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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese marzo, 2014

ven, mar 28, 2014  Patrizia Caroli
Indebitamento Inps E Le Pensioni: Esiste un futuro?
2.2 (44.62%) 13 Vota Questo Articolo

Il sistema delle risorse pensionistiche sta affrontando un difficile momento nel nostro paese. Le pensioni sono a rischio: e quest’ultimo non è un proclama utile solo a gonfiare gli allarmistici titoli di stampa e telegiornali. Indebitamento Inps e le pensioni si trovano infatti innanzi ad un grande ostacolo: quello della non più sufficiente sostenibilità di un sistema pensionistico che potrebbe crollare da un momento all’altro.

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Fonte: www.iljournal.it

Fonte: www.iljournal.it

Indebitamento Inps e le pensioni: la crisi ma non solo

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L’Inps infatti concluderà il corrente 2014 con a bilancio un patrimonio netto in passivo di 4,5 miliardi di euro, dopo aver assorbito l’Inpdap (l’ex istituto di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica ora soppresso) con tutto i suo carico di debiti. Il disavanzo  complessivo inerente al risultato economico di esercizio per il 2014 viene colmato dallo Stato, attraverso ovviamente l’aumento del carico fiscale che grava sulle tasche dei contribuenti: non un buon auspicio.

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Tra le cause dell’incipiente difficoltà nel settore pensioni si annovera, ovviamente, la crisi economica: ma sarebbe precipitoso attribuire tutte le colpe inerenti alla questione indebitamento Inps e le pensioni soltanto a questa causa di tipo congiunturale. È infatti chiaro che il sistema pensionistico sta per ingoiare se stesso: esistono assegni previdenziali troppo onerosi per una vasta platea di pensionati e lo sbilanciamento fra entrate e uscite è palese, con le entrate contributive sostenute in questo momento solo dal fondo per la gestione separata.

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La sostenibilità del sistema pensionistico in Italia

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Per comprendere meglio l’intrinseca difficoltà del ciclopico sistema pensionistico italiano nel sostenersi, va effettuato un breve excursus su quelle che sono le basi del sistema stesso: in Italia il sistema pensionistico pubblico è infatti strutturato sulla base del criterio di ripartizione. Ovvero i contributi che i lavoratori e le aziende versano agli enti di previdenza vengono utilizzati per pagare le pensioni di coloro che hanno lasciato l’attività lavorativa. Per far fronte al pagamento delle pensioni future, pertanto, non è previsto alcun accumulo di riserve. È chiaro che in un sistema organizzato in questa maniera, il flusso delle entrate (rappresentato dai contributi pagati) deve essere in equilibrio con l’ammontare delle uscite, cioè le pensioni pagate.  Nel nostro paese, purtroppo, è venuta a crearsi una difficile situazione costituita da due meccanismi che remano l’uno contro l’altro: da una parte il costante elevarsi della vita media della popolazione che ha contributo a far sì che le pensioni da pagare si spalmassero in un tempo più ampio (e quindi più oneroso); dall’altra il rallentamento della crescita causato dalla crisi economica ha frenato la mole delle entrate contributive. Ciò a portato i governi (che si sono susseguiti) ad attuare diverse riforme per risolvere un rompicapo apparentemente irrisolvibile, al fine di riportare dentro una congrua soglia di controllo la spesa pensionistica.

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Indebitamento Inps e le pensioni: “profondo rosso”

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Indebitamento Inps e le pensioni: il fondo inerente ai lavoratori dipendenti è in “profondo rosso”:  sotto la lente di ingrandimento ci sono tutti quei trattamenti previdenziali liquidati senza adeguata copertura contributiva negli scorsi anni: insomma una delle cause dell’attuale difficoltà va ricercata  in quel sistema di calcolo “retributivo” delle pensioni, interrotto solo nel 1995 da una riforma del governo Dini. Anni in cui il sistema ha continuato a veleggiare senza mettere in conto che il primo momento di difficoltà avrebbe potuto spazzare via l’importante istituto pensionistico.

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La situazione attuale è tutta in divenire: i governi si susseguono, l’emergenza rimane: e presagire il futuro del paese nel settore indebitamento Inps e le pensioni risulta sempre più difficile.

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Fonti: investireoggi.it, repubblica.it

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Patrizia Caroli

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gio, mar 27, 2014  Marco Brezza
Come Uscire Dalla Crisi? Necessario Licenziare 500mila Dipendenti Pubblici
2 (40%) 20 Vota Questo Articolo

L’Italia compie la svolta decisiva? È la domanda che si pone il noto politologo ed economista statunitense Edward Luttwak cercando di darsi anche delle risposte realistiche. Luttwak, raggiunto da affaritaliani.it, ha illustrato il punto di vista dell’Amministrazione Obama sul trapasso di Governo avvenuto in Italia nel mese di febbraio. È evidente come il parere dei vertici governativi statunitensi rivesta il ruolo di una prezioso indice di valutazione presuntiva che consente di misurare la “temperatura basale” (e pertanto di controllare la salute) dell’esecutivo italiano. E le valutazioni di Luttwak si presentano certamente come molto interessanti anche al fine di comprendere come siamo visti e percepiti da chi ci osserva dall’altro lato dell’Oceano.

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Fonte: formiche.net
Fonte: formiche.net

Governo Renzi: il mondo ci osserva con interesse

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La radiografia del Governo Renzi effettuata dal politologo americano transita soprattutto per due tematiche: quella inerente alle tasse e quella riguardante il sistema generale del pubblico impiego. Ma in via introduttiva Luttwak conferma la persistenza in territorio americano di una ingente curiosità e di un cospicuo interesse verso ciò che farà e verso come agirà l’esecutivo Renzi: “Sarà un Governo capace di fare quelle riforme che si tutti aspettano da moltissimi anni e che Mario Monti aveva tentato di fare prima di rinunciare per andare avanti a fare una politica normale?” Si chiede il politologo, il quale continua: “esiste certamente da parte degli Stati Uniti la volontà di dare credito al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e si spera che abbia successo: poi potrà anche essere un fallimento come avvenuto per i precedenti governi, ma di certo nessuno tifa o ha interesse che questo esecutivo faccia flop”.

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Il taglio della spesa pubblica

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Secondo Luttwak Renzi potrebbe imprimere una decisiva spinta all’Italia sia a livello assoluto che a livello di relazioni internazionali tra Italia e Stati Uniti: i rapporti potrebbero cambiare infatti qualora il neonato governo bloccasse quella risalente attività di dissanguamento dell’economia italiana perpetrata attraverso un utilizzo smisurato dello strumento della tassazione indiscriminata. Il politologo spalanca poi un tema che da sempre attanaglia le diverse fazioni che si scontrano nel nostro paese nel dibattito per il risanamento delle finanze statali: il taglio della spesa pubblica: “Questo è un fattore chiave – spiega Luttwak – se Renzi metterà mano con decisione a questo settore le cose potranno di certo proseguire meglio per l’Italia”.

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Pubblico impiego: un fardello eccessivo per il paese?

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A parere di Luttwak il rapporto tra Italia ed Unione Europea così come è impostato in questo momento ha effetti sicuramente negativi sul Belpaese: “Se Renzi effettua azioni decisive allora molte cose si modificheranno in positivo e l’Italia non dovrà più chiedere aiuto a Bruxelles sottomettendosi a una disciplina che non fa altro che soffocare la sua economia” afferma il politologo. Il quale chiarifica il contenuto delle sue parole con un consiglio pratico che non può lasciare indifferenti: “Renzi dovrebbe come minimo licenziare 500mila dipendenti pubblici, snellendo violentemente la macchina dello Stato, così come è stato fatto in Inghilterra, ad esempio. E con quei soldi risparmiati, ridurre le tasse di 15 miliardi sia sui redditi delle singole persone che su quelli delle imprese”. Solo questa amara medicina, a parere del politologo, sarebbe in grado di dare all’Italia la spinta necessaria per ripartire ed emanciparsi dalle sovranità extranazionali che ammorbano il paese. Una ricetta dura e difficile da condurre innanzi: l’unico modo di far uscire l’Italia dalle dense nebbie di una crisi che pare non avere fine?

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Fonte: affaritaliani.it

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Marco Brezza

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mer, mar 26, 2014  Roberta Buscherini
Incarichi Esterni Dipendenti Comunali: Una questione delicata
3 (60%) 1 Vota Questo Articolo

Pare interessante effettuare un piccolo focus a proposito di incarichi esterni dipendenti comunali nell’eterogeneo settore del pubblico impiego. Lavoro pubblico e contestuale attività lavorativa presso un altro contesto: quali sono i limiti predisposti dall’architettura normativa italiana in questo senso?

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tiscali.it
tiscali.it

Incarichi esterni dipendenti comunali: principi costituzionali

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Va in primo luogo segnalato che la legge italiana disciplina in maniera piuttosto puntuale la questione degli incarichi esterni dipendenti comunali: tra i principi di rango costituzionale che reggono le fondamenta del nostro ordinamento vi è infatti quello che tutela l’interesse pubblico, interesse di rango primario che deve essere costantemente seguito dalla Pubblica Amministrazione. Questo interesse si manifesta anche nella forma del dovere di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente pertanto ha il compito di garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’azione amministrativa dedicandosi integralmente alla propria attività lavorativa presso l’ufficio cui è destinato, senza distrarre le proprie energie lavorative in attività diverse ed estranee da quelle relative al pubblico impiego.

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L’obiettivo che soggiace al principio costituzionale è ovviamente quello tendente ad evitare perniciosi conflitti di interessi fra PA e dipendenti ivi impiegati, impedendo la nascita e l’addensamento di nuclei di interesse alternativi ed incompatibili rispetto all’ufficio pubblico cui il dipendente è destinato.

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La procedura per gli incarichi esterni dipendenti comunali

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In linea generale comunque, la questione afferente agli incarichi esterni dipendenti comunali si delinea nella direzione per cui i dipendenti non possono svolgere incarichi non compresi nei compiti e nei doveri d’ufficio, che non siano già stabiliti dalla legge o da da altre fonti normative di rilievo. Al fine di svolgere altre attività o di assumere ruoli ed incarichi affidati da soggetti privati (o da una differente branca della Pubblica Amministrazione) è necessario una apposita e congrua autorizzazione dall’ente di provenienza del suddetto dipendente. Tali incarichi devono andare esenti da vizi di incompatibilità, nell’interesse sovraordinato (e di rango eminentemente costituzionale) costituito dal buon andamento della “cosa pubblica”. La procedura per gli incarichi esterni dipendenti comunali scatta attraverso una autorizzazione che deve essere richiesta dall’ente di appartenenza del dipendente: l’istanza deve essere inoltrata dai soggetti (privati o pubblici che siano) che desiderano conferire l’incarico. Sull’amministrazione di appartenenza giace l’onere di pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione entro l’intervallo di tempo di trenta giorni dalla ricezione della domanda medesima.

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Collaboratori e consulenti esterni

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Risulta poi necessario comprendere in che modo si delineano i requisiti necessari per l’affidamento di incarichi a collaboratori e consulenti esterni all’interno della Pubblica Amministrazione.

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In questo senso il D.Lgs. 165 del 30 marzo 2001 afferma che per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali attraverso contratti di lavoro autonomo o di natura coordinata e continuativa. L’incarico può essere affidato ad esperti di comprovata specializzazione e in presenza di presupposti ineludibili, quali ad esempio, la predeterminazione di durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione, oltre alla provata impossibilità da parte dell’amministrazione di utilizzare risorse già disponibili al suo interno.

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È evidente come la materia sia percorsa da numerose e multiformi linee tematiche: la disciplina rimane comunque un importante caposaldo in relazione al principio costituzionale di buon andamento dell’azione e dell’attività amministrativa del nostro paese.

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Fonte: ilsole24ore.com, ptpl.altervista.org, lineaamica.gov.it

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Roberta Buscherini

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mar, mar 25, 2014  Marco Brezza
Insegnanti Precari E Arretrati Di Stipendio: La Gilda protesta
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

I docenti precari rimangono senza stipendio: e la Gilda si scaglia contro il MEF. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già ampiamente colmo, relativo alla questione del trattamento degli insegnanti precari della scuola pubblica in Italia.

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Insegnanti precari e arretrati di stipendioIl sistema di pagamento NoiPa va in tilt

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Infatti dopo la scottante ed amara beffa delle ferie non pagate, a ben 130mila insegnanti supplenti precari non sono stati pagati gli stipendi di novembre e dicembre. Nonostante le rassicurazioni operate del Miur prima della pausa natalizia, il sistema informatico NoiPa, mezzo utilizzato dalle scuole per effettuare i pagamenti (ed investito da critiche anche con riferimento al blocco dei pagamenti delle posizioni economiche del personale ATA avvenuto nel mese di febbraio), è stato inaccessibile per lungo tempo, impedendo di fatto la liquidazione degli stipendi dovuti per quelle due mensilità. Come sempre ad essere colpiti sono i precari della scuola, ovvero i più deboli e non protetti dalle tutele sindacali ordinarie. A parere della Cgil Scuola non risulta sufficiente introdurre le riforme (ed i tagli) senza prima aver fatto tutte le operazioni d’implementazione e verifica, atte a garantire la piena ed efficace funzionalità del sistema informativo: insomma, il sistema informatico avrebbe dovuto essere rodato prima del rinnovamento. E la situazione ha provocato rilevanti danni agli insegnanti che non si sono visti recapitare lo stipendio relativo alle due mensilità menzionate.

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Insegnanti precari: l’abuso dei contratti a tempo determinato

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A parere della Gilda degli insegnanti (la prima associazione professionale in Italia formata da soli docenti) il Mef è anche responsabile del blocco dell’assunzione di più 4400 docenti di sostegno, stabilita dal Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza (Ministro uscente ed ora sostituito al dicastero da Stefania Giannini) come anticipo per l’anno scolastico 2013/14 del piano triennale di stabilizzazione.

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A proposito della questione del reclutamento dei docenti sono giunte le opinioni del coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio il quale (in un’intervista a Orizzonte Scuola) ha espresso la posizione del sindacato a riguardo, anche alla luce ed in vista delle azioni legali che sono state intraprese di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea: in questa direzione Di Meglio ha affermato che la Gilda è fortemente contraria all’eccessivo e indiscriminato utilizzo (che si concretizza evidentemente in un abuso) dei contratti a tempo determinato reiterati. Una pratica che si presta ad esagerazioni a scapito dei docenti precari: insomma se le cattedre sono libere, secondo Di Meglio, le assunzioni devono essere a tempo indeterminato.

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La selezione all’ingresso per i docenti

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Per quel che riguarda invece la selezione all’ingresso inerente agli insegnanti, a parere della Gilda la soluzione migliore si concretizza attraverso i concorsi pubblici locali: in questa direzione non parrebbe necessario bandirli a livello di scuole o di reti, come afferma il responsabile istruzione del Pd Davide Faraone.
In conclusione, si attesta su di un numero elevato il quantitativo di situazioni che non scorrono nel modo giusto all’interno del sistema della scuola pubblica italiana. Piccoli passi in avanti sono stati fatti, ma le contingenze impongono di mantenere l’attenzione salda sulle novità in procinto di giungere.

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Marco Brezza

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lun, mar 24, 2014  Roberta Buscherini
Mobilità nel Pubblico Impiego
4.4 (87.33%) 30 Vota Questo Articolo

 Mobilità nel pubblico impiego: Il dossier Cottarelli

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studiocataldi.it

studiocataldi.it

Il dossier sulla Spending Review del commissario straordinario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli, ha indicato come obbiettivo principe un risparmio di 36 miliardi da attuare entro il 2016. Tra le diverse strategie da mettere in campo, una serie di interventi per favorire la mobilità nel pubblico impiego.;

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Cottarelli ha sottolineato l’importanza di rafforzare gli attuali strumenti che regolano la mobilità nel pubblico impiego. Secondo il Commisario, il ministero dell’Economia e quello della Pubblica Amministrazione dovrebbero colmare, a tal fine, i vuoti d’organico negli uffici pubblici, adottando la strategia della mobilità volontaria o, nel caso mancassero le richieste, servendosi della mobilità obbligatoria su base regionale.

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Tale prassi non dovrebbe incontrare difficoltà dato che la legge prevede, previo accordo tra Amministrazioni, la possibilità di uno scambio di dipendenti che posseggano la stessa qualifica professionale e appartenenti anche a diversi comparti. Tuttavia, tale mobilità è quasi del tutto assente; si è stimato, infatti, che nel 2011 soltanto un impiegato su mille ha cambiato amministrazione e solo uno su cento si è trasferito da un ufficio all’altro. Si rende necessario, dunque, mettere in pratica ciò che per legge è gia consentito.

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Mobilità nel pubblico impiego: Tra esuberi e carenze d’organico

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La mobilità nel pubblico impiego dovrebbe permettere ad un’Amministrazione che ha esuberi nel personale, di trasferire un proprio dipendente presso un ente che, invece, ha carenza d’organico. In tal modo gli uffici diventerebbero più efficenti e si ridurrebbero gli sprechi. Inoltre, sono previsti una serie di incentivi per le Amministrazioni che si impegneranno nel risparmio della spesa pubblica adottando la mobilità nel pubblico impiego.

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La stabilizzazione dei precari

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Secondo il neo Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione, Marianna Madia, ciò non dovrà tradursi in un precariato dilagante ma, viceversa, in una graduale stabilizzazione dei lavoratori. «I precari sono le vittime di uno Stato che non è riuscito a decidere, certo c’è un grande problema di risorse, non è facile. Ma da parte mia c’è la sensibilità a considerarli lavoratori preziosi», con queste parole il Ministro ha voluto manifestare la sua intenzione di risolvere il problema del lavoro precario . Una strada da seguire potrebbe essere quella precedentemente tracciata dal decreto 101 che ha stabilito forme di reclutamento nella Pa attraverso concorsi parzialmente riservati ai precari di più lungo corso.

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L’abolizione del dirigente a tempo indeterminato nella Pubblica Amministrazione

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Il Ministro Madia, ha dichiarato che l’inefficienza delle Pubbliche Amministrazioni dovrà essere risolta facendo ricorso ad una maggiore mobilità anche e, soprattutto, tra gli incarichi dirigenziali all’interno delle pubbliche amministrazioni. Queste le sue parole: “Partiremo dall’attenzione ai dirigenti e, come ha detto Renzi, cercheremo la giusta mobilità negli incarichi”, dimostrando chiaramente che la sua intenzione è quella di abolire la figura del dirigente a tempo indeterminato nella Pubblica Amministrazione.

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 La situazione sulla carta

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Di fatto, molti dirigenti pubblici hanno già un contratto a tempo determinato dove la mobilità, come nella Pubblica Amministrazione, è già stata regolamentata in passato con il “decreto Brunetta”. Inoltre, le ultime riforme hanno anche approvato un sistema di valutazione meritocratico per i dirigenti pubblici. Perché, allora, tutto sembra impigliato in un immobilismo sconcertante? Probabilmente perché finora non c’è stata la volontà politica di mettere in pratica dei principi che sono restati lettera morta.

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Le buone intenzioni di Renzi

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Il governo Renzi, allora, dovrebbe impegnarsi nel concrettizzare queste norme che, effettivamente, non sono state mai applicate, in quanto contrastanti con gli interessi degli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione. Sembra che il neo presedinte del Consiglio stia facendo dei timidi passi in avanti in questo senso, proponendo la creazione di un albo unico nazionale riservato ai dipendenti dirigenziali pubblici con un incarico massimo pari a 5 anni; al termine del mandato dovrebbe scattare la mobilità nella stessa o in una diversa Amministrazione con un tetto massimo di 10 anni di permanenza nella medesima Amministrazione. In tal modo si andrebbe a favorire un ricambio ai vertici dirigenziali, un ricambio generazionale e, conseguentemente, un rinnovamento politico.

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Le pagelle per i dirigenti

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La mobilità del personale pubblico e pagelle dettagliate per i dirigenti, questi gli obbiettivi del Governo. Per fare questo però, si rende necessario l’utilizzo di strumenti adeguati per valutare l’attività dei vertici dirigenziali, verificando in che modo e con quanta efficacia vengono operati i tagli nella Pubblica Amministrazione e rendendo pubblici i risultati conseguiti dai dirigenti rispetto alla gestione finanziaria del Paese.

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Tutela dei precari e rotazione dirigenziale

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La portata innovativa del governo Renzi si misurerà, allora, nella capacità di apportare la mobilità del personale pubblico rispettando i diritti dei precari e mobilizzando anche le alte cariche burocratiche attraverso l’introduzione di misure inedite, come la licenziabilità dei dirigenti o l’obbligo di rotazione degli incarichi dirigenziali.

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Roberta Buscherini

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