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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese giugno, 2014

gio, giu 19, 2014  Marco Brezza
Infermieri: ecco la tenaglia che stritola questa categoria
4 (80%) 1 Vota Questo Articolo

Il fenomeno della disoccupazione tra gli infermieri si configura come un evento a dir poco contraddittorio. Infatti nel nostro paese si stanno verificando tantissime situazioni di grave carenza di personale infermieristico, sia nei luoghi deputati alla diagnosi e cura e ancor di più nell’assistenza di malati anziani e cronici che necessiterebbero aiuto presso il proprio domicilio.

 

Fonte: oggitreviso.it

Fonte: oggitreviso.it

Infermieri: la voce del NusSind

 

La questione è balzata al centro dell’attenzione durante l’ultima Giornata Internazionale dell’Infermiere: il Sindacato NurSind si è occupato di evidenziare le contraddizioni che mettono “in croce” la categoria in questo periodo. E le problematiche non terminano qui: il blocco del turnover nel settore pubblico e la chiusura di ospedali e reparti ospedalieri in nome della “spending review” hanno messo in ginocchio negli ultimi tempi la categoria degli infermieri. Una categoria che dall’emergenza della mancanza di professionisti con l’importazione di numerosi colleghi dall’estero si è ritrovata ad avere la cifra “monstre” di 30mila infermieri disoccupati.
Ma ecco gli allarmanti dati elencati dal sindacato che tratteggiano una situazione che definire difficile non è un eufemismo: “I dati sono allarmanti l’età media è superiore ai 48 anni e l’usura fisica della professione comporta una inabilità di circa il 15-20% dei colleghi. La mancanza di ricambi obbliga gran parte del personale ad effettuare moltissimi turni supplementari per sopperire ai bisogni assistenziali all’interno delle strutture sia ospedaliere che nel privato addossandosi carichi di lavoro oberanti e ai limiti della sicurezza verso i malati”.

 

Una situazione che deve cambiare

 

A parere del sindacato questa situazione va ribaltata nella maniera più rapida possibile: “Il nostro appello – prosegue la nota del NurSind – va ai cittadini che ne subiscono direttamente le conseguenze e ai responsabili regionali e delle Asl liguri e non. Bisogna trovare il coraggio di cambiare, di capire finalmente che la domanda di bisogno di salute è cambiata che si deve qualificare in maniera sempre migliore la prima emergenza per poter gestire anche a livello di ricovero le vere acuzie, di dotare le Province di Ospedali con reparti sia medici che chirurgici ove l’eccellenza sia l’ordinario”.  Parole importanti quelle diffuse dal sindacato sulla non facile situazione della categoria degli infermieri.

 

La possibilità della mobilità interscambio infermieri

 

All’interno di questo fosco scenario non si può negare però l’esistenza di tante e diversificate possibilità consentite agli infermieri impiegati nel pubblico al fine di imprimere una svolta al proprio iter lavorativo: differenti possibilità vengono infatti consentite ad ampie fasce di personale impegnato nel settore sanitario nel mostro paese al fine di modificare il luogo in cui si presta il proprio lavoro e la propria attività. Il tutto attraverso l’istituto della mobilità interscambio infermieri. La mobilità volontaria dà infatti la possibilità all’infermiere dipendente pubblico di transitare direttamente ad una diversa amministrazione: tale trasferimento o spostamento è possibile anche tra comparti diversi. Ciò che risulta necessario per il lavoratore interessato allo scambio è una parità di qualifica, ma non necessariamente di profilo professionale. Ovviamente  al fine di effettuare il passaggio è necessario il nullaosta da parte dell’amministrazione di appartenenza.

 

Fonte: sanremonews.it

 

 

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mer, giu 18, 2014  Patrizia Caroli
Insegnanti Di Sostegno Normativa: Tutto quello che c’è da sapere
3 (60%) 2 Vota Questo Articolo

Come sono configurati gli elementi basilari della tematica inerente agli insegnanti di sostegno normativa? L’interrogativo spalanca con tutta evidenza una settore ampio e di accresciuta importanza per la scuola italiana all’alba di questo ventunesimo secolo. Infatti la figura dell’insegnante di sostegno è penetrata all’interno dell’ordinamento disciplinare della scuola dell’obbligo italiana a partire dal 1977, tramite la legge 517: quest’ultima definisce il docente di sostegno come un insegnante esperto in didattica di tipo speciale idonea a sviluppare l’integrazione degli alunni definiti come “diversamente abili”, o comunque certificati “in situazione di handicap” nei modi e nei termini previsti da strumenti normativi successivi.

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Fonte: lastampa.it

Fonte: lastampa.it

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Insegnanti di sostegno normativa: assegnazione alla classe intera

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Penetrando dentro la tematica degli insegnanti di sostegno normativa ci si imbatte nell’allegato A del Decreto Direttoriale n. 7 del 16 aprile 2012: qui è affermato che “il docente specializzato per il sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità”. In questo senso è  importante sottolineare che l’insegnante di sostegno risulta assegnato alla classe “in toto” e non al singolo alunno: infatti tale risorsa è finalizzata ad attuare interventi di integrazione attraverso strategie didattico-metodologiche specifiche.

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Il professore di sostegno assume la contitolarità della sezione e della classe in cui opera, partecipa alla programmazione educativa e didattica e all’elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti, firmando i documenti di valutazione di tutti gli alunni.

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Sinergia e corresponsabilità: un ruolo importante

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Va inoltre sottolineato il fatto che l’insegnante di sostegno specializzato si occupa di tutta una serie di attività educativo-didattiche mediante l’estrinsecazione di attività di sostegno al fine di favorire e promuovere il processo di integrazione degli alunni con disabilità all’interno della classe stessa: l’ottica è quella della sinergia informata ai principi di corresponsabilità e di collegialità. Proprio per questi motivi il docente deve possedere una serie di competenze e conoscenze che costituiscono un profilo di elevata complessità (come ad esempio le competenze teoriche e pratiche nel campo della didattica speciale): ma, vista la crescente importanza del ruolo del docente di sostegno all’interno della scuola pubblica italiana, è giusto che il medesimo venga rivestito da professionisti preparati.

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Insegnanti di sostegno normativa: doppio binario?

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Effettuando un ulteriore passo in avanti per ciò che riguarda la branca settoriale degli insegnanti di sostegno normativa, pare utile osservare la legislazione che illustra il modo in cui diventare docenti di sostegno. Il D.P.R. 31 ottobre 1975, n. 970, all’art. 8, afferma che “il personale direttivo e docente preposto alle istituzioni, sezioni o classi deve essere fornito di apposito titolo di specializzazione da conseguire al termine di un corso teorico-pratico di durata biennale presso scuole o istituti riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono approvati con decreto del Ministro per la Pubblica Istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione”. Va poi evidenziato che nella legge 104/92 si afferma che l’utilizzazione in ruoli di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente nel caso in cui vi sia mancanza assoluta di docenti di ruolo o non di ruolo specializzati: una disposizione particolare, che tende ad edificare un secondo binario di accesso al sostegno. Un’opzione che tende a creare una certa confusione per il settore degli insegnanti di sostegno normativa.

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Fonti: wikipedia, sostegno.org, orizzontescuola.it

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Patrizia Caroli

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mar, giu 17, 2014  Patrizia Caroli
Tagli Esercito italiano: un piano che dovrà concludersi nel 2024
2.4 (48%) 5 Vota Questo Articolo

Tagli, sempre tagli, fortissimamente tagli: non è il famoso brocardo alfieriano innestato sulla materia della gestione delle risorse amministrative, ma semplicemente la situazione che si sta venendo a cagionare con riferimento all’Esercito italiano.

 

Fonte: varesenews.it

Fonte: varesenews.it

Spending review Esercito italiano: una questione aperta

 

Il piano relativo alla revisione di spesa e allo sfoltimento “razionale” delle risorse dovrà condurre inevitabilmente il corpo militare ad una transizione che non potrà essere certamente troppo delicata. E tra gli atti che stanno modellando la forma concreta di questi temutissimi tagli emerge con prepotenza la chiusura di diverse caserme, l’aumento dei mezzi militari da rottamare (per non parlare di quelli fuori uso) ed i tagli al personale: quest’ultimo è infatti stato ridotto del 20% nell’ultimo anno. In tale direzione pare necessario effettuare un rapido focus sulla vicenda “sensibile” degli stipendi dei militari (dipendenti pubblici a tutti gli effetti) impiegati nei ranghi dell’Esercito. Tali retribuzioni, infatti (allo stato attuale delle cose), non vengono distinte in base alla specificità del ruolo, ma vengono fatti confluire impropriamente nello “zibaldone” dei tagli alla spesa pubblica: pertanto il blocco degli aumenti di stipendio va ad affiancarsi alle cifre non elevate che i soldati guadagnano. I dati parlano di 1250 euro al mese per un caporale maggiore in servizio permanente: in caso di promozione, lo stipendio non varia di un centesimo, con le responsabilità che aumentano e gli stipendi che permangono in stagnazione.

 

Tagli esercito 2014: ecco il piano

 

In questa peculiare direzione non si può negare che la riforma complessiva delle forze armate sia già in piena fase di operatività dall’inizio di questo 2014: il taglio agli organici dovrebbe allocarsi sullo sfoltimento di 30mila uomini. Dieci gli anni di tempo per portare a termini un compito non certo facile, con la riforma che andrà a regime pieno soltanto a partire dal 2024. Quelle che usciranno dalla trasformazione saranno forze armate più snelle, con 150mila militari e 20mila civili, ma armate ed addestrate in maniera molto più efficiente. L’idea di riforma era già presente nei piani dell’ex ministro della Difesa Di Paola (Governo Monti): a suo parere era infatti necessaria una riorganizzazione generale in materia poiché i tagli al bilancio della Difesa negli ultimi anni avevano troppo sacrificato gli armamenti e l’addestramento, e in tale modo si rischiava di ridurre le forze armate a uno “stipendificio” (termine usato specificamente dall’ex ministro).

 

Taglio stipendi Esercito per garantire le detrazioni?

 

Inoltre ulteriori minacce per i membri dell’esercito arrivano dalle voci che metterebbero a “rischio tagli” le retribuzioni in ottica di sacrificio per mantenere in vita le detrazioni Irpef stabilite dal Governo Renzi: in parole povere si tratterebbe di trovare una compensazione (una copertura di sicurezza, viste le difficoltà nel recuperare tutte le risorse in altri modi) per salvare i famosi 80 euro al mese da garantire ai lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 24mila euro all’anno. Compensazione che si andrebbe a trovare abbassando gli stipendi ai militari. La rappresentanza dei militari (Cocer) non manca in questo senso di sottolineare come si possa creare il rischio, se nel tetto fossero incluse le indennità di missione, che si vadano a creare “paradossalmente situazioni di impiego nelle operazioni all’estero o nella Terra dei Fuochi o nell’addestramento per la preparazione delle missioni stesse per le quali il personale non percepirebbe alcun tipo di compenso”. Una situazione certamente da evitare.

 

Fonti: lastampa.it, repubblica.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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lun, giu 16, 2014  Roberta Buscherini
Scatti Anzianità Ata: Cosa Accade Nel 2014?
4 (79.31%) 29 Vota Questo Articolo

Prosegue in tutta la sua complicata contingenza la questione scolastica inerente agli scatti anzianità Ata. Infatti, oltre ai docenti, anche il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario in servizio presso le scuole pubbliche del nostro paese si trova coinvolto nel particolare e difficile momento che vivono le casse dello Stato.

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Fonte: estense.com

Fonte: estense.com

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Scatti anzianità Ata: pericolo “scippo” sventato

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Va innanzitutto premesso che per quel che riguarda l’anno 2014, le problematiche relative al settore scolastico si diramano in differenti direzioni: da una parte la vessata questione delle assunzioni di insegnanti e personale Ata; dall’altra il grave “vulnus” cagionato dalla questione dei mancati scatti anzianità Ata e docenti, cioè la mancata progressione economica legata al periodo di permanenza e all’anzianità maturata sul luogo di lavoro.

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Negli scorsi mesi si era poi fatta strada l’esiziale ipotesi dello “scippo” delle posizioni economiche maturate dal personale Ata negli scorsi 3 anni scolastici. Fortunatamente siffatto pericolo è stato sventato: le posizioni economiche maturate negli anni scolastici 2011/2012, 2012/2013 e 2013/2014 non saranno toccate, pertanto coloro che le hanno già maturate continueranno a fruirne.

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Il rilievo costituzionale degli scatti di anzianità

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Entrando con più attenzione nei risvolti della vicenda, infatti, si comprende che coloro i quali matureranno la posizione economica nel corso di quest’anno avranno la facoltà di giovarne dopo la stipula di un contratto “ad hoc” entro il mese di giugno. Il denaro idoneo a coprire gli aumenti di stipendio del personale Ata (circa 38 milioni di euro) saranno estratti dal fondo per l’arricchimento per l’offerta formativa, ovvero dalla fonte utilizzata per finanziare lo straordinario. È proprio questo l’effetto che è scaturito nel mese di marzo da un emendamento presentanto dal Pd ed approvato dal Senato in sede di conversione in legge del Decreto “Salva-scatti”. In questo senso pare interessante citare una sentenza della Corte di Cassazione che corrobora e sottolinea l’importanza ed il rilievo costituzionale degli scatti anzianità Ata e docenti: infatti la Suprema corte, nella sentenza n.18584 del 7 luglio 2008, ha affermato che: “La giusta retribuzione deve essere adeguata anche in proporzione all’anzianità di servizio acquisita, atteso che la prestazione di lavoro, di norma, migliora qualitativamente per effetto dell’esperienza”. Insomma il principio di giusta retribuzione, inserito nell’art. 36 della Costituzione della Repubblica, sancisce la legittimità costituzionale e garantisce la necessarietà degli scatti di anzianità.

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Scatti anzianità Ata: una situazione in pieno divenire

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A margine della questione scatti anzianità Ata va poi detto che i rappresentanti del Miur hanno nello scorso mese ricevuto il via libera da parte del Mef per effettuare circa 3700 nomine relative proprio al personale Ata: per quanto riguarda la precisa determinazione dei posti per profilo e per Provincia si terrà conto del numero di nomine non effettuate nel precedente anno scolastico per quanto riguarda i profili di Assistente amministrativo e tecnico: in questa maniera le nomine verranno integralmente recuperate.

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Insomma, tra nomine a ruolo e scatti di anzianità prima negati e poi nuovamente garantiti, non si può negare che la situazione del personale Ata all’interno della scuola pubblica sia abbastanza movimentata. Non resta che attendere ulteriori sviluppi, sperando che non giungano cattive sorprese.

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Fonti: www.informazionescuola.it, www.ilsussidiario.net, uil.it

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Roberta Buscherini

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ven, giu 13, 2014  Roberta Buscherini
Riforma Delle Pensioni Comparto Scuola: Ecco cosa cambia nel 2014
3 (60%) 11 Vota Questo Articolo

Le difficoltà dell’attuale momento congiunturale nel nostro paese rendono la riforma delle pensioni comparto scuola un tema di eminente rilevanza: e contemporaneamente una materia da manovrare con i guanti, dal momento che trovare la “quadra” del sistema appare un compito molto arduo.

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riforma delle pensioni comparto scuola

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Riforma delle pensioni comparto scuola: il Governo Renzi cosa fa?

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C’è sicuramente grande attesa per le azioni che l’attuale Governo Renzi cercherà di implementare per il sistema pensioni

del comparto scolastico: intanto le novità non paiono giungere per le pensioni inerenti ai cosiddetti “Quota 96”. Le “news” governative si occupano per ora dell’importanza della scuola, del piano per l’edilizia scolastica e del via a tagli Irpef importanti per buste paga anche per gli insegnanti (a patto di percepire meno di 1500 euro al mese): ma per ciò che inerisce alle pensioni dei “Quota 96” ed al ringiovanimento del corpo docente italiano, le novità ancora devono giungere. La riforma delle pensioni comparto scuola è ancora lungi dall’essere completata.

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I requisiti per raggiungere la pensione docenti

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Intanto pare doveroso dare un’occhiata ai requisiti contributivi e di anzianità per raggiungere la pensione a partire dal settembre 2014. Per chi li ha raggiunti entro il 31 dicembre 2011 i requisiti per la pensione di anzianità sono: età non inferiore a 60 anni con almeno 36 anni di contributi, oppure 61 anni e 35 di anzianità contributiva, o infine almeno 40 anni di contribuzione indipendentemente dall’età. Al fine di raggiungere la famigerata “Quota 96” è possibile aggiungere diverse frazioni tra anzianità contributiva ed età anagrafica.

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Per ciò che riguarda la pensione di vecchiaia è necessario per gli uomini avere un’età anagrafica di 65 anni e le donne almeno 61 con un’anzianità contributiva di almeno 20 anni (oppure aver conseguito un’anzianità contributiva di almeno 40 anni).

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Riforma delle pensioni comparto scuola, si torna ai requisiti pre-Fornero?

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Gettando un’occhiata alla riforma delle pensioni comparto scuola, ci si accorge che i requisiti cambiano al passaggio della Riforma Fornero: in questo caso la pensione di vecchiaia si configura con il compimento dei 66 anni e 3 mesi entro l’agosto 2012. In tal caso il collocamento avviene d’ufficio, mentre va fatta la richiesta qualora si concretizzi la maturazione di almeno 20 anni di contribuzione. La pensione anticipata sviluppa invece i suoi effetti per gli uomini con 42 anni e 6 mesi di contribuzione alla fine del 2014 e per le donne con almeno 41 anni e 6 mesi di contribuzione alla medesima data.

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Intanto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi sta lavorando alacremente insieme al Ministro del Lavoro Giuliano Paoletti ed al responsabile del dicastero economico Pier Paolo Padoan al fine di rintracciare la soluzione più corretta ed efficiente per risolvere l’annosa questione ed implementare definitivamente una riforma delle pensioni comparto scuola: si profilano importanti modifiche in un percorso che dovrà attraversare anche la temuta Commissione Bilancio del Governo. Intanto la bozza del disegno di legge Ghizzoni-Marzana è in procinto di essere completata: parrebbe prospettarsi per la scuola la reintroduzione dei requisiti pensionistici esistenti prima della approvazione della riforma Fornero.

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Fonti: Blasting news, pensioniblog.it

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Roberta Buscherini

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