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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese marzo, 2014

ven, mar 21, 2014  Marco Brezza
Gli Insegnanti Tecnico Pratici Sono Docenti A Pieno Titolo
4 (79.52%) 42 Vota Questo Articolo

Tra le tipologie di docenti esistenti all’interno della Scuola Secondaria italiana sono presenti quello che vengono definiti come ITP, ovvero gli insegnanti tecnico pratici. Essi sono docenti a tutti gli effetti, e non vanno considerati come assistenti od operatori di laboratorio.

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Gli insegnanti tecnico pratici sono infatti docenti con competenze teorico-pratiche ai quali è affidata la responsabilità in piena autonomia delle attività didattiche che si svolgono nei laboratori: queste attività si svolgono a volte come insegnamento autonomo, mentre in altri casi si concretizzano attraverso la compresenza di un insegnante teorico della disciplina. Va poi sottolineato che titolo di accesso necessario per accedere alla figura professionale dell’insegnante tecnico pratico è il Diploma di Scuola Secondaria Superiore.

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insegnanti tecnico pratici

Insegnanti tecnico pratici: una categoria fondamentale

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Questa tipologia di insegnanti costituisce da diversi anni ormai un prezioso ed insostituibile trait d’union tra insegnamento degli aspetti teorici di una determinata disciplina e la impellente necessità che la medesima venga compresa dagli studenti attraverso un approccio pragmatico ed operativo: nell’obiettivo condiviso di trasmettere agli stessi studenti i rudimenti di una professione, al fine di applicare le conoscenze ricevute nella pratica professionale.

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Gli insegnanti tecnico pratici sono ormai da tempo equiparati ai docenti laureati e, cosa molto importante, all’interno della Scuola Superiore operano in sinergia, e mai in subordine né gerarchico né funzionale, con il docente teorico condividendo strumenti, criteri e obiettivi didattici. Inoltre, attraverso la Legge 124 del 3 maggio 1999, questi docenti sono stati pienamente riconosciuti come autonomi ed aventi parità di voto e dignità professionale rispetto ai docenti laureati sia in sede di valutazione e scrutinio sia per quanto attiene la conduzione delle attività didattiche. E non va dimenticato che all’interno delle sessioni degli Esami di Stato gli insegnanti tecnico pratici possono far parte della Commissione alla pari di tutti gli altri docenti rappresentando la propria materia con palese legittimità ed in piena e perfetta autonomia di voto.

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Non tappabuchi bensì preziosi docenti

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Nel concreto svolgersi delle cose nella scuola italiana è purtroppo accaduto che a questa tipologia di insegnanti (che, si rammenta, possiedono a pieno titolo il ruolo e la dignità di docente) venisse utilizzata alla stregua di “tappabuchi” al fine di sostituire, talora, i colleghi assenti. E spesso accade che alcuni insegnanti teorici non lascino spazio alle esercitazioni di laboratorio previste dai programmi ministeriali, oppure le gestiscono autonomamente senza concordarle con i docenti tecnico pratici compresenti. Non resta evidentemente che rafforzare e corroborare il concetto di perfetta eguaglianza tra docenti di varia tipologia: il compito precipuo degli insegnanti tecnico pratici risiede infatti principalmente nell’organizzazione, lo sviluppo e la conduzione di tutte le attività d’insegnamento che attengono l’area del saper fare e del saper agire: questi ultimi potranno poi essere affiancati dai membri del personale A.T.A., ai quali è affidato il compito di provvedere alla preparazione del materiale e degli strumenti per le esperienze didattiche e per le esercitazioni pratiche (oltre a garantire il riordino e la conservazione delle attrezzature tecniche).

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Come diventare insegnanti tecnico pratici?

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Per diventare docenti tecnico pratici è necessario possedere il diploma richiesto per la specifica classe di concorso in cui si vuole entrare (è possibile avere una panoramica esaustiva sulla questione presso il sito del MIUR). Successivamente è necessario iscriversi in graduatoria, la cui apertura è prevista per la primavera 2014: fatto ciò non resta che aspettare la chiamata in base allo scorrimento delle graduatorie. La densità di iscritti a queste liste è abbastanza alta (causa tante richieste per non numerosi posti), pertanto non è facilissimo accedere a tale tipologia di insegnamento.

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Fonti: orizzontescuola.it, gildarm.it, itp.org

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Marco Brezza

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gio, mar 20, 2014  Roberta Buscherini
Congedo Parentale Carabinieri: Come è strutturato?
3.1 (61.82%) 11 Vota Questo Articolo

Il congedo parentale Carabinieri si configura attraverso la struttura di una agevolazione riservata ai genitori (compresi quelli adottivi) fino al compimento degli otto anni di età da parte del bambino, o comunque, nel caso dei bambini adottivi, entro gli otto anni dall’ingresso del minore all’interno del nucleo familiare.

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Fonte: www.arfart.it

Congedo parentale Carabinieri: la licenza straordinaria

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Per ciò che inerisce all’Arma dei Carabinieri, una delle quattro forze armate italiane (avente collocazione autonoma presso il Ministero della Difesa), pare interessante soffermarsi sulla licenza straordinaria per congedo parentale Carabinieri: questo istituto viene disciplinato all’interno del Decreto Legislativo n.151/2001 (la norma che circoscrive i limiti legislativi in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), in particolare all’art. 34, nel quale si afferma: “Al personale con figli minori di tre anni che intende avvalersi del congedo parentale previsto dall’articolo 32 del testo unico medesimo, è concessa la licenza straordinaria sino alla misura complessiva di quarantacinque giorni, anche frazionati, nell’arco del triennio e comunque entro il limite massimo annuale previsto per il medesimo istituto”. Ne consegue che al personale che beneficia di questa tipologia di licenza spetta l’intera retribuzione, con la ovvia esclusione delle indennità legate all’effettivo impiego e del compenso dello straordinario. Per quel che riguarda i successivi periodi di licenza, però, non sarà corrisposta alcuna retribuzione.

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Astensione e preavviso: le funzioni dell’istituto

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Il congedo parentale Carabinieri si conforma pertanto alla stregua di un importante istituto volto a garantire la corretta e giusta assistenza nei confronti del neonato da parte dei genitori (o del singolo genitore) che siano impiegati al servizio dell’Arma di Carabinieri. Il congedo parentale (definito anche “astensione facoltativa”) non è infatti altro che un periodo di astensione dal lavoro da parte di un genitore: è la legge che ne disciplina tempi e modalità di astensione. La sua funzione precipua (e che circoscrive esaustivamente quanto già affermato in precedenza) è quella di consentire una congrua presenza del genitore accanto al bambino nei primi anni della sua vita: l’obiettivo virtuoso dell’istituto è sicuramente quello di soddisfare i bisogni affettivi e relazionali del minore. In questo senso va sottolineato che, ai fini dell’esercizio del diritto di questo tipo di licenza straordinaria, il personale è tenuto (con l’esclusione dei casi di impossibilità oggettiva) ad avvisare l’ufficio di appartenenza con almeno quindici giorni di preavviso sulla data di apertura della licenza.

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Congedo parentale Carabinieri: specificazioni in base all’età del minore

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Tra le specificazioni di eminente rilevanza all’interno della disciplina del congedo parentale Carabinieri vanno evidenziati due differenti elementi: in caso di malattia del figlio di età non superiore a tre anni, i suddetti periodi di congedo non comportano una riduzione del trattamento economico (fino ad un massimo di 5 giorni lavorativi nel corso dell’anno oltre la soglia dei 45 giorni previsti). Nel caso di una malattia del figlio di età compresa tra i 3 e gli 8 anni, ciascun genitore ha diritto ad astenersi alternativamente dal lavoro all’interno però del limite di cinque giorni lavorativi annui per i quali non viene corrisposta retribuzione. Sono queste due importanti specificazioni che definiscono i tratti salienti del congedo parentale.

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Fonti: www.carabinieri.it, wikipedia.it

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Roberta Buscherini

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mer, mar 19, 2014  Ranalli
Il Governo Renzi… La Svolta Buona …Così Pare
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Il mercoledì da leoni, tanto atteso , è poi finalmente arrivato ed a portato quelle novità a largo raggio che in tanti si aspettavano. Non tutte le aspettative sono state rispettate ma sicuramente il popolo dei dipendenti pubblici , quelli che guadagnano meno di 1500 euro al mese possono fare tirare finalmente un sospiro di sollievo dopo tanti anni con le retribuzioni al palo dopo la moratoria dei contratti pubblici ormai bloccati dal 2010. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha parlato di un aumento di circa 80 euro netti mensili. Ma come arriveranno questi soldi in busta paga e quello che cercherò di spiegare in maniera il più possibile comprensibile anche se dobbiamo comunque aspettare il decreto di fine marzo laddove saranno indicate con certezza le cifre che ciascuno percepirà sotto forma di una tantum prima e poi sotto forma di sgravio mensile.

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Ad oggi dobbiamo attenerci alle indicazioni che ci danno i quotidiani soprattutto quelli di caratura internazionale che provano a fare delle proiezioni. Vediamo quali sono:  La cosa certa e che si agirà sulle detrazioni da lavoro dipendente ( solo quelle e non quelle per familiari a carico ).Le attuali 1880 euro previste per i redditi fino a 1800 passeranno a 2400 euro. Questo limite varrà per tutti quanti guadagnano fino a 20000 mila euro annui.  Quindi in termini pratici chi guadagna oggi 20000 mila euro passa da una detrazione da lavoro dipendente che oggi è di 1339 euro a 2400 euro  con un beneficio annuo di 1061 euro che sarà liquidato il 27maggio sotto forma di una tantum e che da gennaio 2015 sarà mensile quindi oltre i 90 euro mensili netti.

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ilsole24ore.com

ilsole24ore.com

A questo punto per quanti guadagnano più di 20000 euro annuali le detrazioni vanno a decrescere all’aumentare del reddito annuale pertanto chi guadagna 250000 annuali  vedrà ridotta la propria detrazione da lavoro dipendente a 2100 euro annui. Questo però significa che rispetto alla precedente detrazione di 1100 euro annui avrà un beneficio di circa mille euro annui.

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La detrazione da lavoro dipendente si ridurrà ulteriormente per quanti ad esempio guadagnano 32000 euro annui. Costoro dalle attuali 800 euro di detrazioni annue passeranno ad una detrazione di 1700 euro annue quindi un  beneficio medio annuo di circa 900 euro. Costoro avranno a regime un  beneficio mensile di circa 80 euro mensili. La detrazione dal lavoro dipendente si annulla o quasi al salire del reddito fino a 55000 mila euro annui. Costoro infatti oggi percepiscono 35 euro annui che aumenterà in questo caso di ulteriori euro 38 fino a raggiungere 74 euro annui.

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Per i cosiddetti invece incapienti vale a dire quanti guadagnano fino ad 8000 mila euro annui e che oggi percepiscono una detrazione di 1880 euro annui il beneficio sarebbe doppio poiché da un lato porterebbe la detrazione aumenterebbe a 2400 euro annui dall’altro possono guadagnare fino a 20000 euro annui non vedendo ridotta detta detrazione.

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Altri quotidiani a dire la verità fanno altri tipi di proiezioni nel senso che il beneficio minimo lo percepiranno quanti guadagnano fino a 25000 euro annui a cui spetteranno a regime circa 60 euro mensili.

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Non ci resta che aspettare due date… la fine del mese di marzo per il decreto del governo esplicativo di tutti gli sgravi e poi la rata del mese di maggio dove sarà contenuta l’una tantum eventualmente spettante per poi calcolare il beneficio mensile.

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Giancarlo Ranalli

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mar, mar 18, 2014  Marco Brezza
Progetto F35: La scure dei tagli potrebbe abbattersi sulla Difesa
3.5 (70%) 2 Vota Questo Articolo

Spirano venti di cambiamenti strategici per quello che riguarda il sistema Difesa in Italia: revisione di spesa e differente ripartizione delle risorse per ciò che inerisce l’importante settore dello Stato. Sono due delle tematiche affrontate dal nuovo Ministro della Difesa del Governo Renzi, Roberta Pinotti (intervistata da Maria Latella per SkyTG24) la quale ha anche gettato luce sul discusso tema dei cacciabombardieri F35. “Parrebbe lecito che sulla tematica F35 si può ripensare, si può ridurre, si può rivedere”, ha affermato il Ministro. Il taglio o dimezzamento del progetto F35 sembra pertanto oggi più vicino: l’inserimento della tematica (da tempo al centro dei dibattiti politici) dentro il “calderone” dei tagli alla spesa necessari per sistemare i conti nelle casse statali, pare aver conferito nuova e più vitale inerzia ad un intendimento che negli scorsi mesi risultava permanere ad un punto morto. Non si può dimenticare che la vessata questione relativa agli F35 ha attraversato in particolare gli ultimi tre anni di dibattito parlamentare, mediante (a partire dal 2012) alcune mozioni sulla riduzione e la razionalizzazione delle spese militari.

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Tagli F35

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Spending review: dismissioni immobili e riduzione personale

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La questione, come già affermato, inserisce le sue basi dentro il proposito di effettuare necessari tagli alla spese inerenti alla Difesa. Il Ministro Pinotti utilizza tre parole-chiave a riguardo: ripensare, ridurre, rivedere. “Passeremo da qui al 2024 da 190mila soldati complessivi a 150mila, e già nei prossimi anni arriveremo a 170mila”. E non finisce qui: la “spending review” applicata alla Difesa condurrà alla (già ampiamente dichiarata da Matteo Renzi) chiusura di molte caserme. Ben 385 tra caserme e presidi, secondo il Ministro: “ Entro un mese porterò il provvedimento in Consiglio dei Ministri e attiverò una task force per le dismissioni. La mia intenzione è quella di portare un provvedimento ad hoc entro un mese”. Tra gli obiettivi anche quello di ridurre di 10mila unità (da 30mila a 20mila) il personale civile occupato nel settore Difesa.

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F35 e comparto sicurezza: si alzano voci di dissenso

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La questione F35 si inscrive dentro un percorso di revisione della spesa pubblica che il nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha brandito come un’ascia durante tutta la campagna delle primarie Pd e sta continuando a esplicitare ora da Palazzo Chigi: una revisione della spesa che transita per 600 milioni di tagli al comparto sicurezza entro i prossimi tre anni. Il Commissario alla “spending review” Carlo Cottarelli sarà colui che azionerà le forbici, ma già si alzano ululati di protesta dalle sigle sindacali delle forze dell’ordine. Il Sap (Sindacato Autonomo Polizia) ha alzato gli scudi affermando, per mezzo del suo presidente nazionale, che i 600 milioni non dovranno in alcun modo essere raccolti attraverso future mancate assunzioni. A corroborare questa tesi sono giunti poi sia Maurizio Gasparri (esponente di Forza Italia) ed anche il Ministro dell’Interno Angelino Alfano: quest’ultimo ha assicurato che la “spending review” non comporterà tagli indiscriminati e abbassamento del livello di sicurezza delle città italiane.

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Rottamazione della Difesa?

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In conclusione, e tornando alla delicata tematica F35, il Ministro della Difesa ha affermato che prima di effettuare tagli è necessario porsi delle domande sul tipo di aeronautica militare di cui ci si vuole dotare come sistema-nazione: “Dobbiamo chiederci che tipo di difesa vogliamo – spiega Roberta Pinotti – quale tipo di protezione ci può servire. C’è un impegno assunto dal Governo, attendiamo la fine dell’indagine conoscitiva per prendere una decisione”. Vi sono pertanto ulteriori sviluppi da attendere.

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Fonti: Corriere.it, Libero Quotidiano

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Marco Brezza

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lun, mar 17, 2014  Marco Brezza
Docenti Scuola Pubblica: Le battaglie vinte anche grazie ai sindacati
4.5 (90%) 4 Vota Questo Articolo

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Scuola, insegnanti e diritti sindacali: un mondo in costante evoluzione. Ecco alcune tematiche al centro dell’attenzione per quelimagesCADYXBT1 che riguarda gli insegnanti impiegati nella scuola pubblica. Attraverso il prezioso aiuto del nuovo numero di Professione Docente (mensile che nasce dagli sforzi del sindacato Gilda insegnanti nel confezionare uno strumento efficiente per orientarsi nel pianeta Scuola) proviamo ad esplorare ciò che di nuovo si evidenzia nel multiforme panorama scolastico agli albori di questo 2014.

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Il disagio della categoria insegnanti

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In primo luogo viene dato ampio risalto alla manifestazione unitaria insegnati tenutasi a Roma lo scorso 30 novembre. Tra gli obiettivi condivisi dai sindacati che hanno coordinato la mobilitazione erano certamente presenti quelli relativi al disagio della categoria insegnati costretta ad assistere all’intollerabile spreco di risorse pubbliche; cosa che avviene mentre il paese continua a vivere una grave crisi economica.

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Professione Docente poi si sofferma a evidenziare l’opposizione manifestata dalla Gilda nei confronti degli ulteriori e possibili tagli alla scuola pubblica, con i docenti che potrebbero rischiare di essere “proletarizzati” qualora il governo dovesse abolire gli scatti di anzianità, lasciando gli insegnanti con uno stipendio di 1200 euro per tutta la carriera.

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I sindacati sono ancora utili?

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In ulteriore istanza, risultano interessanti le riflessioni di Gianluigi Dotti, insegnante e rappresentante sindacale che si chiede: ma i sindacati servono ancora? Dotti immagina il suo ruolo di docente senza le battaglie sindacali che in questi anni hanno modificato alcuni importanti punti-chiave nel settore scolastico. Cosa sarebbe successo se avesse risolto i suoi problemi individualmente senza il fondamentale aiuto dei sindacati? Da questo domanda retorica sgorga quindi tutto quello che, attraverso la mobilitazione, gli insegnanti hanno ottenuto: ovvero, 220mila immissioni di ruolo di docenti precari, il no alle 24 frontali senza aumento di stipendio, gli scatti di anzianità 2010 e 2011. E poi una serie di “stop” che possono essere elencati in questa rapida e non esaustiva carrellata: no al potere del dirigente scolastico di decidere come e a chi distribuire il fondo di istituto, no alla valutazione dei docenti, no allo stato giuridico previsto dalla legge Aprea.

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Previdenza e tributi: i requisiti per l’accesso al pensionamento

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Il percorso del nuovo numero di Professione Docente prosegue raccontando l’accordo sulla distribuzione del Mof, a difesa della retribuzione base dei docenti e soffermandosi anche sulla lotta per attribuire al Ministero le spese di funzionamento e gestione delle scuole che attualmente sono a carico del Fondo dell’istituzione scolastica. Riflettori puntati, poi, anche sui Pas, per i corsi di abilitazione speciale e i corsi per abilitazione al sostegno, al via proprio in queste settimane.

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Per quanto riguarda il settore legale, viene posta l’attenzione sull’iniziativa di tutela legale contro il blocco della progressione di carriere: quest’ultimo è infatti stato riconosciuto dalla Corte Costituzionale illegittimo per evidente violazione del principio costituzionale di uguaglianza (ex art.3, Cost.).

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Per ciò che inerisce invece agli aspetti tributari e previdenziali, Professione Docente presenta anche un focus sul tema delle pensioni: vengono proposti schemi con i requisiti necessari per l’accesso al pensionamento, uno specchietto con il valore netto della pensione che si percepirà dal primo settembre 2014, ovviamente in funzione di anzianità contributiva e tipo di pensione.

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In conclusione vengono citate tre vicende in cui il sindacato Gilda ha riportato importanti vittorie sul fronte dei diritti sindacali nel settore scolastico: in quel di Catanzaro, contro il comportamento antisindacale di un preside; a Vicenza contro il Miur per il riconoscimento della progressione di carriera di un folto gruppo di precari; ed infine in Romagna, più precisamente a Cesena, in cui i candidati della Gilda sono stati eletti in tutte le scuole nelle elezioni suppletive delle RSU.

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Marco Brezza

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