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lun, nov 30, 2015  Valentina
Caso Uva. La verità dei Carabinieri
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Fonte: popoffquotidiano.it

Fonte: popoffquotidiano.it

Dopo anni dall’inizio dell’indagine finalmente in aula anche la versione dei carabinieri su quel tragico fatto che si concluse con la morte di Giuseppe Uva, il gruista 43enne, deceduto nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Varese il 14 giugno 2008, dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei carabinieri, che lo avevano fermato ubriaco per strada insieme a Alberto Biggiogero nel centro della città.

 

Gli agenti entrano in aula a raccontare la loro versione alla luce anche della notizia che vede corretta l’autopsia sul corpo del 43enne: lo stesso infatti non è deceduto in seguito a percosse e lesioni ma  per l’esistenza di una patologia cardiaca aggravata dall’assunzione di medicinali.

 

Più nel dettaglio è stato ufficializzato “che le lesioni erano lievi e  sarebbero comunque state ininfluenti per la morte; inoltre che non era possibile stabilire se fossero auto o etero prodotte”.

La cosa davvero importante è che queste dichiarazioni sono state fornite da due ex consulenti della famiglia Uva, la quale invece sostiene da sempre che la causa della morte del loro congiunto è riconducibile alle percosse.

 

 

Caso Uva. I Carabinieri hanno agito nell’unico modo possibile

 

 

La versione fornita davanti al giudice dai due carabinieri,  i brigadieri Stefano Dal Bosco e Paolo Righetto racconta la stessa identica storia, ripetuta anche dall’ispettore di polizia Pierfrancesco Colucci: “lo abbiamo fermato perché stava sbarrando gli accessi in piazza con delle transenne. Eravamo intenzionati a lasciarlo andare a casa ma ha continuato a dare in escandescenze. A quel punto non potevamo lasciarlo in quelle condizioni per strada e abbiamo deciso di portarlo in caserma per denunciarlo”.

Proprio questo è uno dei punti di maggiore scontro con il legale dei familiari di Uva, il quale sostiene che “gli imputati che hanno reso l’esame hanno confessato l’arresto illegale, hanno portato e trattenuto Giuseppe Uva in caserma senza un motivo giuridicamente valido”.

 

Di fatto però anche l’intervento dei medici e la richiesta di TSO raccontano un’altra verità. Forse a causa dei fumi dell’alcol, anche una volta giunto in caserma, Giuseppe ha continuato a dare in escandescenza mettendo più volte a rischio la sua stessa incolumità con atti di autolesionismo ripetuti e tali da indurre gli agenti a chiedere l’intervento dei medici per un ricovero coatto.

 

Secondo il racconto dei carabinieri infatti, una volta compreso che quell’episodio gli sarebbe costato l’imminente esame per la riacquisizione della patente, Giuseppe perse le staffe. Il primo medico fu aggredito verbalmente, quindi si chiamò un secondo medico. Gli agenti raccontano poi che i dottori hanno deciso immediatamente di sottoporre Uva ad un trattamento sanitario obbligatorio, quindi è stato chiamato il 118: “quando lo abbiamo accompagnato verso l’uscita per salire in ambulanza, lui si è divincolato e ha sbattuto la testa violentemente contro la porta a vetri. È salito in ambulanza ed è stato legato alla barella”.

 

Anche il racconto del poliziotto Colucci non diverge da quello dei due carabinieri. Lo stesso poliziotto infatti, intervenuto in strada, resosi conto dello stato alterato di Uva, decise di andare a controllare la situazione anche all’interno della caserma: “andare a controllare rientrava nei miei compiti. Sono tanti anni che aspetto di poter spiegare come sono andate le cose e vi assicuro che di interventi così, noi poliziotti ne facciamo tutti i giorni”.

 

Se il processo in corte D’assise d’appello si avvia alla conclusione,  quello a carico di Lucia Uva  è ancora tutto da scrivere; la sorella del defunto infatti è accusata di diffamazione aggravata nei confronti dei due carabinieri e dei sei poliziotti che ebbero a che fare con suo fratello, a seguito delle dichiarazioni rilasciate durante un’intervista televisiva nella quale faceva riferimento a una presunta violenza sessuale della quale, non solo non esiste alcuna prova, ma che lo stesso amico di Uva, Biggiogero, presente quella sera esclude.

 

 

Fonte: quotidiano / varesenews / prealpina

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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