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Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese novembre, 2013

ven, nov 29, 2013  Patrizia Caroli
Supplenze Brevi: La Guida Definitiva alle Supplenze Temporanee
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Supplenze Brevi: informazioni utili ad uso del supplente temporaneo e dei dirigenti scolastici.

 

Le supplenze brevi sono sostituzioni temporanee e copertura di posti disponibili della scuola durante un tempo determinato e breve, per qualsiasi motivo. La gestione delle supplenze in ogni struttura scolastica è competenza del dirigente scolastico che, per organizzare queste sostituzioni, farà uso delle graduatorie di circolo e d’istituto.

 

Supplenze Brevi: Quando vengono utilizzate?

 

Fonte: Tecnicadellascuola

 

Le supplenze saltuarie vengono utilizzate per questioni strettamente necessarie a garantire il servizio d ‘istruzione e dopo aver provveduto alla sostituzione del docente assente con altri insegnanti della scuola.

-          Supplenze nella scuola elementare: la supplenza di docenti che si assentano fino ad un massimo di 5 giorni nella scuola elementare avviene nelle ore di simultaneità non impegnate per le attività stabilite dei docenti nell’ambito del modulo o del plesso di conferimento e nell’orario d’insegnamento programmato per ciascun docente.

-          Supplenza Breve nella scuola secondaria: è possibile realizzare le sostituzioni usando i docenti in servizio nella medesima scuola anche oltre il limite di 11 giorni e fino ad un massimo di 15 giorni.

Nel caso di supplenze  per docenti con orari d’insegnamento strutturati in varie scuole, ogni scuola procede alle supplenze brevi in modo autonomo.

 

La revoca, convocazione e rinuncia di supplenze brevi

 

Le supplenze possono essere in qualsiasi momento revocate se non esiste più la necessità che le ha determinate.

La convocazione per la stipula di un contratto per supplenze saltuarie o brevi brevi avviene tramite fonogramma o telegramma (nel caso di supplenze di almeno 30 giorni). Questi documenti devono indicare:

-          Tipologia di posto disponibile

-          Orario di lavoro settimanale

-          Giorno e ora di convocazione

-          Ordine di graduatoria in cui si trova ciascun aspirante

-          Possibilità di delegare le supplenze temporanee

-          Ubicazione dell’ufficio dove si svolgerà la convocazione

 

La rinuncia nel caso di supplenze brevi non comporta alcun effetto, ma l’abbandono comporta la perdita della possibilità di conseguire qualsiasi tipologia di supplenza conferita nell’anno scolastico in corso.

 

Durata e proroga delle supplenze brevi

 

Vista la corta durata di questo tipo di supplenze  sono da considerare servizio, ad effetti di retribuzione e ferie, tutti i giorni ricadenti nel periodo in questione, anche festività. Ovvero, domeniche, festività infrasettimanali, giorni liberi, giorni di sospensione delle lezioni per motivi imprevisti.

Nel caso di assenza prolungata dal lavoro dei titolare sostituito, le supplenze vengono prorogate in automatico, a decorrere del giorno successivo da quello di scadenza del contratto precedente.

 

I docenti con supplenze saltuarie ad orario non intero, hanno il diritto ad accettare altre proposte di lavoro per conseguire il completamento d’orario, sempre che il dirigente scolastico responsabile accerti la compatibilità d’orario tra le ore già tenute dal supplente e quelle da conferire.

Nello stesso anno scolastico non è possibile prestare servizi di insegnamento, in modo contemporaneo, nei diversi ordini di scuola. Nello stesso modo, non è possibile prestare simultaneamente servizi come docente e come personale ATA.

 

Fonti: MIUR / Xoomer

 

 Patrizia Caroli

 

 

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mer, nov 27, 2013  Valentina
Personale Pubblica Amministrazione. Lo Stallo Continua
4.29 (85.71%) 7 Vota Questo Articolo

 

personale pubblica amministrazione

Perché non pensare di ridurre del 2, del 3, del 4 o magari del 5% la spesa della Pubblica Amministrazione, che oggi ammonta a 800 miliardi di euro?  In primo luogo, questi risparmi potrebbero andare a finanziare il taglio del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Ma potrebbero servire anche per sostenere il finanziamento della ricerca. E, naturalmente, per valorizzare i grandi giacimenti culturali, artistici e paesaggistici che ancora oggi rappresentano le risorse maggiori, e inespresse, del nostro Paese“.
A dirlo non è comune cittadino arrabbiato e indignato per le troppe tasse e i troppi tagli che pesano come una spada di Damocle sulla testa. Queste sono parole di un personaggio italiano, noto alla politica e all’economia, ma che nulla ha a che fare in maniera diretta con le dinamiche politiche: Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria.
Lo dice davanti a una platea che conosce bene il problema: quella che onora l’undicesima Giornata della Ricerca e dell’Innovazione. Una platea di intellettuali e imprenditori, pensionati e studenti, accumunati dalle stesse preoccupazioni seppure vissute ognuno dalla propria prospettiva privata e professionale.
Va dato atto al Governo Letta che nella direzione del taglio ai servizi per il personale della pubblica amministrazione pare che qualcosa si stia muovendo: i nuovi dati diffusi dal Formez indicano che nei primi dieci mesi dell’anno, la riduzione della spesa è stata di 110 milioni, pari al 6,4%, per quanto concerne lo spreco sulle auto blu.

 

 

È evidente che si tratta di un risparmio che ha ancora ampissimi margini di miglioramento, per stessa ammissione del Gianpiero D’Alia, ministro per la pubblica amministrazione e la Semplificazione.

 

 

 

Neanche All’INPS Tira Una Bella Aria…

 

 

Ma se da un lato gli enti della pubblica amministrazione hanno ceduto alle pressioni governative, tagliano beni e servizi ai propri dipendenti, dall’altro ci sono ancora molti punti da chiarire. Come quello che riguarda l’INPS e la sua richiesta allo stato centrale di coprire il passivo patrimoniale di oltre 10 miliardi di euro della vecchia INPDAP, attualmente inglobata nell’ente previdenziale.
Si è richiesto perfino di ripristinare la legge del 1996, soppressa dalla finanziaria del 2008, che assegnava allo stato il compito di coprire i disavanzi dell’Inpdap. Questo argomento risulta  fondamentale nella misura in cui va ad incidere su un già evidente squilibrio tra prestazioni, con molte pensioni superiori anche decine di volte alle minime, e  una sperequazione intergenerazionale, a discapito di chi andrà in pensione in futuro, come sottolinea il presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, chiedendo al governo di tenere in considerazione le preoccupazioni dell’INPS.
Alla luce di questi dati non si può non evidenziare come la fusione tra INPS e INPDAP abbia avuto come risultato catastrofico quello di scaricare sul settore privato il cronico disavanzo dei conti previdenziali del pubblico impiego. Da una certa solidità patrimoniale di cui godeva, l’ente previdenziale rischia infatti di prosciugare tutto il suo patrimonio per pagare le pensioni dei dipendenti pubblici, se non verranno presi provvedimenti incisivi in proposito.

 

E in questo quadro, qual è la situazione dei dipendenti della pubblica amministrazione?

 

 

La forbice degli stipendi della pubblica amministrazione è ampia e disequilibrata, rispecchiando quanto avviene all’interno della società italiana al di là del pubblico o del privato ovvero stipendi assolutamente fuori scala per i suoi dirigenti di prima e seconda fascia, e retribuzioni da fame per tutti gli altri.

 

Secondo i dati dell’OCSE i dirigenti di prima fascia di sei – Economia, Interni, Giustizia, Istruzione, Salute e Ambient – nel 2011 guadagnavano in media 482 mila euro, più di chiunque altro nel mondo in posizioni analoghe e quasi tre volte più della media dei 34 paesi Ocse.

 

A seguire c’è un tracollo inimmaginabile: gli stessi funzionari, cioè dirigenti di  uffici pubblici, risultano sottopagati rispetto alla media europea con 51.100 euro.
Qual è dunque la morale che si deduce da questi dati? Al di là di auto blu, debiti dell’INPDAP e dati europei sugli stipendi dirigenziali, la situazione dei semplici poveri dipendenti della pubblica amministrazione non accenna a migliorare.

 

Esattamente come quella dei dipendenti del settore privati. E allora, caro Governo, tutti questi fatti per metterci in tasca più soldi, tutte quelle promesse dove sono andate a finire?

 

 
Fonte: ilsole24ore / investireoggi / ilfattoquotidiano / ilmessaggero / forzearmate

 

 
Valentina Stipa

 

 

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lun, nov 25, 2013  Ranalli
La Spending Review – SiamoTutti Nelle Mani Di Cottarelli
4.13 (82.5%) 8 Vota Questo Articolo

spending-reviewLa direttiva data dal governo al Sig. Cottarelli è chiara: bisogna risparmiare 32 miliardi tra il 2014 e il 2016 al fine di realizzare quella tanto decantata riduzione del cuneo fiscale per consentire all’economia di ripartire. In una recente intervista questo signore incaricato di attuare la spending review ha dichiarato che non si procederà assolutamente attraverso i tagli lineari della spesa pubblica ma intervenendo in quei settori  dove lo spreco di denaro pubblico è vergognoso.

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Spending Review e i mancati tagli agli sprechi.

Se il risultato finale fosse questo nessuno potrebbe dire nulla ma proprio nulla. Ma tuttavia tutti i precedenti parlano di altro. Tutti i precedenti ci dicono che quando si interviene sulla spesa pubblica si taglia poco o quasi niente a livello di spreco ma si danneggia invece e soprattutto quei cittadini comuni che utilizzano i servizi sociali per mantenere il passo rispetto ai più fortunati o più ricchi. Il dott. Cottarelli deve prestare davvero molta ma molta attenzione ad evitare un’ulteriore ferita all’interno della società togliendo quel poco che i cittadini comuni hanno in nome dello spreco di denaro pubblico.

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I Falsi invalidi e la Spending Review

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E’ a tutti evidente la storia dei falsi invalidi. La televisione ci racconta quello che ci vuole raccontare: i falsi ciechi che vanno a fare la spesa che guidano o che leggono. Sono d’accordo affinché questi signori vengano perseguitati perché si sono appropriati di denaro pubblico non dovuto. Ma la televisione dovrebbe raccontarci però anche altre storie ( questo però non lo fa ) di quanti veri invalidi sono stati costretti ad una vera e propria via crucis per dimostrare la loro disabilità palese e quanti disabili  sono stati privati delle provvidenze economiche ed oggi sono costretti a ricorrere per via giudiziale al fine di vedersi riconosciuto un diritto negato in maniera assolutamente disonesta.

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Spending review; I primi provvedimenti a quanto pare ci saranno a partire da febbraio 2014. E’ risaputo che tra i provvedimenti adottati ci saranno quelli che riguardano la mobilità nel pubblico impiego. Fortunatamente si parla esclusivamente di impiego presso altri enti pubblici di personale in esubero ovvero di aperture ai fini del raggiungimento dei requisiti pensionistici previsti dalla previgente legge sulle pensioni.

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La Spending Review , la pubblica Istruzione e le pensioni d’oro

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E’ risaputo che tra i provvedimenti ci sarà una rimodulazione dei fondi destinati alla pubblica istruzione ed è risaputo che ci saranno provvedimenti per diminuire le cosiddette pensioni d’oro. Tutto questo è ovviamente accettabile . Ciò che invece non sarebbe minimamente accettabile è il paventato intervento sulle agevolazioni fiscali. E’ questa una vera e propria bomba ad orologeria.

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Quanti cittadini usufruiscono delle agevolazioni fiscali per sopportare cure mediche specifiche e quanti disabili nelle loro difficoltà quotidiane riescono a provare un po’ di sollievo grazie a queste agevolazioni. Speriamo che non si vadano a colpire ancora una volta i più deboli ma quello di intervenire sulle agevolazioni fiscali è davvero un problema importante che potrebbe trasformarsi per molti in dramma. Ovviamente non ci resta che contare sulla lungimiranza di una persona apparentemente molto distinta quale sembra essere il dottor Cottarelli.

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Ovviamente c’è molto da tagliare con la spending review a livello di pubblica amministrazione ma i settori dove intervenire non sono quelli dello stato sociale bensì quei settori e sono tanti che hanno visto aumentare a dismisura la ricchezza personale di tanti signori, politici e non , che hanno governato la nostra bella Italia rendendola sempre più insicura e oggetto di speculazioni da parte di altri stati.

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GIANCARLO RANALLI

 

 

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ven, nov 22, 2013  Roberta Buscherini
Mobilità Personale: Mobilità Professionale e Mobilità Intercompartimentale
3.4 (68%) 5 Vota Questo Articolo

Mobilità Personale Docente: Informazioni utili sulle tipologie di trasferimenti nella pubblica istruzione e i criteri richiesti per l’accesso alla mobilità personale.

Le normative vigenti nell’ambito della scuola prevedono tre tipologie di mobilità del personale: mobilità territoriale, mobilità professionale e mobilità intercompartimentale.

 

Mobilità personale: Mobilità Professionale scuola

 

La mobilità professionale, nella scuola, è il trasferimento di personale, di un ruolo all’altro, oppure il passaggio di cattedra (da una classe di concorso ad un’altra dello stesso ruolo).

Questa tipologia di mobilità del personale ha come obiettivo principale risolvere e prevenire il soprannumero ma docenti, ma anche valorizzare le esperienze acquisite dai docenti. Nello specifico, la mobilità personale professionale prevede:

-          Riassorbimento delle eccedenze del personale

-          Valorizzazione della professionalità degli insegnanti

 

Requisiti per l’accesso alla mobilità personale – professionale

 

La mobilità personale della scuola, professionale, è accessibile agli insegnanti, o personale educativo, che hanno superato il periodo di prova (tanto i giorni di servizio come il periodo di formazione) e in possesso dell’abilitazione per il ruolo richiesto.

 

Mobilità Professionale: chiarimenti

 

La mobilità del personale docente – professionale è legata alle necessità di risorse professionali in ogni momento.

La mobilità personale docente professionale può essere presentata anche per cambiamento di provincia. In questo caso però, viene concessa solo se ci sono posti disponibili dopo la mobilità professionale di quella provincia e i movimenti interprovinciali.

 

Mobilità Personale Scuola intercompartimentale

 

Si tratta di una tipologia di mobilità nella quale, l’amministrazione di appartenenza e differente a quella di destinazione. Ad esempio, chiedere il trasferimento dalla scuola ad un altro ente pubblico.

L’Iter da seguire per la mobilità del personale- intercompartimentale è:

 

-          Controllare la pubblicazione di posti messi a disposizione per la mobilità , sulla Gazzetta Ufficiale

-          Accertarsi di possedere i requisiti richiesti

-          Produrre una domanda al capo d’Istituto

-          Fare domanda all’Amministrazione di destinazione

-          Attendere che l’Amministrazione di “arrivo” produca una graduatoria.

 

 

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gio, nov 21, 2013  Valentina
Risorse Esercito. Facciamo Ordine
4.43 (88.57%) 7 Vota Questo Articolo

 

risorse ed esercitoLa revisione dello strumento militare è una questione tutt’altro che chiusa, che suscita ancora molte polemiche e presenta altrettanti punti oscuri. Per fare un po’ di ordine e tirare le fila di questo provvedimento, iniziamo con il chiarire il quadro giuridico nel quale si inserisce.

 

La revisione dello strumento militare, sancita con legge 244 del 2012, stabiliva una diminuzione delle risorse umane impiegate all’interno delle forze armate da 190.000 a 150.000 unità entro il 2024.

Inoltre nella stessa norma si stabilivano anche secondo quali criteri si sarebbe dovuti arrivare a questa riduzione di organico, ovvero con un transito verso altre amministrazioni pubbliche, con un passaggio verso le professioni civili del comparto difesa e anche attraverso alcune forme di esenzione dal servizio, vincolate alla presentazione di una domanda e alla valutazione da parte dell’amministrazione di appartenenza, come stabilito dal comma sei dell’articolo 2209 della Legge 244.

 

Questi criteri sono frutto dell’esigenza di raggiungere il traguardo delle 150.000 unità entro il 2024 e che farlo servono delle integrazioni oltre alla riduzione del normale reclutamento e del naturale congedo del personale.

 

Il punto certamente più controverso della riforma riguarda l’esenzione dal servizio: dai 50 anni in poi, quindi circa con dieci anni di anticipo, si ha la possibilità di godere di una situazione di passaggio grazie alla quale si conserva l’ottantacinque per cento dello stipendio senza esercitare la propria professione né prendere servizio e con la possibilità di fare altri lavori.

 

Per coloro che sono sobbalzati sulla sedia, anche tra chi questa legge l’ha approvata e discussa, risponde Domenico Rossi, ex generale e adesso deputato di Scelta civica: “è la via d’uscita della generazione delle missioni, i cinquantenni di adesso avevano 35 anni in Kosovo. Non è che si possono mandar via così”.

 

Nel frattempo però non si può neanche dimenticare che  chiudono caserme dove mancano i soldi per la bolletta della luce e le ristrettezze economiche esasperano un settore già molto provato dai tagli della Spending Review.

 

 

 

Fonte: grnet / corriere / ilgiornaledeimilitari

 

 

Valentina Stipa

 

 

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