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Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese novembre, 2015

gio, nov 19, 2015  Valentina
Polizia Penitenziaria. Novembre caldo per I Baschi Blu
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UGL polizia di stato, UPP polizia Penitenziaria, UGL Corpo Forestale dello stato e UGL vigili del fuoco, insieme a Co.T.I.Pol (comitato tutela ispettori polizia) hanno organizzato una conferenza stampa sulla riorganizzazione delle forze di polizia  e sul riordino delle carriere alla luce della Legge Madia 124/2015.

 

Un tema caldissimo, che racchiude moltissimi lati oscuri e che preoccupa non solo gli appartenenti al comparto, ma anche i cittadini, poiché le competenze e le funzioni delle forze di polizia sono quelle ce garantiscono l’ordine pubblico e il mantenimento della pace sociale. Tanto più in un momento storico di vera e propria guerra internazionale contro un nemico bieco e ben camuffato.

 

La necessità di fare chiarezza su quelle che saranno le funzioni precise di ogni corpo di polizia non esclude le rivendicazioni dei singoli corpi di polizia coinvolti dalla riforma. In prima linea non a caso il corpo di polizia penitenziaria.

 

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Raggiunto Accordo Fesi 2015

 

 

 

 

Fonte: fnscisl.it

Fonte: fnscisl.it

Tra i punti più preoccupanti che erano ancora in sospeso per i baschi blu c’era indubbiamente quello del FESI Fondo d’Incentivazione dei Servizi Istituzionali dell’anno 2015, ovvero la mucca grassa capace di distribuire fondi per poco più di 31 milioni di euro, di cui circa 600 per il solo DAP.

 

Novembre dunque ha portato anche la chiusura di questo accordo, fonte di tantissime discussioni all’interno del comparto. E anche la chiusura si è portata dietro qualche polemica. Non si può infatti dimenticare come la richiesta sindacale, già dallo scorso anno fosse stata quella di  produrre i criteri del FESI entro il primo trimestre dell’anno di riferimento.

 

Inoltre il Sappe precisa, non lasciando margine di trattativa, che “tra i capisaldi dell’attribuzione del FESI dev’esservi quella della costante presenza in servizio, sì da premiare coloro che garantiscono l’efficienza, tanto più se si considera il perdurare di gravi eventi critici che accentuano il disagio operativo del nostro Personale di Polizia”.

 

Tutte le associazioni sindacali sono unanimi nel chiedere ai propri iscritti di leggere i dettagli dell’accordo raggiunto e prendere atto di quanto deciso. Il testo intero potete trovarlo anche all’indirizzo: http://www.sappe.it/rewrite/public/21677-firmato-l-accordo-f.e.s.i.-anno-2015–il-testo.asp

 

 

 

 

Fonte: uglpoliziapenitenziaria / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mer, nov 18, 2015  Marco Brezza
Congedo parentale insegnanti: cosa è cambiato nel 2015?
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Il congedo parentale per gli insegnanti della scuola cambia? Cerchiamo di capirlo in sintesi in questo articolo. A questo fine, in via introduttiva occorre affermare che la disciplina del congedo parentale è rivolta a tutte le lavoratrici dipendenti, comprese quelle di amministrazioni pubbliche (quindi anche gli insegnanti), di privati datori di lavoro, le lavoratrici parasubordinate oltre a quelle con contratto di apprendistato e le socie lavoratrici di società cooperative.

 

Congedo parentale insegnanti

Fonte: criticalthinking.org

Congedo parentale insegnanti: un suggerimento

 

Ma una insegnante della scuola pubblica può fruire del congedo parentale allo scadere di quello per maternità senza riprendere servizio? Domanda importante a cui cerchiamo di rispondere in maniera esauriente. La risposta al quesito, in primo luogo, deve essere positiva. Con riferimento a tutto il personale immesso in ruolo o a tempo determinato che si trova in stato gravidanza, il rapporto di impiego viene instaurato mediante l’accettazione, anche per “facta concludentia” della nomina, senza l’obbligo fisico di assumere servizio. Il congedo di maternità o paternità risulta infatti equiparabile a tutti gli effetti al servizio prestato.

Tale concetto è stato illustrato e chiarito dalla la nota protocollare n. 0033950/2009 diffusa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato). Qui si può leggere che “appurato il perfezionamento del rapporto di lavoro con la semplice accettazione da parte del soggetto in astensione obbligatoria, si ritiene che per poter usufruire del congedo parentale non sia necessaria la presa di servizio”. La nota ministeriale precisa, in seconda battuta, che in costanza della durata del contratto di lavoro “il soggetto, al fine di ottenere i periodi del congedo parentale, dovrà presentare la relativa domanda di norma nel rispetto del termine dei quindici giorni prima della data di decorrenza del periodo di astensione, ciò anche a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a norma dell’art. 12, comma 7 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del 24 luglio 2003”.

 

Congedo parentale scuola: Non è necessaria la presa di servizio

 

Ciò che affiora a livello prescrittivo-normativo da tale dettato è il seguente concetto: nel medesimo modo in cui non risulta necessario prendere servizio quando la persona è già in congedo di maternità, paternità (inclusa l’interdizione per gravi complicanze della gestazione) e accetta l’immissione in ruolo o un contratto a tempo determinato, altrettanto deve essere considerata non necessaria la presa di servizio, al termine del periodo obbligatorio, al fine di poter fruire del congedo parentale.

 

Le novità 2015 in materia di congedo parentale

 

Ma quali sono i contorni disciplinari che definiscono l’istituto del congedo di maternità? Quest’ultimo si configura come il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice. La durata complessiva del congedo di maternità è pari a 5 mesi e può essere fruito durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e durante i 3 mesi successivi al parto. Esiste inoltre una modalità temporale alternativa per fruirne, ovverosia astenendosi nel mese precedente il parto e nei 4 successivi. Tuttavia per poter lavorare fino all’ottavo mese completo di gestazione, la lavoratrice è tenuta a presentare un’attestazione medica dalla quale risulti che tale scelta non arrechi danno alla salute del nascituro e/o della gestante.
A tal proposito va fatta menzione di una novità normativa emersa proprio quest’anno (ed operativa dal 24 giugno scorso) grazie al d.lgs.80/2015 (“Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”): nella circostanza di un ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre ha diritto di chiedere la sospensione del congedo di maternità fino alla data di dimissioni del bambino. Tale questo diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio e rimane subordinato alla produzione di attestazione medica.

 

Fonte: leggioggi.it

 

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mar, nov 17, 2015  Valentina
Scuola. Proteste e tensioni in piazza
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Fonte: repubblica.it

Fonte: repubblica.it

Voglio dare la mia vicinanza e solidarietà a tutti quegli insegnanti che hanno deciso di non fare la domanda, seguendo il consiglio di una parte del mondo sindacale. Purtroppo, si sono fidati di cattivi consigli e consiglieri“. Una dichiarazione davvero poco felice quella del Premier Renzi.

Un’ironia, perché così la vogliamo leggere, fuori luogo e fuori tempo.

 

Il premier a margine dello sciopero del comparto scuola ha parlato dei 48mila insegnanti che hanno firmato l’assunzione a tempo indeterminato a completamento della fase C del piano di assunzione straordinaria previsto dalla riforma della Buona Scuola.

 

Ma la scuola non ci sta. E a fronte di queste belle promesse, va detto, mantenute, ci sono ancora molti punti del tutto inaccettabili per gli appartenenti al settore, che hanno portato alla manifestazione di piazza di qualche giorno fa indetta da Cobas, Unicobas, Anief e Cub.

 

 

 

Scuola. I Motivi Della Protesta

 

 

 

I punti cardine che hanno portato in piazza migliaia di persone in tutta Italia sono principalmente tre:

 

1. impedire l’applicazione almeno delle parti più deleterie della legge 107 sulla Buona Scuola;

 

2. chiedere la stabilizzazione di tutti i precari esclusi;

 

3. dare battaglia all’umiliante proposta di rinnovo contrattuale che dopo sei anni di blocco prevede un aumento medio di 8 euro lordi al mese.

 

I motivi della discesa in piazza di buona parte degli appartenenti al comparto scuola li riassume bene, nella sua dichiarazione a margine della manifestazione, Marcello Pacifico, presidente Anief: “basta con gli inganni: come si fa a dire che la supplentite è finita, visto che rimangono da assumere quasi 200mila precari abilitati tra Graduatorie a eliminazione e graduatorie d’Istituto? Pure gli 8 euro di aumento previsti dalla Legge di Stabilità 2016 gridano vendetta. Per non parlare della norma di un anno fa che ha cancellato le supplenze per il primo giorno di assenza dei docenti e della prima settimana degli Ata. L’ora della tolleranza è finita”.

 

Alcune piazze si sono scaldate più di altre, come Napoli e Torino, lasciando anche indietro qualche ferito.  Certamente atti da condannare senza riserve. Certamente sintomi gravi di uno stato di agitazione che non accenna a diminuire. Anzi.

 

 

Fonte: blastingnews / rainews / lastampa

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, nov 16, 2015  Valentina
Carabinieri Nassiriya. Gli Eroi Dimenticati.
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Fonte: huffingtonpost.it

Fonte: huffingtonpost.it

Sull’onda della tragedia di Parigi e all’indomani del dodicesimo anniversario qualche istituzione si sveglia dal tortore e li ricorda. Ma così, tanto per forbire un discorso insulso, di una punta di finto patriottismo. Nei fatti, le istituzioni li hanno dimenticati. Snobbati.

 

Erano le 10,40 del 12 novembre 2003 nella base del Msu (Multinational specialized united) dei carabinieri a Nassiriya, in Iraq, quando un’autocisterna carica di esplosivo esplose, facendo saltare in aria il deposito di munizioni della base, uccidendo 19 italiani e 9 iracheni.

Quel massacro fu bloccato dal carabiniere Andrea Filippa, di guardia alla base Maestrale che aprì il fuoco uccidendo i due attentatori suicidi all’ingresso della base militare.

 

 

 

Carabinieri Nassiriya.  Nessuna Istituzione Alla Commemorazione

 

 

Dodici anni fa l’Italia tutta pianse i suoi diciannove caduti che, per la Patria, immolarono la propria vita. Oggi, purtroppo, a piangere siamo rimasti solo noi familiari e quei tanti semplici e umili italiani che, a distanza di così tanto tempo, continuano a ricordarli intitolando loro strade, piazze e scuole”. Parole dure e legittime quelle di Marco, figlio del vicebrigadiere dei Carabinieri Domenico Intravaia morto a Nassiriya quel 12 novembre 2003.

 

A distanza di tutto questo tempo non si è neanche arrivati a riconoscere ai caduti la medaglia d’oro al valore militare. Non solo, ma cosa ancora più grave, anche per questo anniversario, sia il ministro della difesa Pinotti che il presidente della repubblica non hanno partecipato ad alcuna commemorazione.

 

Un abbandono ingiustificato e vergognoso. Ancora di più alla luce delle dichiarazioni di sostegno alla Francia di Hollande, dopo gli attentati di Parigi. Tutti vicini ai parigini. Ma gli italiani? Quelli che sono morti in nome dello stato e per lo stato? Quelli non meritano neanche la presenza a una commemorazione. Una parola. Una medaglia. Un riconoscimento per il loro sacrificio. Per essere morti a difesa di uno stato che li ha già dimenticati.

 

 

 

Carabinieri Nassiriya. L’Arma Lavora Anche Per Loro

 

 

Se le istituzioni si sono vergognosamente dimenticate di questi eroi, ci sono gli altri uomini in divisa che invece li ricordano e rendono loro onore.

La più importante operazione di polizia svolta in Europa negli ultimi 20 anni (…) nasce tanti anni fa e si conclude (…)12 novembre, che non è una data casuale. Abbiamo voluto così ricordare i caduti in Iraq, lo stesso territorio dove questa organizzazione terroristica era nata”. Così commenta il comandante del Ros Giuseppe Governale all’indomani del blitz dei Ros dei carabinieri che ha portato allo smantellamento dell’organizzazione terroristica guidata dal mullah Krekar.

 

Le istituzioni dimenticano. L’arma commemora e lavora. Noi vogliamo ricordarli tutti con i loro nomi. Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante. Giovanni Cavallaro, sottotenente. Giuseppe Coletta, brigadiere. Andrea Filippa, appuntato. Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente. Daniele Ghione, maresciallo capo. Horacio Majorana, appuntato. Ivan Ghitti, brigadiere. Domenico Intravaia, vice brigadiere. Filippo Merlino, sottotenente. Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante. Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante.

I militari dell’esercito: Massimo Ficuciello, capitano. Silvio Olla, maresciallo capo. Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore. Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto. Pietro Petrucci, caporal maggiore. I civili: Marco Beci, cooperatore internazionale. Stefano Rolla, regista.

 

 

 

 

Fonte: supu / infodifesa / ilgiornale

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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gio, nov 12, 2015  Valentina
Scuola. Si avvicina il Concorso a Cattedra
4.3 (85.45%) 11 Vota Questo Articolo

Fonte: gildavenezia.it

Fonte: gildavenezia.it

Entro il primo dicembre prossimo il Miur dovrà rendere noti i dettagli del concorso a cattedra di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi, ma ad oggi le informazioni arrivano ancora a singhiozzo.

 

Si tratta di un cambiamento epocale per l’ambiente scuola perché come ha sottolineato in più occasioni lo stesso sottosegretario al Miur Faraone: “il concorso sarà l’unica via di accesso alla professione”.

Di certo, si conosce già il numero dei posti messi a disposizione, ovvero 63.000 a cui ne andranno poi aggiunti altri 30.000 tra gli insegnanti da stabilizzare dalla graduatorie a esaurimento nel prossimo triennio.

I 63.000 posti sono stati suddivisi in questo modo: 16.300 per la scuola secondaria di secondo grado; 13.800 per la scuola secondaria di primo grado; 15.900 per la scuola primaria e 6.800 per la scuola dell’infanzia. Questi numeri si scontrano con i 250 mila candidati, mal contati dallo stesso ministero.

 

 

 

Concorso Scuola. Le prove

 

 

Proprio considerando i numeri non è escluso che vengano inserire delle prove preselettive, per effettuare una prima scrematura, esattamente come accadde nel 2012 con il concorso Profumo.

Questo però riguarderebbe solo una parte dei partecipanti, ovvero coloro che partecipano per le scuole dell’infanzia e per quelle primarie, che secondo le previsioni vedranno il numero maggiore di candidati rispetto ai posti disponibili.

 

La volontà di eliminare queste prove intermedie, dopo il 2012, è emersa non solo per un risparmio netto nelle tasche statali, ma soprattutto per limitare i conteziosi in tribunale. Sulle prove comunque non esiste ancora ufficialità, ma dalle prime indiscrezioni sembra che non mancheranno una prova critta sull’uso del computer di base, orientata non tanto alle conoscenza, quanto all’uso informatico per la presentazione di una lezione, e una prova orale.

 

La vera selezione però dovrebbe avvenire non tanto sulla preparazione, piuttosto sulle nozioni pedagogiche. Ci si aspetta dunque che sia per la parte scritta che per quella orale, si richieda la simulazione di una lezione in aula.

A questo punto è solo necessario che il Miur definisca gli ultimi dettagli e bandisca il concorso. Nella speranza che vada tutto bene e non ne nasca un putiferio di ricorsi come nel 2012.

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola / blastingnews

 

 

 

 

Valentina Stipa

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