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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi al mese aprile, 2016

gio, apr 28, 2016  Patrizia Caroli
Riforma PA: presto chiarito il nodo dell’applicazione dell’art.18
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La Riforma della Pubblica Amministrazione è in pieno svolgimento dopo l’emissione del primo pacchetto di interventi (confluiti negli 11 decreti attuativi approvati dal Consiglio dei Ministri lo scorso 20 gennaio 2015 in attuazione della Legge Madia, legge 7 agosto 2015, n. 124). Ma quali sono gli elementi più rilevanti di questa riforma? E soprattutto quale sarà il prossimo “step” del complesso percorso di riforme che investirà in maniera sempre più pervasiva la PA italiana, con specifico riferimento al Pubblico Impiego? Il nodo, lo anticipiamo, riguarda le modalità di applicazione dell’art.18 ai dipendenti pubblici. Ma ora analizziamo un tema caldo già investito dal primo pacchetto di misure ed un tema che sarà oggetto di un provvedimento nei prossimi mesi.

 

Riforma PA

Riforma Pubblica Amministrazione: la lotta all’assenteismo

 

Il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha rilanciato il provvedimento contro gli assenteisti (anche a causa di alcuni casi concreti poco edificanti), spiegando che con il decreto in vigore per le “assenze di gruppo” non ci sarà assolutamente più spazio. Non mancano tuttavia le obiezioni a questa misura (tra Consiglio di Stato e dossier preparati dai tecnici di Camera e Senato per i pareri parlamentari). Nello specifico non è piaciuta l’idea di comminare la stessa sanzione, il licenziamento, sia al dipendente assenteista sia al dirigente che non lo controlla, con un evidente problema di proporzioni fra il comportamento e la contromisura, e nemmeno quella di calcolare il danno all’immagine, che in caso di condanna l’assenteista deve risarcire, anche sulla base della “rilevanza mediatica” del caso.

 

Il nuovo pacchetto di misure in arrivo

 

Ma mentre il primo pacchetto di decreti ha praticamente già attraversato il percorso legislativo classico (transitando per i pareri di Conferenza Unificata, Consiglio di Stato e Parlamento) si apre già la strada una seconda fase della riforma con alcune misure già sul tavolo dei tecnici del Governo. Tra questi si allinea anche un importante provvedimento: quello che farà nascere il nuovo Testo Unico del Pubblico Impiego.

 

Prossima tappa: il nuovo Testo Unico del Pubblico Impiego

 

Il Testo Unico del Pubblico Impiego dovrà infatti contribuire a chiarire una serie di dubbi risalenti sull’applicabilità o meno ai dipendenti pubblici dell’articolo 18 nella sua versione “classica”. La problematica è stata riaperta qualche mese fa dalla Corte Cassazione, che tramite la sentenza 24157/2015 ha confermato l’applicazione all’interno della Pubblica Amministrazione della Riforma Fornero, la quale ha limitato il diritto al reintegro nei licenziamenti economici.
Il ragionamento effettuato dalla Cassazione si basa sul richiamo automatico che il Testo Unico del Pubblico Impiego contiene nei confronti delle regole del lavoro privato. E viene ad essere messo in particolare evidenza dalle nuove ed ulteriori modifiche concretizzatesi con il Jobs Act. Tuttavia il dibattito rimane aperto anche nel Governo: il ministro Marianna Madia, in questa direzione, ha spiegato che i nuovi decreti in fase di preparazione confermeranno la “specialità” del Pubblico Impiego. Il dibattito all’interno della compagine governativa continuerà comunque nelle prossime settimane. Quando il testo del decreto attuativo giungerà sarà più chiaro quale sarà l’obiettivo finale del Governo.

 

Fonte: Patrizia Caroli

 

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mar, apr 26, 2016  Valentina
Polizia Penitenziaria. L’esempio del sistema umanizzato
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pol-penNelle ultime settimane si è spesso parlato di problematiche legate al carcere, ai detenuti, al terrorismo e a tutte quelle questioni che rendono stressante e pericolosa l’attività professionale della polizia penitenziaria, molto più del necessario e del dovuto.

 

Ma così come è giusto conoscere cosa stride e cosa va cambiato, è altrettanto giusto conoscere tutti quegli aspetti che invece non solo vanno bene, ma fungono da esempio e da spinta per un futuro professionalmente migliore e non solo per i baschi blu.

 

Il riferimento è al cosiddetto sistema umanizzato delle carceri della Regione Marche, sul quale il Garante dei diritti, Andrea Nobili, ha speso parole importanti: “se il nostro sistema carcerario è riuscito ad umanizzarsi lo si deve anche alla polizia penitenziaria. Il lavoro degli agenti è fondamentale, impegnativo, difficile e usurante”.

 

 

Polizia Penitenziaria. Nuove regole per il porto d’Armi

 

 

È in pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, la modifica al decreto del ministro della sanità datato 28 aprile 1998 che riporta il titolo “Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d’armi per uso difesa personali”.

 

È del 5 aprile scorso infatti l’ufficializzazione di questa modifica che consentirà a tutto il personale in servizio attivo di dimostrare la propria idoneità psicofisica, attraverso un attestato di servizio che sarà la stessa amministrazione di appartenenza a rilasciare, senza quindi che il soggetto debba farsi carico degli oneri di certificazione medica.

 

 

Polizia Penitenziaria. Torna il comitato pari opportunità

 

 

Dopo un lungo periodo di inattività è tornato a riunirsi finalmente il comitato delle pari opportunità.

Alla sua guida ora c’è un nuovo presidente, la dott.ssa Paloscia, alla quale sono arrivati da più parti gli auguri di buon lavoro, carichi di aspettativi e di risultati, come si legge in una nota del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe: “apprezziamo il saluto che il Presidente in sede di insediamento ha volto alle organizzazioni sindacali, ma parimenti sollecitiamo la promozione di ogni idonea iniziativa per l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne, chiedendo che si relazioni alle OO.SS. sull’operato del Comitato, nonché sulle condizioni oggettive in cui si trovano le donne del Corpo rispetto alle attribuzioni, alle mansioni, alla partecipazione ai corsi di formazione e aggiornamento”.

 

 

 

 

Fonte: consap / alsippe / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, apr 21, 2016  Valentina
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businnessonlineOra che i termini del concorso per la Buona Scuola sono stati tutti resi noti, inizia il calvario delle regioni che devono reclutare tra gli insegnanti, coloro che dovranno entrare a far parte delle commissioni giudicati del concorso a cattedra 2016.

 

Se qualcuno infatti credeva che si sarebbe stato un surplus di candidati a questo ruolo, si è sbagliato davvero molto. Ma come mai nessuno vuole svolgere il ruolo di commissario? Prima di tutto per una questione squisitamente economica.

 

Il compenso proposto è ai limiti dell’offensivo: il compenso base di un presidente è €251 lordi, mentre per un componente è € 209.24 a fronte di ogni candidato esaminato, per un totale che non eccede i € 2.051,70. Se poi si creano delle sottocommissioni, ai loro membri si darà un compenso ridotto del 50%.

 

Ma la questione non riguarda solo i termini economici. Ai commissari non viene concesso l’esonero dal normale servizio, pertanto il lavoro che sono chiamati a svolgere dovrà comunque intersecarsi nel loro quotidiano.

 

Queste due motivazioni rappresentano la parte più “concreta” della difficoltà di reperire commissari per il concorso. La verità è che esistono anche delle motivazioni meno concrete e che fanno capo alla dignità professionale e alla solidarietà verso i partecipanti al concorso. Il tutto riconducibile alla non condivisione dello spirito di questo concorso.

 

 

 

Scuola. È polemica sui costi del concorso

 

 

Che nessuno sia felice di questo concorso all’interno del comparto scuola, è evidente da lungo tempo oramai.

Ma anche dopo la pubblicazione del bando, non c’è alcuna rassegnazione e le polemiche imperversano come un fiume in piena.

 

L’ultima in ordine di tempo riguarda i costi per sostenere il concorso e arriva da una docente che denuncia dal portale di Orizzontescuola: “sono in procinto di sostenere il concorso bandito dal Governo, ma l’abilitazione per me è stato un grande sacrificio economico, visto gli ingenti costi e le tasse pagate per le prove preselettive e prove finali. Arrivato poi al concorso si viene a sapere che i diversi non abilitati parteciperanno nonostante manchi il requisito fondamentali dell’abilitazione. A questo punto chi ha sostenuto con fatica le prove del Tfa è stato ingannato. (…) farò causa allo stato in quanto da non abilitata nel 2012 avrei potuto anche io partecipare al concorso e chiedo dunque anche il rimborso spese del Tfa”.

 

Parole pesanti, ma purtroppo non certo nuove. Casi come questo si moltiplicano ogni giorno di più, dando origine a ricorsi su ricorsi contro lo stato.

 

 

Fonte: ilsussidiario

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mer, apr 20, 2016  Patrizia Caroli
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Anche per coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione sarò presto il tempo di ricevere la “busta arancione” inventata da Tito Boeri, l’attuale direttore dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

 

Pensioni dipendenti pubblici

Tito Boeri con la busta arancione. Fonte: Liberoquotidiano.it

Cosa c’è nella busta arancione?

 

Ma di cosa si tratta? La busta arancione si configura come un documento che giungerà per posta presso le abitazioni degli italiani: al suo interno è contenuto un dossier personalizzato redatto appositamente dall’INPS per i lavoratori italiani non provvisti di accesso digitale alla propria posizione contributiva. Nel merito il documento conterrà una proiezione sull’importo del futuro assegno pensionistico. I contribuenti potranno vedere vergato per iscritto il tasso di sostituzione della futura pensione in rapporto all’ultimo stipendio percepito (a patto tuttavia di avere una buona stabilità lavorativa fino al raggiungimento dei requisiti di quiescenza per la pensione). Un’operazione, quella fortemente voluta dal Tito Boeri, che rappresenta un rilevante segno di discontinuità rispetto al passato.

 

Pensioni dipendenti PA. La proiezione del trattamento pensionistico

 

La busta arancione si configura senza dubbio alcuno come uno dei pilastri dell’operazione trasparenza inaugurata dal Presidente Boeri appena giunto alla guida dell’Istituto. Le stime sui futuri assegni hanno infatti l’obiettivo virtuoso di informare i contribuenti su quello che sarà il possibile importo della loro futura pensione, in maniera tale che questi ultimi possano prendere adeguati e congrui provvedimenti. La busta arancione è pertanto una sorta di termometro, un “exit poll” credibile calcolato su base statistica che ha l’obiettivo di rendere consapevole il lavoratore dell’ammontare del proprio assegno di pensione.
L’INPS ha già avviato le procedure per partire con i primi invii, con i primi contribuenti che riceveranno le prime buste già questa settimana. ora è il turno dei lavoratori privati, mentre a partire dal mese di luglio toccherà a dipendenti pubblici ricevere il plico contente la proiezione della pensione. Molti dei diretti interessati affermano di non attendersi particolari sorprese, ma le prime rilevazioni sull’esito dell’operazione potranno essere raccolte solo nelle prossime settimane. Un progetto importante, quello della busta arancione, che punta a creare consapevolezza e chiarezza nel contribuente in un periodo in cui la materia pensionistica attraverserà tempeste di non poco conto.

 

Pensioni dipendenti della pubblica amministrazione, tema delicato: come capirne di più

 

Secondo alcune proiezioni emesse dal quotidiano torinese La Stampa infatti, nel 2030 il sistema pensionistico italiano potrebbe andare incontro a serie difficoltà: mettendo insieme previsioni demografiche e studi sulla spesa previdenziale si prevede per quell’anno una congiuntura critica per il sistema. Sarà infatti quello l’anno in andranno presumibilmente in pensione i cosiddetti “baby boomers”, i figli della grande ondata demografica che attraversò l’Italia del “boom economico” nel biennio 1964-65, quando l’Italia partorì oltre un milione di bambini. Quei bambini, al compimento dei 66-67 anni infatti giungeranno alle soglie dell’INPS, contribuendo ad un picco di richieste che si tradurrà in uno choc, soprattutto se la crescita economica rimarrà modesta (come appare ora). Se le casse dell’INPS reggeranno a reggeranno al quinquennio 2030-2035, la “Nave Italia” dovrebbe poi giungere in acque più serene fino a stabilizzarsi tra il 2048 e il 2060.
Risulta pertanto fondamentale comprendere la propria situazione pensionistica in prospettiva: possibilità che viene ora data anche ai dipendenti pubblici grazie alla seconda parte dell’operazione “busta arancione” che si aprirà a partire da giugno.

 

Fonti: La Stampa

 

Patrizia Caroli

 

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lun, apr 18, 2016  Patrizia Caroli
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Stipendi dipendenti pubblici bloccati fino al 2020? Questo lo spettro che aleggia minaccioso per coloro che sono impiegati presso il Pubblico Impiego. I contratti degli statali, congelati dal 2010, corrono il serio rischio di rimanere bloccati per altri 4 anni, ben oltre l’orizzonte temporale stabilito a suo tempo dal Governo Letta (il quale aveva disposto il blocco fino al 2017).

 

Stipendi dipendenti pubblici

Stipendi dipendenti pubblici: lo sblocco è lontano?

 

La notizia è giunta la scorsa settimana nel momento in cui è stato approvato il Def (Documento economico e finanziario), il principale strumento mediante il quale nel nostro Paese vengono programmate l’economia e la finanza pubblica, con conseguenze dirette sui cittadini. Ebbene, all’interno del Def presentato settimana scorsa, non sembra scorgersi alcuna voce di spesa relativa al rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego.
Ma come? Proprio a fine marzo segnalavamo come attraverso l’accordo tra ARAN e sindacati si fosse schiacciato il grilletto idoneo ad innescare il tanto atteso sblocco dei contratti nel Pubblico Impiego, con la possibile riapertura dei tavoli di rinnovo, anche alla luce della nuova configurazione dei comparti contrattuali delle PA (4 fasce). L’ottimismo pareva in crescita. Poi la delusione del Def. Si badi bene: ciò non sta a significare una pietra tombale sulle possibilità di scongelamento dei contratti del Pubblico Impiego: tuttavia l’occasione dell’approvazione del Def sembrava il luogo deputato alla conferma di ciò che si presagiva in precedenza.

 

Costo delle retribuzioni: cosa affiora dal Def

 

Ma cosa si legge nel Documento economico e finanziario? I seguenti concetti: il costo per le retribuzioni degli impiegati della PA ha visto registrare una diminuzione dello 0,7% nel 2014 e una stabilizzazione (dunque un aumento di spesa pari a zero) nel triennio successivo (2015 – 2017). A partire dal 2018 si tornerà ad una crescita dello 0,3% che si manterrà stabile per tutto il triennio (2018-2020). Ma a cosa sarà dovuta tale crescita? Nient’altro che all’introduzione della nuova indennità di vacanza contrattuale che, per il momento, risulta congelata. Ora come ora infatti non si riscontra in nessun documento del Governo l’intenzione di provvedere ad un rinnovo del contratto degli impiegati pubblici.
D’altro canto risulterebbe corretto aprire una riflessione in merito alla scarsità di risorse economiche che sarebbero garantite dal Governo per i rinnovi dei contratti: solo 300 milioni l’anno sul triennio, cifra probabilmente insufficiente per garantire uno sblocco dei contratti in piena regola (questo il coro unanime degli analisti che in qualche modo anticipavano la brutta notizia uscita dal Def).

 

I sindacati non ci stanno

 

L’ipotesi di un prolungamento del blocco dei rinnovi ha ovviamente gettato sale una ferita aperta da tempo, riattivando la rabbia delle rappresentanze sindacali. Michele Gentile della CGIL ha commentato la mancanza di capitoli di spesa nel nuovo Def relativi ai dipendenti statali nel seguente modo: “E’ nelle intenzioni del Governo Renzi continuare a tenere bloccati i contratti degli statali. La conferma arriva dal Def, ma anche dell’ipotesi di scioglimento dell’ARAN, l’agenzia sede del rinnovo dei contratti privatistici”. Sindacati sul piede di guerra?

 

Fonti: Sole24Ore, forexinfo.it

 

Patrizia Caroli

 

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