Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Archivi al giorno gennaio 26th, 2016

mar, gen 26, 2016  Valentina
Caso Uva. Condotta legittima dei Carabinieri
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: andreamavilla.com

Fonte: andreamavilla.com

È quanto afferma il procuratore Daniela Borgonovo nel processo sulla morte dell’artigiano 43enne, Giuseppe Uva, morto il 14 giugno 2008 in ospedale dopo essere stato fermato dai carabinieri per schiamazzi insieme al suo amico Alberto Biggioggero.

 

Secondo il procuratore infatti i carabinieri e i poliziotti sono intervenuti per cercare di contenere Uva e Biggioggero, ma senza le percosse raccontate dai testimoni, tutti puntualmente smentiti dai fatti e in qualche caso da loro stessi, avendo ritrattato le prime dichiarazioni rilasciate.

 

 

Caso Uva. La tesi del Procuratore

 

 

I carabinieri quella sera non hanno fatto altro che il loro dovere. Sono intervenuti per impedire che il reato portasse a più gravi conseguenze. Che cosa dovevano fare? lasciarli lì ubriachi a rovesciare cassonetti e a creare ulteriori situazioni di pericolo per i cittadini? il comportamento di carabinieri e poliziotti è stato proporzionato e conforme alla legge, così come giustificato è stato il suo ammanettamento e la successiva azione di contenimento“. È così che il procuratore giustifica la sua richiesta di assoluzione per i 2 carabinieri e i 6 poliziotti accusati di omicidio preterintenzionale. E la ricostruzione fatta dagli stessi imputati in aula convince molto di più di quanto abbiano dichiarato e poi smentito molti dei testimoni chiamati in causa.

 

A riprova dello stato alterato di Uva e Biggioggero, gli stessi brigadieri hanno affermato: “per noi non era una sera diversa da altre. Abbiamo avuto tanti casi di questo tipo, nei turni di notte. Ci capitò anche marocchino ubriaco che ingoiava vetri: Ma da soli, quella sera, con Uva e Biggiogero con ce la facevamo. Quindi chiedemmo ausilio alla centrale operativa. Arrivò una volante con i poliziotti Bruno e Capuano, che caricarono Biggiogero”.

 

Anche in caserma l’atteggiamento dei due non era tranquillo e a dirlo è lo stesso medico del tso, insultato con frasi razziste dallo stesso Uva ancora in evidente stato di alterazione emotiva. È in questo contesto, cioè in caserma, che Uva dà in escandescenza probabilmente, perché vede allontanarsi la possibilità di riprendere la patente che gli era stata sospesa tempo prima.

 

La complessa teoria, conosciuta come del trigger, secondo la quale Uva morì per un turbinio di emozioni che gli mandò in tilt il cuore, già compromesso da una patologia cardiaca che nessuno conosceva, e scatenata dall’abuso di alcol, dalle lesioni auto o etero prodotte e dalla contenzione, è stata sostenuta in aula e ad oggi, a quanto pare rimane la motivazione più credibile alla sua morte.

 

 

 

Caso Uva. Ora si attende

 

 

La decisione del procuratore si basa non solo sulle ricostruzioni degli imputati, tutte coincidenti e concordanti, ma anche sulla discordanza di quelle fornite dai testimoni, i quali non hanno saputo fornire un racconto coerente con quanto i fatti dicono essere avvenuto quella sera.

 

Non va poi dimenticato che Alessandra Rocco, prima consulente della famiglia Uva, medico che assistette all’autopsia confermò in aula che non vi erano lesioni o segni di percosse sul corpo dell’uomo. E lo fece quando ancora rappresentava gli interessi della famiglia del defunto. Fu anche per questo che decise di abbandonare il caso e lasciare l’incarico.

 

 

 

Fonte: repubblica / infoaut / varesenews

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest