Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 
gio, set 24, 2015  Roberta Buscherini
Dipendente statale si fa rimborsare € 4524,00 di commissioni della cessione del quinto rinegoziata. 4.40/5 (88.00%) 45 Vota Questo Articolo

Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. rimborso cessione quintoDa questo studio è emerso che la gran parte dei contratti di cessione del quinto o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori ADICONFI. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ADICONFI ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata. Qui di seguito ho voluto riportarvi l’intervista al presidente di ADICONFI il sig Alessandro Lega per aiutare tutti coloro che si trovano in situazioni simili a quella del sig Franco.  

 

Presidente Lega; cos’è ADICONFI e a chi si rivolge?

 

alessandro lega presidente ADICONFI

Alessandro Lega; Presidente di ADICONFI – Associazione Difesa Consumatori Finanziari

Adiconfi è una Associazione di Difesa dei Consumatori di servizi Finanziari. E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

Chi fa parte dell’organico professionale di ADICONFI?

 

Il nostro staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ADICONFI?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se ADICONFI può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad ADICONFI  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica, ADICONFI tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come ADICONFI speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra ADICONFI  e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato ADICONFI, ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

Presidente Lega; quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega ADICONFI li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede i rimborsi che li spettano tramite ADICONFI?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa ADICONFI con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite ADICONFI, l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Presidente per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ad ADICONFI?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2015 e di €3 (tre).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ADICONFI?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web: http://www.adiconfi.it/richiesta-rimborsi-cessione-del-quinto-rinegoziate/

 

Grazie presidente Lega per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

Roberta Buscherini

 

 

ven, feb 12, 2016  Patrizia Caroli
Vota Questo Articolo

La lunga e luminosa strada verso casa: potrebbe essere il titolo di un trailer di quello che accadrà a molti insegnanti della scuola pubblica a partire dal prossimo mese di settembre 2016. Il Ministero dell’istruzione e sindacati hanno infatti appena siglato il contratto integrativo in merito alle regole per la mobilità straordinaria per il 2016/2017 prevista dalla legge 107 del 2015 (la legge cardine della riforma della scuola fortemente voluta dal Governo Renzi), che disciplina anche la mobilità degli insegnanti con ambiti territoriali.

 

mobilità scuola 2016

Mobilità straordinaria insegnanti 2016: ecco la nuova disciplina

 

Viene infatti superato in maniera del tutto eccezionale il vincolo triennale di permanenza nella provincia di assunzione per chi richiede il trasferimento: in tale maniera potrà partecipare agli spostamenti anche il personale assunto da uno o due anni. Si tratta di un numero cospicuo di persone: le cifre sono infatti importanti e si aggirano intorno a 250mila insegnanti che avranno facoltà di presentare l’istanza di mobilità. In ulteriore battuta, il contratto integrativo firmato pochi giorni fa ieri conduce al debutto degli ambiti territoriali introdotti dalla “fresca” riforma della scuola. Un debutto caratterizzato da alcuni (e ben definiti) limiti. Stiamo parlando in questo caso della “chiamata diretta” dei professori che finiranno negli ambiti: criteri e regole di assegnazione dei professori dovranno essere oggetto di un’apposita sequenza contrattuale.

 

I numeri della mobilità insegnanti 2016

 

Piccolo particolare da sottolineare (senza cattiveria): tramite questo contratto integrativo si spalancano pertanto i cancelli di una mobilità dai numeri davvero elevati, mettendo probabilmente in secondo piano le esigenze degli studenti e delle famiglie e evidenziando ancora una volta quel rischio di aggravare i sintomi della “supplentite” presente nel nostro sistema. Nessun tetto al potenziale turn-over è infatti stato edificato. “Un altro passo indietro rispetto alla legge 107/2015, evidenzia il rappresentante dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado, che parla senza troppi giri di parole di una “controriforma”.

 

Riflessioni sul piano assunzioni insegnanti 2015

 

Nel frattempo il ministro Stefania Giannini ha commentato il complessivo piano di assunzioni messo a punto proprio all’interno della legge di riforma della scuola (la sopracitata l. 107/20159 e realizzato in 4 fasi tra l’estate e l’autunno 2015. Una operazione molto vasta e complessa, di cui il Ministro ha fornito i dati. “Per quello che concerne il piano assunzionale – spiega il responsabile del dicastero della Pubblica Amministrazione – il piano ha garantito la copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, cui si è aggiunto l’organico di potenziamento“. “Le operazioni di nomina si sono concluse nei tempi previsti, complessivamente sono state presentate per fasi B e C 71.643 domande, per le fasi zero e A assunti 30.117 docenti. Complessivamente le accettazioni dei ruoli sono state più di 86mila (86.086, ndr). A parere del Ministro l’azione di aggressione al precariato storico svolta attraversom la pianificazione governativa è stata oggettiva: i docenti precari erano 134.393, mentre a conclusione la consistenza delle GaE si è ridotta a due terzi. I docenti ancora inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento risultano al momento 44.892. Numeri che il ministro porta ad esempio dell’efficace azione condotta dal Governo sul fronte della scuola.

 

Fonte: Sole24ore, orizzontescuola.it

 

Patrizia Caroli

 

 

gio, feb 11, 2016  Valentina
Polizia Penitenziaria. Arriva il nuovo Garante Nazionale 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: blastingnews.com

Fonte: blastingnews.com

Il prof. Mauro Palma, nota firma de Il Manifesto, è stato nominato Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Si tratta di una figura prevista dalla legge num. 10 del 2014 che rappresenta secondo il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando “una nuova importantissima tappa nella complessiva nuova fase di riflessione sull’esecuzione penale e sulla fisionomia della detenzione”.

 

L’obiettivo primario dell’istituzione di questa figura è quello di promuovere una cultura non solo verso chi è privato della libertà ma anche verso coloro che in contesti così critici e complessi operano quotidianamente.

 

Questo organo di monitoraggio sarà formato, oltre che dal prof. Palma anche dall’avvocatessa Emilia Rossi e da Daniela De Robert, giornalista Rai.

La normativa in vigore prevede che il garante nazionale riferisca della sua attività direttamente al parlamento. L’istituzione di questa figura non è altro, in realtà, che un obbligo a cui l’Italia doveva adempiere su richiesta specifica dell’ONU.

 

 

Polizia Penitenziaria. I Compiti Del Garante

 

 

Secondo quanto previsto dalla normativa che ha istituito questa nuova istituzione di garanzia e monitoraggio, il garante “si occuperà di tutte le diverse forme di privazione della libertà, dalla custodia nei luoghi di polizia, alla permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione, ai trattamenti sanitari obbligatori, in particolare nelle residenze di esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche (REMS), così coinvolgendo anche altre amministrazioni con le quali si è già avviata la collaborazione”.

 

Avrà poi anche un compito più mirato al territorio in termini di coordinamento tra i garanti regionali e svolgerà anche un ruolo a livello internazionale ovvero “costituirà quell’organismo di monitoraggio nazionale indipendente richiesto agli Stati aderenti al Protocollo opzionale per la prevenzione della tortura (OPCAT), ratificato dall’Italia nel 2012”.

 

Si tratta di una figura incentrata certamente più sui detenuti che sul personale di polizia penitenziaria, ma che può certamente tornare utile anche per manifestare il proprio malcontento e le situazioni precari nelle quale i baschi blu sono costretti a vivere e operare quotidianamente.

 

La speranza è che questa istituzione diventi certamente la voce dei detenuti, ma che non si dimentichi di chi gestisce la loro vita dietro le sbarre in maniera operativa, con dedizione e professionalità.

 

 

 

Fonte: polpen / ilmanifesto

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

mer, feb 10, 2016  Patrizia Caroli
Vota Questo Articolo

Dipendenti pubblici: cominciano a delinearsi in maniera concreta i comparti entro cui sarà ridisegnata la geografia contrattuale del pubblico impiego nel nostro Paese.

 

Dipendenti pubblici

Dipendenti pubblici: i 4 comparti contrattuali

 

Saranno 4 i comparti contrattuali relativi ai dipendenti pubblici e 4 quelli concernenti i dirigenti. Ecco come saranno strutturate nel concreto le divisioni.
- Scuola: con università, ricerca e alta formazione artistica e musicale;
- Sanità;
- Poteri locali: Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane;
- Poteri nazionali: in cu sarà accorpato tutta la restante branca della galassia del pubblico impiego.
In tutto ciò rimane, tuttavia, al momento sospeso il destino della presidenza del Consiglio, in bilico fra l’inglobamento nel super-comparto nazionale e il tentativo di mantenere la propria autonomia.
A tal riguardo va scoperto il nervo di Palazzo Chigi: i suoi oltre 2mila dipendenti oggi alloggiano in un comparto totalmente autonomo. Una situazione complessa e di non facilissima risoluzione. La disciplina sulla Pubblica Amministrazione definita da Brunetta negli scorsi anni parla di un “numero massimo” di quattro comparti, con l’eventuale isolamento di un quinto che potrebbe scatenare una reazione a catena di rivendicazioni ed eccezioni di ulteriori “specificità” in cerca di autonomia.

 

Il nodo della scuola

 

L’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) ha definito e tracciato negli scorsi giorni ai sindacati la già nota riduzione a 4 dei 12 comparti in cui è diviso oggi il pubblico impiego, condizione indispensabile per avviare le trattative sui contratti, come d’altronde rammentato nei giorni scorsi dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia.
Ma cosa accadrà ora? In questi giorni si paleserà la risposta sui criteri di calcolo della rappresentatività al fine di individuare i sindacati capaci di raggiungere il numero sufficiente di voti e di deleghe per sedersi alle trattative dei nuovi comparti. I nodi della questione risiedono senza dubbio alcuno su università e Afam (costrette ad unirsi al milione di dipendenti della scuola) e il “maxi-comparto” nazionale. Dall’altro lato molta più calma si respira per enti territoriali e sanità, settori per i quali il quadro rimarrebbe, nella realtà concreta, invariato.

 

Province e dipendenti comunali

 

Un altro tema bollente in materia di pubblico impiego è quello concernente la ricollocazione del personale impiegato presso le Province: qui si stanno per serrare gli ingressi all’interno del metaforico cancello della mobilità. A tal proposito la Funzione pubblica ha comunicato ufficialmente che la rilevazione della “offerta di mobilità”, ovverosia l’inserimento degli esuberi provinciali chiamati a spostarsi in un’altra amministrazione, sarà disattivata a tutti gli effetti il 12 febbraio (questo venerdì).
Per concludere la panoramica relativa alla odierna situazione di mutamento presente all’interno del pubblico impiego nel nostro paese va fatta menzione di dipendenti comunali: i dati emessi dalla Cgil lo scorso weekend hanno portato alla luce il calo delle buste paga dei dipendenti. 740 euro in meno all’anno tra il 2010 e il 2014. Il calo sarebbe prevalentemente causato dall’andamento del salario accessorio che, nei 5 anni presi in considerazione, è diminuito complessivamente del 15,7%. A ciò si va ad aggiungere il più ampio e strutturato blocco dei contratti del pubblico impiego, ormai cristallizzati da 6 lunghi anni di “grande freddo” recessivo. A tal proposito, ecco la chiusura del cerchio: la ripresa della contrattazione, idonea a mitigare questo grande freddo, sarà possibile solo nel momento in cui i comparti saranno ridotti a 4. Motivo in più per una rapida composizione costruttiva della situazione delineata in apertura di articolo.

 

Fonti: Sole24Ore, la Repubblica

 

Patrizia Caroli

 

mar, feb 9, 2016  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: gazzettedireggio.it

Fonte: gazzettedireggio.it

Tutti a scuola con i carabinieri. Non per fare prevenzione o parlare di sicurezza sociale. Bensì per sponsorizzare l’arruolamento dell’Arma.

È questa l’iniziativa tutta emiliana del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ed a cura dei Comandanti delle Compagni di Reggio Emilia, Guastalla e Castelnovo Monti.

 

Questi incontri si sono svolti nelle classi quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado che si accingono a terminare gli studi e si trovano quindi al primo vero bivio per la scelta sul loro futuro professionale.

 

 

Carabinieri. Un mondo altalenante per un adolescente

 

 

Attraverso una serie di conferenze illustrative, anche con proiezione di filmati si mostra a tutti gli studenti come si svolge un concorso per l’arruolamento nell’Arma dei Carabinieri e si spiega anche quali saranno i prossimi concorsi a cui potranno partecipare.

Ad esempio quello per l’ammissione di allievi dell’Accademia Militare per la formazione di base degli Ufficiali dell’Arma e il concorso per l’arruolamento di Allievi Carabinieri a copertura delle assunzioni ordinarie autorizzate per l’anno 2016.

 

Questa iniziativa arriva in un momento particolare per l’arma dei carabinieri, nel quale operazioni anticrimine di grande successo, come il recupero della Testa di Ade restituita dal “J.P. Getty Museum” di Los Angeles o le molteplici azioni antidroga che in pochissimi giorni hanno portato all’arresto di decine di trafficanti in tutta Italia, si alternano a notizie molto meno edificanti, come quelle sul caso Giuseppe Uva, ancora tutto da definire.

 

Da pochi giorni infatti si è svolta l’udienza della parte civile che ha chiesto la condanna per tutti e otto gli imputati, indagati di omicidio preterintenzionale, abbandono di incapace, abuso di potere e arresto illegale.

I sei carabinieri e i due poliziotti coinvolti in questa tragica vicenda vengono accusati di aver voluto dare una lezione a Uva, senza tuttavia aver alcuna intenzione di ucciderlo.

 

La divulgazione, con la collaborazione delle scuole superiori, del mondo dell’Arma, nel suo più chiaro, trasparente e positivo aspetto, oltre a voler avvicinare i giovani alla divisa, ha il compito inconsapevole di ripulire almeno in parte il fango che, a torto o a ragione, viene spesso gettato su questa forza, la quale al di là di tutto previene, difende e protegge le nostre strade e la nostra incolumità.

 

 

 

 

Fonte: gazzettadireggio.gelocal / grnet / varesenews

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

lun, feb 8, 2016  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: blitzquotidiano.it

Fonte: blitzquotidiano.it

La reiterazione dei contratti a tempo determinato è stata dichiara illegittima e il servizio prestato dai docenti in qualità di supplenti al lavoro svolto dagli insegnanti di ruolo è equiparato non solo per quanto riguarda le prestazioni lavorative ma anche sotto il profilo dell’esperienza professionale maturata.

 

Questo è quanto stabilisce il Tribunale di Tolmezzo, in provincia di Udine condannando di fatto il Ministero dell’Istruzione al riconoscimento della progressione stipendiale per i ricorrenti. Per buona pace di tutti gli insegnanti precari.

 

A dare notizia di questa importantissima sentenza è stato lo stesso studio di avvocati che si è occupato del maxi ricorso dei 3000 insegnanti con diploma magistrale che alla fine hanno conseguito il diritto all’immissione in ruolo.

 

 

Scuola. Cosa Dice La Sentenza di Tolmezzo

 

 

La sentenza parla di “violazione di un termine di durata, fissato dall’Unione Europea quale misura di tutela a favore del personale scolastico, proprio al fine di evitare gli abusi riconducibili all’utilizzazione di forme di impiego non stabili”.

 

Secondo quanto stabilito dal tribunale friulano quindi il Ministero dovrà risarcire ogni ricorrente per circa 30.000 euro per effetto della ricostruzione della carriera.

 

Nella sentenza di legge che “il superamento del limite di 36 mesi è presupposto necessario e sufficiente a determinare l’illegittimità dei contratti a termine di cui si discute in questa sede (…) la sommatoria dei vari rapporti comunque alle dipendenze del Ministero della istruzione nello svolgimento di mansioni equivalenti ha superato i 36 mesi. È inevitabile, da ciò, trarne la conclusione dell’effettiva illegittimità della successione dei contratti a termine per cui è causa, nella parte in cui detta successione, essendosi protratta per oltre 36 mesi con lo svolgimento, da parte del ricorrente, di analoghe mansioni presso lo stesso datore di lavoro, ha finito per violare un termine di durata costituente misura di tutela comunitariamente imposta per reprimere gli abusi derivanti dall’utilizzo di forme di impiego non stabili“.

 

Oltre a dichiarare l’illegittimità della reiterazione dei contratti a tempo determinato, il tribunale ha riconosciuto anche la progressione stipendiale per i ricorrenti, condannando di fatto il ministero al risarcimento di cui abbiamo accennato poco fa.

 

Questa sentenza, certo, non guarisce le ferite del comparto scuola, ma di sicuro dà un bel segnale e apre una strada che in molti percorreranno. Per buona pace del Ministero.

 

 

 

Fonte: blastingnews / tecnicadellascuola

 

 

 

 

Valentina Stipa