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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Nuovi Arrivi Autunnali Uomo
ven, gen 23, 2015  Marco Brezza
Infermieri in strutture pubbliche: le festività e il lavoro notturno 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

La disciplina del rapporto di lavoro degli infermieri impiegati presso strutture sanitarie pubbliche si delinea attraverso un ben preciso protocollo normativo che attraversa la legge dello Stato e i contratti collettivi nazionali del lavoro (CCNL). Oggi andiamo ad esplorare due rilevanti aspetti di tale disciplina, ovverosia quello relativo alla definizione dei giorni festivi  e quello inerente al lavoro notturno. Ecco una sintetica guida a riguardo.

 

Infermieri

Infermieri: la disciplina relativa alle festività

 

Mediante il termine “festività” si indicano comunemente tutte le ricorrenze sia civili sia religiose che sono intrinsecamente connesse ad un giorno di riposo per il dipendente pubblico. Ecco il rapido ed esaustivo elenco delle festività concesse nell’ordinamento italiano: tutte le domeniche, Capodanno, l’Epifania, il lunedì dopo Pasqua, il 25 Aprile, il 1 maggio, il 2 giugno, il giorno dell’Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto), il giorno di Ognissanti (1 novembre), il giorno della festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre), il giorno di Natale, il giorno di Santo Stefano (26 Dicembre). Nell’occasione di una coincidenza di una delle festività menzionate nell’elenco (un catalogo chiuso) con il giorno di riposo settimanale, il lavoratore ha diritto di usufruire di un ulteriore giorno di riposo, in altro giorno stabilito dall’Amministrazione pubblica di riferimento, in accordo con l’interessato e compatibilmente con le esigenze di servizio dell’ente.

 

Il lavoro notturno: breve guida

 

Quando si parla di lavoro notturno ci si riferisce precisamente all’attività effettuata nel corso di un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti il lasso di tempo che intercorre fra la mezzanotte e le cinque del mattino: è conseguentemente considerato lavoratore notturno qualsiasi infermiere che svolga lavoro notturno per un minimo di 80 giorni lavorativi all’anno. Tra le caratteristiche fondamentali che afferiscono al lavoro notturno non può non essere citata la regola della media: ovverosia, l’orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le 8 ore in media nelle 24 ore. Tale regola può essere derogata solo attraverso l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare (a livello di media) il  menzionato limite. La contrattazione collettiva assume notevole importanza anche in riferimento ad orario di lavoro e trattamenti economici relativa alle indennità: infatti l’eventuale definizione delle riduzioni dell’orario di lavoro o dei trattamenti economici indennitari nei confronti dei lavoratori notturni è affidata a tali strumenti contrattuali.

 

Lavoro notturno: alcuni vincoli e limitazioni

 

Esistono alcune fondamentali limitazioni all’interno della disciplina del lavoro notturno per ciò che riguarda gli infermieri impiegati presso strutture pubbliche: da una parte, l’inidoneità al lavoro notturno va accertata dal medico competente; dall’altra viene affidata ai contratti collettivi la responsabilità di definire i requisiti dei lavoratori che possono essere esclusi dall’obbligo di effettuare lavoro notturno. Esiste poi un a lista ben precisa che traccia una linea di demarcazione tra coloro che non sono obbligati a prestare lavoro notturno e gli altri. Fanno parte della prima categoria e pertanto sono potenzialmente esentati da tale lavoro le seguenti categorie: la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni (o, in via alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa), la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni e la lavoratrice (o il lavoratore) che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 104. È inoltre vietato adibire al lavoro notturno (ovvero tra le ore 24 e le ore 6) le donne nell’intervallo di tempo che passa tra l’accertamento dello stato di gravidanza e il compimento di un anno di età del bambino.

 

Fonte:  ipasvimi.it

 

Marco Brezza

 

gio, gen 22, 2015  Valentina
Nominato Il Nuovo Comandante Dei Carabinieri 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

Fonte: huffingtonpost.it

Fonte: huffingtonpost.it

Su decisione del consiglio dei ministri,  il generale Tullio Del Sette è ufficialmente il nuovo comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, in sostituzione del generale Leonardo Gallitelli. La nomina, arrivata insieme a quella del generale Claudio Graziano quale nuovo capo di stato maggiore della difesa, arriva dopo una lunga carriera in ascesa nell’arma, iniziata nel 1970.

 

Il generale rimarrà alla guida dei 105 mila uomini in divisa fino al 2018, quando a sua volta compirà 65 anni, il termine ultimo per restare in servizio nella pubblica amministrazione fissato a luglio dalla legge Madia. L’eredità del nuovo comandante è un fardello pesante con cui fare i conti se si considera che Gallitelli è stato in assoluto la guida maggiormente amata dal 2000, cioè da quando i carabinieri si sono scissi dal controllo dell’esercito diventando di fatto la quarta forza armata italiana.

 

La carriera del nuovo comandante non teme rivali e la sua esperienza formativa parla da sé: oltre ad aver conseguito tre lauree, negli anni 90 era Comandante Provinciale a Pisa, successivamente a Torino con lo stesso ruolo. Ha retto  l’ufficio Legislativo del ministero della Difesa e guidato i carabinieri della Legione Toscana.

Insomma un uomo che ha dedicato la vita alla divisa, su questo non ci sono dubbi.

 

 

 

Come Si Può Fare Carriera Nell’Arma

 

 

 

 

Per raggiungere i vertici dell’arma die carabinieri, seppure la nomina di comandante, la carica più alta, è di diritto del consiglio dei ministri, bisogna procedere per concorsi e distinguersi per meriti sul campo.

I gradi nell’arma sono molteplici: da allievi ufficiali a marescialli a brigadiere a tenente, tutti questi ruoli sono passi obbligati per salire nella scala gerarchica. E la salita è legata ai concorsi pubblici, indetti a cadenza regolare e pubblicati sulla gazzetta ufficiale. Un minimo comune denominatore però, senza il quale la propria carriera non può neanche iniziare è l’assenza di condanne penali o di procedimenti penali in corso.

 

 

 

 

Carabinieri. Una Strada In Salita

 

 

 

 

La base di partenza è chiaramente, con la licenza di scuola media inferiore, la ferma volontaria di un anno nell’esercito e l’accesso al corso per allievi carabinieri attitudinale che si svolge al centro nazionale di selezione e reclutamento e ha una durata di sei mesi, durante  quali si viene sottoposti a prove di carattere fisico e a lezioni teoriche su diritto penale, diritto processuale penale, tecnica della circolazione stradale e tecnica di polizia giudiziaria.

 

Terminato il corso di sei mesi, si accede al corso per ufficiali, della durata di due anni e, qualora si venga promossi, si acquisisce il grado di sottotenente, quello più basso fra gli ufficiali. Per avanzare di ruolo esistono poi i concorsi pubblici, a cui possono accedere sia il personale militare che quello civile, e di pari passo anche i concorsi interni, riservati invece al personale che già lavora nell’arma.

 

Se si vuole avanzare di grado, quindi diventare vicebrigadiere, maresciallo, sottotenente, etc, si deve partecipare ai concorsi indetti per ogni singola categoria, accertandosi di rispondere ai requisiti richiesti e frequentando i corsi, talvolta universitari, che l’avanzamento impone, superandoli poi con successo.

 

 

 

Fonti: grnet / ilsole24ore / controcampus / huffingtonpost.it

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

mer, gen 21, 2015  Marco Brezza
Scatti stipendiali sul merito: insegnanti valutati dagli alunni? 2.00/5 (40.00%) 2 Vota Questo Articolo

Il grande enigma degli scatti stipendiali basati sul merito continua: si è infatti creata una spaccatura tra coloro (tra gli insegnanti) che vedono questa novità con fiducia e chi invece non ritiene questo metodo realmente sviluppabile.

 

insegnanti scuola

Scatti stipendiali: una proposta concreta

 

“Premi concreti a chi li merita”: questa la frase ad effetto utilizzata dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini pochi mesi fa durante una intervista nella quale venivano divulgate le linee direttive del procedimento di riforma della scuola pubblica. “Per il momento – spiegava la Giannini – purtroppo non vengono in alcun modo valorizzati, ai fini della carriera e dello stipendio, né il merito, né l’impegno, né la passione degli insegnanti. Non si può fare carriera nella scuola solo per anzianità: non è giusto e non è utile a rendere efficace ed efficiente il sistema formativo”.
Secondo quanto emerso da fonti governative, l’idea di legare esclusivamente al “merito” gli aumenti stipendiali non è stata gradita dalla classe insegnante: la proposta è stata infatti sonoramente bocciata dalla stessa consultazione voluta dal Governo a riguardo. Si sta ora, pertanto, ricorrendo ai ripari, con una proposta che vorrebbe gli aumenti legati in parte al merito ed in parte agli scatti stipendiali. Ma, in quale proporzione? Secondo quanto affermato dal quotidiano Repubblica, nelle stanze del Governo si starebbe lavorando alacremente per proporre gli aumenti legati per il 20% agli scatti stipendiali e per l’80% al merito. Un compromesso che però attribuisce grande importanza al requisito del merito, polarizzando la struttura degli scatti in maniera piuttosto marcata. Saranno d’accordo gli insegnanti questa volta?

 

Prima ipotesi

 

Il sistema meritocratico legato alla collezione e cumulo di crediti parrebbe restare invariato, così come la percentuale del 66% dei docenti che potrà usufruire degli scatti. La tecnica di calcolo dei crediti stessi sarà diretta derivazione di una valutazione dei rendimenti degli studenti (connessa probabilmente all’autovalutazione degli istituti), della formazione dei docenti e degli incarichi ricoperti grazie all’organico funzionale. Ancora non si comprende pienamente come saranno validati ed istituzionalizzati tali crediti: probabilmente saranno gli Uffici scolastici regionali o provinciali ad occuparsi di ciò evitando che tale delicata procedura possa passare per le mani delle scuole stesse o dei dirigenti scolastici (la cui soggettività marcata potrebbe macchiare la delicata valutazione).

 

Seconda ipotesi: i prof. valutati dagli alunni?

 

Nel frattempo il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone (uno dei più attenti estensori di questa parte di riforma) ha affrontato la questione della valutazione delle scuole e degli insegnanti. A suo parere la meritocrazia renderà gli insegnanti più motivati: si attendono pertanto sviluppi interessanti dalla procedura di riforma. Il varo di un sostanzioso articolo della riforma relativo alla valutazione da parte degli alunni nei confronti degli insegnanti non è più fantascienza: finalmente anche i prof. saranno valutati dai ragazzi. Un meccanismo mai immaginato prima, e neanche presente nella bozza programmatica della “Buona Scuola” resa pubblica nel mese di settembre. Ecco la procedura ipotizzata: i ragazzi compileranno un modulo attraverso il quale risponderanno ad alcuni quesiti relativi ai docenti che li hanno seguiti. Puntualità, capacità di esposizione e validità della didattica saranno alcuni dei requisiti posti a base dei questionari. Il corpus delle valutazioni confluirà nel Rapporto di autovalutazione (il Rav, redatto dal nucleo di valutazione) che sarà inviato poi al sistema nazionale di valutazione (presso il Ministero dell’Istruzione). Si attendono conferme per quella che potrebbe essere una grande novità nel sistema scolastico.

 

Fonte: orizzontescuola.it, Repubblica

 

Marco Brezza

 

mar, gen 20, 2015  Marco Brezza
Visita fiscale: la disciplina 2015 nel pubblico e nel privato 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Sono finalmente disponibili le nuove regole per l’invio a domicilio del medico fiscale, valide per l’anno 2015. L’Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) ha infatti emanato la disciplina valevole per l’anno che sta iniziando..

 

Visite fiscali

Visite fiscali

Assenze per malattia: le nuove regole

 

Visita fiscale: Introducendo la materia, occorre specificare che spetta proprio all’INPS effettuare le congrue verifiche relative alla condizione di salute di dipendenti pubblici e privati che si assentano dal lavoro per malattia. Tale controllo avviene tramite l’invio a domicilio del medico fiscale. Per far sì che l’attività abbia reale efficacia, ispettori e lavoratori sono tenuti a rispettare regole ed orari prefissati dall’ente: queste condizioni sono differenti a seconda della categoria dei dipendenti coinvolta.
Ma come di delineano le caratteristiche di tali discipline? E soprattutto, quali sono le principali differenze che intercorrono nella disciplina tra chi è impiegato presso il settore pubblico e chi invece lavora nell’ambito privato? Ecco una rapida rassegna che prova a chiarire le caratteristiche chiave e le differenze sensibili.

 

Visite fiscali: Le sanzioni

 

In primo luogo va segnalato che il medico fiscale è tenuto a verificare le condizioni fisiche del soggetto e di analizzare la patologia riportata all’interno del documento di malattia. Qualora ve ne sia la necessità, il medico avrà facoltà di prolungare la diagnosi di 48 ore (2 giorni). Successivamente all’accertamento della diagnosi, sarà possibile per il medico effettuare variazioni oppure sollecitare il dipendente a sottoporsi ad un controllo specialistico. Nella circostanza in cui, al momento della visita fiscale, il lavoratore non si dovesse trovare all’interno della residenza segnalata (senza congrua motivazione), esso perde il diritto al 100% di retribuzione per i primi 10 giorni di malattia, mentre per i giorni seguenti invece la retribuzione scenderà al 50%. Inoltre, all’interno di questa procedura specifica di infrazione, il dipendente possiede 15 giorni di tempo per comprovare la propria assenza ed evitare la sanzione ulteriore consistente nella detrazione dallo stipendio.

 

Assenze per malattia dipendenti pubblici: disciplina della visita fiscale

 

Andando ad analizzare le fasce di reperibilità dei dipendenti statali in ordine alla effettuazione della visita medica a domicilio si delineano alcune differenze tra dipendenti pubblici e dipendenti impiegati presso privati. I dipendenti pubblici devono essere reperibili 7 giorni su 7, compresi i giorni non lavorativi, festivi, prefestivi (ovviamente anche i weekend) nelle fasce 9-13 e 15-18: in tali orari i lavoratori statali sono tenuti a rimanere presso la residenza indicata nella documentazione medica di malattia. Per i dipendenti privati le fasce di orario invece cambiano: identico obbligo di reperibilità 7 giorni su 7. Cambiano, invece, le fasce orarie: 10-12 al mattino e 17-19 al pomeriggio. Questa è l’unica differenza che intercorre tra le due categorie, dal momento che, al contrario, il regime delle esenzioni è identico: l’esclusione dal vincolo di reperibilità infatti scatta per i dipendenti che sono costretti ad assentarsi per una serie di motivi che sono contenuti in un catalogo chiuso. Il catalogo contiene le seguenti fattispecie: malattie di una certa entità di cui necessitano cure salvavita, infortuni di lavoro, patologie documentate e identificate, quadri morbosi inerenti alla circostanza di menomazione attestata, gestazione a rischio. A queste eccezioni si aggiunge anche l’esenzione per i dipendenti nei confronti dei quali sia stata già effettuata la visita fiscale (per il periodo di prognosi indicato nel certificato).
Fonte: caffeinamagazine.it
Marco Brezza

 

 

lun, gen 19, 2015  Valentina
Polizia Penitenziaria. Con Il Nuovo Capo DAP Si Cambia Passo 5.00/5 (100.00%) 3 Vota Questo Articolo

 

Fonte: publicpolicy.it

Fonte: publicpolicy.it

Dopo la nomina del nuovo capo dell’arma dei carabinieri, anche il neo capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, si è insediato nel suo nuovo ruolo e ci ha tenuto subito a fissare un incontro con le associazioni sindacali di categoria, per rendere pubblico il percorso che intende fare all’interno della polizia penitenziaria e gli obiettivi che vuole raggiugere, con il sostegno e l’aiuto di tutti.

 

Due sono i cardini principali che il nuovo capo DAP vuole mettere in campo durante il suo mandato:

 

1. trasparenza dell’azione

 

2. collaborazione corale di tutti gli operatori penitenziari

 

Il tutto per l’unico fine di “migliorare le condizioni di lavoro di tutti per raggiungere il duplice obiettivo del benessere lavorativo e dell’orgoglio di appartenenza”. Senza mezzi termini, l’intento chiaro di Consolo è quello di gestire ogni istituto penitenziario come una piccola impresa, nella quale si lavora in economia per contenere i costi e per ottimizzare gli strumenti esistenti, massimizzando l’efficienza delle strutture penitenziarie.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. I Progetti In Concreto

 

 

 

 

Lasciamo per un attimo da parte la filosofia e pensiamo a come questa verrà tradotta, almeno negli intenti, sul campo.

Secondo il nuovo capo DAP, il contributo della Polizia Penitenziaria negli Uffici di Sorveglianza e negli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna, è fondamentale e deve essere aumentato con l’impiego di personale esperto, che ha maturato competenza e professionalità all’interno delle strutture penitenziarie.

 

Un capitolo a parte poi è quello della vigilanza dinamica, la quale deve assolutamente essere implementata con l’aiuto di ausili anche di carattere tecnologico, come le telecamere a circuito chiuso.

 

Tutte queste innovazioni, non possono però non passare dall’imbuto della responsabilità  di chi emana e direttive “specie nei casi in cui occorra difendere l’azione e l’attività degli operatori che agiscono nel  rispetto delle prescrizioni in esse contenute, anche con riferimento alle eventuali colpe che possono determinarsi in capo ai soggetti attuatori”.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Le Richieste Dei Diretti Interessati

 

 

 

 

Sebbene le prospettive di questo nuovo capo alla guida del comparto di polizia penitenziaria siano positive, le associazioni di categoria ci hanno tenuto comunque a evidenziare le loro richieste e i punti su cui non si può più tergiversare, ma serve un’azione incisiva e risolutiva a breve scadenza.

 

- ristrutturazione delle caserme fatiscenti,  spesso prive di bagni interni, senza rete web wireless e per le quali, vengono richiesti canoni che inaccettabili e non giustificati. Inoltre anche le piante organiche degli istituti sono da rivedere alla luce delle modifiche strutturali interne e all’apertura di nuove sedi.

 

-  Rilevamento dello stress da lavoro correlato, previsto per legge, e che è indispensabile per monitorare situazioni emotivamente instabili che troppo spesso sfociano in azioni drammatiche. Correlato con questo viene richiesta una sanatoria delle sanzioni disciplinari meno gravi e una modifica del Decreto legislativo 449/92.

 

- Per riqualificare le funzioni della polizia penitenziaria e ripristinarne un’immagine dignitosa è necessario un riordino del personale, anche attraverso concorsi per l’accesso alla qualifica di vice sovrintendente. Servono poi maggiori credenziali per il ruolo dei funzionari di corpo.

 

 

Negli ultimi anni, non si può certo nascondere, l’immagine degli agenti di polizia penitenziaria è stata troppo spesso oggetto di denigrazioni, senza invece mai venire lodata per le iniziative positive che pure caratterizzano il corpo.

Il DAP deve prevedere anche una riqualificazione mediatica dei baschi blu, nell’ottica di rilanciarne l’immagine, cancellando questo alone nero che si è creato ingiustamente intorno.

 

 

 

Fonti: uglpoliziapenitenziaria / polizia-penitenziaria / publicpolicy

 

 

 

 

Valentina Stipa