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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mer, apr 23, 2014  Marco Brezza
Spending review polizia: ecco che cosa potrebbe realmente accadere 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

Le complicate strade della spending review transitano anche per il nodo del comparto difesa e sicurezza. Nelle ultime settimane si sono rincorse le voci più differenti in ordine ad un tema che lascia un segno importante sia sul districarsi dell’opinione pubblica che sul definirsi delle modalità di revisione della spesa in questo 2014 di grandi cambiamenti.

 

spending review polizia

Fonte: statik.nanopress.it

Spending review polizia: i tagli ci saranno?

 

La spending review polizia infatti è stata palesata nei suoi aspetti embrionali dal commissario Carlo Cottarelli, attraverso la proposizione di un prospettiva di tagli da effettuare alle spese dello Stato per finanziare le nuove (e, se approvate, rivoluzionarie) riforme del Governo condotto da Matteo Renzi. Proprio nelle ultime settimane è emerso un fiorire di contraddizioni, tra dichiarazioni e smentite, a  proposito dell’entità dei tagli: il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha voluto sottolineare come per il governo non esistano dissidi in questo senso con il commissario alla spending review Cottarelli.

 

La parola d’ordine: razionalizzazione

 

In questa direzione sembra chiaro ormai che i tagli colpiranno certamente la Difesa, ma anche vigili del fuoco e capitanerie di porto. Nel frattempo il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha già chiarito da qualche tempo che il capitolo della revisione della spesa che riguarda il suo dicastero comporterà una semplice “razionalizzazione”. Le parole del Segretario del Nuovo Centrodestra sono state le seguenti: “Ciò non potrà in alcun modo permettere tagli indiscriminati e abbassamento del livello di sicurezza delle nostre città”. Il risparmio previsto dal programma di Cottarelli con il suddetto sfoltimento si aggira sui  600 milioni di euro entro il prossimo triennio: la bozza inerente alla spending review polizia prevede lo smantellamento di ben 80 presidi della Polizia postale, specialità che resterebbe in attività solo nei capoluoghi di regione.

 

Spending review polizia: i sindacati non ci stanno

 

Ovviamente non si è fatta attendere la voce dei sindacati di categoria: il Sap (Sindacato autonomo di polizia): Gianni Tonelli, presidente nazionale della sigla ha affermato di temere che i 600 milioni in ballo potrebbero causare future mancate assunzioni. Secondo i “rumors” provenienti da Palazzo Chigi sembrerebbe infatti che il governo stia cercando di prolungare il blocco del turnover fino al 2018: con la conseguenza di generare un sotto-organico di circa 50mila unità per la sola Polizia di Stato. La spending review polizia andrebbe pertanto a configurarsi (nell’opinione di Tonelli) come un grave “vulnus” per il settore, creando una reale “destrutturazione del sistema sicurezza in questo paese”.
A questo riguardo sembrano interessanti le parole del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, secondo il quale la razionalizzazione delle risorse dovrebbe avvenire “senza intaccare occupazione, retribuzioni e sicurezza. La riorganizzazione deve mirare a migliorare le condizioni di sicurezza dei cittadini, il presidio del territorio e mettere gli operatori di polizia in condizione di poter agire ricevendo le gratificazioni necessarie”. Bubbico infila il dito nella piaga parlando di contratti di lavoro non aggiornati per gli operatori di polizia, con addirittura il mancato congruo pagamento degli straordinari.
La spending review polizia si configura pertanto come un passaggio critico sia nell’ottica complessiva delle manovre di revisione della spesa del governo, sia per ciò che riguarda la gestione delle forze dell’ordine in questo periodo di crisi nel nostro paese.

 

Fonti: liberoquotidiano.it, huffingtonpost.it

 

Marco Brezza

 

 

mar, apr 22, 2014  Marco Brezza
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Finanziamenti competitivi, distribuzione di risorse viziata da ineffabili criteri programmatici ed una carenza di fondi che nell’ultimo anno si è fatta sentire con prepotenza: sono alcuni dei temi che si affollano al centro della vessata questione delle risorse da destinare alle università italiane, in quella che è stata definita come la questione degli atenei senza merito 2014. Ma osserviamo meglio ciò che è avvenuto e sta avvenendo in questo trapasso tra il 2013 ed il 2014.

 

atenei senza merito 2014

Atenei senza merito 2014: la riduzione delle risorse

 

Il primo dato che balza agli occhi è la riduzione (e la carenza) di risorse che ha afflitto le università del Belpaese nel 2013. I rettori sono sul piede di guerra poiché il taglio di risorse economiche agli atenei è un fatto: dai 6,9 miliardi di euro complessivi distribuiti nel corso del 2008 si è transitati ai 6,2 miliardi del 2013, esattamente il 10,2 per cento in meno. Una riduzione che manifesta i suoi effetti esiziali attraverso la combinazione con una distribuzione dei finanziamenti oltremodo curiosa.

 

Un meccanismo di ripartizione dei fondi capzioso ed inefficace

 

I fondi di ogni università rimangono in larga parte appesi ai parametri della spesa storica: attraverso un complicato meccanismo che mette insieme quote premiali, clausole di salvaguardia e capziosi ingranaggi che impediscono a chi riceveva troppo in passato di subire un congruo adeguamento verso il basso della quota di fondi devoluti, si è venuto a creare un sistema che somiglia ad un colabrodo da punto di vista di correttezza, linearità ed efficacia. Ed è proprio a causa di ciò può essere utilizzato l’icastico titolo atenei senza merito 2014.
L’arretramento generale è divenuto ufficiale lo scorso anno: ben 20 atenei hanno perso il 5 per cento dei finanziamenti, ad esempio alla Sapienza di Roma sono stati tolti 26 milioni. E dalle cifre si è notato che molti atenei senza merito ricevono più denaro delle università con i risultati di rendimento migliori: tra le palesi contraddizioni che affiorano non può non essere citata quella che riguarda la Bicocca di Milano, il migliore ateneo del paese secondo i parametri ministeriali, la quale ha ricevuto meno soldi di Messina, il peggiore ateneo (sempre osservando i suddetti parametri).  Oppure, l’Università della Tuscia di Viterbo, che non si è distinta quasi in nulla, ha avuto 6647 euro per ogni iscritto, mentre il Politecnico di Milano (spesso distintosi per qualità) si è vista destinare solo 2871 euro, due volte e mezzo in meno. Insomma la grande contraddizione degli atenei senza merito 2014 evidenzia la colossale discrasia presente nel nostro ordinamento con riferimento al settore della istruzione universitaria.

 

Atenei senza merito 2014, la realtà italiana

 

Tra i fattori che incidono negativamente su questa ripartizione dei fondi agli atenei va poi anche segnalato anche il fatto che per la distribuzione si deve tenere conto anche dei fondi in più che erano stati assegnati agli atenei con maggiori spazi per le assunzioni per il piano straordinario degli associati, ma che non sono stati spesi perché i tempi dell’abilitazione nazionale non lo hanno permesso.
Quello che emerge da tutto questo discorso è che la realtà italiana continua a stringere i cordoni della borsa per ciò che riguarda l’istruzione universitaria: un comportamento che si pone in netta controtendenza rispetto al “trend” che si impone in altri paesi mondiali (ci si riferisce qui in particolare al mondo anglosassone, ma anche alle “madri” europee Francia e Germania). Quella degli atenei senza merito 2014 rischia di diventare una questione problematica: urgono provvedimenti governativi che interrompano questo meccanismo che di premiale pare non possedere proprio nulla.

 

Fonti: repubblica.it, ilsole24ore.com

 

 

 

 

lun, apr 21, 2014  Patrizia Caroli
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È infine giunto, atteso come un grande sospiro, lo sblocco generale delle assunzioni relative al personale Ata. Dopo il beneaugurante presagio fornito dal MIUR nello scorso gennaio, si può finalmente parlare di personale Ata sbloccate assunzioni.

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Fonte: corriere.it

Fonte: corriere.it

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Personale Ata sbloccate assunzioni: 3700 in tutta Italia

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Il passaggio più complicato è stato valicato dopo che il MEF ha impartito il “via libera” al decreto già da diverso tempo pronto per la firma: si sta ora lavorando alacremente per le modalità attuative del medesimo. Pertanto per coloro che fanno parte del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario della scuola giunge il sospirato sblocco delle assunzioni. Si tratta di oltre 3700 assunzioni in tutta l’Italia: le assunzioni, inerenti a tutti i profili dell’area relativa al personale Ata, avverranno con decorrenza giuridica dal primo settembre 2014. Gli interessati dovranno quindi partecipare alle operazioni di mobilità per ottenere l’assegnazione della sede di titolarità. Con questo provvedimento si vanno finalmente a completare le assunzioni dell’anno in corso in aggiunta a quelle regolarmente effettuate nello scorso mese di agosto: si giunge pertanto a compiere un altro fondamentale passo in direzione della stabilità del lavoro, uno degli obiettivi più rilevanti che si pongono le maggiori sigle sindacali del settore. La questione del personale Ata sbloccate assunzioni si configura pertanto come un passaggio decisivo all’interno del percorso di consegumento dei suddetti obiettivi di miglioramento della scuola italiana.

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L’importanza del personale Ata nella scuola italiana

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Ed a proposito sempre di personale Ata sbloccate assunzioni, non va dimenticato che la situazione dei dipendenti statali afferenti al personale Ata ha attraversato momenti di difficoltà negli ultimi tempi: e proprio con riferimento a ciò la Uil Scuola aveva gettato sul tavolo un interessante piano per la redistribuzione per organici stabili pluriennali e di rete, ribadendo l’inadeguatezza del sistema di ripartizione dei posti per scuola. La visione generale della Uil prevedeva il tentativo di  procedere verso una profonda modifica del sistema di distribuzione dell’organico tenendo conto dei reali bisogni delle scuole e dei nuovi carichi di lavoro, nel rispetto dei vincoli di bilancio sulla entità complessiva della spesa. Insomma l’obiettivo sotteso a tutto il discorso consiste nell’edificare un rinnovato modello di ripartizione dei posti che possa garantire stabilità e certezze al personale e ponga le condizioni per sviluppare e migliorare le condizioni di esercizio e la qualità del lavoro del personale Ata all’interno della scuola pubblica. Il personale Ata assume, senza alcun dubbio una fondamentale importanza nel corretto estrinsecarsi delle funzioni e dello svolgimento delle attività della scuola: l’attuale sblocco delle assunzioni segna un momento di non secondario rilievo in una stagione scolastica (e non solo) costellata da tagli e revisioni di spesa.

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Personale Ata sbloccate assunzioni: molteplici funzioni

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La figura incarnata dal personale Ata assolve nella scuola italiana a molteplici funzioni: amministrative, contabili, gestionali, strumentali, operative e di sorveglianza connesse all’attività delle istituzioni scolastiche. Il tutto in forte sinergia con il personale docente e con la supervisione del dirigente scolastico. Gli Ata sono suddivisi in quattro categorie, definite come profili d’area: dal collaboratore scolastico al coordinatore amministrativo, fino al direttore dei servizi. Una scansione ben definita di ruoli: in questo senso la questione inerente al personale Ata sbloccate assunzioni concede una boccata d’ossigeno al settore.

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Fonti: cislscuola.it, ansa.it, wikipedia

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Patrizia Caroli

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ven, apr 18, 2014  Marco Brezza
Retribuzioni dipendenti pubblici, ecco i chiarimenti sulle nuove norme 4.72/5 (94.44%) 18 Vota Questo Articolo

Tempo di difficoltà, tempo di sobrietà, tempo di stringere i cordoni della borsa. Questo “mantra” viene idealmente ripetuto spesso in questi ultimi mesi, ma si sta traducendo in realtà? Probabilmente sì (almeno in parte). Giungono infatti nuove regole dal dipartimento di Funzione Pubblica per ciò che riguarda le retribuzioni dei dipendenti pubblici nel nostro paese. È proprio una circolare di tipo esplicativo proveniente dal dipartimento che funge da supporto alla Presidenza del Consiglio dei ministri nell’area relativa all’organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni, a innovare nella importante e delicata materia dei trattamenti retributivi che spettano ai soggetti che operano nella Pubblica Amministrazione.

 

retribuzioni dipendenti pubblici, chiarite le nuove regole

Il tetto alla retribuzione

 

La circolare n. 3 del 18 marzo 2014 (recante rubrica “Nuove disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici”) indica alle amministrazioni pubbliche di chiedere ai propri dipendenti e ai soggetti cui conferiscono incarichi tutte le informazioni sulla retribuzione complessiva percepita, anche se proveniente in parte da gestioni previdenziali di tipo pubblico: l’obiettivo che è sotteso a questo tipo di controllo si sostanzia nel verificare attentamente il non superamento dello sbarramento raffigurato dal tetto al trattamento economico individuale.
Il limite massimo, il “benchmark” che può pertanto essere raggiunto dal trattamento economico individuale relativo ad un individuo impiegato a qualsiasi titolo nel settore pubblico è costituito da una cifra equivalente a quella ricevuta dal primo presidente della Corte di Cassazione: una cifra che, per l’anno in corso, si assesta sulla quota di 311mila euro. Questo “tetto salariale” si applica con esclusivo riguardo ai trattamenti economici erogati da amministrazioni e società inserite nell’apposito elenco Istat, e tiene conto del combinato disposto definito da stipendi, indennità, voci accessorie ed eventuali remunerazioni “extra” per consulenze o collaborazioni a vario titolo conferite da amministrazioni pubbliche, anche differenti da quella di precipua appartenenza del dipendente pubblico. Pertanto sarà la somma di tutte queste voci a non poter superare il tetto previsto dalla normativa.

 

Sotto il tetto compresi anche i vitalizi politici

 

È inoltre interessante constatare che questo nuovo limite non potrà essere superato nemmeno da coloro che sono impiegati presso le autorità amministrative indipendenti (ad esempio l’autorità Garante per la protezione dei dati personali) ed amministrazioni diverse da quelle statali.
Discreta rilevanza possiede poi anche qui il tema inerente alle pensioni: entro i margini del suddetto tetto massimo dovranno risiedere anche i compensi provenienti da trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche. Entrano quindi a far parte della somma complessiva da calmierare tutti i vitalizi, inclusi “quelli derivanti da funzioni pubbliche elettive” (come afferma testualmente la circolare) oltre che “le eventuali remunerazioni per consulenze, incarichi o collaborazioni a qualsiasi titolo conferiti a carico di uno o più organismi o amministrazioni compresi nell’elenco Istat”.

 

Una novità necessaria in questo particolare periodo

 

Pertanto gli importi derivanti da queste categorie entrano a far parte della somma complessiva di emolumenti ricevuti dal pubblico dipendente che non devono oltrepassare il limite tassativo dei 311mila euro. Una novità importante che consente evidentemente di impedire che vengano cumulate cifre enormi a beneficio di una sola persona: un provvedimento che si inserisce pertanto in maniera coerente in quel rinnovato “modus operandi” informato ad una più accentuata sobrietà, nell’obiettivo comune di risanare i conti dello Stato.

 

Fonti: ilpersonale.it, ilsole24ore.com

 

Marco Brezza

gio, apr 17, 2014  Patrizia Caroli
Legge Stabilità Comparto Sicurezza: Le prospettive per il 2014 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

La Legge Stabilità comparto sicurezza propone alcune interessanti novità per ciò che riguarda i settori sicurezza, difesa e soccorso per ciò che riguarda l’anno 2014.
Particolarmente rilevante risulta il prezioso sostegno conferito alle capacità nel settore marittimo a tutela degli interessi di difesa nazionale: infatti, come afferma il dettato normativo in questione, “ al fine di assicurare il mantenimento di adeguate capacità nel settore marittimo a tutela degli interessi di difesa nazionale e nel quadro di una politica comune europea, consolidando strategicamente l’industria navalmeccanica ad alta tecnologia, sono autorizzati contributi ventennali”. Questi ultimi si assestano intorno agli 80 milioni di euro a decorrere dall’esercizio 2014, a 120 milioni per ciò che inerisce al 2015 e a 140 milioni a decorrere dall’anno 2016, in base allo stato di previsione del Ministero per lo Sviluppo Economico.

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Fonte: impresalavoro.eu

Fonte: impresalavoro.eu

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Legge Stabilità comparto sicurezza: comunicazioni sicure

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Per ciò che riguarda le forze di Polizia, la Legge Stabilità comparto sicurezza stabilisce che, nell’obiettivo di consentire interventi del Ministero dell’Interno per la prosecuzione della rete nazionale standard denominata T.E.T.R.A. (prosecuzione necessaria per consentire le comunicazioni sicure delle Forze di Polizia), è autorizzata la spesa di 50 milioni per l’anno 2014 e 70 milioni di euro per le annate che vanno dal 2015 al 2020.

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Sempre per quel che inerisce all’anno 2014, la legge di Stabilità provvederà a rifinanziare per l’importo di 50 milioni di euro il fondo istituito nello stato di previsione del Ministero della difesa ai sensi dell’articolo 616 del codice dell’ordinamento militare, finalizzato mantenere in efficienza lo strumento militare, attraverso interventi di sostituzione, ripristino e manutenzione ordinaria e straordinaria di mezzi, materiali, sistemi, infrastrutture, scorte ed equipaggiamenti. L’obiettivo preponderante consiste in questo caso nell’assicurare l’adeguamento delle capacità operative e dei livelli di efficienza ed efficacia di tutte le componenti che afferiscono al settore della difesa, in particolare quello militare.

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Risparmi di spesa e nuovi metodi per il pagamento del personale

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Perlustrando i meandri della Legge Stabilità comparto sicurezza ci si imbatte poi nell’istituzione del fondo per le esigenze di funzionamento dell’Arma dei Carabinieri: all’interno dello stato di previsione della Difesa, si inserisce pertanto una dotazione di 10 milioni di euro (che parte quest’anno), con la produzione di pari effetti su tutti i saldi di finanza pubblica. Tra gli obiettivi virtuosi da segnalare c’è l’obiettivo dell’immediato conseguimento di risparmi di spesa per ciò che riguarda gli investimenti di tipo pluriennale afferenti alla difesa nazionale: si tratta di 100 milioni di risparmio per il 2015 e per il 2016.

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Molto importante a livello operativo è la disposizione che statuisce l’obbligatorietà, a partire dal primo gennaio 2015 e per tutte le amministrazioni del comparto sicurezza-difesa, di avvalersi delle procedure informatiche del Ministero dell’economia e delle finanze (Dipartimento dell’amministrazione generale, del personale e dei servizi) per quel che riguarda il pagamento al personale delle competenze fisse ed accessorie.

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Legge Stabilità comparto sicurezza: cenni conclusivi

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Va sottolineato il fatto che quest’ultima disposizione della Legge Stabilità comparto sicurezza non comporta alcun onere per la finanza pubblica. Tra le altre tematiche rilevanti emergono sicuramente le indicizzazioni delle pensioni e  gli assestamenti disciplinari riguardanti buonuscita, riposo, turni e tutto ciò che inerisce alla contrattualistica del pubblico impiego (con particolare riferimento al settore sicurezza e difesa).

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Fonte: grnet.it

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Patrizia Caroli

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