Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese maggio, 2014

ven, mag 30, 2014  Roberta Buscherini
Ricorso Blocco Stipendi Forze Di Polizia: Una questione aperta
2.8 (56%) 5 Vota Questo Articolo

C’è grande fermento attorno al ricorso blocco stipendi forze di polizia che sta tenendo banco in questi ultimi mesi. È infatti dell’ottobre 2013 il Decreto che contiene il “Regolamento in materia di proroga del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti”. Tale Decreto (nello specifico Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2013) disciplina la questione introducendola nel seguente modo: il blocco degli stipendi inerente ai pubblici dipendenti (ed anche riguardante magistrati, avvocati dello Stato, personale militare e forze di polizia) viene prorogato fino al 31 dicembre 2014.

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Fonte: forzearmate.org

Fonte: forzearmate.org

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Ricorso blocco stipendi forze di polizia: tutti fermi al 2010

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Pertanto gli stipendi delle forze di polizia nel nostro paese rimangono fermi alla quota raggiunta nel corso del 2010: un blocco doloroso per tutti coloro che lavorano per le forze dell’ordine. In questo senso il grado del malcontento interno ai corpi delle forze dell’ordine si è fatto pesante: perciò va affrontata la tematica del ricorso blocco stipendi forze di polizia. A questo riguardo interessante è il ricorso elaborato dal Sappe, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, il quale ritenendo non giusto il blocco di ogni aumento contrattuale ha elaborato appunto un ricorso blocco stipendi forze di polizia con l’ausilio di una consulenza legale. La prima fase dell’atto di ricorso si delinea attorno all’assegno di funzione relativo ai poliziotti che abbiano maturato scatti stipendiali o di tipo “parametrale” a seguito di avanzamento di carriera. Per questa tipologia di dipendenti ricorrenti si tratta di rivendicare il pagamento per intero delle indennità, mediante il calcolo integrale effettuato sulla struttura centrale costituita dalla base pensionistica.

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Dentro il dettato della legge

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Analizzando analiticamente al questione del blocco stipendiale attinente ai pubblici dipendenti si possono notare alcuni particolari. L’art. 9 del Decreto Legge n. 78 del 2010, al comma 1, afferma testualmente: “Per gli anni 2011, 2012 e 2013 (ed ora anche il 2014 grazie alla proroga, ndr) il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, previsto dai rispettivi ordinamenti delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non può superare, in ogni caso, il trattamento in godimento nell’anno 2010 ordinariamente spettante per l’anno 2010, al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva, ivi incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati, conseguimento di funzioni diverse in corso d’anno, fermo in ogni caso quanto previsto (…)  per le progressioni di carriera comunque denominate, maternità, malattia, missioni svolte all’estero, effettiva presenza in servizio”.

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Ricorso blocco stipendi forze di polizia: cosa dice la Consulta?

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La situazione, pertanto, fino al 2015 rimane congelata alla radiografia dei trattamenti economici risalenti all’ormai lontano 2010: già nel 2012 la Corte Costituzionale (attraverso la sentenza n. 223) aveva bocciato un precedente ricorso blocco stipendi forze di polizia affermando la necessità, in tempi di ingenti difficoltà per il bilancio statale, di contenere e razionalizzare la spesa pubblica anche attraverso gravosi sacrifici per i dipendenti pubblici (compresi i membri delle forze dell’ordine ovviamente). La Corte, in particolar modo, si era soffermata sulla non trascurabile lunghezza del periodo all’interno del quale sarebbe stato possibile effettuare il congelamento stipendi: i 5 anni che si stanno concretizzando probabilmente cominciano a diventare un intervallo di tempo molto ampio. Cosa accadrà nel 2015?

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Fonti: poliziapenitenziaria.it, jobfanpage.it

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Roberta Buscherini

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gio, mag 29, 2014  Marco Brezza
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Tempo di primavera avanzata, tempo di avvicinamento delle scadenze per quanto riguarda l’indennità autostradale Polizia di Stato: ci si trova infatti innanzi in questi mesi di maggio e giugno di fronte all’importante momento della ridefinizione degli importi relativi all’indennità autostradale.

 

indennità autostradale polizia di stato

Fonte: alternativasostenibile.it

Indennità autostradale Polizia di Stato: il rinnovo della convenzione

Nel corso degli anni si ripetono ormai perpetue le polemiche da parte di sindacati e dipendenti pubblici afferenti alla Polizia di Stato in merito al sistema (definito anche perverso, ad esempio, dalla Uil Polizia) delle riassegnazioni dei fondi destinati dalle società che gestiscono i servizi pubblici al Ministero dell’Interno da parte di quello dell’Economia e Finanze, con ritardi non tollerabili per ciò che inerisce alla corresponsione dell’indennità autostradale Polizia di Stato.
Per quello che riguarda il 2014 la scadenza della convenzione siglata dal Ministero dell’Interno (Dipartimento della P.S. e la Società Aiscat) in merito all’attività di vigilanza ed ai servizi di polizia stradale lungo le tratte autostradali in concessione è in procinto di scadere: la data che rappresenta la “deadline” dell’accordo è il 1 luglio. Per comprendere meglio come si configura la situazione intorno al complesso rinnovo contrattuale sembra utile analizzare le richieste di un importante sindacato di settore in materia, ovvero l’Ugl.

 

La nota dell’Ugl in merito all’indennità

L’Unione Centrale del Lavoro (Ugl) Polizia di Stato ha infatti emesso una nota (datata 14 aprile 2014) in cui getta sul tavolo il delicato tema della abrogazione del tetto massimo di cui all’art. 18, coma 3 della legge 232/90 unito a quello della necessità di ridefinizione degli importi di indennità autostradale Polizia di Stato. L’Ugl, nel testo inviato presso il Ministero dell’Interno (Direzione Centrale per la Polizia Stradale ecc.), auspica che la convenzione sia rinnovata, senza attendere che si interrompa alla scadenza: nella nota si spiega che “la convenzione in argomento, tra l’altro, regola l’importo giornaliero da corrispondere al personale della Polizia Stradale impiegato nei servizi autostradali a titolo di indennità”. In questo senso la legge 119/2013 (recante rubrica “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza, contrasto della violenza di genere, protezione civile e commissariamento delle province”) ha sancito l’abrogazione del limite che era posto in precedenza sull’indennità autostradale Polizia di Stato, stabilendo che l’importo giornaliero non possa, comunque, essere inferiore a quanto stabilito nelle attuali convenzioni in corso di validità e rimettendo integralmente la determinazione di tale indennità alle convenzioni stesse, permettendo in tal modo di ottenere dalle società concessionarie una contribuzione congrua e maggiormente aderente al valore e alla professionalità della prestazione fornita.

 

Indennità autostradale Polizia di Stato: verso un congruo adeguamento

Il centro del discorso intrapreso dall’Ugl si assesta sul fatto che al personale impiegato presso la Polizia di Stato compete in via esclusiva il ruolo di “assicurare la vigilanza e garantire la sicurezza della circolazione in ambito autostradale nonché la prevenzione e la repressione dei reati commessi lungo le arterie autostradali, operando con notevole disagio e grande sacrificio quotidiano a fronte di condizioni lavorative ed economiche tutt’altro che esaltanti”.
È proprio partendo da questo assunto che l’Unione ritiene che sia proprio questa l’occasione che può permettere al personale della Polizia Stradale (impiegato in un’attività usurante e spesso retribuita in maniera non proporzionale agli sforzi compiuti) “il legittimo riconoscimento economico”, attraverso la corretta rivalutazione (con annesso adeguamento agli standard Istat) dell’indennità autostradale Polizia di Stato, misurata sul parametro base dell’effettivo onere e rischio lavorativo di coloro che operano in un ambito peculiare come quello autostradale.

 

Fonti: uglpoliziadistato.it

 

Marco Brezza

 

 

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mer, mag 28, 2014  Patrizia Caroli
Spending Review Università: Parola d’ordine: “Dare e tagliare”
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Spending review Università: I propositi di Letta

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Qual è la situazione delle Università oggi? Sembra che con il “Decreto del Fare” l’ex Governo Letta si sia impegnato in un’inversione di tendenza rispetto ai tagli del passato.

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economia.panorama.it

economia.panorama.it

Spending review Università: L’eredità del Governo Berlusconi;

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L’art. 58 c. 1 del “Decreto del fare”, infatti, ha abolito il turn over, voluto dai ministri Gelimini e Tremonti durante il Governo Berlusconi, vale a dire i provvedimenti fortemente restrittivi che furono adottati ai fini della sostituzione dei pensionati con i nuovi assunti. La logica del turn over stabiliva che, su dieci professori universitari che andavano in pensione, potessero subentrarne solo due (il 20%); questa politica dei tagli determinò la chiusura di diversi dipartimenti a causa del freno alle nuove assunzioni (“blocco del turn over”).;

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Spending review Università: il “Decreto del Fare”

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Come anticipato, con il “Decreto del Fare” il Governo Letta ha adottato un’inversione di tendenza riducendo il blocco del turn over e annunciando un aumento al 50% per le nuove assunzioni nel 2014 e al 100% per il 2016: «Una svolta storica e che crea nuove opportunità di reclutamento per i giovani», secondo Maria Chiara Carrozza, ex ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca durante il governo Letta. Un cambiamento di rotta che avrebbe consentito, secondo il ministro, l’assunzione di 1.500 ricercatori di tipo B e circa 1.500 professori ordinari.

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Spending review Università: La “Legge di Stabilità”

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Sempre durante il Governo Letta è stata varata la “Legge di Stabilità” che ha annunciato per il prossimo anno un aumento del fondo di finanziamento ordinario (FFO) dell’Università pari a 150 milioni. Di seguito, nel dettaglio, la parte della Legge relativa agli investimenti indirizzati agli Atenei:

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• Investimenti sulle Intelligenze: nuovi finanziamenti e borse di studio
• La Legge di Stabilità rafforza ulteriormente le misure già varate in favore della scuola, dell’università e della ricerca.
• Rafforzamento del Fondo di finanziamento ordinario delle Università per ulteriori 150 milioni per il 2014: con questo stanziamento, nel 2014 per la prima volta dopo tanti anni il Fondo registrerà un aumento
• Rafforzamento delle borse di studio per studenti universitari per ulteriori 50 milioni da destinare nel 2014 (da sommare ai 100 previsti nel decreto legge Istruzione)
• Rifinanziamento scuole di specializzazione di medicina per 30 milioni nel 2014 e 50 milioni a partire dal 2015.

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Spending review Università: Le falle della “Legge di Stabilità”

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Da un’attenta lettura della “Legge di Stabilità” però, sembra che la spending review Università non stia dando i risultati attesi.  L’aumento dell’FFO è accompagnato, infatti, da una riduzione del turn over fino al 2018, vale a dire due anni in più rispetto a quelli previsti dal decreto Gelmini. Così recita la Legge: ««Per il biennio 2012-2013 il sistema delle università statali può procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al venti per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente. La predetta facoltà è fissata nella misura del cinquanta per cento per gli anni 2014 e 2015 del sessanta per cento nell’anno 2016, dell’ottanta per cento nell’anno 2017 e del cento per cento a decorrere dall’anno 2018». »

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Se da un lato il Governo finanzia le Università con 150 milioni nel 2014, allora, dall’altro prevede un risparmio di 182 milioni da qui al 2018 attraverso una politica di freni alle nuove assunzioni.

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Spending review Università: La spinosa questione dei “punti organico”

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C’è, poi, un decreto ministeriale voluto dalla Carretta che non piace alle Università o, almeno, ad alcune. Questo decreto assegna ad ogni Ateneo, in base al merito, “i punti organico”, vale a dire la quota di nuove assunzioni di cui può disporre; gli Atenei virtuosi saranno premiati con un piccolo bonus oltre il 20% standard previsto per legge. In tal modo si produrranno dei divari incolmabili tra le diverse Università, per cui alcune beneficeranno di un turn over molto alto, potendo accedere a diverse assunzioni, mentre quegli Atenei che sono già in difficoltà non potranno usufruirne.

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Spending review Università: La difesa della Carrozza

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L’ex ministra Carrozza ha replicato alle tante critiche arrivate dall’associazione ROARS (Return On Academic ReSearch), che per prima ha denunciato le falle dei nuovi provvedimenti, dalla CGIL e da molti rettori universitari, sostenendo che “è la legge del merito” e che il sistema attuale premia gli Atenei migliori d’Italia.

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Spending review Università: Il blocco del turn over non è “replicabile all’infinito”

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A chiarire ulteriormente l’inapplicabilità della Legge di stabilità per quanto riguarda il comparto universitario è intervenuto il Presidente designato della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, che così si è espresso: «Le norme in materia di personale pubblico ripropongono una tipologia di interventi, basata sul blocco del turn over e sul rinvio dei contratti, già ampiamente praticata. Si tratta di misure severe, che hanno dato un contributo rilevante al processo di risanamento della finanza pubblica, ma che non sono replicabili all’infinito».

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Ora non resta che auspicare che, almeno con il nuovo Governo Renzi, la situazione possa volgere al meglio per le Università italiane.

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Patrizia Caroli

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mar, mag 27, 2014  Marco Brezza
Insegnanti Tecnico Pratici In Esubero: Cosa sta accadendo?
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Si tratta di un argomento molto delicato per il settore della scuola pubblica in questo periodo di “spending review” e di difficoltà economiche: ci riferiamo alla importante questione degli insegnanti tecnico pratici in esubero. È infatti importante rammentare che a causa del rilevante taglio delle ore di lezione (una defalcazione che sfoltisce di circa un terzo il monte ore complessivo inerente a questa categoria di insegnanti) gli stessi potrebbero rischiare di perdere le cattedre in loro possesso, con eventuale conversione e ricollocazione di ruolo come personale Ata.

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Fonte: www.skuola.net

Fonte: www.skuola.net

Insegnanti tecnico pratici in esubero: la ricollocazione

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A partire da questo estremo assunto, si è cercato di comprendere in che modo gli insegnanti tecnico pratici in esubero possano comunque trovare congrua ricollocazione nel settore scolastico: tra le idee proposte in questi mesi vanno evidenziate quelle atte ad implementare per questa categoria di insegnanti opzioni di impiego negli uffici tecnici delle scuole, oppure quelle che inseriscono l’operato degli stessi all’interno di progetti aggiuntivi da attivarsi in ogni istituto scolastico (senza garanzia di continuità, si presume). Altra idea è quella inerente alla conversione degli insegnanti tecnico pratici su cattedre di sostegno per aiutare gli alunni con particolari difficoltà di apprendimento.

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Insegnanti o assistenti tecnici?

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In questa direzione pare interessante approfondire la questione focalizzandosi su un caso in materia avvenuto nella provincia di Catania: un caso che può chiarire alcuni fraintendimenti sulla questione inerente agli insegnanti tecnico pratici in esubero. Infatti in un documento pubblicato sul portale dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Catania è comparso un documento in cui, accanto al nome del insegnante tecnico pratico utilizzato, per mancanza di posti, a disposizione nella scuola di precedente titolarità, appariva la dizione “assistente tecnico” con il relativo numero di ore assegnate. Questo documento unito al dettato che fuoriesce dall’art. 4 della Legge di Stabilità del 2012 (nel quale si afferma che “allo scopo di evitare duplicazioni di competenza tra aree e profili professionali, negli istituti di scuola secondaria di secondo grado ove sono presenti insegnanti tecnico-pratici in esubero, è accantonato un pari numero di posti di assistente tecnico”) potrebbe essere interpretato nel senso che gli insegnanti tecnico pratici debbano in questi casi prestare servizio come assistenti tecnici e per l’orario di lavoro previsto per questo profilo. Ma questa sarebbe una interpretazione sbagliata: infatti quello che deve accadere è che l’ufficio territoriale competente verifichi il numero dei docenti tecnico pratici in esubero sulla provincia accantonando, per ciascuna area del profilo di assistente tecnico, un numero equivalente di posti vacanti. Le operazioni di mobilità degli assistenti tecnici vengono pertanto effettuate sul 50% delle disponibilità residuate al termine della seconda fase, detratto il numero di accantonamenti finalizzati alla sistemazione degli insegnanti tecnico pratici in esubero.

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Insegnanti tecnico pratici in esubero:una questione aperta

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Insomma, analizzando la normativa vigente non risulta in alcun modo possibile utilizzare gli insegnanti tecnico pratici in mansioni previste per il personale Ata. Il loro profilo rimane pertanto quello di docente, con gli annessi ed intrinseci obblighi di insegnamento (18 ore settimanali e attività funzionali all’insegnamento stesso). Nella stessa direzione si colloca poi un’altra vicenda: in Emilia Romagna, infatti, a proposito di una delle opzioni di ricollocamento sopra citate per questa tipologia di docenti, i criteri scelti dal MIUR per la formulazione della graduatoria relativa ai corsi di riconversione sul sostegno sono stati impugnati da un docente rimasto escluso dagli elenchi della Regione.  La questione rimane aperta: cosa accadrà nel corso del 2014?

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Fonte: orizzontescuola.it

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Marco Brezza  

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lun, mag 26, 2014  Patrizia Caroli
Recupero ore riposo compensativo: diritti ed aspetti retributivi
3.6 (72%) 5 Vota Questo Articolo

Come si configura la scansione e la gestione del recupero ore riposo compensativo per ciò che riguarda i dipendenti pubblici? A tal proposito va immediatamente premesso che il riposo compensativo si sostanzia alla stregua di un importante istituto per ciò che riguarda la gestione degli orari e delle retribuzioni inerenti a tutti i dipendenti statali (con particolare riferimento alle forze dell’ordine).

 

Fontre: www.lametino.it

Fontre: www.lametino.it

Recupero ore riposo compensativo: la disciplina

 

Il riposo compensativo è una sorta di intervallo lavorativo utile a creare una compensazione nei confronti di una prestazione lavorativa che in termini quantitativi abbia superato i limiti della prestazione ordinaria prevista e retribuita come tale dal contratto esistente. È il Decreto Legislativo n. 66 del 2003 (recante rubrica “Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro”) a disciplinare tale situazione, statuendo che i contratti collettivi possono consentire che, in alternativa o in aggiunta alle eventuali maggiorazioni retributive previste, i lavoratori usufruiscano di tali riposi compensativi. Il riposo compensativo si concretizza in tutti i casi in cui il dipendente pubblico non abbia utilizzato della giornata di riposo settimanale ordinario, cioè di un intervallo di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuato di 6 giorni. In questo senso è la Costituzione a sancire questo insindacabile diritto: infatti l’art. 36 della medesima (norma cardine per i diritti del lavoratore) sancisce un irrinunciabile diritto al riposo settimanale per il lavoratore dipendente ( e non soltanto).

 

Riposo compensativo passivo: un caso concreto

 

In tale direzione è interessante riportare alla luce una pronuncia della Corte di Cassazione, che chiarisce la questione del recupero ore riposo compensativo: la sentenza 15740/2011 afferma che il dipendente che si trovi in servizio di reperibilità passiva in giornate festive e non abbia in quel frangente reso alcuna prestazione lavorativa, ha diritto al riposo compensativo, ma non anche alla riduzione dell’orario di lavoro settimanale. Pertanto il dipendente deve effettuare il recupero ore riposo compensativo ridistribuendole nell’arco temporale della settimana. Il caso concreto riguardava in questo caso un dipendente dell’Asl che ha condotto in giudizio il datore di lavoro chiedendone la condanna al risarcimento del danno da usura psico-fisica subito a causa del servizio di reperibilità passiva prestato in giorni festivi per tre anni, senza la possibilità di fruire del riposo compensativo.

 

Recupero ore riposo compensativo, cosa dice la Cassazione

 

L’importanza dell’istituto e la necessità del recupero ore riposo compensativo si è riverberata nell’ordinamento della Pubblica Amministrazione anche attraverso una pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione di fine anni ’80: l’indirizzo solidificatosi grazie alla sentenza 1607 del 1989 si sostanzia infatti nella visione per cui in caso di lavoro prestato nel settimo giorno senza riposo compensativo al lavoratore spetta sia la retribuzione (con eventuali maggiorazioni) che un eventuale risarcimento del danno subito causa, spiega letteralmente la Corte, “usura psico-fisica che il lavoro del settimo giorno comporta”. Pertanto il recupero ore riposo compensativo si inserisce all’interno di una materia che le pronunce giurisprudenziali hanno scolpito negli anni con attenzione.
È chiaro come l’utilizzo del riposo compensativo debba comunque essere effettuato in ossequio ad un’ottica informata a criteri di correttezza: sbilanciamenti e sperequazioni nell’utilizzo dell’istituto sono sempre in agguato e vanno pertanto evitati con attenzione.

 

Fonti: wikilabour.it, simpveneto.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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