Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, lug 21, 2014  Patrizia Caroli
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Una situazione che si protrae da ormai 4 anni e i cui effetti non accennano a diminuire: stiamo parlando del blocco stipendi militari 2014, ovvero la prosecuzione anche per quest’anno solare del congelamento dell’importo delle retribuzioni dovute ai dipendenti pubblici impiegati nel comparto Difesa.

 

blocco stipendi militari 2014

Blocco stipendi militari 2014, le origini del congelamento

 

I sindacati di polizia unitamente ai rappresentanti delle forze armate hanno tante volte sollevato la richiesta di superare il blocco degli stipendi inaugurato il primo gennaio del 2011. I Governi che si sono succeduti in questi anni non hanno messo mano alla materia, non facendo ripartire il normale adattamento della retribuzione all’incremento del ritmo dell’inflazione. In particolare, da parte dei sindacati (in particolare dal Cocer) è stata stigmatizzata la norma inerente alla “specificità” del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, che avrebbe dovuto rappresentare una garanzia di retribuzioni migliori rispetto al resto del pubblico impiego: e si è invece rivelata, sempre secondo il Cocer, una vera e propria “favola”. Inoltre non sono mancati, presso il Ministero dell’Interno, i dibattiti in ordine a disegni di legge inerenti, tra gli altri temi, anche al fondamentale riordino delle carriere del personale militare: senza giungere mai alla risoluzione del tema, né all’aumento della retribuzione.

 

Una situazione che va avanti da ormai 4 anni

 

Il blocco degli stipendi è stato anche oggetto di un ricorso avente ad oggetto la posizione di 132 ufficiali della Guardia di Finanza: in questo caso veniva contestata l’introduzione del blocco stipendiale a decorrere dal primo gennaio 2011. Nel periodo intercorso gli ufficiali avevano  acquisito il grado di Maggiore o maturato i 13 anni di servizio senza demerito dalla nomina a Ufficiale. I ricorrenti tramite questo ricorso hanno pertanto inteso tutelare il proprio diritto al pieno trattamento retributivo per quel che riguarda il triennio 2011-2013, con specifico riguardo alle prestazioni di lavoro straordinario svolte, determinate senza tener conto delle decurtazioni introdotte dal suddetto blocco stipendiale analogamente a quanto avviene a favore degli ufficiali che hanno conseguito  lo  stesso grado o la medesima anzianità di servizio in un periodo anteriore a quello di entrata in vigore del congelamento (tramite il Decreto Legge n. 78/2010). Una situazione che fa riflettere sulla analoga questione del blocco stipendi militari 2014.

 

Blocco stipendi militari 2014: la resa dei conti per l’anno prossimo?

 

Le proteste che giungono dalle sigle sindacali  si focalizzano prevalentemente sul fatto che sia indispensabile, addirittura imprescindibile, recuperare immediatamente le risorse per superare il blocco stipendi militari 2014 almeno entro il prossimo anno solare, ovvero il 2015. La situazione sta raggiungendo un discreto livello di fibrillazione, e sembra pertanto inevitabile che presto si giungerà alla resa dei conti in materia.
Non va certamente dimenticato che il paese attraversa un delicato periodo e che gli sforzi congiunti per superare la recessione e rinvigorire contemporaneamente le casse “piangenti” dello Stato esigono sacrifici da parte di tutti i cittadini: è altresì vero che alcune categorie sono state in questi anni colpite più di altri. Sembrerebbe giunto il momento propizio per invertire questo andamento. Risulta pertanto evidente il proposito di porre fine al blocco stipendi militari 2014.

 

Fonti: ilsole24ore.com, infodifesa.blogspot.com

 

Patrizia Caroli

ven, lug 18, 2014  Marco Brezza
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L’istituto della pensione ordinaria corpo forestale consta di una struttura composita e stratificata che si delinea attraverso cinque categorie, tutte attraversate dal concetto generale di ordinarietà. Risulta interessante analizzarle rapidamente per comprendere al meglio l’architettura del sistema previdenziale che fa riferimento ai dipendenti pubblici impiegati all’interno di questa forza di polizia ad ordinamento civile che opera nel nostro paese con prevalenti funzioni di polizia ambientale, forestale, venatoria, agroalimentare di sorveglianza di parchi nazionali ed aree naturali statali protette.

 

pensione ordinaria corpo forestale

Fonte: regione.sicilia.it

Pensione ordinaria corpo forestale: trattamento di vecchiaia

 

Il trattamento inerente alla pensione ordinaria corpo forestale di vecchiaia si delinea configurandosi come prestazione dovuta ai dipendenti del Corpo Forestale dello Stato che cessano dal servizio per raggiunti limiti di età: tale limite è definito dal Decreto legislativo 165/1997 e si distribuisce tra i 60 e i 65 anni a seconda del ruolo che si ricopre (ad esempio per gli ispettori è 60 anni, per il personale che effettua attività tecnico-scientifica e simili il limite è 65 anni). Questa prestazione pensionistica (che decorre dal giorno successivo al compimento degli anni) si ottiene tramite domanda, disponibile sul sito internet dell’Inpdap, presentata dall’interessato presso l’ufficio Inpdap territorialmente competente, almeno cinque mesi prima della data di cessazione dal servizio.

 

La pensione di anzianità

 

Per ciò che inerisce invece alla pensione di anzianità per i dipendenti del corpo forestale, la disciplina si tratteggia in questo modo: coloro che abbiano raggiunto i diversificati requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica o di sola anzianità contributiva possono andare in pensione tramite istanza sempre corredata di documentazione. Il tutto si dfinisce attraverso idonei schemi che incrociano anzianità di servizio e età anagrafica, distinti in scaglioni temporali a seconda dell’anno in cui si maturano i requisiti.

 

Pensione ordinaria corpo forestale, la destituzione

 

La pensione ordinaria corpo forestale poi si arricchisce di altre tre tipologie di trattamento: la pensione per destituzione, quella per infermità e quella di reversibilità. Pare qui interessante analizzare la prima tipologia, ovvero quella inerente alla pensione per destituzione. Questa particolare forma di trattamento è destinata ai dipendenti pubblici impiegati presso il corpo forestale dello Stato che sono stati destituiti dal servizio: essi acquisiscono il diritto al trattamento di quiescenza ordinario al verificarsi dei medesimi requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica o di sola anzianità contributiva previsti per gli ordinari pensionamenti di anzianità. Anche in questo caso bisogna effettuare domanda presso la sede Inpdap territorialmente competente.
Rilevante è anche l’istituto della pensione per infermità, definita talora anche come dispensa. Questa tipologia di trattamento pensionistico spetta a coloro i quali sono dispensati dal servizio per infermità, possedendo contemporaneamente un’anzianità contributiva effettiva di almeno 12 anni e una anzianità utile di almeno 15 anni. Decorrenza ed ottenimento della prestazione pensionistica possiedono i medesimi requisiti delle altre tipologie di trattamento.
Varia risulta pertanto la struttura complessiva inerente alla pensione ordinaria corpo forestale: un “corpus” generale che può essere ricondotto alle tipologie qui rapidamente illustrate e che è sempre buona norma tenere in considerazione.

 

Fonte: uilcfs.it

Marco Brezza

 

gio, lug 17, 2014  Roberta Buscherini
Pensioni Polizia di Stato: Tutti i requisiti per il trattamento 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Tempo di spending review e di tagli alla spesa pubblica, tempo di modifiche dei trattamenti pensionistici. Tra flessibilità, superprelievi e penalizzazioni per uscite anticipate, la materia sembrerebbe essere divenuta molto complessa. Ma all’interno di questi argomenti terremotati dall’attuale situazione storica, come si conforma la situazione inerente alle pensioni Polizia di Stato? Il trattamento pensionistico garantito al personale dipendente della forza di polizia che possiede la competenza sulla gestione dell’ordine pubblico nel nostro paese si configura attraverso uno schema non diverso da quello che sovrintende la struttura delle pensioni dei dipendenti pubblici in genere.

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pensioni polizia di stato

Fonte: www.ternioggi.it

Pensioni Polizia di Stato di vecchiaia: i requisiti

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Va innanzitutto citata, tra le pensioni Polizia di Stato, la pensione di vecchiaia: hanno diritto ad usufruire di questa tipologia di trattamento i dipendenti che hanno raggiunto l’età massima per la permanenza in servizio così come fissata dai singoli ordinamenti: i limiti di età sono delineati nel compimento dei 65 anni di età per i dirigenti generali, 63 per i dirigenti superiori e 60 per ciò che concerne le qualifiche inferiori. Ovviamente il requisito minimo per il diritto alla pensione di vecchiaia è costituito dal raggiungimento dei 20 anni di anzianità contributiva.

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La pensione di anzianità

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Per ciò che riguarda invece la cosiddetta pensione di anzianità ovviamente il discorso cambia: possono accedere a questa tipologia di trattamento pensionistico i dipendenti della Polizia di Stato che possiedono i seguenti requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica: 57 anni e 3 mesi di età uniti a 35 anni di anzianità contributiva, oppure 40 anni e 3 mesi di anzianità contributiva utile. In ulteriore istanza si può accedere alla pensione di anzianità, tenendo ovviamente in considerazione la specificità del rapporto di impiego e le obiettive peculiarità ed esigenze dei rispettivi settori di attività, al raggiungimento della massima anzianità contributiva fissata dagli ordinamenti di appartenenza, ovvero raggiungendo i 53 anni e 3 mesi di età e possedendo la massima anzianità contributiva prevista dall’ordinamento di appartenenza. In questo senso la legge stabilisce che la quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a decorrere dal primo gennaio 2012 venga calcolata attraverso il sistema contributivo.

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Per quel che riguarda le pensioni Polizia di Stato di anzianità resta fermo il regime delle decorrenze previsto dalla Legge n. 122 del 2010: va qui rammentato che nel caso di accesso alla pensione con il requisito dei 40 anni di contribuzione indipendentemente dal dato dell’età anagrafica (con congruo adeguamento agli incrementi della speranza di vita a partire dal 1 gennaio 2013), occorre tenere presente che l’accesso al trattamento pensionistico subisce, rispetto ai 12 mesi di finestra mobile, un ulteriore posticipo di un mese per quanto riguarda i requisiti maturati nell’anno 2012, di due mesi per i requisiti maturati nell’anno 2013 e di tre mesi per i requisiti maturati a decorrere dal corrente anno.

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Pensioni Polizia di Stato: uno sguardo generale

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Osservando, da un angolo visuale più ampio, la materia delle pensioni Polizia di Stato, si può constatare che la gestione dei trattamenti pensionistici dei dipendenti delle Amministrazioni statali è stata affidata al Servizio Trattamento di Pensione e di Previdenza della Direzione Centrale per le Risorse Umane: quest’ultimo, oltre a svolgere attività di programmazione, indirizzo, raccordo in materia di trattamento di quiescenza e di previdenza del personale della Polizia di Stato, si occupa anche di predisporre gli atti istruttori propedeutici alla concessione del trattamento privilegiato diretto ed indiretto da parte dell’Inpdap al personale della Polizia di Stato cessato dal servizio a decorrere dal 2005. Inoltre il suddetto Servizio si occupa del contenzioso pensionistico, in particolare prendendosi cura della rappresentanza nei giudizi pensionistici di fronte al giudice unico e alle sezioni d’Appello della Corte dei Conti.

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Fonti: www.poliziadistato.it, www.forzearmate.org

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 Roberta Buscherini

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mer, lug 16, 2014  Roberta Buscherini
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Una questione che emerge periodicamente in seno a coloro che lavorano nella Pubblica Amministrazione italiana concerne l’eterno rovello afferente la tematica che mette in relazione dipendente pubblico e libera professione: quali sono le attività concernenti la libera professione che si configurano come compatibili con un impiego presso la Pubblica Amministrazione? Infatti, oggi vorrei parlarvi dell’argomento dipendente pubblico e libera professione.

 

dipendente pubblico e libera professione

Fonte: spa.sdsu.edu

Dipendente pubblico e libera professione: il principio di generale incompatibilità

 

La questione galleggia giuridicamente sul Decreto Legislativo n.165 del 2001 (il Testo Unico sul Pubblico Impiego): il punto fondante che si appresta a dirimere e dissipare i dubbi relativi alla questione dipendente pubblico e libera professione giace nel principio generale dell’esclusività del rapporto di lavoro pubblico. Nel testo di legge sono collocati e disciplinati il conferimento e le autorizzazioni degli incarichi retribuiti ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato. Ovviamente l’aspettativa per motivi di famiglia o di studio non fa venire meno il dovere di esclusività che caratterizza il lavoro alle dipendenza della pubblica amministrazione. Sono esclusi da questi stringenti vincoli i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale (part-time) con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno. Per questi ultimi esiste la possibilità di svolgere altre eventuali attività lavorative.

 

I requisiti per poter praticare un ulteriore lavoro

 

In pratica al dipendente pubblico è fatto divieto di prestare il proprio lavoro per altri datori di lavoro in quello che si configura come un obbligo di esclusiva nei confronti dell’Amministrazione da cui dipende. Ma esistono eccezioni a questo perentorio principio? Pare di sì. Come già affermato in precedenza coloro i quali sono impiegati presso la Amministrazione Pubblica a tempo parziale con prestazione lavorativa che non oltrepassa la quota del 50% di quella a tempo pieno possono svolgere anche un’altra differente professione. Questi ultimi possono quindi effettuare una attività lavorativa di tipo subordinato oppure, e qui risiede la parte più interessante del discorso, di tipo autonomo, qualora ovviamente non vi sia conflitto di interessi con le funzioni esercitate per conto della Pubblica Amministrazione.
Sempre con riferimento alla annosa questione della connessione tra dipendente pubblico e libera professione va sottolineato l’importante aspetto della temporaneità e dell’occasionalità dell’incarico: in questo senso sono autorizzabili le attività esercitate sporadicamente ed occasionalmente, anche se eseguite periodicamente e retribuite, solo nella misura in cui, per aspetti quantitativi e previa mancanza di abitualità, non diano luogo a possibili interferenze con l’impiego presso la PA.

 

Dipendente pubblico e libera professione: l’esempio dell’avvocato

 

Citando un esempio evidente di libera professione (ovvero la professione di avvocato) osserviamo cosa ha statuito la Corte di Cassazione in merito alla vicenda di un dipendente del Ministero dei Trasporti a tempo parziale che era iscritto dal 1997 nell’albo degli avvocati. Dopo l’entrata in vigore della Legge n. 339 del 25 novembre 2003 (che modificava il provvedimento, la Legge 662/1996, che consentiva in precedenza al pubblico dipendente di praticare anche la libera professione) il ricorrente manifestava la sua intenzione di continuare a mantenere il rapporto di pubblico impiego, esercitando nel contempo anche la professione di avvocato. La Suprema Corte, con sentenza del dicembre del 2013 (la numero 27266), ha sancito la legittimità della normativa nazionale che prevede l’impossibilità per i dipendenti pubblici che prestano il loro lavoro a tempo parziale di svolgere contemporaneamente la professione forense. La decisione è stata motivata attraverso uno dei principi che sovrintendono a questa tematica: l’esigenza specifica di interesse pubblico connessa al ruolo che si riveste. L’obiettivo della disciplina è evitare il contrasto che si verrebbe a concretizzare tra interesse privato del dipendente ed interesse della Amministrazione, oltre a garantire l’indipendenza del difensore rispetto ad interessi che contrastino in qualsiasi modo con quelli del cliente.  Insomma, dipendente pubblico e libera professione sono compatibili sono a  precise e determinate condizioni.

 

Fonti: flcgil.it, altalex.com

 

Roberta Buscherini

 

mar, lug 15, 2014  Valentina
Incontro Sappe – Ministro Giustizia. Ecco Il Punto 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Molti sono stati gli argomenti affrontati durante un incontro fortemente voluto dal Sappe e dalle altre associazioni di categoria con il Ministro della giustizia Andrea Orlando.

polizia penitenziariaLe questioni più urgenti delle quali si è discusso sono state molteplici, tra le quali  la  necessità di nominare quanto prima un nuovo Capo Dipartimento, l’assunzione degli idonei non vincitori dei recenti concorsi, il riallineamento di alcuni ruoli con le altre forze di Polizia e la vergognosa questione della richiesta di pagamento del canone per gli alloggi collettivi di servizio.

 

Analizziamo insieme quali sono le soluzioni proposte dal ministro punto per punto.

 

 

Molte Questioni Ancora Irrisolte Per la Polizia Penitenziaria

 

 

Il sappe ha chiesto al ministro spiegazioni esaurienti circa il DL del 24 giugno 2014 che ha modificato l’organico del corpo di polizia penitenziaria, aumentando il numero degli agenti a discapito degli ispettori. Il ministro Orlando ha annunciato un imminente incontro con le associazioni di categoria, non escludendo la possibilità di assunzione per i non vincitori degli ultimi concorsi.

 

Sempre in tema di organico, è stato studiato un articolo ad hoc per il riallineamento dei ruoli dei commissari, degli ispettori e dei sovrintendenti con quelli della Polizia di Stato, evitando il sovrapporsi di competenze.

 

In merito agli alloggi di servizio e all’eventuale pagamento del canone, la direzione generale Beni e Servizi del Dap ha elaborato una nuova circolare, con lo scopo di annullare le richieste di canone per gli alloggi di servizio o, quantomeno, degli arretrati.

Un passo avanti nella giusta direzione, ma niente di concreto ancora.

 

 

Polizia Penitenziaria. Prossime Scadenze

 

 

 

Il termine per il decreto di riorganizzazione del Ministero della Giustizia è stato prorogato al 30 settembre 2014, entro quella data sarà quindi ufficializzata una stesura definitiva del testo.

Entro agosto invece verranno convocate tutte le associazioni di categoria interessate, affinché ne prendano atto e possano avanzare eventuali obiezioni.

 

Anche la revisione del regolamento di disciplina del Corpo di Polizia Penitenziaria – DLgs 449 del 1992 – è quasi terminato.

 

La prossima scadenza però riguarda il mese in corso, entro il quale dovrà essere nominato il nuovo capo del Dap.

Questa questione ha visto un impegno personale del ministro, in quanto proprio Orlando, prima di entrare nell’esecutivo, ricopriva questo ruolo. Un passato che fa ben sperare.

 

In sostanza, stando a quanto è emerso da questo incontro, l’estate sarà la chiave di volta del corpo e delle sue criticità, seppure sotto la spinta del Sappe. Una tempistica piuttosto breve considerando ‘entità dei problemi affrontati.

Tutto sommato però le prospettive e gli impegni presi da entrambe le parti rendono tale tempistica credibile, nell’ottica di un miglioramento globale dell’intro corpo della Polizia penitenziaria.

 

 

 

Fonte: sappe / poliziapenitenziaria / cn24tv

 

 

Valentina Stipa

 

 

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