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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese aprile, 2014

mer, apr 16, 2014  Marco Brezza
Noto insegnante interrompe ispezione antidroga in un istituto scolastico
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Professore di italiano impedisce ispezione antidroga all’interno delle mura scolastiche: la curiosa situazione si è verificata pochi giorni fa in un istituto scolastico in Umbria. Il docente ha bloccato la perquisizione che gli agenti di Polizia stavano effettuando all’interno dell’edificio scolastico: il controllo antidroga all’interno dell’Istituto per geometri “Sangallo” di Terni era stato autorizzato dal dirigente scolastico, ed era stato preceduto da una serie di altri controlli in molteplici scuole del capoluogo di provincia umbro.

 

Noto insegnante interrompe ispezione antidroga in un istituto scolastico

Un docente che era già stato al centro delle cronache

 

Il professore in questione è Franco Coppoli, docente di italiano già balzato agli onori delle cronache ormai 5 anni fa per avere rimosso il crocefisso appeso nell’aula durante le sue ore di lezione. In quella situazione il professore puntava a rivendicare la libertà di insegnamento, la libertà religiosa e la laicità dello Stato della scuola pubblica, ma soprattutto in nome dell’uguaglianza di tutti i suoi studenti. In questa nuova circostanza il professore ha impedito ai poliziotti e ai cani antidroga, che stavano effettuando un legittimo e concordato controllo, di entrare nell’aula dell’istituto in cui stava tenendo una lezione: il docente ha evidenziato come non ci fosse nessun mandato da parte della magistratura e ha minacciato di denunciare gli agenti per interruzione di pubblico servizio qualora avessero proceduto. Di fronte a tale minaccia i membri del corpo di polizia hanno rinunciato al controllo nella classe, al fine di non dare origine a tensioni maggiori.

 

Ecco le parole dell’insegnante

 

Va detto in realtà che la posizione dell’insegnante non aveva una effettiva legittimazione giuridica: infatti il mandato non è necessario per tale tipologia di operazioni dal momento che il controllo era stato concordato con la scuola stessa e autorizzato dalla preside. Le parole di Coppoli chiarificano le ragioni della sua azione, che racchiude un valore di simbolica protesta: “L’educazione e la didattica non si devono appiattire per colpa di un evento repressivo che non ha logica – afferma il docente  -, la mia battaglia di oggi, che va distinta da quella del crocifisso di cinque anni fa, è rivolta a proteggere e tutelare gli spazi liberi e l’educazione. Attendo di conoscere le contestazioni che mi vengono rivolte e poi risponderò”.
Alla spiegazione del docente si sono unite le voci di solidarietà del Cobas (Confederazione di Comitati di Base), le quali hanno parlato di mancanza di opportunità e di carattere intimidatorio del controllo: “Quello che vogliamo denunciare – si legge nella nota diffusa dai Cobas – è una operazione senza alcun senso educativo, che viola gli spazi che i ragazzi dovrebbero vivere come propri, che tenta di criminalizzare i giovani e che contro gli auspicabili interventi di prevenzione e riduzione del danno propone la sola opzione repressiva”.

 

Intanto si apre il procedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante

 

Intanto è stato aperto un procedimento disciplinare interno nei confronti del professor Coppoli: non resta che attendere di capire le conseguenze del gesto. Certamente il precedente di 5 anni fa, con il professore sospeso dal servizio per un mese, potrebbe influire in senso negativo sulla conclusione dell’attuale questione.

 

Fonti: giornaledellumbria.it, tecnicadellascuola.it

 

Marco Brezza

 

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mar, apr 15, 2014  Roberta Buscherini
Scatti Anzianità Scuola, Il 2014 E’ L’anno Buono
4.5 (90.59%) 17 Vota Questo Articolo

Sono momenti importanti anche per il personale docente della scuola pubblica: L’avvento del Governo Renzi, con la sua carica cinetica, sta (almeno apparentemente) dando il via a diversi movimenti di cambiamento all’interno di diverse fasce tematiche della pubblica amministrazione del paese. E probabilmente non rimarranno esenti da cambiamenti gli scatti anzianità scuola. Ma come potrebbero configurarsi le novità in materia?

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Fonte: impresalavoro.eu

Fonte: impresalavoro.eu

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Gli scatti anzianità scuola tornano dal 2014

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Il Decreto approvato in Senato a marzo stabilisce che gli scatti anzianità scuola rimangono la sola ed unica forma di progressione retributiva e di carriera per docenti e personale impiegato: nella fattispecie si cerca di intervenire sia sulle posizioni stipendiali e trattamenti economici del personale scolastico, sia sulle posizioni economiche del personale ATA. Con riferimento alle posizioni stipendiali del personale scolastico sono riconosciuti gli scatti inerenti all’anno 2013.

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Dopo il passaggio alla Camera dei Deputati, il Decreto Legge relativo agli scatti anzianità scuola ha ricevuto l’approvazione definitiva. E due sono i punti-cardine della nuova disciplina emergente dal provvedimento: in primo luogo il personale docente e non docente potrà ricominciare ad usufruire degli scatti automatici, che dal 2014 finalmente ripartiranno dopo gli stop formulati dalle precedenti esperienze governative. Scatti che si concretizzeranno ogni 6 anni. In secondo luogo i cosiddetti Quota 96 non potranno andare subito in pensione e dovranno rimanere in servizio fino al compimento dei 67 anni di età: la mancanza di idonea copertura finanziaria impedisce agli oltre 4mila dipendenti coinvolti di giungere subito al meritato riposo.

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Tempo di valorizzare i docenti della scuola pubblica

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Attraverso la novità legislativa viene poi sventato definitivamente il più volte suggerito tentativo di far restituire ai docenti i famosi 150 euro già percepiti (inerenti al blocco degli scatti di anzianità). La relatrice del provvedimento al Senato, Francesca Puglisi (Pd), ha affermato infatti: “ Dal 2014, finalmente, le retribuzioni del personale scolastico sono sbloccate. Abbiamo inoltre evitato che il  personale Ata fosse costretto a restituire somme già percepite: è giunto il momento per ridiscutere finalmente il contratto e valorizzare la professionalità dei professori”.

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Scatti anzianità scuola: il momento del cambiamento

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L’obiettivo dichiarato del Governo Renzi in materia parrebbe essere quello di conferire nuovamente alla categoria degli insegnanti quel prestigio sociale che fino a qualche decennio fa ne caratterizzava la figura: prestigio (e dignità) che negli ultimi 20 anni sono andati perduti con una legislazione scarsamente efficace. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi nello scorso mese affermava infatti, rivolto ai docenti: “Siete pagati poco, ma siete il cardine del Paese. Il vostro lavoro è fondamentale”. E la questione del ripristino degli scatti anzianità scuola rappresenta chiaramente, in questo senso, un cambio di ritmo e un “imprinting” di fiducia rilevantissimo per tutta la categoria docente.

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Voci di soddisfazione sono giunte dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: l’obiettivo comune che dovrà informare tutta la materia inerente a scuola ed educazione sarà, nelle parole del titolare del dicastero di via Trastevere, è quello di “progettare una scuola che ridia dignità agli insegnanti, ma che metta al centro soprattutto il diritto dei nostri giovani ad una formazione adeguata per affrontare il futuro”. Un obiettivo virtuoso: un primo passo in questa direzione è stato effettuato. Si tratta di vedere come proseguirà l’inerzia in questo decisivo 2014.

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Fonti: corriere.it. repubblica.it, forexinfo.it

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Roberta Buscherini

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lun, apr 14, 2014  Marco Brezza
Comparto Difesa: Niente tagli al personale, almeno per ora
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Il complessivo piano dei risparmi presentato negli scorsi giorni dal Commissario alla “spending review” Carlo Cottarelli prevede un risparmio di 7 miliardi di euro già a partire da questo 2014, nell’obiettivo generale di risanare il bilancio dello Stato ed inaugurare una nuova stagione per l’Italia (e la sua amministrazione pubblica).

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Fonte: gaianews.it

Fonte: gaianews.it

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Riorganizzazione Difesa: maggiori sinergie tra corpi di polizia

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Tra i vari settori investiti da questa coordinata operazione di tagli (welfare, retribuzioni, pubblico impiego, spese dello Stato, previdenza) si trova anche il comparto Difesa. E diverse sono in questo settore le possibilità e le idee al fine di edificare una gestione più efficiente ed oculata di uno strumento (quello della Difesa) molto importante quanto dispendioso. In questo senso sono state gettate sul tavolo delle trattative diverse opzioni: una delle quali è la possibilità di maggiori sinergie tra corpi di polizia (ma è smentita dal Governo la ipotizzata fusione tra Polizia e Carabinieri) con suggerite (ma non estrinsecate) possibilità di alcuni tagli agli organici. Per ora sono solo parole gettate dentro un dibattito che si prospetta divenire molto serrato: non sono infatti tardate a giungere le neanche tanto velate proteste dei Sindacati di Polizia e di quelli militari in questa direzione. Nelle bozze di Cottarelli vi sono studi comparati nei quali si afferma che in Italia esiste un rapporto di unità di polizia per numero di abitanti più alto rispetto agli altri paesi europei (ad eccezione della Spagna). Di qui il proposito (in fase embrionale) di rivedere l’organizzazione generale del comparto.

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Il programma del Ministro Pinotti

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Più definite paiono essere le idee ed i progetti presentati da parte del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, la quale ha esplicitato con chiarezza quelle che possono essere definite come le linee programmatiche del suo mandato presso il dicastero di Via XX Settembre. Il Ministro ha innanzitutto toccato il tasto dolente (sopra citato) della riorganizzazione del comparto Difesa nel suo complesso, in particolar modo la parte afferente alle risorse umane: “il capitale umano è importante e strategico per qualunque organizzazione complessa – ha affermato Pinotti durante l’audizione – e lo è a maggior ragione in una realtà dove moltissimo è richiesto in termini di sacrificio e senso del dovere. Per ciò che riguarda il personale militare impiegato è certamente necessario tutelare i dipendenti dei gradi inferiori che stanno sopportando in misura maggiore gli effetti delle recenti misure di contenimento della spesa”.

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F-35 e missione in Afghanistan

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Non sono mancati poi i riferimenti alla missione di pace in Afghanistan: la continuazione della missione oltre il 2015 andrà valutata con attenzione insieme agli altri paesi coinvolti. “Anche il nostro paese – ha spiegato il Ministro – partecipa alla discussione sul possibile futuro dell’importante impegno in territorio afghano”. Le scelte più opportune verranno decise con attenzione e presentate al Parlamento appena possibile.

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Per ciò che riguarda invece l’intricato caso degli F-35, il Ministro ha affermato che esiste la possibilità di un ripensamento e di una riduzione dei progetti avviati in questa direzione: le parole chiave evidenziate da Pinotti sono state “rivedere, ripensare, ridurre”. La ipotizzata riduzione (o dimezzamento) del costoso programma F-35 rimane nell’aria come possibilità ancora tutta da elaborare ed implementare. È chiaro come l’argomento del dimezzamento dell’acquisto di F-35 rivesta un forte significato simbolico, oltre consentire un risparmio calcolato intorno a 1 miliardo di euro per il biennio 2014-2015. Anche se sembra, dalle ultime voci, che l’ultima parola in materia sarà pronunciata dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Parlamento.

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In ultima istanza pare per il momento essere scongiurato il pericolo tagli al personale del comparto Difesa. Tuttavia un piano con orizzonte il settembre 2014 pare inevitabile: l’obiettivo di risparmio andrà obbligatoriamente conseguito, si tratta di capire con certezza attraverso quali precise operazioni.

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Fonti: Corriere della Sera, formiche.net

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Marco Brezza

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ven, apr 11, 2014  Patrizia Caroli
Scuola E Pensioni: Il curioso caso di un docente che vuole tornare ad insegnare
4.7 (93.33%) 3 Vota Questo Articolo

Un insegnante collocato in pensione d’ufficio ricorre per tornare sul posto di lavoro: una storia che pare curiosa ed in contraddizione con quello che è il pensare comune (a volte un po’ stereotipato). È accaduto a Reggio Calabria nel corso di questo anno scolastico. Ma andiamo ad analizzare la questione con maggiore attenzione.

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Scuola e pensioniLa vicenda del ricorso al Giudice del Lavoro

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Parrebbe che nella scuola pubblica esistano anche docenti desiderosi di rimanere in servizio: sebbene in realtà la vicenda getti luce su altri interessanti aspetti inerenti alla Riforma Fornero sulle pensioni. L’accadimento è il seguente: in Calabria un professore viene collocato in quiescenza per raggiunti limiti di età: compie 65 anni nel gennaio 2013 e viene mandato in pensione a settembre. Lo stesso professore, ritenendo che dovessero essere utilizzati i nuovi limiti di età stabiliti della riforma Fornero, impugna il provvedimento e fa ricorso presso il giudice del lavoro, vincendo. Il docente viene infatti immediatamente rimesso in servizio. Ma la storia non finisce qui: il primo settembre 2013, infatti, entra in vigore il Decreto Legge n. 101/2013 convertito nella legge n. 125/2013 attraverso la quale viene chiarito (con interpretazione) l’art. 24 della Legge Fornero: i limiti ordinamentali rimangono alla quota di 65 anni e non si elevano fino a 66. Pertanto, il professore viene rimesso in quiescenza con effetto immediato nel mese di novembre. Il docente effettua allora un’altra impugnazione davanti al giudice del lavoro: quest’ultimo non solo reintegra il professore in servizio nelle mansioni, funzioni e sede ma prospetta il reato di abuso d’ufficio inviando gli atti alla Procura (infatti il precedente provvedimento del giudice era perfettamente legittimo ed efficace, pertanto il nuovo provvedimento si poneva in contrasto con un precedente giudicato). Insomma parrebbe che tutti coloro che hanno i requisiti per la pensione al 31 dicembre 2011 possono essere congedati mediante i vecchi limiti di età (65 anni).

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Il significato della norma

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Ma quella che sembrava una comune vicenda da ricorso vinto e poi disatteso si è trasformata in un vero e proprio giudizio di legittimità sulla norma della Legge Fornero: che cosa stabilisce effettivamente quella norma? La risposta è molto complessa: in primo luogo sembra corretto poter affermare che, desumendo e interpretando la lettera del dettato normativo, venga introdotta una efficacia retroattiva (attraverso una interpretazione autentica); inoltre ci si pone l’obiettivo di svecchiare e snellire gli organici della amministrazione pubblica nel suo complesso.

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La vicenda possiede grande rilevanza per la materia pensioni (molto più di quanto si possa pensare): infatti c’è chi vuole andare in pensione subito ma c’è anche chi vorrebbe rimanere in servizio attraverso l’utilizzo dei nuovi limiti di età o avvalendosi del trattenimento in servizio per un biennio, oppure anche usufruendo di una previsione della legge Fornero (quella che permette di continuare a lavorare fino a 70 anni).

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La proposta della Gilda: pensionati e precari

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Ma questa interpretazione edifica una evidente contraddizione: infatti la legge Fornero, da una parte, crea la categoria degli esodati, mentre dall’altra costruisce le categorie di coloro che vorrebbero andar in pensione e non possono e di coloro che desidererebbero continuare a lavorare e vengono invece posti coattivamente a riposo. In questo senso emerge preponderante la proposta della Gilda della scuola: un’idea che potrebbe essere risolutiva in questo periodo di difficoltà per i precari. Si tratta infatti di consentire agli insegnanti vicini al termine della carriera di cumulare pensione e part-time, diminuendo l’impegno didattico e liberando 100mila posti di lavoro a tempo parziale per i docenti precari. Una proposta costruttiva che cerca di risolvere due problemi di diversa radice.

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Patrizia Caroli

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gio, apr 10, 2014  Marco Brezza
Dipendenti Pubblici, 85mila Esuberi Da Qui al 2016: E’ blocco del turn-over?
1.7 (33.33%) 12 Vota Questo Articolo

È certamente uno dei temi caldi di questa stagione di revisione della spesa pubblica e di proiezioni nell’immediato futuro del piano dei risparmi al fine di risanare il bilancio dello Stato: ovviamente stiamo parlando della stima elaborata dal Commissario alla “spending review” Carlo Cottarelli inerente agli 85mila potenziali esuberi (o eccedenze) nel pubblico impiego nel nostro paese.

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Fonte: apssaugor.org

Fonte: apssaugor.org

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85mila eccedenze nel pubblico impiego: alla fine pagheranno i giovani?

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La cifra è ovviamente suscettibile di variazioni a seconda della polarità e del peso dei tagli che dovranno essere necessariamente effettuati anche in altri settori della complessa macchina della pubblica amministrazione italiana. La misura potrebbe fruttare alla casse dello Stato un risparmio consistente in ben 3 miliardi di euro, in un lasso di tempo che va da qui al 2016. Le voci di protesta dei sindacati si sono sollevate ovviamente con rapidità, mentre Cottarelli non ha tardato a chiarire che le stime sono suscettibili di ulteriore elaborazione ed affinamento: una delle prospettive più verosimili è che le 85mila eccedenze verranno neutralizzate attraverso il blocco del turn-over nei prossimi anni. Pertanto, implementando queste premesse, un’altissima quota dei pensionamenti nel pubblico impiego del prossimo triennio non verranno compensati da nuove assunzioni, con buona pace dei giovani che non avranno la possibilità di ottenere un posto di lavoro nel pubblico impiego. E senza dimenticare che in questa maniera si esalta e si amplia il progressivo ed incipiente invecchiamento complessivo del personale impiegato all’interno della pubblica amministrazione italiana.

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Mobilità ed incentivi: come affrontare i tagli

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La riduzione di organico sembrerebbe indifferibile nell’ottica generale della revisione di spesa resa necessaria dall’odierna temperie storica: secondo gli esperti del Governo Renzi, per implementare questa operazione è necessario utilizzare due differenti strumenti: da una parte fare uso dell’istituto della mobilità obbligatoria; e dall’altra sviluppare un sistema di scivoli ed incentivi idonei a far lasciare il lavoro ai dipendenti pubblici che si trovano vicini alla pensione. A questo riguardo si pensa di implementare uno “scivolo” che abbia la funzione di coprire i contributi che consenta ai dipendenti di non subire future penalizzazioni sull’assegno previdenziale.

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Riduzione della spesa pubblica: una necessità

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Tra i differenti rimedi e potenziali meccanismi escogitati in via introduttiva dal Governo Renzi per ottenere questo ampio sfoltimento vi sono, ad esempio, i pre-pensionamenti con eliminazione di posizioni, oppure la reintroduzione degli esoneri dal servizio. In questa direzione si palesa anche la concreta possibilità di un collocamento in disponibilità del personale in esubero con contemporanea riduzione della retribuzione.

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Il taglio degli 85mila dipendenti pubblici in esubero sarà accompagnato ovviamente da altri provvedimenti volti alla riduzione della spesa pubblica, obiettivo primario del Governo da poco insediatosi: si provvederà infatti al taglio degli stipendi dei manager (anche a questo riguardo le polemiche non sono mancate, con le parole infuocate dell’Ad di Trenitalia Moretti e le conseguenti repliche), alla riduzione degli enti di formazione che gravano sulle spalle dello Stato, alla riduzione di assunzioni e di spesa sulle società partecipate.

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Il piano generale si configura pertanto come complesso: la volontà di operare indifferibili tagli pare esserci nella compagine governativa. Si spera soltanto che la scure della “spending review” vada ad abbattersi nella direzione giusta riducendo sprechi e sfoltendo dove necessario: certamente il piano inerente agli 85mila esuberi del pubblico sarà un terreno da trattare con grande delicatezza e con i metodi giusti. Non resta che attendere con fiducia.

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Fonti: Corriere della Sera, huffingtonpost.it, ilmessaggero.it

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Marco Brezza

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