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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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dom, feb 26, 2017  Roberta Buscherini
Dipendente statale si fa rimborsare € 4524,00 di commissioni della cessione del quinto rinegoziata.
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Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. rimborso cessione quintoDa questo studio è emerso che la gran parte dei contratti di cessione del quinto o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco, già in una delicata situazione di sovraindebitamento, era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori ADICONFI. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ADICONFI ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata. Qui di seguito ho voluto riportarvi l’intervista al presidente di ADICONFI il sig Alessandro Lega per aiutare tutti coloro che si trovano in situazioni simili a quella del sig Franco.  

 

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Presidente Lega; cos’è ADICONFI e a chi si rivolge?

 

alessandro lega presidente ADICONFI

Alessandro Lega; Presidente di ADICONFI – Associazione Difesa Consumatori Finanziari

Adiconfi è una Associazione di Difesa dei Consumatori di servizi Finanziari. E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

Chi fa parte dell’organico professionale di ADICONFI?

 

Il nostro staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ADICONFI?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se ADICONFI può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

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Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad ADICONFI  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica, ADICONFI tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

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Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come ADICONFI speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra ADICONFI  e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato ADICONFI, ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

Presidente Lega; quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega ADICONFI li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

 

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Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede i rimborsi che li spettano tramite ADICONFI?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa ADICONFI con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite ADICONFI, l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Presidente per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ad ADICONFI?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2016/2017 e di €5 (cinque).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ADICONFI?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web: http://www.adiconfi.it/richiesta-rimborsi-cessione-del-quinto-rinegoziate/

 

Grazie presidente Lega per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

Roberta Buscherini

 

 

dom, mag 28, 2017  Valentina
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Fonte: vastarredo.it

Fonte: vastarredo.it

Non ebbe molto clamore all’epoca della sua introduzione, forse perché nessun credeva che sarebbe potuto diventare uno strumento efficace. E in effetti è andata proprio così. Stiamo parlando dello school bonus, uno strumento nato con la riforma della Buona Scuola, che consente a chiunque, privato o impresa, di elargire donazioni a scuole di qualunque natura, paritarie o statali.

 

 

A fronte della donazione viene poi riconosciuto un credito di imposta pari al 65%  per le donazioni effettuate nel 2016, che scende al 50% per quelle del 2017. Neanche a dirlo, tirando le somme, si tratta di un completo fallimento. Nei primi sei mesi, le donazioni hanno raggiunto la modica cifra di 58 mila euro; sono state infatti solo 27, di cui 4 imprese e il resto privati cittadini.

 

 

 

 

Bonus Scuola. Le ragioni del fallimento

 

 

 

 

La motivazione principale di questa debacle è da ricercarsi prima di tutto nella mancata pubbicità di questa iniziativa. A differenza di altri aspetti della riforma della buona scuola, il bonus non ha ricevuto la stessa divulgazione mediatica, pertanto l’eco è stato misero.  A questo si aggiunge un altro problema tipicamente italiano: la complessità della parte amministrativa e la ristrettezza dei campi di azione.

 

 

Quindi non solo in pochi conoscono la possibilità di poter fare donazioni in favore della scuola, ma i pochi che lo sanno, si devono scontrare con una modalità molto articolata e possono donare solo per tre aree già definite, cioè ricostruzione di nuove scuole, ristrutturazioni e manutenzione edilizia o aumento dell’occupabilità. Il terzo ambito è tutto da interpretare e la circolare che avrebbe dovuto chiarire questo aspetto non è mai stata fatta.

 

 

Ammesso anche che si conosca la possibilità di poter donare e si decida a quale ambito rivolgere la propria donazione, bisogna sapere che il versamento deve essere fatto alla Tesoreria dello stato, per poi passare nelle mani del ministero delle finanze, poi della ragioneria dello stato, poi ancora al MIUR e infine alla scuola. In questa serie di assaggi, la donazione subisce una decurtazione del 10% che verrà destinato alle scuole più problematiche.

 

 

 

 

Bonus Scuola. Contrasto con Fundraising

 

 

 

 

Proprio per le modalità complesse e in particolare per l’impossibilità di eseguire donazioni dirette alle scuole, è stata richiesta un’interrogazione parlamentare per il Ministro Fedeli, da parte di Anna Ascani, appartenente al Partito Democratico, la quale sostiene che tale impossibilità di donazione diretta si ain contrasto con la disciplina del fundraising, uno strumento che, rispetto al passato ha visto un incremento di utilizzo. Attendiamo a questo punto la risposta del Miur sul tema.

 

 

 

 

 

 

Fonte: quotidiano /scuolainforma

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

gio, mag 25, 2017  Valentina
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Fonte: palermo.repubblica.it

Fonte: palermo.repubblica.it

Il ministero della difesa ha fortemente voluto questo squadrone per rafforzare il controllo del territorio siciliano in cerca di latitanti e per la prevenzione dei reati rurali. E finalmente è arrivato.

 

Così alla presenza del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, del Ministro dell’Interno Marco Minniti, del Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Claudio Graziano e del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette è stato istituito il reparto “Cacciatori di Sicilia”, il quale avrà la sua sede a Sigonella, nella Base Aerea Militare “Aeroporto Cosimo di Palma”. Questa location non è chiaramente a caso, in quanto questi agenti opereranno insieme all’appoggio di un elicottero.

 

 

Carabinieri. Forse la caccia va fatta in casa…

 

 

 

Certamente i latitanti mafiosi non avranno vita facile; lo scopo di questo reparto è infatti quello di andarli a stanare anche nelle zone più impervie. Attenzione però. Perché di fatto il pericolo vero per i carabinieri e per le forze dell’ordine in generale, a volte non arriva dai malviventi, ma direttamente dallo stato.
Potremmo fare diversi esempi in questo senso, dal vaccini all’uranio impoverito. Ma oggi vogliamo soffermarci su un fatto meno pesante, ma altrettanto grave.
Il protagonista è l’ex ministro del governo Berlusconi, Carlo Giovanardi, da sempre fervente soldato in nome della legalità e dell’onore. Ma quello che si mostra e quello che si è spesso hanno passi di marcia differenti. E così l’onorevole si ritrova accusato di aver minacciato proprio due ufficiali dell’arma di carabinieri.
Il nome di Giovanardi è emerso durante le indagini relativo per alcuni appoggi interni alla prefettura di Modena in favore di un’azienda sotto processo per ’ndrangheta. Ad oggi si tratta di indagini, ma le accuse dei pm sono chiare: rivelazione di segreto e minaccia a corpo amministrativo dello Stato con aggravante di aver agevolato l’organizzazione mafiosa, legata all’azienda modenese.

 

 

Carabinieri. Commissione antimafia con un uomo in meno

Il senatore Giovanardi si difende da queste pesanti accuse: “è prerogativa di un senatore della Repubblica svolgere attività di sindacato ispettivo sulle altre istituzioni, in questo caso la prefettura”. Ma al momento nessuna delle sue dichiarazioni è stata abbastanza convincente né rilevante ai fini dell’indagine.
La prima conseguenza di questa notizia è l’uscita di Giovanardi dalla commissione antimafia. Non tanto per le accuse, ancora da provare, ma per le frasi raccolte con le intercettazioni, sulle quali, ahimè non ci sono discussioni.

 

 

 

Fonte: siracusanews / espresso.repubblica
 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mar, mag 23, 2017  Valentina
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Fonte: agenparl.com

Fonte: agenparl.com

Se ne sente parlare poco. Molto poco. Decisamente troppo poco. Eppure è uno sciopero della fame che dura da giorni quello di Antonio Brizzi, segretario generale del CONAPO, uno dei sindacati autonomi dei vigili del fuoco.

 

 

Più stanziamenti per risolvere la grave disparità di trattamento tra le retribuzioni dei vigili del fuoco e quelle degli altri corpi dello Stato, tra cui la polizia che dipende dallo stesso ministero dell’Interno”. Rivendicazioni già sentite, richieste, urlate.

Fino alla drammatica decisione dello sciopero della fame, in divisa, davanti ai palazzi del governo, Viminale, Parlamento e Quirinale.

La protesta non finirà almeno fino a martedì, giorno in cui dovrà essere approvato il decreto sui vigili del fuoco.

 

 

 

 

Vigili Del Fuoco. Le motivazioni dello sciopero

 

 

 

 

Secondo il sindacalista in protesta, ma non solo, i finanziamenti stanziati dal governo, cioè 103 milioni di euro, non sono sufficienti a colmare le gravissime lacune del settore. E ne servirebbero almeno altri 50.

Più nel dettaglio Brizzi spiega come sia indispensabile stanziare più soldi per “risolvere la grave disparità di trattamento tra le retribuzioni dei vigili del fuoco e quelle degli altri corpi dello stato, tra cui la polizia, che dipende dallo stesso ministero dell’intero. una differenza che ammonta a 300 euro nette al mese nelle qualifiche più basse, ma che raddoppia e addirittura triplica nei gradi più alti”.

 

 

La stessa cosa vale anche per le pensioni e per gli avanzamenti di carriera. Si tratta di una situazione non più sostenibile che ha portato Brizzi all’estrema protesta dello sciopero della fame. “Se poi si tiene conto” continua Brizzi “che il governo ha stanziato circa un miliardo per forze armate e di polizia appare chiaro che la disparità di trattamento è destinata a restare nonostante tutte le lodi e le promesse che i politici hanno dispensato sui pompieri da Amatrice a Rigopiano”.

 

 

 

Vigili Del Fuoco. Uno sciopero che inizia da lontano

 

 

 

 

Questa protesta non è solo frutto dell’ultimo incontro fallimentare del 15 maggio, nel quale le proposte del governo sono state ritenute inaccettabili da parte del siindacato Conapo e da qui, l’inizio dello sciopero della fame del suo maggiore rappresentante.

 

 

L’incontro appena citato è stato l’ultimo in ordine di tempo, nel quale i vigili del fuoco hanno spiegato e richiesto, numeri alla mano, improrogabilmente, interventi maggiormente incisivi nel settore.

Lo hanno fatto con decine di proteste, per mesi. Fermandosi solo quando l’Italia aveva bisogno di loro per affrontare un’emergenza. E proprio nella gestione dell’emergenza, il paradosso: le istituzioni che lodano e idolatrano i vigili del fuoco per l’impegno e la dedizione al lavoro. E poi? Con quale risultato? Nessuno evidentemente, se per fasi ascoltare bisogna arrivare perfino allo sciopero della fame…

 

 

 

 

 

 

Fonte: gds / roma.corriere / agenparl

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

lun, mag 22, 2017  Valentina
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Fonte: sicurezzacgs.it

Fonte: sicurezzacgs.it

Il principio di diritto chiaramente affermato dalle due pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo citate dai ricorrenti è, invece, di segno radicalmente opposto: la restrizione dell’esercizio del diritto di associazione sindacale dei militari non può spingersi sino alla negazione della titolarità stessa di tale diritto, pena la violazione dei menzionati articoli 11 e 14 della Convenzione”.

A dirlo è il consiglio di stato con l’ordinanza nu, 2043/2017 che di fatto afferma “l’illegittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 66/2010 (Codice dell’Ordinamento Militare) il quale recita che “i militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali”.
Si tratta di una presa di posizione epocale e di una svolta altrettanto radicale per la quale non tarderanno a farsi sentire le prime conseguenze.

Diritti sindacali militari. Tutto in mano alla Corte Costituzionale

 

 

 

Questa dichiarazione di illegittimità di fatto passa la patata bollente alla corte costituzionale; la stessa nel lontano 1999 aveva già sentenziato che “il divieto sancito per i militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale“, nonché di “aderire ad altre associazioni sindacali non fosse anticostituzionale”. Ad oggi però questa dichiarazione deve essere rivista alla luce di quanto dichiarato dalla corte di Strasburgo.
Sarà ben più difficile per l’italia ignorare il peso di questa ammissione, perché fa riferimento a quanto stabilisce la stessa corte europea dei diritti dell’uomo, la quale all’art. 11 dichiara che “ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà d’associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire a essi per la difesa dei propri interessi. 2. L’esercizio di questi diritti non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale e alfa protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il presente articolo non osta a che restrizioni legittime siano imposte all’esercizio di tali diritti da parte dei membri delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato”.

 

 

Non ci sono margini di interpretazione. Siamo sul binario diametralmente opposto a quanto stabilisce il codice dell’ordinamento militare. A questo si aggiunge anche che la Francia, paese natale del casus belli che ha portato a questa pronuncia si è già adeguata a quanto previsto dalla CEDU.

 

 

 

 

Diritti sindacali dei militari. La necessità è reale

 

 

 

In effetti il caso italiano è davvero peculiare in Europa, dove esistono circa 30 tra associazioni e sindacati di militari attivi in diversi 21 Paesi.

 

Come sottolineato anche da Salvatore Rullo, presidente Assodipro (Associazione Solidarietà Diritto e Progresso) “la richiesta di strumenti di rappresentanza vera, la concessione di diritti, sono necessari affinché i cittadini in uniforme, donne e uomini al servizio del Paese, possano essere integrati completamente ed effettivamente nella società e non come cittadini di serie B, pagando una presunta specificità militare che diventa negatività su diritti e porta all’isolamento”.
Fonte:  infodifesa / beppegrillo
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

mer, mag 17, 2017  Lasagna Giovanna
Graduatorie di istituto; aggiornamenti 2017
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Maggio era stata dato come il mese utile per l’aggiornamento e la riapertura della II e III fascia delle graduatorie di istituto dei docenti. La data era trapelata proprio nel corso degli incontri tra Miur e sindacati. Purtroppo, ad oggi, per l’aggiornamento delle graduatorie di istituto, non c’è ancora una data certa. A complicare la situazione c’è l’estenuante attesa di un indispensabile decreto di transizione sulle nuove classi di concorso: quello esistente infatti presenta numerose pecche , tra cui quella di escludere migliaia di insegnanti  dalla III fascia delle  graduatorie di istituto.

Graduatorie d'istitutoTre anni fa il problema era stato risolto facendo presentare la domanda ai docenti nel periodo maggio – giugno e al personale ATA tra settembre e ottobre. Quest’anno, a   partire da lunedì 8 maggio e fino al 29 maggio, il personale ATA (collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici, direttori dei servizi), può presentare la domanda di mobilità via web utilizzando la piattaforma http://www.istruzione.it/polis/Istanzeonline.htm.

Il personale ATA, in base alle mansioni svolte, è suddiviso in diversi profili professionali, raggruppati in quattro aree, alle quali si accede con determinati requisiti: per chiarimenti consultare : http://www.istruzione.it/urp/come_diventare_ata.shtml

Possono presentare domanda anche i DSGA ( Direttori dei servizi generali e amministrativi )  con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La mobilità continuerà comunque.

La data di maggio – giugno, per procedere alle domande degli insegnanti per l’aggiornamento delle graduatorie di istituto,o sarebbe stata ideale per scongiurare il balletto di supplenti, con inesorabile ricaduta sulla continuità didattica.

 

Riportiamo innanzitutto alcuni brani salienti tratti dall’Articolo 7 (Graduatorie di istituto) dello  “SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO DI RIORDINO, ADEGUAMENTO E SEMPLIFICAZIONE DEL SISTEMA DI FORMAZIONE INIZIALE E DI ACCESSO NEI RUOLI DI DOCENTE NELLA SCUOLA SECONDARIA […] DELLA LEGGE 13 LUGLIO 2015, N. 107 “:

Articolo 7 (Graduatorie di istituto):

  • “1. In ciascuna sede concorsuale e per le tipologie di posti di cui all’articolo 3, comma 4, lettere a) e b), la graduatoria di merito per ogni classe di concorso è compilata sulla base della somma dei punteggi riportati nelle prove di cui all’articolo 6, commi 2, 3 e 4, e nella valutazione dei titoli, effettuata per i soli candidati che hanno superato tutte le prove previste.
  • 2. In ciascuna sede concorsuale e per i posti di sostegno di cui all’articolo 3, comma 4, lettera c), la graduatoria di merito è compilata sulla base di un punteggio calcolato per il 70% in base al punteggio riportato nella prova aggiuntiva di cui all’articolo 6, comma 5, e per il restante 30% in base alla somma dei punteggi riportati nelle prove di cui all’articolo 6, commi 2, 3 e 4, e nella valutazione dei titoli, effettuata per i soli candidati che hanno superato tutte le prove previste.
  • 3. I candidati che hanno superato tutte le prove previste per ciascuna tipologia di posto, iscritti nelle graduatorie di cui ai commi 1 e 2, sono dichiarati vincitori nel limite dei posti messi a concorso, fermi restando gli eventuali scorrimenti di cui al comma 4.
  • 4. I vincitori del concorso che, alla data del 30 giugno, risultano presenti in posizione utile in più graduatorie sono tenuti a optare per una sola di esse e ad accettare di avviarsi al relativo percorso FIT. Effettuata l’opzione, essi sono cancellati da tutte le altre graduatorie ove sono presenti. Coloro che non effettuano alcuna opzione sono cancellati da tutte le graduatorie già pubblicate alla data del 30 giugno. I posti del primo scaglione corrispondenti alle cancellazioni sono recuperati nel medesimo scaglione per scorrimento delle relative graduatorie, purché entro il termine perentorio del 31 agostoI posti del primo scaglione rimasti ancora liberi a questa data, ovvero i posti corrispondenti a vincitori che, pur avendo               optato, non si avviano al percorso FIT, sono recuperati l’anno successivo per l’avvio dei relativi vincitori al percorso FIT con il secondo scaglione. I posti del secondo scaglione rimasti eventualmente liberi per qualunque motivo alla data del 31 agosto, sono disponibili per i concorsi successivi. Le modalità e i termini di esercizio delle opzioni e dello scorrimento delle                     graduatorie sono stabiliti dal bando di concorso.
  • 5. I vincitori scelgono, in ordine di punteggio e secondo i posti disponibili, l’ambito territoriale nella regione in cui hanno concorso, tra quelli indicati nel bando, cui essere assegnati per svolgere le attività scolastiche relative al percorso FIT “

Relativamente al suddetto percorso “FIT”, l’ispettore del Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ) Max Bruschi , sottolinea come  i nuovi percorsi FIT, non debbano  essere negati agli abilitati, inseriti nelle graduatorie di merito regionali, e agli abilitati all’estero siano essi italiani o stranieri.

 

Ricordiamo che il cosiddetto percorso FIT è un percorso formativo, cui il docente potrà accedere in seguito a selezione tramite concorso a scadenza biennale. Inoltre chiariamo che il primo anno di detto percorso, consisterà in specializzazione e tirocinio e darà diritto a 60CFU. Superato l’esame finale si otterrà il diploma di specializzazione e si potrà accedere al II anno.

 

Con la mobilità e le immissioni in ruolo del 2017/18 i docenti si vedranno assegnate le nuove classi di concorso. Le OOSS( associazioni sindacali)  hanno sottolineato l’imminenza del problema  del calcolo del punteggio per i docenti che nelle GaE( graduatorie ad esaurimento), avendo svolto  servizio svolto in più classi di concorso, e dovendo transitare dalle vecchie alle nuove (circa 440 insegnanti), dovranno ricalcolare il punteggio di graduatorie di istituto. Le OOSS hanno chiesto una bozza di provvedimento per la discussione , in una prossima riunione, al fine di tutelare questi docenti.

 

Ricordiamo che proprio in relazione alle GaE, il Miur è già stato condannato per violazione della normativa primaria con sentenza ottenuta dall’ANIEF presso il Tribunale del Lavoro di Cagliari.

 

In seguito a tale Sentenza diviene chiaro come debba “escludersi che, nella attuale situazione normativa, la mancata presentazione della domanda di permanenza o aggiornamento determini la cancellazione definitiva dalle graduatorie a esaurimento” […]Si evidenzia anche – come da sempre sostenuto dall’Anief – come possa essere evidentemente “difficile ipotizzare che la mera mancata presentazione della domanda nei termini stabiliti possa costituire espressione della volontà del docente di farsi cancellare dalla graduatoria in contestazione (quella ad esaurimento, n.d.r.), né una tale volontà può ritenersi implicita nel comportamento tenuto nel caso di specie dai ricorrenti”. Il Tribunale del Lavoro di Cagliari, che consente così il reinserimento nella graduatoria di chi sia stato cancellato per non aver presentato tempestiva domanda di aggiornamento” e condanna il Ministero dell’Istruzione anche al pagamento delle spese di lite quantificate in 3.090 Euro oltre accessori.”

 

 

Graduatoria terza fascia come iscriversi.

 

Figlia del decreto Milleproroghe, ce n’è proprio una  riguardante l’iscrizione alla terza fascia delle graduatorie d’istituto. Per i prossimi tre anni quindi anche i laureati non abilitati, purché siano in possesso dei requisiti (Dpr del 23 febbraio 2016), possono candidarsi come supplenti, facendo l’iscrizione alla terza fascia delle graduatorie d’istituto. Ciò darà  un’opportunità maggiore di essere chiamati rispetto all’invio della sola domanda di messa a disposizione.

Ma come fare per iscriversi alla terza fascia graduatorie d’Istituto?

 

graduatoriadiistitutoterzafasciaPer la procedura ufficiale bisogna attendere che il Miur pubblichi il decreto con tutte le norme e le scadenze riguardanti l’iscrizione alle graduatorie d’istituto.

Le anticipazioni possibili riguardo al come iscriversi alla terza fascia, si possono presumere facendo riferimento al procedimento utilizzato per il precedente triennio: sia riguardo a come procedere, che per farci un’idea sulle scadenze per poter avere diritto di accesso: per esempio, come nel 2014, sarà probabilmente possibile presentare la domanda in modalità cartacea.

Chi si iscrive per la prima volta in terza fascia e ha solamente il titolo di studio per l’accesso all’insegnamento, deve utilizzare il modello A2. Lo trovi al seguente link che puoi copiare e incollare sul tuo browser (  http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/496ebb34-90b0-4bfc-a030-cc625259517a/dm62_11_all_modello_a2_2011.pdf)

Il modello di domanda, dovrà essere consegnato con :

-raccomandata con ricevuta di ritorno;

-oppure consegna a mano all’istituzione scolastica;

- o anche invio per Posta Elettronica Certificata all’indirizzo PEC della scuola.

Lo stesso modello va inoltrato alla scuola capofila dell’Istituto per cui ci si vuole iscrivere in graduatoria. Se ci si volesse iscrivere in più istituti, la scuola che riceve il modello di domanda sarà capofila dell’istituzione scolastica con il grado superiore.

Innanzitutto accedere ad “Istanze Online” escaricare il Modulo di Adesione inserendo il proprio indirizzo mail, la tessera sanitaria e il documento di riconoscimento valido per l’iscrizione alle graduatorie d’istituto.

 

Quindi selezionare “Accetta” per l’iscrizione alla terza fascia. Inoltre l’aspirante docente può esprimere la propria preferenza per un massimo di 20 istituzioni scolastiche, purché siano appartenenti alla stessa provincia. Per la scuola d’infanzia e primaria, invece, vige il limite di 10 istituti. La scelta delle scuole  riguarda i docenti di primo inserimento, mentre chi è già inserito  in I, II o III fascia può soltanto cambiare alcune scuole già selezionate all’atto della domanda precedentemente presentata tramite le finestre semestrali.

 

Per essere inseriti in III fascia delle graduatorie d’istituto: entro quando bisogna conseguire il titolo richiesto?

Possiamo basarci  su quanto prescritto nel 2014, anno in cui la scadenza venne fissata a Se anche nel 2017 venisse confermata questa scadenza, sarebbero esclusi dall’iscrizione alle graduatorie d’istituto sia i diplomandi che i laureandi a luglio 2017. Perché per  la III fascia delle graduatorie d’istituto non è possibile iscriversi con riserva, quindi il titolo richiesto deve essere conseguito entro la data stabilita dal Miur.

 

Una eventuale soluzione, per chi conseguirà il titolo entro agosto 2017, potrebbe essere quella di permettere loro l’iscrizione con riserva . Probabilmente i sindacati ne discuteranno con il MIUR nelle prossime settimane, anche perché questa sarà l’ultima possibilità per iscriversi alla terza fascia delle graduatorie d’istituto per poter insegnare anche senza abilitazione.

Per l’elenco completo dei titoli di accesso richiesti per l’iscrizione alle graduatorie d’istituto per una particolare classe di concorso, potete scaricare la Tabella A allegato al DPR del 14 febbraio 2016, che trovate di seguito:  http://www.istruzione.it/allegati/2016/D.P.R.14_febbraio_2016_n.19_Tabella_A.pdf

Quanto descritto corrisponde alla attuale situazione, attendendo , oltre alle graduatorie d’ istituto,il rinnovo dei contratti per dipendenti delle pubbliche amministrazioni e quindi anche per gli insegnanti e il mondo della scuola : sarà veramente entro il 2017 come filtra dalle dichiarazioni sia della titolare del Miur, che dei Ministri Madia e Fedeli ?

 

Giovanna Lasagna