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Archivi al giorno aprile 18th, 2016

lun, apr 18, 2016  Patrizia Caroli
Stipendi dipendenti pubblici: niente sblocco all’orizzonte?
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Stipendi dipendenti pubblici bloccati fino al 2020? Questo lo spettro che aleggia minaccioso per coloro che sono impiegati presso il Pubblico Impiego. I contratti degli statali, congelati dal 2010, corrono il serio rischio di rimanere bloccati per altri 4 anni, ben oltre l’orizzonte temporale stabilito a suo tempo dal Governo Letta (il quale aveva disposto il blocco fino al 2017).

 

Stipendi dipendenti pubblici

Stipendi dipendenti pubblici: lo sblocco è lontano?

 

La notizia è giunta la scorsa settimana nel momento in cui è stato approvato il Def (Documento economico e finanziario), il principale strumento mediante il quale nel nostro Paese vengono programmate l’economia e la finanza pubblica, con conseguenze dirette sui cittadini. Ebbene, all’interno del Def presentato settimana scorsa, non sembra scorgersi alcuna voce di spesa relativa al rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego.
Ma come? Proprio a fine marzo segnalavamo come attraverso l’accordo tra ARAN e sindacati si fosse schiacciato il grilletto idoneo ad innescare il tanto atteso sblocco dei contratti nel Pubblico Impiego, con la possibile riapertura dei tavoli di rinnovo, anche alla luce della nuova configurazione dei comparti contrattuali delle PA (4 fasce). L’ottimismo pareva in crescita. Poi la delusione del Def. Si badi bene: ciò non sta a significare una pietra tombale sulle possibilità di scongelamento dei contratti del Pubblico Impiego: tuttavia l’occasione dell’approvazione del Def sembrava il luogo deputato alla conferma di ciò che si presagiva in precedenza.

 

Costo delle retribuzioni: cosa affiora dal Def

 

Ma cosa si legge nel Documento economico e finanziario? I seguenti concetti: il costo per le retribuzioni degli impiegati della PA ha visto registrare una diminuzione dello 0,7% nel 2014 e una stabilizzazione (dunque un aumento di spesa pari a zero) nel triennio successivo (2015 – 2017). A partire dal 2018 si tornerà ad una crescita dello 0,3% che si manterrà stabile per tutto il triennio (2018-2020). Ma a cosa sarà dovuta tale crescita? Nient’altro che all’introduzione della nuova indennità di vacanza contrattuale che, per il momento, risulta congelata. Ora come ora infatti non si riscontra in nessun documento del Governo l’intenzione di provvedere ad un rinnovo del contratto degli impiegati pubblici.
D’altro canto risulterebbe corretto aprire una riflessione in merito alla scarsità di risorse economiche che sarebbero garantite dal Governo per i rinnovi dei contratti: solo 300 milioni l’anno sul triennio, cifra probabilmente insufficiente per garantire uno sblocco dei contratti in piena regola (questo il coro unanime degli analisti che in qualche modo anticipavano la brutta notizia uscita dal Def).

 

I sindacati non ci stanno

 

L’ipotesi di un prolungamento del blocco dei rinnovi ha ovviamente gettato sale una ferita aperta da tempo, riattivando la rabbia delle rappresentanze sindacali. Michele Gentile della CGIL ha commentato la mancanza di capitoli di spesa nel nuovo Def relativi ai dipendenti statali nel seguente modo: “E’ nelle intenzioni del Governo Renzi continuare a tenere bloccati i contratti degli statali. La conferma arriva dal Def, ma anche dell’ipotesi di scioglimento dell’ARAN, l’agenzia sede del rinnovo dei contratti privatistici”. Sindacati sul piede di guerra?

 

Fonti: Sole24Ore, forexinfo.it

 

Patrizia Caroli

 

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lun, apr 18, 2016  Valentina
Carabinieri. La religione entra nell’Arma
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cinquerighe

Fonte: cinquerighe.it

La religione, qualunque essa sia, nella maggior parte dei casi non è certo solo un credo intimo e privato. Influenza e agisce su tutte le sfere della vita di ogni credente, non ultima quella lavorativa.

 

Fino ad oggi la questione religiosa non ha mai riguardato le forze armate, ma qualcosa sta cambiando.

Adeguamento dei tempi o semplici rivendicazioni di libertà, ad oggi non è ancora dato sapere.

Di sicuro però c’è che per l’Arma dei carabinieri sta cambiando qualcosa in questa direzione.

 

Oltre 25 mila carabinieri in servizi tra Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria, tramite il consiglio intermedio di rappresentanza – Co.I.R. – ha divulgato una delibera nella quale di ritiene “inapplicata la libertà religiosa in quanto l’esistenza dei soli Cappellani Militari di religione cattolica darebbe luogo ad evidenti disparità di trattamento tra commilitoni”.

 

 

Carabinieri. Le richieste al Ministro

 

 

Questa delibera datata 8 aprile 2016 contiene un vero e proprio excursus storico sui cappellani militari, con lo scopo di mettere in evidenza il vuoto normativo che si è creato con l’entrata in vigore del Codice dell’ordinamento militare, rivendicando con forza “il dovuto rispetto del principio di laicità dello Stato sancito dalla Costituzione repubblicana”.

 

La richiesta è stata rivolta direttamente al ministro della difesa Roberta Pinotti, alla quale viene ribadita la necessità di “provvedere a dare compiuta applicazione ai principi costituzionali sulla libertà di culto”. C’è anche un altro aspetto che viene sottolineato nella delibera: lo stato giuridico e il relativo trattamento economico dei cappellani, i quali dal lontano 1961, con la legge 512, sono assimilati in tutto e per tutto a ufficiali delle forze armate. Proprio sulla questione dei cappellani, la storia comincia molto prima di questa delibera ed è più che altro squisitamente economica.

 

Dal 2013 al 2015 la spesa per i soli stipendi dei cappellani militari è passata da 7.680.353 a 10.445.732 euro mentre il numero dei cappellani è lievitato da 169 a 205. Si tratta di cifre piuttosto eloquenti e che meritano una certa riflessione da parte dei vertici coinvolti, sia di stato che di chiesa.

 

 

 

 

Fonte: supu

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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