Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese giugno, 2015

mar, giu 30, 2015  Valentina
Stop ai Vigili Urbani. Ci Pensa La Polizia Provinciale
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Fonte: Wikipedia.org

Fonte: Wikipedia.org

Con questa novella della cancellazione delle provincie si sono innescati una serie di processi che stanno complicando la vita a molti soggetti pubblici. La polizia provinciale certamente è tra questi soggetti.

Secondo quanto prevede il decreto legislativo approvato dal governo Renzi infatti il personale della polizia provinciale dovrebbe passare ai comuni, con il compito di svolgere funzioni di polizia municipale.

 

Questo per i sindaci si traduce di un bel vincolo operativo. Non potranno infatti assumere alcun elemento per la polizia municipale fino al completo assorbimento degli agenti di polizia provinciale.

A questo proposito si è svolto 25 giugno scorso uno sciopero su scala nazionale delle associazioni sindacali maggiori, Cgil, Cisl e Uil.

 

 

Polizia Provinciale. Molte Ancora Le Voci Contrarie Al Suo Futuro

 

 

Che il decreto del governo non accontentasse tutti era chiaro fin dai suoi albori. Ma oggi, che l’attuazione è sempre più concreta, le voci di protesta di alzano fuori dal coro.

Prima tra tutte quella del SULPL, sindacato autonomo maggiormente rappresentativo della Polizia Locale che in una nota ufficiale rimprovera al governo di non aver tenuto conto “delle necessarie integrazioni e modificazioni all’ art. 7 volute a gran voce dal nostro sindacato in cui si evidenziavano i particolari compiti svolti dagli appartenenti alla Polizia provinciale che rappresentano un baluardo fondamentale per la tutela e la vigilanza ambientale (…) Eliminare le Polizie Provinciali vorrebbe dire ridurre drasticamente la vigilanza ed il controllo sull’ambiente, cancellando le politiche positive di interventi sul territorio di competenza, caratteristiche che hanno dato lustro a questa categoria di Lavoratori a beneficio delle Comunità”.

 

 

Polizia Provinciale. Ritardi nella Ricollocazione E Ripercussioni Sullo Stipendio

 

 

Questa riforma Delrio che avrebbe dovuto trovare applicazione già dal marzo scorso è ancora in alto mare e il pericolo, per il governo infondato, è che non ci siano più risorse per il pagamento degli stipendi delle risorse in esubero da giugno in poi, considerati anche i tagli previsti dalla legge di stabilità e l’enorme ritardo nell’applicazione di questa riforma degli enti locali.

 

 

Fonte: ilmessaggero / riviera24 / sulpm / repubblica

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, giu 29, 2015  Marco Brezza
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È giunto giovedì scorso in Senato il sospirato ok alla riforma della scuola: dopo circa un mese di esame Palazzo Madama ha approvato il provvedimento sulla Buona Scuola, redatto dal Governo Renzi, con un computo finale di 159 voti favorevoli e 112 contrari. Il Governo aveva posto la fiducia sul provvedimento (tra le polemiche). Ora il passaggio finale alla Camera. Non dovrebbero esservi sorprese, il provvedimento dovrebbe ricevere l’ok definitivo di Montecitorio entro pochi giorni (il prossimo 7 luglio, tra 8 giorni).
Il rafforzamento dell’autonomia scolastica, ovverosia una maggiore libertà nella gestione degli edifici, della didattica, dei progetti formativi e dei fondi a disposizione di ogni singola scuola, è sicuramente uno dei temi centrali della riforma dell’ambito scolastico. Ma andiamo ad esplorare tre punti-chiave relativi alle novità che si concretizzeranno a partire dal prossimo anno scolastico per i docenti impiegati presso la scuola pubblica.

 

Riforma scuola

Fonte: clipartpanda.com

Ok definitivo all’assunzione di 100mila docenti

 

Confermata (ed è il punto al centro del palcoscenico mediatico in questi giorni) l’assunzione, da quest’anno, di circa 100mila docenti: i vincitori, gli idonei del concorso a cattedre del 2012 e gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento. Rimangono fuori dal Piano straordinario di assunzioni gli abilitati della seconda fascia delle graduatorie di istituto. Un prima stralcio di riforma riguarderà le immissioni in ruolo al fine di coprire i posti vacanti, che rimarrà con le modalità ordinarie del turover. Le immissioni in ruolo disposte dopo il 15 settembre 2015 (anche su organico dell’autonomia) prevederanno nomina giuridica dal 1° settembre 2015, mentre la nomina economica sarà dal 1° settembre 2016. Le assunzioni costeranno a regime (alla macchina dello Stato) 2,1 miliardi l’anno.

 

Il rafforzamento dell’autonomia scolastica

 

Tramite l’art.1 del provvedimento viene confermata l’autonomia scolastica da attuare mediante compositi strumenti: in primo luogo con la possibilità di rimodulare il monte ore annuale di ciascuna disciplina e con il potenziamento del tempo scuola anche oltre i modelli e i quadri orari. Inolte viene concessa la possibilità di effettuare una programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo. Gli istituti scolastici saranno tenuti a garantire l’apertura pomeridiana e potranno rimanere aperti anche durante il periodo estivo. Nei periodi di sospensione dell’attività didattica, infatti, gli istituti e gli enti locali potranno promuovere attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive da svolgersi all’interno degli edifici scolastici.

 

L’era della supplenze non è finita

 

Leggendo il testo del maxiemendamento del Governo si scopre inoltre che non è ancora terminata l’era delle supplenze: nel mese di settembre si continueranno a firmare contratti a tempo determinato, vista la tempistica sfasata delle immissioni in ruolo. Tra due mesi e mezzo in cattedra saliranno 47.476 professori, con i restanti 55.258 docenti dell’autonomia entreranno in gioco in corso d’anno.
Insomma serviranno ancora supplenti: ecco il perché dell’inserimento nel maxi-emendamento della norma che autorizza l’istituzione di “un ulteriore contingente di posti” volto a soddisfare in extremis questa esigenza. In connessione a ciò si è anche deciso di spostare al settembre 2016 il divieto di autorizzare incarichi temporanei superiori a 36 mesi, anche non continuativi.

 

Fonti: orizzontescuola.it, Sole24Ore

 

Marco Brezza

 

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ven, giu 26, 2015  Patrizia Caroli
Il blocco contratti dipendenti PA è incostituzionale: ora cambia tutto
4.44 (88.89%) 9 Vota Questo Articolo

E infine la dichiarazione di incostituzionalità arrivò: il blocco della contrattazione collettiva e degli stipendi dei dipendenti della Pubblica Amministrazione (stabilito nel 2010 dal governo Berlusconi e confermato negli anni successivi da tutti i governi susseguitisi nel tempo) è incostituzionale.
È ovviamente la Corte Costituzionale a dichiararlo solennemente. La pronuncia provoca una frattura cospicua in materia, ma non avrà alcuna valenza retroattiva: la decorrenza della pronuncia avrà effetto solo a partire dalla sua pubblicazione. Ciò significa che gli scatti e gli adeguamenti riprenderanno solo dall’anno prossimo. Governo salvo: non dovrà versare gli arretrati degli ultimi cinque anni (come in parte avvenuto poche settimane fa, sotto un fuoco incrociato di polemiche, con l’adeguamento delle pensioni).

 

blocco contratti

Blocco stipendi PA: la pronuncia della Consulta

 

Ma cerchiamo di capire che cosa è accaduto in questi giorni in merito ad un tema così importante per centinaia di migliaia di dipendenti pubblici: in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, la Consulta ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, “quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato”. Sono stati inoltre respinte le restanti censure proposte in ricorso.

 

Uno stop non retroattivo

 

I giudici della Corte fin qui non si erano ancora mai riuniti su questa questione. Ora la bocciatura potrebbe pesare sui conti pubblici per circa 13 miliardi annui a partire dal 2016.
Sulla scia dello sblocco si spalancano le prime richieste dei sindacati. “Attendiamo di conoscere in dettaglio la sentenza – ha affermato Marco Carlomagno, segretario generale della Flp (Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche) una delle sigle che ha dato il via ai ricorsi – ma possiamo dire da subito che giustizia è fatta ed è stata restituita ai lavoratori pubblici la dignità del proprio lavoro. Ora il governo non ha più scuse. Apra subito il negoziato e rinnovi i contratti”. Sulla medesima linea si colloca il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: “Il nostro Presidente del Consiglio e il ministro Madia saranno pronti a rispettare la sentenza e a procedere conseguentemente: se così non fosse, saremmo di fronte a un atto gravissimo contro il quale non resteremmo a braccia conserte. Abbiamo sempre detto che il 2015 deve essere l’anno dei contratti: ora ci sono tutte le condizioni perché questa nostra rivendicazione e questo nostro impegno vengano rispettati”.

 

Gli stipendi dei dipendenti pubblici si sbloccano

 

Non bisogna dimenticare che in circa cinque anni e mezzo il blocco della contrattazione ha inciso sui dipendenti pubblici facendo loro perdere il 9,6% dello stipendio in termini di mancati aumenti a regime.
Quello che rimane sul campo è comunque una decisione salomonica: la Consulta dichiara illegittimo solamente per il futuro il blocco dei contratti della Pubblica Amministrazione, evitando di dare un colpo doloroso alle già vessate casse dello Stato. Si tratta a tutti gli effetti di un monito concreto lanciato dai giudici costituzionali, che avrà i suoi effetti (positivi per i dipendenti pubblici in termini di busta paga) a partire già da quest’anno.

 

Patrizia Caroli

 

Fonte: Sole24Ore

 

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gio, giu 25, 2015  Marco Brezza
Esuberi province: come avverrà la ricollocazione di questi dipendenti?
4.67 (93.33%) 3 Vota Questo Articolo

Affiorano novità di rilievo per i dipendenti pubblici che rientrano all’interno della categoria degli esuberi delle province: la Legge di Stabilità pone infatti come priorità il loro ricollocamento, con la Corte dei conti che ha contestualmente deciso per la prevalenza del vincolo delle riassunzioni in chiave nazionale e non territoriale. Ma cosa significa ciò in concreto?

 

Esuberi province

Esuberi province: la scelta della Corte dei conti

 

I magistrati della Corte dei conti optano per il percorso più rigoroso nell’applicazione della corsia preferenziale per gli ex dipendenti delle province aperta dal comma 424 della legge 190/2014: si tratta di una scelta coerente con l’obiettivo sotteso a una norma nata per evitare che il personale “di troppo” negli enti di area vasta possa restare senza posto mentre gli enti locali bandiscono nuovi concorsi. Ma nell’odierno momento vengono a crearsi evidenti problemi applicativi. Primo fra tutti quello relativo alla complessità di una procedura che, ad esempio, costringe un amministrazione comunale ad indirizzare la lettera di assunzione al vincitore del concorso di un ente non confinante (come sarebbe più agile) bensì ad un “soprannumerario” di una Provincia non vicina. La conseguenza chiara di tale farraginosa procedura non farà altro che innescare, per molti enti, un blocco sostanziale delle assunzioni.

 

Ricollocamento: la procedura da seguire

 

In pratica, prima che un Comune possa bandire nuovi concorsi o oppure scegliere dalle graduatorie di un ente vicino, sarà necessario che tutti gli esuberi delle Province italiane siano stati ricollocati. L’unica deroga è prevista per quelli che vengono definiti profili “infungibili”, cioè per quelle professionalità che sono necessarie al’amministrazione comunale ma che in Provincia non si trovano perché estranee alle funzioni dell’ente di area vasta.
Il piano generale di ricollocamento degli esuberi delle province era stato scandito e reso di pubblico dominio poche settimane fa, con il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia che aveva ricordato come all’interno della Legge di Stabilità fossero “state bloccate tutte le assunzioni”, con l’accantonamento delle risorse necessarie per ricollocare i dipendenti delle Province”. La Madia aveva, inoltre, evidenziato “la complessità delle operazioni di mobilità, che coinvolge circa 20mila persone, ed è la più importante della storia italiana”. “Abbiamo le risorse e anche gli strumenti visto che abbiamo anche aperto il portale per gestire la mobilità”: insomma la Madia aveva tracciato un affresco assolutamente rassicurante per gli esuberi delle province. Con un obiettivo ben chiaro: “Garantire tutti le lavoratrici e tutti i lavoratori delle Province italiane, assicurando stipendio e lavoro”.

 

L’assunzione del personale in esubero dalle province: Decreto Enti Locali

 

In tale direzione non bisogna dimenticare che il recente Decreto “Enti Locali” permetterà ai comuni di assumere il personale in esubero dalle province anche nel caso di mancato rispetto dei tempi di pagamento e violazione dei termini per l’invio della connessa certificazione. In ulteriore istanza viene data la possibilità ai dipendenti provinciali in comando o distacco presso altre pubbliche amministrazioni di trasferirsi definitivamente presso di esse, qualora lo consentano i limiti di spesa e di dotazione organica.

 

Fonte: sole24ore.com

 

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mer, giu 24, 2015  Valentina
Concorsi Polizia Penitenzia;Cambiano Le Regole Di Arruolamento
4.67 (93.33%) 3 Vota Questo Articolo

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Se prima l’accesso per entrare nel corpo della polizia penitenziaria passava attraverso la ferma nelle forze armate, come peraltro accade per la maggior parte di tutte le forze dell’ordine, ora non è più così.

 

L’articolo 10 del decreto legislativo num. 8 del 28 gennaio 2014 ha introdotto infatti, a partire dal 2016 che per i concorsi pubblici non ci sia più l’esclusivo accesso a coloro che hanno svolto servizio all’interno delle forze armate.

 

 

Concorsi Polizia Penitenziaria. Ecco Cosa Cambia

 

 

Entrando nel dettaglio di quanto prevede questo articolo, nel biennio 2016/2017, i concorsi pubblici per entrare nel corpo di polizia penitenziaria verranno banditi considerando che il 50% dei posti previsti saranno destinati agli appartenenti alla vita civile.

Dal 2018 in avanti poi tale percentuale salirà fino al 75%.

 

I requisiti previsti però per l’accesso anche per i civili dovranno rispondere a regole precise, che verranno specificate, come di solito, nei singoli bandi di concorso.

 

L’avvicinamento tra mondo civile e militare potrebbe anche aiutare quella operazione di disgelo tra i due universi che negli ultimi anni ha creato un solco che appare incolmabile tra buoni e cattivi e che hanno portato anche alla strumentalizzazione di fatti di cronaca a discapito dei baschi blu, dipinti in più occasioni come delle guardie manesche e torturatrici.

 

 

Concorsi Polizia Penitenziaria. La Reazione Dei Sindacati

 

 

Se da un lato i sindacati di categoria iniziano a vedere di buon occhio la prospettiva di una unificazione tra le forze dell’ordine, legata a una maggiore efficienza delle stesse e a un minore carico di lavoro per singoli comparti, così come anche l’estensione e in un certa qual modo un avvicinamento tra il mondo civile e quello in divisa, dall’altra parte le perplessità rimangono.

Prima di tutto legate al fatto che il tema di armonizzazione delle carriere del corpo di polizia penitenziaria  con quelle degli altri appartenenti alle varie forze di polizia attualmente presenti sul territorio italiano è ancora dibattuto e non risolto.

 

 

 

 

Fonte: sappe / polpen

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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