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Archivi al giorno giugno 17th, 2014

mar, giu 17, 2014  Patrizia Caroli
Tagli Esercito italiano: un piano che dovrà concludersi nel 2024
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Tagli, sempre tagli, fortissimamente tagli: non è il famoso brocardo alfieriano innestato sulla materia della gestione delle risorse amministrative, ma semplicemente la situazione che si sta venendo a cagionare con riferimento all’Esercito italiano.

 

Fonte: varesenews.it

Fonte: varesenews.it

Spending review Esercito italiano: una questione aperta

 

Il piano relativo alla revisione di spesa e allo sfoltimento “razionale” delle risorse dovrà condurre inevitabilmente il corpo militare ad una transizione che non potrà essere certamente troppo delicata. E tra gli atti che stanno modellando la forma concreta di questi temutissimi tagli emerge con prepotenza la chiusura di diverse caserme, l’aumento dei mezzi militari da rottamare (per non parlare di quelli fuori uso) ed i tagli al personale: quest’ultimo è infatti stato ridotto del 20% nell’ultimo anno. In tale direzione pare necessario effettuare un rapido focus sulla vicenda “sensibile” degli stipendi dei militari (dipendenti pubblici a tutti gli effetti) impiegati nei ranghi dell’Esercito. Tali retribuzioni, infatti (allo stato attuale delle cose), non vengono distinte in base alla specificità del ruolo, ma vengono fatti confluire impropriamente nello “zibaldone” dei tagli alla spesa pubblica: pertanto il blocco degli aumenti di stipendio va ad affiancarsi alle cifre non elevate che i soldati guadagnano. I dati parlano di 1250 euro al mese per un caporale maggiore in servizio permanente: in caso di promozione, lo stipendio non varia di un centesimo, con le responsabilità che aumentano e gli stipendi che permangono in stagnazione.

 

Tagli esercito 2014: ecco il piano

 

In questa peculiare direzione non si può negare che la riforma complessiva delle forze armate sia già in piena fase di operatività dall’inizio di questo 2014: il taglio agli organici dovrebbe allocarsi sullo sfoltimento di 30mila uomini. Dieci gli anni di tempo per portare a termini un compito non certo facile, con la riforma che andrà a regime pieno soltanto a partire dal 2024. Quelle che usciranno dalla trasformazione saranno forze armate più snelle, con 150mila militari e 20mila civili, ma armate ed addestrate in maniera molto più efficiente. L’idea di riforma era già presente nei piani dell’ex ministro della Difesa Di Paola (Governo Monti): a suo parere era infatti necessaria una riorganizzazione generale in materia poiché i tagli al bilancio della Difesa negli ultimi anni avevano troppo sacrificato gli armamenti e l’addestramento, e in tale modo si rischiava di ridurre le forze armate a uno “stipendificio” (termine usato specificamente dall’ex ministro).

 

Taglio stipendi Esercito per garantire le detrazioni?

 

Inoltre ulteriori minacce per i membri dell’esercito arrivano dalle voci che metterebbero a “rischio tagli” le retribuzioni in ottica di sacrificio per mantenere in vita le detrazioni Irpef stabilite dal Governo Renzi: in parole povere si tratterebbe di trovare una compensazione (una copertura di sicurezza, viste le difficoltà nel recuperare tutte le risorse in altri modi) per salvare i famosi 80 euro al mese da garantire ai lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 24mila euro all’anno. Compensazione che si andrebbe a trovare abbassando gli stipendi ai militari. La rappresentanza dei militari (Cocer) non manca in questo senso di sottolineare come si possa creare il rischio, se nel tetto fossero incluse le indennità di missione, che si vadano a creare “paradossalmente situazioni di impiego nelle operazioni all’estero o nella Terra dei Fuochi o nell’addestramento per la preparazione delle missioni stesse per le quali il personale non percepirebbe alcun tipo di compenso”. Una situazione certamente da evitare.

 

Fonti: lastampa.it, repubblica.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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