Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese settembre, 2015

mer, set 30, 2015  Valentina
Polizia Penitenziaria. Formazione al Passo con I Tempi
4.2 (83.33%) 6 Vota Questo Articolo

Fonte: sostenitori.info

Fonte: sostenitori.info

La globalizzazione ha anche i suoi effetti negativi. Lo vediamo ormai tutti i giorni ai telegiornali. Mischiare culture troppo diverse tra loro in contesti non pronti ad accogliere innesca meccanismi di discriminazione e violenza con conseguenze drammatiche per i singoli e per la società che li circonda.

 

In questo senso il carcere rappresenta da sempre un terreno estremamente fertile in termini di radicalizzazione di ideologie estreme e di proselitismo. Vi abbiamo già parlato di quanto ad esempio i fanatici dell’Isis trovino all’interno delle mura carcerarie un contesto ideale per inculcare la loro ideologia malata.

 

È chiaro quindi che diventa di fondamentale importanza avere del personale di polizia penitenziaria formato per affrontare questa nuova realtà, riconoscerne i pericoli ed evitare che si trasformi in una bomba ad orologeria.

In questa ottica l’amministrazione penitenziaria ha deciso di riprendere un percorso interrotto nel 2013 e nato l’anno precedente e ricominciare i corsi di formazione per prevenire forme di radicalizzazione violenta e proselitismo.

 

 

Polizia Penitenziaria. I Dettagli Sul Corso Anti Proselitismo

 

 

A differenza degli anni precedenti, questa iniziativa vedrà coinvolte anche le risorse che si occupa degli aspetti psicologici dei detenuti all’interno degli istituti carcerari.

 

Lo scopo è quello di fare squadra per sviluppare una strategia comune che prevenga questi fenomeni, i quali, se non tenuti sotto controllo potrebbero avere ripercussioni anche a livello internazionale, tanto è potente il loro modus operandi.

 

Oltre a venire a conoscenza di tecniche di prevenzione della diffusione di ideologie violente, il corso ha messo a disposizione dei partecipanti nozioni sulla cultura islamica e il conseguente superamento dei pregiudizi che derivavano dall’ignoranza sul tema.

 

Il corso prevede anche dei laboratori finalizzati al confronto e allo scambio proprio per divulgare idee ed esperienze nell’ottica di gestione delle questioni più critiche in maniera concertata e condivisa. Il materiale didattico utilizzato sarà quello messo a disposizione nell’ambito del progetto europeo ISDEP – improving security by Democratic Participation – finanziato con il fondo europeo per la prevenzione e la lotto contro il crimine.

La durata del corso sarà di 21 ore su tre giornate e si svolgerà all’interno delle scuole dell’amministrazione penitenziaria. Saranno direttamente i provveditorati e le direzioni scolastiche a dover organizzare tali corsi, con al possibilità di cambiare istituto rispetto a quanto indicato nella direttiva dell’amministrazione.

 

 

 

 

Fonte: sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mer, set 23, 2015  Valentina
Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Storia Infinita
4.4 (88%) 5 Vota Questo Articolo

Oltre al danno la beffa. Questa volta è proprio il caso di dirlo per centinaia di servitori dello stato, appartenenti alle forze di polizia che per anni hanno cercato di farsi riconoscere il mancato avvio della previdenza complementare.

 

Sono stati infatti condannati dalla corte d’appello di Perugia al pagamento di una sanzione di mille euro per, si legge nella sentenza, “aver intentato una lite temeraria”, evidentemente basata su pretese infondate e chiamando in causa un Giudice non competente per giurisdizione (il Tar anziché la Corte dei Conti)”. Ma andiamo con ordine.

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Cronistoria

 

 

 

pensioni comparto sicurezzaTutto nasce a causa della legge 335/95, la Riforma Dini, che sancì il passaggio dal sistema retributivo al quello misto in termini di pensione per chi al 31/12/1995 non aveva ancora maturato almeno 18 anni di contribuzione.

Per coloro che invece erano stati assunti dal primo gennaio 2016, il passaggio era verso un sistema contributivo puro. Inutile dire che questo cambiamento di calcolo è peggiorativo in termini economici e ha creato una distanza tra i vecchia e nuova guardia che in qualche modo avrebbe dovuto essere colmata. Come? Con la previdenza complementare, finanziata attraverso il TFR e con delle quote paritetiche mensili volontarie stabilite dal contratto di lavoro, ripartite tra il dipendente ed il datore di lavoro.

 

Se per tutti i lavoratori tale ancora si salvezza tardò ad arrivare – ad esempio per i dipendenti pubblici – per i dipendenti del comparto difesa e sicurezza non fu mai attivata, creando un danno economico di notevole portata.

Tanto per dare un’idea in termini numerici di quanto questa riforma ha inciso sulle tasche dei pensionati vi basti pensare che coloro che sono stati assunti dopo il 1196, percepiranno una pensione che non supererà il 50% del loro ultimo stipendio.

Per questo la previdenza complementare è tanto importante. Per questo l’inadempienza dello stato è altrettanto importante.

 

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. Il Paradosso Dell’Iter Giudiziario

 

 

Per portare alla luce proprio l’inadempienza statale, il personale del comparto sicurezza le ha provate tutte: scioperi, manifestazioni, ricorsi sindacali. Fino all’estrema ratio della giustizia intrapresa nel 2009 con un ricorso al Tar del Lazio. La sentenza che ne è derivata – pubblicata peraltro con un ritardo ingiustificato – si limitava esclusivamente a ritenersi non competente in materia indicando invece la competenza della Corte dei Conti.

 

Il vero problema è arrivato con l’istanza di appello presentata alla corte di Perugia per l’eccessiva durata del procedimento processuale, che è rimasto attivo per quasi il doppio degli anni consentiti dalla legge: sei invece che tre.

Da qui la richiesta di indennizzo, in base alla legge Pinto  non inferiore ai 500 e non superiore ai 1500 euro per ciascuno. Questo smacco non mette certo la parola fine alla battaglia del comparto sicurezza sulla previdenza complementare. Anzi. Regala ulteriore sprint per la prossima battaglia sempre a colpi di ricorsi che si giocherà prossimamente sempre al teatro di Perugia.

Staremo a vedere chi vincerà.

 

 

 

 

Fonte: supu

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mar, set 22, 2015  Valentina
Mobilità Dipendenti Provinciali. Sarà Ora Di Dare Certezze…O Almeno Informazioni
4.8 (96.67%) 6 Vota Questo Articolo

Fonte: ilsole24ore.it

Fonte: ilsole24ore.it

La riforma è stata approvata. Le discussioni sono state molte. I punti da chiarire sono ancora di più. Ma dalle istituzioni arriva l’invito alla tranquillità: “il Governo conferma l’impegno a tutela dei lavoratori delle Province ed è una buona notizia, anche se tante rimangono le incognite rispetto ai tempi di riallocazione dei dipendenti, ma soprattutto rispetto alle risorse necessarie per evitare il dissesto delle province e  permettere quindi lo svolgimento di competenze proprie, come la manutenzione stradale e delle scuole. Per questa ragione ho chiesto certezze sulle risorse e maggiore vigilanza affinché, come previsto, le Regioni procedano a normare su trasferimento di deleghe e personale”.

 

Questa in ordine di tempo l’ultima rassicurazione governativa sul destino dei dipendenti provinciali fatta dall’l’onorevole Susanna Cenni, parlamentare senese del Partito democratico a seguito di un’interpellanza avanzata da 40 deputati, per chiedere la salvaguardia dei diritti e delle professionalità dei lavoratori delle province.

 

 

Dipendenti Province. Il Decreto Sulla Mobilità

 

 

Al di là di queste rassicurazioni che rimangono aleatorie, un passo avanti in questa storia infinita sul destino dei dipendenti provinciali a seguito dell’approvazione della legge Madia c’è. Ed è proprio per ora dello stesso ministro.

 

Si tratta del primo decreto sulla mobilità del personale delle province, approvato pochi giorni fa e ora al vaglio della corte dei conti prima della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.

Si tratta in realtà di una tabella di marcia già nota, che aveva bisogno solo dell’ufficialità. Ma vale la pane ricordarne i punti salienti.

Entro 20 giorni dalla data di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, le province dovranno rendere noti gli elenchi con i nomi dei dipendenti in esubero nel portale mobilità.gov.

Nei successivi 40 giorni gli enti locali e le regioni inseriranno i posti disponibili che saranno poi divulgati entro i 60 giorni. Da questo momento ogni dipendente provinciale avrà 30 giorni di tempo per avanzare la propria richiesta di mobilità, compilando il modulo previsto sul portale mobilità.gov.

 

 

Dipendenti Provinciali. I Criteri Di Mobilità

 

 

Affinché il sistema funzioni in maniera corretta ci sarà bisogno di avere una corrispondenza tra domanda e offerta. Tale corrispondenza avverrà se verranno rispettati alcuni criteri di base.

 

L’assegnazione dei dipendenti in esubero a regioni ed enti locali vedrà la priorità di assegnazione alle amministrazioni in cui si presta servizio. Secondo questo principio ad esempio la polizia provinciale verrà principalmente impiegata nei comuni.

 

La legge 104/1992 permetterà a chi ne usufruisce di essere favorito rispetto ai colleghi. Lo steso principio si applica ha chi un figlio sotto i tre anni di età. A questo punto si è chiuso nuovamente il cerchio.

La palla è tornata in mano alle province e sarà compito dei sindacati quello di fare pressione per il rispetto delle tempistiche di pubblicazione, da cui poi partirà il processo di vera e propria mobilità.

 

 

 

 

 

Fonte: gonews / firenzepost

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, set 21, 2015  Valentina
Polizia Penitenziaria. La Sfida Dei Detenuti Psichiatrici
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fonte: poliziapenitenziaria.it

fonte: poliziapenitenziaria.it

Già, perché come se non bastasse, dietro le porte degli istituti penitenziari italiani, dove si celano condizioni igienico sanitarie spesso precarie e condizioni di vita e di lavoro al limite – qualche volta superato – della civiltà, si nasconde una realtà, spazzata sotto il tappeto.

A fare mucchio insieme al resto di cui meno si parla e meglio è.

 

Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari avvenuta ufficialmente il primo marzo scorso, la sorte dei detenuti è passata in sordina. La verità del tutto prevedibile è stata che finissero insieme ai detenuti all’interno di strutture carcerarie già messe a dura prova.

 

A riportare l’attenzione su questo problema è un’inchiesta del settimanale Panorama che ha fatto una lunga intervista in merito alla questione a Donato Capece, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, il quale senza mezzi termini ha subito precisato come questa scelta abbia generato gravi problematiche gestionali all’interno delle carceri.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. I Numero Dopo La Chiusura Degli Opg

 

 

 

 

Il travaso di detenuti psichiatrici dagli Opg agli istituti penitenziari è stato piuttosto importante. Molti di questi ospedali infatti in attesa di chiusura definitiva hanno affidato i propri malati in misura incisiva agli istituti carcerari.

Facciamo qualche esempio numerico per capirci meglio: nell’Opg di Napoli, che ospitava 104 detenuti psichiatrici, ad oggi se ne contano 45; a Reggio Emilia siamo passati da 157 a 77 e ad Aversa siamo passati dai 130 dello scorso anno agli attuali 74.

 

Capece traduce bene in parole la condizione degli agenti d ipolizia penitenziaria oggi: “in sostanza ci troviamo a dover combattere con i detenuti con problemi mentali e a sorvegliare gli altri che non sono detenuti con le misure previste per la loro detenzione”.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Ma Cosa Non Andava Negli Opg?

 

 

 

 

Ciò che ha portato alla inevitabile chiusura degli ospedali psichiatrici, considerate le loro condizioni globali, frutto, secondo il sindacalista “di una voluta indifferenza della società civile, dei politici, ma soprattutto dei vertici dell’Amministrazione penitenziaria”, è stata l’immobilità della politica che avrebbe dovuto attivarsi per creare struttura psichiatriche all’interno delle quali i detenuti potessero essere curati e assistiti nella maniera corretta e gli operatori avrebbero potuto svolgere in maniera sicura il loro ruolo.

 

Oggi invece i baschi blu si ritrovano ad aggiungere alle questioni ancora aperte che rendono il loro lavoro molto più pericoloso di quanto non lo sia già sulla carta, la gestione di persone malate, spesso aggressive e costrette a condividere spazi stretti con altri soggetti.

Una situazione che arriverà presto al collasso. Forse sarebbe già arrivata al collasso se non fosse per quei baschi blu che nonostante tutto, affrontano le giornate a testa alta e con un impegno non meritato dalle istituzioni.

 

 

 

 

 

Fonte: sappe / panomara

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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ven, set 18, 2015  Valentina
Vigili Del Fuoco. Il 76^ Corso VFP Fa Discutere
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: interno.gov.it

Fonte: interno.gov.it

Durante un incontro di pochi giorni fa con l’amministrazione, il direttore centrale per la formazione, lìing. Emilio Occhiuzzi, ha illustrato alle organizzazioni sindacali presenti come si svolgerà in termini organizzativi il 76^ corso VFP, rendendo noti anche i criteri di selezione del personale istruttore, e tutte le innovazioni presenti nel programma di formazione.

 

 

 

 

Vigili Del Fuoco. Ruolo Istruttori, Il Punto Focale

 

 

Uno dei punti più critici riguarda proprio l’impiego del personale istruttore per lo svolgimento del corso di formazione. Alcune sigle sindacali infatti hanno  ritenuto necessario sottolineare, come l’assegnazione di questo compito possa indebolire l’azione di pronto intervento.

 

Proprio per questo è stato studiato un sistema di rotazione tra gli istruttori, in collaborazione con i direttori regionali, per garantire sia la corretta formazione che la necessaria copertura in termini di azioni pratiche sul campo, qualora sia necessario.

 

Sempre sul ruolo degli istruttori, l’ing. Occhiuzzi ha evidenziato anche come non si possa ulteriormente rimandare la regolamentazione dei loro compiti, poiché diventa sempre più importante “non solo di avere la necessaria disponibilità per affrontare esigenze straordinarie quali i corsi di ingresso, ma di voler consolidare uno scambio costante di esperienze formative tra territori e centro, anche attraverso momenti di partecipazione, degli Istruttori iscritti nell’apposito albo, alle varie ulteriori attività delle strutture centrali della formazione”.

 

 

Vigili Del Fuoco. Molti Punti Ancora Da Chiarire Sulla Formazione

 

 

Questo incontro, al di là di fare chiarezza su alcuni dubbi relativi alla gestione organizzativa del 76^ corso VFP, non elimina tutti i punti ancora oscuri circa la formazione della categoria. Anzi. Lascia aperti molti quesiti che dovranno trovare a breve una soluzione concertata. Due tra tutti, tra i più cari ai sindacati di categoria: corsi di ingresso e passaggi di qualifica.

 

Il prossimo appuntamento intorno a un tavolo di discussione è stato fissato per il prossimo ottobre.

Proprio in quell’occasione è già stata annunciata la riattivazione dell’osservatorio sulla formazione, “quale momento di confronto paritetico di quelli che dovranno essere gli obiettivi strategici finalizzati ad accrescere la sicurezza degli operatori e la qualità del servizio da garantire al cittadino” come si legge in una nota stampa del delegato FP-CGIL VVF Adriano Forgione.

 

 

Fonte: fpcgil / vigilfuoco

 

 

 

 

Valentina Stipa

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