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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese febbraio, 2015

mer, feb 18, 2015  Marco Brezza
Chiamata in servizio infermieri 2015: tutte le regole e novità.
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Nell’ampio panorama dei diritti garantiti in capo alla categoria degli infermieri impiegati presso il settore pubblico non può non essere conferito rilievo alla questione della chiamata in servizio infermieri.

 

Chiamata in servizio infermieri

Fonte: affaritaliani.it

 

Chiamata in servizio infermieri: (anche) questione di privacy

 

Va in prima battuta affermato che non esiste alcuna legge o statuizione contrattuale che ponga sul capo dell’infermiere l’obbligo di lasciare il proprio numero di telefono in reparto (tale obbligo esiste solo per coloro che sono formati sulle cure d’urgenza, ovvero gli SPD). Per ottemperare nei fatti, e rendere reale questo diritto è possibile fare richiesta, tramite apposito modulo disponibile sul sito del Garante della Privacy, la cancellazione del  proprio numero telefonico da tutti i luoghi “non essenziali”. Un diritto quest’ultimo sviluppatosi negli ultimi tempi grazie alla notevole crescita dei diritti inerenti alla privacy nel nostro paese.

 

Turno di lavoro e caratteristiche dell’ordine di servizio

 

Il turno dell’infermiere impiegato nel settore pubblico si configura come impegnativo sia per lui stesso che ovviamente per l’Azienda ospedaliera: eventuali modifiche al turno stesso, pertanto, non sono possibili senza comunicazione ed approvazione da parte di entrambe le parti; e le chiamate in servizio, emesse ed effettuate a qualsiasi titolo, sono possibili solo ed esclusivamente mediante stesura dell’ordine di servizio. In tale direzione i contratti collettivi di categoria prevedono che l’ordine di servizio debba possedere i seguenti requisiti perentori: forma scritta, adeguata motivazione, data esplicitamente indicata, provenienza dal Responsabile del Servizio, carattere di  eccezionalità  e consegna da effettuare con almeno 24 ore di preavviso. L’esempio di scuola della telefonata a casa o dell’ordine di servizio giunto con un preavviso inferiore alle 24 ore configura la fallacia della comunicazione e conseguente la contestabilità della stessa.

 

Chiamata in servizio infermieri: la pronta disponibilità

 

A questo tema si collega in maniera diretta quello della pronta disponibilità degli infermieri: questo servizio infatti si sostanzia nella immediata reperibilità da parte dell’infermiere, il quale è anche obbligato a raggiungere la struttura nelle tempistiche e tramite le modalità stabilite. Ovviamente, come affermato in precedenza, tale servizio può essere svolto soltanto dagli infermieri dipendenti addetti alle attività operatorie e nelle strutture di emergenza (in numero strettamente necessario a soddisfare esigenze funzionali dell’unità sanitaria).
La durata del turno intrapreso in pronta disponibilità generalmente si assesta sulle 12 ore: tuttavia esso può andare incontro a variazioni che ondeggiano tra un minimo (4 ore) ed un massimo (24 ore, soltanto nei giorni festivi). La pronta disponibilità conferisce all’infermiere il diritto ad una congrua indennità, parametrata sulle ore trascorse al lavoro, con una maggiorazione del 10%. Infine, non possono essere previsti più di sei turni di disponibilità al mese per ciascun infermiere dipendente.
Fonte: ipasvimi.it
Marco Brezza

 

 

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mar, feb 17, 2015  Marco Brezza
Riforma scuola: cosa cambia per gli scatti stipendiali insegnanti
2 (40%) 1 Vota Questo Articolo

È marcia indietro del Governo Renzi sulla riforma degli stipendi degli insegnanti: a spiegarlo è Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione della compagine governativa, il quale ha illustrato per filo e per segno in quale modo andranno a scandirsi e configurarsi nel futuro prossimo gli aumenti di stipendio per gli oltre 700mila docenti della scuola italiana (anzi, presto 850mila, grazie al maxi-piano di assunzioni previsto dal piano della “Buona scuola” presentato lo scorso 3 settembre). Ma ecco le novità anticipate da Faraone.

 

scatti stipendiali insegnanti

Scatti stipendiali insegnanti, un tetto finanziario

 

In prima battuta, in materia di scatti stipendiali, viene spostata la discriminante dei tetti massimi dai docenti alle risorse. Non più quindi esclusione di un terzo dei docenti dagli scatti, bensì un limite finanziario complessivo da non oltrepassare, per evitare odiose disparità di trattamento. “Ci sarà – spiega Davide Faraone – una quota dei fondi destinati alla premialità degli insegnanti che sarà per due terzi determinata dal merito. La quota non corrisponderà ad una quota di insegnanti, ma corrisponderà alla cifra delle risorse destinate al merito”. Insomma il tanto vituperato (e controverso) 66% di docenti premiati non esiste più. È pertanto stata messa la parola fine ad una misura davvero criticata nelle scorse settimane. All’indomani della presentazione della pianificazione con i contenuti del piano di riforma della scuola, i sindacati erano infatti scesi sul piede di guerra contro l’ipotesi di una quota prefissata di docenti meritevoli.
In tale direzione tale impostazione era stata aspramente da Francesco Scrima, numero uno della Cisl Scuola, il quale aveva definito “ideologica l’idea che contrappone in modo forzoso anzianità e merito dividendo assurdamente la categoria fra due terzi di competenti e un terzo di presunti incompetenti”. Contestualmente la Flc Cgil, mediante il proprio segretario Domenico Pantaleo, aveva battezzato la questione degli scatti di merito un “colossale imbroglio”, chiedendo l’immediato ritorno agli scatti stipendiali ogni sei anni per tutti.

 

I criteri di valutazione per attribuire gli scatti

 

Ma quasi saranno i requisiti e le caratteristiche idonee a dare forma ai criteri di valutazione per l’attribuzione degli scatti stipendiali basati sul merito? A questi fini ad essere valutata non sarà soltanto l’attività didattica: saranno infatti premiati quei docenti che, accanto alle ore tradizionali di lezione, svolgono attività a scuola “diverse rispetto alle tradizionali”, come ad esempio l’istituzionalizzazione delle buone pratiche, il modo di relazionarsi con gli studenti, la capacità di edificare le attività didattiche non tradizionali.
Insomma, tale nuova valutazione dovrà essere in grado di prendere in esame il modo in cui gli insegnanti svolgeranno attività coerenti con quelle dell’istituto, come la partecipazione all’apertura pomeridiana, e lo sviluppo delle attività di collegamento tra scuola e lavoro. Saranno questi i tasselli dell’ideale mosaico capace di dare una forma coerente al processo di valutazione dei docenti della scuola pubblica.

 

E i sindacati cosa dicono?

 

Ma ai sindacati, fin da ora, non pare andare giù questa inedita scansione: le prospettive stipendiali sono infatti state definite da questi ultimi aleatorie e inconsistenti. Non sarebbero, a parer loro, previste risorse aggiuntive per premiare il merito degli insegnanti: “Saranno i vecchi scatti, ridotti di due terzi – spiegano -, a remunerare i docenti più bravi”. Ma la verità dove sta?

 

Fonti: repubblica.it, orizzontescuola.it.

 

Marco Brezza

 

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lun, feb 16, 2015  Valentina
Vigili Urbani. “Mai Più Fango Su di Noi”
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

 

Fonte: omnimoto.it

Fonte: omnimoto.it

Da piazza della Repubblica fino alla Bocca della Verità una lunga scia di 15 mila caschi bianchi hanno sfilato, intonando una famosissima canzone di Alberto Sordi “te c’hanno mai mannato a quel paese”. È lo sfondo della protesta dei vigili urbani di tutto il territorio nazionale che si sono ritrovati a Roma, per chiedere alle istituzioni una riforma ad hoc, improntata all’equiparazione del loro corpo, alle altre forze di polizia.

 

Anche per questo la presenza alla protesta su scala nazionale ha visto un’adesione di oltre 80%, nonostante non avesse l’appoggio dei maggiori sindacati Cgl, Cisl e Uil.

 

 

 

Vigili Urbani. I Cardini Della Protesta Nazionale

 

 

 

 

Una protesta pacifica, caratterizzata da sfottò e slogan da stadio, ma anche da gesti chiari di forte critica verso il palazzo del Campidoglio e Palazzo Senatorio, direttamente ricollegati allo scandaloso assenteismo della notte di Capodanno a Roma.

 

Va comunque ricordato che ad oggi i vigili urbani vengono considerati a tutti gli effetti dei dipendenti comunali e questa condizione è, oltre che ingiusta, molto pericolosa per chi di fatto svolge mansioni di ordine pubblico e non di carattere amministrativo.

 

Ma le rivendicazioni dei vigili urbani, seppure riconducibili tutte all’equiparazione alle forze di polizia, spaziano su molti campi: gli adeguamenti del trattamento economico, il ripristino dell’equo indennizzo, le cause di servizio, l’indennità di pubblica sicurezza, il riconoscimento di categoria a rischio, il monitoraggio delle malattie professionali e la copertura assicurativa 24 ore su 24 per il porto dell’arma.

Insomma tutte condizioni fondamentali per permettere ai caschi bianchi di svolgere in tranquillità e sicurezza un compito complesso.

 

 

 

 

 

Vigili Urbani. Una Protesta Riuscita Almeno Sul Piano Interno

 

 

 

 

L’alta percentuale di adesione alla protesta dei vigili urbani ha avuto ripercussioni anche sul traffico della capitale che è letteralmente impazzito nei pressi di Piazza Maggiore, dove dalle 8 decine di tram delle linee 14, 5, 3 e 19 sono rimasti bloccati lungo la via Prenestina e via Carlo Felice.

 

Lo scopo primario della manifestazione, voluta prima di tutto da alcuni sindacati di categoria, peraltro pienamente raggiunto, era quello di “sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgente e quanto mai necessaria riforma delle polizie locali che, a dispetto dei compiti svolti, vengono impiegate sempre più in teatri operativi a fronte di un contratto che vede inquadrare il proprio personale in quello di impiegati comunali, non ricevendo le necessarie tutele spettanti a polizia e carabinieri”. Si legge in una nota ufficiale rilasciata da Marco Milani, coordinatore romano Ugl-polizie locali.

 

 

 

 

 

Fonte: rainews / iltempo / repubblica / omnimoto

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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ven, feb 13, 2015  Valentina
Polizia Di Stato. Arriva Lo Spray Urticante
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

 

Fonte: romatoday.it

Fonte: romatoday.it

Per ora si tratta solo di una sperimentazione della durata di sei mesi nei Reparti Mobili della Polizia di Roma e Napoli, ma si auspica da più parti che diventi nel giro di poco tempo un nuovo strumento in dotazione a tutti gli agenti della polizia su tutto il territorio nazionale.

 

Stiamo parlando dell’impiego dello spray al peperoncino nei servizi di ordine pubblico, per il quale è arrivato finalmente il via libera del Viminale, seppure solo alla sperimentazione per il momento.

 

Si tratta di una vera e propria conquista per il mondo della polizia di stato che troppo spesso è stata ed è bersaglio e vittima di questo stesso strumento in mano a delinquenti e teppisti, anche nelle manifestazioni di piazza.

 

 

 

Polizia Di Stato. Impiego e regolamentazione per lo spray al peperoncino

 

 

 

 

Lo scopo principale dell’impiego di questa nuova arma è quello di ridurre al minimo i contatti fisici tra i manifestanti e i poliziotti, nei casi ad esempio delle manifestazioni pubbliche.

 

Ogni poliziotto che verrà dotato di questo strumento di difesa dovrà frequentare un corso di formazione mirato non solo a imparare la gestione di questo dispositivo, ma anche ad apprendere le procedure nei casi di auto contaminazione.

Lo spray al peperoncino dovrà essere impiegato solamente, si legge nella nota ufficiale in “situazioni di ordine pubblico ove sia necessario il ripristino della legalità, nel caso vi sia un’azione volta alla resistenza attiva, minaccia o violenza verso le forze di polizia”.

All’interno di ogni squadra solo un agente verrà dotato dello spray che, ricordiamolo, è uno strumento di dissuasione a getto balistico, cioè in grado di “attingere bersagli circoscritti al fine di garantire il mantenimento di fasce di rispetto dello scontro diretto”.

 

 

 

 

Polizia Di Stato. Una Conquista Piena di Aspettative

 

 

 

 

A riassumere in un commento pieno di soddisfazione il lungo processo che ha portato a questa conquista è  Franco Maccari, Segretario Generale del Sindacato Indipendente di Polizia: “c’è voluta una battaglia lunghissima, incessante, persino dolorosa, e purtroppo totalmente solitaria, ma alla fine si marcia finalmente nella direzione di cominciare a fornire i Poliziotti degli strumenti minimi per consentirgli di tutelarsi. Perché, al di là di ogni retorica ed ipocrita considerazione di chi vorrebbe “rigirare la frittata”, è di questo che si tratta: di qualcosa che possa finalmente consentirci, quando ci troviamo di fronte a soggetti violenti o pericolosi, di limitare al massimo il contatto fisico, altamente pericoloso per noi sotto molteplici profili, non ultimo quello delle vigliacche e continue criminalizzazioni di chi ci vorrebbe fantocci da poter liberamente prendere a bastonate e calpestare in ogni modo, tranne che non si tratti di Poliziotti impegnati a difendere quello steso qualcuno o un membro della sua famiglia ovviamente”.

 

 

 

 

Fonte: grnet / poliziadistato / lettera43 / romatoday

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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gio, feb 12, 2015  Marco Brezza
Banca delle ore docenti scuola pubblica: di cosa si tratta in concreto?
3.4 (68.8%) 25 Vota Questo Articolo

Continuano ad affastellarsi le anticipazioni più o meno ufficiali in merito alle linee direttive concernenti il complessivo procedimento di riforma della scuola pubblica. Una delle possibilità palesate dal Governo Renzi già da qualche mese a questa parte (per la precisione dal mese di ottobre) fa riferimento ad una banca delle ore degli insegnanti che andrà a toccare ogni singolo docente: tali ore saranno utilizzate anche per attività didattiche.
Banca delle ore docenti

 

Banca delle ore scuola: come funziona?

 

Ma come funziona in concreto la banca delle ore per i docenti della scuola pubblica? Per comprenderlo prendiamo in prestito un esempio: si supponga che il giorno del Patrono, in cui la scuola dislocata nel Comune considerato sia chiusa. Un docente che quel giorno avrebbe dovuto svolgere 5 ore di lezione, non svolgendole sarà di fatto tenuto restituire alla scuola. Ma in che modo? Sotto forma di ore di supplenza. La medesima situazione potrebbe palesarsi, ad esempio, per le giornate concesse, una volta al mese per le assemblee d’istituto. L’intenzione è pertanto quella di fare recuperare le ore di sospensione dell’attività didattica, utilizzandole per supplenze gratuite.
In tale direzione la banca delle ore (e l’organico funzionale) saranno utili al fine di  eliminare le supplenze fino a 30 giorni. La compagine governativa si attende un risparmio non lieve attraverso l’utilizzo della banca delle ore: si stimano risparmi nell’ordine dei 350 milioni di euro, derivanti dall’eliminazione delle supplenze brevi nelle scuole. Ma tutto ciò è concretamente azionabile sul piano della realtà?

 

Il piano del Governo

 

Quando si parla di supplenze brevi, il Ministero intende quelle fino a 30 giorni che costano circa 1 milione, con 800mila contratti distribuiti su circa 112mila diversi supplenti ogni anno, concentrati soprattutto nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie.
Con precipuo riferimento all’organico funzionale, a partire da settembre 2015, saranno assunti circa 80mila docenti che avranno il compito di fare supplenze e di occuparsi dell’ampliamento dell’offerta formativa.
In tale direzione appare però evidente come il numero di assunti nell’organico funzionale non sia idoneo a coprire il fabbisogno annuale di supplenze brevi (ovverosia quelle fino a 30 giorni). Proprio a supporto di ciò, le linee guida de “La Buona scuola” anticipano la volontà (appena menzionata) di istituire la cosiddetta banca delle ore, tramite la previsione del recupero dei giorni di vacanza dei docenti sotto forma di supplenze, come esplicitato nel precedente paragrafo.

 

Cosa cambierà per gli insegnanti?

 

Le ore che i docenti di ruolo dovranno restituire attraverso lo strumento della banca delle ore saranno decise dalle scuole a seconda delle necessità contingenti. Ma quali problematiche e quali timori emergono dall’applicazione dell’istituto come delineato? Si teme ad esempio che non si tratterà di ore da restituire secondo una scansione programmata, generando in tal modo una continua reperibilità dei docenti. Secondo tale meccanismo qualora un docente dovesse ammalarsi all’improvviso, sarebbe un collega della stessa materia a rendersi reperibile per effettuare la supplenza compensativa e sostituire il collega.
Si tratterebbe a tutti gli effetti di una reperibilità  di carattere permanente che potrebbe essere richiesta ad ogni docente sei giorni su sette, giorno libero compreso. Questo ciò che si palesa all’orizzonte: si attende di comprendere il parere dei sindacati in merito.

 

Fonte: orizzontescuola.it, tecnicadellascuola.it

 

Marco Brezza

 

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