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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese giugno, 2014

lun, giu 30, 2014  Roberta Buscherini
Frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego: Cosa c’è da sapere?
4.6 (92%) 5 Vota Questo Articolo

Il tema della scansione del lavoro e dei permessi per malattia nella pubblica amministrazione italiana rivestono notevole importanza in un’ottica di complessivo corretto allineamento dell’attività amministrativa. A questo riguardo particolare interesse suscita la tematica della frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego.

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frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego

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Frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego: i contatti collettivi

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È la legge, in combinato disposto con le varie declinazioni dei contratti collettivi nazionali a disciplinare la complessa materia delle assenze per malattia dei lavoratori impiegati nella pubblica amministrazione del nostro paese. In questo senso va preliminarmente affermato che il periodo massimo di assenza per un dipendente pubblico assunto a tempo indeterminato è equivalente a 36 mesi di cui 18 con diritto alla conservazione del posto di lavoro e retribuiti (nel range temporale di 3 anni), mentre gli ulteriori 18 mesi non sono soggetti a retribuzione. È qui che entra in gioco una prima accezione del concetto di frazionabilità: a parere dell’ARAN (l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) gli ulteriori 18 mesi, non retribuiti, non sono frazionabili. Questo non sta a significare, però, che il lavoratore, qualora la guarigione sia giunta prima del diciottesimo mese, non possa riprendere servizio previo accertamento delle sue condizioni di salute: nell’ipotesi, infatti, in cui il dipendente, dopo aver ripreso servizio, si assenti nuovamente per malattia, si torneranno ad applicare le regole generali.

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L’orientamento applicativo dell’ARAN

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Il tema sopra analizzato conferisce al discorso l’abbrivio per giungere alla vessata questione della frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego. In questa direzione giunge in soccorso un orientamento applicativo emanato sempre dall’ARAN (l’istituto che, come già si poteva intuire precedentemente, rappresenta la controparte pubblica in sede negoziale, gestendo la contrattazione con le rappresentanze sindacali) nel quale si afferma che, utilizzando come parametro disciplinare il contratto collettivo di categoria, non è in alcun modo prevista la possibilità di frazionare ad ore l’assenza per malattia nell’arco della giornata. Perlustrando nelle pieghe del parere ARAN si scova infatti che nell’ambito della disciplina del rapporto di lavoro del personale del Comparto Regioni-Autonomie Locali, i permessi brevi sono quei permessi che possono essere fruiti ad ore nel rispetto dei limiti e delle modalità stabilite nel contratto collettivo nazionale del 1995: tali permessi possono essere utilizzati dal dipendente pubblico anche per sottoporsi a visite specialistiche o ad esami diagnostici. In questo caso, secondo il suddetto parere ARAN del 11 febbraio 2014, parrebbe evidente che, poiché trattasi di permessi ad ore ammessi espressamente dalla disciplina negoziale,  gli stessi non possono in nessun modo essere sovrapposti o ricondotti alla regolamentazione delle assenze per malattia.

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Cenni conclusivi sulla frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego

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La frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego si inserisce pertanto nella complessiva disciplina generale della pubblica amministrazione del nostro paese: la quale si estende dalla definizione del trattamento economico nei primi dieci giorni di malattia fino alle modifiche inerenti ai giorni in surplus. La frazionabilità ad ore di assenza malattia pubblico impiego pertanto deve essere ricondotta necessariamente ad una norma di legge per poter estendere i suoi effetti ed essere utilizzata nella pubblica amministrazione.

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Roberta Buscherini

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mer, giu 25, 2014  Marco Brezza
Dipendenti Pubblici Età Pensionabile: Presagi di un futuro difficile?
4.7 (93.33%) 6 Vota Questo Articolo

A proposito di dipendenti pubblici età pensionabile: come si configurano e come manifestano i loro effetti le novità che affiorano dal Decreto Legge 101/2013 (denominato con il titolo di “Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni”)?

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Fonte: www.lettera43.it

Fonte: www.lettera43.it

Dipendenti pubblici età pensionabile: un sistema sul ciglio del crollo?

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Prima di analizzare le novità più importanti a riguardo (esplorando più attentamente alcune novità in materia di dipendenti pubblici età pensionabile), non si può non fare un cenno introduttivo alla tematica delle pensioni nel nostro paese. Non si può negare che una spassionata esplorazione del tema in questo 2014 tenda ad assumere tinte molto fosche: la fragilità economica del nostro sistema-paese si cumula con l’endemica “insostenibilità sociale” del corpo pensionistico italiano. Il sistema risulta ostaggio di due forze che si configurano come appuntite (ed allegoriche) “forche caudine”: da un lato il tasso di disoccupazione associato a precarietà, flessibilità e presenza di pause variabili di assenza dal lavoro fra un’occupazione e un’altra (con ripercussioni negative sull’assegno da percepire in vecchiaia); dall’altra parte è evidente che con l’aumento della speranza di vita, la tendenza seguita dai governi è di posticipare sempre più in avanti l’età di congedo definitivo dal posto di lavoro con la conseguenza di peggiorare la qualità media della vita e di restringere le opportunità occupazionali per i più giovani. Un cane che si morde la coda: è questa la figura che riesce a conferire la reale sensazione che attraversa l’importante istituto della pensione in Italia.

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Le novità riguardanti le pensioni

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Tornando a posizionare la lente d’ingrandimento sulla tematica dei dipendenti pubblici età pensionabile, si può constatare come il Decreto Legge 101/2013 abbia previsto alcune novità di rilievo: attraverso questo strumento normativo si è ad esempio previsto che i dipendenti pubblici che hanno maturato il diritto di accesso alla pensione secondo i requisiti antecedenti la riforma pensioni Fornero-Monti, devono essere collocati obbligatoriamente a riposo e non possono più chiedere di rimanere in servizio.

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Inoltre, l’età pensionabile per i pubblici dipendenti vicini alla pensione si assesta sull’età di 65 anni:  quindi al raggiungimento dei 65 anni anagrafici (e qualora il conseguimento del diritto sia stato ottenuto entro il 31 dicembre 2011) scatta per i dipendenti statali l’uscita dal lavoro automatica e il conseguente accesso alla pensione. Si tratta insomma di una quota fissa da raggiungere.

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Dipendenti pubblici età pensionabile: le indicizzazioni

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Tra le notizie positive che affiorano dalle acque torbide dell’attuale situazione c’è il ritorno delle indicizzazioni: dopo il blocco di due anni a queste ultime (per quanto riguarda i dipendenti pubblici età pensionabile), voluto dalla riforma Monti-Fornero di fine 2011, fa il suo ritorno l’adeguamento al costo della vita per le pensioni con un importo mensile lordo superiore a 1486 euro.

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Non resta che constatare come il paese stia invecchiando in maniera sempre più rapida, ed il ricambio generazionale nel mondo del lavoro stia avvenendo in maniera farraginosa: un problema che poi va a scaricare tutta la sua energia “cinetica” sull’istituto delle pensioni, le cui risorse “idriche” stanno evidentemente per finire. I problemi cominciano già a confluire sulla testa dei pensionati attuali. Quale futuro per i pensionati di domani? Ai posteri ( si spera) l’ardua sentenza.

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Fonti: www.webmastepoint.org, www.investireoggi.it

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Marco Brezza

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mar, giu 24, 2014  Roberta Buscherini
Spending Review Pubblico Impiego: Tagli per i dipendenti pubblici
5 (100%) 6 Vota Questo Articolo

Spending-review -pubblico-impiegoNei mesi scorsi l’ex governo Letta ha presentato il piano per il taglio dei costi – la cosiddetta Spending Review – relativo ai prossimi tre anni. Ad oggi sembra che il neo governo Renzi non intenda modificare i punti cardine della spending review, fortemente voluta dalla Commissione europea. Partendo dagli obiettivi minimi di risparmio fissati dalla legge di Stabilità, lo scopo che si sono dati l’ex Ministro delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, ed il commissario straordinario, Carlo Cottarelli, è quello di recuperare 32 miliardi di euro in tre anni tagliando la spesa nel pubblico impiego, riordinando gli enti locali e  intervenendo su sanità,  immobili e pensioni.

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Spending review pubblico impiego: I dirigenti pubblici

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La spending review nel pubblico impiego ha tra i suoi punti cardine l’avvio di corsi di formazione ad hoc per “aumentare la flessibilità gestionale dei dirigenti pubblici” al fine di “trasformarli in veri manager della spesa pubblica interessati, non solo al rispetto formale delle regole contabili, ma anche al contenimento dei costi e al miglioramento della qualità dei servizi”. Così si legge nel dossier Cottarelli-Saccomanni che mira ad una efficiente razionalizzazione del mercato del lavoro mirando anche ad “un sistema di incentivi finanziari che facilitino la collaborazione dei centri di spesa nella individuazione di risparmi di spesa”.

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Spending review nella PA: La mobilità del lavoro

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La spending review nel pubblico impiego però, non apporterà sostanziali modifiche solo tra i quadri dirigenti ma, soprattutto, tra i dipendenti pubblici in generale; per loro è prevista una maggiore mobilità “compresa l’esplorazione di canali d’uscita e la rivalutazione delle misure del turn-over“. Con il termine turn-over si intende la rotazione dei lavoratori che collaborano con l’azienda; tradotto in italiano significa “avvicendamento”. Nel pubblico impiego, quindi, si parla di turn-over quando un dipendente lascia l’azienda (per esempio va in pensione, viene trasferito, etc.) e viene sostituito con un’altra assunzione. Il turn-over, di conseguenza, indica il volume delle entrate e delle uscite gestite dall’Impresa e viene adoperato all’interno di una politica di nuove assunzioni. Questa strategia può essere necessaria per una migliore gestione finanziaria, per mantenere una certa flessibilità aziendale o per cogliere opportunità di lavoro alternative per i singoli.

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Spending review pubblico impiego: La deregolamentazione del lavoro

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Non la pensano allo stesso modo i sindacati che temono che la spending review nel pubblico impiego possa tradursi in una mobilità senza regole, determinata esclusivamente dagli interessi del datore di lavoro e con un progressivo annullamento delle relazioni sindacali. A tutti ciò, inoltre, potrebbe seguire una riduzione dello stipendio nel passaggio da un’amministrazione all’altra.

La posizione dei sindacati

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La pensa così Michele Gentile, responsabile dei Settori pubblici della Cgil che, parlando della spending review nel pubblico impiego ritiene che si tratti di “misure talmente contro i lavoratori che gli stessi datori di lavoro privati ne sognano l’estensione ai loro settori”. Il sindacalista ha aggiunto: “Ci aspettiamo, una volta noto il piano, che il nuovo Governo convochi le parti per affrontare con esse un piano di spending review non fatto di inefficaci e fallimentari tagli lineari, ma di misure che producano risparmi di spesa ma, allo stesso tempo, effetti positivi sul sistema dei servizi pubblici”. Sulla stessa linea Ermanno Santoro di Usb secondo il quale la spending review dovrebbe contemplare il ritorno nel settore pubblico di servizi privatizzati e un’efficace semplificazione normativa che permetta di recuperare circa 220 miliardi di euro dalle tante frodi fiscali che attanagliano il nostro Paese. Secondo Santoro “la spending review voluta dal governo è solo un altro pretesto per spazzare via il poco che è rimasto di diritti, servizi, reddito e occupazione e banchettare sui servizi pubblici”.

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Spending review pubblico impiego: La mobilità nel sistema statale

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Effettivamente, dalla lettura del testo della spending review emerge chiaramente l’obbligo della mobilità dei lavoratori nel pubblico impiego.  Spending review nel pubblico impiego significa rischio della riduzione dello stipendio fino all’80%!   Spending review pubblico impiego significa, inoltre, che dopo 2 anni, si rischia anche anche il licenziamento. Si tratta di un processo di progressivo annullamento dei diritti del dipendente pubblico che sta conoscendo la stessa precarietà a cui è sottoposto, spesso, colui che lavora presso enti privati. Un processo che ha visto tra le sue tappe fondamentali la legge n. 153 del 2012 sulla spending review con la quale per la prima volta si parla di esubero del personale statale.

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 Tagliati 24 mila posti di lavoro?

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La situazione è allarmante a causa degli incombenti tagli alla spesa pubblica. Sebbene i dati non siano ancora ufficiali, sembra che la spending review nel pubblico impiego porterà a circa 24.000 posti in meno nel pubblico impiego, tra cui il 20 % dei dirigenti e il 10 % dei lavoratori pubblici.

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Roberta Buscherini

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lun, giu 23, 2014  Marco Brezza
Riposo Compensativo Autoferrotranvieri: Rapida analisi della normativa
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

In quale modo si definisce il riposo compensativo autoferrotranvieri? Per comprendere al meglio la questione occorre addentrarsi all’interno della normativa che disciplina la materia del settore autoferrotranvieri, ovvero la risalente legge 138 del 14 febbraio 1958 (innovata in parte nel 1999).

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Fonte: www.fitcislsicilia.it

Fonte: www.fitcislsicilia.it

Riposo compensativo autoferrotranvieri: uno sguardo d’insieme

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All’art.3 del suddetto strumento normativo viene disciplinato il lavoro straordinario: esso non può superare le due ore al giorno (per un massimo complessivo di 12 ore settimanali) e la sua esecuzione deve essere denunciata all’Ispettorato compartimentale della motorizzazione civile e dei trasporti e all’Ispettorato del Lavoro nelle 48 ore successive. L’utilizzo del lavoro straordinario deve essere motivato. Il personale autoferrotranvieri ha poi diritto ad un riposo settimanale di 24 ore da usufruire nella propria residenza e senza pregiudizio del riposo continuato giornaliero e delle ferie stabilite dai contratti di lavoro. Inoltre tale riposo deve normalmente usufruirsi di domenica, fatta eccezione per il personale viaggiante per il quale cade nel giorno stabilito dal turno. In alcuni casi è consentito il cumulo di due riposi settimanali consecutivi  (ad esempio per esigenze del servizio o tramite accordo fra le parti).

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La disciplina di questa tipologia di riposo

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Va detto che la disciplina generale del riposo compensativo autoferrotranvieri si configura come una compensazione di straordinari programmati e non come compensazione per gli straordinari emergenti, per i quali l’unica forma di compensazione prevista è la retribuzione monetaria.

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Analizzando poi il Decreto Legislativo 66/2003 posto a confronto con le leggi specifiche del settore del trasporto pubblico e con la contrattazione nazionale autoferrotranvieri, si può leggere (all’art.17) che: “Le disposizioni di cui agli articoli 7 (riposo giornaliero), 8 (pausa), 11 (lavoro notturno), 12 (modalità di organizzazione del lavoro notturno e obblighi di comunicazione), e 13 (durata del lavoro notturno), possono essere derogate mediante contratti collettivi o accordi conclusi a livello nazionale tra le organizzazioni sindacali nazionali comparativamente più rappresentative e le Associazioni nazionali dei datori di lavoro firmatarie dei contratti collettivi di lavoro o conformemente alle regole fissate nelle medesime intese, mediante contratti collettivi o accordi conclusi al secondo livello di contrattazione”. Tutto ciò però (proseguendo nella lettura del disposto normativo) deve essere fatto “soltanto a condizione che ai prestatori di lavoro siano accordati periodi equivalenti di riposo compensativo, o nei casi eccezionali in cui la concessione di tali periodi equivalenti di riposo compensativo autoferrotranvieri non sia possibile per motivi oggettivi, a condizione che ai lavoratori interessati sia accordata una protezione appropriata”.

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Considerazioni finali sul riposo compensativo autoferrotranvieri

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Il riposo compensativo autoferrotranvieri si configura pertanto come un’importante garanzia per il dipendente pubblico occupato nel settore trasporti, componendo una sorta di bilanciamento ad eventuali deroghe imposte al lavoratore stesso in materia di riposi, pause, e lavoro straordinario. Una normativa che pare evidentemente poter essere applicabile nei confronti di tutti i lavoratori del settore anche se permangono dubbi e critiche di tipo dottrinale in merito ad alcuni precipui termini utilizzati nel dettato normativo dal legislatore: ovverol’utilizzo di termini definiti icasticamente dalla dottrina come “ assurdamente paternalistici” (ad esempio “accordati”, “concessione”) al posto di termini probabilmente più corretti per l’argomento trattato (ci si riferisce ai più canonici “hanno diritto” o “saranno loro riconosciuti”). Insomma il riposo compensativo è un diritto del autoferrotranviere: è pertanto necessario che questo assunto risulti con evidenza anche dal lessico normativo.

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Fonti: uiltrasporti.it

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Marco Brezza

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ven, giu 20, 2014  Patrizia Caroli
Malattie Dipendenti Pubblici 2014: Reperibilità
4.9 (97.5%) 8 Vota Questo Articolo

Le visite fiscali per il controllo della malattia servono ad appurare l’inidoneità momentanea del dipendente pubblico a svolgere la propria prestazione lavorativa; gli accertamenti vengono effettuati, su richiesta dell’Amministrazione, dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL)  o dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), secondo le modalità stabilite dalle normative vigenti.

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 Malattie dipendenti pubblici 2014: la legge n.111 

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economia.nanopress.it

economia.nanopress.it

Il Decreto legge n. 98 del 2011, convertito in legge n. 111 del 2011 “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria” dell’ex ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Brunetta, mira a regolamentare:;
• I casi nei quali l’Amministrazione deve disporre il controllo sulla malattia
• Il regime della reperibilità ai fini del controllo
• Le modalità di giustificazione dell’assenza in caso di visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici
• L’individuazione dell’ambito soggettivo di applicazione della nuova disciplina;

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Tecnologia e velocità

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L’introduzione del sistema telematico Inps per quanto riguarda le visite di controllo fiscale per i dipendenti pubblici in malattia, permette all’Amministrazione di avviare in breve tempo le procedure di controllo del lavoratore che dichiara di essere malato. Ciò permette che il controllo della visita fiscale del medico possa avvenire anche nella stessa giornata di inizio della malattia.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Condotta del lavoratore e costi della visita fiscale

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Secondo la legge n. 111 le pubbliche amministrazioni, considerando la necessità di prevenire e contrastare l’assenteismo, devono disporre una serie di controlli sulle assenze per malattia dei dipendenti. Sarà compito del dirigente valutare, da un lato, la condotta globale del lavoratore assente e, dall’altro, i costi della visita fiscale e, in base a tutto questo, stabilire se ordinarla o meno. Le risorse economiche per la visita fiscale infatti, sono limitate, dato che la norma ha messo a disposizione, a tal fine, 70 milioni di euro per ogni anno del triennio 2011-2014. Di conseguenza, le diverse Amministrazioni dovranno impiegare razionalmente tali risorse.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Le fasce orarie di reperibilità

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Il decreto dell’ex ministro Brunetta del 18-12-2009, ha precisato le fasce orarie di reperibilità dei lavoratori, escludendone dall’obbligo i lavoratori colpiti da determinate patologie. Gli orari delle visite fiscali sono stati stabiliti nella seguente fascia oraria: mattina 09.00-13.00 e pomeriggio 15.00-18.00. L’obbligo di reperibilità è valido anche per i giorni non lavorativi e festivi.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: gli esclusi dall’obbligo di reperibilità

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Sono esclusi dall’obbligo di visita fiscale, i dipendenti assenti dal servizio a causa di:

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• Infortuni sul lavoro riconosciuti dall’INAIL
• Malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio, vale a dire un nesso di conc/casualità tra la patologia e il tipo di attività lavorativa; tale stato morboso deve essere riconosciuto dal Comitato di Verifica per le cause di servizio.
• Stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta; un giudizio medico-legale deve attestare la malattia e una certficazione medica deve dimostrare il nesso causale tra invalidità riconosciuta e stato patologico.
• Patologie gravi che richiedono terapie salvavita.
Sono esclusi, inoltre, i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Allontanamento dal domicilio

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Se il dipendente è costretto a lasciare il proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità per effettuare visite mediche o accertamenti specialistici o per qualsiasi altro giustificato motivo, è tenuto a darne preventiva comunicazione all’Amministrazione. Il dirigente responsabile valuterà i “giustificati motivi” che permettono l’allontanamento, considerando le circostanze concrete ed, eventualmente, visionando la documentazione che attesta l’assenza dal domicilio e che dovrà essere fornita dal dipendente. Nel caso in cui lo stesso, nel corso della malattia, dimori in luogo diverso da quello abituale, deve comunicare immediatamente all’amministrazione il nuovo indirizzo al quale sarà reperibile. In caso di assenza ingiustificata alla visita fiscale, al dipendente sarà comminata una sanzione economica e, in alcuni casi potranno essere applicate anche sanzioni disciplinari.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Documentazione medica

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Se il dipendente usufruisce di uno o più giorni di malattia per sottoporsi a dei controlli medici o terapie o, ancora, a degli esami diagnostici o a visite specialistiche, deve giustificare la propria assenza presentando un certificato rilasciato dal medico o dalla struttura, anche privata, presso cui si è recato. Nel caso in cui il dipendente si assenti per più di dieci giorni e si ammali due volte nel corso dell’anno solare, la giustificazione dell’assenza deve essere effettuata unicamente mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Ammalarsi durante le ferie

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La Legge sottolinea che l’obbligo di inviare il medico fiscale sussiste se il dipendente è assente per malattia nei giorni immediatamente precedenti o successivi a giorni non lavorativi. Una disposizione non casuale dato che accade con una certa frequenza che alcuni dipendenti tentino di aumentare i “giorni di festa” facendo ricorso all’espediente della malattia.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Visite fiscali all’estero

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Con la sentenza del 9-10-1998 la Corte di Cassazione ha stabilito che se il dipendente si ammala mentre risiede all’estero ha il dovere di assicurarsi che l’Amministrazione conosca il suo stato patologico e l’indirizzo al quale inviare, eventualmente, la visita fiscale.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Visita fiscale in albergo

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Se durante il periodo di malattia il dipendente risiede in albergo, secondo la sentenza del 9-10-1998 della Corte di Cassazione, deve essere comunicato al datore di lavoro l’indirizzo di riferimento per consentire la possibile visita di controllo.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Se il campanello non funziona

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Se il dipendente in stato di malattia non apre alla visita medica di controllo perché non sente il campanello in quanto si è rotto, non potendo, di fatto, eseguire la visita medica, sarà considerato assente durante la fascia oraria di reperibilità con tutte le conseguenze del caso. Sarebbe opportuno, dunque, che il lavoratore malato controlli sempre la funzionalità del campanello del proprio domicilio onde evitare spiacevoli conseguenze.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Inosservanza delle disposizioni

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Se durante il periodo di assenza per malattia il dipendente non rispetta le disposizioni previste può subire un procedimento disciplinare che può portare alla sua sospensione o licenziamento. L’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento viene applicata anche se il lavoratore presenta una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato patologico.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Multa e reclusione

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Se il lavoratore presenta una certificazione medica falsa o attesta falsamente uno stato patologico, l’illecito ricade nel penale e il dipendente può essere punito con una reclusione che va da uno a cinque anni e può arrivare a pagare una multa da 400,00 a 1.600,00 euro; inoltre deve obbligatoriamente risarcire il danno patrimoniale subito dall’Amministrazione risarcendo il danno all’immagine subito dalla stessa e corrispondendo il compenso ricevuto durante il periodo di falsa malattia.

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Malattie dipendenti pubblici 2014: Individuazione dell’ambito soggettivo di applicazione della nuova disciplina

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In base d.lgs. n. 165 del 2001 erano esclusi dall’ambito di applicazione del regime di reperibilità fiscale “i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, del personale militare e delle Forze di polizia di Stato, del personale delle carriere diplomatica e prefettizia, del Corpo nazionale dei vigili del Fuoco, del personale della carriera dirigenziale penitenziaria, dei professori e ricercatori universitari, nonché dei dipendenti degli enti che svolgono le loro attività nelle materie di cui all’art. 1 del d.lgs.C.p.S. n. 691 del 1947, alla l. n. 281 del 1985 e alla l. n. 287 del 1990”. Con la Legge del 2011 la normativa è stata modificata applicando il regime di reperibilità fiscale anche nei confronti delle categorie lavorative appena menzionate mantenendo, però, garanzie di autonomia alla magistratura.

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Patrizia Caroli

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