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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese agosto, 2014

sab, ago 30, 2014  Valentina
Pensioni Esercito. Buone Notizie Dai Benefici Combattentistici
4.4 (87.5%) 8 Vota Questo Articolo

missioni all'estero

Una recente sentenza della Corte dei Conti ha riconosciuto il diritto alla supervalutazione dei periodi di servizio svolti in missioni estere, conosciuti come benefici combattentistici, anche oltre il limite dei 5 anni stabilito dal D.lgs. 165/1997.

Questa ha scatenato una montagna di ricorsi, considerato che il Ministero della Difesa si è già espresso, negando il riconoscimento di questo diritto e arginando le azioni di rivalsa al ricorso. Ricordiamo che i benefici combattentistici sono quelli relativi alle missioni riconosciute dal ministero della difesa con la legge 1746 dell’11 dicembre 1962 e riguardano sia aspetti di carattere economico che previdenziale.

Con questo articolo cerchiamo di fare chiarezza sulle modalità di ricorso. Prima però è giusto ricordare che i diritti oggetto di questo articolo sono in realtà già stabiliti per legge: l’INPDAP infatti aveva emanato una direttiva in questo senso, che l’amministrazione Difesa però ha interpretato in maniera differente, non riconoscendo tali diritti e invitando il nuovo ente previdenziale INPS alla modifica della direttiva stessa.

 

 

Benefici Combattentistici. Cose Serve Per il Ricorso

 

 

Per poter aderire al ricorso è necessario essere in possesso di almeno uno dei documenti che andiamo ad elencare, affinché si possa facilmente individuare il nome, la missione e il periodo del suo svolgimento:

1. Estratto foglio matricolare che riporti nominativo, missioni svolte e relativi periodi;

2. Dichiarazione dell’amministrazione che attesti la missione;

3. Attestati di partecipazione rilasciati dall’autorità internazionale per la quale si è svolta la missione;

4. Ordini di servizio nominativi

 

La missione deve aver avuto però una durata minima di tre mesi anche non continuativi.

benefici combattentisticiSe si è partecipato a più di una missione in zone diverse si ha comunque diritto alla maggiorazione al raggiungimento dei tre mesi nell’anno solare.

Per poter aderire al ricorso è necessario inviare i documenti e i moduli di adesione all’indirizzo Sideweb srl Casella Postale n. 02 – 33077 – SACILE (PN). Si riceverà poi una mail di conferma di ricezione della documentazione e un’altra con il numero di ruolo del ricorso. Il termine ultimo per aderire è il 15 luglio.

 

 

Benefici Combattentistici. Quali vantaggi si possono ottenere facendo ricorso

 

 

 

La partecipazione attiva a missioni internazionali rischiose è parificata a quella nelle campagne di guerra e come tale dà diritto a una serie di vantaggi di carattere economico e previdenziale come l’aumento pari a un anno fittizio per ogni missione.

Le maggiorazioni maturate possono essere fatte valere ai fini pensionistici oppure in termini di indennità di buonuscita.

Va però tenuto presente che questi anni fittizi hanno valore per l’acquisizione del diritto di pensione anticipata, ma incidono sull’importo della pensione solo per coloro che al 31/12/1995 avevano 18 anni contribuitivi (utili e figurativi).

 

 

Fonte: forzearmate /psagroup

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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ven, ago 29, 2014  Marco Brezza
Polizia stradale: la battaglia contro la soppressione dei presidi
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Anche la Polizia stradale al centro del mirino della riduzione e del taglio dei presidi all’interno della più ampia operazione di riordino, riorganizzazione (in soldoni, forte revisione di spesa) della Amministrazione Pubblica italiana tratteggiata dal Commissario alla “spending review” Carlo Cottarelli.

 

Fonte:  tuttoggi.info

Fonte: tuttoggi.info

Polizia stradale: un cenno introduttivo

 

In via introduttiva è necessario tratteggiare l’affresco che funge da scenario alla questione: infatti la Polizia stradale (Polstrada nel gergo quotidiano) si configura come una specialità interna al corpo della Polizia di Stato italiana che ha il compito di svolgere prevalentemente determinate attività riguardanti la viabilità: ovvero, prevenire e reprimere le violazioni al codice della strada, rilevare gli incidenti stradali, gestire ed organizzare servizi di scorta per la sicurezza della circolazione stradale, predisporre i servizi diretti a regolare e controllare il traffico.
Insomma, il peculiare compito istituzionale che la Polizia stradale è chiamata ad assolvere si estrinseca nella sicurezza dei trasporti: gli operatori possiedono una elevata professionalità, grazie alla frequenza di specifici corsi presso istituti d’istruzione di Specialità.

 

Spending review, Sicilia: la chiusura dei presidi di Polizia stradale

 

Tornando al centro della questione non si può non citare la vicenda (di rilievo nazionale) che sta avvenendo in Sicilia, più precisamente nel Comune di Vittoria: qui infatti il Consiglio comunale ha approvato la mozione contro la chiusura del distaccamento di Polizia Stradale cittadino stabilito dalle direttive inerenti alla “spending review” di cui si faceva cenno in apertura di articolo. Il presidente del consiglio comunale, Salvatore Di Falco, non ha mancato di ringraziare i consiglieri che hanno votato l’atto: “Da oggi – spiega Di Falco – parte un percorso di mobilitazione che inizierà con un incontro con il Prefetto e con l’invio della mozione alle autorità locali di polizia, ma anche al Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”. Nomi altisonanti, che rendono l’idea della mobilitazione in corso nel comune siciliano.
“Sicurezza non significa solo contrasto alla criminalità, ma anche strumento per lo sviluppo dell’economia sana. Mi aspetto che i deputati ed i senatori iblei siano in prima fila per questa battaglia di tutela del territorio” ha spiegato il presidente, sottolineando la peculiare importanza del presidio della Polstrada posto all’interno della provincia ragusana”.

 

Tutte le forze politiche mobilitate contro lo smantellamento

 

Curiosamente (e questo dovrebbe far riflettere sull’importanza della questione) anche i consiglieri di opposizione si sono spinti ad appoggiare questa battaglia: i consiglieri comunali Udc, (ben 4) spiegano: “In nome di una strana spending review, stiamo assistendo al tentativo di smantellare i presidi di legalità del nostro territorio. In un primo momento è stata soppressa la sezione staccata del Tribunale; ora ci si riprova con il distaccamento della Polizia stradale, che nel 2007 si riuscì a stoppare grazie alla mobilitazione delle forze politiche e sociali. Il piano Cottarelli prevede la chiusura di trecento uffici di polizia di cui il 10 % solo in Sicilia, nella nostra provincia è prevista la chiusura della polizia postale, del distaccamento di polizia stradale di Vittoria e della Polfer, già da tempo, in realtà, non attiva. La polizia stradale rappresenta un presidio importante per la città: si tratta dell’unico distaccamento in provincia formato da otto unità. Nonostante l’esiguo numero, garantisce rendimenti eccezionali”.
L’importanza dei presidi di Polizia stradale viene quindi confermata ancora una volta dalla mobilitazione avvenuta con riferimento a questa vicenda siciliana: una presenza diffusa, quella della Polizia stradale, a difesa delle istituzioni ed al servizio del cittadino.
Fonti: wikipedia.it, interno.gov.it, radiortm.it

 

 

 

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mer, ago 27, 2014  Roberta Buscherini
Vittime Uranio Impoverito. Facciamo Il Punto
3.7 (73.33%) 3 Vota Questo Articolo

 

uranio impoveritoEmicranie lancinanti, problemi alla vista, tremori alle gambe. Diagnosi mortale. Tumore al cervello. 18 mesi e 15 giorni di agonia per un veterano dell’esercito, orgoglio dell’Arma dei Carabinieri.  Il suo nome era Giovanni, ma non è affatto importante. Perché Giovani è uno degli anelli di una vergognosa catena di morte, che ha colpito centinaia di famiglie e che ancora non ha un colpevole certo e riconosciuto. Ha però un complice: l’uranio impoverito o il radon, un gas radioattivo completamente inodore che deriva sempre dallo stesso metallo.

 

Dati ufficiali parlano di 3700 uomini di ritorno da missioni all’estero che negli ultimi dieci anni si sono ammalati di tumore a cui si sommano i 314 che dal 1999 ad oggi hanno perso la vita. Si tratta di numeri a dir poco spaventosi e per i quali lo stato e le istituzioni hanno fatto orecchi da mercante.

 

 

Ma Come Si è Arrivati A Questi Omicidi?

 

 

 

La domanda è lecita se si pensa che nel lontano 1999 l’U.S. Army divulgò un’informativa rivolta ai vertici militari di tutti i Paesi presenti in missioni nella ex Yugoslavia sulla pericolosità delle neo-particelle di uranio impoverito e sulla sua terribile capacità di provocare negli anni malattie irreversibili.

 

Dunque “gli americani erano stati chiari: neanche un lembo di pelle doveva rimanere esposto a quel metallo, e i soldati erano tenuti a indossare tute completamente impermeabili. Invece i nostri erano vestiti poco più che in braghe di tela, si sedevano nelle camionette dove sui sedili era rimasta la polvere di uranio, che si infilava nelle mutande e nei pantaloni. E questo spiega l’anomala insorgenza di tumori non solo alle vie respiratorie, ma anche ai testicoli e rettali” spiega l’ammiraglio Falco Accame, oggi presidente dell’associazione Ana-Vafaf, che tutela le famiglie dei militari deceduti in tempo di pace.

 

 

 

Uranio Impoverito. Ministro Pinotti, Lo Stato Dov’è?

 

 

 

L’atteggiamento delle istituzioni, se di base è menefreghista, in concreto ha modus operandi del tutto altalenanti e illogici; pur non riconoscendo al responsabilità del ministero della difesa, lo stesso ha istituito nel 2012 un pool di esperti, finanziandolo con 30 milioni di euro annui, finalizzati a risarcire le vittime.

 

uranioimpoveritoDall’altra parte però, le lettere dei militari ammalati e delle loro famiglie vengono sistematicamente ignorati e cadono nel vuoto, nonostante il riscorso a i tribunali e la lunga collezione di condanne a carico del ministero, 25 per la precisione.

 

Ad oggi a nessuna di queste condanne ha ancora fatto seguito un euro di risarcimento. Il ministero si difende a spada tratta e precisa che dal 2013 sono state introdotte nuove regole che danno la possibilità di ottenere le indennità di servizio non solo a chi si è ammalato di patologie collegate all’uranio impoverito, ma anche a chi è affetto da altre malattie invalidanti sorte durante il periodo lavorativo.

 

Ma la responsabilità non ricade solo sullo stato. Anche i vertici militari tremano. Esiste infatti già un fascicolo di indagine al momento contro ignoti con l’accusa di omicidio colposo e omessa esecuzione di un incarico. Sono proprio i vertici militari infatti che avrebbero dovuto conoscere i rischi ai quali andavano incontro i soldati e salvaguardare la loro incolumità.

 

È di poche settimane fa poi la sentenza della corte di cassazione che rappresenta una vittoria per i militari: è stato sancito infatti che la giurisdizione competente a valutare il danno per gli eredi dei militari morti sia quella dei tribunali ordinari.

Un piccolo passo avanti nella giusta direzione. Che certamente non riporterà in vita i morti né farà guarire i malati. Ma renderà loro giustizia e onore, così come è giusto e doveroso che sia.

 

 

Fonte: forzearmate / espresso.repubblica / balcanicaucaso/ befan

 

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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mar, ago 26, 2014  Valentina
Sindacati Contro Orlando. “No a Chiusura Carceri Di Iglesias e Macomer”
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

 

”La decisione di chiudere i due Istituti ci lascia delusi ed amareggiati perché tra le altre cose andrà a sottrarre ulteriori risorse economiche alle zone della Sardegna in cui i livelli di disoccupazione hanno raggiunto livelli drammatici (…) Ci dispiace dover constatare che tutto ciò accade nell’interesse più generale da parte della politica. (…) che non sono riusciti a garantire un minimo di presenza dello Stato in un territorio martoriato dalla crisi”.

 

Chiusura carceri sardegnaÈ una denuncia forte quella dei sindacati Fns Cisl, Fp Cgil, Sinappe, Ugl e Osapp alla luce della decisione del ministero della giustizia di chiudere i due istituti penitenziari di Macomer (Nu) e Iglesias, in Sardegna presa lo scorso 28 maggio e dopo una riunione con il provveditore regionale Gianfranco De Gesu.

 

Il decreto ministeriale è stato mosso dalla convinzione secondo la quale la concentrazione dei detenuti in Villaggi Penitenziari, ubicati in località distanti dai centri urbani possa migliorare il sistema e razionalizzare le spese.

 

In questo modo però si rischia solo di aumentare la pesantezza della pena per il recluso estendendola anche ai familiari, come sottolinea Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”:“le strutture a dimensione umana creano un rapporto positivo con la comunità e con le istituzioni locali maggiormente attente a promuovere iniziative per rafforzare la funzione rieducativa della pena”.

 

 

Si Chiude Per Risparmiare? Esistono Altre Soluzioni

 

 

Ma non è solo un grido di allarme quello che viene lanciato dalle associazioni di rappresentanza della polizia penitenziaria  . Queste parole infatti racchiudono anche la potenziale soluzione sostitutiva alla chiusura dei due istituti che, a quanto pare, avverrebbe per mancanza di risorse economiche: il trasferimento degli uffici del Provveditorato di Cagliari e dell’ Ufficio esecuzioni penali presso la Scuola di Formazione e aggiornamento Polizia Penitenziaria di Monastir che risparmiando così un costo di gestione che ammonta a circa 700 mila euro annui e il conseguente mantenimento delle strutture carcerarie di Iglesias e Macomer.

 

 

Chiusura Carceri. E Con Il Sovraffollamento Come La Mettiamo?

 

 

In effetti, questo decreto ministeriale di soppressione delle due carceri, peraltro di recente costruzione nel caso di quello di Iglesias, è in controtendenza netta con il problema ben conosciuto del sovraffollamento degli istituti penitenziari.

 

Di particolare gravità sarà la chiusura dell’istituto appena citato che ospita detenuti condannati per reati di carattere sessuale e il cui reinserimento sociale deve avvenire in termini ben definiti e per il quale gli agenti di polizia penitenziaria sono stati formati attraverso corsi specifici.

 

Come mai invece di potenziare il sistema lo si riduce? Questa è una domanda a cui il governo Renzi è chiamato a rispondere quanto prima dalle associazioni sindacali e non solo di polizia, poiché i posti di lavoro che tremano riguardano l’intero indotto carcerario e non solo le guardie.

 

 

 

Fonte: uglpoliziapenitenziaria / sardiniapost / ristretti / sardegnalive

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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lun, ago 25, 2014  Marco Brezza
Statali, mobilità obbligatoria: il 2014 sarà un anno difficile?
2.9 (57.78%) 9 Vota Questo Articolo

Statali, mobilità obbligatoria: è uno dei temi più battuti in questa bollente primavera italiana. Da una parte le cesoie della spending review che tentano di sfoltire e snellire le spese, dall’altra la preoccupazione dei dipendenti pubblici per i venti di tagli che stanno spirando in questo momento.

 

Statali, mobilità obbligatoria

Fonte: previdenzacomplementare.finanza.com

 

Statali, mobilità obbligatoria: la proposta Madia

 

La proposta del Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia di incentivare i prepensionamenti nella Pubblica Amministrazione in modo tale da favorire i giovani (i quali stanno subendo più di tutti i morsi della crisi sulla contrazione dei posti di lavoro) ha suscitato un discreto clamore. Il Ministro si è infatti soffermato sulla questione degli 85mila esuberi previsti dal commissario Cottarelli: “L’idea – spiega Madia – sarà quella di provare ad avere uscite, anche con prepensionamenti: in questo modo si aiuterebbero i giovani a penetrare nel pubblico impiego”. Lo strumento per implementare ciò, nelle parole del Ministro, sembrerebbe configurarsi attraverso una mobilità obbligatoria rispettosa dei diritti del lavoratore e scevra da insidiosi e frenanti ostacoli di tipo burocratico. Statali, mobilità obbligatoria: sembrerebbe un percorso già pronto per essere avviato? Probabilmente non ancora.

 

Giovani, il tesoro maltrattato di questo paese

 

La questione prepensionamenti si mescola inevitabilmente con la questione della disoccupazione giovanile in Italia. Secondo la Madia il progetto di snellimento deve in primo luogo operare una azione di ringiovanimento della Pubblica Amministrazione: tuttora solo un dipendente su dieci nel pubblico impiego italiano ha meno di 35 anni. “Ci sono generazioni – spiega il Ministro – che non hanno avuto un canale sano di accesso nella Pubblica Amministrazione, vincitori di concorsi non assunti e precari vittime di uno Stato che non ha concesso canali sani e trasparenti di accesso, come invece afferma la nostra Costituzione”.
Il tutto va gestito considerando anche la variabile impersonata dai sindacati. Quella che si auspica è una rinnovata sinergia tra governo e parti sociali. Madia chiede ai sindacati un aiuto nel recuperare “risorse per la Pubblica Amministrazione, in particolare posizionando risorse sull’entrata di nuove energie, di ragazzi e ragazze”.

 

Statali, mobilità obbligatoria: sinergie e visioni

 

Già con almeno un mese di anticipo su queste dichiarazioni, non erano passate inosservate le visioni e le idee nel commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli, con particolare riferimento agli statali, mobilità obbligatoria: “Dal tavolo sul pubblico impiego – spiegava Cottarelli in febbraio – sono arrivati suggerimenti sulla possibilità di rafforzare gli attuali strumenti che regolano la mobilità senza ricorrere a un dispositivo nuovo di zecca. In altre parole in caso di vuoti d’organico, qualora risultasse impossibile percorrere la strada della mobilità volontaria per mancanza di richieste, che rimarrebbe prioritaria, scatterebbe automaticamente la mobilità obbligatoria su base regionale”. Insomma, a gestire la complessa e delicata questione sarebbe una nuova “cabina di regia” condivisa in coabitazione tra Ministero dell’Economia e Ministero della Funzione Pubblica.
Il dibattito impazza, e per ora rimangono ingenti dubbi sulle reali strategie d’azione che verranno implementate dalla compagine governativa per questo 2014. Statali, mobilità obbligatoria: la strada che conduce all’efficientamento del pubblico impiego è lunga e non facile. Si tratta soltanto di percorrerla tutti insieme.

 

Fonti: quotidiano.net, leggo.it, blitzquotidiano.it

 

 

 

 

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