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Archivi al giorno marzo 12th, 2012

lun, mar 12, 2012  Roberta Buscherini
Carabinieri: “attualmente l’ordinamento militare in Italia è inadeguato”
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Tutti conoscono il momento economico che attraversa non solo il popolo italiano ma anche l’Europa in generale, ai cittadini è stato chiesto un nuovo sacrifico con incremento di tassi, nuovi bolli e altre misure lavorative ma d’altra parte la società non percepisce un rispetto ai valori o le priorità che dovrebbero essere rispettate come la scuola, la sanità o la sicurezza.
Intervista a Mauro De Piccis e Simone Donazio, portavoce nazionali dei Carabinieri Ausiliari in Italia ( www.carabinieriausiliari.com)

 

 

1.       Parlando di sicurezza, i cittadini hanno sempre più paura, giusto? Perché?
Il problema sicurezza è un tasto dolente e ciò si riscontra in tutta Italia basta girare per le nostre città di giorno e soprattutto di notte per capire che la paura di subire aggressioni o rapine è tangibile nella popolazione, segno che il malessere è ormai comune ma non io a dirlo sono i fatti di cronaca quotidiani a dimostrarlo, 4 giorni fà nei pressi di Perugia è deceduto a seguito di ferite riportate da arma da fuoco un 38 enne nella propria villa, unica sua colpa reagire ai malviventi che erano entrati in casa sua a scopo di rapina, e non sto ad elencarle la serie di furti e rapine che ogni giorno avvengono nel nostro paese, questo è un segno tangibile che vi è una carenza a livello di sicurezza e una carenza di organico nelle forze dell’Ordine dovuta a continui tagli di budget che con gli anni hanno ridotto il personale di ben 26.000 unità (fonte vice capo della Polizia di Stato dott. Cirillo F.) già 7000 unità  possono essere di aiuto al contrasto di questi fenomeni, infatti con il reintegro a bassissimo costo del personale posto in congedo forzato come i Carabinieri Ausiliari si andrebbe a colmare quella carenza che ha colpito l’Arma andando a riportare al contempo la sicurezza persa nei territori dove le stazioni dei Carabinieri funzionano ad orario ridotto.

Foto: Voceditalia.it

2.       In Italia esistono ben 5 forze di polizia diverse, è giusto che sia così? E’ un buon sistema o ci sono vuoti per quel che riguarda le competenze?
Credo fortemente che i vuoti , se ve ne sono, sono dovuti sempre al taglio dei fondi destinati alla forze dell’Ordine certo è che un’organizzazione centrale che coordini un’unica forza di polizia non sarebbe male calcolando che la stessa Europa ha chiesto a tutti i suoi membri una sola forza di polizia per stato, questo fa presupporre che si andrà verso un’unificazione delle Forze dell’Ordine, bisognerà solo vedere se in Italia sarà ad ordinamento civile o militare, molti parlano di scioglimento dell’Arma dei Carabinieri io francamente sorrido anche perché in Francia e in Spagna hanno tenuto come unica forza di Polizia quella a statuto militare ma con un’unica differenza, il suo capo è un civile (gendarmerie e guardia civil).
3.       È necessaria una riforma nel comparto sicurezza e difesa italiano?
Si credo che sia necessarissimo, in primis l’ordinamento militare che a mio modesto parere è totalmente inadeguato, prenda il nostro caso (Carabinieri Ausiliari) nel 2004 è stata dichiarata la fine della leva obbligatoria ma gia dal 1999 era nata la figura del Volontario delle Forze Armate allo stesso tempo esistevano i Carabinieri Ausiliari, l’ordinamento militare attuale non solo non riconosceva ai Carabinieri Ausiliari lo status di volontari ma li escludeva da ogni concorso militare senza nessuna riserva per non parlare del programma S.I.L.D. (sistema informativo lavoro difesa) riservato a volontari delle forze armate , esso è stato concepito per il ricollocamento di essi dopo il congedo nel mondo civile sempre grazie ad un ordinamento militare totalmente mal concepito, se poi parliamo del compartimento sicurezza degli interni li ci rendiamo invece conto come l’aumento dei crimini sia proporzionale alla carenza di personale delle forze dell’ordine basterebbe investire proporzionalmente anche nella sicurezza interna del nostro paese  oltre che all’estero nelle missioni, ripeto le soluzioni ci sono noi ne siamo esempio palese 7000 Carabinieri Ausiliari formati e lasciati a casa secondo lei sarebbe una manna dal cielo per le forze dell’Ordine?  per il cittadino? e per le casse dello Stato?

 

4.       E’ stato proposto un taglio importante di personale nelle Forze dell’Ordine italiane ma, invece, la stessa proposta include l’acquisto di mezzi come F-35 o auto blu (sono solo esempi). Cosa ne pensa al riguardo ?
Ecco questa domanda da lei posta si riallaccia con ciò che ho citato poco fa, logico che se ci siamo portati avanti un carrozzone per 10 anni mal concepito ora ne paghiamo le conseguenze, ora il nostro attuale esecutivo tecnico punta al risparmi per cercare di risollevarci dalla crisi ma nessuno si rende conto che alcuni investimenti come ad esempio l’F35 con il programma Joint Strike Fighter potrebbe essere sottodimensionato ancora di più a favore del personale delle Forze Armate, logico che continuare ad arruolare personale nelle Forze Armate per poi congedarlo dopo 1 anno non ha molto senso, ma quanto ci costa? E il personale già formato a casa? Vanno riviste le leggi in materia di arruolamento in primis e poi magari ripensare agli investimenti. Noi siamo stati lasciati soli per 12 anni e ancora oggi siamo soli nessuno si ricorda nessuno sa nessuno si rende conto di quanti soldi si potrebbero risparmiare , si figuri che in 4 mesi possiamo essere in strada a colmare quella carenza di organico che colpisce l’Arma dei Carabinieri, basta investire su ciò che si ha e guardi le garantisco che lo Stato di risorse pronte ne ha il problema è che è tutto mal gestito da decenni, noi  ad esempio abbiamo sempre proposto un nostro reintegro che avrebbe comportato un abbassamento dei costi di gestione di arruolamento pari alla metà , ma tutti i precedenti esecutivi hanno sempre denigrato la cosa addirittura ci fù un Ministro della Difesa che ci definì “Anagraficamente Anziani”, alla luce dei fatti posso garantirle che se va affrontata una riforma seria a mio parere non vanno toccati gli organici ma i metodi di arruolamento e di gestione dei mezzi, logico che gli investimenti vanno annoverati ma a parere mio la prima risorsa è il personale.

 

 

 

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lun, mar 12, 2012  Roberta Buscherini
Medici in pensione. Tra 5 anni 1 su 6 senza medico
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medici famiglia

Circa 25 milioni di cittadini potrebbero rimanere senza medico di famiglia. Da 2015 al 2025 infatti oltre 40 mila medici andranno in pensione per raggiunti limiti di età.
A dichiararlo è Alberto Oliveti, vicepresidente dell’Ente di previdenza dei mecici – ENPAM:  “Ogni anno vanno in pensione circa 1-1.500 medici, ma dal 2015 al 2025 si calcola, in base alla stratificazione dell’età, che andranno in pensione 40mila medici, quindi a rimanere senza medico, in 10 anni, potrebbero essere 25 milioni di cittadini ”. (Notizieliberemyblog)
Oltre che la conseguenza di un futuro prossimo che un italiano su 6 potrebbe rimanere senza medico, c’è anche un altro aspetto da considerare: il sovraffollamento che nei prossimi anni si registrerà presso gli studi medici attualmente in essere.
Ciò accadrà se non si troverà una soluzione organizzativa al sistema attualmente in atto che fa registrare un’uscita di scena molto più alta dell’arruolamento di nuove leve tra i camici bianchi.
L’allarme è stato lanciato dalla Federazione Italiana Medici Medicina Generale che all’interno del documento intitolato Rifondazione della medicina generale denuncia questa disparità di entrate/uscite dal settore che porterà alle conseguenze che vi abbiamo già accennato.
Ma come siamo arrivati a questa situazione di sbilanciamento tra pensionati e nuove leve? Molto lo si deve all’introduzione del numero chiuso all’università che ha fatto diminuire il numero dei camici bianchi.

 

Come arginare allora queste conseguenze?

La risposta è in una riorganizzazione totale del sistema attualmente vigente. Il segretario della Federazione generale dei medici di medicina generale Giacomo Milillo ad esempio suggerisci l’affiancamento di figure di supporto al medico, a cui lo stesso può delegare tutta la parte burocratica e amministrativa del proprio lavoro, garantendo così l’impegno del suo tempo solo ai pazienti. Anche l’apertura degli studi 7 giorni su 7 potrebbe ovviare ad alcuni inconvenienti legati al previsto sovraffollamento ed è di facile attuazione con un sistema di turnazione che fornisca un servizio in questo senso.
Se la realtà dei medici di famiglia non vive un periodo roseo, quella ospedaliera non è certo migliore: qui a diminuire oltre al numero dei medici è anche il numero dei posti letto per i pazienti e dei professionisti, il cui contributo è preziosissimo in tutte le attività di routine quotidiane dei malati.

 

Argomenti correlati:

- medici: 24 ore su 24

- situazione precaria asistenza sanitaria

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lun, mar 12, 2012  Roberta Buscherini
Terzi: i militari italiani non dovevano entrare in acque indiane
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G.Terzi (esteri.it)

Non ci sono novità rispetto alla situazione dei due marò italiani arrestati in India, sono ancora in attesa del giudizio finale. Al riguardo, si è pronunciato oggi il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, il quale ha dichiarato su Twitter che non era previsto l’ingresso della nave italiana in territorio indiano. “In nessun caso la nave italiana doveva entrare in acque indiane. Le polemiche sulle responsabilità le lascia ad altri. Io lavoro per riportarli a casa”, ha detto il ministro. “L’Italia sia vicina ai nostri marò. Avevano e hanno bisogno di noi”.

 

Terzi ha risposto con queste parole ad un articolo di Angelo Panebianco pubblicato sul “Corriere della Sera” sotto il titolo: “Tra riscatti e ipocrisie”. In questo articolo, Panebianco parla non solo della vicenda dei marò italiani detenuti in India, ma anche del blitz britannico in Nigeria, costato la vita a Franco Lamolinara la settimana scorsa.

 

Lo scrittore del Corriere della Sera, nel suo articolo parla di “errori” da parte del governo, nelle negoziazioni del caso indiano, ad esempio, accusa il governo di “non aver chiarito subito al comandante della nave che le conseguenze per loro sarebbero state assai pesanti se la nave fosse entrata nelle acque territoriali dell’India, mettendo i nostri soldati alla merce delle autorità locali”.
D’altra parte, Panebianco considera “inutile” la visita di Terzi in India.

 

Per saperne di più:

- Marò arrestati interviene Monti

- Marò: stiamo bene

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lun, mar 12, 2012  Roberta Buscherini
Vigili del Fuoco: firmato a Roma un protocollo per la salvaguardia degli edifici culturali
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Un protocollo del tutto innovativo e dagli scopi impegnativi quello firmato pochi giorni fa dal dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e del ministero dell’interno con il Ministero dei beni e delle attività culturali.

Un accordo che mira a salvaguardare gli edifici di interesse culturale, firmato nella capitale Roma, sintesi per eccellenza di beni storici e culturali di inestimabile valore e che spesso purtroppo saltano agli onori della cronaca per atti vandalici.
Il protocollo ha sancito la nascita di un rapporto continuativo tra tutte la parti in causa al fine di salvaguardare i luoghi di interesse storico e culturale presenti sul territorio italiano, dando vita anche a studi di settore e ricerche con lo scopo di mettere in piede anche una serie di attività preventive rispetto alla tutela di questi siti.

 
In questo senso accordo prevede l’istituzione di una commissione  composta da 6 membri che opererà direttamente presso il centro operativo nazionale dei vigili del fuoco; proprio i vigili del fuoco infatti apporteranno un fondamentale contributo tecnico a questo protocollo in tema di messa in sicurezza dei luoghi di interesse culturale.

 
Le competenze tecniche e professionali dei vigili del fuoco infatti sono già state messe alla prova con risultati di successo durante diverse calamità che hanno colpito il nostro paese, ad esempio il terremoto dell’Aquila, durante il quale hanno provveduto a mettere in sicurezza diversi luoghi di interesse culturale e a salvaguardarne la loro integrità per quanto possibile.
Verranno inoltre sviluppati come si legge in una nota divulgata dal Viminale “dei modelli operativi condivisi e procedure di pianificazione integrata di intervento e di emergenza che, tenendo conto delle peculiari esigenze di tutela e conservazione proprie degli edifici di interesse culturale, ne assicurino adeguati livelli di sicurezza “.

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