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Archivi al giorno novembre 5th, 2014

mer, nov 5, 2014  Valentina
Caso Cucchi. Agenti Nuovamente Assolti
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Stefano cucchiLa vittima è stata aggredita dagli agenti della polizia penitenziaria che ne avevano la custodia e il fatto è avvenuto dopo l’udienza di convalida e prima dell’ingresso al carcere”.

È con questa accusa che il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, Mario Remus, ha chiesto la condanna per i tre agenti della polizia penitenziaria Corrado Santantonio, Antonio Domenici, Nicola Minichini che avevano in custodia, Stefano Cucchi, arrestato per droga nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 e deceduto il 22 nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini, e che nel processo di primo grado erano stati assolti.

Un’accusa smentita anche in secondo grado.

 

Dopo l’assoluzione nel primo grado di giudizio infatti, anche con la sentenza in secondo grado è stata ribadita l’innocenza dei tre agenti di polizia penitenziaria. L’inevitabile fiume di rancore e polemiche è partito con forza immediatamente dopo la lettura della sentenza. Portavoce in prima linea, da sempre, la sorella Ilaria

 

 

 

Caso Cucchi. Un Oceano Di Polemiche

 

 

 

In questo Paese bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze. Senza che siano altri, medici, infermieri o poliziotti in questo caso, ad essere puniti per colpe non proprie”. Un commento a caldo quello di Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap che ha chiaramente fatto discutere.

 

Aspettiamo di sapere perché la Corte abbia deciso di mandare tutti assolti “commenta il presidente di Amnesty Italia, Antonio Marchesi, sottolineando come “a cinque anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi, la verità processuale non sembra dirci nulla di quel che è accaduto davvero”.

 

L’amarezza poi di chi ha vissuto lo stesso dramma, come la famiglia Aldrovandi o la famiglia Sandri è salita alle stelle, perché umanamente, la ricerca di un responsabile dona in parte un senso al dolore.

 

 

 

 

Caso Cucchi. Più Attenzione Alle Cause Della Morte

 

 

 

 

Sì, ci vuole più attenzione e più precisione rispetto alle cause della morte del giovane geometra Cucchi.

 

Chiaro: di fronte alla morte di un giovane non può mancare mai il rispetto, a prescindere dalla vita che ha condotto e dalle motivazioni che lo hanno portato a morire troppo presto.

Nel caso specifico però, in ballo, seppure su un piano differente, c’è anche la vita di tre agenti di polizia penitenziaria. Per questo le cause della morte diventano focali.

 

Se come ha rilevato la Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato, Stefano perse  10 chili in 6 giorni ed era palesemente disidratato, forse la causa della morte non è direttamente riconducibile a un presunto pestaggio.

Certo. La commissione  rivela anche la presenza di alcune lesioni a livello vertebrale, ma che non possono essere realisticamente considerate cause dirette del decesso. D’altronde per la stessa accusa, in ospedale Cucchi fu abbandonato e lasciato morire di fame e sete. E proprio da questo assunto si arrivò alla sentenza di condanna dei sanitari in primo grado, assolvendo le guardie.

 

Nonostante questo però quello che emerge dai social network e non solo, è un attacco frontale agli agenti. Ed ecco che rimbalzano le foto del corpo martoriato, ipotizzando pestaggi indicibili e ore di agonia che dipingono i baschi blu come tre bestie indomabili. Certamente quei lividi devono avere una causa e certamente non va difesa la categoria a spada tratta: le mele marce ci sono, ci saranno sempre e vanno isolate e punite.

Per lo stesso principio però, non si può puntare il dito con troppa facilità: Stefano non è morto a casa delle botte.

Lo dicono i fatti.

Lo dicono due sentenze.

 

 

 

Fonte: lastampa / repubblica / corriere

 

 

 

Valentina Stipa

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