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Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al giorno marzo 26th, 2012

lun, mar 26, 2012  Roberta Buscherini
28 MARZO: SCIOPERO NAZIONALE ATA-ITP EELL
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Si terrà il giorno 28 marzo 2012 in piazza Montecitorio a partire dalle ore 9.30 lo sciopero del personale ATA-ITP contro la disparità di trattamento salariale e pensionistico in seguito allo spostamento dagli Enti Locali allo Stato.

 

 

Tutto è iniziato più di 12 anni fa, quando con la Legge 124 del 3 maggio 1999  il personale ATA e ITP delle scuole statali dei comuni e delle province, veniva trasferita alle dipendenze dello Stato.

 

Inizialmente, come spiega il Presidente del Comitato Nazionale ATA-ITP ex EE.LL.,Antonio Brunaccini, DSGA dell’I.S. Moscati di Sant’Antimo, al personale ATA trasferito veniva riconosciuta l’anzianità, sia economica che giuridica, maturata presso l’Ente di provenienza e il mantenimento della sede in una prima fase applicativa.
Con il susseguirsi dei diversi governi e di nuove riforme, poi, i lavoratori interessati al trasferimento obbligatorio, si vedono negati tutti i diritti maturati presso l’Ente di provenienza; alcuni addirittura retrocedono di livello retributivo e altri perdono quanto maturato in anzianità lavorativa con danni sul calcolo pensionistico.

 

 

In sintesi a questi dipendenti statali non è stata riconosciuta l’anzianità di servizio pregressa, creando una grossa disparità di trattamento salariale e pensionistico con la restante parte del personale del comparto scuola.

Ora, con questa manifestazione indetta per il 28 marzo, il Comitato Nazionale ATA-ITP chiede al Parlamento, al Ministero e al Governo di attivare tutte le iniziative necessarie a ripristinare il rispetto dei diritti dei lavoratori, così come ha ribadito la Sentenza della Corte di Giustizia Europea nel settembre 2011.

 

 

Più nello specifico le richieste che il Comitato nazionale Ata-Itp intende proporre alla VII COMMISIONE CULTURA E ISTRUZIONE, nell’incontro che si terrà lo stesso giorno nel primo pomeriggio, sono:

-    l’abrogazione del comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266;
-    il blocco delle richieste di recupero crediti delle somme percepite che l’amministrazione sta attuando;
-    una sanatoria legislativa per tutte le sentenze negative passate in giudicato con l’inserimento del comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

 

“Le proposte fondamentali da presentare al Governo – conclude il comitato – sono l’immediato inquadramento, sia per il personale in servizio sia per il personale in quiescenza, con nuovo decreto di ricostruzione di carriera valevole ai fin’i giuridici ed economici, secondo il dettato dell’articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 che recita: ‘A detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza”.

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lun, mar 26, 2012  Roberta Buscherini
Scuola: Allontanare alunni indisciplinati dalla classe? Non è educativo
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Chi di noi durante la formazione scolastica non è stato richiamato o punito con una nota dall’insegnante? I più indisciplinati possono anche essere stati allontanati dall’aula durante l’ora di lezione da un’insegnante un po’ più severo degli altri.
Ma ci siamo mai chiesti quanto sia corretto e davvero educativo questa tipologia di punizione? A sollevare la questione un caso specifico avvenuto in una scuola siciliana, dove un bambino di sei anni, in prima elementare, è stato allontanato dalla propria maestra durante l’ora di lezione perché aveva “ disturbato” il regolare svolgimento didattico.

 

Questa procedura, così come le note, è da sempre presente nel mondo della scuola ed entrambe simboleggiano solo forme differenti di punizioni disciplinari che dovrebbero avere lo scopo educativo di far capire all’alunno l’errore ed evitare che si ripeta di nuovo, oltre che svolgere un compito indirettamente formativo anche per i compagni, disincentivati in questo modo a compiere lo stesso gesto.
La verità però è che l’allontanamento dell’aula durante il regolare svolgimento delle lezioni da un punto di vista proprio educativo ha due controindicazioni che non possono essere ignorate.

 

In primo luogo esiste anche un aspetto emotivo di questa pratica che può avere ripercussioni importanti tanto più l’alunno è piccolo: l’umiliazione di essere allontanati dall’aula di fronte ai compagni può avere un effetto negativo in una fase dello sviluppo molto importante; può infatti provocare paura verso l’insegnante, difficoltà ad integrarsi per i sensi di colpa legati all’umiliazione subìta o ancora difficoltà di apprendimento.

 

In seconda istanza, la pratica di allontanamento dall’aula dell’alunno indisciplinato è in un certo senso contraria alla legge, in particolare all’articolo 2048 del Codice civile secondo cui “I precettori […] sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza […] e sono liberati dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto e di aver adottato in via preventiva, le misure organizzative idonee ad evitarlo ”. (Il sole 24 ore)

 

Se un alunno viene allontanato dall’aula, quindi dalla supervisione dell’insegnante, chi garantisce la sua incolumità? Nel caso di ferimento di un alunno in un contesto come quello descritto, i guai per l’insegnante sarebbero anche di carattere penale, non solo disciplinare.
Ecco dunque che seppure da sempre in vigore, alcune pratiche apparentemente legittime e innocue possono rivelarsi non solo poco educative, ma addirittura contrarie alla legge, dunque da evitare.

 

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- Maestra arrestata per violenza

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lun, mar 26, 2012  Roberta Buscherini
Gontero nuovo presidente dell’AGeSC
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L’associazione Genitori Scuole Cattoliche ha scelto questo week end il suo nuovo presidente nazionale: Roberto Gontero.

 

Durante il prossimi tre anni, Gonterà sarà il presidente dell’associazione. Torinese, sposato e con tre figli, questo è il profilo di Gonterà che, secondo fonti dell’associazione, ha maturato una grande esperienza di volontariato nell’Operazione Mato Groso in Brasile e poi nell’AGeSC dove è stato presidente regionale in Piemonte e in seguito vicepresidente nazionale. Ha anche guidato il Movimento Scuola Libera piemontese.

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lun, mar 26, 2012  Roberta Buscherini
Il Pd afferma che l’articolo 18 va applicato anche agli statali.
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Il governo ha approvato la Riforma del Lavoro, dopo sette ore di riunione, con l’obbiettivo di “…realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, ripristinando al contempo la coerenza tra flessibilità del lavoro e istituti assicurativi… ”, secondo ha detto lo stesso premier, Mario Monti.

 

Ma in questa riforma esiste un punto di controversia del quale si è parlato a lungo e ancora oggi ci sono dubbi: l’applicazione del art.18 ai dipendenti pubblici.
Prima no, dopo si e poi forse…..questa è stata la posizione della Ministra del Lavoro, Elsa Fornero, rispetto a cosa cambia con l’articolo 18 agli appartenenti alla pubblica amministrazione.

 

Questa volta è stato il senatore del PD, Pietro Ichino, in un’intervista a ‘La Stampa, “in linea teorica i pubblici nono sono esclusi da questa riforma, il testo unico del 2001 estende a quasi tutto l’impiego pubblico anche l’applicazione dell’articolo 18, salvo i casi di eccedenza di organico superiori ai dieci dipendenti”. In questo senso, ha spiegato che “l’ostacolo è che se il giudice condanna l’amministrazione a pagare al lavoratore licenziato un risarcimento, il dirigente che ha adottato il provvedimento può essere ritenuto responsabile verso l’erario per il danno” e nessun dirigente pubblico è disponibile a “correre questo rischio”.

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lun, mar 26, 2012  Roberta Buscherini
Riforma del lavoro: cosa prevede in realtà?
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Dopo 7 ore di riunione fiume del consiglio dei ministri, 10 capitoli e 26 pagine di riforma del lavoro sono stata approvati. Non senza polemiche. Non senza oppositori. Ma in piena coscienza di aver compiuto, dice il governo, un passo importante per fermare la recessione che attanaglia l’Italia.
Nella premessa del testo della riforma infatti si esprimono gli obbiettivi concreti di questo documento, ovvero: “…realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, ripristinando al contempo la coerenza tra flessibilità del lavoro e istituti assicurativi… ”. (Blog Panorama)

 

OBBIETTIVI

Mario Monti (blog panorama)

Ma cosa prevede davvero questa riforma? Prima di tutto viene introdotto un nuovo ammortizzatore sociale, l’ASPI, che prenderà il posto dell’indennizzo di disoccupazione e di mobilità. Il passaggio inizierà già dal prossimo anno per completarsi poi nel 2016 e proprio come adesso riguarderà tutti i lavoratori che hanno completato in un biennio almeno 52 settimane di lavoro; l’ASPI avrà una durata massima di 18 mesi per coloro che hanno già compiuto i 55 anni, mentre rimarrà di 12 per chi non ha superato questa soglia di età.
Oltre all’ASPI la riforma del lavoro 2012 prevede una serie di novità che mirano a tutelare maggiormente categorie di lavoratori più deboli. Ad esempio è stata prevista una tutela giuridica a carico del datore di lavoro per i lavoratori anziani che raggiungano i requisiti di pensionamento nei prossimi 4 anni. Anche per le donne e la pratica piuttosto diffusa delle dimissioni in bianco  è stato creato un sistema di controllo che punta a eliminare l’abuso di questa formula.
In merito ai contratti di lavoro la riforma prevede che le aziende che assumeranno con contratti a tempo indeterminato riceveranno dal governo un premio di stabilizzazione. Negli intendi del governo c’è quello di trasformare il contratto di apprendistato come il primo step dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro, mentre il contratto a progetto dovrà rispettare parametri più precisi per godere di maggiori benefici di applicazione.

 

Una delle parti più criticate e sulle quali non si è trovato un’intesa completa tra le parti sociali è certamente quella che riguarda la disciplina dei licenziamenti, ovvero la materia dell’articolo 18 che nelle ultime settimane ha riempito la stampa italiana. All’interno dello statuto dei lavoratori questo fondamentale articolo prevede il principio per cui le imprese con un numero di dipendenti superiori ai 15, nel caso di licenziamento senza giusta causa sono obbligate al reintegro del lavoratore.

 

In effetti l’articolo 18 è stato in parte modificato in quanto il governo con questa riforma del lavoro ha suddiviso i licenziamenti tra quelli che avvengono per motivi economici, per motivi disciplinari e per motivi discriminatori. Sono proprio i primi due ad aver subìto modifiche importanti. Infatti a differenza di prima non esisterà più l’obbligo di reintegro sul posto di lavoro, ma prenderà vita una forma di conciliazione che potrebbe concludersi con un accordo economico. Un altro punto di controversia e l’applicazione di questo articolo per quel che riguarda i dipendenti pubblici.
I sindacati hanno già dichiarato scioperi e proteste proprio per questo mentre per il ministro del lavoro Elsa Fornero questa riforma non intacca in modo negativo la condizione dei lavoratori: “Non ci sembra che le modifiche previste per l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori costituiscano un cambiamento che stravolge i diritti. Non ci sembra che questo sia calpestare i diritti. Non ci sembra che questo sia creare motivi per gravi tensioni sociali ”. (Fonte: adnkronos)

 

Il premier rincara poi la dose, dichiarando di non essere disposto a fare passi indietro per accontentare tutte le parti sociali: “credo che io sia stato chiamato per rimediare ai mali derivati nel corso di decenni da molte occasioni di ascolto come questa nelle quali chi governava è stato reso talmente sensibile ai problemi delle diverse categorie ed ha tanto cercato di venire incontro a quei problemi per avere poi un consenso che ha finito per prendere decisioni che non hanno tenuto presente l’interesse generale ”. (Fonte: La Repubblica)

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