Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Archivi al giorno dicembre 17th, 2015

gio, dic 17, 2015  Valentina
Caso Cucchi. L’incubo Continua
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: esserecomunisti.it

Fonte: esserecomunisti.it

È proprio il caso di dirlo. Questa vicenda non vuole vedere scritta la parola fine. Si continua a mischiare le stesse carte che ogni volta mostrano facce diverse ma danno sempre lo stesso risultato. Eppure si continua a mischiare…

 

Di fatto per i carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco, Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini la storia è ben lontana dal poter essere archiviata. “Nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre 2009 Stefano Cucchi fu sottoposto a un violentissimo pestaggio da parte di carabinieri appartenenti al comando stazione di Roma Appia” a dirlo è la procura di Roma in una richiesta di incidente probatorio verso il gip affinché conceda una nuova perizia medico legale sulle lesioni patite da Stefano Cucchi.

 

Caso Cucchi. La versione della Procura

 

 

 

Quello che la procura di Roma contesta ai carabinieri è ben definito nel documento di 50 pagine presentato al giudice: ai primi tre si contesta, dopo l’arresto per detenzione di droga e dopo la perquisizione domiciliare, di averlo spinto e colpito “con schiaffi e calci, facendolo violentemente cadere in terra“  e di avergli cagionato “lesioni personali, con frattura della quarta vertebra sacrale e della terza vertebra lombare”.

 

Proprio questa frattura lombare è all’origine della nuova richiesta di incidente probatorio poiché a quanto pare “rende necessaria una rivalutazione dell’intero quadro di lesività anche ai fini della sussistenza o meno di un nesso di causalità tra le lesioni patite da Stefano Cucchi a seguito del pestaggio, e poi la morte”.

Si accusano in sintesi i militari di aver creato su misura “una strategia finalizzata a ostacolare l’esatta ricostruzione dei fatti e l’identificazione dei responsabili per allontanare i sospetti dei carabinieri appartenenti al comando stazione Appia”.

 

 

Caso Cucchi. La Versione dei Carabinieri

 

 

 

Come sempre, anche in vicende drammatiche come questa, la verità ha due facce. E dopo quella della procura, pubblicata e divulgata, vogliamo parlarvi anche di quella dei carabinieri. Degli orchi cattivi, già condannati dall’opinione pubblica, più e più volte, senza appello e senza una sentenza.

 

I carabinieri affermano di aver lasciato Stefano Cucchi alle 13.30 dopo il processo per direttissima, “buono stato di salute e idoneo alla detenzione”.

 

Alle 9.20 del giorno successivo, il detenuto si veste autonomamente e lascia la camera di sicurezza della caserma di Tor Sapienza sulle proprie gambe, insieme ad altri carabinieri, anch’essi oggi indagati, diversi da quelli che lo hanno arrestato la notte precedente. Durante il tragitto verso il tribunale, Cucchi rifiuta la proposta di un controllo in ospedale e alle 9.30 si arriva a destinazione. Qui c’è una seconda auto dei carabinieri con a bordo altri due detenuti e altri due militari che avevano arrestato Cucchi la sera precedente. Tutti e tre i detenuti vengono consegnati agli agenti di polizia penitenziaria.

 

I carabinieri rivedranno Cucchi solo intorno alle 11, quando andranno a prelevare gli altri due detenuti per accompagnarli in aula dove si svolgerà il processo a loro carico. Torneranno poi nella stessa stanza intorno alle 12.50 su richiesta degli agenti di polizia penitenziaria per condurre Cucchi in aula; i carabinieri confermano di trovarlo nervoso per l’inizio del processo ma di non notare alcuna alterazione fisica.

 

Intorno alle 13.15, a udienza finita, Cucchi percorre la strada a ritroso insieme ai 4 carabinieri, i quali si dividono a metà strada: due vanno a recuperare gli oggetti personali del detenuto; gli altri due sbrigano le questioni burocratiche.

Alle 13.30 Cucchi  “è in buono stato di salute e idoneo alla detenzione” dichiarano i militari.

Passano 20 minuti e alle 14 viene chiamato il medico.

 

Ora, le indagini faranno il loro corso sulla base di tutti gli elementi e le testimonianze raccolte, ma una domanda lecita permettetela: se effettivamente il pestaggio fosse avvenuto la notte precedente, come dichiara  un testimone, è possibile che tutte le persone che hanno visto quella mattina Stefano Cucchi, non si siano accorte di nulla? Né in tribunale né durante i vari spostamenti?

 

E se fosse avvenuti in quei 20 minuti prima delle 14, dove sarebbe avvenuto? E anche in quel caso, nessuno ha sentito nulla? E all’intervento del medico del tribunale, lo stesso non denuncia un pestaggio appena avvenuto, se fossero andate così le cose? Insomma i dubbi da chiarire sono certamente molti. La legge farà il suo corso, ma sarà il caso di non dimenticare che ad oggi non è stata emessa alcuna condanna dal tribunale. Dunque neanche l’opinione pubblica dovrebbe sentenziare.

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica / ilmessaggero

 

 

 

 

Valentina Stipa

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest