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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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gio, set 24, 2015  Roberta Buscherini
Dipendente statale si fa rimborsare € 4524,00 di commissioni della cessione del quinto rinegoziata.
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Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. rimborso cessione quintoDa questo studio è emerso che la gran parte dei contratti di cessione del quinto o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco, già in una delicata situazione di sovraindebitamento, era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori ADICONFI. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ADICONFI ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata. Qui di seguito ho voluto riportarvi l’intervista al presidente di ADICONFI il sig Alessandro Lega per aiutare tutti coloro che si trovano in situazioni simili a quella del sig Franco.  

 

Presidente Lega; cos’è ADICONFI e a chi si rivolge?

 

alessandro lega presidente ADICONFI

Alessandro Lega; Presidente di ADICONFI – Associazione Difesa Consumatori Finanziari

Adiconfi è una Associazione di Difesa dei Consumatori di servizi Finanziari. E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

Chi fa parte dell’organico professionale di ADICONFI?

 

Il nostro staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ADICONFI?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se ADICONFI può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad ADICONFI  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica, ADICONFI tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come ADICONFI speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra ADICONFI  e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato ADICONFI, ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

Presidente Lega; quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega ADICONFI li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede i rimborsi che li spettano tramite ADICONFI?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa ADICONFI con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite ADICONFI, l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Presidente per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ad ADICONFI?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2015 e di €3 (tre).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ADICONFI?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web: http://www.adiconfi.it/richiesta-rimborsi-cessione-del-quinto-rinegoziate/

 

Grazie presidente Lega per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

Roberta Buscherini

 

 

ven, lug 1, 2016  Valentina
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Fonte: stelladitalianews.com

Fonte: stelladitalianews.com

E si chiama proprio così “il Terzo paradiso” l’opera del maestro Michelangelo Pistoletto, realizzata all’interno del giardino della Caserma Salvo D’Acquisto alla presenza anche del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette.

 

Come si unisca la divisa a questa opera lo spiega lo stesso autore: “indica il passaggio verso una nuova era di equilibrio e armonia dell’intera società. (…) esprime a fondo il connubio tra arte e società a cui dedico la mia intera attività. Il sodalizio tra creazione artistica e la vita dell’Arma dei Carabinieri, totalmente consacrata al bene della società umana, viene suggellato dal simbolo del Terzo Paradiso, e diviene auspicio di progresso e di pace per il futuro della civiltà (…) è la riconfigurazione del segno matematico dell’infinito. Questo emblema si propone come impegno di equità, reciprocità e rispetto nella prospettiva del futuro”.

 

I materiali utilizzati per la realizzazione dell’opera sono siepe di sbosco e frammenti di monumenti romani, atti a rappresentare la natura e la storia dell’uomo.

Al centro è inserita una scultura in acciaio che rappresenta la Fiamma, simbolo unico dell’arma, nata dalle mani dell’artista Fiamma Zagara.

 

 

 

Carabinieri. Dal paradiso all’inferno

 

 

Se da un alto si parla di paradiso e arte, dall’altro non ci si dimentica che viviamo in una sociegtà malata, costantemente in pericolo e nella quale nulla è più possibile dare per scontato. Con questa premessa è ovvio che la preparazione delle nostre forze armate, carabinieri inclusi, in caso di attacchi batteriologici e chimici è una bella notizia.

 

Questa preparazione è stata testata durante l’esercitazione pratica che si è svolta pochi giorni fa e che ha visto mettere in campo una serie di attività valutative finalizzate alla certificazione della capacità dei Comandi intercettare, rivelare e affrontare un caso di allarme per attacchi Chimici, Batteriologici, Radiologici e Nucleari.

 

In questo contesto anche il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, attraverso il Comando Tutela per l’Ambiente, che si occupa della gestione delle informazioni provenienti dai Comandi/Enti dell’Arma per l’intero territorio nazionale, ha svolto le funzioni di sotto centro di raccolta.

 

 

 

Fonte: askanews / adnkronos

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

mer, giu 29, 2016  Patrizia Caroli
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Fondamentali chiarimenti sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici sono giunti proprio questa settimana dall’ARAN, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni (l’ente che si occupa di Pubblico Impiego e riveste il compito di rappresentare il governo nella triangolazione con i sindacati) che ha raccolto e sistematizzato in differenti contenitori tematici una serie di quesiti che chiariscono e districano in maniera nitida una molteplicità di dubbi applicativi che attanagliavano i dipendenti pubblici da diverso tempo.

Nove ambiti tematici (dai ministeri alla sanità, passando per università, enti e autonomie locali, scuola, Presidenza del Consiglio ed enti di ricerca) sviscerati mediante una rassegna di quesiti risolti concernenti “assenze per malattia, infortuni, causa di servizio” da un a parte e “assenze per ferie” dall’altra. Un insieme di quesiti risolti che rientra in un piano di rivisitazione completa dell’amministrazione pubblica e dei turni di lavoro nel loro complesso. Con l’obiettivo principe di combattere la piaga dell’assenteismo che troppo spesso colpisce differenti settori dell’apparato statale.

 

asssenze malattie PA

Assenze per malattia dipendenti PA e ferie: gli orientamenti ARAN

 

Le esigenze di servizio della Pubblica Amministrazione possono condurre anche al richiamo dalle ferie del dipendente della pubblica amministrazione e le giornate di malattia devono essere prese per intero, resta esclusa dunque la possibilità di prendere delle “ore di malattia” essendo tali unità di lavoro indivisibili. Queste le risposte più rilevanti all’interno del più ampio “corpus” argomentativo elaborato dall’ARAN. Inoltre qualora l’amministrazione ne avesse necessità, ha facoltà di richiamare il dipendente in villeggiatura, anche se deve rimborsargli il viaggio.

Un tema davvero sensibile quello messo in evidenza in questi chiarimenti: ambito che potrebbe essere toccato da vicino proprio dal Governo, che è già da tempo al lavoro per imprimere una stretta in materia (nell’ambito della grande Riforma della Pubblica Amministrazione inaugurata lo scorso anno dal ministro Madia), così da rendere più difficile darsi per finti malati o utilizzare altre scappatoie illecite.

 

Pubblico impiego: necessario fare attenzione alle ferie

 

L’estate ormai è giunta e l’ARAN ha anche provveduto a fornire alcune precisazioni rispetto alla presunta “inderogabilità” delle ferie concesse ai dipendenti pubblici. Chiarendo quanto affermato sopra, secondo ciò che è riportato nelle raccolte di orientamenti dell’Agenzia, si desume che “per oggettive e prevalenti necessità organizzative” l’amministrazione può far rientrare in servizio il dipendente in ferie. L’unico obbligo dell’amministrazione, in questi casi, è quindi quello di rimborsare il costo del viaggio dal luogo di villeggiatura al luogo di prestazione del servizio. L’ARAN ha infatti precisato che in questo caso “il lavoratore ha diritto al rimborso delle spese documentate di viaggio di rientro in sede e di ritorno alla località di svolgimento delle ferie“, rimanendo pertanto esclusa l’indennità di trasferta.

 

Le prospettive future per il Pubblico Impiego

 

L’ARAN (sulla base dell’incrocio sistematico di normativa, contratti e giurisprudenza) ha provveduto a sciogliere, in via definitiva, alcuni dei nodi interpretativi presenti fino ad oggi in materia, offrendo un utile strumento di consultazione per tutte le amministrazioni pubbliche (dagli Enti locali alla Amministrazione Centrale). In quella che si configura come una rassegna di linee guida che informeranno di certo l’attività del legislatore (direzionato dal Governo) nella stesura di una disciplina normativa aggiornata per tutto il Pubblico Impiego.

 

Fonti: pensionioggi.it

Patrizia Caroli

 

mer, giu 29, 2016  Roberta Buscherini
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Sblocco retribuzioni e contratti dei dipendenti del Pubblico Impiego: non è più un pensiero impossibile. Sembra infatti palesarsi il sospirato momento dell’agognato sblocco delle retribuzioni impantanate nelle sabbie mobili dall’ormai lontano (sì, il tempo passa) 2009. La notizia, filtrata da indiscrezioni di palazzo convergenti sul ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, parla infatti in concreto di un vero e proprio sblocco stipendi per i dipendenti pubblici che possiedono un reddito inferiore ai 26mila euro annuali. Un concetto che ha tuttavia scatenato alcune velate polemiche dei sindacati.

 

Sblocco stipendi PA

Sblocco stipendi PA: a chi spetta nel triennio 2016-2018?

“Mai detto aumenti solo a chi sta sotto i 26mila euro – afferma il ministro Madia rispondendo via Twitter a indiscrezioni pubblicate da Repubblica, sul tema dei rinnovi contrattuali nel pubblico impegno. -, ho detto che chi ne guadagna 200mila può aspettare”. Nelle ultime dichiarazioni in materia, rilasciate dal ministro della Pubblica Amministrazione la scorsa settimana, si ribadiva infatti la necessità di “sostenere prima i lavoratori che hanno subito di più la crisi” mentre, appunto, “chi guadagna 200 mila euro l’anno può aspettare”. Nell’atto di indirizzo che il ministero della Pubblica Amministrazione invierà all’Aran dopo la ratifica in Consiglio dei ministri dell’accordo sui comparti non prenderà alloggio un’indicazione su alcun tipo di soglia ma solo il principio per cui occorre prima occuparsi di chi ha uno stipendio più basso. Saranno successivamente le parti (ARAN per la PA e i sindacati per i dipendenti pubblici) ad individuare le modalità specifiche attraverso cui distribuire le risorse ai 3,2 milioni di dipendenti pubblici al lavoro nel nostro Paese.

 

Sblocco contratti nella pubblica amministrazione: le novità dal Ministero

 

Per comprendere le modalità che caratterizzeranno lo sblocco dei contratti sarà necessario tuttavia attendere gli stanziamenti che saranno messi insieme nella prossima Legge di Stabilità: in questa direzione va sottolineato come il rinnovo sarà valido per il triennio 2016-2018. L’ipotesi palesata in apertura di articolo si plasma attorno al modello “Federmeccanica” dove gli aumenti salariali a livello nazionale sono stati decisi solo per gli operai che si trovano al di sotto dei minimi salariali. Uno degli artifici più probabili per implementare lo sblocco a favore dei dipendenti pubblici potrebbe essere quello del ricorso ad una distribuzione proporzionale delle risorse, secondo una formula capace di modulare gli aumenti in misura inversa rispetto al reddito.

 

E le pensioni per gli statali? Arriva l’Ape

 

Nel frattempo anche la riforma delle pensioni 2016 mette in evidenza possibili novità di rilievo per coloro che sono impiegati nella Pubblica Amministrazione. Nel tavolo di confronto con i sindacati in questi giorni si discuterà infatti di pensionamenti anticipati, con specifico riferimento alla possibilità di estensione dell’Ape anche ai dipendenti pubblici: il cosiddetto piano Ape elaborato dal Governo Renzi potrebbe infatti recuperare le coperture per mandare in pensione anticipata anche i dipendenti del pubblico impiego. Ricordiamo che l’Ape (Anticipo pensionistico) consente agli over 63 di andare in pensione in anticipo prevedendo un taglio tra l’1 e il 3% per ogni anno di anticipo, in connessione con un prestito che sarà garantito dalle banche (sotto forma di cessione di prestito individuale) con un’assicurazione sui rischi collegati al processo di restituzione.

 

Fonti: blastingnews.com

Roberta Buscherini

 

mar, giu 28, 2016  Valentina
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Fonte: pianetacobar.eu

Fonte: pianetacobar.eu

È inutile girarci intorno, dare la colpa un po’ a destra e un po’ a sinistra. La verità è che il punto focale di questo riordino delle forze armate riguarda solo e soltanto le risorse.

 

119 milioni per l’anno in corso più 28 per l’anno prossimo, di cui solamente 36 destinati alla polizia di stato.

 

Come si può pensare sulla base di questi numeri che esista anche solo la possibilità di offrire crescita professionale e avanzamento di carriera con un corrispettivo economico adeguato a tutti gli appartenente alle forze armate?

 

È utopico per usare un eufemismo. È ridicolo se ragioniamo sulla base di fatti concreti.

 

 

Riordino Forze Armate. Le incongruenze

 

 

Proviamo a focalizzare l’attenzione sui punti che nell’attuale testo non trovano l’accordo delle parti in causa, in particolare del sindacato autonomo di polizia Sap.

 

Il primo punto riguarda l’assegno per incarico speciale. L’assistente capo con 10 anni di esperienza in questo ruolo ha diritto a questo contributo economico per lo svolgimento di funzioni di ufficiale PG “in sede”. Cosa accade se si viene trasferiti? Il rischio di perdere l’assegno, è molto concreto.

 

La partecipazione al concorso per la promozione a vice sovrintendenti oggi è aperta a tutti coloro che hanno più di 4 anni di servizio; il riordino prevede che gli anni di servizio dovranno essere 5 e impone il vincolo dell’età anagrafica di meno di 40 anni di età. È una condizione peggiorativa rispetto a quella attuale.

 

 

Riordino Forze Armate. Le Speranze

 

 

 

Il mancato accordo tra le parti in causa è evidente e si inizia già a parlare di proroga di almeno 6 mesi alla delega di legge. In questo caso, si potrebbe addirittura pensare di rimettere mano all’erogazione delle risorse ulteriori con la prossima legge di stabilità.

 

La richiesta del Sap, che trova il consenso anche delle altre parti sindacali, è quella di “un progetto di riordino sui presupposti di quello passato alla camera dei deputati nel 2006 (…) Non devono essere disperse risorse destinate al riordino semplicemente per ripianare gli organici e dare attuazione al ruolo speciale, poiché si tratta di condizioni già esistenti a cui bisogna solo dare attuazione e le coperture di bilancio già disponibili”.

 

La riflessione è d’obbligo. Una legge che mette mano a una situazione pre esistente deve andare a migliorare le condizioni, non a peggiorarle. Serve quindi un cambio di rotta immediato e un ripensamento globale del progetto in questa ottica.

 

 

 

Fonte: Sap

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

lun, giu 27, 2016  Patrizia Caroli
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WhistleblowingSono stati presentati di fronte alla stampa la scorsa settimana presso la sede dell’ANAC i documenti contenenti due interessanti studi concernenti il Pubblico Impiego nel nostro Paese: il primo monitoraggio italiano sul whistleblowing e il prototipo di una applicazione per la gestione delle segnalazioni di illeciti.

 

Whistleblowing e tutela del dipendente pubblico

 

Ma che cos’è il whistleblowing nel Pubblico Impiego e perché il ruolo da esso ricoperto è così importante? Si tratta del termine inglese che identifica l’attività del dipendente che, dall’interno del proprio ente di appartenenza (in questo caso pubblico), segnala condotte illecite non nel proprio interesse individuale, ma nell’interesse pubblico, affinché non venga pregiudicato un bene collettivo: letteralmente tradotto sarebbe il “soffiatore nel fischietto”.

Si tratta nei fatti del meccanismo delle segnalazioni con cui i dipendenti “avvisano” i responsabili anti-corruzione su possibili casi di irregolarità e cattiva gestione. Dinnanzi a questo compito così importante che gli viene riconosciuto, va subito detto che nell’esperienza amministrativa italiana il dipendente “whistleblower” viene, al contrario, spesso etichettato con qualificazioni non molto gratificanti, come spione, traditore, delatore e circondato da diffidenza. In Italia tale questione è disciplinata da alcune norme che necessitano tuttavia di una sistematizzazione efficiente all’interno di un testo di legge (le misure sono contenute per ora nella Legge “Anticorruzione” n. 190 del 2012, tramite la introduzione di un nuovo articolo 54-bis del d.lgs n. 165 del 2001 limitato pertanto al solo settore pubblico): per comprendere i risultati che tale istituto ha prodotto nella nostra Pubblica Amministrazione vengono in soccorso i sopracitati documenti redatti dall’ANAC. Ecco cosa è possibile desumere da questi ultimi.

 

Whistleblowing procedure; Il documento ANAC e i consigli per i dipendenti pubblici

 

L’Agenzia delle Entrate è stata l’amministrazione più attiva nel whistleblowing: da essa è giunto il 72% delle 216 segnalazioni totali attivate fino al 31 dicembre 2015. Conteggiando invece i dati aggiornati a maggio 2016, le segnalazioni totali toccano quota 299. Nel 90% dei casi la fonte è anonima, e può essere quindi rappresentata anche da contribuenti e utenti che incontrano problemi nel rapporto con l’amministrazione finanziaria: una variabile, questa, che ovviamente non si incontra nei ministeri e in altre amministrazioni dello Stato. Tra i Comuni, invece, il primato delle segnalazioni è a Roma (28), seguito da Palermo (21) e Milano (13).

 

Le parole del presidente ANAC, Raffaele Cantone

 

“Il presupposto del whistleblowing – ha spiegato in conferenza stampa il numero uno dell’ANAC, Raffaele Cantone, rispondendo a una domanda che ricordava la definizione del presidente dell’ANM Pieramillo Davigo del whistleblowing come fumo negli occhi – non è la corruzione penale bensì il rispetto delle norme amministrative, e la sua prospettiva non è l’indagine ma la prevenzione“. Proprio per tale ragione il meccanismo risulta “utile, ma è indispensabile una normativa che lo renda più efficace“.
“Molto resta ancora da fare per sviluppare un tale clima culturale – afferma Laura Valli, una delle autrici del documento ANAC intitolato Segnalazione di illeciti e tutela del dipendente pubblico: l’Italia investe nel whistleblowing, importante strumento di prevenzione della corruzione -, due sono infatti gli ostacoli più diffusi all’attività di segnalazione: la paura di subire ritorsioni da parte di datori di lavoro e colleghi e la sfiducia nella risposta alle questioni segnalate, ovvero che qualcosa verrà fatto. Due sono, di conseguenza, anche le condizioni che ogni ordinamento che voglia promuovere con serietà questo istituto dovrebbe garantire: la chiarezza del processo e la della protezione“.

 

Patrizia Caroli