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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, set 1, 2014  Marco Brezza
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Continuano ad affiorare problematiche e questioni relative al comparto infermieri all’interno della sanità pubblica. Carenze di organico, incertezze di vario rango e blocco del turn-over sono situazioni che tendono a minare la fiducia del personale infermieristico impiegato presso le strutture ospedaliere e non soltanto.

 

Fonte: www.novara.com

Fonte: www.novara.com

Infermieri: il disagio continua

 

Interessanti in tal senso sono le parole di Roberto Pasquinelli, segretario provinciale del sindacato delle professioni infermieristiche NurSind di Lucca, il quale illustra una situazione di evidente disagio presso il nuovo ospedale di Lucca: “In tutti i settori aziendali il personale assistenziale è insufficiente, risulta essere ai minimi storici. Non sono coperti molti turni di operatori che lavorano nelle 24 ore (cioè coloro che garantiscono la continuità assistenziale). Nelle medicine interne mancano nella dotazione organica 6 infermieri turnisti nelle 24 ore, in pronto soccorso 6 infermieri e 3 operatori socio-sanitari, in medicina d’urgenza mancano tutti gli infermieri a giornata sulle 12 ore che erano previsti al momento dell’attivazione di questo servizio”.

 

Lavoro interinale sanitario, la “nuova” frontiera

 

Tornando ad una visione conformata sulla struttura di tutto il territorio nazionale, l’emergenza infermieri continua a farsi sentire in tutta la sua gravità: aumentano infatti gli infermieri precari assunti a ore, reclutati grazie alle agenzie interinali, per far fronte alla carenza di personale in corsia. Ad esempio la Ausl di Bologna proseguirà anche per il 2014, tenendo conto delle indicazioni regionali e nazionali, una politica complessiva di rigoroso controllo e costante monitoraggio della spesa per la gestione delle risorse umane, esattamente come era avvenuto per gli anni precedenti. In una nota emanata pochi giorni fa l’Ausl bolognese stessa affermava che “si prevede in incremento la spesa relativa al lavoro interinale sanitario, per la necessità di avvalersi in modo flessibile di infermieri e operatori socio-sanitari, al fine di garantire la continuità dell’assistenza”.
Il difficile periodo ed i vincoli di bilancio nel settore della sanità infatti non consentono in alcun modo assunzioni da parte delle aziende sanitarie: pertanto le Ausl, per garantire la continuità dell’assistenza soprattutto nella stagione estiva (causa ferie e riposi da garantire al personale infermieristico assunto ordinariamente), optano per assunzioni di infermieri precari ad ore.

 

Infermieri: la piaga del precariato

 

In tal modo si perpetua la piaga del precariato anche in un settore così importante. A Bologna per gli operatori precari dell’Ausl (comprendenti incarichi libero-professionali, prestazioni occasionali, borse di studio e infermieri assunti tramite Co.co.co.) il budget previsto è di 7,5 milioni, con la spesa per gli infermieri che si assesta a 2,6 milioni (in lieve salita). Gina Risi, responsabile Sanità della Cisl, afferma: “Non siamo certo contenti della situazione, ma finché non sarà chiusa la negoziazione tra azienda e Regione sulle assunzioni non ci sono alternative. Siamo noi stessi a chiedere queste forme di lavoro a causa del blocco del turn-over”. Insomma si tratta di un male necessario, una sorta di male minore per affrontare la situazione e cercare di far combaciare tutte le tessere di un complicato puzzle che deve mettere insieme corretto andamento della sanità pubblica e sostenibile situazione economica delle casse dell’amministrazione.

 

Fonti: lanazione.it, repubblica.it

 

 

sab, ago 30, 2014  Valentina
Pensioni Esercito. Buone Notizie Dai Benefici Combattentistici 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

missioni all'estero

Una recente sentenza della Corte dei Conti ha riconosciuto il diritto alla supervalutazione dei periodi di servizio svolti in missioni estere, conosciuti come benefici combattentistici, anche oltre il limite dei 5 anni stabilito dal D.lgs. 165/1997.

Questa ha scatenato una montagna di ricorsi, considerato che il Ministero della Difesa si è già espresso, negando il riconoscimento di questo diritto e arginando le azioni di rivalsa al ricorso. Ricordiamo che i benefici combattentistici sono quelli relativi alle missioni riconosciute dal ministero della difesa con la legge 1746 dell’11 dicembre 1962 e riguardano sia aspetti di carattere economico che previdenziale.

Con questo articolo cerchiamo di fare chiarezza sulle modalità di ricorso. Prima però è giusto ricordare che i diritti oggetto di questo articolo sono in realtà già stabiliti per legge: l’INPDAP infatti aveva emanato una direttiva in questo senso, che l’amministrazione Difesa però ha interpretato in maniera differente, non riconoscendo tali diritti e invitando il nuovo ente previdenziale INPS alla modifica della direttiva stessa.

 

 

Benefici Combattentistici. Cose Serve Per il Ricorso

 

 

Per poter aderire al ricorso è necessario essere in possesso di almeno uno dei documenti che andiamo ad elencare, affinché si possa facilmente individuare il nome, la missione e il periodo del suo svolgimento:

1. Estratto foglio matricolare che riporti nominativo, missioni svolte e relativi periodi;

2. Dichiarazione dell’amministrazione che attesti la missione;

3. Attestati di partecipazione rilasciati dall’autorità internazionale per la quale si è svolta la missione;

4. Ordini di servizio nominativi

 

La missione deve aver avuto però una durata minima di tre mesi anche non continuativi.

benefici combattentisticiSe si è partecipato a più di una missione in zone diverse si ha comunque diritto alla maggiorazione al raggiungimento dei tre mesi nell’anno solare.

Per poter aderire al ricorso è necessario inviare i documenti e i moduli di adesione all’indirizzo Sideweb srl Casella Postale n. 02 – 33077 – SACILE (PN). Si riceverà poi una mail di conferma di ricezione della documentazione e un’altra con il numero di ruolo del ricorso. Il termine ultimo per aderire è il 15 luglio.

 

 

Benefici Combattentistici. Quali vantaggi si possono ottenere facendo ricorso

 

 

 

La partecipazione attiva a missioni internazionali rischiose è parificata a quella nelle campagne di guerra e come tale dà diritto a una serie di vantaggi di carattere economico e previdenziale come l’aumento pari a un anno fittizio per ogni missione.

Le maggiorazioni maturate possono essere fatte valere ai fini pensionistici oppure in termini di indennità di buonuscita.

Va però tenuto presente che questi anni fittizi hanno valore per l’acquisizione del diritto di pensione anticipata, ma incidono sull’importo della pensione solo per coloro che al 31/12/1995 avevano 18 anni contribuitivi (utili e figurativi).

 

 

Fonte: forzearmate /psagroup

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

ven, ago 29, 2014  Marco Brezza
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Anche la Polizia stradale al centro del mirino della riduzione e del taglio dei presidi all’interno della più ampia operazione di riordino, riorganizzazione (in soldoni, forte revisione di spesa) della Amministrazione Pubblica italiana tratteggiata dal Commissario alla “spending review” Carlo Cottarelli.

 

Fonte:  tuttoggi.info

Fonte: tuttoggi.info

Polizia stradale: un cenno introduttivo

 

In via introduttiva è necessario tratteggiare l’affresco che funge da scenario alla questione: infatti la Polizia stradale (Polstrada nel gergo quotidiano) si configura come una specialità interna al corpo della Polizia di Stato italiana che ha il compito di svolgere prevalentemente determinate attività riguardanti la viabilità: ovvero, prevenire e reprimere le violazioni al codice della strada, rilevare gli incidenti stradali, gestire ed organizzare servizi di scorta per la sicurezza della circolazione stradale, predisporre i servizi diretti a regolare e controllare il traffico.
Insomma, il peculiare compito istituzionale che la Polizia stradale è chiamata ad assolvere si estrinseca nella sicurezza dei trasporti: gli operatori possiedono una elevata professionalità, grazie alla frequenza di specifici corsi presso istituti d’istruzione di Specialità.

 

Spending review, Sicilia: la chiusura dei presidi di Polizia stradale

 

Tornando al centro della questione non si può non citare la vicenda (di rilievo nazionale) che sta avvenendo in Sicilia, più precisamente nel Comune di Vittoria: qui infatti il Consiglio comunale ha approvato la mozione contro la chiusura del distaccamento di Polizia Stradale cittadino stabilito dalle direttive inerenti alla “spending review” di cui si faceva cenno in apertura di articolo. Il presidente del consiglio comunale, Salvatore Di Falco, non ha mancato di ringraziare i consiglieri che hanno votato l’atto: “Da oggi – spiega Di Falco – parte un percorso di mobilitazione che inizierà con un incontro con il Prefetto e con l’invio della mozione alle autorità locali di polizia, ma anche al Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”. Nomi altisonanti, che rendono l’idea della mobilitazione in corso nel comune siciliano.
“Sicurezza non significa solo contrasto alla criminalità, ma anche strumento per lo sviluppo dell’economia sana. Mi aspetto che i deputati ed i senatori iblei siano in prima fila per questa battaglia di tutela del territorio” ha spiegato il presidente, sottolineando la peculiare importanza del presidio della Polstrada posto all’interno della provincia ragusana”.

 

Tutte le forze politiche mobilitate contro lo smantellamento

 

Curiosamente (e questo dovrebbe far riflettere sull’importanza della questione) anche i consiglieri di opposizione si sono spinti ad appoggiare questa battaglia: i consiglieri comunali Udc, (ben 4) spiegano: “In nome di una strana spending review, stiamo assistendo al tentativo di smantellare i presidi di legalità del nostro territorio. In un primo momento è stata soppressa la sezione staccata del Tribunale; ora ci si riprova con il distaccamento della Polizia stradale, che nel 2007 si riuscì a stoppare grazie alla mobilitazione delle forze politiche e sociali. Il piano Cottarelli prevede la chiusura di trecento uffici di polizia di cui il 10 % solo in Sicilia, nella nostra provincia è prevista la chiusura della polizia postale, del distaccamento di polizia stradale di Vittoria e della Polfer, già da tempo, in realtà, non attiva. La polizia stradale rappresenta un presidio importante per la città: si tratta dell’unico distaccamento in provincia formato da otto unità. Nonostante l’esiguo numero, garantisce rendimenti eccezionali”.
L’importanza dei presidi di Polizia stradale viene quindi confermata ancora una volta dalla mobilitazione avvenuta con riferimento a questa vicenda siciliana: una presenza diffusa, quella della Polizia stradale, a difesa delle istituzioni ed al servizio del cittadino.
Fonti: wikipedia.it, interno.gov.it, radiortm.it

 

 

 

gio, ago 28, 2014  Patrizia Caroli
Frazionabilità permessi legge 104 scuola: come avviene la fruizione 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

Quali sono gli aspetti centrali e i punti di rilievo per quello che riguarda il tema della frazionabilità permessi legge 104 scuola? Per comprendere meglio le risposte e orientarsi all’interno dell’argomento è necessario fare una piccola introduzione al tema dei permessi ex legge 104 del 1992 per gli insegnanti della scuola pubblica.

 

frazionabilità permessi legge 104 scuola

Fonte: flcgil.padova.it

Frazionabilità permessi legge 104 scuola: aspetti centrali

 

Il permesso consentito dalla legge 104 del 1992 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) è utilizzabile dal docente che presta assistenza al familiare disabile ed è fruibile anche in opzione frazionata. In linea di massima si tratta di una modalità direzionata nell’obiettivo di assistere parenti ed affini entro il terzo grado anche frazionando i segmenti temporali dei permessi orari. Tale scansione frazionata nel limite delle 18 ore mensili è stabilita da una circolare Inpdap (più precisamente la n. 34 del 10 luglio 2000): pertanto, per quello che riguarda la Pubblica Amministrazione (e pertanto la scuola pubblica), i soggetti che sono dipendenti pubblici hanno diritto, “in luogo dei tre giorni di permesso in esame, al corrispondente frazionamento orario nei limiti delle diciotto ore mensili. La fruizione parziale dei giorni di permesso, o delle ore previste in alternativa, non dà diritto al godimento del residuo nel mese successivo” (questo recita la circolare sopracitata).

 

Limiti e disciplina

 

A completare il quadro normativo relativo alla frazionabilità permessi legge 104 personale docente contribuisce la circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 13/2010, la quale fa esplicito rinvio ad un’altra circolare (del Dipartimento Funzione pubblica n. 8/2008, paragrafi 2.2 e 2.3) nella quale si ribadisce che il limite delle 18 ore mensili va applicato solo nel caso in cui i permessi si utilizzano in modo frazionato e che questa possibilità deve essere prevista dal contratto di lavoro.
In questi casi è data facoltà al dipendente di scegliere tra due opzioni: ovvero, fruire di una o più giornate intere di permesso oppure frazionarle a seconda delle esigenze. Tenendo conto del fatto che i tre giorni di permesso sono concessi direttamente dalla legge senza indicazione di un monte-ore massimo fruibile, la limitazione a 18 ore contenuta nei contatti collettivi di lavoro ha valore soltanto nel caso di esclusiva fruizione frazionata. La distribuzione delle ore di permesso frazionate può essere “spalmata” tra le giornate lavorative secondo differenti esigenze, anche mediante articolazione diversa rispetto a quella delle due ore giornaliere canoniche.

 

Frazionabilità permessi legge 104 personale docente: il chiarimento fornito dall’Inps

 

In materia di frazionabilità permessi legge 104 scuola, possiede rilievo anche un concetto ribadito dall’Inps: il limite massimo previsto in materia opera esclusivamente nel momento in cui i tre giorni di permesso vengono frazionati (seppur parzialmente) in ore. Va poi sottolineato il fatto che il limite delle 18 ore sopracitato non può essere applicato a quei lavoratori che abbiano diritto alle due ore di permesso giornaliero: si tratta in quest’ultimo caso di lavoratori essi stessi disabili o di genitori di persone di età inferiore ai tre anni che utilizzano questa tipologia di permesso in luogo del prolungamento dell’astensione facoltativa.

 

Fonte: cobasterni.blogspot.it, superabile.it

Patrizia Caroli

 

mer, ago 27, 2014  Roberta Buscherini
Vittime Uranio Impoverito. Facciamo Il Punto 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

 

uranio impoveritoEmicranie lancinanti, problemi alla vista, tremori alle gambe. Diagnosi mortale. Tumore al cervello. 18 mesi e 15 giorni di agonia per un veterano dell’esercito, orgoglio dell’Arma dei Carabinieri.  Il suo nome era Giovanni, ma non è affatto importante. Perché Giovani è uno degli anelli di una vergognosa catena di morte, che ha colpito centinaia di famiglie e che ancora non ha un colpevole certo e riconosciuto. Ha però un complice: l’uranio impoverito o il radon, un gas radioattivo completamente inodore che deriva sempre dallo stesso metallo.

 

Dati ufficiali parlano di 3700 uomini di ritorno da missioni all’estero che negli ultimi dieci anni si sono ammalati di tumore a cui si sommano i 314 che dal 1999 ad oggi hanno perso la vita. Si tratta di numeri a dir poco spaventosi e per i quali lo stato e le istituzioni hanno fatto orecchi da mercante.

 

 

Ma Come Si è Arrivati A Questi Omicidi?

 

 

 

La domanda è lecita se si pensa che nel lontano 1999 l’U.S. Army divulgò un’informativa rivolta ai vertici militari di tutti i Paesi presenti in missioni nella ex Yugoslavia sulla pericolosità delle neo-particelle di uranio impoverito e sulla sua terribile capacità di provocare negli anni malattie irreversibili.

 

Dunque “gli americani erano stati chiari: neanche un lembo di pelle doveva rimanere esposto a quel metallo, e i soldati erano tenuti a indossare tute completamente impermeabili. Invece i nostri erano vestiti poco più che in braghe di tela, si sedevano nelle camionette dove sui sedili era rimasta la polvere di uranio, che si infilava nelle mutande e nei pantaloni. E questo spiega l’anomala insorgenza di tumori non solo alle vie respiratorie, ma anche ai testicoli e rettali” spiega l’ammiraglio Falco Accame, oggi presidente dell’associazione Ana-Vafaf, che tutela le famiglie dei militari deceduti in tempo di pace.

 

 

 

Uranio Impoverito. Ministro Pinotti, Lo Stato Dov’è?

 

 

 

L’atteggiamento delle istituzioni, se di base è menefreghista, in concreto ha modus operandi del tutto altalenanti e illogici; pur non riconoscendo al responsabilità del ministero della difesa, lo stesso ha istituito nel 2012 un pool di esperti, finanziandolo con 30 milioni di euro annui, finalizzati a risarcire le vittime.

 

uranioimpoveritoDall’altra parte però, le lettere dei militari ammalati e delle loro famiglie vengono sistematicamente ignorati e cadono nel vuoto, nonostante il riscorso a i tribunali e la lunga collezione di condanne a carico del ministero, 25 per la precisione.

 

Ad oggi a nessuna di queste condanne ha ancora fatto seguito un euro di risarcimento. Il ministero si difende a spada tratta e precisa che dal 2013 sono state introdotte nuove regole che danno la possibilità di ottenere le indennità di servizio non solo a chi si è ammalato di patologie collegate all’uranio impoverito, ma anche a chi è affetto da altre malattie invalidanti sorte durante il periodo lavorativo.

 

Ma la responsabilità non ricade solo sullo stato. Anche i vertici militari tremano. Esiste infatti già un fascicolo di indagine al momento contro ignoti con l’accusa di omicidio colposo e omessa esecuzione di un incarico. Sono proprio i vertici militari infatti che avrebbero dovuto conoscere i rischi ai quali andavano incontro i soldati e salvaguardare la loro incolumità.

 

È di poche settimane fa poi la sentenza della corte di cassazione che rappresenta una vittoria per i militari: è stato sancito infatti che la giurisdizione competente a valutare il danno per gli eredi dei militari morti sia quella dei tribunali ordinari.

Un piccolo passo avanti nella giusta direzione. Che certamente non riporterà in vita i morti né farà guarire i malati. Ma renderà loro giustizia e onore, così come è giusto e doveroso che sia.

 

 

Fonte: forzearmate / espresso.repubblica / balcanicaucaso/ befan

 

 

Roberta Buscherini