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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese novembre, 2014

ven, nov 28, 2014  Valentina
Sanità. I Sindacati Puntano Sull’Informazione
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sanità punta all'informazioneIl prossimo 8 novembre, le piazze dovranno essere gremite di gente consapevole e informata. Per questo, in vista della grande giornata di manifestazione nazionale, i sindacati del settore sanità promuovono iniziative di confronto e informazione per i cittadini, nella speranza di avere un appoggio anche solo metaforico, alla loro battaglia per i diritti e contro i tagli.

 

Il sistema dell’assistenza fatica sempre più a rispondere alla domanda di salute, tra liste di attesa che si allungano, posti letto che diminuiscono, regioni in cui non si riesce più a garantire i livelli essenziali delle prestazioni. Per non parlare della prevenzione, a cui viene destinato appena lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva quando la media europea è del 2,9”.

Questi numeri devono essere divulgati tra i cittadini che pagano e usufruiscono – o dovrebbero farlo – del sistema sanitario nazionale.

 

 

Sanità. I Tagli Non Sono La Soluzione

 

 

 

Per poter garantire risposte adeguate ai bisogni di assistenza dei cittadini si deve puntare sull’innovazione, sulle tecnologie, sullo sviluppo delle competenze e sull’interazione tra i diversi servizi offerti per ottimizzarne l’efficienza.

Questo dovrebbe essere l’obiettivo del governo per la sanità pubblica, che, va da sé, non può certo passare sotto la scure di nuovi tagli. I sindacati vedono ancora uno spiraglio e auspicano un confronto vero e serio sul patto per la salute per poter portare le loro idee al tavolo delle trattative in tema di organizzazione del lavoro e contrattazione, con l’intento comune di trasformare la riforma della Pubblica Amministrazione in un vero e proprio processo di rinnovamento per il paese.

 

 

Sanità. Eppure Qualcosa Da Salvare C’è

 

 

Eh sì, qualcosa da salvare nell’attuale sistema sanitario nazionale italiano deve esserci.

Poiché dalla classifica stilata da Bloomberg, che ha considerato i dati forniti da Banca Mondiale, Fmi e Oms, il nostro sistema sarebbe il terzo al mondo in termini di efficienza, alle spalle di Singapore e Hong Kong.

Questa classifica prende vita da un’indagine condotta su 51 Paesi con una popolazione superiore ai 5 milioni, con un Pil di almeno 5mila dollari americani e con un’aspettativa di vita che supera i 70 anni.

 

Certamente su base teorica questa classifica è attendibile. Ma l’attendibilità non va sempre di pari passo con la credibilità. Per chi vive in Italia, dire che il nostro sistema sanitario è il terzo migliore al mondo e il primo in Europa se non assomiglia a una bestemmia ci va molto vicino. Sia dalla parte degli utenti che da quella dei componenti il settore.

 

 

 

Fonte: quotidianosanita / ilsole24ore / lospiffero

 

 

Valentina Stipa

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gio, nov 27, 2014  Marco Brezza
Riposo compensativo esercito: tutte le informazioni utili
3.8 (76%) 5 Vota Questo Articolo

A proposito di riposo compensativo per coloro che sono impiegati presso l’esercito: ecco una piccola escursione all’interno dei punti fondamentali relativi a questo importante istituto. In via introduttiva occorre affermare che il riposo compensativo inerisce alla gestione degli orari e delle retribuzioni inerenti a tutti i dipendenti statali. Da un punto di vista giuridico, il riposo compensativo è una remunerazione in natura della prestazione (ex. art. 2099, co. 3, del Codice civile) che fa maturare un diritto soggettivo patrimoniale del tutto identico alla retribuzione in denaro.

 

Riposo compensativo esercito

Il riposo compensativo esercito in breve

 

Nella pratica pertanto il riposo compensativo si configura alla stregua di un intervallo lavorativo idoneo a creare una compensazione nei confronti di una prestazione lavorativa che in termini quantitativi abbia superato i limiti della prestazione ordinaria prevista e retribuita come tale dal contratto esistente. A delinearne i tratti salienti è il Decreto Legislativo n. 66 del 2003 (recante rubrica “Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro”): quest’ultimo statuisce che i contratti collettivi possono consentire ai lavoratori di usufruire di tali riposi compensativi.

 

Il riposo compensativo per il personale militare in servizio permanente

 

Ma andiamo a vedere come si declina il riposo compensativo per il personale militare in servizio permanente. I dipendenti devono infatti recuperare le ore prestate in eccedenza all’orario di lavoro (in quello che viene definito recupero 1 a 1), per le quali non è stato disposto il relativo pagamento, entro il 31 dicembre dell’anno successivo. In ulteriore istanza è poi necessario rendere le ore prestate in meno per permessi brevi o ritardi rispetto all’orario di servizio (come tali sono intesi anche quelli dovuti a “causa di forza maggiore” come ad esempio i ritardi dei mezzi di trasporto anche se militari). La resa delle ore prestate in meno deve assolutamente avvenire entro il mese successivo a quello in cui si è verificata la carenza, pena la decurtazione del trattamento economico secondo le modalità previste dalle disposizioni in vigore.

 

Riposo compensativo esercito: Chi può disporlo

 

I riposi compensativi possono essere disposti soltanto dal Comandante di Corpo e fruiti esclusivamente in giornate lavorative, tenendo presenti le richieste del personale e fatte salve le improrogabili esigenze di servizio. In tale direzione, il sabato non è considerato lavorativo presso quei Reparti il cui orario settimanale è articolato su 5 giorni. Per ciò che concerne gli effetti contabili, laddove il riposo compensativo venga trasformato in giornate libere dal servizio, le ore da scalare dal credito maturato sono da rapportare alla giornata lavorativa in cui è fruito il recupero. Insomma, il riposo compensativo si concretizza in tutti quei casi in cui il dipendente pubblico non abbia utilizzato della giornata di riposo settimanale ordinario, cioè di un intervallo di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuato di 6 giorni. In questo senso è la Costituzione stessa a sancire tale insindacabile diritto: l’art. 36 del testo costituzionale si configura infatti come una norma cardine per i diritti del lavoratore sancendo un irrinunciabile diritto al riposo settimanale per il lavoratore dipendente.

 

Fonte : sergenti.it

 

Marco Brezza

 

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mer, nov 26, 2014  Valentina
Dipendenti Provinciali. La Situazione Non è Rosea
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

 

In questo clima italiano sempre più caldo tra tagli e spese pazze esiste una categoria di cui si parla poco, perché nell’immaginario comune, è da sempre considerata “privilegiata”, ma che esattamente come gli operai delle acciaierie di Terni o di Piombino o dell’Elettrolux, rischiano il posto di lavoro: sono i dipendenti provinciali.

 

 

Fonte: greenreport.it

Fonte: greenreport.it

Secondo quanto previsto e approvato i circa 30mila lavoratori delle province dovranno essere ricollocati all’interno degli uffici di Regioni, Comuni e Stato, ma nel primo caso, cioè di passaggio all’ente regionale, non godranno degli stessi privilegi dei dipendenti regionali.

 

 

 

Tagli Forti E Incisivi Anche Per Le Province

 

 

 

Sulla base dei tagli previsti dalla legge di stabilità infatti ci sarà una diminuzione di 1 miliardo per il 2015, 2 miliardi per il 2016 e 3 miliardi per il 2017 nei finanziamenti previsti per province e città metropolitane; l’entità di questi tagli, si capisce, non potrà essere garante nel mantenimento dei servizi essenziali per il cittadino.

E quando si parla di servizi essenziali, si intende la gestione e messa in sicurezza delle oltre 5.100 scuole superiori  e dei 130 mila chilometri di strade nazionali, e poi ancora la tutela dell’ambiente e gli interventi contro il dissesto idrogeologico, questione scottante dopo gli ultimi disastri avvenuti nelle settimane scorse in diverse città e periferie  italiane.

 

 

Dipendenti Provinciali. Iniziano Le Agitazioni Sindacali

 

 

E d’altronde come dare torto ai migliaia di dipendenti provinciali che non sanno più che fine farà il loro posto di lavoro, se ci sarà un passaggio a un altro ente o se non ci sarà più alcun lavoro.

 

Proprio perché conscio dello stato di agitazione dei dipendenti provinciali, il presidente della provincia di Modena, Gian Calo Muzzarelli, ha scritto a tutti i sindaci della sua provincia, nel tentativo di rassicurare gli animi, dopo l’annuncio di una legge di stabilità poco serena: “nei nuovi assetti delle funzioni di valorizzare le competenze e le esperienze maturate all’interno dell’ente (…) ci siamo mossi da subito per avviare una riorganizzazione interna e di contenimento delle spese, in modo da non farci cogliere impreparati dal riordino”.

 

Il presidente si schiera anche dalla parte dei suoi dipendenti e chiede “maggiori certezze e garanzie in un momento così difficile che vede ancora una volta scaricare sui dipendenti pubblici i costi della crisi e vogliamo salvaguardare, e valorizzare, il patrimonio professionale che i dipendenti della Provincia rappresentano per l’intera comunità modenese”.

 

 

 

Fonte: ilgiornale / upinet /bologna2

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, nov 25, 2014  Marco Brezza
Stipendi insegnanti scuola: gli scatti stipendiali sono un inganno?
5 (99.72%) 145 Vota Questo Articolo

A proposito di stipendi dei docenti della scuola pubblica: grande scalpore si è acceso negli ultimi mesi intorno al nuovo sistema di scatti stipendiali che sovrintenderà al complessivo meccanismo di attribuzione degli stipendi per i docenti impiegati nel settore pubblico.

 

Stipendi insegnanti scuola: scatti stipendiali

Stipendi insegnanti scuola: il confronto

 

Il sistema meritocratico ideato dal nuovo e rampante Governo Renzi non pare convincere più di tanto la categoria degli insegnanti. Ed a tale questione se ne aggiunge un’altra: ovverosia quella relativa al piano per l’assunzione di 150mila docenti, vero e proprio cardine del generale progetto governativo di riforma della scuola.
Al fine di comprendere in maniera molto concreta la situazione può essere molto utile fare riferimento ad una interessante intervista rilasciata dal prof. Marco Marvulli a Gilda TV negli scorsi giorni: in tale circostanza Marvulli ha fatto i conti in tasca ai docenti che saranno immessi in ruolo a seguito del piano di assunzione previsto nella riforma. E cosa ha scoperto? Qualcosa di molto interessante (e per nulla rassicurante): Marvulli ha confrontato il sistema attuale basato sugli scatti automatici di anzianità con il sistema proposto dal Governo basato su scatti triennali legati al merito ed elargiti soltanto al 66% dei docenti. Il tutto parametrato da un punto di vista applicativo su un precario che entra in ruolo all’età di 41 anni.

 

Stipendi insegnanti: Ecco i due casi che si concretizzano

 

Ecco i due casi che si palesano: qualora un precario sia sempre meritevole, ovvero rientri sempre nel 66% dei docenti meritevoli, si troverà ad avere una perdita di 47mila euro a fine carriera. Nella circostanza di un docente sfortunato, ovverosia di un soggetto che non rientrerà mai nel 66% dei “meritevoli”, si potrà giungere addirittura ad una perdita fino a 125mila euro.
Insomma lo scambio proposto dal Governo sembrerebbe diabolico: immissione in ruolo in cambio di una non irrisoria decurtazione di stipendio. Senza dimenticare che ad essere tagliate saranno anche le pensioni, oltre agli stipendi (visto l’automatismo che scatta con il sistema contributivo).

 

La crisi economica non fa sconti: la situazione dei docenti

 

Nel frattempo la crisi economica fa naufragare quasi un italiano su quattro sotto la soglia di povertà, mentre una famiglia su due sbarca il lunario (o meglio, cerca di farlo) con una cifra inferiore ai 2mila euro al mese. Ad affermarlo è uno studio effettuato dall’Istat. Come se non bastasse l’articolazione delegata all’istruzione della Commissione europea, denominata Eurydice, ha passato ai “raggi x” la situazione dei salari degli insegnanti in Europa nell’anno appena trascorso: osservando il report di Eurydice ci si accorge che gli stipendi (ed anche le indennità) degli insegnanti di scuola materna, elementare e media italiani, dal 2009 al 2014, hanno perso circa l’8% del loro potere d’acquisto. Mentre gli stipendi dei docenti della scuola superiore del nostro paese  sono rimasti praticamente invariati, con una lieve decrescita (dell’1%): un trend opposto rispetto a quanto accade  in tutti gli altri paese europei, dove gli stipendi sono invece cresciuti. Nel nostro paese gli insegnanti sono vittime del blocco dei contratti mixato con il congelamento degli scatti stipendiali ed il taglio drastico alle risorse per le attività aggiuntive. Il risultato finale è un abbassamento consistente dello stipendio degli insegnanti della scuola pubblica mai riscontrato negli anni precedenti.

 

Fonti: orizzontescuola.it, repubblica.it

 

Marco Brezza

 

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lun, nov 24, 2014  Valentina
La Polizia Di Stato E’ In Mutande!
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

 

È proprio il caso di dirlo e purtroppo non è soltanto una provocazione questa volta.

Agli Allievi Agenti del 191° Corso ed alla Polizia Stradale di Alessandria infatti non viene fornito il vestiario, come denuncia il sindacato di categoria Coisp, attraverso la voce del suo segretario generale Franco Maccari: “forse alla maggior parte degli italiani non importerà assolutamente nulla che i Poliziotti vadano in servizio senza poter disporre delle necessarie uniformi, e ne dubitiamo perché è la divisa ciò che ci identifica agli occhi della gente, ma al Capo della Polizia non può non importare”.

 

fonte: TG 24 Sky

fonte: TG 24 Sky

L’accusa è precisa e ben mirata. Sotto l’occhio del ciclone c’è Alessandro Pansa, il Capo della polizia di stato, che, a quanto pare non è al corrente di questa grave carenza, la quale, in ogni caso, rappresenta una mancanza grave da parte dell’amministrazione, non solo in termini materiali, ma anche di considerazione verbale.

In altre parole, nessuna parola né di scuse né di rassicurazione è arrivata dai vertici del corpo.

 

 

 

Ma Quali Poliziotti Sono Rimasti In Mutande?

 

 

Pietra dello scandalo sono 400 Allievi Agenti del 191° Corso in atto da due mesi presso la Scuola di Alessandria, ma anche il Personale della Polizia Stradale della stessa provincia  a cui non sono stati consegnati i capi necessari per le diverse attività, fatta eccezione per gli anfibi, i quali però, paradosso dei paradossi, sarebbero disponibili, ma non vengono comunque consegnati, in quanto non esiste vestiario sui quali abbinarli.

 

Il sindacato non si risparmia e considera questa vergogna “lo specchio di un generale modo di trattare e concepire il nostro lavoro, il rispetto che è dovuto alle persone che siamo ed al servizio che rendiamo allo Stato (…) Si tratta del decoro di un intero Corpo di Polizia, non solo ridotto agli stracci ed alla fame, in senso operativo quanto in senso retributivo, ma soprattutto ridotto a subire la vergognosa indifferenza ed inattività proprio di chi è preposto a curarsi di loro”.

 

Nonostante la mancanza di vestiario adeguato però, tanto per essere chiari,  nessuno dei poliziotti ha pensato di rimanere a casa e tutti sono regolarmente in servizio, dopo essersi pagati con i loro stipendi – sui quali è meglio glissare – il necessario per svolgere il loto compito.

 

 

 

 

Fonte: grnet / maremmapress / coisp

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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