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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese dicembre, 2014

mar, dic 23, 2014  Valentina
Polizia Penitenziaria. In attesa di azioni incisive, Ci si muove a piccoli passi
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Se da un lato si continua ad aspettare qualche segnale postivo dalle istituzioni sulle condizioni lavorative della polizia penitenziaria e in generale sul mondo delle forze armate e degli uomini in divisa in termini di stipendi, pensioni, competenze e specificità, dall’altra ci si muove in autonomia, a piccoli passi, per migliorare la quotidianità degli stessi agenti.

 

Fonte: militariforum.it

Fonte: militariforum.it

È in questa ottica che è stato firmato un protocollo per le agevolazioni tariffarie nei trasporti pubblici regionali alle forze di polizia con il provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania Tommaso Contestabile e con Roberto Miele, vice comandante del Comando regionale del Corpo Forestale dello Stato.

 

Carabinieri, polizia e fiamme gialle avevano già firmato questo documento, che rappresenta per la regione campania un importante traguardo poichè favorisce la presenza riconoscibile del personale delle forze dell’ordine sui mezzi di trasporto pubblico locale.

Lo scopo è quello di aumentare la sicurezza dei passeggeri e del personale. Ma come si traduce la presenza delle forze di polizia all’interno dei mezzi pubblici? Ve lo riassumiamo di seguito:

 

1- prestare assistenza al personale viaggiante per identificare, su richiesta dei controllori, i viaggiatori sprovvisti di biglietto o con titolo di viaggio irregolare;

 

2- distribuirsi sulle diverse vetture e offrire adeguata collaborazione e competenza al personale e agli utenti nel caso di cui si verifichino situazioni di emergenza o si illegalità.

 

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Passi Avanti sì, Ma I problemi Rimangono

 

 

 

E’ il caso dell’istituto penitenziario di Novara, nel quale da diversi giorni si respira aria di tensione. La direzione del carcere tace, ma le proteste non si placano, così come non accenna a diminuire lo stato di agitazione dei circa 200 agenti di polizia penitenzaria associati ai sindacati di categoria Sinappe, Sappe, Osapp e Cisl Fns che da qualche giorno movimenta l’istituto penitenziario.

 

I motivi di questa sommossa sono imputabili tutti alla direzione del carcere, dalla quale però ad oggi non arriva alcuna dichiarazione di sorta in merito a questa situazione.

Il motivo del contentere è composto dai turni straordinari e dalle giornate extra. Dallo scorso 11 novembre i baschi blu attendono, come promesso, la convocazione del direttore per definire una nuova organizzazione del lavoro, poichè la denuncia delle sigle sindacali riguarda una “mala gestione del servizio del personale, con gravi parzialità e con coordinatori privi di ordini di servizi nel rispetto della normativa“. Ma dai vertici l’unica risposta che arriva è il silenzio. I sindacati inoltre sottolineano come la mancata risposta ai loro appelli sia conitnua e ripetuta nel tempo e che  “quando le repliche ci sono state, erano caratterizzate da superficialità ed incompletezza”.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Tra Speranze E Attese

 

 

 

La mia sfida è dare una svolta alle strutture penitenziarie. Un progetto che anche a livello europeo possa far guardare all’Italia come a un modello positivo“. Questo il primo buon proposito del neo capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) il magistrato Santi Consolo, insediatosi lo scorso primo dicembre.

Il mio metodo è lavorare in squadra. Tutte le scelte devono essere condivise e portate avanti con entusiasmo. Ciascuno dovrà avere dei compiti specifici per raggiungere risultati. Solo così si possono cambiare le cose” .

Forse è il caso che passi il concetto aisuoi sottoposti.

 

 

 

 

 

 

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lun, dic 22, 2014  Valentina
Protesta Dipendenti Provinciali. Ecco Le Motivazioni
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Fonte: ilpiacenza.it

Fonte: ilpiacenza.it

Tutto nacque in Toscana, da Firenze, poi Pistoia e poi giù fino a Roma e in Puglia e a nord Reggio Emilia, Torino e il Veneto. Una protesta trasversale che riguarda i dipendenti provinciali di tutta Italia contro il maxiemendamento governativo alla legge di stabilità discussa al Senato, il quale prevedrebbe tagli le province di un miliardo nel 2015, due nel 2016 e tre a partire dal 2017 con un conseguente esubero di dipendenti.

 

 

 

 

Protesta Dipendenti Provinciali Tra Tagli E Riforme

 

 

 

Prima della legge di stabilità appena approvata, era stata varata un’altra riforma che aveva per oggetto i dipendenti provinciali:  si tratta del Disegno di legge Del Rio, approvato lo scorso aprile dalla Camera, secondo il quale circa 20 mila dipendenti dovrebbero passare dalla provincia ad altre amministrazioni locali come regioni e comuni, mentre altri 27 mila sarebbero stati riconfermati nelle loro attuali posizioni professionali.

 

La situazione drammatica viene riassunta correttamente da Alessandro Pastacci, presidente dell’Unione delle Province italiane durante un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica: “dal primo gennaio alle province è stato chiesto di tagliare un miliardo dalle loro uscite, l’equivalente cioè degli stipendi dei 20 mila dipendenti che dovrebbero passare alle regioni. Ma le regioni e i comuni non li hanno ancora assunti e non hanno avuto risorse extra per assumerli, bensì tagli alle risorse esistenti”.

 

Il governo si è affrettato a precisare che non ci sarà alcun licenziamento e che queste 20 mila persone saranno accompagnate lungo un percorso di mobilità biennale, che permetterà loro di conservare il posto di lavoro e di percepire una regolare retribuzione. Qualora, alla scadenza dei due anni il dipendente non sia stato ricollocato in nessun altro ente locale, verranno applicate le leggi che prevedono una retribuzione equivalente all’80% dello stipendio.

 

Non si parla più dunque dell’ipotesi di prepensionamento per i dipendenti in esubero. E questo è uno dei motivi della protesta di piazza, incitata dalla Cgil.

 

 

Dipendenti Provinciali. Che Ne Sarà Di Coloro Che Hanno Vinto I Concorsi?

 

 

Già perché in questi anni di concorsi pubblici ne sono stati indetti molti, con relative graduatorie che ad oggi potrebbero essere rivoluzionate con la ricollocazione dei dipendenti in esubero che arrivano dalle province.

 

In altre parole chi ha vinto il concorso e tecnicamente dovrebbe occupare il primo posto disponibile nell’ente locale, verrà probabilmente “scavalcato” da un dipendente provinciale da ricollocare.

Un beffa su tutti i fronti insomma, per i vecchi e anche per i nuovi.

 

 

 

 

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ven, dic 19, 2014  Marco Brezza
Infermieri, la disciplina dell’orario di lavoro: guida in pillole
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Come si delinea la disciplina dell’orario di lavoro degli infermieri impiegati presso la sanità pubblica? In questo articolo forniamo una breve guida in pillole contenente le informazioni basilari in materia di scansione orari, riposi giornalieri e riposi settimanali con particolare riferimento alla categoria degli infermieri, ma anche appoggiando lo sguardo in maniera più generale sull’ambito complessivo della settore della sanità pubblica.

 

Infermieri, la disciplina dell'orario di lavoro

Orario di lavoro infermieri: i limiti

 

In primo luogo è necessario definire i margini ordinari dell’orario di lavoro infermieri: quest’ultimo è ordinariamente fissato in 36 ore settimanali, anche se in assenza di disciplina contrattuale l’orario si amplia a 40 ore settimanali. Esiste poi una maggiore elasticità che può essere conferita all’orario: la durata media può infatti raggiungere il picco delle 48 ore settimanali, compreso ovviamente il lavoro straordinario. Inoltre l’orario di lavoro giornaliero degli infermieri non può in alcun modo superare le 12 ore consecutive di lavoro ogni 24 ore, a qualunque titolo effettuate (straordinari compresi). Quando l’orario di lavoro supera le 6 ore consecutive deve essere consentito al dipendente un intervallo per pausa: la pausa non può essere inferiore ai 10 minuti, e le sue modalità sono stabilite dai contatti collettivi di categoria.

 

Sanità: la contestazione della Commissione europea

 

A tal riguardo non si può non citare quello che è accaduto nel corso del 2014 con peculiare riferimento proprio al settore della sanità pubblica italiana: ovverosia il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea da parte della Commissione UE a causa del mancato rispetto della normativa dell’UE nei servizi di sanità pubblica. Secondo la Commissione europea l’Italia non avrebbe  applicato correttamente la Direttiva sull’orario di lavoro ai medici operanti nel servizio sanitario pubblico. Attualmente, la normativa italiana priverebbe coloro che sono impiegati presso la sanità pubblica del loro diritto a un limite nell’orario lavorativo settimanale e a un minimo di periodi di riposo giornalieri. Dopo aver ricevuto diverse denunce, la Commissione ha infatti inviato all’Italia un “parere motivato” in cui le chiedeva di adottare le misure necessarie per assicurare che la legislazione nazionale ottemperasse alla direttiva.

 

Infermieri: i riposi giornalieri e quelli settimanali

 

Tornando ad osservare più da vicino la disciplina dell’orario di lavoro per la categoria degli infermieri, va detto che il dipendente ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. In seconda istanza il riposo giornaliero infermieri deve essere fruito in modalità consecutiva fatte salve le attività che sono caratterizzate da periodi di lavoro frazionati nel corso della giornata. Il riposo settimanale invece è scandito nella seguente maniera: l’infermiere ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive (tendenzialmente da far coincidere con la domenica). Permane a tal riguardo l’eccezione rappresentata dalle attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata.
Nulla vieta ai contratti collettivi la possibilità di stabilire previsioni diverse da quelle appena esposte: ciò può avvenire a patto che ai prestatori di lavoro vengano accordati periodi equivalenti di riposo compensativo. A corollario di tutto ciò va infine posto un principio indissolubile in matreria di diritto del lavoro: ovverosia che il riposo settimanale è irrinunciabile e non è in alcun modo monetizzabile.

 

 

 

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gio, dic 18, 2014  Valentina
Digitalizzazione Sanità. Forse Ci Siamo?
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L’innovazione digitale si presenta come strumento strategico per il potenziamento dell’intero sistema di governance per la Sanità, concorrendo all’adozione di modelli assistenziali più avanzati, più conformi alle esigenze di cura e tutela, e coerenti con la complessiva razionalizzazione e riduzione dei costi del Servizio sanitario nazionale prevista dal Patto della Salute 2014/2016, coniugando sostenibilità e difesa dei principi fondamentali del welfare”.

digitalizzazione sanitàA dirlo durante un convegno a Roma è Mariapia Garavaglia, presidente dell’Istituto superiore di studi sanitari “Giuseppe Cannarella”. In effetti sono ormai diversi anni che si sente parlare di questa innovazione, che di fatto però non è mai entrata definitivamente nel sistema sanitario nazionale italiano.

 

E questo nonostante rappresenti, conti alla mano, un risparmio di oltre 7 miliardi in tre anni, e anche la spinta necessaria verso nuovi modelli organizzativi che rendano maggiormente efficiente un sistema ormai allo stremo.

 

 

Digitalizzazione Sanità. Se Ne Parla Dal 2008

 

 

Gli studi condotti dalla School of Management del Politecnico di Milano evidenziano però come la spesa complessiva per la digitalizzazione della sanità si è ridotta del 5%, dopo il calo già registrato lo scorso anno, con un valore stimato di 1,17 miliardi di euro. Questo in concreto si traduce nella necessità di  nuovi investimenti, poiché quelli destinati alla tecnologia, secondo gli esperti, sono gestiti in un’ottica frammentata e locale per una pura automazione del sistema esistente.

 

Della digitalizzazione della sanità se ne parla dai tempi del ministro Brunetta e già allora gli studiosi di settore avevano auspicato investimenti mirati.

Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio ICT in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano aveva a suo tempo sottolineato come “l’investimento in nuove tecnologie (…)  andrebbe concepito nel quadro del passaggio a un nuovo modello integrato e intelligente (…)  in grado di prendersi carico dei pazienti nelle fasi acute e a livello ospedaliero così come nell’assistenza domiciliare e sociale, con una governance condivisa dell’innovazione in cui l’ICT abiliti la collaborazione tra i diversi attori”.

 

Nei progetti governativi che arriveranno fino al 2016 in ambito sanità, la digitalizzazione dovrebbe rivestire un ruolo primario considerando la percentuale di risparmio che rappresenta. Fino ad ora, l’unico modo studiato per risparmiare sono stati i tagli. Staremo a vedere.

 

 

 

 

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mer, dic 17, 2014  Valentina
Carabinieri In Missione In Afghanistan
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Se i vertici delle forze armate e i sindacati di rappresentanza discutono e lottano per migliorare le condizioni lavorative e anche quelle economiche, tutto il resto del mondo in divisa continua a svolgere le proprie funzioni al meglio. Come i Carabinieri, il cui futuro è maggiormente incerto rispetto agli altri comparti.

 

Fonte: difesa.it

Fonte: difesa.it

È in collaborazione con l’European Union Police Mission in Afghanistan (EUPOL Afghanistan), a favore delle forze di sicurezza afghane che i carabinieri del Police Advisor Team (PAT) in missione ad Herat  hanno organizzato il primo Forensic Police Course.

 

Si tratta di una serie di lezioni pratiche e teoriche  incentrate sulle attività che vanno svolte sulla scena di un crimine per conservare e non inquinare elementi che potrebbero essere prove fondamentali, dalle quali partire per ricostruire quanto accaduto.

Il corso è quindi improntata a capire come muoversi sulla scena di un crimine, come delimitare l’area ed evitare contaminazioni esterne, con speciale  riguardo al contesto di lotta al terrorismo.

 

 

 

 

 E in Italia come si fa a diventare Ris dei Carabinieri?

 

 

 

Iniziamo con il precisare che il RIS è il reparto investigazioni scientifiche dell’arma dei carabinieri, dove marescialli e brigadieri si occupano dei rilievi di carattere scientifico, mentre gli ufficiali coordinano le indagini.

Anche in questo reparto ci si accede per concorso, il quale viene bandito con cadenza annuale. I requisiti di accesso al concorso variano a seconda della specializzazione che si vuole intraprendere all’interno del reparto, ma di base la laurea è un requisito basilare. Per essere più chiari servirà una laurea in medicina se si vuole accedere al settore sanità, mentre se si è interessati alle investigazioni scientifiche, la laurea dovrà essere in ingegneria chimica e così via per ogni comparto specialistico.

 

Di pari passo con la laurea, ci va anche l’iscrizione al relativo albo, dunque essere a tutti gli effetti un medico, un ingegnere, un architetto.

 

Per poter accedere al concorso per Ris è necessario anche rispettare un limite di età anagrafica: 40 anni se si è Maresciallo dell’ Arma dei Carabinieri; 34 anni se si è ufficiali in ferma prefissata con almeno 1 anno di servizio/sotto ufficiali delle forze di completamento oppure 32 anni se si appartiene ad una terza categoria.

 

Essendo un reparto molto tecnico, i posti disponibili ogni anni sono pochissimi e non sempre coprono tutte le categorie. Una volta superato il concorso  è necessario frequentare un corso presso il Centro di Addestramento del RA.C.I.S (dove si studia criminologia e altre cose) e poi seguire l’iter addestrativo specifico a seconda della specialità a cui si è destinati.

 

 

 

 

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