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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese marzo, 2014

ven, mar 7, 2014  Patrizia Caroli
Riposo Compensativo Guardia Di Finanza: Una panoramica generale
3.2 (64.62%) 26 Vota Questo Articolo

Può essere interessante osservare con attenzione la disciplina interna di una delle cinque forze di polizia italiane: in particolar modo la disciplina inerente al riposo compensativo Guardia di Finanza. A tal proposito va premesso che il riposo compensativo assurge ad importante istituto per quel che riguarda la gestione degli orari e delle retribuzioni delle forze dell’ordine.

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Fonte: www.ilcorrieredabruzzo.it

Fonte: www.ilcorrieredabruzzo.it

Riposo compensativo Guardia di Finanza: la disciplina

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Tale tipologia di riposo si configura in maniera del tutto esclusiva come una compensazione di straordinari programmati e non come compensazione per gli straordinari emergenti: questi ultimi infatti vengono compensati con una retribuzione di tipo monetario. Al contrario, le prestazioni orarie di lavoro straordinario programmato effettuate e contemporaneamente non retribuite a causa del completo utilizzo del monte ore a disposizione dell’ufficio, reparto o istituto oppure per il superamento, da parte del dipendente, del limite massimo previsto, vengono infatti  trasformate automaticamente in un numero corrispondente di giorni di riposo compensativo.
Per ciò che concerne più analiticamente la materia del riposo compensativo Guardia di Finanza, va premesso che alcune sentenze del TAR hanno in questi anni consolidato una giurisprudenza sintetizzabile nei seguenti assunti: il diritto al riposo compensativo non è soggetto a decadenza (nemmeno da norme interne all’ordinamento della Guardia di Finanza stessa). Ed inoltre è possibile il configurarsi di una responsabilità di tipo amministrativo-contabile in capo ai dirigenti del corpo di Guardia di Finanza che abbiano autorizzato, al di fuori di comprovate ed urgenti necessità operative, ore di lavoro straordinario al di sopra del tetto di monte-ore finanziato.

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No a sbilanciamenti e a differenze di trattamento

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Ovviamente all’interno di questo discorso va inscritto anche il seguente concetto: ovvero che l’utilizzo di questo tipo di riposo deve essere effettuato in ossequio ad un’ottica informata a criteri di correttezza, al fine di evitare sbilanciamenti e sperequazioni in presenza di situazioni simili. A questo assunto consegue che la retribuzione dello straordinario programmato, nel caso in cui venga superato il monte ore assegnato a ciascun ufficio, reparto od istituto, deve essere effettuata all’interno dei margini del criterio di proporzionalità, riducendo del medesimo quantitativo percentuale la retribuzione di tutte le prestazioni di lavoro straordinario programmato.

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Qualche informazione in più sul riposo compensativo Guardia di Finanza

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Il riposo compensativo Guardia di Finanza assume sicuramente un certo rilievo all’interno di un corpo di polizia che oggi non limita la sua attività al mero compito di polizia tributaria: essa, oltre a svolgere i compiti di polizia economico-finanziaria, svolge anche attività di repressione del contrabbando, la lotta al traffico di sostanze stupefacenti. Il corpo della Guardia di Finanza ha il controllo delle frontiere terrestri ed assume ruolo prevalente nella difesa di quelle marittime. In questo senso il rilevante peso delle materie che formano la fascia di competenze che sono devolute alla Guardia di Finanza rendono certamente i dipendenti pubblici che operano all’interno di essa degni di un trattamento dignitoso. Ciò che non sembra accadere laddove, troppo spesso, i danni causati da criticabili gestioni dell’amministrazione delle forze dell’ordine vengono sistematicamente  scaricati sul personale.

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Fonti:  www.ficiesse.it, wikipedia

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Patrizia Caroli

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gio, mar 6, 2014  Marco Brezza
Ferie Non Godute Docenti Precari: Si tratta di discriminazione?
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Questione di ferie non godute e di retribuzione: come se non bastasse il polverone sollevato dal tentato prelievo di 150 euro dallo stipendio dei docenti della scuola pubblica andato in scena nel mese di gennaio, continua ad assumere importanza il delicato tema del pagamento ferie non godute docenti. Non bisogna dimenticare infatti che il MIUR ha redatto ed inviato a tutte le scuole una nota inerente proprio alla questione delle ferie non godute dai docenti precari.

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Fonte: www.impresalavoro.eu

Fonte: www.impresalavoro.eu

Il problema del pagamento ferie non godute docenti

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Secondo molti la mancata monetizzazione delle ferie non godute, che i docenti precari della scuola non possono fruire durante l’anno scolastico – se non per 6 giornate previo reperimento dei propri sostituti – e per le quali il contratto collettivo nazionale prevedeva una forma compensativa nella monetizzazione dei giorni di ferie maturati, si configurerebbe come un vero e proprio furto di Stato. Allo stato delle cose pertanto, pare che il MEF pagherà ai professori precari solo una parte dei giorni di ferie non legittimamente goduti al netto dei periodi in cui le lezioni sono state sospese.

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Da quanto emerge analizzando la nota 72696, il MEF sembrerebbe rammentare che a partire dalle suddette nuove disposizioni di legge i docenti precari siano obbligati a fruire delle ferie nei periodi di sospensione dalle lezioni: in questo modo però sembrerebbero venire disapplicate le disposizioni normative precedenti.

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Ferie non godute docenti: la lesione di un diritto fondamentale

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Sempre in tema di ferie non godute docenti, va citata l’interrogazione presentata al Ministro all’Istruzione, Università e Ricerca dall’onorevole Giampiero Giulietti (Partito Democratico) volta a sollecitare il Governo a ripristinare il pagamento ferie non godute docenti precari relativamente all’anno scolastico 2012/2013. Il deputato ha illustrato la questione con chiarezza: “Dallo scorso primo settembre ai docenti a tempo determinato non vengono più pagate le ferie non godute, secondo quanto previsto dal decreto legge 95/2012, convertito nella legge 135/2012: si tratta senza alcun dubbio di un provvedimento fortemente iniquo e discriminatorio rispetto al personale assunto a tempo indeterminato, che lede un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori come il diritto alle ferie, e che comporta per il lavoratore un grave danno a livello economico visto che in media ciascun insegnante precario con cattedra da 18 ore perderà circa 1100 euro”. Giulietti ha proseguito e concluso affermando la necessità che “il Governo intervenga quanto prima per porre rimedio a quanto previsto dalla legge 135 garantendo ai precari della scuola la stessa dignità e gli stessi diritti riconosciuti agli altri lavoratori”.

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Una evidente discriminazione contrattuale

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E questa non è l’unica voce sollevatasi sul tema delle ferie non godute dai docenti: secondo un coro unanime infatti a partire dallo scorso primo di settembre nessun giorno maturato di ferie sarà monetizzato, visto che i giorni di sospensione delle lezioni risulteranno in numero superiore ai giorni di ferie maturati: configurandosi pertanto una evidente discriminazione di tipo contrattuale tra docenti di ruolo e quelli precari che nella scuola svolgono la stessa fondamentale funzione professionale. Per i prof di ruolo permane quindi il diritto alle ferie con possibilità di scelta di farne uso nei periodi di sospensione delle lezioni in corso d’anno o nei mesi estivi: i docenti precari invece, qualora abbiano un contratto a termine al 30 giugno, non potranno decidere quando utilizzare il periodo di ferie poiché nel periodo estivo risultano ogni anno disoccupati (per essere poi riassunti nel mese di settembre).
Pertanto il tema delle ferie non godute docenti si inserisce in quel filone critico che attraversa il settore scolastico nei difficili tempi della “spending review”: quando sarà possibile uscire da questo gorgo di problematiche?

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Fonti: Informazionescuola.it, Umbriajournal.com

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Marco Brezza   

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mer, mar 5, 2014  Roberta Buscherini
Tagli Esercito: Cala La Scure Della Spending Review
3.7 (74.29%) 7 Vota Questo Articolo

La scure della spending review si abbatte metallica anche sulle spoglie dell’Esercito italiano: quello dei tagli Esercito è un argomento che è stato spesso messo in ombra da altre operazioni di snellimento probabilmente più appariscenti (almeno per quanto riguarda l’opinione pubblica), ma che sta avendo importanti (e spesso deleteri) effetti sul personale impiegato. Tra gli atti che danno forma concreta ai tagli affiora la chiusura di diverse caserme, l’aumento dei mezzi militari da rottamare (per non parlare di quelli fuori uso) ed i tagli Esercito al personale: quest’ultimo è infatti stato ridotto del 20% nell’ultimo anno.

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Fonte: www.esercito.difesa.it

Fonte: www.esercito.difesa.it

Tagli esercito: la questione degli stipendi

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Interessante in questi termini (al fine di analizzare al meglio la questione spending review sull’Esercito italiano) analizzare l’esemplificativa vicenda degli stipendi dei soldati: queste retribuzioni non vengono distinte in base alla specificità del ruolo, ma vengono fatti confluire impropriamente nel florilegio dei tagli alla spesa pubblica. Per cui il blocco degli aumenti di stipendio si unisce alle cifre non elevate che si guadagnano: un caporale maggiore in servizio permanente guadagna circa 1250 euro al mese, un pari grado che non si trovi in servizio permanente ne ottiene  900: in caso di promozione lo stipendio non varia di un centesimo (e l’antifona è uguale anche per gli ufficiali). Pertanto le responsibilità che aumentano non contribuiscono ad incidere minimamente sugli stipendi.

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La struttura del sistema militare italiano cambia

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La revisione dello strumento militare nazionale è stata implementata attraverso l’approvazione della Legge n. 244/2012: gli interventi in materia si sono allineati necessariamente alle disposizioni sulla spending review, componendo un combinato disposto tridimensionale che trasformerà inesorabilmente la composizione del sistema  militare nazionale del nostro paese. La trasformazione ed i tagli Esercito coinvolgeranno le dotazioni organiche del personale, apportando rilevanti mutamenti anche in tema di stato, avanzamento, formazione ed impiego. Come affermato nel 55° messaggio al personale A.M. del 3 aprile 2013 “il Paese è impegnato nello sforzo per uscire dalla crisi economica, con forti ripercussioni sociali, che attanaglia l’Europa e alla base della ripresa – si osserva da più parti – non può che esserci il cambiamento. In questo quadro, la Difesa aspira a governare la propria trasformazione in modo ordinato e razionale, per garantire costantemente un elevato livello delle capacità operative e al tempo stesso valorizzare e salvaguardare il personale.”

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L’inevitabile concretizzarsi dei tagli esercito

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I dati che fuoriescono dalle disposizioni necessarie per operare alla spending review sono i seguenti: riduzione del volume organico complessivo delle Forze Armate da 190mila a 170mila unità da realizzare come valore totale al primo gennaio 2016, data entro la quale deve essere inoltre realizzata la contrazione della dotazione organica dei dirigenti (ripartita in un -20% Generali e in un -10% Colonnelli). Il volume organico delle singole Forze armate e, all’interno di esse, delle singole categorie di personale dovrà essere raggiunto in maniera graduale entro la data del primo gennaio 2021.

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Riduzioni importanti, ridimensionamenti non certo esili: i tagli esercito assumono senz’altro un aspetto ineludibile dell’odierna situazione della Difesa italiana: un processo epocale di “razionalizzazione delle Forze Armate che deve inevitabilmente fare i conti con le condizioni della finanza pubblica e di bilancio dello Stato” affermava non più di pochi mesi fa il Ministro della Difesa Mario Mauro. Un processo che dovrà essere compiuto senza creare un grave “vulnus” all’apparato dell’Esercito italiano.

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Fonti: www.forzearmate.org, www.ilgiornale.it

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Roberta Buscherini

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mar, mar 4, 2014  Marco Brezza
Congedo Parentale Inps Dipendenti Statali: Quello che dovresti sapere
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Il congedo parentale Inps dipendenti statali risulta certamente essere un importante istituto all’interno del panorama della Pubblica Amministrazione italiana. Esso non va confuso con l’istituto del congedo straordinario oppure con la differente modalità costituita dal congedo non retribuito per gravi motivi familiari.

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Il congedo parentale Inps dipendenti statali si configura pertanto alla stregua di una agevolazione riservata ai genitori (compresi quelli adottivi) fino al compimento degli otto anni di età da parte del bambino, o comunque, nel caso dei bambini adottivi, nel lasso di tempo di otto anni dall’ingresso del minore dentro il nucleo familiare.

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Fonte: www.ultimaora.net

Fonte: www.ultimaora.net

Congedo parentale Inps dipendenti statali: chi riguarda?

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Tale tipologia di congedo spetta in prima istanza ai lavoratori dipendenti (ovviamente in costante corso di rapporto di lavoro e che siano genitori naturali) per un periodo totale, da computare tra i due genitori, non superiore a 10 mesi (elevabili a 11) e fruibili anche contemporaneamente, entro il lasso di tempo costituito dai primi 8 anni di vita del bambino. La dead-line della decorrenza dell’istituto del congedo parentale è costituita dal giorno esatto del compimento degli 8 anni da parte del bambino.

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Entrando nei particolari più minuti della legittimazione all’utilizzo del congedo parentale Inps dipendenti statali, vanno poi effettuati alcuni distinguo di non risibile importanza: la madre lavoratrice può infatti utilizzare il congedo  per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, trascorso quello previsto per l’astensione obbligatoria post-parto. Per quanto riguarda il padre lavoratore dipendente, il congedo può essere dislocato temporalmente per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, elevabile fino a quota 7 mesi, se lo stesso si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi.

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Congedo congiunto e prescrizione

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Nel caso in cui la fruizione del congedo avvenga congiuntamente da parte di entrambi i genitori (nella fattispecie può calzare l’esempio di un padre dipendente statale e di una madre autonoma) il periodo massimo complessivo ricoperto dall’istituto può assestarsi sulla quota di 10 mesi tra i due. È  pacifico che madre e padre possano fruire del congedo parentale anche contemporaneamente.

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Il congedo parentale è inoltre soggetto a termini di prescrizione: esso infatti si estingue se non viene esercitato dal soggetto legittimato entro il termine tassativo di un anno dalla fine dell’evento ovvero dalla scadenza di ogni singolo periodo di paga (quadrisettimanale o mensile) in cui il lavoratore avrebbe dovuto ricevere, da parte del datore di lavoro, la quota di indennità.

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Congedo parentale Inps dipendenti statali: quando presentare la domanda

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La domanda per il congedo parentale va presentata prima dell’inizio dell’astensione presso la sede dell’Inps di residenza utilizzando il nuovo modulo (denominato AST. FAC SR 23) predisposto per ottenere l’acquisizione delle informazioni necessarie al completo esame della domanda. Ed inoltre la domanda stessa va presentata al datore di lavoro.

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Il congedo parentale Inps dipendenti statali si configura pertanto come un importante istituto volto a garantire la corretta e giusta assistenza nei confronti del neonato da parte dei genitori lavoratori. Le difficoltà che si stanno stagliando sul pubblico impiego in questi tempi di crisi e spending review potranno inficiare e modificare la attuale conformazione del congedo stesso? Difficile dirlo.

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Marco Brezza  

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lun, mar 3, 2014  Ranalli
Le Assenze Personale Pubblico Impiego
4.5 (89.09%) 11 Vota Questo Articolo

Parlare di assenze personale pubblico impiego è cosa complessa per le innumerevoli norme che ci sono e che hanno bisogno di essere sviscerate per poterne comprendere la portata. La categoria a cui si rivolge il presente articolo è quella del personale con contratto a tempo indeterminato. Costoro infatti possono usufruire appieno di tutti i benefici relative alle assenze personale pubblico impiego dal servizio previsti dai relativi contratti collettivi nazionali di lavoro.  Nel concreto vediamo quali sono queste assenze. Innanzitutto parliamo di quello che è un diritto inalienabile per ogni lavoratore: il congedo ordinario.

Ogni lavoratore ha diritto nel corso dell’anno a 36 giorni di ferie ( comprese le quattro giornate di festività soppresse ): Parliamo di 36 giorni nel caso di settimana lunga e di 32 giorni nel caso di settimana corta articolata cioè su cinque giorni lavorativi. Come dicevo rappresenta quello delle ferie un diritto inalienabile per cui ogni datore di lavoro deve organizzare la propria attività lavorativa tenendo presente che deve consentire ad ogni lavoratore di poter usufruire di almeno quindici giorni di ferie nel corso dell’anno. Altre possibilità di assentarsi dal lavoro sono i permessi retribuiti ( in genere tre giorni nel corso dell’anno ), i permessi per lutto (anch’essi tre giorni ), i permessi per poter sostenere gli esami per conseguire titoli di studio ( otto giorni nel corso dell’anno), i permessi previsti da coloro che sono titolari di legge 104/92 con connotazione di gravità ( art. 3 comma 1 e 3) sia tre giorni nel sia di due ore al giorno illimitatamente. Ci sono ovviamente altre forme di assenze personale pubblico impiego dal servizio che evidentemente sono a carattere straordinario e che magari tratteremo a parte .

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Assenze Personale Pubblico Impiego: Patologie

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Parliamo adesso invece delle assenza dovute a patologia. Evidentemente parliamo  della malattia diciamo non grave. Il contratto collettivo nazionale di lavoro prevede la possibilità di assentarsi dal servizio fino a nove mesi nel corso del triennio non perdendo alcun emolumento sulla retribuzione fissa e continuativa eccezion fatta per i primi dieci giorni dell’evento morboso laddove si perde solo sull’indennità di comparto per le autonomie locali, sulla retribuzione professionale docenti per i lavoratori del mondo della scuola, insomma parliamo di quella parte di retribuzione che seppur fissa non rientra nella tredicesima mensilità e nemmeno nel computo del trattamento di fine servizio ( buonuscita ).

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Assenze Personale nel Pubblico Impiego: Malattie e retribuzioni

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Superati i nove mesi di malattia nel triennio ( in particolare dall’ultimo evento morboso ) per i successivi tre mesi si va incontro ad una prima riduzione del 10% per cento degli emolumenti. Nei successivi sei mesi invece si va incontro ad una riduzione del 50% degli emolumenti. Quindi concretamente si percepisce la metà della retribuzione. Nulla cambia ai fini pensionistici. Anche in presenza di una riduzione delle competenze i versamenti previdenziali ed assistenziali sono versati normalmente e quindi danno diritto al trattamento pensionistico previsto per gli anni di servizio prestati.

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Bisogna infine fare molta attenzione alla tempistica delle assenze personale pubblico impiego. Infatti qualora si superino i 18 mesi di assenza per malattia retribuita come su innanzi descritto si ha diritto alla sola conservazione del posto per i successivi sei mesi. Trascorsi gli ulteriori sei mesi di conservazione del posto si va incontro alla risoluzione del rapporto di lavoro salvo la possibilità dell’amministrazione di richiedere di sottoporre a visita medico collegiale il dipendente per verificarne la idoneità o meno al lavoro.

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Giancarlo Ranalli

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