Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese dicembre, 2013

lun, dic 30, 2013  Valentina
Anche I Comuni Nella Morsa Dei Tagli. Spending Review
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Sono stati i Comuni fino a questo momento a garantire allo Stato le maggiori riduzioni della spesa, grazie anche all’avvio di politiche significative improntate alla spending review;” e infatti il comparto degli anti locali “in appena tre anni, ha dovuto subire tagli per 16,5 miliardi di euro. (…) I bilanci dei Comuni non possono però assorbire ulteriori tagli. (…) è giunto ora il momento che ad assicurare significative economie e a garantire i necessari risparmi dovranno essere altri comparti dello Stato, a cominciare dalla macchina burocratica dell’Amministrazione centrale dello Stato”.

 

ImmagineOpinione questa non solo di Paola Perrone, Sindaco di Lecce espressa durante una riunione dell’Ufficio di Presidenza Nazionale dell’Anci. Ma pensiero diffuso anche tra i dipendenti comunali e per i comuni cittadini che, prima ancora che con lo stato, si trovano a scontrarsi con politiche di spending review ai servizi e risolse del proprio territorio a causa di mancate risorse provenienti da Roma.

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Spending Review: Iniziative in sospeso

 

Esistono infatti una serie di iniziative rimaste a metà per le quali i comuni italiani soffrono e arrancano; tra le più importanti senza dubbio:

 

- Il trasferimento degli introiti relativi alla mancata corresponsione della seconda rata entro il dicembre del 2013

 

- La richiesta di compensazione dei trasferimenti Imu 2102 da inserire nella legge di stabilità, per la quale i Comuni vantano un credito di circa 700 milioni di euro

 

- La richiesta di esclusione dei piccoli comuni, quelli al di sotto dei cinquemila abitanti, del rispetto dei limiti legati al Patto di Stabilità e la garanzia che l’imminente introduzione da parte del governo centrale della Service Tax sia ispirata all’equità fiscale e ala sostenibilità da parte dei contribuenti.

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Spending Review: Dialogo con le parti sociali

 

Per dovere di cronaca va precisato che la legge di stabilità, non solo non è stata discussa, ma non è ancora neanche stata divulgata nei suoi principi cardine, pertanto c’è ancora speranza che almeno alcuni di questi provvedimenti prendano vita. Anche gli incresciosi scontri avvenuti a Roma davanti al Ministero dell’Economia hanno spinto certamente i politici verso una maggiore disponibilità al dialogo con le parti sociali e amministrative coinvolte nella manovra.

E il clima di assoluta sfiducia ed esasperazione per le misure di spending review nella piazza si respira anche all’interno dei palazzi comunali, come evidenzia una recente ricerca svolta nel comune toscano di Cecina che mirava a misurare la febbre da stress dei dipendenti pubblici. A occuparsi dell’indagine è stata la psicoterapeuta Serena Ricciardulli e il quadro che emerge è allarmante, con un capo “controllore”, acerrima rivalità tra colleghi di scrivania che porta a una totale mancanza di collaborazione e a chiudere il recinto intorno al proprio orto di compiti. Anche i comuni nella morsa dei tagli ma il settore nel quale il livello di stress risulta toccare apici altissimi è quello dei servizi.

 

Insomma lavorare sotto pressione e con la spada di Damocle dei tagli a servizi e risorse umane non favorisce una giornata professionale serena e senza intoppi, avendo inevitabili ripercussioni anche sul pubblico e sui cittadini. I prossimi giorni saranno senza dubbio decisivi per capire il destino dei comuni e dei loro servizi. La legge di stabilità sarà discussa in parlamento, nella speranza che la discussione e le modifiche tengano conto delle esigenze dei comuni che, va ricordato, sono il primo contatto che il cittadino ha con la cosa pubblica.

 

 

Fonte: il tirreno.gelocal / ilnuovogiornaledeimilitari / ilpaesenuovo / cessionequinto

 

Valentina Stipa

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ven, dic 27, 2013  Marco Brezza
Assegni Una Tantum 2013 Polizia Penitenziaria: un antidoto contro la stasi degli stipendi
3.58 (71.67%) 12 Vota Questo Articolo

La crisi economica che si è abbattuta su tutta Europa ed anche, con grande forza, sul nostro paese, non ha certamente risparmiato la “macchina” dell’amministrazione pubblica: e gli assegni una tantum 2013 polizia penitenziaria costituiscono certamente un tentativo di rimedio alla carenza di risorse che affligge lo Stato italiano per quanto riguarda il comparto delle forze dell’ordine. Sono proprio di queste settimane le immagini dei membri delle forze dell’ordine che si tolgono i caschi manifestando solidarietà con il popolo della “protesta dei forconi” riunito nelle piazze italiane per protestare contro le politiche di austerità praticate nel nostro paese: un’immagine simbolica che è sintomo della grande difficoltà che anche i membri delle forze dell’ordine si trovano ad affrontare in questo delicato periodo storico.

Fonte: www.poliziadomani.it

Fonte: www.poliziadomani.it

In questo senso pare interessante focalizzare l’attenzione sulla polizia penitenziaria e sugli assegni una tantum previsti per il 2013 proprio per i membri del corpo che rappresenta una delle cinque forze di polizia italiane: in questo caso quella preposta ai compiti di polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, polizia stradale e gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale.

 

Assegni una tantum 2013 polizia penitenziaria: a chi spetta

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Gli assegni una tantum 2013 polizia penitenziaria contribuiscono infatti a compensare, seppur parzialmente, il blocco economico configuratosi all’interno dell’amministrazione pubblica a partire dall’anno 2011 a causa della galoppante crisi economica. L’assegno una tantum per la polizia penitenziaria si configura quale elemento sostitutivo di una serie di competenze economiche non percepite a causa del suddetto blocco degli adeguamenti stipendiali: l’assegno viene inoltre riconosciuto anche alla dirigenza penitenziaria alla quale, in mancanza di contratto, viene applicato un trattamento economico-giuridico equivalente a quello dei dirigenti della Polizia di Stato.
Proprio lo scorso 23 maggio il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha reso noto il fatto che la Corte dei Conti aveva registrato il Decreto Ministeriale del 12 dicembre 2012 inerente proprio alla attribuzione di questa indennità “una tantum”: il testo del Decreto ispezzionato dalla Corte dei Conti ha ratificato e confermato l’impegno e la correttezza dell’interpretazione dell’Amministrazione Penitenziaria nel condurre innanzi la difesa del diritto del personale ad ottenere il beneficio di legge spettante al comparto dello Stato inerente alla sicurezza.

 

La determinazione degli assegni una tantum 2013 polizia penitenziaria

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Consultando la scheda di sintesi rilasciata dal Ministero della Giustizia inerente agli assegni una tantum 2013 per il personale del comparto sicurezza si legge che in attuazione di alcuni strumenti normativi, tra cui il Decreto Legge n. 78 del 2010, un apposito Tavolo Tecnico ha definito lo schema  per la determinazione degli assegni “una tantum”. La somma complessiva delle risorse assegnate si assesta sulla cifra di 135 milioni di euro: pertanto, come si legge nella scheda del Ministero della Giustizia “a fronte di circa 135 milioni di euro disponibili per l’anno 2013, rispetto al fabbisogno complessivo di circa 728 milioni di euro necessario per corrispondere il 100 per cento degli importi congelati per lo stesso anno”, è stato possibile determinare l’entità della misura degli assegni una tantum 2013 polizia penitenziaria “nella misura del 16,60 per cento”. È chiaro che per garantire assegni una tantum per la polizia giudiziaria corrispondenti al 100 per cento degli incrementi congelati il fondo perequativo andrebbe integrato da una somma di 593 milioni di euro: una mole di denaro in questo momento difficile da reperire all’interno del bilancio dello Stato italiano.

 

Marco Brezza

 

 

 

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gio, dic 26, 2013  Valentina
Un Militare d’Eccezione. L’Artificiere
4.5 (90%) 8 Vota Questo Articolo

La professione dell’artificiere a differenza di quanto si pensa nell’immaginario comune è una mansione molto delicata e molteplice. L’artificiere infatti, che ricordiamo è un militare, svolge dal lontano 1976, compiti su molti fronti e non si limita a piazzare o far brillare cariche esplosive.

 

Artificiere: Mansioni

Le mansioni di un artificiere, oltre a quelle appena citate, possono essere riassunte come segue:

-      L’artificiere interviene a seguito di un’esplosione per rilevare tracce utili a risalire alle cause.

-      È compito dell’artificiere mettere in sicurezza i luoghi  nei quali vengono ritrovati esplosivi.

-      L’artificiere è anche parte attiva nelle attività di prevenzione per il mantenimento dell’ordine pubblico.

 

artificierePer far fronte a situazioni così delicate l’artificiere deve quindi possedere molta concentrazione e sangue freddo. L’artificiere deve anche saper lavorare in team, poiché alcune operazioni richiedono un imprescindibile lavoro di squadra.

L’artificiere della Polizia di Stato ad esempio è suddiviso per mansione antisabotaggio e I.E.D.D.(Improvised Explosive Device Disposal), oppure artificiere ordinario e artificiere E.O.D. di 1° livello (Explosive Ordinance Disposal) e in per queste categorie il lavoro in coppia è quotidiano.

 

Proprio per la delicatezza del ruolo che svolge un artificiere è sempre e costantemente aggiornato sulle più moderne tecniche d’intervento e rispetto all’uso di apparecchiature all’avanguardia.

Il ruolo dell’artificiere è vario al punto che al termine della carriera, può essere ricollocato anche nella gestione dei magazzini delle munizioni presso le caserme.

 

Ma Come Si Diventa Artificiere?

 

Solo un sottufficiale dell’Esercito può diventare artificiere, superando un concorso interno indetto dal Ministero della difesa. I requisiti per poter accedere al concorso interno per artificiere sono i 18 anni, un’altezza superiore a 1.65 e un diploma quinquennale.

Uno dei requisiti più importanti per poter accedere alla professione di artificiere è quello dell’attitudine psicofisica; per questo l’aspirante artificiere viene sottoposto alle medesime prove fisiche di tutti gli appartenenti alle forze armate. Queste prove si svolgono nelle stesse scuole militare previste per tutti gli altri corpi armati e hanno lo scopo di formare tutti gli operatori di pari professionalità appartenenti a Esercito,  AeronauticaMarina e Carabinieri.

Una volta superato il concorso l’artificiere viene indirizzato a un corso di formazione, alla fine del quale si procede all’assegnazione presso i reparti, sulla base delle necessità del territorio. Una volta acquisita una certa esperienza sul campo, si può partecipare a un corpo di addestramento specifico che ci apre le porte al ruolo di artificiere.

 

 

Fonte: poliziadistato / gazzettadellavoro / soldielavoro / vip

 

Valentina Stipa

 

 

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mar, dic 24, 2013  Marco Brezza
Dirigenti Pubblica Amministrazione: gli italiani sono i più pagati al mondo
3.32 (66.45%) 31 Vota Questo Articolo

Super- dirigenti Pubblica Ammnistrazione strapagati, oceaniche differenze di trattamento tra livelli dirigenziali diversi e strane discrasie: il modello di gestione economico adottato dalla Pubblica Amministrazione italiana assume coloriture preoccupanti. È ciò che emerge da un rapporto pubblicato dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nelle scorse settimane.

 

Rapporto OCSE: i dirigenti italiani guadagnano il doppio degli altri

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Fonte: Il Sole 24 Ore

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il Rapporto, denominato icasticamente “Government at a Glance” ovvero “un’occhiata alle amministrazioni”, evidenzia infatti come nel nostro paese i dirigenti Pubblica Amministrazione di prima fascia siano di gran lunga i più pagati di chiunque altro sul pianeta in posizioni analoghe: 650mila dollari (circa 482mila euro al cambio di novembre) è il reddito annuale, riferito all’anno 2011, di un dirigente apicale italiano facente capo ad uno dei sei distretti ministeriali presi in considerazione dall’indagine (ovvero i dicasteri afferenti ad Interni, Economia, Giustizia, Istruzione, Salute e Ambiente). La cifra possiede un peso quasi triplo rispetto alla media dei 34 paesi facenti parte dell’OCSE (nelle cui fila sono allineati quasi tutti i paesi dell’Unione Europea e diversi paesi industrializzati del resto del mondo tra cui Stati Uniti, Canada e Giappone) la quale si assesta sulla quota di 232mila dollari (circa 170mila euro).

 

 

Dirigenti Pubblica Amministrazione: Come sono i redditi dei dirigenti nel resto del mondo?

 

Al fine di comprendere meglio la vertiginosa altezza delle retribuzioni corrisposte in Italia ai dirigenti Pubblica Amministrazione apicali pare opportuno effettuare una comparazione con le retribuzioni puntuali di alcuni paesi tra i più rappresentativi: in Gran Bretagna, ad esempio, i dirigenti di prima fascia sudditi di Sua Maestà percepiscono un reddito di 348mila dollari all’anno: quasi la metà rispetto agli italiani nel 2011. Negli Stati Uniti la quota si assesta sui 275mila dollari, in Francia sui 260mila e nella “virtuosa” Germania sulla quota di 231mila. La nazione che si colloca più vicina all’Italia in questa particolare classifica è la Nuova Zelanda: 397mila dollari di retribuzione annua per gli apicali, comunque una distanza abissale rispetto ai 650mila dollari percepiti dai “super-dirigenti” pubblici italiani.
In questa direzione non va certamente dimenticato che il Governo presieduto da Mario Monti nel 2012 ha introdotto il tetto salariale inerente proprio alle retribuzioni dei dirigenti Pubblica Amministrazione apicali: questi, ad oggi, non possono oltrepassare una quota di retribuzione di 302mila euro annui: la quale rimane in ogni modo una cifra elevatissima, specie se confrontata con quella degli altri paesi industrializzati citati.

 

Ma presso i livelli dirigenziali più bassi la tendenza si inverte

 

L’elemento curioso – e che non fa altro che confermare i dubbi che già gravavano sulla edificazione di un corretto sistema di retribuzione in capo alla Pubblica Amministrazione – è poi rappresentato dal fatto che, sempre secondo i dati forniti dal rapporto OCSE, al di sotto del secondo livello gerarchico dirigenziale si palesa un’inversione di tendenza proprio con riferimento alla retribuzione: ad esempio, in Italia la fascia dei funzionari pubblici risulta sottopagata rispetto alla media dei paesi afferenti all’OCSE. La retribuzione di questa fascia si attesta sulla cifra di 69mila dollari l’anno (circa 51mila euro) contro 90 mila della media OCSE: in questa fascia emergono in maniera preponderante gli  Stati Uniti con un salario di 160mila dollari annui, ed affiorano anche paesi europei come Spagna, Olanda, Belgio e Danimarca che assegnano ai loro funzionari un reddito superiore ai 100mila dollari.

 

 

Marco Brezza

 

 

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lun, dic 23, 2013  Valentina
Tutto Quello Che Devi Sapere Per Diventare Sovrintendente Polizia
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Il sovrintendente polizia è una qualifica che a polizia di stato attribuisce all’interno dei corpi di polizia penitenziaria e del corpo forestale dello stato. Il sovrintendente polizia è a tutti gli effetti in ufficiale di polizia giudiziaria e fino al 1981 veniva chiamato brigadiere di pubblica sicurezza.

Il sovrintendente svolge mansioni di carattere esecutivo e che richiedono una preparazione professionale precisa e predisposizioni psicofisiche precise, e può infatti trovarsi nella condizione di impartire ordini e delegare compiti operativi dei quali è poi responsabile in prima persona.

Il sovrintendente polizia ha un distintivo formato da due binari dorati che diventano argentati per il corpo di polizia penitenziaria.

 

Come si diventa sovrintendente polizia?

Come per tutte le forze armate, il raggiungimento del rullo di sovrintendente polizia è legato ai concorsi e sale in scala gerarchica insieme alla formazione accademica che si possiede.

Dal ruolo di assistenze capo, il primo raggiungibile per concorso, si può accedere a sovrintendente polizia passando per 5 anni di servizio in tutti i ruoli della scala gerarchica fino a raggiungere quello di sovrintendente polizia. Alla fine di ogni 5 anni per poter accedere al gradino successivo e vedere avvicinarsi il ruolo di sovrintendente polizia è necessario ottenere nella propria scheda di valutazione compilata dal proprio superiore in grado, un punteggio che non sia inferiore a buono.

Si può diventare sovrintendente polizia anche tramite concorso diretto interno, ma serve una maturazione di almeno 4 anni di servizio. Se si vince il concorso, si può diventare Vice Sovrintendente polizia , Sovrintendente polizia e Sovrintendente polizia Capo. Il passaggio dall’uno all’altro è legato agli anni di servizio che devono essere maturati.

 

Concorsi per Sovrintendente Polizia

Con il decreto legislativo 83/2001 i concorsi per diventare sovrintendente polizia possono essere sia internamente al corpo di polizia e quindi attraverso un corso di aggiornamento e formazione professionale, della durata di tre mesi, al termine del quale si sostiene un esame orale; oppure i concorsi per divenire sovrintendente polizia possono essere anche rivolti agli esterni, quindi a tutti i cittadini italiani.

La nomina delle commissioni e il numero dei posti di sovrintendente polizia a disposizione per ogni concorso vengono stabiliti con decreti ministeriali.

Come tutti i concorsi delle forze armate anche quello per sovrintendente polizia si svolge con una prova scritta ovvero un questionario a scelta multipla a cui segue un colloquio orale e una prova di idoneità fisica. Se si superano tutte le prove si può accedere al suolo di sovrintendente polizia.

 

Fonte: militariforum / poliziotti / lettera43

 

Valentina Stipa

 

 

 

Valentina Stipa

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