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Archivi al giorno aprile 11th, 2016

lun, apr 11, 2016  Patrizia Caroli
Trasferimenti dipendenti province: le Regioni a rischio “esuberi”
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Ricollocamento dipendenti pubblici impiegati nelle province? Un compito più difficile del previsto, almeno a quanto emerge dalle ultime indiscrezioni giunte da diversi territori provinciali. L’operazione mobilità conseguente alla riforma dell’architettura amministrativa del Paese (la quale ha trasformato le province in enti di area vasta, con numerose funzioni transitate in capo alle Regioni) palesa infatti il suo obiettivo nel riassorbimento del personale in esubero a seguito del progetto targato Delrio. I numeri affiorati nelle ultime settimane a riguardo sono i seguenti: 1644 dipendenti in piena fascia di ricollocamento (praticamente assicurato), 274 a serio rischio “uscita”. Andrà così a concludersi il cosiddetto processo di svuotamento delle province.

 

trasferimento dipendenti province

Trasferimenti dipendenti province: la situazione

 

Il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia getta la sua aura rassicurante affermando: “Stiamo ricollocando migliaia di dipendenti delle Province nelle amministrazioni dove hanno bisogno di loro, come le cancellerie e i tribunali”. Insomma la complessiva operazione ricollocamento sembrerebbe starsi sviluppando secondo modalità corrette. Tuttavia incrociando eccedenze di personale e posti liberi il saldo negativo si riscontra in 13 province su 67. E tra le entità regionali “in rosso” i casi più complessi sono più o meno la metà. Insomma, si palesa un secondo “problema”: quello dei trasferimenti geografici dei dipendenti. Al fine di evitare ai dipendenti inseriti nelle liste di mobilità spostamenti da una provincia ad un’altra il Governo continuerà a ricercare posti vacanti all’interno delle diverse amministrazioni, in maniera tale da restringere il più possibile la platea dei trasferimenti a lungo raggio. A tal riguardo il Ministero della Pubblica Amministrazione ha aperto un portale “dedicato” attraverso cui gestire mediante via digitale i trasferimenti dei dipendenti in esubero. Uno strumento digitale che contribuisce ad aprire ad una prospettiva di innovazione anche tali peculiari processi della Pubblica Amministrazione italiana.

 

Le province in cui il ricollocamento è più difficile

 

Una cosa certa emerge analizzando la situazione a livello geografico: il problema degli esuberi colpisce in maniera quasi esclusiva il Sud. Secondo una rilevazione effettuata dal Fatto Quotidiano le situazioni più complesse si trovano a Caserta (-70 nel saldo dei posti disponibili) e Potenza (-58). A seguire Salerno (-28), Vibo Valentia (-24), Avellino (-23), Perugia (-22), Isernia (-16) e Catanzaro (-10). Margine di manovra più ampio e rassicurante per soluzioni risolutive invece a Brindisi (-9), Benevento (-7), Campobasso (-5), Teramo (-1), Cuneo (-1). Nessun problema nelle province lombarde di Milano, Como, Brescia, e Monza Brianza dove le posizioni che aspettano di essere coperte sono nell’ordine delle centinaia.

 

Trasferimenti dipendenti province e la mobilità: un portale per scegliere

 

A confermare i numeri, intervenendo nell’ambito della scuola di formazione politica del Partito Democratico, è stata sempre il Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, la quale ha affermato che per fine mese sarà attivata sul sito mobilità.gov.it del Governo una funzione che permetterà la scelta della posizione più idonea. Ci sarà a disposizione un mese di tempo per esprimersi a riguardo e i trasferimenti diventeranno operativi ad inizio giugno. Va ricordato a tal riguardo che nel complesso, nel nostro Paese ci sono 3205 posti liberi e 1644 esuberi da ricollocare (come affermato in apertura).

 

Fonti: ilfattoquotidiano.it, trmtv.it, quotidianodipuglia.it

 

Patrizia Caroli

 

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lun, apr 11, 2016  Valentina
Carabinieri. Superstiti Nassirya, uomini di serie B?
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nassiryaContinuano gli screzi contro i pochi superstiti della strage di Nassirya del 12 novembre 2003. A salvatore Maltese infatti, insignito della medaglia d’oro al valore dopo il massacro, è stata negata l’iscrizione all’Associazione nazionale carabinieri, della sezione dell’Anc di Farra d’Isonzo, una delle cinque sedi dislocate nel territorio provinciale.

 

La nota dell’associazione, firmata da Angelo Nigro, lascia poco spazio all’interpretazione: “Egregio signor Maltese, siamo spiacenti informarla che, sentito il parere contrario di diversi soci, interpellato l’ispettore dell’Anc Fvg, questo consiglio direttivo, riunitosi in data 3 marzo 2016, nel valutare attentamente la sua domanda, ha ritenuto opportuno, con votazione a maggioranza, 6 (sei) favorevoli e 1 (uno) astenuto, di respingere e negare la sua iscrizione a questa sezione. Si comunica, peraltro, che è data possibilità di inoltrare richiesta di iscrizione all’Anc direttamente alla presidenza nazionale“.

 

 

Carabinieri. Quando i regolamenti vanno oltre l’onore

 

 

Motivo di tutto questo? L’articolo 4 del regolamento. chi vuole diventare socio dell’associazione deve iscriversi nella sede della città in cui risiede. L’appuntato oggi è residente a Gorizia.

 

Questo però non può escludere un altro dato altrettanto uffficiale: l’Anc prevede cinque tipologie di soci: effettivi (carabinieri in servizio e in congedo), familiari (degli effettivi), simpatizzanti (anche se non hanno indossato la divisa dell’Arma), benemeriti e d’onore (insigniti di medaglia).

 

Lo scontento da entrambe le parti, per l’esclusione e per la pubblicità poco edificante, dà il via a un botta e risposta a mezzo stampa tra le due parti che risulta poco costruttivo e anche un po’ svilente. La soluzione però è davvero dietro l’angolo: chiunque può chiedere l’iscrizione all’Anc alla sede centrale di Roma e, una volta ottenuta la tessera, aderire alle attività delle sezioni.

 

 

 

Carabinieri. In Arrivo Altra Interrogazione Parlamentare

 

 

Qualche notizia positiva però arriva anche per i carabinieri in questi giorni. Il tema è quello dei permessi per i padri lavoratori.

 

Tutto nasce dal caso di un brigadiere a cui questa agevolazione è stata negata, facendo riferimento alla normativa in vigore, in tema di specifiche circostanze operative di reparto. Il tema non riguarda solo i carabinieri ma in generale le forze di polizia, per le quali appunti si richiama la legge in deroga per negare questo diritto.

 

È giunta ora di fare chiarezza poiché la normativa a riguarda è molto chiara e dettagliata, pertanto non c’è motivo alcuno in linea generale che porti alla non applicazione per gli appartenenti alle forze di polizia. Da qui è nata la proposta di un’interrogazione parlamentare al ministro della difesa, mossa dal movimento 5 stelle.

Vediamo nelle prossime settimane quali saranno gli sviluppi.

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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