo fronte. Per questo sono già stati annunciati anche dallo stesso presidente Boeri per i prossimi mesi provvedimenti e decreti in questa direzione, atti ad allineare le fasce di reperibilità dei dipendenti privati a quelli del settore pubblico.

 

L’inps si è posta come obiettivo annuale il raggiungimento del 500 controlli, intesi come visite fiscali 2017. Boeri però ha precisato come “per quest’anno possiamo contare su uno stanziamento di 17 milioni, ma a regime il finanziamento sarà di 50 milioni nel 2018. Abbiamo una carenza di medici in alcune regioni, come la Lombardia, ma faremo presto un bando”.      

 

 

 

 

Gli Esonerati dai cambiamenti per le visite fiscali

 

 

 

 

 

Se è vero che le intenzioni dei legislatori sono quelle di uniformare il settore privato e quello pubblico in tema di visite fiscali in casi di malattia, all’interno di questa decreto, esistono paradossalmente alcune categorie di lavoratori, sulle quali il polo unico Inps non ha alcun tipo di competenza: sono i dipendenti delle forze dell’ordine.

 

Per loro infatti rimangono valide le vecchie regole e anche le fasce di reperibilità dalle 9.00 alle 13.00 la mattina e dalle 15.00 alle 18.00 il pomeriggio. Perfino le sanzioni in caso di assenza rimangono invariate. Quindi, come stabilito del DM 206/2009, nel caso in cui si verifichi un’assenza ingiustificata in regime di malattia di un appartenente alle forze dell’ordine, il comandante dovrà decurtare il 100 % della retribuzione corrispondente al periodo di malattia, fino a un massimo di 10 giorni lavorativi. Allo scattare dell’undicesimo giorno la decurtazione cala al 50%. Il comandante ha anche la possibilità di infliggere una sanzione disciplinare, nel caso in cui ritenga che esistano presupposti precisi che rendano ancora più grave la non reperibilità.

 

 

 

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano / investireoggi / corriere / informazionefiscale

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

lun, lug 10, 2017  Valentina
Mobilita’ Compensativa Infermieri
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: nursingworld.org

Come fa un infermiere impiegato in un luogo distante dalla propria famiglia a chiedere l’avvicinamento al proprio nucleo familiare? Esistono delle soluzioni normative previste dai contratti collettivi nazionali, come ad esempio la mobilità compensativa infermieri.

 

Si tratta di uno strumento amministrativo, il quale, tramite una procedura codificata permette il trasferimento del dipendente in una sede di lavoro diversa da quella in essere al momento della richiesta. Con questo articolo cercheremo di darvi tutte le informazioni necessarie per compiere i giusti passi verso la direzione corretta. Si sa, infatti, su temi come questo spesso c’è confusione già da parte degli enti che dovrebbero fornire assistenza ai richiedenti, perché le normative sono molte, spesso poco chiare e districarsi in questo contesto non è affatto cosa semplice.

 

La procedura di mobilità compensativa infermieri non è una prerogativa esclusiva dei dipendenti. In realtà è utile anche alle aziende, poiché si tratta di una misura normativa che aiuta a sopperire a carenze di personale.

In questo caso specifico sarà l’ente che andrà ad emettere un vero e proprio bando di mobilità, il cui risultato deve essere approvato chiaramente dall’ente promotore, ma, per essere efficace, anche dall’ente destinatario dei trasferimenti.

L’articolo 30 comma 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001 numero 165 stabilisce infatti che le amministrazioni possono riempire i posti vacanti attraverso la cessione del contratto di lavoro di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio in altre amministrazioni comparate, chiaramente a fronte della domanda di trasferimento.

Concentriamoci però sugli aspetti che riguardano i dipendenti.

 

 

 

Mobilità Compensativa Infermieri. Modalità e Criteri

 

 

 

Cerchiamo prima di tutto di capire chi può usufruire di questo genere di opportunità. La domanda per questo tipo di mobilità compensativa infermieri può essere avanzata da tutti coloro che abbiano superato il periodo di prova, che hanno ricevuto l’assenso al trasferimento dalle azienda di appartenenza e la cui domanda rispetta categoria, profilo professionale e posizione economica prevista dal contratto, come recita l’articolo 21 comma 5 del CCNL 2002/2005.

 

Il primo passo da compiere per poter richiedere la mobilità compensativa infermieri è trovare un collega che sia disposto ad assecondare il nostro cambio. A questo proposito la rete è un validissimo strumento di ricerca. Esistono infatti siti e forum di categoria che hanno il solo scopo di mettere in contatto persone con lo stesso obiettivo di trasferimento.

Il trasferimento deve essere uno a uno, senza lasciare posti vacanti né nell’amministrazione di partenza né in quella di destinazione.

Una volta individuata la persona che è disposta a effettuare il trasferimento, è necessario compilare una domanda inserendo i dati anagrafici di entrambi, le rispettive aziende di appartenenza e le rispettive destinazioni desiderate. Più precisamente i dati che servono per la compilazione della domanda sono i seguenti:

 

-          Indirizzo dell’Azienda;

-          Oggetto: Domanda di mobilità compensativa tra X e Y;

-          Il corpo della domanda deve contenere i dati anagrafici di entrambi, le aziende di appartenenza, la specifica sul tipo di contratto lavorativo in essere e la richiesta. Facciamo un esempio pratico per essere ancora più chiari:

 

 

 

Io sottoscritto XX (richiedente numero uno), nato a …., il …. e residente a …, dipendente a tempo indeterminato presso l’Azienda ….., U.O. …….., numero matricola…, C.F.     e  Io sottoscritto YY (richiedente numero due), nato a….ecc….  

CHIEDIAMO, secondo l’Art. 21, comma 5, Mobilità compensativa.

 

La domanda deve chiudersi con data e firma di entrambi i richiedenti.

Questa domanda a 4 mani deve essere inoltrata alle rispettive aziende di appartenenza, le quali daranno il loro assenso.

Se ci si sofferma ad analizzare il termine stesso con cui viene identificato questo processo, si capisce già che il guadagno è da entrambe le parti, amministrazione e dipendente. Infatti di parla di compensazione. I due soggetti interessati si scambiamo letteralmente il posto di lavoro, traendone chiaro beneficio. Ma anche le amministrazioni non registrano alcuna perdita, poiché a fonte di una risorsa che se ne va, c’è un immediato rimpiazzo. Ecco spiegato il motivo per il quale questo tipo di mobilità ha molto più successo di quella volontaria.

 

 

 

 

Le reali difficoltà del processo di mobilità

 

 

 

 

Di fatto, la procedura per avanzare domanda di mobilità compensativa infermieri è semplice; le vere difficoltà sono quelle di carattere operativo cioè avere il consenso del dirigente e trovare la persona disponibile al cambio.

 

Il consenso del dirigente o dell’ente è il vero primo ostacolo alla mobilità compensativa. Il contratto collettivo del 2001, all’articolo 19 comma 2 afferma che, nel caso in cui il nullaosta non venga approvato dall’ente entro 10 giorni dalla presentazione della domanda, tale nullaosta può essere sostituito dal preavviso di un mese.

Nel 2009 però è stato emesso il Dlgs 150/2009 , conosciuto come decreto Brunetta, è andato a modificare l’articolo 30 del Dlgs 165/2001, definendo che per poter usufruire della mobilità volontariaè necessario il “parere favorevole dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici cui il personale è o sarà assegnato“.

A questo punto quindi per poter rendere concreto il trasferimento il parere positivo dell’azienda di partenza diventa prerogativa imprescindibile.

 

Da giugno 2015 invece un nuovo decreto nel settore sanità permette i trasferimenti degli infermieri sia all’interno della stessa regione di servizio che anche al di fuori, senza che questo possa essere in qualche modo bloccata dall’Ausl di appartenenza. Si tratta di un passo avanti estremamente importante, perché fino a quel momento tutti coloro che volevano usufruire della mobilità compensativa dovevano finire davanti al giudice del lavoro per vedersi riconosciuta questa opportunità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

ven, lug 7, 2017  Roberta Buscherini
Rimborso Spese Sanitarie Inpdap: Guida alla Domanda per Dipendenti Pubblici
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Quando si parla di rimborso spese sanitarie InpDap, intanto va precisato che questo ente è stato inglobato all’interno dell’INPS, dunque è quest’ultimo che si occupa tra le altre cose anche di questo tema.    

Si tratta in concreto di un vero e proprio rimborso economico per le spese di carattere sanitario sostenute dall’iscritto.

rimborso-spese-sanitarie-inpdap

 

 

 

 

Chi può accedere alle prestazioni per rimborso spese sanitarie Inpdap

 

 

 

 

 

 

Va precisato che coloro che fanno richiesta di rimborso spese sanitare Inpdap devono possedere i requisiti richiesti al momento della spesa sanitaria della quale si intende chiedere il rimborso.   

Il rimborso spese sanitarie Inpdap può essere richiesto dalle seguenti categorie:

-          Coniugi di dipendenti Inpdap

-          Figli, genitori o fratelli di dipendenti Inpdap inabili al lavoro

-          Vedovi di dipendenti Inpdap senza lavoro e a carico del lavoratore al momento del decesso

-          Orfani anche se titolari di quota parte della pensione di reversibilità

-           le sorelle e i fratelli maggiori d’età, conviventi e a carico, totalmente e permanentemente inabili al lavoro

 

Quando far richiesta di rimborso spese sanitarie

 

 

 

 

 

La richiesta di rimborso per le spese sanitarie riguardante i dipendenti Inpdap è ammesso quando si tratta di spese mediche, di qualsiasi tipo (anche la fecondazione assistita), tranne le spese per questioni puramente estetiche.   

Nello specifico, sono ammesse i documenti relativi a spese per:

-          Cure e protesi odontoiatriche

-          Protesi ortopediche

-          Protesi acustiche

-          Protesi oculari

-          Occhiali da vista e lenti

-          Visite allo specialista medico

-          Farmaci

-          Trattamenti terapeutici

-          Trattamenti di riabilitazione

-          Cure termali

-          Interventi chirurgici non estetici

-          Fecondazione assistita

Per ottenere le prestazioni è necessario presentare la domanda entro i primi dodici mesi dal momento in cui sono state realizzati gli interventi in questione o sostenute le spese mediche.

 

 

 

Presentazione di Domande di Rimborso Spese Sanitarie

 

 

 

 

Le spese per le quali si possono richiedere rimborsi devono essere state sostenute nei 12 mesi precedenti l’inoltro della domanda di assistenza sanitaria. L’altro requisito imprescindibile è il decorrere di almeno 12 mesi dall’inoltro delle precedente domanda di assistenza sanitaria.

 

 

 

Per ottenere le prestazioni di rimborso spese sanitarie, i dipendenti pubblici interessati devono compilare il modulo apposito (che riportiamo in fondo al presente articolo) e presentarlo, allegando la pertinente documentazione sulle spese mediche, alla sede provinciale dell’Inpdap, attualmente Inps.

Inoltre, è necessario allegare alla domanda una copia di:

-          Ultima busta paga

-          Carta d’identità

-          Certificazione comprovante handicap superiori al 66 %

-          Certificazione per attestare la permanente incapacità al lavoro di fratelli/sorelle;

-          Autocertificazione per documentare che il vedovo/a al momento della scomparsa del dipendente pubblico in questione era a suo carico.

 

 

Bisogna precisare poi che non sono ammessi documenti che attestino una spesa medica inferiore ai 20,00 euro; infine sulla documentazione per spese mediche di importo superiore a 78,00 è necessario applicare la marca sanitaria da 1,81 euro.

La domanda deve essere inoltrata dall’iscritto alla Gestione Assistenza Magistrale, dal coniuge/unito civilmente, dai vedovi, dai figli maggiorenni, dal tutore o altro genitore del figlio dell’iscritto nel caso questi sia decaduto dalla responsabilità genitoriale.
La documentazione a corredo deve essere invece consegnata o inviata tramite raccomandata A/R alla sede INPS competente entro 30 giorni dalla presentazione della domanda. Se ciò  non avviene la pratica di rimborso non può andare avanti.

 

 

Scarica ora il modulo con il regolamento per il rimborso spese sanitarie: Modulo A.S

 

 

 

In caso di dubbi o problemi con il sistema è possibile contattare l’Inps, gestione ex Inpdap, al numero verde gratuito: 803 164 e premere il tasto 4 per parlare direttamente con un operatore dell’ente.

 

 

 

 

Fonte: inps

 

 

 

 

 

Valentina Stipa