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Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese ottobre, 2014

ven, ott 31, 2014  Valentina
Polizia Penitenziaria. Riforme Nuove, Problemi Vecchi
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

 

La polizia penitenziaria è tra i protagonisti delle ultime riforme del governo Renzi.

Una riforma  quella dei baschi blu che ha trovato molte opposizioni, dentro e fuori dalle aule parlamentari. Niente di nuovo per l’esecutivo, che in questi giorni è chiamato a rispondere alle piazze in scioperi in molti, moltissimi, forse troppi settori.

 

agggressioni bachi bluI sindacati di polizia nel frattempo continuano a proporre riforme e leggi per migliorare le condizioni di lavoro degli agenti, in attesa che una riforma globale del settore porti in concreto a rendere l’ambiente di lavoro degli istituti carcerari idoneo allo svolgimento delle attività professionali degli agenti, in piena sicurezza.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Aggressioni, Uno Dei Problemi Più Gravi

 

 

 

Eugenio Sarno, segretario Generale della UILPA Penitenziaria fa notare che “dal 1 gennaio 2014 (…) gli episodi di aggressione in danno di poliziotti penitenziari, perpetrati da soggetti detenuti, assommavano a 309 per un totale di circa 420 operatori feriti, di cui circa 130 che hanno riportato prognosi superiori ai 7 giorni,  un costo pari a circa 180mila euro per le circa 1500 giornate di malattia di agenti penitenziari diagnosticate a seguito delle lesioni riportate a seguito delle aggressioni”.

 

Dati, questi che, in un momento storico dove l’imperativo categorico è costituito dai tagli e dal risparmio, dovrebbero sensibilizzare l’esecutivo verso azioni veloci che sanino questa anomalia. Dati che spaventano e che fanno riflettere.

O almeno che dovrebbero scuotere le coscienze dei politici. Perché ogni aggressione ai danni di un agente, altro non è che un’aggressione allo stato stesso.

 

Questa situazione, che si avvicina a grandi passi verso il collasso, è strettamente legata al nuovo concetto di sorveglianza dinamica che, in linea di principio è stato appoggiato dalla stessa polizia penitenziaria ma che di fatto, senza un’adeguata attuazione diventa un boomerang.

 

Il segretario Sarno rivolgendosi poi ai vertici della polizia e del ministero ricorda che “la Polizia Penitenziaria non può essere l’agnello sacrificale alle criticità ataviche del sistema penitenziario. Occorre restituire dignità lavorativa e condizioni di sicurezza alle donne e agli uomini dei baschi blu. Solo così  lo Stato potrà recuperare credibilità ed autorevolezza all’interno dei gironi infernali delle nostre prigioni”.

 

 

 

Fonte: polpenuil / ristretti / poliziadomani

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, ott 30, 2014  Marco Brezza
Tagli di spesa, alla fine ci rimettono gli infermieri: crescono i disoccupati
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È allarme per la carenza di infermieri negli ospedali pubblici ed anche nel settore dell’assistenza residenziale: il dato è emerso in questo mese di ottobre mediante la divulgazione dei risultati contenuti nel Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tdm.

 

Tagli di spesa, alla fine di rimettono gli infermieri: crescono i disoccupati

Infermieri: l’allerta dell’Ipasvi

 

La Federazione degli infermieri Ipasvi non ha esitato a lanciare l’allerta: leggendo i dati del Rapporto si comprende come la carenza di personale non sia percepita soltanto negli ospedali: il peso maggiore delle critiche e delle segnalazioni dei cittadini è infatti riservato alla scarsa assistenza residenziale medico/infermieristica. Ecco i dati: 36,4% di pareri negativi nel 2013, valore in nettissimo aumento rispetto al 21,7% del 2012. Tale dato mette in chiara evidenza un palese picco di segnalazioni, con i cittadini che denunciano la progressiva riduzione del personale presente nelle struttura e i disagi che ne conseguono.
Oltre all’aumento del rischio di non appropriata presa in carico per il paziente, la Federazione Ipasvi mette in luce anche il grande problema della pressione che viene in tal modo esercitata su infermieri e medici, a causa dell’eccessivo carico di lavoro. Queste figure hanno infatti la responsabilità di molti pazienti, ma poco personale a disposizione. Le conseguenze? Liste di attesa sempre più lunghe per i pazienti, elevato rischio di stress-lavoro correlato per infermieri e medici, servizio più scadente. Un cane che si morde la coda, insomma, con gli effetti che si rincorrono in un incedere inevitabile verso il basso.

 

Tagli alla sanità: la carenza di personale

 

Insomma c’è meno personale e contemporaneamente aumenta la “malpractice” percepita. A precipitare negli indici di qualità del servizio, sempre per le medesime ragioni, sono i servizi di salute mentale. Lo stesso spartito si ripete per ciò che riguarda gli interventi di cura: i ranghi ridotti e l’impossibilità di controlli adeguati fanno crescere addirittura le infezioni ospedaliere (per fare un esempio le infezioni delle ferite passano dal 42,9% del 2012 al 50% del 2013). Da questi disagi al “rifiuto del ricovero” il passo è breve : la riduzione dei posti letto è la prima causa di rifiuto, la chiusura dei reparti la seconda, la riduzione del personale “medico-infermieristico” si colloca infine al terzo posto in questa amara classifica.

 

La questione della disoccupazione infermieri

 

Il Rapporto non è altro che “una conferma di una situazione drammatica che denunciamo da tempo” afferma Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi e membro in Commissione Sanità al Senato. Una situazione “non recepita dal Governo che ipotizza ulteriori tagli lineari o semilineari, come ora va di moda definirli, – prosegue la Silvestro – senza un vero controllo su come si spende e si amministrano i servizi”. Ed i problemi, a cascata, si ripercuotono anche sull’occupazione degli infermieri neolaureati: la spending review miete vittime. Secondo l’analisi della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie forniti in anteprima dalla Federazione Ipasvi (e basati sull’analisi del 100% della risposta occupazionale) il calo occupazionale ad un anno dalla laurea c’è, ed è evidente: si passa dal 94% del 2007 al 63% del 2012. Ma il dato va letto in maniera critica (e scorporata): nelle Regioni settentrionali il tasso occupazionale sembra “tenere” ancora, sia pure nel generale contesto di peggioramento nazionale (80% medio di occupazione a un anno dalla laurea). Ma è il sud a pagare il prezzo più alto, soprattutto nelle Regioni che hanno subito i maxi-tagli dei Piani di rientro: la Sardegna passa dal 95% al 69%, il Lazio dal 93% al 62%, l’Abruzzo dall’89% al 46%, la Puglia dal 93% del 2007 al 52%, la Campania dall’86% al 47%. I tagli sfoltiscono il personale, i disoccupati aumentano, il servizio peggiora: come fare a fermare questo trend negativo?

 

Fonte: healthdesk.it
Marco Brezza

 

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mer, ott 29, 2014  Valentina
Diritto Sindacale Militari. Una Gran Bella Rivoluzione
3.7 (73.33%) 3 Vota Questo Articolo

 

La condanna della corte di Strasburgo ai francesi per il divieto di associazione sindacale imposto ai militari riconosciuto come una violazione dell’articolo 11 della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che tutela la libertà di associazione e riunione inizia ad avere le prime ripercussioni sul mondo in divisa.

 

associazione sindacale militariNon solo perché una volta che la sentenza passerà in giudicato si dovrà fare i conti con una mutazione dell’ordinamento interno dei paesi e, non da meno, della mentalità e dell’ottica con la quale il mondo militare è sempre stato inquadrato.

Ma anche perché si prevedono una serie di interrogativi di ordine pratico che non avranno soluzione facile e immediata.

Ad esempio come si dovrà rendere operativo questo diritto di associazione? E come andrà a interferire con  le attuali associazioni di rappresentanza seppure non sindacale attualmente esistenti? Con quali criteri verranno definitivi gli aventi diritto associativo?

 

Una lunga serie di interrogativi insomma che dovranno sciogliersi nel giro di poco tempo per dare corso a quanto deciso da Strasburgo.

 

 

 

Diritto Sindacale Militare. I Primi Passi

 

 

 

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha chiaramente aperto le porte a molte associazioni sindacali segrete che da anni operano senza alcun riconoscimento ufficiale.

È il caso del Sindacato Unitario delle Guardie Civili spagnole (SUGC), già esistente in segreto negli anni Ottanta come antenato alla costituzione del AUGC nel 1994 e che oggi ha richiesto di essere ufficialmente riconosciuto, quindi registrato, come sindacato.

 

In realtà i primi a smuovere il problema in Europa sono stati 400 finanzieri italiani, in appello a una sentenza del tribunale di Torino che ritenne inammissibile la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dal Co.Ba.R. Piemonte, in merito al processi per gli scontri NO Tav avvenuti in Val di Susa, durante i quali, molti agenti rimasero feriti.

 

 

Diritto Sindacale Militari. Cosa Ci Aspetta In Italia

 

 

 

Anche la realtà italiana è quindi in tumulto in questa direzione e si è infatti già prefigurata un’interrogazione parlamentare per il ministro Pinotti, nella quale si chiede se “alla luce delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo ed onde prevenire una, a parere degli interroganti sicura, condanna internazionale, intenda favorire l’approvazione di un testo di legge che abolisca definitivamente il divieto assoluto di costituire sindacati da parte dei militari italiani”.

 

Certo, se si considera che fu proprio lei nel lontano 2008 a presentare una proposta dei legge, al cui Art. 12. (Diritto di associazione) si sanciva che “al personale militare delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare è riconosciuta la facoltà di costituire associazioni”.

 

Date le premesse non dovremmo temere colpi bassi per i nostri uomini in divisa. Ma solo i prossimi mesi risponderanno a questo interrogativo.

 

 

 

 

Fonte: militariassodipro / ficiesse / sicurezzacgs / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, ott 28, 2014  Valentina
Carabinieri. Sblocco Stipendi Confermato. E Poi?
4 (80%) 5 Vota Questo Articolo

 

Su questo non dovrebbero esserci più dubbio: il Governo Renzi a gennaio 2015 sbloccherà definitivamente gli stipendi per l’Arma dei Carabinieri e per il comparto sicurezza in generale.

blocco stipendi ccNotizia certamente positiva, ma che lascia dietro di sé una scia di dubbi e perplessità che non fanno dormire sonni tranquilli ai nostri uomini in divisa.

Ad esempio: a dove salteranno fuori i soldi per far fronte allo sblocco stipendiale? Perché, affinché questa azione abbia davvero un effetto positivo sul comparto sicurezza è necessario che avvenga senza esercitare ulteriori tagli in termini di risorse umane e strumentali.

Diversamente  sarebbe come versare acqua in un bicchiere rotto.

 

 

Carabinieri. Care, Carissime Medaglie

 

 

Se da un lato il Governo è continuamente sotto tiro, nella speranza che possa mettere in atto gli strumenti per risollevare la situazione precaria del comparto sicurezza., dall’altro lato ci sono i militari e i loro vertici che dovrebbero fare altrettanto nei limiti delle loro competenze e potenzialità.

 

L’associazione militari Assodipro ha però sottolineato nei giorni scorsi, come questo spirito di sacrificio, non venga avvertito davvero fino in fondo.

Questo si traduce in oltre un milione e 200 mila euro che lo stato spenderà in medaglie d’oro, irrinunciabili riconoscimenti per il servizio e la dedizione verso la patria, istituite da Carlo Alberto nel lontanissimo 1839, quando lo stato italiano esisteva da pochi anni ed era ancora con le casse piene.

 

Ma le rappresentanze militari continuano a dirsi soddisfatte dei traguardi raggiunti con il governo: “finalmente, dopo quattro anni il personale vede riconosciuta per la prima la specificità. È un grande segnale di svolta per l’intero comparto e per la rappresentanza militare (…) tutti coloro che hanno avuto voci stipendiali bloccate durante il quadriennio, dal 1 gennaio 2015, riceveranno il salario previsto per grado e anzianità rivestiti, adeguato alle responsabilità e agli oneri” dichiara il generale Paolo Gerometta, presidente del Consiglio centrale di rappresentanza (Cocer) sezione Esercito.

 

Ma la strada prima di essere contenti e orgogliosi è ancora lunga, molto lunga.

 

 

 

I Sacrifici Toccheranno Nuovamente alle divise

 

 

Se da un lato il blocco degli stipendi è una realtà positiva, non è certo sufficiente per cantare vittoria.

I tagli previsti infatti per i prossimi mesi vedono una riduzione del personale di circa 140 mila unità. Le modalità non sono ancora chiare però, dal momento che il licenziamento è escluso e gli incentivi al pensionamento non hanno avuto molta presa.

Restano quindi la mobilità volontaria con il trasferimento presso altre amministrazioni.

 

A questo si aggiunge anche la volontà già più volte espressa dal premier di ridurre il numero dei corpi di polizia, con un notevole risparmio per le casse statali.

Anche per questo tema si attende la legge di stabilità, ormai manca poco. E capiremo se lo sblocco è solo una palliativo oppure, come ci auguriamo, il primo passo verso scelte più razionali e competenti, che non mettano definitivamente in ginocchio un reparto già allo stremo.

 

 

 

Fonte: militariassodipro / grnet / ilvelino / pianetacobar

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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lun, ott 27, 2014  Marco Brezza
Rinnovo contratto insegnanti scuola: 1444 euro netti in meno all’anno?
4.9 (97.14%) 7 Vota Questo Articolo

La settimana scorsa abbiamo fatto riferimento alla situazione del rinnovo del contratto dei docenti della scuola pubblica: è un 2014 non facile per la categoria che vede, secondo una rilevazione effettuata dalla Gilda insegnanti, scomparire 1444 euro netti all’anno dalla busta paga. Mentre per i nuovi assunti la ricostruzione della carriera diventa una chimera.

 

Rinnovo contratto insegnanti scuola: 1444 euro netti in meno all’anno?

 

A proposito di scatti stipendiali

 

A riportare la notizia è il portale orizzontescuola.it, il quale è stato il destinatario della lettera inviata proprio dalla Gilda e contenente uno studio approfondito sul nuovo sistema di scatti stipendiali proposto dal Governo nelle linee guida per la grande riforma della scuola.
Nel documento redatto dal Governo in materia di scuola, è scritto che gli scatti triennali andranno a favore di tutti i docenti, sia i neoimmessi che i docenti attualmente in ruolo, con la possibilità di guadagnare fino a 9mila euro in più a fine carriera. Ma la situazione sta davvero così? Si tratta di scatti reali o fantomatici? Secondo il sindacato Gilda il nuovo meccanismo (parole testuali) “non migliorerà il trattamento economico riservato ai docenti, ma al contrario provocherà un taglio degli stipendi”.

 

La realtà secondo il sindacato

 

A parere del sindacato, tale nuovo sistema viene appositamente ed artatamente presentato dal Governo in maniera fuorviante, poiché, in realtà “saranno molto numerosi gli insegnanti bravi che non si vedranno riconosciuti da uno fino a 8 anni di anzianità già maturata nella propria fascia stipendiale, e i più penalizzati risulteranno quelli prossimi al passaggio alla fascia successiva”.
Inoltre mediante l’introduzione dei nuovi scatti, non sarà riconosciuta ai neoimmessi l’anzianità pre-ruolo e ai docenti in ruolo quella maturata nella propria fascia: con la conseguenza assurda che  saranno un’esigua minoranza coloro che a fine attività lavorativa potranno vedersi riconosciuti 36 anni di servizio corrispondenti a 12 scatti triennali. Insomma, seconda la Gilda Insegnanti “dal confronto tra i due sistemi emerge che, con lo scatto due trienni sì e un no, un docente di scuola superiore neo immesso in ruolo, al termine dei 36 anni di servizio, perderebbe una cifra annuale che si assesta sui 1444 euro netti”.

 

Nuovo esame di Stato?

 

Ma la disamina attorno ai tempi di vacche magre non si ferma qui (forse): infatti la bozza della legge di Stabilità approvata in Consiglio dei Ministri un paio di settimane fa (in attesa di approvazione definitiva in Parlamento) regolamentava il nuovo Esame di Stato per la scuola secondaria di II grado: le novità riguardano la commissione di esame composta da 6 commissari interni e Presidente esterno. Nessun compenso sarà dovuto ai commissari interni per il loro lavoro, con risparmi complessivi che si aggireranno sui 147 milioni di euro. Ma è proprio di questi giorni è giunta la notizia della retromarcia sull’Esame di Stato da parte delle commissioni al lavoro sulla definizione della legge di Stabilità: la misura non sarà implementata ed è già stata estromessa dal testo del provvedimento. La notizia è stata accolta con soddisfazione sul fronte sindacale (Gilda): “Se ciò troverà conferma nel testo definitivo della Legge di Stabilità non potremo che accoglierla positivamente, dal momento che la modifica della forma dell’Esame di maturità prevista dalla bozza, con l’impiego di soli commissari interni senza alcuna retribuzione aggiuntiva, avrebbe rappresentato soltanto un ulteriore taglio sulla pelle dei docenti”.
Fonte: orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

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