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sab, giu 9, 2012  Roberta Buscherini
La Scuola secondo Profumo
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Il 16 giugno prossimo il consiglio dei ministri dovrà decidere le sorti della nuova bozza di riforma della scuola avanzata dal Ministro Profumo, improntata al merito, sia per gli studenti che per i docenti.

 

Si parla, ma è ancora tutto da confermare, di studente dell’anno, olimpiadi di matematica, fisica e italiano che vedranno per il vincitore sconti sulle tasse o sui trasporti  in proporzione al reddito familiare. Al direttore Ezio Mauro infatti il ministro spiega che “Dare un riconoscimento a chi eccelle vuol dire anche mettere i meritevoli al traino dell’intera classe e innalzare il livello medio ”.
La sintesi quindi sarà che a maggiore impegno scolastico si tradurrà in minori (non zero!) spese. E questa filosofia troverà un riflesso anche nell’ambito successivo a quello di formazione, ovvero nel mondo professionale, dove per le imprese verrà predisposto un elenco dei più bravi, assumendo i quali si otterranno incentivi fiscali.

 

Il criterio meritocratico verrà esteso anche ai docenti: “ci sarà un test preselettivo e chiederemo la simulazione di una lezione: dobbiamo valutare quanto i futuri docenti sapranno farsi capire dai ragazzi. Devono essere competenti e pure capaci ”, spiega ancora il Ministro Profumo. Stop importante anche in ambito universitario: i docenti di ruolo a tempo pieno dovranno infatti garantire almeno 100 ore di didattica.
Seppure non si ancora stata approvata, già nei suoi intenti questa bozza di riforma non trova molti consensi nel mondo politico. Nelle parole dell’ex Ministro Fioroni infatti emerge una dura e spietata critica al criterio meritocratico che guida l’intera riforma: “interventi esclusivamente mirati a incentivare la competizione e garantire l’eccellenza per pochi diano un’idea sbagliata e diversa dalla scuola della Costituzione. Questa prevede una comunità educante che recupera chi resta indietro e contemporaneamente stimola i migliori. Questa insistenza nell’ipotizzare un modello competitivo, senza nulla per le emergenze e i bisogni di tutti, dà l’idea di perseguire un disegno che vede una scuola di qualità per pochi e un nuovo avviamento professionale per i tanti ”.

 

Spesso in Italia si sente parlare per la poca meritocrazia impiegata in ambito lavorativo, professionale e anche scolastico. Dunque il principio che muove questa bozza di riforma dovrebbe essere accettato e condiviso da buona parte di noi. Il merito però non è tutto uguale e non è sempre fonte di vantaggi. Se merito si traduce in possibilità, allora perde la sua connotazione positiva, diventato un criterio di selezione che chiude la strada a chi non possiede, non a coloro che non sono meritevoli.

 

Inoltre che la scuola italiana abbia bisogno di novità e freschezza per ritrovare lo smalto che l’ha resa celebre nel mondo e per formare una nuova classe dirigente capace di guidare il paese non può certo essere messo in discussione. Il fatto invece che per raggiungere questi traguardi si decida di partire, rendendo la formazione meritocratica qualche dubbio lo lascia.

 

Altri argomenti: prestiti per dipendenti MIUR

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