Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

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Archivi al mese febbraio, 2014

ven, feb 28, 2014  Marco Brezza
Malattia Dipendenti Scuola: La disciplina delle assenze 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Si tratta di un argomento molto delicato e le cui coordinate fondanti rivestono un ruolo di notevole importanza all’interno dell’apparato scolastico italiano: stiamo parlando delle assenze per malattia dipendenti scuola. Vari strumenti normativi disciplinano molteplici aspetti di questa tematica: tra gli altri anche un importante contratto collettivo nazionale di lavoro (stipulato nel 2007) il quale, attraverso gli articoli 17 e 19, delinea i tratti salienti della disciplina inerente alle assenze per malattia dipendenti scuola.

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malattia dipendenti scuola

Malattia dipendenti scuola: la conservazione del posto

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L’art.17 dello strumento di contrattazione, ai commi 1 e 2, recita il seguente assunto: “Il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all’ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente. Superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne faccia richiesta è concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo”.

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Per quanto inerisce al trattamento economico da corrispondere al dipendente scolastico, la disciplina tratteggia il seguente dettato normativo: spetta al dipendente infatti l’intera retribuzione fissa mensile, con annessa la retribuzione professionale docenti ed il compenso individuale accessorio; con esclusione, tuttavia, di ogni altro compenso accessorio, qualunque denominazione esso abbia, per i primi nove mesi di assenza. All’interno di questo recinto disciplinare, per ciò che riguarda le malattie che hanno un decorso superiore ai 15 giorni lavorativi (oppure in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza post-ricovero) al dipendente scolastico è garantito anche ogni trattamento economico accessorio a carattere fisso e continuativo (con un 90% di retribuzione per i successivi 3 mesi di assenza e con un 50% di retribuzione per gli ulteriori 6 mesi).

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Dipendenti scolastici: modifiche normative

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Nel 2008 una lieve modificazione della disciplina ha implementato un cambiamento all’interno del trattamento economico da garantire in caso di assenze per malattia dipendenti scuola. Nei primi  10 giorni di assenza infatti al dipendente scolastico viene sì corrisposto il trattamento economico fondamentale: ma con l’esclusione di ogni indennità o emolumento aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio. Va sottolineato che all’interno del trattamento fondamentale risiedono le voci del trattamento economico tabellare iniziale e di sviluppo economico, compresa la tredicesima e la retribuzione individuale di anzianità. Pertanto la decurtazione qui citata opera solo all’interno dei primi 10 giorni di assenza giustificata con certificati medici: una eventuale continuazione dell’evento morboso (senza interruzione, oltre la soglia dei 10 giorni iniziali) non provoca decurtazioni stipendiali di tale tipo.

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Assenze per malattia dipendenti scuola: la voce della Consulta

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In questo senso la Corte Costituzionale ha confermato la legittimità costituzionale di tale decurtazione attraverso la sentenza n. 120 del 2012: statuendo che la decurtazione retributiva si configura in relazione ai  primi 10 giorni di ogni periodo di assenza per malattia dipendenti scuola e non alla prima decade di giorni di assenza per malattia nel corso dell’anno. La stessa decurtazione opera per ogni episodio di assenza (anche di un solo giorno) e per tutti i 10 giorni, anche nel caso in cui l’assenza si dovesse protrarre per più di codesto lasso temporale; e sempre all’interno del dettato erogato dalla Consulta si può leggere che a partire dall’undicesimo giorno di malattia sarà ripristinata l’erogazione di tutti gli emolumenti e le indennità di tipo accessorio (di cui sopra).

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Il corpo disciplinare della materia prosegue poi con le norme inerenti a visite fiscali e conteggio del periodo di comporto: ulteriori tasselli disciplinari che contribuiscono a comporre il quadro complessivo di una tematica composita.

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Fonti: uilscuolabrindisi.it. orizzontescuola.it

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Marco Brezza   

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gio, feb 27, 2014  Roberta Buscherini
Il Riposo Compensativo Dipendenti Pubblici: Cos’è e quando applicarlo 3.80/5 (76.00%) 5 Vota Questo Articolo

imagesCA1160WDIl riposo compensativo dipendenti pubblici è un giorno non lavorativo che  compensa la mancata fruizione di un giorno ordinario di riposo quale può essere il sabato (nella settimana corta), la domenica o un qualsiasi giorno festivo in cui il dipendente, per esigenze aziendali, sia stato costretto a lavorare. Per fare un esempio pratico, se un dipendente pubblico lavora sette giorni di seguito,  inclusa la domenica, nei giorni successivi  dovrebbe usufruire di una pausa dalla sua attività. Il riposo compensativo dipendenti pubblici ha anche la funzione di compensare la gravosità di un determinato lavoro che, per esempio, costringe il dipendente a sostenere dei  turni notturni fuori dall’ordinario orario d’ufficio o lo espone a condizioni di lavoro logoranti. Per quanto riguarda il lavoratore turnista che, di norma, può prestare la propria attività di notte o in un giorno festivo, il riposo compensativo dipendenti pubblici  trova applicazione quando i dipendenti pubblici vengono chiamati a lavorare nella propria giornata di riposo. Infine, quando il lavoratore presta più volte la propria attività oltre il normale orario giornaliero, al posto della retribuzione, può chiedere il recupero delle ore sotto forma di riposo compensativo utilizzando l’accorpamento delle ore di straordinario per il recupero dell’intera giornata.

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La normativa italiana sul “Riposo compensativo dipendenti pubblici”

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Così recita l’art.24 comma 1 in tema di disciplina del lavoro: “Al dipendente che, per particolari esigenze di servizio, non usufruisce del giorno di riposo settimanale, deve essere corrisposta la retribuzione giornaliera di cui all’art.52, comma 2, lett. b) maggiorata del 50%, con diritto al riposo compensativo da fruire di regola entro 15 giorni e comunque non oltre il bimestre successivo”. Il secondo comma recita così: “L’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo  o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo”. La normativa spiega chiaramente che il giorno di pausa compensativa deve essere goduto entro 15 giorni o non oltre il bimestre successivo al giorno di riposo di cui il dipendente pubblico non aveva potuto beneficiare. Inoltre, il dipendente ha diritto ad un pagamento maggiorato del 50%, rispetto alla retribuzione ordinaria, per aver lavorato in un giorno che gli spettava di riposo. Il lavoratore, infine,  può scegliere di non godere della pausa compensativa  per richiedere, in alternativa, il pagamento di uno straordinario maggiorato  laddove avesse lavorato in un giorno festivo.

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Riposo compensativo dipendenti pubblici: Riposo allattamento

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Sempre secondo  le norme vigenti, i riposi per allattamento e i riposi compensativi possono essere cumulati nella medesima giornata lavorativa. Le lavoratrici madri, dunque, durante il primo anno di vita del bambino, possono beneficiare di due periodi di riposo cumulabili durante la giornata; ciò andrà fatto tenendo conto, da un lato, delle necessità della dipendente e, dall’altro, delle esigenze organizzative dell’amministrazione. Se l’orario giornaliero è inferiore alla sei ore però, le dipendenti hanno diritto a un solo riposo.

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Permessi elettorali e il diritto al riposo compensativo nel pubblico impiego

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Possono usufruire del riposo compensativo dipendenti pubblici o, in alternativa di una retribuzione aggiuntiva, anche coloro che nei giorni non lavorativi (ad esempio il sabato nella settimana corta) e festivi sono impegnati nei seggi elettorali; questo accade perché i giorni passati al seggio come scrutatore, segretario, presidente, rappresentante di lista o di gruppo, vengono considerati dalla legge come giorni di lavoro e, conseguentemente, sono retribuiti come se il dipendente avesse prestato la propria attività presso la propria pubblica amministrazione .

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riposo-compensativo-pubblico impiegoMancata fruizione protrattasi nel tempo del riposo compensativo

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Il riposo compensativo è irrinunciabile; è quanto si evince dalla sentenza numero 7/2013 del Consiglio di Stato, in relazione ad una richiesta di risarcimento presentata da alcuni dipendenti preposti al servizio pubblico di trasporto locale. Secondo la sentenza, il dipendente pubblico che ha lavorato per un periodo temporalmente lungo senza usufruire del riposo compensativo, ha diritto ad un risarcimento.  Il lavoratore, infatti, può considerarsi leso nella sua integrità psicofisica, in quanto stressato dal troppo lavoro e impossibilitato a  recuperare le proprie energie. Il soggetto risulta danneggiato anche sul piano esistenziale, dato che la mancanza prolungata nel tempo di riposi compensativi determina un condizionamento negativo delle proprie abitudini, delle relazioni interpersonali e dello stile di vita in generale. Il Consiglio di Stato ha chiarito che un dipendente che richieda un risarcimento per il danno subito a causa della sua ininterrotta prestazione lavorativa, può provare, tramite documenti come buste paga, istanze o diffide verso la pubblica amministrazione di appartenenza, la mancata fruizione del riposo compensativo a causa della cattiva gestione aziendale.

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Il riposo compensativo dipendenti pubblici , dunque, è un diritto del dipendente pubblico, fondamentale non solo per permettergli una buona prestazione lavorativa, ma anche e, soprattutto, per tutelare la sua integrità psico-fisica .

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Roberta Buscherini

 

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mer, feb 26, 2014  Marco Brezza
Ruoli Tecnici Corpo Forestale: Ecco come sono strutturati 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

A proposito di ruoli tecnici corpo forestale: qual è la conformazione della situazione (lo stato dell’arte, si potrebbe dire) in questo momento nel settore del Corpo Forestale dello Stato, al fine di accedere proprio ai suoi ruoli tecnici? In questo senso pare necessario fare una breve introduzione generale proprio sul Corpo Forestale: esso (come afferma il sito istituzionale del corpo) è infatti una forza di polizia ad ordinamento civile, specializzata nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare ed è stato istituito nel 1822 (da parte dell’allora re di Sardegna Carlo Felice di Savoia). Consta di un personale che ammonta a 8500 unità e le sue radici allignano in un percorso storico-professionale dedicato alla difesa dei boschi: un’attività evolutasi nei decenni fino a comprendere attualmente tutte le attività di salvaguardia inerenti alle risorse agro-ambientali ed patrimonio faunistico e naturalistico nazionale.

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ruolo tecnici corpo forestale

Ruoli tecnici corpo forestale: attività scientifica e strumentale

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I ruoli tecnici corpo forestale sono quelli che riguardano il personale che si occupa dell’attività di prevalente carattere tecnico-scientifico (oppure tecnico-strumentale) e delle attività amministrative. Questa tipologia di ruoli è stata nel corso del tempo istituita al fine di ottemperare ad esigenze di carattere organizzativo ed intrinsecamente coordinate a quelle del personale munito delle qualifiche di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza. Il tutto ovviamente gerarchicamente sottordinato a ruolo degli ufficiali di Corpo Forestale. L’accesso a queste mansioni avviene esclusivamente tramite concorso pubblico e non prevede limiti di età.

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Ruoli tecnici corpo forestale: operatori e collaboratori

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I ruoli tecnici corpo forestale sono ripartiti in una chiara suddivisione. Esistono infatti quattro ruoli definiti: il ruolo degli operatori, quello dei collaboratori, il ruolo dei revisori e quello dei periti. Per quanto riguarda i primi due ruoli la nomina può essere conseguita attraverso concorso pubblico per esami: ad esso sono ammessi i cittadini italiani che possiedano i requisiti previsti dal Decreto Legislativo 201/1995. I vincitori del concorso vengono pertanto nominati allievi operatori e devono frequentare un corso di formazione a carattere teorico-pratico inerente alle mansioni da svolgere della durata di sei mesi.

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Revisori e periti, la scansione dei ruoli

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I revisori si articolano invece in 3 sottoruoli dislocati uno sopra l’altro attraverso un criterio gerarchico: vicerevisore, revisore, revisore capo. La nomina per il ruolo di vicerevisore viene attribuita nel limite del settanta per cento dei posti disponibili mediante concorso interno per titoli e superamento di un successivo corso di formazione professionale di dodici mesi. Il restante trenta per cento dei posti disponibili si assegna mediante concorso pubblico per esame teorico-pratico e superamento di un successivo corso professionale di durata non inferiore a dodici mesi.

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Per concludere la panoramica inerente ai ruoli tecnici corpo forestale va analizzato il ruolo dei periti. Quest’ultimo è ripartito in quattro sottocategorie: viceperito, perito, perito capo e perito superiore. È possibile conseguire la nomina a viceperito nel limite del cinquanta per cento dei posti disponibili attraverso concorso pubblico per esami e superamento di un successivo corso di formazione professionale della durata di almeno dodici mesi. Sono ovviamente abilitati a partecipare al concorso i cittadini italiani in possesso del titolo di studio di istruzione secondaria di secondo grado. Per quanto riguarda il rimanente cinquanta per cento di personale, il ruolo si ottiene mediante concorso interno per titoli ed esami.

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Fonti: wikipedia, corpoforestale.it

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Marco Brezza  

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mar, feb 25, 2014  Patrizia Caroli
Ruoli Tecnici Carabinieri: Quali sono e come si accede 5.00/5 (100.00%) 5 Vota Questo Articolo

I ruoli tecnici Carabinieri, che riguardano gli ufficiali in servizio permanente, sono articolati in comparti. I comparti sono quello amministrativo, quello tecnico-scientifico e psicologico, e quello sanitario. Ogni comparto, a sua volta, è suddiviso in specialità così come indica la legge. Per quanto riguarda il comparto amministrativo sono previste le specialità Amministrazione e Commissariato. Le specialità Investigazioni Scientifiche, Telematica, Genio e Psicologia fanno invece riferimento al comparto tecnico- scientifico e psicologico. Il comparto sanitario, invece, si divide nella specialità Sanità (medicina/ farmacia) e nella specialità Veterinaria.

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Ai ruoli tecnici Carabinieri si accede tramite concorso. I vincitori dei concorsi sono nominati Tenenti in servizio permanente effettivo del Ruolo Tecnico-Logistico dell’Arma dei Carabinieri. Successivamente dovranno frequentare un corso formativo della durata di almeno sei mesi alla Scuola Ufficiali Carabinieri dopo il quale saranno nominati Capitani conseguiranno la nomina a Capitano. E’ previsto un obbligo di ferma di 7 anni.

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A seconda del ruolo, il concorso si svolge in diverse modalità, di norma c’è una prova di preselezione, consistente in un test a risposta multipla predeterminata di cultura generale e/o tecnico-professionale. Successivamente ci svolgono due prove scritte concernenti la specialità scelta, la valutazione dei titoli, prove di efficienza fisica, una prova orale e una prova facoltativa di lingua straniera. Tutti i bandi relativi ai ruoli tecnici Carabinieri vengono pubblicati sul sito relativo insieme ai moduli per poter fare la domanda di partecipazione. Il numero dei posti disponibili varia di anno in anno. Il piano assunzioni fino al 2016, che riguarda tutti i ruoli (non solo quelli tecnici), prevede per il 2014 un numero pari al 50% delle cessazioni dal servizio, per il 2015 un numero pari al 70% e per il 2016 un numero di assunzioni pari al 100%.

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ruoli-tecnici-carabinieri

Ruoli Tecnici: i requisiti richiesti per gli appartenenti all’Arma

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I requisiti di accesso per i ruoli tecnici Carabinieri variano a seconda della provenienza o meno dall’Arma. Gli Ufficiali in ferma prefissata dei Carabinieri possono usufruire della riserva dell’80% dei posti disponibili se hanno prestato almeno 18 mesi di servizio senza demerito e non hanno superato il 34 esimo anno di età alla data indicata nel bando di concorso.

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Per quanto riguarda i Marescialli dei Carabinieri i requisiti richiesti sono un’età non superiore ai 40 anni ed essere in possesso di diploma di laurea richiesto dal bando in relazione alla specialità per cui si concorre. Inoltre, devono avere una statura non inferiore a metri 1,70 se di sesso maschile, a metri 1,65 se di sesso femminile e aver riportato una qualifica non inferiore a “superiore alla media” nell’ultimo biennio.

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Ruoli Tecnici Carabinieri: i requisiti richiesti per gli altri aspiranti

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I bandi di concorso per i ruoli tecnici Carabinieri sono aperti anche a tutti gli altri aspiranti. Oltre ai normali requisiti richiesti per tutti i concorsi pubblici, quelli principali sono: non avere superato i 32 anni di età, essere in possesso di una della lauree magistrali previste dal bando, possedere uno specifico profilo attitudinale e non aver prestato servizio civile sostitutivo in qualità di obiettori di coscienza, salvo espressa rinuncia a tale status.

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Sono previste riserve di posti, sempre salvo il possesso dei requisiti richiesti, anche per i coniugi ed i figli superstiti ovvero i parenti in linea collaterale di secondo grado qualora unici superstiti del personale delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri e delle Forze di polizia, deceduto in servizio e per causa di servizio.

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 Patrizia Caroli

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lun, feb 24, 2014  Ranalli
Tanto Tuonò Che Piovve : La Mobilità Si Avvicina 4.56/5 (91.25%) 16 Vota Questo Articolo

imagesCAEYO4YDIl temporale si avvicina. Almeno sembra. E’ notizia di questi giorni che nei provvedimenti relativi alla spending review sarà definito tra gli altri anche quello relativo alla mobilità nel pubblico impiego.

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Non si conoscono ancora le cifre ovvero quanti e quali dipendenti saranno interessati al futuro provvedimento. Si conoscono invece quali saranno i passaggi che porteranno alla mobilità, che poi sono quelli già a conoscenza di tutti salve eventuali sorprese.

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Innanzitutto si inizierà facendo un monitoraggio su tutti i dipendenti che prossimi al compimento del requisito per la quiescenza. Si utilizzerà il concetto di accompagnamento alla pensione. Quindi operata questa scrematura ci sarà un ulteriore monitoraggio per capire se vi è ulteriore personale in esubero. Questo personale che risulterà in esubero dovrà o potrà optare per il passaggio presso un’altra amministrazione pubblica avente carenze di organico.

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La spending review potrebbe prevedere l’obbligatorietà per questi dipendenti pubblici ad accettare il trasferimento ad evitare altre conseguenze al momento ignote. Operata questa fase del processo, la legge prevede la possibilità per il dipendente dichiarato in esubero di optare per il regime part-time, quindi il suo servizio non sarà più full time ma par time. Questo determinerà inevitabilmente il dimezzamento dei contributi ai fini pensionistici per tutto il periodo di part time. Terminata questa fase ove mai dovesse esserci ancora personale in esubero costoro saranno collocati in mobilità con relativa retribuzione tabellare nonché quella fissa e continuativa ridotta del 20%. Quindi si percepirà per i successivi due anni l’80% dello stipendio.

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La messa in mobilità è quindi l’ultimo momento sicuramente il più drammatico per quanti saranno posti in mobilità ovvero dichiarati in esubero.

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Ritengo che le amministrazioni che si apprestano a dichiarare gli esuberi ( tra le altre cose non è ancora ben comprensibile quali saranno le modalità per la dichiarazione di un esubero del personale ovvero se si terrà conto della popolazione o dei profili professionali )avranno sicuramente dei limiti da rispettare e invalicabili. Innanzitutto si dovrà tener conto di quanti usufruiscono di particolari tutele per legge e mi riferisco in particolare a quanti hanno la 104/92 con connotazione di gravità personale o perché assistono persone in situazione di gravità, a quanti sono diversamente abili, a quanti hanno un nucleo familiare con anziani, disabili o prole minore…è ovvio che siamo solo all’inizio di un processo che sicuramente creerà molti problemi e criticità dal punto di vista sociale. Credo tuttavia che quanti si apprestano a prendere delle decisioni che vedono coinvolte intere famiglie, avranno la lucidità necessaria di fare delle scelte il più possibile logiche e lontane da ogni forma di clientelismo.

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Giancarlo Ranalli

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