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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al giorno luglio 10th, 2012

mar, lug 10, 2012  Roberta Buscherini
Spending Review: fondo vittime uranio impoverito, ha rischiato il taglio!!
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Spending review. Locuzione che diverrà di uso comune. Almeno come crisi, come tagli, come tasse. Tutte parole che hanno come minimo comune denominatore il governo Monti attualmente in carica, chiamato a risanare un Italia in declino e che al momento ha solo provveduto a metterla definitivamente in ginocchio.

 

Con l’ultima trovata della spending review il consiglio dei ministri, dopo 7 ore di camera di consiglio, ha deliberato tagli in qua e là senza badare troppo ai settore e senza fare troppe distinzioni. In fondo in un momento di crisi i sacrifici toccano un po’ a tutti, no?

 

Ovviamente tutti tranne i governanti: loro hanno bisogno di tutti i comfort per poter “tagliare” meglio. E allora si parla di 4 miliardi e mezzo di risparmi nella pubblica amministrazione con tagli a sanità, giustizia e articolazioni periferiche dello stato, come le province.

 

Ma quali sono gli effetti di questi tagli nel settore difesa? Analizziamoli. Prima di tutto è previsto un calo del numero dei militari in servizio non inferiore al 10%. Quasi nove milioni di euro in meno al fondo per le missioni di pace e solo 100  milioni destinati agli armamenti. Anche il progetto mini-naja fortemente voluto dal precedente esecutivo ha subìto un taglio pari a oltre 5 milioni di euro.

 

Ma il provvedimento che più di ogni altro ha indignato le forze armate e le loro famiglie e sul quale fortunatamente il governo ha fatto marcia indietro prima di creare uno scompiglio atomico, era la drastica riduzione di introiti per il fondo vittime uranio impoverito. Fino a poche ore prima della delibera infatti si parlava di un taglio pari a 11 milioni di euro.

 

Un colpo basso che avrebbe 200 famiglie di militari già deceduti e altri 2500 soldati che stanno ancora lottando a cui si aggiungono i civili che sono stati contaminati perché residenti vicino ai poligoni di tiro contaminati. Subito infatti arrivano, sul Fatto Quotidiano, come fulmini le parole del presidente dell’associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti (ANAVAFAF), Falco Accame: “Potrei capire questa scelta da un governo politico, ma da uno tecnico di certo no. Quel fondo è stato voluto nel 2008 dall’allora ministro alla Difesa La Russa. Ora si vuole tornare indietro, una scelta ignobile perché risarcire è ammettere di non aver protetto i militari e civili in servizio e aver omesso delle informazioni sui pericoli reali”.

Qualcuno potrebbe chiedersi che senso ha parlare di un provvedimento che in fondo non ha trovato applicazione pratica? Il taglio non è stato deliberato, quindi  tutto è rimasto come prima. Invece è proprio in questi casi che si deve andare oltre e riflettere. Riflettere sulla drammaticità di una decisione mancata, che avrebbe reso molto complessa la vita di numerosi soldati e delle loro famiglie e che non avrebbe reso merito alle vittime e alla loro memoria. Riflettere su una classe dirigente che senza colpo ferire inserisce nello stesso decreto la volontà di tagliare gli sprechi e un fondo di solidarietà nato per recuperare un mortale errore, in parte anche governativo.

 

La necessità di riflettere sullo scampato pericolo è dettata dal desiderio di non correrlo più, poiché purtroppo sono molti più numerosi i casi in cui si deve fare i conti con una decisione presa e dalla quale non si torna indietro. E che senso ha a quel punto battere i piedi e manifestare se non si sfruttano poi anche occasioni come queste?

 

Riflettere affinché certi settori, certi fondi, certe categorie diventino intoccabili e immuni da qualunque taglio, decreto o spending review. Perché detto in italiano o in inglese la sostanza non cambia: la traduzione è sempre un colpo allo stomaco della povera gente e un gradino più in alto per la casta.

 

 

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mar, lug 10, 2012  Roberta Buscherini
Dipendenti pubblici: niente remunerazioni per le ferie non godute
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Un punto della Spending Review su cui si parla poco e che tocca da molto vicino i dipendenti pubblici, è la retribuzione delle ferie non godute, infatti non esiste più questa possibilità. Gli insegnanti dovranno usufruire le ferie secondo quanto previsto nel proprio contratto.

 

foto: comunedigenova

Così viene definito nell’articolo 5 comma 8: Le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché le autorità indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. La presente disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità, dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età. Eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto. La violazione della presente disposizione, oltre a comportare il recupero delle somme indebitamente erogate, è fonte di responsabilità disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile.

 

La domanda è: cosa succede con il personale precario?

Non ci sono ancora conferme riguardo la questione ma sembra di si, che anche il personale precario sia tenuto a rispettare la stessa normativa.

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mar, lug 10, 2012  Roberta Buscherini
Mobilità Scuola 2012-13: proroga funzioni per il personale educativo
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Il MIUR ha pubblicato nuove modifiche alle date riguardanti i termini di acquisizione delle disponibilità rispetto alla mobilità del personale educativo.

Si tratta della nota 5179 del 6 luglio 2012 e questi sono i cambiamenti:

-       12 luglio, termine per la comunicazione all’ufficio delle domande di mobilità e della disponibilità di posti

-       30 luglio, pubblicazione movimenti

 

 

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mar, lug 10, 2012  Roberta Buscherini
Medici: la proroga LPI allargata non Basta!!!
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foto: partitodemocratico.it

Il termine per l’esercizio della libera professione intramoenia, del settore medico, è stata allargato fino al 31 ottobre 2012. Questa è sicuramente un primo passo importante ma non è sufficiente.

 

Infatti, anche i sindacati difendono questa posizione: “questa proroga è un primo passo, necessario ed urgente, ma insufficiente a rispondere alle preoccupazioni delle categorie professionali per il futuro della sanità pubblica ed il loro ruolo al suo interno”.
 

 

In un momento come questo attuale servono soprattutto interventi riguardo:

-       Responsabilità professionale

-       Polizze assicurative

-       Giorni di riposo

-       Migliora del sistema previdenziale

-       Riduzione del precariato

 

Noi medici, siamo preoccupati per l’applicazione dei tagli che ha previsto il governo. In questo momento abbiamo poche risorse che saranno sempre di meno, e in questo modo, è impossibile attendere ai cittadini oppure offrire un servizio di qualità.

 

Tanto noi, come i dirigenti, i tecnici, i veterinari e altri dipendenti del sistema sanitario annunciamo uno stato di agitazione che finirà in proteste se non arriveranno dei segnali positivi per il futuro del sistema sanitario e del nostro lavoro.

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mar, lug 10, 2012  Roberta Buscherini
Medici: discussioni sulla proposta SISAC per le convenzioni
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Nelle prossime settimane il Sindacato Italiano di Medici (SIM) invierà le loro proposte per le convenzioni in materia sanitaria. Finora ci sono state alcune riunioni tra i diversi sindacati per discutere la bozza iniziale sulla quale, la responsabile nazionale della Convenzionata per lo SMI, Maria Paola Volponi, ha detto che: “la precondizione è quella di non parlare di quote economiche o della parte economica. Non si capisce, quindi, a costo zero come si possano avviare quelle innovazioni necessarie per rilanciare la medicina sul territorio. Sembrerebbe, quindi, esclusivamente un’operazione di restyling e “lifting” delle convenzioni. Inutile e fuorviante, inoltre, il richiamo alla Legge Brunetta come parametro di riferimento”.

Ecco la proposta lanciata dalla SISAC (Struttura interregionale Sanitari Convenzionati)

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