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Archivi al giorno marzo 13th, 2012

mar, mar 13, 2012  Roberta Buscherini
Sciopero nazionale Ata – ITP EE.LL. il 28 marzo a Roma
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Il comitato nazionale ATA-ITP ex enti locali ha fissato la data per una seconda manifestazione il 28 marzo a Roma, per esigere al governo italiano il riconoscimento dell’anzianità del personale amministrativo tecnico ausiliare e ITP, ex dipendenti locali, trasferiti nel 2000 alle dipendenze dello Stato.

 

Comitato Nazionale ATA-ITP ex enti locali

Un po’ di storia
L’1 gennaio del 2000, tutto il personale ATA e ITP (70.400 unità circa) viene trasferito dagli enti locali alle dipendenze dello Stato con con la legge n. 124 del 1999
Ma con questo trasferimento non è stata applicato l’ articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 in quanto e intervenuto l’accordo del 20.07.2000 l’ARAN e le OO.SS .L’accordo ha formulato criteri di inquadramento diversi da quelli stabiliti dalla legge n. 124 del 1999.L’accordo è stato recepito con D.M. del 5 APRILE 2001.
Secondo denuncia il Comitato, questi lavoratori statali non è stata riconosciuta l’anzianità di servizio pregressa ,con una disparità di trattamento salariale e pensionistico che viene a determinarsi a parità di lavoro e maturato di servizio, tra dipendenti EE.LL. e comparto Scuola e tra gli stessi dipendenti del comparto scuola.

“Nel mentre al comparto scuola è stato trasferito il 100% del personale in servizio, le corrispondenti competenze economiche trasferite furono solo dell’85% circa e con il risparmio forzoso del rimanente 15% fu pagato il contratto dei lavoratori degli EE.LL”, lamenta il Responsabile Nazionale Unicobas ATA ex EELL, Vincenzo Lo Verso. “Nella sostanza, si è persino realizzato un risparmio (con cui è stato finanziato il contratto degli EE.LL.) e ovviamente stiamo parlando di risorse economiche sottratte ai lavoratori transitati che mortificherà significativamente il loro futuro: salari, ricostruzione di carriera e i calcoli pensionistici, nonché la qualità di vita degli stessi e delle rispettive famiglie”.

 

12 anni dopo
Sono passati 12 anni e il Governo Italiano non ha ancora riconosciuto i diritti di questi lavoratori pubblici. Ma in tutti questi anni, qualcosa è cambiato in quanto il Comitato si è appellato alle autorità giuridiche europee e con la Sentenza Corte Europea dei Diritti Umani del 7 giugno, è stato accolto il ricorso proposto dagli ATA della scuola, che avevano lamentato la violazione dell’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU); il 6 settembre 2011 anche la Corte di giustizia europea ( SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA – ATA ) si è pronunciata favorevolmente sul ricorso proposto da un altro gruppo di lavoratori ATA che si trovavano nelle medesime condizioni.
Queste sentenze europee sono vincolanti, per tanto il Governo Italiano dovrebbe “rispettare la normativa europea e riconoscere i diritti degli ATA”. Lo Verso assicura che ci sono alcuni giudici che in modo autonomo stanno iniziando a seguire le sentenze europee ma il Governo non si è ancora pronunciato”. Si è appellato invece alla sentenza europea, il 28 novembre, ma questo appello è stato rifiutato per cui “vogliamo d’una parte informare a tutti i colleghi su queste novità. E’ importante che le persone che hanno iniziato un ricorso in questi anni, scrivano una lettera di prescrizione e chi non aveva mai fatto niente può cominciare a chiedere quello che, giustamente, li appartiene”.
Il prossimo 28 marzo è previsto lo sciopero degli ATA-ITP a Roma ,una delegazione sarà ricevuta dai vari gruppi parlamentari e dalla VII Commissione Cultura e istruzione in audizione “Visto che la giustizia in Italia è molto lenta, vogliamo spingere l’applicazione delle sentenze europee. Stiamo semplicemente richiedendo un diritto soggettivo riconosciuto dalla legge e non applicato nel trasferimento”.
Richieste
abrogazione del comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, Blocco richieste di recupero crediti delle somme percepite che l’amministrazione sta attuando,una sanatoria legislativa per tutte le sentenze negative passate in giudicato causate con l’inserimento del comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
Quindi le proposte fondamentali da presentare al Governo sono “l’immediato inquadramento, sia per il personale in servizio sia per il personale in quiescenza, (con nuovo decreto di ricostruzione di carriera valevole ai fini giuridici ed economici) secondo il dettato dell’ articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 che recita: “A detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza…”
Per concludere, il rappresentante degli ATA-ITP EE.LL ha sottolineato il fatto che “visto che noi in Italia dobbiamo adeguarsi alle norme europee in materia di risparmi e sacrifici, con ad esempio la Manovra “salva Italia”, ci chiediamo perché il Governo Monti non usa la stessa regola per applicare le sentenze Europee vincolanti per i stati membri EU”.

Per saperne di più: Comitato Nazionale ATA-ITP EE.LL

 

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mar, mar 13, 2012  Roberta Buscherini
La Commedia di Dante sotto accusa per contenuto razzista e antisemita
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Tutti siamo cresciuti con la Divina Commedia di Dante, infatti è il pilastro della nostra letteratura e in altri paesi ci conoscono anche per l’opera di Dante. Ora però, quest’opera rischia di essere ritirata per essere considerata discriminatoria e offensiva.

L’organizzazione di ricercatori e professionisti Gherush92, ha chiesto l’eliminazione della Divina Commedia dai programmi scolastici perché “presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo”, ha dichiarato all’agenzia Adnkronos Valentina Sereni, presidente dell’organizzazione. “Studiando la Divina Commedia – sostiene Gherush92 – i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti”.

 

CANTI SOTTO ACCUSA

Ci sono diversi esempi, sempre secondo Gherush92, dell’esaltazione di valori poco ortodossi nel libro. Ad esempio, nel canto XXXIV nel quale ”Giuda – afferma Valentina Sereni – per antonomasia è persona falsa, traditore (da Giuda, nome dell’apostolo che tradì Gesù)”; ”giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore. Il significato negativo di giudeo è esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo.

 

CENSURA O CHIARIMENTI?

“La rappresentante dell’organizzazione ha precisato che non si pretende una censura ma il riconoscimento, in modo chiaro, che nella Commedia di Danti sono presenti contenuti “razzisti, islamofobici e antisemiti”. Valentina Sereni considera che “l’arte non può essere al di sopra di qualsiasi giudizio critico perché è fatta di è fatta di forma e di contenuto e anche ammettendo che nella Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, ciò non autorizza a rimuovere il significato testuale dell’opera, il cui contenuto denigratorio è evidente e contribuisce, oggi come ieri – aggiunge Sereni- a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti. Persecuzioni, discriminazioni, espulsioni, roghi hanno subito da parte dei cristiani ebrei, omosessuali, mori, popoli infedeli, eretici e pagani, gli stessi che Dante colloca nei gironi dell’inferno e del purgatorio. Questo è razzismo che letture simboliche, metaforiche ed estetiche dell’opera, evidentemente, non rimuovono”.

Valentina Sereni conclude affermando che ad oggi il razzismo “è considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversità culturale e preservano dalla discriminazione, dall’odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi”. Inoltre, ha precisato che il dovere dell’organizzazione è quello di segnalare alle autorità competenti che la Commedia presenta “ contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti”.

 

 

Argomenti correlati:

- Razzismo e scuola

- Scuola: progetto Vales

 

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mar, mar 13, 2012  Roberta Buscherini
Caso marò: De Mistura, nessun militare viene giudicato da altro stato
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Il Governo Italiano continua ad allargare le relazioni con altri paesi sulla vicenda dei due marò italiani in carcere in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Infatti si tratta di una questione di diritto internazionale in quanto è accaduta in acque internazionali. “Nessun militare, di nessun paese può essere giudicato fuori dal proprio stato di provenienza”, queste sono state le parole del sottosegretario agli esteri, Staffan De Mistura, su Rainews. Questa, ha aggiunto, è una regola internazionale che vale per tutti, anche per il militare americano che ieri in Afghanistan ha ucciso 16 persone. “Sono sicuro che non verrà giudicato in Afghanistan” –ha considerato De Mistura- “Vale per tutti, indiani, americani, italiani devono essere giudicati nel paese di origine”.

 

De Mistura, in India dal 22 febbraio, tornerà a Roma domani per negoziare direttamente con il governo.  Al suo posto a Trivandrum arriveranno l’ambasciatore Giacomo Sanfelice e il direttore centrale per i paesi dell’Asia e dell’Oceania della Farnesina, Andrea Perugini.
I due marò italiani sono stati arrestati il 15 febbraio scorso quando hanno sparato ad un gruppo di presunti pirati, mentre erano in servizio a bordo della petroliera Lexie. Le autorità indiane ritengono che i due militari avrebbero assassinato due innocui pescatori nelle acque territoriali di competenza di Nuova Dehli, per il personale della nave e per il governo italiano invece il combattimento si sarebbe svolto in acque internazionali.

 

 

Foto: La Stampa

 

Proteste

I pescatori indiani si sono manifestati ieri davanti al palazzo del governo di Trivandrum. Protestano contro l’aumento degli incidenti avvenuti negli ultimi mesi: un totale di 28 morti, gli ultimi 8 tra febbraio e marzo.

I pescatori richiedono maggiori controlli e pretendono un incremento della protezione da parte della guardia costiera, mezzi tecnici più adeguati per segnalazioni e rilevamento dei dati. Infine paghe più alte. Una giornata di lavoro in mare vale, più meno, un euro.

Secondo La Stampa, durante la manifestazione era palese l’ostilità contro gli italiani, espressa anche tramite cartelli (la Enrica Lexie è disegnata a matita come un drago che, con la lingua, avvolge i pescatori).

Per saperne di più: Marò arrestati in India, stiamo bene.

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