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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese settembre, 2015

gio, set 17, 2015  Roberta Buscherini
Riforma province, mese decisivo: cosa sta per succedere
3.5 (70%) 4 Vota Questo Articolo

Riforma delle province, in arrivo il mese decisivo? Dopo il decreto in materia di mobilità fra i vari settori della Pubblica Amministrazione (che dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale tra pochi giorni), giunge ora il momento del decreto sui criteri generali della mobilità, all’interno della quale dovrebbero essere stabiliti i margini regolamentari per gli spostamenti del personale anche nel caso in cui la nuova destinazione sia rappresentata da Regioni ed Enti locali (e non preveda pertanto un mutamento di contratto).

 

Riforma province

Riforma province, momenti decisivi

 

Il provvedimento si configura fondamentale per la corretta scansione della riforma anche perché fissa le scadenze per avviare le istanze di mobilità e il censimento dei posti disponibili in organico. Anche se per il momento non è stata raggiunta l’intesa con le Regioni in Conferenza Unificata. La compagine governativa tenta ora lo scatto decisivo in materia, anche se proprio i mancati accordi con enti territoriali e sindacati moltiplicano i rischi di blocco nell’attuazione.
Il punto chiave per dirimere la questione alloggia nelle tabelle di equiparazione lo strumento idoneo disciplinare i passaggi da un comparto all’altro. Il decreto dovrebbe riguardare circa 8mila persone, al netto dei prepensionamenti, dando ampia evidenza al fatto che la parte “variabile” dello stipendio che non rientra nei parametri del nuovo inquadramento sarà garantito solo per le voci “con carattere di generalità e natura fissa e continuativa”, qualora l’ente di destinazione trovi i fondi anche a valere sulle risorse assunzionali. Una previsione quest’ultima che ha gettato benzina sul fuoco sotto il profilo delle proteste sindacali: con il rischio concreto di ricorsi a catena nel momento in cui le mobilità partiranno davvero.

 

Nuovi confini, nuove competenze: gli enti territoriali di area vasta

 

Va ricordato che il grande disegno di riforma della struttura delle province prende le sue forme dalla legge Delrio (legge n. 56 del 7 aprile 2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”) la quale delinea in maniera nuova confini e competenze dell’amministrazione locale. In attesa della riforma del titolo V della Costituzione, le province si trasformano in “enti territoriali di area vasta“, con il presidente della provincia eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia. Sopravvivono pertanto soltanto due livelli amministrativi territoriali a elezione diretta: Regioni e Comuni. Ovviamente all’interno di questo disegno giace il fondamentale nodo dei dipendenti degli enti provinciali.

 

Esuberi e tempistiche

 

Nel frattempo una quota dei poliziotti provinciali dovrebbe transitare verso i Comuni: a stabilirlo il Decreto “Enti Locali” approvato poco prima della pausa estiva. Dall’altro lato viene fissato un termine di 20 giorni per le Province per pubblicare l’elenco degli “esuberi” nel Portale nazionale della mobilità, e di 40 giorni per i Comuni e le Regioni per inserire nello stesso Portale i posti disponibili in dotazione organica: la condizione fondamentale per permettere gli spostamenti rimane in ultima istanza l’incrocio di domanda e offerta.
In ultima battuta, facendo un rapido calcolo, saranno circa 2mila i dipendenti pubblici che cambieranno lavoro per non perdere il posto in base al piano di ricollocazione dei dipendenti in esubero di quelle che diventeranno le cosiddette aree vaste.

 

Fonte: Sole24Ore

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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mer, set 16, 2015  Valentina
Polizia Di Stato. Concluso Seminario Contro La Discriminazione
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: poliziadistato.it

Fonte: poliziadistato.it

Ho maturato una lunga esperienza sul territorio e sono convinto che incontri di questo tipo siano di grande ausilio per le attività operative, perché consentono di fare rete e mettere a fattor comune le esperienze di lavoro, fornendo un significativo apporto in termini di prevenzione in ambito nazionale e transnazionale”. Queste le parole del prefetto Antonino Cufalo, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Direttore Centrale della Polizia Criminale a margine del seminario Brainstorming sulla non discriminazione con focus sulle comunità Rom, Sinti e Caminanti, organizzato dall’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori e Consiglio d’Europa, che ha avuto luogo a Roma, presso la Direzione centrale della polizia criminale.

 

Lo scopo di questo incontro di caratura internazionale è quello di fare il punto della situazione sulle fonti, i sistemi e le pratiche esistenti, per accertarsi della conformità delle procedure operative rispetto alle norme internazionali in materia di diritti umani. Durante l’incontro poi si è affrontato un tema caldo come quello di costruire fiducia e comprensione tra le forze di polizia e le comunità Rom e Sinti.

 

 

 

 

Polizia Di Stato. Partecipazione Internazionale Per un Tema Globale

 

 

Il prefetto Cufalo in realtà era presente in qualità di Presidente dell’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori).

 

Molte le personalità presenti italiane e internazionali tra le quali il dott. Roberto BORTONE dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali; Sixto MOLINA, spagnolo, Capo dell’Unità di Supporto del Rappresentante Speciale del Segretario Generale per le questioni Rom del Consiglio d’Europa, Isabela MIHALACHE, romena, Unità di Supporto per le questioni Rom presso il Consiglio d’Europa, lo spagnolo Javier Saenz, della Fundacion Secretariado Gitano, che ha parlato del progetto Net-Kard.

 

Si tratta di un progetto portato all’attenzione del Consiglio d’Europa da Spagna, Italia, Romania e Portogallo ed è una vera e propria guida pratica per i servizi di Polizia, per la prevenzione della discriminazione nei confronti delle comunità rom.  Lo stesso prefetto Cufalo, ha sottolineato l’importanza di questo progetto che “ha come scopo principale quello di attivare una nuova cooperazione e networking tra le parti coinvolte nelle lotta alla discriminazione, al fine di scongiurare trattamenti non paritari, rappresentando di fatto una vera e propria linea guida di approccio al fenomeno”.

 

 

 

 

Fonte: poliziadistato / ilcorrieredellasera

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mar, set 15, 2015  Marco Brezza
Ricomincia la scuola: bilancio delle assunzioni insegnanti 2015
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Prima settimana di scuola per tutti gli studenti italiani quella in corso: il momento giusto per mettere un attimo da parte polemiche e comprendere quali sono i primi effetti della riforma della scuola fortemente voluta dal Governo Renzi. Quante le assunzioni di insegnanti effettuate e quale l’efficacia raggiunta dalla pianificazione del Governo? Le risposte, in sintesi, nella prosecuzione dell’articolo.

 

Ricomincia la scuola

Assunzioni insegnanti 2015: i dati sotto la lente di ingrandimento

 

Ecco i dati: il 97% degli insegnanti a cui è stata proposta una cattedra sulla base del piano di assunzioni contenuto nella riforma della scuola ha accettato il nuovo posto di lavoro. In tutto verranno assunti 8532 insegnanti, mentre solo 244 precari hanno rinunciato al posto (esplicitamente oppure non rispondendo all’offerta). Circa 7mila tra i nuovi assunti saranno costretti a cambiare città, spostandosi da sud verso nord: in particolare un ingente flusso di spostamenti si sta palesando dalla Sicilia verso la Lombardia, e dalla Campania verso il nord e il Lazio.
Insomma, il piano di assunzioni non è fallito, nonostante le solite “cassandre”: di fatto gli insegnati (almeno, la stragrande maggioranza) non hanno rinunciato alla cattedra “fissa”.

 

I dati (parte seconda): le assunzioni nel complesso

 

Nel corso del 2015 sono stati assunti in tutto 38mila nuovi insegnanti, suddivisi nel seguente modo: 29 mila ad agosto (ovverosia entrati di ruolo secondo il precedente metodo dello scorrimento delle graduatorie, sostituendo 29mila neopensionati); 8mila nell’ambito del piano straordinario di assunzioni (quello delle polemiche per la cosiddetta “deportazione”) . Ora viene il momento della assunzione di altri 55mila insegnanti, che faranno parte del cosiddetto “organico potenziato”: si tratta di un gruppo di professori che contribuirà a migliorare la didattica, terrà corsi di recupero e coprirà supplenze per brevi periodi.
Il calcolo finale? I nuovi insegnanti assunti quest’anno saranno 93mila: a questi se ne andranno a sommare altri 67mila entro il settembre 2016, per un totale di 160mila assunzioni totali dentro i confini disciplinari della riforma.

 

L’inaugurazione dell’anno scolastico

 

Intanto ha avuto luogo l’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico: il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha visitato una scuola a Isernia, ed ha colto l’occasione per mettere in luce l’importanza (anche simbolica) dell’anno scolastico che si sta aprendo. “Con un tifo così devo vincere la medaglia” ha affermato il ministro accolta nella palestra dell’istituto “Majorana Fascitelli” da un coro di studenti festosi. “Sono qui per augurare a 9 milioni di studenti italiani buon anno scolastico. Voi in Molise siete 40mila, quindi dobbiamo urlare forte”. “Non abbiate paura – ha proseguito – neppure di chiedere aiuto e di confrontarvi. Siate collaborativi. La scuola è la più grande comunità e vi resterà addosso. Siate sempre curiosi”.
In differente sede il ministro Giannini ha espresso la sua soddisfazione per la buona riuscita del piano assunzioni: “Il piano straordinario di assunzioni va avanti. Stiamo dando alla scuola i docenti di cui ha bisogno per garantire ai nostri studenti un’offerta più ricca che risponda ai loro bisogni formativi e guardi al futuro”.

 

Marco Brezza

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

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lun, set 14, 2015  Valentina
Carabinieri. Riaperto il Caso Cucchi
5 (100%) 4 Vota Questo Articolo

Fonte: poliziapenitenziaria.it

Fonte: poliziapenitenziaria.it

La Procura della Repubblica di Roma ha deciso di aprire nuovamente  l’inchiesta sulla morte i Stefano Cucchi, deceduto la notte del 15 ottobre 2009, iscrivendo nel registro degli indagati un carabiniere per falsa testimonianza, mentre è al vaglio la posizione di altri due militari.

I nomi degli uomini dell’Arma coinvolti nella vicenda sono stati resi noti; si tratta del maresciallo Roberto Mandolini, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.

 

La decisione della procura è stata dettata da una serie di discrepanze tra i fatti accertati e la deposizione contro i medici del Pertini e la polizia penitenziaria.

 

È la prima volta che i carabinieri dell’arma si trovano coinvolti in un fatto di cronaca di questo calibro. Una vicenda senza dubbio dai molti lati oscuri, sui quali è necessario e urgente fare luce, sia per rispetto della vittima che del lavoro dei carabinieri onesti. Ammesso che ce ne siano di disonesti in questo contesto. Ce lo dirà la procura.

 

La sintesi è che non sarebbero stati gli agenti di polizia penitenziaria a picchiare il giovane, fino a provocarne la morte, ma i due carabinieri in borghese che lo avevano tratto in arresto. Si cambia dunque scenografia, ma il palcoscenico rimane il medesimo.

 

 

Carabinieri. Le Reazioni e Le Nuove Accuse

 

 

Se da un lato c’è la soddisfazione della famiglia Cucchi, in cerca di giustizia a tutti i costi per la morte del giovane, dall’altro lato c’è il mondo in divisa che rimane cauto e attende aggiornamenti giudiziari.

 

Mai come dopo la notizia della riapertura del caso Cucchi, tornano alla mente le parole di Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap, il quale alla notizia dell’assoluzione – temporanea evidentemente – dei carabinieri indagato aveva  rimarcato il proprio impegno sindacale sui tavoli istituzionali per introdurre “in maniera sistematica e organica le videocamere e le garanzie funzionali, così da poter tutelare maggiormente i poliziotti, ma anche i cittadini, in tutte le situazioni”.

 

L’apertura dell’inchiesta Cucchi-bis, come è stata ribattezzata dalla stampa, ha già ottenuto la ferma reazione anche del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, che, attraverso un’intervista del proprio segretario generale Donato Capece, segue “con attenzione gli sviluppi giudiziari dell’inchiesta” e aggiunge che “saranno i molti a dover chieder scusa per le accuse formulate al Corpo di polizia penitenziaria, linciato mediaticamente e anche politicamente senza alcuna prova”.

 

Ad oggi dai vertici dela Benemerita nessuna reazione è stata registrata. L’atteggiamento sembra corretto e coerente: esprimersi prima di una sentenza ufficiale, sarebbe buttare benzina su un fuoco che non vede l’ora di prendere nuovamente vigore.

 

 

 

Fonte: tgcom24 / ilmessaggero / ilfattoquotidiano / sappe

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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ven, set 11, 2015  Roberta Buscherini
La Buona Scuola: le assunzioni insegnanti effettuate fino ad ora
4.3 (86.67%) 3 Vota Questo Articolo

Quella appena passata è stata la settimana dell’assunzione di altri 9mila precari della scuola. Il Piano straordinario di assunzioni una delle multiformi facce della Buona Scuola voluta fortemente dal Governo Renzi prosegue senza esitazioni. La lunga notte della fase B ( la penultima e la prima con assegnazione della sede a livello nazionale, che dà la possibilità di firmare un contratto a tempo indeterminato è passata. “Finora – afferma il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini – sono stati assegnati 38mila posti, 10mila in più dello scorso anno”.

 

Buona Scuola

Buona Scuola: riassunto delle assunzioni effettuate

 

Ma ecco un sintentico riassunto della assunzioni di insegnanti effettuate fino ad ora: il Piano è arrivato in questo momento alla terza fase. Nelle prime due (svoltesi prima di Ferragosto) sono state assegnate 29mila cattedre, tutte nelle stesse province in cui si trovavano inclusi i precari delle graduatorie ad esaurimento o nelle regioni in cui gli idonei all’ultimo concorso avevano svolto le prove. La settimana scorsa sono state assegnate 2mila cattedre fuori provincia e altre 7mila fuori dalla regione di appartenza. Tra le assunzioni va menzionata un ampia mole di insegnanti precari siciliani e campani trasferiti in Lombardia e nel Lazio. Ora scatta la fase C (quella definitiva) con 55mila cattedre di Potenziamento che arriveranno nelle scuole tra novembre e dicembre.
Dal Ministero dell’Istruzione fanno sapere che soltanto ci sarà “un numero di docenti costretti a spostamenti lunghi non superiore al 5%” e che “i soggetti costretti a trasferirsi in un’altra regione ammonteranno al massimo al 10/15 per cento del totale. Un dato fisiologico”. Questa la risposta di via Trastevere alle infinite polemiche sulla cosiddetta “deportazione degli insegnanti”.

 

La parola ai sindacati (le polemiche)

 

Ovviamente le polemiche in materia non accennano a finire (con i sindacati in prima fila): Rino Di Meglio della Gilda critica la scarsa trasparenza di tutta l’operazione (“Ci troviamo di fronte a una selezione al buio in cui non vengono resi noti elenchi e punteggi degli assunti”), mentre secondo i rappresentati dell’Anief “la situazione rasenta il paradosso, quando si scopre che una cattedra su cinque non verrà utilizzata per l’immissione in ruolo, ma tornerà utile solo per le supplenze annuali”.

 

Un differente punto di vista in merito

 

Interessante sotto un altro profilo, il punto di vista espresso in merito al meccanismo di assunzioni dalla scrittrice Mariapia Veladiano sul quotidiano Repubblica: nell’analizzare la situazione attuale la scrittrice afferma anche che “un meccanismo di assunzioni più progressivo distribuito in due o tre anni avrebbe (…) evitato il paradosso che i docenti assunti per ultimi, per il potenziamento dell’offerta formativa, si debbano trasferire in misura molto molto minore rispetto ai colleghi con più punteggio che vengono assunti adesso. Ingiustizie forse non gravi ma che si aggiungono a un meccanismo di assegnazione alle province non abbastanza trasparente e al fatto che i neoassunti di questa fase hanno un’età media tale per cui non è sempre così facile partire da un giorno all’altro avendo insieme rispetto per la situazione familiare”. Parole sobrie e misurate che risultano tuttavia più eloquenti di ogni polemica urlata.

 

Fonte: La Repubblica

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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