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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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gio, ago 28, 2014  Patrizia Caroli
Frazionabilità permessi legge 104 scuola: come avviene la fruizione 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

Quali sono gli aspetti centrali e i punti di rilievo per quello che riguarda il tema della frazionabilità permessi legge 104 scuola? Per comprendere meglio le risposte e orientarsi all’interno dell’argomento è necessario fare una piccola introduzione al tema dei permessi ex legge 104 del 1992 per gli insegnanti della scuola pubblica.

 

frazionabilità permessi legge 104 scuola

Fonte: flcgil.padova.it

Frazionabilità permessi legge 104 scuola: aspetti centrali

 

Il permesso consentito dalla legge 104 del 1992 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) è utilizzabile dal docente che presta assistenza al familiare disabile ed è fruibile anche in opzione frazionata. In linea di massima si tratta di una modalità direzionata nell’obiettivo di assistere parenti ed affini entro il terzo grado anche frazionando i segmenti temporali dei permessi orari. Tale scansione frazionata nel limite delle 18 ore mensili è stabilita da una circolare Inpdap (più precisamente la n. 34 del 10 luglio 2000): pertanto, per quello che riguarda la Pubblica Amministrazione (e pertanto la scuola pubblica), i soggetti che sono dipendenti pubblici hanno diritto, “in luogo dei tre giorni di permesso in esame, al corrispondente frazionamento orario nei limiti delle diciotto ore mensili. La fruizione parziale dei giorni di permesso, o delle ore previste in alternativa, non dà diritto al godimento del residuo nel mese successivo” (questo recita la circolare sopracitata).

 

Limiti e disciplina

 

A completare il quadro normativo relativo alla frazionabilità permessi legge 104 personale docente contribuisce la circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 13/2010, la quale fa esplicito rinvio ad un’altra circolare (del Dipartimento Funzione pubblica n. 8/2008, paragrafi 2.2 e 2.3) nella quale si ribadisce che il limite delle 18 ore mensili va applicato solo nel caso in cui i permessi si utilizzano in modo frazionato e che questa possibilità deve essere prevista dal contratto di lavoro.
In questi casi è data facoltà al dipendente di scegliere tra due opzioni: ovvero, fruire di una o più giornate intere di permesso oppure frazionarle a seconda delle esigenze. Tenendo conto del fatto che i tre giorni di permesso sono concessi direttamente dalla legge senza indicazione di un monte-ore massimo fruibile, la limitazione a 18 ore contenuta nei contatti collettivi di lavoro ha valore soltanto nel caso di esclusiva fruizione frazionata. La distribuzione delle ore di permesso frazionate può essere “spalmata” tra le giornate lavorative secondo differenti esigenze, anche mediante articolazione diversa rispetto a quella delle due ore giornaliere canoniche.

 

Frazionabilità permessi legge 104 personale docente: il chiarimento fornito dall’Inps

 

In materia di frazionabilità permessi legge 104 scuola, possiede rilievo anche un concetto ribadito dall’Inps: il limite massimo previsto in materia opera esclusivamente nel momento in cui i tre giorni di permesso vengono frazionati (seppur parzialmente) in ore. Va poi sottolineato il fatto che il limite delle 18 ore sopracitato non può essere applicato a quei lavoratori che abbiano diritto alle due ore di permesso giornaliero: si tratta in quest’ultimo caso di lavoratori essi stessi disabili o di genitori di persone di età inferiore ai tre anni che utilizzano questa tipologia di permesso in luogo del prolungamento dell’astensione facoltativa.

 

Fonte: cobasterni.blogspot.it, superabile.it

Patrizia Caroli

 

mer, ago 27, 2014  Roberta Buscherini
Vittime Uranio Impoverito. Facciamo Il Punto 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

 

uranio impoveritoEmicranie lancinanti, problemi alla vista, tremori alle gambe. Diagnosi mortale. Tumore al cervello. 18 mesi e 15 giorni di agonia per un veterano dell’esercito, orgoglio dell’Arma dei Carabinieri.  Il suo nome era Giovanni, ma non è affatto importante. Perché Giovani è uno degli anelli di una vergognosa catena di morte, che ha colpito centinaia di famiglie e che ancora non ha un colpevole certo e riconosciuto. Ha però un complice: l’uranio impoverito o il radon, un gas radioattivo completamente inodore che deriva sempre dallo stesso metallo.

 

Dati ufficiali parlano di 3700 uomini di ritorno da missioni all’estero che negli ultimi dieci anni si sono ammalati di tumore a cui si sommano i 314 che dal 1999 ad oggi hanno perso la vita. Si tratta di numeri a dir poco spaventosi e per i quali lo stato e le istituzioni hanno fatto orecchi da mercante.

 

 

Ma Come Si è Arrivati A Questi Omicidi?

 

 

 

La domanda è lecita se si pensa che nel lontano 1999 l’U.S. Army divulgò un’informativa rivolta ai vertici militari di tutti i Paesi presenti in missioni nella ex Yugoslavia sulla pericolosità delle neo-particelle di uranio impoverito e sulla sua terribile capacità di provocare negli anni malattie irreversibili.

 

Dunque “gli americani erano stati chiari: neanche un lembo di pelle doveva rimanere esposto a quel metallo, e i soldati erano tenuti a indossare tute completamente impermeabili. Invece i nostri erano vestiti poco più che in braghe di tela, si sedevano nelle camionette dove sui sedili era rimasta la polvere di uranio, che si infilava nelle mutande e nei pantaloni. E questo spiega l’anomala insorgenza di tumori non solo alle vie respiratorie, ma anche ai testicoli e rettali” spiega l’ammiraglio Falco Accame, oggi presidente dell’associazione Ana-Vafaf, che tutela le famiglie dei militari deceduti in tempo di pace.

 

 

 

Uranio Impoverito. Ministro Pinotti, Lo Stato Dov’è?

 

 

 

L’atteggiamento delle istituzioni, se di base è menefreghista, in concreto ha modus operandi del tutto altalenanti e illogici; pur non riconoscendo al responsabilità del ministero della difesa, lo stesso ha istituito nel 2012 un pool di esperti, finanziandolo con 30 milioni di euro annui, finalizzati a risarcire le vittime.

 

uranioimpoveritoDall’altra parte però, le lettere dei militari ammalati e delle loro famiglie vengono sistematicamente ignorati e cadono nel vuoto, nonostante il riscorso a i tribunali e la lunga collezione di condanne a carico del ministero, 25 per la precisione.

 

Ad oggi a nessuna di queste condanne ha ancora fatto seguito un euro di risarcimento. Il ministero si difende a spada tratta e precisa che dal 2013 sono state introdotte nuove regole che danno la possibilità di ottenere le indennità di servizio non solo a chi si è ammalato di patologie collegate all’uranio impoverito, ma anche a chi è affetto da altre malattie invalidanti sorte durante il periodo lavorativo.

 

Ma la responsabilità non ricade solo sullo stato. Anche i vertici militari tremano. Esiste infatti già un fascicolo di indagine al momento contro ignoti con l’accusa di omicidio colposo e omessa esecuzione di un incarico. Sono proprio i vertici militari infatti che avrebbero dovuto conoscere i rischi ai quali andavano incontro i soldati e salvaguardare la loro incolumità.

 

È di poche settimane fa poi la sentenza della corte di cassazione che rappresenta una vittoria per i militari: è stato sancito infatti che la giurisdizione competente a valutare il danno per gli eredi dei militari morti sia quella dei tribunali ordinari.

Un piccolo passo avanti nella giusta direzione. Che certamente non riporterà in vita i morti né farà guarire i malati. Ma renderà loro giustizia e onore, così come è giusto e doveroso che sia.

 

 

Fonte: forzearmate / espresso.repubblica / balcanicaucaso/ befan

 

 

Roberta Buscherini

 

 

 

mar, ago 26, 2014  Valentina
Sindacati Contro Orlando. “No a Chiusura Carceri Di Iglesias e Macomer” 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

”La decisione di chiudere i due Istituti ci lascia delusi ed amareggiati perché tra le altre cose andrà a sottrarre ulteriori risorse economiche alle zone della Sardegna in cui i livelli di disoccupazione hanno raggiunto livelli drammatici (…) Ci dispiace dover constatare che tutto ciò accade nell’interesse più generale da parte della politica. (…) che non sono riusciti a garantire un minimo di presenza dello Stato in un territorio martoriato dalla crisi”.

 

Chiusura carceri sardegnaÈ una denuncia forte quella dei sindacati Fns Cisl, Fp Cgil, Sinappe, Ugl e Osapp alla luce della decisione del ministero della giustizia di chiudere i due istituti penitenziari di Macomer (Nu) e Iglesias, in Sardegna presa lo scorso 28 maggio e dopo una riunione con il provveditore regionale Gianfranco De Gesu.

 

Il decreto ministeriale è stato mosso dalla convinzione secondo la quale la concentrazione dei detenuti in Villaggi Penitenziari, ubicati in località distanti dai centri urbani possa migliorare il sistema e razionalizzare le spese.

 

In questo modo però si rischia solo di aumentare la pesantezza della pena per il recluso estendendola anche ai familiari, come sottolinea Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”:“le strutture a dimensione umana creano un rapporto positivo con la comunità e con le istituzioni locali maggiormente attente a promuovere iniziative per rafforzare la funzione rieducativa della pena”.

 

 

Si Chiude Per Risparmiare? Esistono Altre Soluzioni

 

 

Ma non è solo un grido di allarme quello che viene lanciato dalle associazioni di rappresentanza della polizia penitenziaria  . Queste parole infatti racchiudono anche la potenziale soluzione sostitutiva alla chiusura dei due istituti che, a quanto pare, avverrebbe per mancanza di risorse economiche: il trasferimento degli uffici del Provveditorato di Cagliari e dell’ Ufficio esecuzioni penali presso la Scuola di Formazione e aggiornamento Polizia Penitenziaria di Monastir che risparmiando così un costo di gestione che ammonta a circa 700 mila euro annui e il conseguente mantenimento delle strutture carcerarie di Iglesias e Macomer.

 

 

Chiusura Carceri. E Con Il Sovraffollamento Come La Mettiamo?

 

 

In effetti, questo decreto ministeriale di soppressione delle due carceri, peraltro di recente costruzione nel caso di quello di Iglesias, è in controtendenza netta con il problema ben conosciuto del sovraffollamento degli istituti penitenziari.

 

Di particolare gravità sarà la chiusura dell’istituto appena citato che ospita detenuti condannati per reati di carattere sessuale e il cui reinserimento sociale deve avvenire in termini ben definiti e per il quale gli agenti di polizia penitenziaria sono stati formati attraverso corsi specifici.

 

Come mai invece di potenziare il sistema lo si riduce? Questa è una domanda a cui il governo Renzi è chiamato a rispondere quanto prima dalle associazioni sindacali e non solo di polizia, poiché i posti di lavoro che tremano riguardano l’intero indotto carcerario e non solo le guardie.

 

 

 

Fonte: uglpoliziapenitenziaria / sardiniapost / ristretti / sardegnalive

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

lun, ago 25, 2014  Marco Brezza
Statali, mobilità obbligatoria: il 2014 sarà un anno difficile? 3.33/5 (66.67%) 3 Vota Questo Articolo

Statali, mobilità obbligatoria: è uno dei temi più battuti in questa bollente primavera italiana. Da una parte le cesoie della spending review che tentano di sfoltire e snellire le spese, dall’altra la preoccupazione dei dipendenti pubblici per i venti di tagli che stanno spirando in questo momento.

 

Statali, mobilità obbligatoria

Fonte: previdenzacomplementare.finanza.com

 

Statali, mobilità obbligatoria: la proposta Madia

 

La proposta del Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia di incentivare i prepensionamenti nella Pubblica Amministrazione in modo tale da favorire i giovani (i quali stanno subendo più di tutti i morsi della crisi sulla contrazione dei posti di lavoro) ha suscitato un discreto clamore. Il Ministro si è infatti soffermato sulla questione degli 85mila esuberi previsti dal commissario Cottarelli: “L’idea – spiega Madia – sarà quella di provare ad avere uscite, anche con prepensionamenti: in questo modo si aiuterebbero i giovani a penetrare nel pubblico impiego”. Lo strumento per implementare ciò, nelle parole del Ministro, sembrerebbe configurarsi attraverso una mobilità obbligatoria rispettosa dei diritti del lavoratore e scevra da insidiosi e frenanti ostacoli di tipo burocratico. Statali, mobilità obbligatoria: sembrerebbe un percorso già pronto per essere avviato? Probabilmente non ancora.

 

Giovani, il tesoro maltrattato di questo paese

 

La questione prepensionamenti si mescola inevitabilmente con la questione della disoccupazione giovanile in Italia. Secondo la Madia il progetto di snellimento deve in primo luogo operare una azione di ringiovanimento della Pubblica Amministrazione: tuttora solo un dipendente su dieci nel pubblico impiego italiano ha meno di 35 anni. “Ci sono generazioni – spiega il Ministro – che non hanno avuto un canale sano di accesso nella Pubblica Amministrazione, vincitori di concorsi non assunti e precari vittime di uno Stato che non ha concesso canali sani e trasparenti di accesso, come invece afferma la nostra Costituzione”.
Il tutto va gestito considerando anche la variabile impersonata dai sindacati. Quella che si auspica è una rinnovata sinergia tra governo e parti sociali. Madia chiede ai sindacati un aiuto nel recuperare “risorse per la Pubblica Amministrazione, in particolare posizionando risorse sull’entrata di nuove energie, di ragazzi e ragazze”.

 

Statali, mobilità obbligatoria: sinergie e visioni

 

Già con almeno un mese di anticipo su queste dichiarazioni, non erano passate inosservate le visioni e le idee nel commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli, con particolare riferimento agli statali, mobilità obbligatoria: “Dal tavolo sul pubblico impiego – spiegava Cottarelli in febbraio – sono arrivati suggerimenti sulla possibilità di rafforzare gli attuali strumenti che regolano la mobilità senza ricorrere a un dispositivo nuovo di zecca. In altre parole in caso di vuoti d’organico, qualora risultasse impossibile percorrere la strada della mobilità volontaria per mancanza di richieste, che rimarrebbe prioritaria, scatterebbe automaticamente la mobilità obbligatoria su base regionale”. Insomma, a gestire la complessa e delicata questione sarebbe una nuova “cabina di regia” condivisa in coabitazione tra Ministero dell’Economia e Ministero della Funzione Pubblica.
Il dibattito impazza, e per ora rimangono ingenti dubbi sulle reali strategie d’azione che verranno implementate dalla compagine governativa per questo 2014. Statali, mobilità obbligatoria: la strada che conduce all’efficientamento del pubblico impiego è lunga e non facile. Si tratta soltanto di percorrerla tutti insieme.

 

Fonti: quotidiano.net, leggo.it, blitzquotidiano.it

 

 

 

 

gio, ago 21, 2014  Patrizia Caroli
Lavoro straordinario infermieri: è dovuta una giusta retribuzione 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Il lavoro straordinario infermieri assurge da qualche tempo a questa parte a tematica “bollente” sul fronte del pubblico impiego in Italia. In tale direzione non si può negare la rilevanza che da ormai diverso tempo sta assumendo la categoria degli infermieri all’interno del settore della Sanità nel nostro paese: una crescita di importanza e un prezioso contributo che però non si sono mossi di pari passo sul piano di tutele e gestione complessiva delle retribuzioni.

 

lavoro straordinario infermieri

Fonte: fimmg.bari.it

Lavoro straordinario infermieri: l’autorizzazione allo svolgimento

 

In merito alla delicatissima questione del lavoro straordinario infermieri non si può non fare riferimento ad una pratica spesso utilizzata dall’azienda ospedaliera nel districarsi dei rapporti di retribuzioni con gli infermieri dipendenti. Va premesso che per ciò che riguarda il pagamento dello straordinario non si può prescindere dalla autorizzazione (preventiva o “ex post”)  allo svolgimento delle prestazioni che eccedono l’orario d’ufficio. Questo atto configura, senza alcun dubbio, una assunzione di responsabilità (di tipo contabile, ma anche gestionale) per il dirigente che lo emana. Il principio appena citato è stato confermato in una pronuncia del Consiglio di Stato (il supremo tribunale amministrativo nel nostro ordinamento), ed assume notevole importanza ai fini della questione che tocca la categoria degli infermieri. Tale tipologia di autorizzazione proveniente dalla Amministrazione responsabile risulta indispensabile dal momento che solo attraverso tale modalità è possibile verificare nel rispetto dell’art. 97 della Costituzione, la effettiva esistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono opportuno il ricorso a prestazioni lavorative di tipo straordinario od eccezionale, cioè il lavoro straordinario infermieri. La causa dello scontro tra infermieri dipendenti e amministrazione risiede pertanto proprio sugli estremi regolamentari di questa “famigerata” autorizzazione preventiva.

 

L’autorizzazione preventiva

 

La giurisprudenza di merito ha esplorato in lungo e in largo la tematica afferente all’istituto della autorizzazione preventiva, senza mai riuscire però a definire univocamente le caratteristiche che la rendono perfetta e distinguibile da altre tipologie di nulla osta: l’unica cosa che emerge con sufficiente nitore dalle pronunce giurisprudenziali (in particolare dai tribunali amministrativi) è la definizione di un atto di tipo prettamente formale (necessariamente emesso dalla Pubblica Amministrazione) che deve includere l’indicazione per il dipendente allo svolgimento di lavoro straordinario infermieri. Questa indicazione possiede una struttura per così dire “bifronte”: da una parte è “strictu sensu” un ordine amministrativo, dall’altra si configura come una garanzia per il dipendente stesso (con riferimento ad esempio con la tutela Inail in caso di infortunio “in itinere”, ovvero nel tragitto di ritorno a casa).

 

Lavoro straordinario infermieri: cosa dice la legge

 

Il Decreto Legge 66/2003 disciplina il lavoro straordinario in ossequio ad alcune direttive dell’Unione Europea: tra i punti cardine della normativa vi è la necessità che il ricorso alle prestazioni di lavoro straordinario deve essere contenuto ed ammesso soltanto previo accordo (proprio quello di cui discutono gli infermieri)  tra datore di lavoro  e lavoratore per un periodo  che non superi le duecentocinquanta ore annuali.
Unendo i concetti espressi dalla giurisprudenza si giunge alla conclusione che la definizione formale di turno di lavoro contiene in sé gli estremi di quella autorizzazione di cui si parlava in precedenza, poiché caratterizzata dai requisiti della formalità e della ufficialità (se l’atto è compilato e prodotto secondo tutti i “crismi” dell’attività amministrativa dal datore di lavoro).
Emerge pertanto che, formalmente, il turno di lavoro, datato e firmato da un coordinatore, possiede le caratteristiche precipue di una preventiva autorizzazione allo svolgimento di lavoro straordinario:  al dipendente deve pertanto essere riconosciuto il diritto alla giusta ed equa retribuzione, riguardo il lavoro straordinario infermieri.
Fonte: infermieristicamente.it

 

Patrizia Caroli