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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese marzo, 2014

ven, mar 14, 2014  Ranalli
Il Governo Renzi Al Primo Bivio!!!
4.3 (86.67%) 6 Vota Questo Articolo

Abbasare  l’IRAP Pagato Dalle Imprese O Ridurre Il Cuneo Fiscale A Favore Dei Lavoratori?

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imagesCAATZVQFNel suo intervento alle camere il Presidente del Consiglio dei Ministri dott. Matteo Renzi, accennava ad una consistente cifra espressa in miliardi tesa ad alleggerire la pressione fiscale alle imprese ed ai lavoratori. E’ certamente un buon inizio, il primo passo verso quella ripresa dei consumi tanto attesa ma che potrà essere possibile solo attraverso un’azione incisiva e reboante che liberi in maniera consistente le retribuzioni dalla forca delle tasse. Sul principio dell’intervento c’è un accordo totale da parte di tutte le componenti del mondo del lavoro, dagli industriali, dalle aziende per finire ai lavoratori.

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Il problema nasce, per questo parliamo di bivio, nel momento in cui pensa a chi destinare nei fatti questa consistente cifra.  C’è chi spinge per veicolare questi soldi per l’abbattimento di almeno il 30% dell’IRAP che pagano le aziende. Questa componente del settore produttivo ovviamente è talmente forte che sembrerebbe una partita già chiusa a priori. Tuttavia il presidente degli industriali Dott. Squinzi si sarebbe espresso positivamente per la destinazione di questa cifra per la riduzione del cosiddetto cuneo fiscale. Il senso di questa posizione sembrerebbe abbastanza logica…non avrebbe senso destinare un po’ di qua e un po’ di là senza far avvertire a nessuno i vantaggi di quest’operazione . Quindi destinare questa fetta di miliardi alla riduzione del cuneo fiscale potrebbe significare finalmente e dopo ben sei anni di blocco dei contratti nazionali di lavoro, di una spinta in avanti delle retribuzioni…si parla di un aumento minimo di cinquanta euro mensili derivanti appunto da questa riduzione del cuneo fiscale. In pratica significa pagare meno tasse quindi un imponibile Irpef assai più basso su cui pagare poi le tasse. Certamente un ottima notizia in un periodo di vacche magre.

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Altri importanti benefici economici potrebbero venire dalla rimodulazione delle aliquote Irpef. Sembra infatti che si voglia aumentare o allargare la fascia di esenzione ovvero alleggerire la tassazione sulle aliquote Irpef più basse. Se così fosse e abbiamo il dovere di credere nella buona volontà di questo governo, pagare meno Irpef significherebbe un aumento importante del reddito netto disponibile.

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Quest’operazione mi sembra oggi l’unica via che consente all’economia di poter ripartire secondo la classica e mai smentita equazione: più reddito disponibile uguale più consumi. Quindi la cura per far ripartire l’economia ed i consumi è proprio questa. Non ci resta che attendere qualche settimana perché sembra nelle intenzioni dell’esecutivo partire immediatamente con queste operazioni . Ovviamente tutti i lavoratori si augurano di avere subito maggior reddito disponibile a disposizione in attesa che anche lo sblocco dei contratti possa prima o poi intervenire per dare respiro ulteriormente ai salari il cui potere d’acquisto è tale da determinare un allarme sociale senza precedenti.

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Non ci resta altro che augurare buon lavoro all’esecutivo guidato da Renzi e non ci resta altro che aspettare qualche giorno per vedere concretizzate tutte le promesse di questi giorni.

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Giancarlo Ranalli

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gio, mar 13, 2014  Patrizia Caroli
Nuova Circolare Inps Dipendenti Pubblici: Retribuzioni e contributi
3 (60%) 6 Vota Questo Articolo

Poche settimane fa è stata emanata la nuova circolare Inps dipendenti pubblici: si tratta della circolare n.6 del 16 gennaio 2014 recante rubrica (e pertanto avente come oggetto) “Retribuzioni imponibili ai fini contributivi”. In particolare il suddetto strumento dispositivo cerca di chiarire una serie di questioni sorte attorno alla tematica delle categorie reddituali inerenti ai Dipendenti Pubblici, con un approfondimento riguardante i temi delle maggiorazioni, dei tetti retributivi e del conguaglio contributivo annuo. Andiamo ad esplorare con maggiore attenzione i contenuti elencati nel sommario della importante circolare.

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Nuova circolare Inps dipendenti pubblici

La premessa della nuova circolare Inps dipendenti pubblici

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La nuova circolare Inps dipendenti pubblici n.6 del 2014 si pone come obiettivo primario il tentativo di fornire nei confronti di Amministrazioni ed Enti di vario tipo indicazioni più approfondite ed aggiornate in merito alla imponibilità pensionistica e all’assoggettamento contributivo delle diverse tipologie di emolumenti retributivi. Tematiche molto importanti all’interno delle molteplici casistiche riguardanti i dipendenti pubblici. Inoltre la circolare presenta esaurienti riferimenti alla tematica della quantificazione delle retribuzioni all’interno delle casistiche di aspettative senza assegni “utili”: non viene poi tralasciato l’aspetto della corretta individuazione dei correlati obblighi contributivi.

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Nella premessa programmatica della suddetta circolare si rende noto che, per quanto riguarda il calcolo dei contributi per i dipendenti pubblici, viene effettuata una generale rivalutazione dei campi attinenti alle retribuzioni imponibili ai fini pensionistici: ciò in ossequio “al principio della semplificazione, oltre che nell’intento di evitare continui interventi correttivi conseguenti alle evoluzioni normative e contrattuali delle voci retributive”.

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In questo senso la nuova circolare Inps dipendenti pubblici si pone come strumento idoneo ad integrare e chiarire i contenuti della circolare n. 105 del 7 agosto 2012 sostituendo le disposizioni diverse (ed inerenti alle retribuzioni a decorrere da ottobre 2012) emanate precedentemente dalla Gestione Dipendenti Pubblici.

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Una circolare di chiarimento suddivisa in tre parti

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La suddetta nuova circolare Inps dipendenti pubblici articola il suo contenuto in tre parti ben distinte: una prima parte, denominata “Categorie reddituali ai fini dell’assoggettabilità o non assoggettabilità a contribuzione”, nella quale vengono trattate, ad esempio, le tematiche inerenti alla retribuzione imponibile, la scansione delle tipologie di reddito da lavoro dipendente assoggettabili  a contribuzione, con attenzione nei riguardi di indennità, regolarizzazioni ed obbligazioni contributive.

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Nuova circolare Inps dipendenti pubblici: aspettativa, esonero e congedi

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Nella seconda parte (intitolata “Retribuzioni imponibili nelle aspettative utili senza assegni – Analisi di singole fattispecie”) viene perlustrata in maniera più approfondita la disciplina inerente all’istituto dell’aspettativa, dell’esonero e del congedo straordinario (sia per dottorato di ricerca che per assistenza ai familiari portatori di handicap), con un paragrafo specifico riguardante la questione dei fuori ruolo.

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La terza ed ultima parte fa riferimento a “Indicazioni ulteriori per l’individuazione degli imponibili ai fini del corretto adempimento dell’obbligazione contributiva nella Gestione Dipendenti Pubblici”: questo settore viene aperto dal paragrafo relativo agli imponibili contributivi ai fini della contribuzione dovuta alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. Tra le altre tematiche da sottolineare, in ulteriore istanza, sono presenti  i tetti retributivi ai fini dell’aliquota aggiuntiva dell’1% e i criteri temporali per il calcolo e modalità di configurazione delle fattispecie sanzionatorie.

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Fonte: www.inps.it

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Patrizia Caroli

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mer, mar 12, 2014  Marco Brezza
Riposo Compensativo Polizia di Stato: Tutto quello che dovrestri sapere
1 (20%) 2 Vota Questo Articolo

Polizia di Stato e diritti sindacali, un binomio che spesso si staglia all’orizzonte come uno scoglio dall’aspetto oscuro. Analizzandolo un po’ più da vicino si può constatare come, al suo interno, la disciplina di settore inerente al riposo compensativo Polizia di Stato assuma contorni abbastanza nitidi in relazione alle modalità di fruizione del riposo stesso. In questo senso, le prestazioni orarie di lavoro straordinario obbligatorio e programmato effettuate possono essere convertite, a richiesta del dipendente membro della Polizia di Stato, in un numero corrispondente di giorni di riposo compensativo.

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riposo compensativo Polizia di Stato

Riposo compensativo Polizia di Stato: la richiesta

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In ordine alla richiesta, l’accoglimento e l’eventuale diniego motivati, essi debbono essere formulati in forma scritta. Per ciò che inerisce al computo di ciascun giorno di riposo compensativo Polizia di Stato bisogna fare riferimento alla durata effettiva dell’orario di lavoro relativo al giorno in cui si è usufruito del riposo. Va sottolineato che le giornate di riposo compensativo qui menzionate devono tassativamente essere utilizzate all’interno dell’orizzonte temporale dell’anno successivo a quello nel quale sono state maturate. Tutto ciò va effettuato in maniera compatibile con le ovvie esigenze di servizio del corpo di Polizia. Il riposo compensativo è certamente cumulabile con il riposo settimanale e con il congedo ordinario.

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Una compensazione per gli straordinari programmati

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Il riposo compensativo Polizia di Stato si configura quale tipologia di riposo idoneo a fornire una compensazione per gli straordinari programmati e non come compensazione per gli straordinari emergenti, per i quali l’unica forma di compensazione prevista è la retribuzione di tipo prettamente monetario. Per ciò che compete a queste prestazioni orarie di lavoro straordinario programmato effettuate e contemporaneamente non retribuite a causa del completo utilizzo del monte ore a disposizione dell’ufficio, reparto o istituto oppure per il superamento, da parte del dipendente, del limite massimo previsto, esse vengono convertite automaticamente in un numero corrispondente di giorni di riposo compensativo. Tale tipologia di riposo va evidentemente utilizzata in rigido ossequio a criteri di correttezza, al fine di evitare sbilanciamenti e sperequazioni. Come statuito nell’Accordo Quadro tra Ministro dell’Interno e rappresentanti sindacali della Polizia di Stato del 2000, “la retribuzione dello straordinario programmato, qualora venga superato il monte ore assegnato complessivamente, a ciascun Ufficio, Reparto o Istituto, deve essere effettuata secondo un criterio di proporzionalità, riducendo tutte le prestazioni di lavoro straordinario programmato della stessa percentuale”.

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Riposo compensativo: le parole del Consiglio di Stato

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Addentrandosi per un attimo in maniera più puntuale all’interno della materia inerente al riposo compensativo Polizia di Stato, si può citare il passaggio di una sentenza del Consiglio di Stato (sent. 2620/2009) nella quale è spiegata con chiarezza la “ratio” dell’istituto: “Il contemperamento della pluralità degli interessi (pubblici e privati) in gioco in tale materia (rispetto delle previsioni di bilancio, continuità ed effettività del funzionamento degli uffici pubblici, tutela dell’integrità psicofisica e della dignità del prestatore di lavoro) cui risponde la funzione dell’autorizzazione allo svolgimento di lavoro straordinario, deve far valutare positivamente, in conformità all’orientamento giurisprudenziale della Sezione, quelle misure – in alcuni casi già concretamente adottate dalla pubblica amministrazione – che, in presenza di accertate, indilazionabili e quotidiane esigenze di servizio, anche per rispettare i ristretti limiti finanziari entro cui è consentito liquidare le prestazioni di lavoro straordinario, prevedono la possibilità di compensare le (…) prestazioni lavorative straordinarie con riposi compensativi, in modo da salvaguardare altresì l’integrità psicofisica del lavoratore”. L’estratto giurisprudenziale fornito dal supremo tribunale amministrativo del paese illumina il significato e la ragione intrinseca che sovrintende all’istituto del riposo compensativo: appunto, la primaria tutela dell’integrità psicofisica e della dignità dei dipendenti pubblici membri della Polizia di Stato.

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Marco Brezza  

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mar, mar 11, 2014  Roberta Buscherini
Scatti Anzianità PA: Focus sulla travagliata questione scuola
5 (100%) 4 Vota Questo Articolo

Proprio questi sono i giorni decisivi per lo sblocco degli scatti anzianità PA, in particolare quelli relativi al personale della scuola: alla Camera verrà infatti discusso il Decreto inerente al suddetto sblocco, all’interno del quale è prevista una sessione negoziale volta al recupero dell’anzianità del 2012.

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Fonte: www.formiche.net

Fonte: www.formiche.net

Scatti anzianità PA: M5S chiede chiarezza

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In questa direzione si innestano le dure parole di alcuni rappresentati del Movimento 5 Stelle, i quali hanno denunciato un fatto che per molti aspetti viene sottaciuto dalle principali fonti di informazione: sembrerebbe infatti che la Legge Finanziaria del 2008 (Governo Berlusconi, con a capo del dicastero dell’Economia Giulio Tremonti) prevedesse espressamente che il 30% degli oltre 8 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica dovesse essere utilizzato per  pagare gli scatti del personale scolastico. Cosa che, con tutta evidenza, non parrebbe essere stata portata avanti.

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I rappresentanti del M5S hanno presentato una interrogazione parlamentare al fine di comprendere dove possano essere andati a finire quei preziosi fondi: il deputato M5S Sara Chimienti afferma: “Si tratterebbe di 2 miliardi di euro.  Dove sono finiti questi soldi? Per quale motivo il Governo vuole attingere al MOF, fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, dal momento che ha a disposizione per legge ben 2 miliardi?” Domanda legittima che attende risposta.

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Questioni di cifre (e intanto Saccomanni traballa)

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Risposta che aleggia incerta nell’aria infuocata dalle polemiche di questi giorni proprio a proposito degli scatti anzianità PA: le sigle sindacali più importanti non hanno lesinato feroci critiche nei confronti del (criticatissimo da molteplici direzioni, ed a rischio poltrona con il trapasso del Governo Letta) Ministro Fabrizio Saccomanni, il quale si sta occupando della questione.

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Il nodo della vicenda ruota attorno ad un altro ammontare di risorse rientrato dalle scuole (a scapito dei corsi di recupero) nelle casse del dicastero economico: su questa consistente cifra – che pare assestarsi sulla quota di 200 milioni di euro – converge certamente ingente parte delle speranze delle centinaia di migliaia di lavoratori che aspettano il pagamento degli scatti di stipendio relativi al 2012 e 2013. Nel fuoco incrociato delle opinioni spiccano le dure reazioni di alcuni sindacati: Marcello Pacifico dell’Anief si scaglia contro le sigle sindacali rappresentative che non sembrano battersi con vigore sufficiente affinché gli scatti anzianità PA tornino a dipendere dal rinnovo contrattuale e non vengano invece posti alla mercé di risorse destinate a scopi diversi.

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Scatti anzianità PA: una questione inestricabile?

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Sulla medesima linea si situa anche la sigla Flc Cgil: il rappresentante sindacale Mimmo Pantaleo afferma infatti che “per il pagamento degli scatti 2012-13 bisogna che il Governo stanzi risorse aggiuntive. Non siamo disponibili a un accordo che intacchi ancora una volta i soldi destinati alle scuole per corsi di recupero o innovazione didattica: questo peggiorerebbe in modo drammatico l’offerta formativa dei nostri istituti e costringerebbe tantissimi lavoratori a lavorare gratis”. Insomma il proposito anelato da Cgil è quello di chiedere al Governo un atto di indirizzo attraverso cui reperire risorse aggiuntive. Insomma la vicenda inerente agli scatti anzianità PA, nella sua declinazione scolastica, pare essere lungi dall’essere risolta: a questo riguardo è intervenuto qualche settimana fa un decreto governativo che conferma lo stop alla restituzione degli scatti stipendiali del personale della scuola (che grande confusione ha generato al rientro dalle vacanze di Natale) già percepiti nel 2013 con una trattenuta di 150 euro mensili, Stabilendo inoltre che non ci sarà retrocessione a una classe stipendiale inferiore per il personale della scuola che ne abbia acquisita una superiore nel 2013 in virtù dell’anzianità economica attribuita nello stesso anno.

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Fonti: orizzontescuola.it, corriere.it

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Roberta Buscherini

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lun, mar 10, 2014  Marco Brezza
Congedo Straordinario Inps Dipendenti Statali: Ecco come vi si accede
4.2 (83.33%) 6 Vota Questo Articolo

Il congedo straordinario Inps dipendenti statali si configura come un permesso retribuito della durata di 2 anni, da adoperare nell’arco complessivo della vita lavorativa, che il lavoratore dipendente può utilizzare allo scopo di assistere un parente che abbia una disabilità di tipo grave. Va premesso che la situazione di gravità dell’handicap deve essere accertata dalla competente ASL (ai sensi dell’art. 3, commi 1 e 3 della legge n. 104 del 1992) mediante determinate commissioni mediche, integrate da un operatore sociale, da un esperto in servizio presso le aziende sanitarie locali e da un medico dell’Inps.

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Fonte: www.ladyo.it

Fonte: www.ladyo.it

Congedo straordinario Inps dipendenti statali: la disabilità

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È importante sottolineare, al fine di rendere più chiara la definizione complessiva della disciplina di questo importante istituto, che per  portatore di handicap si intende una persona che abbia delle minorazioni fisiche, sensoriali o psichiche, sia stabilizzate che progressive: tale disabilità assume gli aspetti del requisito di gravità se le minorazioni hanno ridotto l’autonomia della persona tale da rendere indispensabile un intervento di assistenza di carattere continuo.

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La fascia di familiari del disabile grave che possono usufruire del congedo straordinario Inps dipendenti statali è ricoperta dalle categorie di coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle. Tra i requisiti necessari ai fini della fruizione di questa tipologia di permesso è necessario che, oltre alla situazione di handicap grave del parente, il rapporto di lavoro del dipendente sia in corso di svolgimento e che non vi sia un ricovero a tempo pieno per il disabile presso una struttura ospedaliera. Con tutta evidenza, durante il periodo di congedo straordinario è tassativamente vietato svolgere qualsiasi attività lavorativa.

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Congedo straordinario inps dipendenti statali: Il requisito della convivenza

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Per quel che riguarda la richiesta di congedo straordinario Inps dipendenti statali da parte di coniuge, fratelli, sorelle o figli del disabile grave, è decisivo il requisito della convivenza: quest’ultima fa riferimento alla residenza. Pertanto il parente deve risiedere nella stessa abitazione del disabile, non ritenendosi conciliabile con questo istituto la condizione di domicilio o la mera elezione di domicilio speciale. Un lieve temperamento a questo stringente requisito è stato apportato dal Ministero del Lavoro, il quale ha precisato che, in ossequio alla “ratio” della normativa (ovvero la tutela psico-fisica del disabile), la residenza nel medesimo stabile, ma in interni diversi, non pregiudica l’effettività e la continuità dell’assistenza al genitore disabile.

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Congedo straordinario Inps dipendenti statali: come accedervi

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Al fine di effettuare la domanda per accedere al congedo straordinario Inps dipendenti statali per assistere familiari disabili in situazione di gravità è necessario utilizzare uno tra questi canali: il servizio web accessibile nella sezione “Servizi OnLine” del sito internet dell’Inps attraverso un codice PIN, oppure presso i servizi telematici offerti dai patronati, o, infine, contattando il Center integrato attraverso il numero verde 803164. Al fine di vedersi riconosciuto il diritto al congedo straordinario risulta necessaria la seguente documentazione: certificazione  provvisoria di handicap (il cui accertamento viene effettuato come spiegato sopra), copia della ricevuta della richiesta di riconoscimento dell’handicap grave, dichiarazione liberatoria. Attraverso quest’ultima la persona che ha ottenuto la certificazione provvisoria si impegna a restituire le prestazioni ricevute qualora queste risultassero erogate in maniera indebita.

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Il congedo straordinario per i dipendenti pubblici ha durata massima di due anni e non è possibile fruire di alcun raddoppio. L’indennità che viene corrisposta durante il periodo si parametra sulla quota della retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro precedente al congedo. Il limite rapportato ad un anno ammonta alla cifra di circa 36mila euro: questa quota configura il tetto massimo complessivo annuo raggiungibile sommando le indennità di tipo economico e l’accredito della contribuzione.

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Fonti: inps.it, abilitychannel.tv

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Marco Brezza  

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