Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese dicembre, 2014

mer, dic 31, 2014  Valentina
Dipendente Comunale. Un Lavoro Ambito
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

 

Fonte: informaromanord.it

Fonte: informaromanord.it

Nell’immaginario comune da molti anni e soprattutto in Italia, avere un posto di lavoro nel pubblico impiego è una fortuna non da poco.

Il lavoro del dipendente statale, sia comunale o statale, è da sempre visto che una professione privilegiata, anche se con le ultime riforme e i continui tagli non si può certo dire che il mondo statale sia un paradiso come qualche decina di anni fa.

 

Nell’ambito comunale le figure di riferimento non solo soggetti amministrativi ma anche e soprattutto professionisti di settore, come geometri, ingegneri, assistenti sociali ad esempio.

 

 

 

Dipendente Comunale. Ecco Come Lo Si Diventa

 

 

 

Come per tutti i ruoli all’interno del settore statale, anche per diventare dipendente comunale serve la partecipazione e il superamento di un concorso pubblico. Per trovare il concorso che ci interessa, un ottimo modo è quello di consultare spesso la Gazzetta Ufficiale, nella sezione che riguarda i bollettini ufficiali delle regioni, che al suo interno pubblicano anche i concorsi per Province, Comuni, Aziende municipalizzate, Enti pubblici e Aziende Sanitarie Locali.

 

All’interno del bando del concorso viene riportato anche il numero di posti disponibili, i requisiti richiesti e anche tutta a documentazione e le modalità di presentazione della domanda, inclusa anche la data di scadenza del concorso e indicazioni sul contratto di assunzione, se a tempo determinato o indeterminato ad esempio.

 

 

 

 

Dipendente Comunale. L’Avviamento A Selezione

 

 

 

Oltre al concorso pubblico esiste anche un altro modo per entrare a far parte della schiera dei dipendenti statali all’interno del proprio comune. È quello dell’avviamento a selezione che si svolge nei centri per l’impiego e ha lo scopo di assumere personale in basse qualifiche. Invece del concorso, requisiti e modalità vengono comunicati dall’amministrazione comunale direttamente al centro per l’impiego. I candidati in possesso dei requisiti richiesti devono poi riempire un modulo e in questa maniera entreranno a far parte di una graduatoria. Tale graduatoria viene poi trasmessa dal Centro per l’impiego all’amministrazione, la quale convocherà poi i candidati per le prove di idoneità, che possono consistere in prove pratiche o in sperimentazione di carattere lavorativo.

 

Esiste anche un terzo metodo di reclutamento per i dipendenti comunali con situazioni personali difficili, come ad esempio gli invalidi o le categorie protette. Si tratta della chiamata numerica; non è un concorso pubblico anche se è comunque prevista una prova di idoneità e un percorso di inserimento lavorativo che si conclude con l’assunzione.

 

 

 

 

Fonte: mondolavoro / concorsipubblici / inforomanord

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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mar, dic 30, 2014  Valentina
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Quando accadono tragedie e catastrofi naturali, in prima linea, insieme ai militari e ai civili comuni, ci sono anche gli infermieri volontari che prestano servizio e primo soccorso ai feriti.

 

civesSi tratta del Cives, Coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria Onlus, nato nel 1998 come espressione operativa e qualificata della Federazione dei Collegi Ipasvi.

Dalle parole del presidente nazionale del CIves Michele Fortuna, gli infermieri che fanno parte di questa organizzazione onlus sono “la nuova immagine di un’infermieristica moderna e manageriale, capace di valutare, pianificare, coordinare e operare nelle più diverse attività di Protezione Civile”.

 

 

 

Infermieri Cives. Nasce Il SARI

 

 

 

Uno dei fiori all’occhiello del Cives è il SARI, sistema avanzato risposta infermieristica, ovvero un progetto per il soccorso alle popolazioni colpite da maxi-emergenze, catastrofi e calamità naturali in Italia e all’estero, promosso nel 2011 dal Cives a seguito del terremoto in Abruzzo, approvato dal Dipartimento della Protezione civile (DPC) e compartecipato dalla Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi.

 

Proprio il SARI è la parte del Cives più evoluta e in continua progressione; l’ultima novità in questo contesto è l’unità essenziale per le prestazioni sanitarie post fase acuta a garanzia della continuità assistenziale della popolazione, anche per coloro che richiedono quella domiciliare integrata.

 

In concreto si tratta di un sistema di coordinamento dei dati sanitari attraverso strumenti elettronici, che si va a integrare a un sistema invece più operativo, creato da una tenda infermieristica suddivisa in 5 compartimenti, ognuno dei quali attrezzato con lettino visita, lampada scialitica, armadietto, sedia, carrello e con impianto elettrico individuale.

A questo si aggiungono una serie di strumenti indispensabili come l’autoclave per la sterilizzazione dei ferri, il depuratore di acque per la fornitura di acqua sterile  e gli impianti di smaltimento.

 

 

 

 

Infermieri Cives. Da Lampedusa Ai Terremoti

 

 

 

Il Coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria Onlus è in grado di gestire l’attività di circa 5-6000 infermieri volontari, in situazioni di pericolo e in disastri naturali.

 

Ecco alcuni esempi: li abbiamo visti In Italia durante il terremoto in Abruzzo e durante l’eruzione dell’Etna nel 2001-2002-2003. E poi all’estero in Sri Lanka dopo lo Tsunami o ad Haiti dopo il terremoto. E sono sempre stati in prima linea durante le esercitazioni internazionali di protezione civile come Eurost 2005, Mesimex 2006, Valtellina 2007, Sardina 2008, Terex 2010, Calabria 2011, Basilicata 2012, Nord Est 2013, Twist 2013.

 

Negli anni, questa realtà, ha portato il suo contributo e la sua professionalità in tragedie naturali e non solo, creando dei veri e propri centri sanitari ed evolvendosi nel corso del tempo.

 

 

 

Fonte: quotidianosanità / ipasvi

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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lun, dic 29, 2014  Marco Brezza
Reperibilità personale dell’esercito: le caratteristiche e il compenso
3.8 (76%) 10 Vota Questo Articolo

All’interno dell’ordinamento dell’esercito italiano si allinea ovviamente anche l’istituto dello straordinario, il quale distribuisce i suoi effetti in maniera del tutto similare a ciò che accade nell’impiego pubblico “tout court”.

 

Reperibilità personale dell'esercito

Straordinari e reperibilità per i membri dell’esercito

 

Lo straordinario sorge insieme all’introduzione dell’orario di lavoro per il personale militare di cui alla legge 231/90: quest’ultimo ha comportato il diritto al recupero compensativo, ovvero un compenso in denaro per le prestazioni rese in eccedenza a tale orario. Ovviamente il lavoro straordinario non può essere usato come fattore ordinario di programmazione del lavoro e può essere svolto soltanto per adempiere alle esigenze volte al conseguimento dei fini istituzionali delle Forze Armate cui non si possa far fronte durante il normale orario delle attività giornaliere.

 

La reperibilità: caratteristiche e compenso

 

In tale direzione riveste grande importanza il tema della reperibilità per il personale impiegato nell’esercito: la reperibilità si configura infatti come l’obbligo a raggiungere l’installazione militare entro un tempo massimo di due ore. Molto importante è il seguente concetto: il compenso spettante per la posizione di “reperibile” non remunera una prestazione di lavoro effettivamente resa, bensì la disponibilità del personale a prestarla nei modi e nei termini stabiliti, con le inevitabili limitazioni alla libertà individuale. Ne consegue pertanto che qualunque prestazione di lavoro straordinario resa durante la posizione di reperibile deve essere remunerata (mediante compenso o recupero), specificatamente in base alla sua durata.
Ma come si articola il compenso per tale prestazione? Questo viene stabilito in un dodicesimo della durata del servizio, da calcolare in maniera differenziata a seconda del periodo di effettivo impiego (che cambia qualora coincida con l’arco diurno o notturno e feriale o festivo), e compete solo a partire dal compimento della dodicesima ora di reperibilità continuativa.
Inoltre qualsiasi prestazione resa nel corso del servizio di reperibilità non spezza e non interrompe in alcun modo il computo del periodo utile al compimento del servizio di reperibilità, i cui compensi (ovvero quello della reperibilità e quello afferente della prestazione) confluiscono nel medesimo ideale contenitore, cumulandosi. Il personale dell’esercito può essere comandato di “reperibilità” per esigenze di almeno 12 ore consecutive non oltre un massimo di 6 giorni feriali e due festivi ogni mese.

 

Le basi disciplinari della reperibilità per il personale dell’esercito

 

La reperibilità per il personale impiegato nell’esercito rientra da un punti di vista tematico e disciplinare all’interno del grande tema del lavoro straordinario: la gestione di tale fondamentale istituto poggia le sue basi su tre concetti necessari. Che sono i seguenti: la flessibilità dell’orario di servizio, la disponibilità incondizionata al servizio da parte del personale, la responsabilità dei Comandanti di Corpo nella gestione operativa dell’Istituto.
Deriva da ciò il seguente assunto: soltanto il Comandante di Corpo, nell’ambito delle proprie responsabilità e competenze, può gestire e curare l’allocazione delle risorse disponibili ai vari settori per garantirne la funzionalità ed il perseguimento degli obiettivi istituzionali. In tal senso assume pertanto ineludibile importanza la programmazione delle attività operative e addestrative in base alla quale il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario sarà limitato a casi eccezionali o in presenza di significative carenze organiche.
Fonte: Direttiva dello Stato Maggiore dell’Esercito

Marco Brezza

 

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ven, dic 26, 2014  Valentina
Carabinieri: come diventare corazzieri
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Tra tutti i reparti dell’Arma dei carabinieri, quello dei Corazzieri è senza dubbio il più scenografico. Nell’immaginario comune infatti i corazzieri sono riconoscibili grazie alle imponenti divise corazzate color argento e all’elmetto con il pennacchio.

 

Si tratta di un reggimento, divenuto tale solo negli anni 90; fino a quel momento infatti veniva chiamato Comando Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica e prima ancora Reggimento Carabinieri Guardie della Repubblica.

 

Fu nel 1992, esattamente il 24 dicembre, che questi carabinieri vennero ufficialmente chiamati corazzieri, grazie a due decreti del presidente della repubblica.

Solamente nel 1986 poi venne loro concesso un proprio stemma araldico che richiama i colori delle capitali dove i corazzieri hanno prestato servizio durante la storia d’Italia: Torino, Firenze e Roma.

 

 

 

Carabinieri. Quali Sono I Compiti Del Corazziere

 

 

 

L’occupazione principale dei corazzieri è quella di fare la guardia d’onore e la scorta al presidente della repubblica, in moto o a cavallo. Viene richiesta una resistenza fisica notevole per svolgere turni di molte ore in piedi e una certa dimestichezza nel gestire situazioni con un grande afflusso di pubblico, assicurando però una protezione efficace e discreta.

 

Per questo requisito fondamentale è saper cavalcare alla perfezione i cavalli del reparto, tutti di razza irlandese, scelta per la versatilità d’impiego e selezionati con un’altezza superiore alla media – almeno 1,70 metri al garrese – oltre che sulla base del colore del manto e della bellezza complessiva.

 

Insieme all’abilità di cavallerizzi, i corazzieri devono saper guidare con particolare destrezza anche le moto Guzzi California, spesso impiegate in servizi quotidiani o di onore.

 

 

 

 

Carabinieri. Requisiti Per Diventare Corazzieri

 

 

 

Per le peculiarità dei compiti che un corazziere deve svolgere, la caratteristica fisica primaria che si deve possedere è senza dubbio l’altezza che deve essere almeno di 1.90 metro e una “costituzione adeguatamente armoniosa”.

 

A questo si aggiunge un’impeccabile moralità familiare, personale e anche professionale, accertata con almeno sei mesi di servizio sul territorio e altri sei di tirocinio all’interno del reggimento dei corazzieri, alla fine dei quali c’è un esame da superare.

Si tratta dunque di un mestiere che richiede l’appartenenza già comprovata all’arma dei carabinieri e, oltre ai requisiti fisici già elencati, il superamento di un concorso di accesso interno e dell’esame finale.

 

 

 

 

Fonti: lavoroefinanza / carabinieri / lettera43 / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mer, dic 24, 2014  Marco Brezza
Tagli sanità 2015: dove si abbatterà la scure della spending review?
3.54 (70.77%) 13 Vota Questo Articolo

Spending review sanità pubblica 2015: da qualche parte qualcuno sta affilando la scure per sfoltire in maniera decisa le spese in questo importante comparto. I tagli effettivi alla sanità scatteranno nel nuovo anno e già emergono anticipazioni su quali saranno le singole parti che subiranno le parti di sfoltimento più ingenti.

 

Tagli sanità 2015

Fonte: controlacrisi.org

Tagli sanità 2015: la cifra da sfoltire ammonta a 6 miliardi

 

Il Sole24Ore parla a questo proposito esplicitamente di tagli plurimiliardari: la “manovra” stabilisce una “rasoiata” 4 miliardi per le Regioni nei prossimi anni, a cui è necessario aggiungere unna quota di altri 2 miliardi derivanti dai tagli del passato che si ripercuoteranno sul 2015. Un taglio totale da oltre 6 miliardi che dovrebbe toccare la spesa sanitaria per la quota (che ammonta circa all’80%) che essa occupa nei bilanci regionali.
A tal riguardo riveste importanza una delle osservazioni emesse dalla Commissione Sanità nei confronti della Legge di Stabilità 2015, contenitore normativo di rilievo. Eccolo riportato di seguito: “Fermo restando il principio secondo cui i risparmi conseguiti nella gestione dei servizi sanitari restano nelle disponibilità delle Regioni per esclusive finalità sanitarie, la riduzione dei trasferimenti finanziari alle amministrazioni regionali e comunali implicherà oggettivamente ulteriori misure di contenimento della spesa sanitaria, esaltando quindi la necessità di azioni di monitoraggio e vigilanza sulla effettiva erogazione dei LEA e sui connessi profili di efficacia, qualità e sicurezza, anche mediante le incisive misure di commissariamento dei governi regionali e di decadenza dei vertici delle aziende sanitarie introdotte dal disegno di Legge di Stabilità”. Osservazione che fa comprendere perfettamente la situazione di revisione della spesa in atto nel settore sanità.

 

Una revisione di spesa pesante

 

La portata della revisione della spesa si preannuncia pertanto importante, con una previsione di tagli quasi lineari; e sono diversi i comparti che cominciano a preoccuparsi. Ad esempio, l’intera filiera del farmaco non ha nascosto le ampie preoccupazioni nei confronti della compagine governativa; e lo stesso comportamento è stato palesato dalle case di cura private accreditate con il Sistema sanitario nazionale: i rappresentanti di queste ultime hanno addirittura scritto una lettera aperta al premier Renzi per dimostrare il loro punto di vista. Il ritorno in auge dei tagli lineari spaventa non poco le categorie coinvolte: ma per una definizione più puntuale della struttura reale degli stessa occorrerà attendere le prime settimane del 2015.

 

Il grado di assistenza sanitaria sarà colpito in negativo?

 

Secondo qualcuno i tagli sanità sarebbero infatti incastrati tra necessità di bilancio ed incapacità di poter sostenere un accurato processo di revisione andando contro le garanzie offerte dal sistema stesso. Una sorta di contraddizione in termini all’interno della quale sembra difficile trovare una soluzione. Insomma, le prospettive per il 2015 non paiono per nulla rosee: i tagli ci saranno e non saranno affatto indolori. Dovranno essere sfoltite le spese in eccesso di Asl e ospedali, ma non soltanto: il timore che aleggia in questo momento è che anche il grado di assistenza sanitaria potrebbe essere colpito in negativo dagli effetti della spending review. In tutto questo ovviamente è implicito che i blocchi stipendiali per il personale i piegato nella sanità pubblica rimarranno.
Fonte: Sole24ore
Marco Brezza

 

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