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Archivi al giorno marzo 24th, 2014

lun, mar 24, 2014  Roberta Buscherini
Mobilità nel Pubblico Impiego
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 Mobilità nel pubblico impiego: Il dossier Cottarelli

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studiocataldi.it

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Il dossier sulla Spending Review del commissario straordinario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli, ha indicato come obbiettivo principe un risparmio di 36 miliardi da attuare entro il 2016. Tra le diverse strategie da mettere in campo, una serie di interventi per favorire la mobilità nel pubblico impiego.;

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Cottarelli ha sottolineato l’importanza di rafforzare gli attuali strumenti che regolano la mobilità nel pubblico impiego. Secondo il Commisario, il ministero dell’Economia e quello della Pubblica Amministrazione dovrebbero colmare, a tal fine, i vuoti d’organico negli uffici pubblici, adottando la strategia della mobilità volontaria o, nel caso mancassero le richieste, servendosi della mobilità obbligatoria su base regionale.

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Tale prassi non dovrebbe incontrare difficoltà dato che la legge prevede, previo accordo tra Amministrazioni, la possibilità di uno scambio di dipendenti che posseggano la stessa qualifica professionale e appartenenti anche a diversi comparti. Tuttavia, tale mobilità è quasi del tutto assente; si è stimato, infatti, che nel 2011 soltanto un impiegato su mille ha cambiato amministrazione e solo uno su cento si è trasferito da un ufficio all’altro. Si rende necessario, dunque, mettere in pratica ciò che per legge è gia consentito.

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Mobilità nel pubblico impiego: Tra esuberi e carenze d’organico

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La mobilità nel pubblico impiego dovrebbe permettere ad un’Amministrazione che ha esuberi nel personale, di trasferire un proprio dipendente presso un ente che, invece, ha carenza d’organico. In tal modo gli uffici diventerebbero più efficenti e si ridurrebbero gli sprechi. Inoltre, sono previsti una serie di incentivi per le Amministrazioni che si impegneranno nel risparmio della spesa pubblica adottando la mobilità nel pubblico impiego.

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La stabilizzazione dei precari

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Secondo il neo Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione, Marianna Madia, ciò non dovrà tradursi in un precariato dilagante ma, viceversa, in una graduale stabilizzazione dei lavoratori. «I precari sono le vittime di uno Stato che non è riuscito a decidere, certo c’è un grande problema di risorse, non è facile. Ma da parte mia c’è la sensibilità a considerarli lavoratori preziosi», con queste parole il Ministro ha voluto manifestare la sua intenzione di risolvere il problema del lavoro precario . Una strada da seguire potrebbe essere quella precedentemente tracciata dal decreto 101 che ha stabilito forme di reclutamento nella Pa attraverso concorsi parzialmente riservati ai precari di più lungo corso.

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L’abolizione del dirigente a tempo indeterminato nella Pubblica Amministrazione

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Il Ministro Madia, ha dichiarato che l’inefficienza delle Pubbliche Amministrazioni dovrà essere risolta facendo ricorso ad una maggiore mobilità anche e, soprattutto, tra gli incarichi dirigenziali all’interno delle pubbliche amministrazioni. Queste le sue parole: “Partiremo dall’attenzione ai dirigenti e, come ha detto Renzi, cercheremo la giusta mobilità negli incarichi”, dimostrando chiaramente che la sua intenzione è quella di abolire la figura del dirigente a tempo indeterminato nella Pubblica Amministrazione.

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 La situazione sulla carta

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Di fatto, molti dirigenti pubblici hanno già un contratto a tempo determinato dove la mobilità, come nella Pubblica Amministrazione, è già stata regolamentata in passato con il “decreto Brunetta”. Inoltre, le ultime riforme hanno anche approvato un sistema di valutazione meritocratico per i dirigenti pubblici. Perché, allora, tutto sembra impigliato in un immobilismo sconcertante? Probabilmente perché finora non c’è stata la volontà politica di mettere in pratica dei principi che sono restati lettera morta.

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Le buone intenzioni di Renzi

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Il governo Renzi, allora, dovrebbe impegnarsi nel concrettizzare queste norme che, effettivamente, non sono state mai applicate, in quanto contrastanti con gli interessi degli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione. Sembra che il neo presedinte del Consiglio stia facendo dei timidi passi in avanti in questo senso, proponendo la creazione di un albo unico nazionale riservato ai dipendenti dirigenziali pubblici con un incarico massimo pari a 5 anni; al termine del mandato dovrebbe scattare la mobilità nella stessa o in una diversa Amministrazione con un tetto massimo di 10 anni di permanenza nella medesima Amministrazione. In tal modo si andrebbe a favorire un ricambio ai vertici dirigenziali, un ricambio generazionale e, conseguentemente, un rinnovamento politico.

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Le pagelle per i dirigenti

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La mobilità del personale pubblico e pagelle dettagliate per i dirigenti, questi gli obbiettivi del Governo. Per fare questo però, si rende necessario l’utilizzo di strumenti adeguati per valutare l’attività dei vertici dirigenziali, verificando in che modo e con quanta efficacia vengono operati i tagli nella Pubblica Amministrazione e rendendo pubblici i risultati conseguiti dai dirigenti rispetto alla gestione finanziaria del Paese.

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Tutela dei precari e rotazione dirigenziale

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La portata innovativa del governo Renzi si misurerà, allora, nella capacità di apportare la mobilità del personale pubblico rispettando i diritti dei precari e mobilizzando anche le alte cariche burocratiche attraverso l’introduzione di misure inedite, come la licenziabilità dei dirigenti o l’obbligo di rotazione degli incarichi dirigenziali.

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Roberta Buscherini

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