Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese settembre, 2014

mar, set 30, 2014  Marco Brezza
Servizio di pronta disponibilità infermieri: tutto quello che c’è da sapere
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Nel novero complessivo dei diritti e dei doveri che fanno capo alla professione dell’infermiere nel comparto del pubblico impiego non si può non citare l’interessante articolazione della pronta disponibilità infermieri: questo servizio si configura come un dovere protetto da un’ampia fascia di tutele che sono poste a tutela del dipendente pubblico. Andiamo ad osservarne da vicino la struttura disciplinare.

 

Servizio di pronta disponibilità infermieri

Pronta disponibilità infermieri: diritti e doveri

 

All’interno del servizio di pronta disponibilità è stabilito che l’infermiere dipendente pubblico sia immediatamente reperibile: in parole povere, il dipendente è obbligato a raggiungere la struttura nelle tempistiche e tramite le modalità stabilite in sede di concertazione. Tale tipologia di servizio di può essere svolto solo dai dipendenti addetti alle attività operatorie e nelle strutture di emergenza, in numero strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali dell’unità sanitaria in questione e, normalmente, dal personale della stessa unità operativa.
La pronta disponibilità infermieri si configura pertanto alla stregua di un dovere per il dipendente pubblico: ma come tutti i doveri anch’esso è protetto da un “cappello” di diritti che ne disciplinano lo svolgimento. In primo luogo, da un punto di visto temporale, il servizio di pronta disponibilità va limitato ai turni notturni ed ai giorni festivi: in quest’ultimo caso all’infermiere spetta un riposo compensativo senza riduzione dell’orario settimanale. Si tratta, in sostanza, di un servizio che viene reso dal dipendente al di fuori del normale ed ordinario orario di lavoro.

 

Indennità e scansione temporale della disponibilità

 

In seconda istanza, il regime delle tutela va a disciplinare anche la durata del servizio: quest’ultima in genere ammonta a 12 ore, ma può tranquillamente oscillare all’interno di un “range” che varia da un minimo di 4 ore ad un massimo di 24, in quest’ultimo caso soltanto nei giorni festivi. Ovviamente la pronta disponibilità infermieri conferisce al dipendente diritto ad una congrua indennità per le 12 ore di servizio e nel caso in cui il turno sia articolato in orari di durata inferiore, tale indennità dovrà essere corrisposta in maniera proporzionale alla sua scansione temporale, con una maggiorazione del 10%. In tale circostanza la chiamata per il servizio di pronta disponibilità viene calcolata alla stregua di lavoro straordinario.
Di regola non possono essere previste per ogni dipendente pubblico più di 6 pronte disponibilità al mese, con compensazione nell’arco dell’anno solare. In caso di particolari e differenti esigenze organizzative in rapporto a specifiche e deliberate scelte individuali dovranno essere vagliate e considerate in altra sede (tendenzialmente periferica) con la congrua attivazione delle relazioni sindacali.

 

Servizio di pronta disponibilità infermieri: finalità e “ratio” dell’istituto

 

Il servizio di pronta disponibilità assume ingente rilevanza nel panorama del servizio sanitario nazionale dal momento che risponde all’obbligo di garantire interventi assistenziali urgenti e non programmabili. Questo avviene in costante rapporto con la rilevazione statistica di un numero di interventi (nel tempo e nella durata) tali da rendere inopportuna o dispendiosa la presenza in servizio attivo del personale durante le ore notturne e festive. Inoltre il servizio è fondamentale per fare fronte alla necessità di assicurare la funzionalità organizzativa o tecnica delle strutture.

 

Fonte: ipasvimi.it

 

Marco Brezza

 

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lun, set 29, 2014  Valentina
Pubblica Amministrazione. Ora Esiste Il Listino Delle Spese
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

 

All’interno del programma di razionalizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione questo annuncio era atteso da giugno e il commissario per la Spending Review Carlo Cottarelli, lo ha reso noto in questi giorni.

 

p.a.Si tratta di una vera e propria lista che obbligherà senza eccezioni le singole amministrazione ad acquistare a prezzi non superiori alle convenzioni Consip, la centrale di acquisto nazionale.

In questo elenco vengono infatti indicate le caratteristiche essenziali dei beni che servono alla pubblica amministrazione, in modo che solo eccezioni indispensabili da queste caratteristiche potranno essere considerate rilevanti per giustificare acquisti a prezzi più alti.

 

Lo scopo di questo elenco è  quello di favorire i controlli sugli acquisti da parte dell’autorità anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone, con l’obiettivo finale di ottimizzare quanto più possibile le risorse pubbliche.

 

 

Pubblica Amministrazione. Serve Maggiore Efficienza.

 

 

 

Il buon funzionamento della pubblica amministrazione migliora l’operatività dei mercati e la concorrenza, riduce i costi per le imprese a si riflette sulla qualità e sui costi dei servizi pubblici e quindi sul carico fiscale. L’efficacia delle riforme dipende da essa“. A dirlo è il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

 

Tutto questo è vero. Ed è innegabile anche che negli ultimi anni ci siano stati degli sprechi inimmaginabili  a cui è necessario porre fine. Ma in questo contesto non si possono ignorare i dipendenti pubblici né considerarli tutti alla stessa stregua.

 

Per questo Massimo Battaglia, segretario generale Federazione CONF.Sal-Unsa, che rappresenta il 13 % dei dipendenti pubblici italiani, ha voluto riportare l’attenzione sul blocco degli stipendi e sui tagli indiscriminati che la riforma Renzi – Madia sta portando avanti.

 

Questa riforma sta attuando dei tagli lineari alla pubblica amministrazione che non tengono conto del merito e della produttività di singoli settori od operatori. (…)Se si fosse voluto incidere con un provvedimento efficace sulla spesa delle P.A. si sarebbero dovute vietare o limitare al minimo le consulenze che rappresentano una spesa di oltre 3 miliardi l’anno”.

 

E puntando sul mancato rinnovo dei contratti l’11 ottobre è stata annunciata una grande manifestazione di piazza a Roma, in piazza SS Apostoli, per spingere l’esecutivo ad ascoltare le richieste del sindacato e farlo sedere al tavolo delle trattative.

 

 

 

 

Fonte: lettera43 / formiche / ilsole24ore / ilfattoquotidiano

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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sab, set 27, 2014  Valentina
Infermiere Di Famiglia. Sogno O realtà?
3.5 (70%) 2 Vota Questo Articolo

 

Il documento europeo salute 21, ufficializzato nel lontano 1998, già lo prevedeva entro il 2010.

Il nostro bel paese come al solito è in ritardo sulla tabella di marcia e per questo la fedrazione sindacati indipendenti  FSI-CNI ha avanzato una proposta di disegno di legge che mira a rendere l’Infermiere di Famiglia una realtà concreta, poiché secondo i dati in loro possesso, esistono tutti i presupposti affinché questa nuova figura professionale possa essere resa operativa.

 

Infermiere di famigliaIn realtà questa figura esiste in senso concreto e viene addirittura formata con master e corsi di specializzazione ad hoc, ma non ha ancora un riconoscimento a livello contrattuale.

 

Le direttive europee in questo senso prevedevano che entro il 2010 tutti i 51 paesi membri di allora possedessero un numero sufficiente di infermieri specializzati in modo da poter istituire la figura dell’infermiere di famiglia.

 

Nel dettaglio, Salute 21 afferma che “entro l’anno 2000 tutti gli Stati membri dovranno garantire che i professionisti della sanità abbiano acquisito conoscenze, atteggiamenti e capacità adeguate a proteggere e promuovere la salute”.

 

 

 

Infermiere Di Famiglia. Cos’è Esattamente

 

 

 

Secondo quanto previsto a suo tempo dall’organizzazione mondiale della sanità, l’infermiere di famiglia dovrebbe  aiutare “gli individui ad adattarsi alla malattia e alla disabilità cronica o nei momenti di stress, trascorrendo buona parte del suo tempo a lavorare a domicilio dei pazienti e con le loro famiglie”.

 

È quindi una figura che si integra e dialoga con tutte le figure sanitarie presenti sul territorio, dai  medici ai fisioterapisti, alle ostetriche, ad esempio.

L’infermiere di famiglia dovrebbe quindi diventare un tramite tra il medico e la famiglia stessa, assicurando al paziente l’adempimento dei suoi bisogni primari di carattere infermieristico.

 

Secondo quanto previsto dal disegno di legge proposto dalla FSI l’inserimento di questa figura potrebbe portare a circa 50.000 assunzioni se si ipotizza un sistema di ambulatori infermieristici convenzionati con il Sistema sanitario nazionale, cosi come già avviene per quelli di Medicina Generale.

 

L’infermiere di famiglia dovrebbe poi svolgere anche un ruolo di carattere sociale, al fine di produrre risparmio per le casse dello stato.

In America ad esempio questa professione ha lo scopo primario di educazione alla prevenzione. Se si pensa che quasi  il 50% dei problemi di salute sono dovuti a cattivi stili di vita, una formazione professionale che agisca all’interno del nucleo familiare può avere effetti positivi e immediati perfino sul numero dei ricoveri ospedalieri.

 

Anche in Italia esiste già un nucleo di sperimentazione in Valle d’Aosta e in toscana, dove gli infermieri di famiglia lavorano in gruppi interdisciplinari che si occupano di alcune migliaia di persone sul territorio e fanno attività di medicina di iniziativa, integrando educazione sanitaria e cure. In valle d’Aosta invece l’infermiere di famiglia lavora in ambulatori territoriale specifici, insieme ad altri specialisti e già dopo sei mesi di sperimentazione, i risultati positivi sono evidenti in termini di qualità della vita della comunità.

 

Riassumendo: la formazione esiste già, le risorse non mancherebbero, così come anche i contesti lavorativi adeguati alla specificità della figura. Dunque cos’altro serve per un inquadramento contrattuale preciso? Se lo chiedono in molti…

 

 

 

Fonte: nurse24 / nuvola.corriere / rmfonline

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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ven, set 26, 2014  Marco Brezza
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Nell’ambito del pubblico impiego riveste notevole importanza l’istituto del congedo straordinario (e relativi permessi) creato grazie alla legge 104 del 1992: questa tipologia di congedo assume discreto rilievo per gli insegnanti della scuola pubblica. Il congedo straordinario penetra nell’ordinamento italiano grazie al suddetto provvedimento di legge e subisce poi modifiche di tipo interpretativo mediante circolari dell’Inps e della Funzione Pubblica.

 

Congedo straordinario insegnanti: requisiti per fruirne ed eccezioni

Congedo straordinario insegnanti

 

Ma cerchiamo di comprendere meglio quali aspetti caratterizzano in maniera precipua l’istituto del congedo straordinario: possiedono infatti titolo a fruire di tale congedo retribuito della durata di due anni i lavoratori dipendenti (anche se a tempo determinato): questa particolare tipologia di permesso può essere utilizzata per il preciso scopo di assistere un parente che sia gravato da una disabilità. Ovviamente la situazione di gravità dell’handicap deve essere accertata dalla competente Asl ai sensi dell’art. 3, commi 1 e 3 legge n. 104/1992, attraverso il controllo effettuato da determinate commissioni mediche, integrate da un operatore sociale, da un esperto in servizio presso le aziende sanitarie locali e da un medico dell’Inps.

 

Congedo straordinario insegnanti: le modifiche intercorse negli ultimi anni

 

La legge 104 del 1992 è stata in tempi abbastanza recenti novellata (dalla legge 183/2010)  mantenendo comunque saldo il presupposto oggettivo consistente nella circostanza che il disabile da assistere non sia ricoverato a tempo pieno. Infatti, ai sensi delle circolari INPS e Funzione Pubblica, per ricovero a tempo pieno si intende quello (ricorrente per le intere ventiquattro ore) presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa.
È comunque necessario specificare che il ricovero rilevante ai fini della norma è quello che avviene presso le strutture ospedaliere o comunque le strutture pubbliche o private che assicurano assistenza sanitaria. A tal guisa non viene infatti considerato tale il ricovero in un ospedale in cui l’assistito deve effettuare un’operazione o per particolari condizioni definite”d’urgenza”, a causa della patologia cui è affetto, o comunque tutti quei casi di ricovero a tempo pieno che non rispondono ai requisiti specifici dell’assistenza sanitaria propriamente detta.

 

La definizione di portatore di handicap

 

Per portatore di handicap si deve intendere una persona che abbia delle minorazioni fisiche, sensoriali o psichiche (stabilizzate o progressive): questa disabilità fa sì che si concretizzino gli aspetti del requisito della “gravità” qualora le minorazioni siano state in grado di ridurre l’autonomia della persona in maniera tale da rendere indispensabile un intervento di assistenza di carattere continuo. I familiari del disabile grave che possono usufruire del congedo straordinario sono il coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle.
Tra i casi speciali rientranti nel novero delle situazioni che possono attivare il congedo straordinario insegnanti si colloca anche il ricovero a tempo pieno di un minore in situazione di handicap grave per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura la necessità di assistenza da parte di un genitore o di un familiare. Questo caso si configura come eccezionale e la sua ricorrenza deve pertanto essere verificata e “vidimata” attraverso congrua ed idonea documentazione medica che l’amministrazione di riferimento sarà tenuta a valutare con attenzione.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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gio, set 25, 2014  Valentina
Caso Cucchi. Nuova Querela In Arrivo
4 (80%) 1 Vota Questo Articolo

 

L’uomo che morde il cane fa molto più notizia del cane che morde l’uomo!”

E’ indignato Donato Capece, Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, dopo le dichiarazioni di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, il ragazzo morto nel 2009 contro gli agenti di polizia penitenziaria. Una lotta alle streghe, così la definisce Capece, alla quale una parte della stampa dà ampia visibilità, senza riservare lo stesso trattamento anche alle repliche ufficiali del corpo di polizia.

 

caso cucchiCaccia alle streghe o no, su una cosa non si può discutere: una sentenza di primo grado che ha condannato i medici e assolto gli agenti penitenziari.

 

Un altro dato incontrovertibile riguarda una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Roma a carico della sig.ra Cucchi, risalente a qualche mese fa, subito dopo la sentenza appena citata.

 

Ad accusare Ilaria di diffamazione è stato Franco Maccari, il più alto esponente del Coisp, Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia.

 

Dunque la querela che il segretario generale ha promesso contro la Cucchi arriverà e sarà la seconda a suo carico e per il medesimo motivo. “Il SAPPE ha deciso di dire basta agli attacchi strumentali e pretestuosi della signora Cucchi. Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ha dato mandato ai propri legali per adire le vie legali nei confronti della signora Cucchi a difesa dell’onore e del decoro della Polizia Penitenziaria”.

 

 

Il Malumore Del Sappe Va Ben Oltre Il Caso Cucchi

 

 

Ma lo sfogo di Capece non è rivolto solo e soltanto alla donna che, tutto sommato, ha le sue buone ragioni per esprimersi anche esagerando, considerata la sua perdita.

 

La sua rabbia va oltre e lamenta un’assenza perenne delle istituzioni a difesa del corpo della polizia penitenziaria che troppo spesso viene additato per episodi di violenza ch non trovano alcun fondamento nella realtà.

 

Non solo, ma il risalto mediatico di tali episodi fittizi ha un’eco ben maggiore delle repliche della polizia, delle associazioni di categoria e degli stessi agenti, i quali spesso vengono messi alla gogna ancora prima di poter dare la propria versione.

 

 

 

Fonte: sappe / ilfattoquotidiano /genova.erasuperba

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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