Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese gennaio, 2015

ven, gen 30, 2015  Valentina
Vigili del Fuoco Troppo Costosi. Meglio Non Chiamarli
4 (80%) 5 Vota Questo Articolo

 

È questa l’accusa mossa daStefano Giordano, coordinatore provinciale vigili del fuoco Usb durante l’incontro dal titolo “Italia. Il paese delle catastrofi. “Costa meno far arrivare squadre dalle zone limitrofe piuttosto che avviare un’emergenza preventiva come avviene in regioni più virtuose come Lazio e Veneto (…) ” In situazione eccezionali come queste dovrebbe esserci il blocco totale dei vigili e il raddoppiamento dei turni. Invece non siamo stati chiamati per risparmiare”.

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Fonte: ilfattoquotidiano.it

A riprova di quanto siano importanti le competenze dei vigili del fuoco, qualora ce ne fosse bisogno, c’è anche la gestione del drammatico incendio scoppiato sul traghetto Norman Atlantic che ha dimostrato ancora una volta “quanto sia necessario avere Vigili del fuoco sempre pronti a intervenire anche in condizioni proibitive e opportunamente addestrati, sia per i servizi antincendio, sia per il concorso ai servizi di soccorso in mare su richiesta della Guardia costiera”. A dirlo è Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, sindacato autonomo Vigili del fuoco.

 

 

 

 

Vigili Del Fuoco. Non Solo Emergenza Ma Anche Prevenzione

 

 

 

L’accusa è rivolta alla regione Liguria a seguito dell’alluvione che ha colpito la provincia di Genova qualche settimana fa.

Una polemica che suona anche come un appiglio per ricordare che sul tavolo delle istituzioni esiste una proposta di legge per dare al corpo dei vigili del fuoco un’altra identità che non si occupi più solo della fase di emergenza ma che abbia anche compiti di carattere preventivo. E se da una parte c’è un corpo strutturato e consapevole che porta sul tavolo delle trattative soluzioni e proposte sensate, dall’altro c’è un’istituzione che ignora le esigenze del settore e va dritta per la sua strada.

 

A riprova di questo c’è la mancata firma da parte del sindacato Conapo dell’accordo con il governo per l’adozione di un piano di tagli e riduzione di organici che non ha comunque al momento bloccato la volontà del ministro Alfano di proseguire nella sua lotta a quelli che definisce “sprechi”.

 

 

 

 

Vigili Del Fuoco. E I Volontari?

 

 

 

 

Non va poi dimenticato che di fianco ai vigili del fuoco esiste un esercito di volontari altrettanto fondamentali, perché sopperiscono alle gravi carenze di organico dei singoli comandi provinciali. Proprio sulla base di questo dato e sull’ultima disposizione del ministero degli interni, in ordine di tempo, sulla riduzione di organico, Erminio Cianciolo coordinatore del Gruppo discontinui Vigili del Fuoco di Reggio Calabria ha annunciato lo stato di agitazione, “affinché venga riconosciuto il loro diritto in merito all’assunzione nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (…) dopo tutti gli anni che hanno prestato servizio con orgoglio e dedizione e a rischio della propria vita al fianco dei colleghi permanenti”.

 

In un contesto di tagli, riduzioni e ottimizzazione è certamente una richiesta in controtendenza. Ma è per questo meno legittima? Dopotutto, noi pensiamo di no.

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica / strettoweb / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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gio, gen 29, 2015  Valentina
Polizia. Il Commissariato Chiude e Il Sindaco si Dimette
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

 

È accaduto a Cetraro, un comune calabrese e da più parti è stato definito un atto di coraggio quello del primo cittadino Giuseppe Aieta e di tutta la sua giunta, poiché “utilizzare a pretesto, dopo oltre dieci anni che incombe la minaccia, il rischio frane del territorio contiguo a quello dov’era ubicato l’ufficio di polizia, è assolutamente inaccettabile per il Siulp, così come per il Sindaco e tutti i cittadini di quel territorio” grida con forza Felice Romano, Segretario Generale del Siulp.

Fonte: cronachecittadine.it

Fonte: cronachecittadine.it

 

La gravità di questa decisione è data anche dalla particolarità di questo territorio “martoriato dalla ‘ndrangheta e crocevia di interesse dei loschi affari della criminalità organizzata campana e calabrese”.

 

L’appello che viene rivolto alle istituzioni da parte dei sindacati di polizia è chiaro e rispecchia una richiesta più volte e in più occasioni avanzata: si restituisca il Commissariato a Cetraro e si taglino invece le articolazioni centrali che ormai sono troppe e non prioritarie rispetto al diritto della sicurezza dei cittadini.

 

 

 

 

Chiusura Commissariato Di Polizia. I Fatti

 

 

 

 

Iniziamo con il precisare che questa richiesta di chiusura non è un fulmine a ciel sereno,. Negli anni scorsi infatti più volte era stata paventata questa ipotesi.

 

L’altra doverosa precisazione riguarda invece il territorio su cui si trova l’immobile in questione e che, a differenza di quanto divulgato, non è in zona a rischio R4 del PAI dell’autorità regionale, ma è ubicato solamente all’intero del perimetro di frana, luogo nel quale sono già stati investiti oltre un milione di euro per alleviare il rischio idrogeologico.

 

La richiesta del comune di Cetrano è semplice e consiste “nell’immediata sospensione del Decreto di soppressione del Posto fisso di polizia per il tempo necessario alla convocazione di un tavolo istituzionale, alla presenza del Ministro dell’Interno, del Capo della Polizia, dei sindacati di Polizia, della Deputazione parlamentare calabrese e del Sindaco di Cetraro, al fine di rimuovere le cause che hanno prodotto la decisione di chiudere la struttura” come si legge in una nota ufficiale divulgata dallo stesso comune.

 

 

 

 

Chiusura Commissariato Di Polizia. La Soluzione Della Giunta

 

 

 

Ma l’azione della giunta non si ferma qui e trova anche una soluzione del tutto percorribile a questa chiusura improvvisa.

 

È stato già deliberata la concessione in uso gratuito dell’ex palazzo di città, attuale sede della giunta con effetto immediato, in modo  tale da evitare la sospensione delle attività di polizia particolarmente delicate e pericolose in questo territorio.

 

Resta inteso però, con l’appoggio totale delle associazioni di categoria a livello nazionale, che il tavolo di discussione con il ministero è necessario e non più posticipabile.

 

 

 

 

 

Fonte: grnet / giornaledicalabria / radio1one / cronachecittadine

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mer, gen 28, 2015  Marco Brezza
Infermieri dipendenti: la maternità in tutte le sue forme
3 (60%) 1 Vota Questo Articolo

Come si declina l’istituto della maternità nel pubblico impiego, in particolar modo con riferimento alla categoria infermieristica? Andiamo ad analizzare il tema partendo dalla questione (spesso delicata) della maternità anticipata per infermieri, transitando per le modalità attraverso cui è possibile fruire dell’astensione facoltativa ed analizzando differenti tipologie di permessi per maternità.

 

Infermieri dipendenti: la maternità in tutte le sue forme

Infermieri: la maternità anticipata

 

La Direzione Territoriale del Lavoro (ovverosia l’ispettorato) ha la facoltà di disporre, previa disposizione di accertamento medico, l’interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza nel caso di complicanze della gravidanza, o quando le condizioni ambientali o di lavoro siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino, e non possa essere spostata ad altre mansioni. Tale possibilità è prescritta come un diritto per le donne impiegate come infermiere presso un istituto pubblico. Un diritto che si inserisce nel novero complessivo di possibilità concesse alle lavoratrici.

 

Astensione facoltativa: un diritto per la categoria

 

Proseguendo nella trattazione del tema della maternità, non può non essere citata la facoltà, concessa sia al padre che alla madre che siano impiegati presso il settore pubblico, di usufruire della astensione facoltativa. Sia la figura materna che quella paterna possono astenersi dal lavoro, entro i primi otto anni di vita del bambino, sino a un totale di dieci mesi complessivi, consecutivi o frazionati. La madre ha la facoltà di astenersi dal lavoro per un limite massimo di sei mesi, il padre sino a sette mesi se si astiene per almeno tre mesi consecutivi. In tal caso il limite di dieci mesi sale a undici. Ma come sono retribuiti tali mensilità? Fino al terzo anno di vita del bambino i primi 6 mesi di congedo sono retributi in una frazione corrispondente al 30% dello stipendio totale. Va detto che tali periodi vengono pienamente computati nell’anzianità di servizio, con la sola esclusione degli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima.
La Direzione provinciale del lavoro (sezione Ispettorato) può inoltre disporre, sempre sulla base di accertamento medico, il posticipo dell’astensione per il periodo compreso tra la fine del terzo e la fine del settimo mese dopo il parto (come recita la circolare 72/1989) all’80% della retribuzione.

 

Il regime dei permessi per la categoria degli infermieri

 

All’interno del periodo di astensione facoltativa dal lavoro per maternità, i primi 30 giorni di assenza (calcolati in maniera complessiva per entrambi i genitori) vengono retribuiti interamente, non riducendo le ferie: questi giorni vengono inoltre valutati ai fini dell’anzianità di servizio. Un’altra tipologia di permesso consente invece la fruizione di due ore di permesso giornaliero retribuito sino al compimento del terzo anno di vita del bambino.
Inoltre esiste la possibilità di fare utilizzo di un permesso dall’aspetto particolare: questo si articola infatti in due ore di riposo al giorno, se l’orario di lavoro giornaliero è superiore a 6 ore. Le due ore giornaliere sono retribuite sino al primo anno di vita del bambino. Questa specifica tipologia di permesso può essere riconosciuta al padre in alternativa alla madre, nel caso peculiare in cui figli siano affidati al padre.

 

Fonte: ipasvi.it
Marco Brezza

 

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mar, gen 27, 2015  Valentina
Accordo Storico Tra Marina Militare e Vigili Del Fuoco
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

 

Il 13 gennaio rimarrà una data storica sia per la marina militare che per il corpo dei vigili del fuoco. È stato infatti siglato un accordo importante tra i due comparti con lo scopo di incrementare la conoscenza reciproca con lo scopo di individuare le attività di comune interesse per valorizzare le rispettive capacità e metterle al servizio della società civile.

accordo

fonte: velaveneta.it

A siglare materialmente l’accordo sono stati il Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Giuseppe De Giorgi e  Gioacchino Giomi, Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

 

Si tratta di fatto di una serie di attività come ricerca, sperimentazione, formazione, addestramento che le due organizzazioni dovranno svolgere insieme per capire i punti in comune e l’integrazione delle competenze, ottimizzando al massimo il risultato finale per la collettività.

 

 

 

 

Ottimizzare Le Competenze è Diventato Prioritario

 

 

 

In molti sperano che questo accordo traghetti anche altre forze verso l’ottimizzazione delle competenze, evitando sovrapposizioni e spreco di uomini e mezzi. Come nel caso delle due navi mercantili che si sono scontrate pochi giorni fa a largo delle coste ravennati.

 

In quel caso si è mossa una mole tale di forze e mezzi, come se ci fosse una guerra in corso nell’Adriatico: due motovedette della Capitaneria, due motobarche dei piloti del porto, un natante dei Vigili del Fuoco, una motovedetta della Guardia di Finanza e un’altra della Polizia di Stato e alcuni mezzi dell’Aviazione militare. Un vero e proprio esercito! Se lo scontro fosse avvenuto a largo di qualunque altro paese europeo, sarebbero state attivate le solamente le forze specializzate.

 

Nel caso dell’Italia invece si mette in marcia un esercito di uomini dalle più disparate uniformi, ognuno, a loro modo, qualificato per prestare soccorso, ma non abbastanza qualificato per farlo da sé.

Ampliando per un attimo l’ottica delle sovrapposizioni, per capire la gravità della situazione in Italia, basta pensare che non siamo dotati neanche di un unico numero di emergenza, ma che sulla base della tipologia di situazione, si deve formulare un certo numero, che fa capo a una certa forza… In America esiste il 911.

 

 

 

 

Unificazione Forze Dell’Ordine Sempre Più Auspicata

 

 

 

 

Questi episodi fanno riflettere sull’unificazione delle forze dell’ordine pubblicizzata dal viceministro dell’Economia Enrico Morando, insieme al fatto che l’Italia è l’unico paese in tutto il mondo ad avere cinque forze dell’ordine a carattere nazionale, a cui vanno sommati i Vigili del Fuoco e le Capitanerie di Porto e a seguire la polizia municipale e quella provinciale.

A questo si aggiunge che il 60% degli uomini in divisa lavora nell’apparato tecnico-logistico, quindi non sono risorse di carattere operativo.

 

L’intento governativo è chiaro anche dalle parole del Vceministro Morando: “la fusione del Corpo Forestale con la Polizia è solo un primo passo. Di sicuro ci sono i margini per effettuare riforme importanti, in modo da evitare sovrapposizioni non più accettabili (…) In Europa siamo uno dei Paesi che spende di più, ma in termini di risultati facciamo peggio di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna: vuol dire che c’è un problema di organizzazione e struttura del servizio“.

 

A volere una rivoluzione delle forze dell’ordine sono gli stessi addetti ai lavori perché, conti alla mano, “passando da cinque a due polizie nazionali avremmo più soldi da investire negli stipendi dei nostri agenti, oggi tra i più bassi d’Europa (1.280 euro è quello d’ingresso, contro i 1.900 della Germania) e, soprattutto, più uomini per strada” sottolinea Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato autonomo di polizia.

 

 

 

Fonte: vigilfuoco / interno / espresso.repubblica

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, gen 26, 2015  Valentina
Dipendenti Provinciali. Al Via La Mobilità
3.25 (65%) 4 Vota Questo Articolo

Fonte: gonews.it

Fonte: gonews.it

 

Mobilità sbloccata: 1.071 dipendenti pubblici verso uffici giudiziari dove c’era carenza personale. Priorità a quelli di province”.

Con questo twitter il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia annuncia il trasferimento definitivo di migliaia di dipendenti pubblici verso tribunali, corti d’appello, procure e ogni altro tipo di ufficio giudiziario.

 

Si tratta di una mobilità di massa mai vista prima in Italia nel settore pubblico e riguarderà lo 0.08% del totale dei dipendenti pubblici.

 

 

 

 

Dipendenti Provinciali. Ecco Cosa Succede

 

 

 

 

La Legge di stabilità prevede che entro il prossimo 31 marzo verrà attuata una razionalizzazione della spesa pubblica che implicherà la mobilità per il 50% dei dipendenti. Ciò si traduce nel percepire l’80% della retribuzione pur stando a casa.

 

Per i dipendenti provinciali questa mobilità definita volontaria rappresenta l’opportunità di non finire nelle eccedenze.

Ma rispetto al riassorbimento degli oltre 20mila dipendenti provinciali, il Presidente dell’Upi, l’Unione delle Province italiane Alessandro Pastacci, riporta tutti con i piedi per terra: “è un obiettivo impegnativo, che, perché sia pienamente raggiunto, ha bisogno di indicazioni certe da parte del Governo a tutte le amministrazioni statali e territoriali, altrimenti non sarà possibile garantire il futuro lavorativo e professionale di persone che sono e devono essere considerate una risorsa preziosa per il Paese”.

 

 

 

Dipendenti Provinciali. La Non Soddisfazione Dei Sindacati

 

 

 

 

C’era da aspettarselo che non tutti sarebbero stati felici di questo provvedimento.

E il prima linea non potevano certo mancare i sindacati CGIL e CISL che per voce delle rispettive leader Susanna Camusso e Annamaria Furlan fanno sapere che il problema della riorganizzazione della Pubblica Amministrazione non si risolve con gli annunci mediatici e chiedono certezze sul futuro dei tirocinanti del comparto giustizia, i quali escono forzatamente penalizzati da questo provvedimento.

 

Il responsabile Settori Pubblici della Cgil, Michele Gentile entra più nel merito del decreto e polemizza sul fatto che “sull’avviso di mobilità continua a non esserci scritto che una priorità è riconosciuta ai lavoratori delle Province e comunque il meccanismo non funzionerebbe se le Province devono dare alle amministrazioni che assorbono il personale il 50% del trattamento economico dei dipendenti trasferiti”.

 

Manifestazioni davanti alle prefetture e sit-in di protesta in piazza Montecitorio sono già stati annunciati e in qualche caso messi in atto da tutte le sigle sindacali.

 

 

 

 

 

Fonte: lastampa / termometropolitico / ilgiorno/ gonews

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

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