Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Archivi al mese aprile, 2014

mer, apr 30, 2014  Roberta Buscherini
Blocco dei contratti: momento difficile per i Vigili del Fuoco
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

L’ipotesi blocco dei contratti continua ad ammorbare tutto il comparto sicurezza e difesa in Italia, con particolare riferimento anche alla categoria dei Vigili del Fuoco. Ed è proprio degli scorsi giorni la nota emanata dal Coordinamento Sicurezza Ugl, l’organo in cui sono riuniti rappresentanti del personale dei Vigili del Fuoco, della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria, del Corpo Forestale dello Stato, nella quale si susseguono le seguenti parole: La sola idea di un nuovo blocco dei contratti è una vergogna. Ai ministri Alfano, Orlando e Martina chiediamo, ognuno per le proprie competenze, un atto di responsabilità nei confronti di chi ogni giorno garantisce la sicurezza del nostro Paese”.

 

 

Vigili del Fuoco: la nota del sindacato

 

Insomma, quello che affiora prestando l’orecchio alla voce della rilevante sigla sindacale è la realizzazione palese di una situazione molto delicata: infatti se l’ipotesi di un ulteriore blocco dei contratti verrà confermata il sindacato non esiterà a combattere una vera e propria battaglia per difendere quello che si configura come un fondamentale diritto dei lavoratori. Le parole letterali della nota emessa dall’Ugl suonano molto dure: “Le riforme non si portano avanti colpendo chi lavora, facendo passare per risparmio quello che invece è solo l’ennesimo schiaffo ad una categoria da anni in attesa di un adeguamento stipendiale e di misure che possano permettere di mantenere elevati gli standard operativi a tutela dei cittadini e delle istituzioni. Senza considerare – prosegue perentoria la nota – che, in questo modo, non vengono riconosciute le specificità di un comparto che quotidianamente svolge attività particolarmente delicate e pericolose“.

 

Il comparto sicurezza: un settore prioritario

 

 

Insomma il succo del discorso impalcato dall’Ugl può essere ravvisato nel concetto di sicurezza come bene da tutelare in via prioritaria nel paese: pertanto coloro che lavorano nel settore (dai vigili del fuoco ai carabinieri, transitando per tutti i dipendenti statali che prestano il loro servizio nel comparto) debbono essere rispettati anche da un punto di vista di dignità della retribuzione economica. La sicurezza non deve configurare pertanto come un costo da tagliare, ma un settore da tutelare.

 

Vigili del Fuoco: alcune situazioni in giro per l’Italia

 

 

In questo senso assumono rilievo un paio di situazioni locali che esprimono bene questo disagio. In primo luogo va sottolineato lo stato di agitazione del personale presso il comando di Salerno proclamato dal sindacato Usb (Unione sindacale di base): nella fattispecie è emersa una problematica inerente alla completa estrinsecazione dei diritti sindacali dei Vigili del Fuoco impiegati nel territorio. La nota Usb recita infatti: “si chiedono chiarimenti e per aprire un confronto utile al mantenimento delle corrette relazioni sindacali e soprattutto alla risoluzione di alcune problematiche” con il Dirigente locale che non aveva ritenuto necessario fornire alcun chiarimento. La Usb Vigili del Fuoco – si legge in una nota – “ha sollevato ripetute questioni attraverso diverse note al fine di chiedere chiarimenti e per aprire un confronto utile al mantenimento delle corrette relazioni sindacali e soprattutto alla risoluzione di alcune problematiche. Il Dirigente locale non ha nemmeno ritenuto opportuno di dover fornire chiarimento in relazione alla convocazione della commissione paritetica locale per l’attuazione delle procedure di conciliazione. A Fano invece accade che un consigliere regionale delle Marche abbia inoltrato una mozione al Presidente di Regione solllevando il problema del grave stato di degrado della sede di Fano del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Molteplici problemi che inseriscono le loro basi dentro il difficile periodo economico di tutto il paese.

Fonte: lacittadisalerno.geolocal.it

 

Roberta Buscherini

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, apr 29, 2014  Roberta Buscherini
Carenza infermieri: l’assurdo caso avvenuto ad Ascoli
Vota Questo Articolo

Si è palesata al centro dell’attenzione negli scorsi giorni una curiosa (assolutamente non in senso positivo) vicenda avvenuta nella Marche: ovvero l’impossibilità di compilare i turni nel reparto di Chirurgia dell’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno per mancanza di infermieri. Una situazione al limite del “kafkiano” che inserisce le sue fondamenta concettuali nell’emergenza che sta colpendo in parte la Sanità italiana ed in parte le amministrazioni che sovrintendono la gestione degli ospedali.

 

Fonte: lavoratorio.it

Fonte: lavoratorio.it

Carenza infermieri: l’allarme lanciato dalla Cisl

 

La notizia è stata diffusa da Giorgio Cipollini, rappresentante della Cisl, il quale ha segnalato anche la concretizzazione di ulteriori tagli al personale nelle residenze sanitarie assistenziali (ovvero strutture non ospedaliere, ma comunque ad impronta sanitaria, che ospitano per un periodo variabile  persone non autosufficienti): “Dopo i disagi alla residenza Luciani di Ascoli a causa della gravissima e cronica carenza di personale alla residenza sanitaria di Acquasanta – ha spiegato Cipollini – un turno verrà coperto da una sola unità infermieristica inviata da una cooperativa. In queste condizioni non si può proseguire innanzi”.

 

Intanto il Governo decide di non tagliare

 

Nel frattempo la situazione generale della sanità nel paese fa i conti con le misure emanate dal Governo Renzi: la razionalizzazione della spesa nel settore sarà meno sanguinosa di quello che si presagiva negli scorsi mesi, anche se non sono ancora perfettamente chiare le modalità: zero i tagli alla sanità previsti dal “fresco” Decreto Irpef, con la compagine governativa che per ora non va a toccare con le appuntite cesoie della spending review il comparto sanitario, effettuando un rinvio dal sapore attendista ad un futuro Patto per la Salute. Alcuni tagli dovrebbero caratterizzare i beni ed i servizi non sanitari relativi ai bilanci delle Regioni, ma per ciò che riguarda il “core” del settore non dovrebbero esserci modifiche “in pejus” della situazione.

 

Carenza di personale infermieristico: una vera piaga

 

Tornando in maniera più puntuale sul tema degli infermieri e alla incredibile vicenda di Ascoli, non si può non fare riferimento alla piaga della attuale situazione di carenza di personale: in fondo il problema non è circoscritto solo alla situazione marchigiana, la necessità di infermieri è ormai un’emergenza in quasi tutte le strutture sanitarie, nelle quali  si continua a non assumere causa blocco del turn-over.
A questo riguardo assume importanza un altro curioso fenomeno legato alla questione infermieri: infatti nella confinante Svizzera (in particolare nei cantoni tedeschi) accade che gli infermieri formati dall’istruzione universitaria siano pochissimi, a fronte delle notevoli necessità di personale che il sistema sanitario svizzero reclama: pertanto in quel paese si preferisce andare a prendere il personale infermieristico all’estero, invece che cercare di aumentare il numero di neolaureati ampliando il diametro dei posti universitari. E qui entra in gioco l’Italia: si viene a creare una diaspora di infermieri italiani che, formati a spese del sistema universitario italiano, vanno a prestare il loro prezioso lavoro oltreconfine. Nel frattempo dentro i nostri confini la situazione permane nella endemica emergenza prima descritta. Non sarebbe forse necessario fornire ai nostrineolaureati una possibilità in più dentro i confini italici? E trovare le modalità attraverso cui far avvenire ciò?
Fonti: corriereadriatico.it, infermieri20.it

 

Roberta Buscherini

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, apr 28, 2014  Marco Brezza
Sicilia: l’esercito degli infermieri precari o disoccupati
Vota Questo Articolo

La piaga del precariato ammorba il pianeta lavoro lungo tutta la penisola (e ciò spesso accade nella migliore delle ipotesi perché spesso il lavoro neppure c’è a causa della recessione e del calo dei posti per tagli di vario genere). In particolare occorre soffermarsi sulla questione degli infermieri precari in una precisa area geografica del nostro paese: la Sicilia.

 

www.online-news.it

www.online-news.it

Infermieri: la grave piaga del precariato

 

Già nelle scorse settimane ci si era focalizzati su queste pagine sull’episodio del picchetto di protesta durato oltre 2 giorni dinnanzi all’Assessorato regionale alla Salute di Palermo: in quell’occasione la protesta si era svolta in maniera pacifica, con alcuni infermieri precari (al fianco di alcuni purtroppo disoccupati), sostenuti dal Coordinamento nazionale infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti, i quali stigmatizzavano il meccanismo che vede le aziende sanitarie impossibilitate a procedere alla copertura di posti vacanti o carenze di organico prima del completamento del procedimento della riorganizzazione della rete assistenziale, ospedaliera e territoriale e del riassorbimento esuberi.

 

La punta di un iceberg che riguarda tutto il paese

 

Il disagio mostrato in quella occasione era solo la punta di un iceberg dalle enormi dimensioni: una lettera di una infermiera precaria pubblicata sul sito infermieristicamente.it analizza con lucidità e nitore i confini di una situazione non facile: “Come è tristemente noto – afferma l’infermiera – gli infermieri mancano e le dotazioni organiche sono sottodimensionate rispetto al fabbisogno, mentre le stime sindacali confermano che i precari e i disoccupati sono numerosi. Gli infermieri incardinati nelle strutture sanitarie si ritrovano a sopperire al deficit delle dotazioni organiche aumentando il loro carico di lavoro (che già sarebbe pesante in una situazione “normale”) con inevitabile e diretta ripercussione in negativo sulla qualità dell’assistenza infermieristica e, quindi, sul malato”.

 

Infermieri precari: come uscire dal tunnel?

 

Un problema, questo, che non riguarda solo il territorio siciliano, ma che si sta espandendo a macchia d’olio lungo tutto il territorio italiano: si viene così a configurare una situazione per cui i pochi infermieri impiegati sono costretti a turni sfiancati, con abbassamento della qualità dell’opera lavorativa prestata; inoltre non è data la possibilità di concedere una possibilità a giovani preparati e volenterosi che non riescono in tal modo ad inserirsi nel mondo del lavoro. Due aspetti che uniti forniscono risultati esiziali per ciò che riguarda la sanità del paese: la Sicilia infatti, a causa del pesante deficit economico che grava sul Piano Sanitario Regionale, diminuisce i posti letto creando un inevitabile ed esponenziale calo delle assunzioni di personale infermieristico. In tal modo è inevitabile che disoccupazione e precariato aumentino vertiginosamente con l’aggravante dei disagi arrecati ai privati cittadini che si vedono offrire un servizio discontinuo e spesso di infima qualità.
Le soluzioni per uscire da questa impasse non paiono essere a portata di mano, almeno non in questo delicato momento: anche se pare chiaro che in un settore importante come quello relativo alla sanità si debbano effettuare scelte importanti con discreta rapidità. E la figura, spesso sottovalutata, dell’infermiere dovrà rivestire un ruolo centrale all’interno delle scelte che saranno compiute, si auspica, nel più breve tempo possibile.

 

Fonte: infermieristicamente.it

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
ven, apr 25, 2014  Patrizia Caroli
Esubero Nelle Forze Armate: Interventi drastici sui militari
4.1 (82.5%) 8 Vota Questo Articolo

Esubero nelle forze armate: Le strategie della crisi

;

La spending review impone di risparmiare sulla spesa pubblica e, a tal fine, si assiste ad un drastico ridimensionamento di quello che viene definito esubero nelle forze armate. Si sta assistendo ad una riduzione del volume organico complessivo ell’Esercito da raggiungere, in un primo step, entro la fine del 2015 e poi, gradualmente, entro il primo gennaio 2021. Lo scopo è quello di tagliare 27.800 unità delle Forze Armate tra militari, civili e personale dirigente. Diverse le strategie adottate per il raggiungimento di questo obbiettivo, dal ricorso alla mobilità anche per il personale militare al pensionamento anticipato obbligatorio; ma vediamo nel dettaglio quali sono gli interventi messi in campo dalla LEGGE n. 244 del 31 dicembre 2012, con la quale si vuole intervenire sul problema dell’esubero nelle forze armate:

;

- Riduzione della dotazione organica delle Forza armate, suddivise per ruolo e grado, in misura non inferiore al 10%.
- Riduzione del numero delle promozioni a scelta, fatta eccezione per il Corpo della Guardia di Finanza, l’Arma dei carabinieri, il Corpo della polizia penitenziaria e il Corpo delle capitanerie di porto.
- Riduzione del personale militare non dirigente facendo ricorso all’istituto del collocamento in aspettativa .
- Collocamento in congedo delle unità in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi richiesti dalla normativa che, sulla base della normativa vigente prima della riforma (articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011), avrebbero determinato la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2014 e, successivamente, l’avvio di processi di mobilità guidata, tesi al ricollocamento del personale presso uffici delle pubbliche amministrazioni che presentino vacanze di organico.
- Processi di mobilità guidata, anche intercompartimentale, tesi alla ricollocazione del personale in esubero presso uffici delle pubbliche amministrazioni che presentino mancanze di organico.

;

esercitoitalianoblog.it

esercitoitalianoblog.it

Se non sarà possibile riassorbire l’esubero nelle forze armate partendo dalle soluzioni appena descritte, si potrà ricorrere al collocamento in aspettativa per riduzione quadri.

;

In attuazione della Legge n 244, finalizzata al risoluzione del problema dell’esubero nelle forze armate, il Governo ha predisposto:

;

• La pianificazione triennale del personale militare finalizzata all’assestamento definitivo degli organici delle Forze armate sulle 170.000 unità, fatta eccezione per il Corpo delle capitanerie di porto e dell’aeronautica militare, entro il 2015.
• La riduzione del 20% per le dotazioni organiche di Generali/Ammiragli (da 443 a 358) e del 10% per le dotazioni organiche di Colonnelli/Capitani di Vascello (da 1957 a 1763). In tal modo si interverrà sul problema dell’ esubero nelle forze armate riducendo entro 10 anni gli organici di Colonnelli/Capitani di Vascello (1566 unità), ed entro 6 anni gli organici di Generali/Ammiragli (310 unità).
• La diminuzione delle dotazioni organiche e della quantità delle promozioni a scelta al grado superiore degli ufficiali dell’Esercito, dell’Aeronautica e della Marina (eccetto il Corpo delle capitanerie di porto).

;

La disciplina applicabile al personale in esubero nelle forze armate stabilisce infine che, per il personale militare non dirigente che entro la fine del 2015 non sia stato riassorbito, è disposto il collocamento d’ufficio in aspettativa per riduzione di quadri (ARQ) prendendo in considerazione la maggiore anzianità anagrafica.

;
Anche gli ufficiali che abbiano elevati requisiti di anzianità contributiva (dai quaranta anni in su) o anagrafica (non più di cinque anni dal limite di età di pensionamento) e che risultino in esubero nelle forze armate, possono presentare domanda per il collocamento in ARQ (aspettativa per riduzione quadri).

;
La disciplina della ARQ può essere applicata anche al personale non dirigente che percepisce il 95% dello stipendio e non può ricevere promozioni in seguito al collocamento nella ARQ. Il personale non dirigente in esubero nelle forze armate può permanere in tale posizione fino alla pensione anticipata o di vecchiaia e può essere collocato in ausiliaria solo in seguito alla cessazione dal servizio per il raggiungimento dei limiti di età o, previa domanda, se si trovasse a non più di cinque anni dal limite di età pensionabile. Il personale non dirigente in esubero nelle forze armate non può essere impiegato, per eventuali esigenze, dal Ministero della difesa o da altri Ministeri.

;

Esubero nelle forze armate: Il parcheggio delle “seconde aliquote”

;

Merita un cenno, infine, anche la questione delle “seconde aliquote”che si inscrive sempre nel problema dell’ esubero nelle forze armate. Ma chi sono le seconde aliquote? Si tratta di giovani vincitori di concorsi nella Polizia di Stato che sono impiegati, però, come militari. Secondo l’art. 16, comma 4, della legge 23 Agosto 2004 n. 226, infatti, “dei concorrenti giudicati idonei e utilmente collocati nella graduatoria, di cui al comma 3, il 55% (prima aliquota, n.d.r) è immesso direttamente nelle carriere iniziali del ruolo degli agenti ed assistenti della Polizia di Stato e il restante 45% (seconda aliquota, n.d.r.) è immesso nel medesimo ruolo, dopo aver prestato servizio nelle Forze Armate in qualità di volontario in ferma prefissata quadriennale”. Una decisione ingiusta secondo i volontari in ferma prefissata quadriennale (Vfp4), in quanto renderebbe precari più di 1550 ragazzi, dato che alla fine dei quattro anni verranno congedati-licenziati in attesa della chiamata in Polizia e, nel caso in cui apportassero un danno fisico durante i 4 anni di servizio militare, perderebbero anche l’idoneità per l’assunzione in Polizia.

;

Patrizia Caroli

;

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
gio, apr 24, 2014  Marco Brezza
Sanità Dopo La Spending Review: L’enigma dei tagli alla spesa pubblica
Vota Questo Articolo

Come si modificherà il settore della sanità dopo la spending review? È una domanda che fuoriesce spontanea in tempi di tagli e di riorganizzazione della spesa per quanto riguarda la pubblica amministrazione italiana. È certamente opinione assodata che il settore della sanità si configuri come uno dei segmenti di spesa pubblica sui cui convergono le più grandi aspettative di contenimento e razionalizzazione: in questo senso i sacrifici imposti dalla affilata scure della spending review suggeriscono agli enti locali e allo Stato centrale di affrontare un graduale e cauto percorso di riorganizzazione dei servizi sanitari, con l’obiettivo perfezionarne ed ottimizzarne l’efficacia e, ancor più, l’efficienza.

.

www.informazione.tv

www.informazione.tv

Sanità dopo la spending review: verso una maggiore efficienza

.

La pianificazione del necessario lavoro che modificherà le coordinate e i connotati della sanità dopo la spending review è stata programmata dal commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli: nei propositi di quest’ultimo giace la volontà di effettuare i tagli con il cesello, verificando le criticità comparto per comparto, al fine di superare la logica delle riduzioni lineari, una delle modalità più facili da utilizzare, e al contempo meno efficaci, per affrontare gli svariati momenti di difficoltà intercorsi negli ultimi cinque anni. Lo spirito di fondo che informa la logica della revisione della spesa è quello che viene definito come un processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina pubblica nella gestione delle risorse economiche, attraverso la sistematica analisi e valutazione delle strutture organizzative. Esprime la sua visione in materia il presidente emerito della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, il quale ha affermato: “Ci aspettiamo dei tagli selettivi e rimessi alle stesse amministrazioni che hanno padronanza della visione delle loro esigenze e delle loro disponibilità e delle esigenze dei cittadini in termini di servizi”.

.
L’entità complessiva della spesa pubblica si assesta sulla alla cifra di 800 miliardi di euro: evidentemente, però, una cospicua parte di questa non è intaccabile attraverso il procedimento di revisione. E tra i settori su cui si concentra l’attenzione c’è sicuramente la sanità, ed in particolar modo la delicata tematica dei costi standard.

.

Sanità dopo la spending review: attenzione alle “grandi apparecchiature”

.

Insomma, pare esserci tanta carne al fuoco e tanto lavoro da fare per capire il destino della sanità dopo la spending review. Il Ministero della Salute comincia intanto a elaborare le strategie di lotta agli sprechi di Asl e ospedali, senza trascurare però le problematiche inerenti alla salute di coloro che si curano: ecco pertanto che, anche nel nostro paese, è in procinto di essere avviata per la prima volta un’operazione a tappeto su tutte le cosiddette “grandi apparecchiature” di carattere biomedico in uso in tutte le strutture sanitarie italiane. L’ingente profusione di risorse per l’utilizzo di questi macchinari di alta tecnologia (e oggi decisivi per l’assistenza dei pazienti) sarà materia di osservazione per il team addetto alla collocazione dei tagli.

.
Sono pertanto molti gli ambiti sui quali agire, nella difficile attività di configurare la struttura della sanità dopo la spending review: un’attività, quest’ultima, da eseguire sempre, ovviamente, dentro i confini fondamentali del rispetto degli obiettivi di tutela della salute che sono alla base del Servizio sanitario nazionale italiano: un eminente valore, inserito nella Carta Costituzionale del nostro paese.

.

Fonti: Il Sole 24 Ore, www.lavoce.info

.

Marco Brezza  

.

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest