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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese marzo, 2016

mer, mar 23, 2016  Valentina
Polizia Penitenziaria. Cambio sede del Concorso per Ispettori
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polizia-penitenziariaLa prova scritta per il posto di 643 nuovi ispettori del corpo di polizia penitenziaria – 608 uomini e 35 donne – in calendario per oggi 23 marzo alle ore 7.30, non avverrà più presso la sede di Roma come annunciato a febbraio, bensì presso l’Hotel & Conference Center ERGIFE.

 

Si potrà pensare che al di là di una semplice comunicazione di servizio, questa notizia non sia particolarmente interessante.

In realtà però non è così. Da febbraio, ovvero dalla prima comunicazione ufficiale, i partecipanti provenienti da tutta Italia si sono organizzati, prenotando alloggi vicino alla Fiera, evitandosi per quel giorno problematiche legate al traffico endemico di Roma, aggravato dallo svolgimento del Giubileo.

 

Il punto non è solo lo spostamento della sede della prova scritta del concorso, ma anche il fatto che il nuovo sito scelto non è certo vicino alla fiera: la distanza tra i due luoghi implica diversi cambi e oltre un’ora sui mezzi pubblici.

 

Non dimentichiamo poi che la partecipazione al concorso è vincolata all’uniforme, la quale dovrà essere indossata fin da subito, non essendoci possibilità di un cambio sul luogo dell’esame. Vi lascio immaginare come si possa affrontare serenamente più di un’ora di viaggio sui mezzi pubblici della Capitale, in perfetta uniforme di prima mattina e con il pensiero di un esame da affrontare.

 

 

Polizia Penitenziaria. Non tutto il male viene per nuocere

 

 

Questo cambio repentino e poco puntale del luogo di svolgimento della prova scritta per il posto di ispettore di polizia penitenziaria ha chiaramente scatenato polemiche tra i sindacati di categoria, Sinappe in testa, il quale lamenta una frettolosa organizzazione del concorso che non ha valutato correttamente tutti gli aspetti, mettendo in difficoltà i partecipanti.

 

Anche il sindacato autonomo Sappe interviene sul tema con una lettera ufficiale all’amministrazione, nella quale si chiede uno slittamento dell’orario di presentazione dei candidati dalle 7.30 alle 8.30 per “garantire correttezza nell’accesso e consentire l’effettiva presenza degli interessati”.

 

Alla luce di una nota proprio del sindacato Sinappe, il DAp ha prontamente risposto prendendo atto del problema e impegnandosi ad agevolare gli spostamenti dei partecipanti al prossimo concorso interno per la qualifica di vice ispettore.

 

 

 

Fonte: sinappe / sappe

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mar, mar 22, 2016  Valentina
Carabinieri per forza, Non per vocazione
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Proprio così. Indossare la divisa per forza è una delle cose meno produttivo che si possano pensare. Ed è anche quel principio che ha portato nel carabinierilontano 2005 ad abolire il servizio di leva obbligatorio: chi vuole indossare una divisa deve farlo per vocazione, perché ci crede e abbraccia i valori con la quale la divisa è cucita da secoli e nei secoli.

Non è quello che accadrà nei prossimi mesi alla maggior parte dei quasi 8000 dipendenti dell’agonizzante corpo forestale dello stato.

 

 

 

 

Carabinieri. Arriva Il Rinforzo Dei Forestali

 

 

Secondo quanto previsto dal discusso e approvato decreto Madia su riordino della pubblica amministrazione infatti a partire dal 2017 le forze di polizia dovranno diminuire da 5 a 4, a discapito del corpo forestale dello stato che dovrà così confluire all’interno dell’arma dei carabinieri.

Dunque un corpo civile che diventa a tavolino militare.

 

Questo provvedimento che in passato ha fatto discutere molto è attualmente all’esame non vincolante -  delle commissioni parlamentari per poi approdare al Consiglio di Stato.

Non c’è bisogno di essere indovini per immaginarsi cosa accadrà nel prossimo futuro. Saranno migliaia i ricorsi che verranno inoltrati nei tribunali da parte dei forestali che legittimamente non vogliono indossare una divisa e diventare “a tavolino” appartenenti a un corpo militare.

 

La differenza tra un corpo civile e uno militare non sta solo nella divisa e nei valori. C’è anche una serie di differenze pratiche che vanno tenute in considerazione. Chi appartiene a un ordinamento civile può legittimamente riunirsi in sindacati, non c’è alcun ordinamento gerarchico e in caso di errori si risponde alla giustizia ordinaria e non di fronte a un tribunale militare.

Tutte queste differenze, se pensate nel lungo periodo, creeranno per forza tensioni e incomprensioni all’interno dell’arma, perché un forestale di 40 anni che ha sempre svolto il suo lavoro secondo principi civili può legittimamente trovarsi in difficoltà a rispondere in maniera gerarchica del proprio operato.

 

 

Carabinieri. Una Scelta Incomprensibile

 

 

Va anche detto che il Governo ha subito precisato all’indomani dell’approvazione del decreto Madia, che coloro che non vogliono essere militarizzati possono richiedere l’assegnazione all’interno di altre amministrazioni.

 

E allora perché pensare all’accorpamento con una forza militare invece che scegliere la polizia, che ha un ordinamento civile? A questa domanda nessuna istituzione ha ancora mai risposto. Di fatto però in questo modo si crea un precedente spaventoso che paradossalmente potrebbe essere applicati a qualunque altra categoria pubblica con esiti disastrosi. Non solo.

 

Ma tutto il risparmio economico tanto pubblicizzato dal governo con questa riorganizzazione delle forze di polizia finirà nelle tasche dei tribunali, che a breve verranno sommersi dai ricorsi. E allora, il gioco, sarà valso a candela? Quello che si otterrà con una forzatura di questo tipo è perdere anni e anni di esperienza nella difesa dell’ambiente e di lotta alle eco mafie e indebolire un corpo militare ben strutturato con l’inserimento di personale che non sposa i principi del corpo di appartenenza.

 

 

Fonti: Ilfattoquotidiano / supu

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, mar 21, 2016  Roberta Buscherini
Riposo compensativo scuola: Tutto quello che devi sapere
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Quali sono gli elementi fondamentali da conoscere per un dipendente della scuola pubblica, che abbia necessità di recuperare le ore di riposo compensativo? Il tema possiede evidenti ed interessantissimi risvolti pratici a livello di gestione dell’orario di lavoro per quello che riguarda coloro che sono impiegati presso le scuole pubbliche (o presso lo Stato a livello generale). In che modo è strutturata la concreta gestione del recupero di queste ore? In questo articolo un sintetico ed utile vademecum per rispondere a questa importante domanda (con l’aggiunta di un esempio finale concreto).

riposocompensativo scuolaIn via introduttiva è necessario affermare come il riposo lavorativo sia un concetto ed un diritto tutelato dalla nostra Carta Costituzionale: l’art. 36 recita infatti che il diritto al riposo settimanale per il lavoratore dipendente è irrinunciabile. Tale contrafforte costituzionale contribuisce a fornire la struttura basilare a questo istituto. Inoltre, la fondamentale importanza del riposo compensativo scuola è stata più volte sottolineata dalle Sezioni Unite della Cassazione nel corso dei decenni, a partire dagli anni ’80.

 

 

Riposo compensativo scuola : che cos’è (una premessa)

Piccola premessa per chiarire il tema a livello di definizione: il riposo compensativo scuola è un concetto che fa riferimento alla gestione degli orari e delle retribuzioni dei dipendenti statali, con un peculiare ambito applicativo rivolto alle forze dell’ordine. Di fatto, esso è un intervallo lavorativo utile a creare una compensazione nei confronti di una prestazione lavorativa che in termini quantitativi abbia superato i limiti della prestazione ordinaria prevista e retribuita come tale dal contratto esistente. A disciplinare il riposo compensativo insegnanti è il decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66 (“Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro”): in esso si afferma che i contratti collettivi possono consentire che, in alternativa o in aggiunta alle eventuali maggiorazioni retributive previste, i lavoratori usufruiscano di tali riposi compensativi. Il riposo compensativo matura in tutti i casi in cui il dipendente non abbia fruito della giornata di riposo settimanale: ovvero, di uno stacco di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuato di 6 giorni.

 

Recupero ore riposo compensativo scuola : focus sui dipendenti statali

 

Il riposo compensativo per la categoria dei dipendenti della scuola o i dipendenti pubblici si configura come un giorno non lavorativo idoneo a compensare la mancata fruizione di un giorno ordinario di riposo (come ad esempio la domenica o un qualsiasi giorno festivo) in cui il dipendente, per esigenze aziendali, abbia dovuto effettuare la prestazione lavorativa. Ecco un esempio concreto per capire immediatamente la questione: se un dipendente pubblico lavora sette giorni di seguito, inclusa la domenica, nei giorni successivi è tenuto ad usufruire di una pausa dalla sua attività (più precisamente si parla di un intervallo di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuato di 6 giorni). In ulteriore istanza, il riposo compensativo possiede anche la funzione di compensare la gravosità di un determinato lavoro che costringe il dipendente a sostenere turni notturni fuori dall’ordinario orario d’ufficio (oppure qualora il dipendente stesso sia esposto a condizioni di lavoro logoranti).

 

Riposo compensativo  insegnanti (e non solo): un esempio concreto

 

 

riposo compensativo insegnantiUn interessante caso di specie in materia di riposo compensativo si può analizzare attraverso l’analisi di un orientamento applicativo dell’ARAN che ha preso in considerazione il seguente caso reale: può un ente organizzare lo svolgimento di attività formative per il personale nella giornata del sabato, in presenza di una settimana lavorativa articolata su cinque giorni (dal lunedì al venerdì)? Ed entra qui in gioco il riposo compensativo scuola? L’Agenzia, nei suoi orientamenti applicativi, aveva già evidenziato che “secondo le regole generali, nel caso di corsi di formazione o di aggiornamento professionale organizzati dall’Ente o comunque autorizzati dal medesimo Ente presso altri soggetti pubblici o privati, le ore effettive di  partecipazione alle attività formative devono essere considerate come servizio prestato a tutti gli effetti e, quindi, anche come orario di lavoro, ai fini del completamento del debito orario delle 36 ore settimanali”.

Ciò comporta anche la conseguenza ulteriore che, per la parte eccedente l’orario d’obbligo giornaliero, devono essere considerate lavoro straordinario, con l’applicazione della specifica disciplina. “Evidentemente, nei termini sopra descritti, venendo in considerazione attività rese in orario di lavoro, di esse si terrà conto a tutti gli effetti stabiliti dalla legge (D.Lgs.n.66/2003), ivi compresi la durata massima della prestazione lavorativa e i riposi”. In tal senso, prosegue l’ARAN, la prestazione lavorativa resa, in via occasionale, in giorno feriale non lavorativo (il sabato) in presenza di un’articolazione dell’orario di lavoro su cinque giorni, dà titolo “a richiesta del dipendente, ad equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario non festivo”.

Pertanto, il dipendente che, secondo l’articolazione qui abbozzata, svolga la prestazione lavorativa nella giornata del sabato ha facoltà di chiedere, in via opzionale: o il riposo compensativo di durata equivalente alle ore di lavoro rese, oppure il riconoscimento, per le medesime ore, del compenso per lavoro straordinario.

 

Fonte: aranagenzia.it

 

Roberta Buscherini

 

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mer, mar 16, 2016  Valentina
Scuola. Qualcosa si sta muovendo
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Eh sì, perché quando a mobilitarsi, oltre a essere una classe lavoratrice intera è anche la politica, allora la cosa si fa davvero seria. È quanto sta accadendo al comparto scuola nell’ambito dei precari, dove le associazioni di categoria, capitanate da Mida Precari, stanno cercando un appoggio politico anche trasversale per poter creare una fase transitoria di tutela per gli altre i 120 mila docenti che rischiano di non poter più lavorare il prossimo anno, grazie alla buona scuola e al suo concorso.

Fonte: cobascuolatorino.it

Fonte: cobascuolatorino.it

 

 

Scuola. I prossimi obiettivi dei docenti esclusi

 

 

 

 

Mida Precari ha organizzato un convegno che ha visto la partecipazione di diverse rappresentanze politiche, non tutte, con lo scopo di elaborare una contro proposta al concorso della Buona Scuola che crei una nuova categoria di esodati della scuola.

Gli obiettivi che i partecipanti al convegno si sono prefissati sono:

 

- La creazione di una fase transitoria che tuteli i docenti già selezionati con i concorsi (TFA) o sul campo (PAS).

 

- Una soluzione per i docenti in possesso del diploma magistrale, senza sottovalutare la loro posizione giuridica

 

- Un confronto per progettare un futuro a coloro che appartengono alla terza fascia delle GI, i quali per il momento sono esclusi da qualunque iniziativa preveda una prosecuzione della carriera e sono di fatto in uno stallo professionale destinato a durare molto tempo.

 

 

Scuola. Anche i ricorsi proseguono

 

 

Se da un alto si lavora per cercare un piano B a questa disastrosa Buona Scuola, dall’altro si pensa anche a tutelare gli interessi di coloro che rischiano molto con la sua applicazione.

Dopo i ricorsi annunciai dall’Anief quindi arrivano anche quelli della Confedercontribuenti che ha sottolineato come questo concorso presenti profili di illegittimità, invitando coloro che sono interessati a impugnare il bando davanti al Tar del Lazio, tramite un maxi ricorso a cui è possibile aderire fino al prossimo 30 marzo.

 

Se da un lato l’adesione al ricorso contro il MIUR prosegue inesorabile, la posizione del ministro Giannini non accenna a cambiare. Ai microfoni di Radio 24 ha infatti dichiarato che questo concorso “offre un’occasione ad una platea amplissima, oltre 200mila i candidati previsti per 63.700 posti”.

 

La Giannini sottolinea come questa sia un’ottima opportunità che “sulla base della Costituzione italiana viene restituita al mondo della scuola” e auspica la collaborazione dei sindacati, a discapito dei ricorsi, perché “questo concorso servirà per dare alla scuola italiana quello di cui ha bisogno: giovani che regolarmente possano confrontarsi con i loro talenti e la loro vocazione per fare quello che è uno dei mestieri più belli del mondo”.

 

Posizioni distanti anni luce quelle del ministro e dei sindacati. Che non troveranno mai un punto di incontro. Non nel breve periodo almeno.

 

 

 

 

Fonte: blastingnews / ilsussidiario / forexinfo

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mar, mar 15, 2016  Valentina
Carabinieri. Niente sconti per ZTL
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Fonte: spoiledexpat.com

Fonte: spoiledexpat.com

Quando la realtà supera la fantasia si spera sempre che sia in meglio. Ma nella maggior parte dei casi non è così. E non lo è neanche in questo caso, di cui ben ci si guarda dal parlare in maniera diffusa.

 

Si tratta dell’ennesima vergogna dello stato italiano verso i suoi figli, divisi tra prediletti e di seconda scelta. Di questa ultima categoria fanno parte i carabinieri che, a Roma, per raggiungere il loro luogo di lavoro in centro città sono costretti a pagare di tasca loro la tassa ZTL.

 

Il delegato del Co.Ce.R Giuseppe La Fortuna non è andato per il sottile e ha dichiarato che “se da un lato il Governo sembrerebbe orientato a dare assoluto sostegno  e la massima importanza e alle Forze dell’Ordine, dall’alto, emerge l’atteggiamento ostile e incongruente posto in essere dalle Autorità competenti nei confronti dei Carabinieri”.

Ma andiamo con ordine.

 

Carabinieri. Quando l’esperimento costa caro

 

 

Vi abbiamo già raccontato a suo tempo che a Roma si sta svolgendo una fase sperimentale che prevede l’istituzione del 112 come numero unico di pronto intervento europeo.

 

Dal primo marzo scorso poi è entrato in azione anche il piano di controllo del territorio che divide la giurisdizione della capitale in tre maxi aree, assegnate una ai carabinieri e due alla polizia di stato a rotazione. Lo scopo di questo piano è quello di monitorare il territorio in modo molto più capillare evitando accavallamento di forze e competenze.

 

Di per sé il progetto è lodevole e si spera porti a un bilancio positivo, tale da poterlo estendere anche a tutte le altre città.

Non si può però accettare che chi deve recarsi nella propria sede di lavoro, fatta eccezione per i carabinieri che svolgono servizio presso la caserma Pogdora di Via Morosini, debba pagare di propria tasca la tassa sulla zona a traffico limitato.

Si tratta, per i rappresentanti della categoria di un tributo illegittimo che non trova un fondamento logico e che, qualora le cose non cambino, dovrà gravare sull’amministrazione militare e non sul singolo.

 

Il Co.Ce.R su questo punto è irremovibile e conclude la propria lettera di denuncia, ricordando come “gratificare, apprezzare e soprattutto riconoscere i diritti ai Carabinieri, significa rafforzare l’attaccamento alle Istituzioni e a quei valori che da secoli sono insiti nella mentalità trasfusa in quegli Uomini e in quelle Donne in divisa che presidiano, giorno e notte, tutti i territori del nostro paese nonché il centro urbano più importante e a rischio attentati dell’intera Nazione, i cui numerosi obiettivi sensibili, ruotano”.

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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