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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese aprile, 2015

gio, apr 30, 2015  Marco Brezza
Infermieri dipendenti pubblici: tutto sui permessi e aspettative retribuite
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permessi-aspettativa-infermieriPermessi e aspettative retribuite infermieri: la disciplina relativa a questa materia per coloro che sono impiegati in questa professione nel settore pubblico deve essere analizzata con particolare attenzione. Andiamo a scoprire insieme gli aspetti che è necessario conoscere assolutamente se si è degli infermieri.

 

Infermieri dipendenti pubblici: i permessi retribuiti

 

Innanzitutto va analizzata la disciplina dei permessi retribuiti per la partecipazione a concorsi o esami, limitatamente ai giorni di svolgimento delle prove o per aggiornamento professionale facoltativo comunque connesso all’attività di servizio: in tale caso sono concessi 8 giorni all’anno.
Con riferimento invece ai lutti per coniuge, convivente o parenti entro il secondo grado (ed anche affini entro il primo grado) sono invece previsti 3 giorni consecutivi in caso di accadimento.
La fattispecie di documentata grave infermità del coniuge, convivente, parenti entro il secondo grado ed affini entro il primo grado fa (anch’essa) scattare la possibilità dei 3 giorni di permesso retribuito. Va posto a corollario di tale elenco il fatto che nei giorni di permesso non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi.
Per il caso sopraelencato della grave infermità di una persona vicina, l’infermiere dipendente pubblico può concordare differenti modalità di espletamento del lavoro (anche per periodi superiori ai tre giorni); può essere ad esempio stabilita una riduzione dell’orario di lavoro nel complesso non inferiore ai giorni di permesso che vengono sostituiti. I giorni di permesso o l’eventuale riduzione concordata devono essere rispettivamente utilizzati (o avere inizio) entro sette giorni dal lutto o dall’accertamento della grave infermità.

 

L’aspettativa

 

L’istituto della aspettativa per gli infermieri impiegati presso il settore pubblico (ma anche presso quello privato) genera una sorta di congelamento del rapporto di lavoro: quest’ultimo può riprendere non appena vengono a mancare i motivi che ne hanno determinato la richiesta. Durante il periodo di aspettativa senza elargizione di assegni non maturano le ferie e la tredicesima mensilità. Il periodo contemplato dalla aspettativa non può essere computato ai fini della progressione in carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza.
Tra le motivazioni che possono essere utilizzate per usufruire dell’aspettativa infermieri affiorano certamente quelle relative a questioni di carattere familiare, di studio, per ricongiungimento con il coniuge all’estero. L’aspettativa può inoltre aver motivo d’essere per adempiere al trasferimento presso altre amministrazioni pubbliche.

 

Il permesso retribuito: seconda parte

 

Tornando al tema dei permessi retribuiti non si può non fare riferimento ai permessi per motivi personali o familiari debitamente documentati (in questa fattispecie è compresa la nascita di figli): in tal caso sono consentite 18 ore complessive di permesso, anche in misura frazionata.
Per quello che concerne il matrimonio, sono consentiti 15 giorni consecutivi: in tal caso il permesso può essere fino ai 30 giorni successivi all’evento.
Anche per la donazione di sangue l’infermiere dipendente ha diritto ad astenersi dal lavoro: il permesso ha valore per l’intera giornata in viene effettuata la donazione.
I permessi retribuiti possono infine essere concessi per garantire al dipendente il rilascio di testimonianze in tribunale per fatti non d’ufficio, ed anche per l’assenza motivata da gravi calamità naturali che rendono oggettivamente impossibile il raggiungimento della sede di servizio.

 

Fonti: ipasvi.it

 

Marco Brezza

 

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mer, apr 29, 2015  Valentina
Vigili Urbani. Dove Non Arriva La Politica, Arriva Whatsapp
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Whatsapp-vigili-urbaniMassima diffusione con circa 800 milioni di utenti dichiarati dai vertici fondatori e costi di gestione inesistenti.

Questi due dati da soli bastano a spiegare come uno strumento flessibile e di facile impiego come l’applicazione Whatsapp possa essere usato anche per scopi di utilità pubblica, sfruttandolo di fatto per ottenere quell’aiuto che le istituzioni spesso non danno ai propri stessi dipendenti, come nel caso dei vigili urbani.

 

Di fatto si tratta di quello che un tempo era il duplex della SIP.

È bastato infatti fornire un numero di telefono diretto del comando per permettere i cittadini di segnalare episodi che richiedano un intervento degli ufficiali, sviluppando da un lato un senso civico che va perdendosi e dall’altro aiutando in modo concreto il corpo dei vigili urbani che, per carenze di personale e di risorse non può essere presente in tutti i punti di criticità che lo richiederebbero.

 

Vigili Urbani e Whatsapp: A volte La Tecnologia Non Basta

 

 

Lo sanno bene i vigili urbani che se nell’immaginario collettivo rappresentano una di quelle categorie di dipendenti statali privilegiati, di fatto sono i fratelli minori degli uomini in divisa e assorbono problemi  e carenze sia come forze dell’ordine che come dipendenti statali.

 

Le questioni ancora irrisolte per i sindacati di categoria, sono sempre le stesse da mesi: i festivi infrasettimanali, gli standard della polizza infortuni e la distribuzione dei turni e dei servizi.

L’adeguamento in particolare della polizza infortunio è non più procrastinabile: il rischio di infortunio per un Agente che opera su strada è esponenziale rispetto a chi opera prevalentemente in luoghi “protetti”, dunque un giusto adeguamento dei massimali della polizza e la copertura delle spese mediche è davvero indispensabile.

 

A Piacenza i sindacati di categoria sono in agitazione da diverso tempo ormai e non accennano a farlo finire, fino a quando le istituzioni non daranno delle risposte concrete e scandite da scadenze temporali. “Restiamo in attesa dell’esito dell’incontro del 5 maggio, al quale parteciperà anche il nuovo Comandante e in quell’occasione nulla sarà per noi, più rimandabile (…) Se anche in quell’occasione non dovessimo ottenere risultati tangibili, per noi, l’ipotesi più probabile resta quella dello sciopero”. La posizione del sindacato Diccap Sulpl è chiara e molto decisa.

 

 

Fonte: ancupm / liberta / ilpiacenza

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, apr 28, 2015  Marco Brezza
Riforma Scuola: le novità e i cambiamenti previsti
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“Una riforma storica per l’Italia” affermava il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini poco più di un mese fa in sede di presentazione del disegno di legge La Buona Scuola, la bozza che si appresta a rivoluzionare il sistema scolastico nel nostro paese da qui al prossimo biennio. Nel frattempo sono appena trascorse 5 settimane sul sottile filo del rasoio: da una parte le minacce (concrete) di sciopero dei sindacati, dall’altra i dubbi e le richieste di modifica che piovono in parlamento in sede di revisione del testo. Ecco un rapido aggiornamento della situazione in materia, direttamente dalle stanze delle commissioni parlamentari che stanno lavorando sul provvedimento di riforma.

 

Riforma Scuola

Riforma scuola: si prospettano novità?

 

Gli emendamenti presentati al disegno di legge oltrepassano quota 2100: la commissione Cultura si è riunita nella giornata di ieri per le ammissibilità e l’illustrazione delle proposte di modifica. Nel frattempo il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone ha confermato che il testo del disegno di legge sulla Buona Scuola che verrà fuori dal Parlamento andrà certamente incontro a delle “evoluzioni”, con il presumibile accoglimento di alcuni emendamenti idonei tuttavia a rispettare l’impianto originario del provvedimento. “Il testo finale – spiega Faraone – dovrebbe concretizzarsi a giugno con il voto del Senato: andremo rapidamente per dare strumenti alle scuole in modo che possano metterli in campo per il prossimo anno scolastico”. L’ostacolo più insidioso rimane quello relativo alle assunzioni: su tale punto critico si sta ancora lavorando alacremente.

 

Autonomia e connessione con il mondo del lavoro

 

Il sottosegretario ha inoltre confermato l’accoglimento in commissione delle proposte più costruttive provenienti sia dal mondo della scuola che dal Parlamento: nel rispetto dell’autonomia degli istituti, (perno evidente su cui si innesta l’intera riforma), potranno quindi essere accolti gli emendamenti più efficaci per apportare miglioramenti. Insomma: il cosiddetto e fondamentale “principio dell’autonomia” e la connessione stretta tra scuola e lavoro si posizionano certamente alla stregua dei fondamenti principali su cui edificare la scuola del futuro immediato.

 

Le assunzioni dei precari: cosa accadrà nei prossimi 12 mesi?

 

E gli insegnanti precari per cui dovrebbe giungere l’agognata assunzione? Secondo i dati apparsi nel weekend (in un reportage del quotidiano Repubblica), saranno poco più di 100mila quelli che verranno assunti a partire al 1 settembre 2015. Insomma i dati iniziali previsti, poco meno di un anno fa, dal piano de “La Buona Scuola” aveva creato una piccola illusione palesando la cifra relativa a ben 148mila precari. Nello scorso mese di marzo i numeri sono stati ridimensionati, con poco più di 100mila assunzioni, e l’aggiunta di altre 60mila relative al concorso che si terrà solo nel 2016 (e che, pertanto, riguarderà le assunzioni dell’anno scolastico 2016-2017). Esclusioni e punteggi di partenza per il concorso 2016, però, non saranno le stesse per tutti e dipenderanno, proprio dalle assunzioni dei 100mila che avverranno a settembre. Insomma, vigono ancora incertezze sulla bistrattata categoria degli insegnanti della scuola pubblica: le prossime settimane si configurano come decisive (sciopero compreso) per capire come davvero si andrà ad orientare il testo definitivo della riforma.

 

Fonti: orizzontescuola.it, Repubblica

 

Marco Brezza

 

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sab, apr 25, 2015  Valentina
Forze Armate. Presentato Il Libro Bianco Per La Difesa
3.4 (68%) 5 Vota Questo Articolo

Fonte: adnkronos.it

Fonte: adnkronos.it

Lo si aspettava per l’anno scorso, ma meglio tardi che mai. È stato finalmente presentato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e approvato Presidente della Repubblica e dal  Consiglio Supremo di Difesa il Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa.

 

Si tratta di 67 pagine nelle quali sono contenute solo le linee guida alle quali lo stato maggiore della difesa dovrà attenersi per stilare un documento di carattere tecnico e dettagliato che vada ad analizzare i singoli aspetti.

 

L’introduzione al libro bianco fotografa una situazione delle nostre forze armate davvero poco incoraggiante: vecchie, troppo rigide e sbilanciate in termini di gerarchie. Nulla di nuovo, in fondo.

I capitoli centrali del libro bianco parlano di aria fritta e poco più.

Nella conclusione del libro bianco si legge un’abdicazione per non prendere decisioni scomode, essendo non competente in materia e delegando a chi competente lo è, la parte decisionale, pur imponendo vincoli di convenienza.

Indubbiamene è un libro bianco. Di nome e di fatto. Bianco. Vuoto.

 

 

Libro Bianco Difesa. Cosa Cambierà…MA Cambierà?

 

Analizziamo insieme cosa cambierà di fatto nelle principali aree di criticità delle forze armate.

Prima di tutto si punterà ad avere una forza più giovane, numericamente flessibile e preparata professionalmente; si dovrà quindi prevedere un orientamento maggiore alla formazione e all’addestramento anche di carattere internazionale, accompagnato da una maggiore interazione con la società.

Rimane però chiaro l’obiettivo di arrivare ad avere 150.000 militari nel 2024 come previsto dalla Riforma Di Paola.

 

Poi la ripartizione di gradi e compiti dovrà essere più snella e proporzionata tra gradi, ruoli e specialità tenendo conto anche del personale in servizio permanente e a tempo determinato.

In questa ottica anche i percorsi di carriera e il sistema degli arruolamenti per la truppa e i sottufficiali saranno unificati e lo sviluppo delle carriere e delle relative retribuzioni sarà direttamente collegato al progredire nei gradi, alla crescita professionale e alle funzioni.

Il libro bianco poi vuole avere più personale in ferma prefissata, quindi con contratti “a termine”, più giovani arruolati e con maggiori tutele al momento del congedo; non si è dimenticato infatti che gli stipendi sono bassi e le  indennità di missione alte.

 

Leggete per caso qualcosa di concreto e nuovo? Tutte queste rivoluzioni che ci si attendeva dove sono finite? Dov’è che si parla ad esempio del diritto di associazione per i militari?

 

 

Libro Bianco Difesa. Le Reazioni

 

Se da un lato c’è chi come l’ammiraglio Binelli, si scaglia contro il documento perché, secondo lui, privilegia l’esercito a discapito di Marina militare e Aeronautica, dall’altro rimane sempre il personale operativo con i soliti problemi e le solite questioni irrisolte che, con questo libro bianco sono semplicemente passate dalle mani del ministro a quello dello stato maggiore.

Mani più sicure? Difficile crederlo. Ad oggi tutto rimane aleatorio.

 

 

 

 

Fonte: analisidifesa / sindacatosupu / militariassodipro

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, apr 23, 2015  Valentina
Dipendenti Provinciali. E’ Ora Di Sapere
4.7 (93.33%) 9 Vota Questo Articolo

 

 

Fonte: ilsole24ore

Fonte: ilsole24ore

Ormai non è più tempo si scherzare. Ci vogliono indicazioni chiare e tempistiche precise che delineino il futuro di oltre 20 mila dipendenti provinciali che con la formazioni delle città metropolitane dovranno essere ricollocati tra Regioni, Comuni e amministrazioni centrali.

 

La verità però è che non c’è ancora nulla di chiaro in questo decreto Delrio, neanche l’ufficialità del decreto stesso! Nulla di definitivo su piani di mobilità e prepensionamento o sulle liste degli esuberi.

 

Si inizia vociferare nei corridoi della politica che tutto slitti al prossimo settembre, tenuto conto anche che il prossimo mese di maggio ci saranno nuove elezioni amministrative in diverse regioni. Proprio le liste nominative relative ai progetti di mobilità del personale sono uno dei nodi maggiormente importanti di questa situazione che ormai inizia ad avere del paradossale.

Sembrano così lontani i tempi in cui  il Governo, senza lesinare sui trionfalismi, sbandierava il progetto di riforma Delrio, come una delle riforme istituzioni più incisive di sempre.

 

 

 

 

Dipendenti Provinciali. Regna Il Più Completo Caos

 

 

 

 

“Ho già detto in tempi non sospetti che la Delrio è una legge fallita e ora ci tocca gestire questo fallimento. A questo punto è importante che sul personale delle Province lo Stato faccia la sua parte”. Pensiero chiaro quello del coordinatore degli assessori alla Finanza della conferenza delle Regioni, Massimo Garavaglia. “Lo Stato li ha voluti mettere sotto il suo potere e quindi ora ha il dovere di garantire queste 9-10 mila persone che dovrebbero andare a lavorare in quelle strutture”.

 

Se da un lato tutto sembra più incerto che mai, dall’altro le regioni continuano a portare avanti i loro progetti di attuazioni che li coinvolgono in maniera diretta nel futuro delle provincie e dei suoi dipendenti.

Una serie di incontri informali avvenuti nei giorni scorsi proprio con questo scopo ha permesso al sottosegretario di Stato agli Affari regionali Gianlaudio Bressa, di avere una fotografia puntuale della situazione ad oggi con l’obiettivo comune di “definire in maniera più precisa e puntuale le stime numeriche del personale oggetto di mobilità, con particolare attenzione alle situazioni di maggiore criticità registrate in maniera diversa dalle singole Regioni italiane”.

 

A questo punto non rimane che passare la patata bollente all’osservatorio nazionale, il quale nei prossimi giorni dovrà iniziare a dare delle soluzioni concrete e precise a una situazione che si trascina da troppo tempo e che sta diventando davvero insostenibile.

 

 

 

 

Fonte: businnessonline / ilmattino / ilsole24ore

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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