Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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ven, lug 3, 2015  Roberta Buscherini
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Dipendenti pubblici e doppio lavoro: un tema i cui confini sono da sempre sotto la lente d’ingrandimento della legge. Cerchiamo di analizzare in sintesi le caratteristiche che devono informare la prestazione al fine di renderla compatibile con i principi costituzionali in materia di Pubblica Amministrazione.

 

doppiolavoro

Doppio lavoro dipendenti pubblica amministrazione; L’esclusività delle prestazioni

 

In tale direzione va, in primo luogo, sottolineato che la legge italiana traccia in maniera molto precisa i confini disciplinari della questione: tra i principi di rango costituzionale che che fungono da pilastro dell’ordinamento italiano le fondamenta dell’ordinamento italiano affiora infatti quello idoneo a tutelare l’interesse pubblico, elemento di rango primario che deve essere costantemente tenuto come “stella polare” dalla Pubblica Amministrazione. Tale interesse si manifesta anche nella forma del dovere di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: in pratica il dipendente impiegato presso la PA ha il compito di garantire l‘imparzialità e il buon andamento dell’azione amministrativa dedicandosi in maniera integrale (mediante la propria prestazione lavorativa) all’ufficio cui è destinato, senza disperdere le proprie energie lavorative in attività diverse ed estranee da quelle relative al pubblico impiego.
Il contrafforte normativo basilare a tal riguardo è costituito dall’art. 1, comma 60, della legge 662/1996, con riferimento specifico ai dipendenti pubblici con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale con prestazione lavorativa superiore al 50% di quella a tempo pieno: per questi soggetti è posto il divieto di svolgere qualsiasi altra attività di lavoro subordinato o autonomo, a patto che la legge o altra fonte normativa ne prevedano l’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza (e l’autorizzazione stessa sia stata concessa).

 

Le caratteristiche del doppio lavoro nel caso dei dipendenti PA

 

Ma come si configura nella concreta realtà quotidiana il legittimo espletamento di incarichi extra-impiego (doppio lavoro) per i dipendenti comunali e dipendenti di enti locali? Che ci sia o meno retribuzione, la prestazione deve avvenire sempre al di fuori dell’orario di lavoro, senza avvalersi delle strutture e delle attrezzature dell’ufficio d’appartenenza e senza pregiudizio alcuno per lo stesso, assicurando l’esercizio imparziale delle funzioni, da parte del dipendente. Lo svolgimento di tali incarichi (sempre in relazione ai dipendenti impiegati a tempo pieno, o a tempo parziale con prestazione lavorativa superiore al 50%) è subordinato in maniera ineludibile e perentoria al preventivo rilascio dell’autorizzazione. Inoltre l’attività in questione deve essere esercitata in ossequio ai principi tecnici di occasionalità.

 

Casi concreti di doppio lavoro

 

Ecco alcune prestazioni remunerate extra-lavoro che possono essere espletate previa la sola preventiva autorizzazione: la collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, quando tali prestazioni non si traducano in attività prevalente, continuativa o professionale, oppure l’utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali. Con riferimento alla partecipazione a convegni o seminari (sia effettuata a titolo gratuito, sia qualora sia percepito unicamente il rimborso spese, va fatto un distinguo: risulta infatti necessario valutare se l’evento pubblico a cui il dipendente pubblico partecipa possieda in prevalenza un aspetto didattico e formativo. In questo caso risulta necessaria l’autorizzazione. Nel caso in cui invece vi sia prevalenza dell’aspetto divulgativo, allora vi è libertà (autorizzazione non necessaria).

 

Roberta Buscherini

 

 

gio, lug 2, 2015  Valentina
Polizia. Semplicemente Toppe Per Le Deficienze Statali 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: poliziadistato.it

Fonte: poliziadistato.it

È così che ormai si sentono i nostri poliziotti: dei tappabuchi per tutte le mancanze delle istituzioni.

Un fatto di cronaca nera mette in evidenza una gravissima carenza dello stato e inevitabilmente i poliziotti vengono chiamati a raccolta per aiutare nel mantenimento dell’ordine pubblico.

 

È successo anche con le ferrovie. Dopo l’aggressione di qualche giorno fa ai controllori da parte di un gruppo di latinos, Trenitalia ha pianificato a gran fretta su espressa richiesta dei sindacati dei ferrovieri ovviamente, un incontro con i sindacati di categoria, Consap in testa, dal titolo “iniziative antiaggressione a bordo dei treni”.

 

 

Polizia. Cosa Prevede L’accordo

 

 

L’accordo è stato siglato tra Trenord con i tre sindacati confederali (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti), Fast Ferrovie, Ugl, Faisa e Cisal. Per garantire la sicura circolazione dei cittadini sui treni, ma soprattutto per migliorare la sicurezza di chi lavora sui convogli è stato disposto un incremento delle attività di vigilanza da parte delle forze dell’ordine per tutelare ulteriormente il personale di bordo e i passeggeri.

 

Rimangono in sospeso alcuni punti che saranno oggetto di successivi incontri che riguarderanno ad esempio la possibilità di diminuire le corse serali per rendere più affollate e quindi maggiormente sicure quelle che rimarranno. O ancora un progetto di riqualificazione delle stazioni più degradate.

 

 

Polizia. Collaborazione Non Facile Con Trenitalia

 

 

La verità è che a questo incontro hanno partecipato principalmente sono gli appartenenti al Consap, poiché la maggior parte delle altre sigle sindacali non hanno ritenuto opportuno neanche sedersi per intavolare un confronto che li avrebbe inevitabilmente portati ad avere nuovi compiti, nuove responsabilità, senza nulla in cambio.

 

Anche il Consap comunque non risparmia critiche dure a chi oggi chiede collaborazione: “non possiamo certo dimenticare che la società dei treni che oggi ci chiede aiuto e la nostra Amministrazione hanno sempre trattato letteralmente a pesci in faccia le colleghe ed i colleghi impegnati per la sicurezza sulle tratte ferroviarie e nelle stazioni” dice senza troppi giri di parole Giorgio Innocenzi Segretario Generale Nazionale della Consap.

 

Lo stesso poi ricorda anche temi ancora aperti e caldi come il ritiro della tessera di libera circolazione o i continui ritardi del pagamento delle indennità Polfer o il mancato riconoscimento del trattamento di missione per le scorte a bordo dei treni.

Tutte questioni che non facilitano la collaborazione tra questi due mondi, questo va riconosciuto senza se e senza ma.

 

 

 

 

Fonte: Consap / ilgiorno

 

 

 

 

Valentina Stipa

mer, lug 1, 2015  Valentina
Carabinieri. Arretrati del blocco salariale? Neanche per sogno 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: sindacatosupu.it

Fonte: sindacatosupu.it

Le sentenze della corte costituzionale che accertano l’illegittimità del blocco salariale subito dai dipendenti statali, carabinieri compresi, dal 2008 ad oggi sono ben due.

 

Ciò nonostante i 35 miliardi di euro di arretrati che lo stato italiano si è di fatto indebitamente trattenuto non verranno restituiti ai legittimi proprietari, i quali dovranno accontentarsi solamente di avere sbloccato il loro stipendio.

 

Parlare di vittoria a metà è un eufemismo. Qui si tratta di una vera e propria truffa, che gli stessi sindacati di fatto non accennano a riconoscere, millantando invece una vittoria che vede lo sblocco dei contratti riconosciuto anche dalla corte costituzionale.

Subito dopo la sentenza i sindacati di categoria hanno chiesto “l’apertura immediata di un tavolo di contrattazione per arrivare al rinnovo del contratto subito” come si legge in una nota ufficiale, rimarcando poi la necessità di leggere con attenzione i dettagli della sentenza e aprire la strada a eventuali ricorsi per la riscossione degli arretrati.

Ma questo tema, carissimo ai diretti interessati, è stato relegato a un secondo piano.

 

 

Carabinieri. Quanto Hanno Perso Durante Il Blocco

 

 

Se da un lato esiste il rammarico di aver subito per oltre 5 anni un blocco illegittimo delle retribuzioni, dall’altro, ben più amaro, esiste il boccone di tutti i soldi persi che invece avrebbero dovuto essere nelle tasche dei legittimi proprietari.

 

Legittimi anche per la corte costituzionale. Ogni dipendente pubblico ha perso qualcosa come il 43% della retribuzione di un anno, del quale il 9.6% solo in termini di mancato aumento della retribuzione. Si tratta di un mucchio di soldi se si pensa allo stipendio medio di un carabiniere.

 

La volontà dei sindacati di iniziare subito le contrattazioni per sbloccare e adeguare  gli stipendi fermi dal lontano 2008 è senza dubbio molto più forte di quella che dovrebbe vederli in prima linea in una dura lotta per la restituzione di quanto illegittimamente trattenuto in questi anni.

 

Carabinieri. Unificazione E Restituzione Arretrati

 

 

Di fatto però non si può nascondere che la strada verso l’unificazione delle forze armate, ormai sulla carta già pianificata, va a interferire con il tema del blocco stipendio e ancora di più con quello degli arretrati da riavere indietro.

 

Il timore degli appartenenti all’Arma è infatti quello che, con questo cambio imminente di vertici di riferimento, con la fusione dei carabinieri sotto il ministero dell’interno insieme alla polizia di fatto si voglia azzerare la questione arretrati, compensando con l’adeguamento stipendiale. Una soluzione certamente positiva, ma non del tutto.

 

L’adeguamento è un passaggi obbligato e non un regalo che l’istituzione concede ai suoi dipendenti. La restituzione dei soldi indebitamente trattenuti dovrebbe essere la medesima cosa, per permettere la partenza di questo nuovo progetto di fusione con il piede giusto, senza creare attriti o rancori che inevitabilmente si trascineranno nel tempo.

 

 

 

 

Fonte: supu / ilnuovogiornaledeimilitari

 

 

 

 

Valentina Stipa

mar, giu 30, 2015  Valentina
Stop ai Vigili Urbani. Ci Pensa La Polizia Provinciale 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: Wikipedia.org

Fonte: Wikipedia.org

Con questa novella della cancellazione delle provincie si sono innescati una serie di processi che stanno complicando la vita a molti soggetti pubblici. La polizia provinciale certamente è tra questi soggetti.

Secondo quanto prevede il decreto legislativo approvato dal governo Renzi infatti il personale della polizia provinciale dovrebbe passare ai comuni, con il compito di svolgere funzioni di polizia municipale.

 

Questo per i sindaci si traduce di un bel vincolo operativo. Non potranno infatti assumere alcun elemento per la polizia municipale fino al completo assorbimento degli agenti di polizia provinciale.

A questo proposito si è svolto 25 giugno scorso uno sciopero su scala nazionale delle associazioni sindacali maggiori, Cgil, Cisl e Uil.

 

 

Polizia Provinciale. Molte Ancora Le Voci Contrarie Al Suo Futuro

 

 

Che il decreto del governo non accontentasse tutti era chiaro fin dai suoi albori. Ma oggi, che l’attuazione è sempre più concreta, le voci di protesta di alzano fuori dal coro.

Prima tra tutte quella del SULPL, sindacato autonomo maggiormente rappresentativo della Polizia Locale che in una nota ufficiale rimprovera al governo di non aver tenuto conto “delle necessarie integrazioni e modificazioni all’ art. 7 volute a gran voce dal nostro sindacato in cui si evidenziavano i particolari compiti svolti dagli appartenenti alla Polizia provinciale che rappresentano un baluardo fondamentale per la tutela e la vigilanza ambientale (…) Eliminare le Polizie Provinciali vorrebbe dire ridurre drasticamente la vigilanza ed il controllo sull’ambiente, cancellando le politiche positive di interventi sul territorio di competenza, caratteristiche che hanno dato lustro a questa categoria di Lavoratori a beneficio delle Comunità”.

 

 

Polizia Provinciale. Ritardi nella Ricollocazione E Ripercussioni Sullo Stipendio

 

 

Questa riforma Delrio che avrebbe dovuto trovare applicazione già dal marzo scorso è ancora in alto mare e il pericolo, per il governo infondato, è che non ci siano più risorse per il pagamento degli stipendi delle risorse in esubero da giugno in poi, considerati anche i tagli previsti dalla legge di stabilità e l’enorme ritardo nell’applicazione di questa riforma degli enti locali.

 

 

Fonte: ilmessaggero / riviera24 / sulpm / repubblica

 

 

 

Valentina Stipa

lun, giu 29, 2015  Marco Brezza
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È giunto giovedì scorso in Senato il sospirato ok alla riforma della scuola: dopo circa un mese di esame Palazzo Madama ha approvato il provvedimento sulla Buona Scuola, redatto dal Governo Renzi, con un computo finale di 159 voti favorevoli e 112 contrari. Il Governo aveva posto la fiducia sul provvedimento (tra le polemiche). Ora il passaggio finale alla Camera. Non dovrebbero esservi sorprese, il provvedimento dovrebbe ricevere l’ok definitivo di Montecitorio entro pochi giorni (il prossimo 7 luglio, tra 8 giorni).
Il rafforzamento dell’autonomia scolastica, ovverosia una maggiore libertà nella gestione degli edifici, della didattica, dei progetti formativi e dei fondi a disposizione di ogni singola scuola, è sicuramente uno dei temi centrali della riforma dell’ambito scolastico. Ma andiamo ad esplorare tre punti-chiave relativi alle novità che si concretizzeranno a partire dal prossimo anno scolastico per i docenti impiegati presso la scuola pubblica.

 

Riforma scuola

Fonte: clipartpanda.com

Ok definitivo all’assunzione di 100mila docenti

 

Confermata (ed è il punto al centro del palcoscenico mediatico in questi giorni) l’assunzione, da quest’anno, di circa 100mila docenti: i vincitori, gli idonei del concorso a cattedre del 2012 e gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento. Rimangono fuori dal Piano straordinario di assunzioni gli abilitati della seconda fascia delle graduatorie di istituto. Un prima stralcio di riforma riguarderà le immissioni in ruolo al fine di coprire i posti vacanti, che rimarrà con le modalità ordinarie del turover. Le immissioni in ruolo disposte dopo il 15 settembre 2015 (anche su organico dell’autonomia) prevederanno nomina giuridica dal 1° settembre 2015, mentre la nomina economica sarà dal 1° settembre 2016. Le assunzioni costeranno a regime (alla macchina dello Stato) 2,1 miliardi l’anno.

 

Il rafforzamento dell’autonomia scolastica

 

Tramite l’art.1 del provvedimento viene confermata l’autonomia scolastica da attuare mediante compositi strumenti: in primo luogo con la possibilità di rimodulare il monte ore annuale di ciascuna disciplina e con il potenziamento del tempo scuola anche oltre i modelli e i quadri orari. Inolte viene concessa la possibilità di effettuare una programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo. Gli istituti scolastici saranno tenuti a garantire l’apertura pomeridiana e potranno rimanere aperti anche durante il periodo estivo. Nei periodi di sospensione dell’attività didattica, infatti, gli istituti e gli enti locali potranno promuovere attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive da svolgersi all’interno degli edifici scolastici.

 

L’era della supplenze non è finita

 

Leggendo il testo del maxiemendamento del Governo si scopre inoltre che non è ancora terminata l’era delle supplenze: nel mese di settembre si continueranno a firmare contratti a tempo determinato, vista la tempistica sfasata delle immissioni in ruolo. Tra due mesi e mezzo in cattedra saliranno 47.476 professori, con i restanti 55.258 docenti dell’autonomia entreranno in gioco in corso d’anno.
Insomma serviranno ancora supplenti: ecco il perché dell’inserimento nel maxi-emendamento della norma che autorizza l’istituzione di “un ulteriore contingente di posti” volto a soddisfare in extremis questa esigenza. In connessione a ciò si è anche deciso di spostare al settembre 2016 il divieto di autorizzare incarichi temporanei superiori a 36 mesi, anche non continuativi.

 

Fonti: orizzontescuola.it, Sole24Ore

 

Marco Brezza