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Archivi al giorno maggio 23rd, 2016

lun, mag 23, 2016  Patrizia Caroli
Pubblico Impiego: in Italia l’età media più alta d’Europa
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Trasformazione della Pubblica Amministrazione in pieno divenire: è di questi giorni l’ufficiale entrata in vigore del primo decreto attuativo (quello sulla trasparenza) che conferisce la prima sterzata concreta al progetto di “ristrutturazione” dell’architettura nel nostro ordinamento amministrativo. Passaggi ancora più importanti dovranno essere intrapresi nei prossimi mesi, con quella che si preannuncia come la più rilevante operazione di cambiamento della macchina amministrativa dello Stato nella storia repubblicana. Ma qual è lo stato di salute della complessiva macchina della Pubblica Amministrazione italiana?

 

pa

Lo stato di salute (precario) della PA italiana

 

Per comprendere in maniera lucida i profili e l’entità di questo percorso progressivo risulta senz’altro utile analizzare alcuni punti emersi all’interno di un interessante studio condotto da ForumPa, il Forum della Pubblica Amministrazioni in corso questa settimana a Roma. La Pubblica Amministrazione alla vigilia della completa attuazione della riforma targata Marianna Madia si presenta come un gigante di argilla immobile, in procinto di consumarsi senza essere pienamente governato.

 

Pubblico Impiego: un confronto europeo per capire

 

Il confronto europeo, nella comparazione elaborata dagli esperti di ForumPa, mette sotto i raggi X l’ultimo periodo della PA italiana in rapporto alle dinamiche registrate negli altri Paesi (in particolare Francia e Regno Unito). E il confronto appare impietoso. I blocchi reiterati su turnover e contratti danno alla Pubblica Amministrazione italiana il record (negativo) dell’età media dei dipendenti, destinata a oltrepassare quest’anno la barriera dei 50 anni. Contestualmente va detto che i suddetti blocchi non hanno in alcun modo contribuito ad alleggerire il peso economico degli uffici pubblici sui conti del Paese. La flessione della ricchezza nazionale, che nel 2015 è faticosamente ritornata ai livelli del 2008 dopo la doppia caduta di questi anni, ha annullato gli effetti dei tagli pesanti a cui la PA è stata sottoposta. Nel 2007 l’Italia destinava agli stipendi pubblici il 10,9% del Pil e oggi gira il 10,6%: un effetto praticamente nullo, tanto più se paragonato all’entità (sanguinosa) degli sforzi effettuati.

 

I giovani, la vera generazione perduta?

 

Oggi la Pubblica Amministrazione italiana arruola nelle sue fila meno del 15% degli occupati totali, mentre il medesimo indicatore tocca il 20% nella media OCSE, con punte del 25% nel Regno Unito dell’irreale 35% nei Paesi scandinavi. Il colmo della situazione è che i tagli effettuati alle Pubbliche Amministrazioni in questa epoca di “austerity” non risultano uguali per tutti, con le entità più leggere le strutture più leggere: vedi piccoli e medi Comuni chiamati a veri e propri i miracoli per ricomporre organici sempre più stiracchiati e far quadrare i bilanci.
Vittime assolute di questa sciagurata “austerity” pubblica sono poi loro, vessati e “mazziati”, i giovani, vera generazione perduta di questa temperie storica nel Pubblico Impiego: meno di un dipendente su mille ha meno di 25 anni contro il 5% abbondante degli altri Paesi europei, soltanto il 7% è nella fascia tra 25 e 34 anni (negli altri paesi questa fascia di età vale il triplo), mentre gli over 50 sono ormai netta la maggioranza. Una forza lavoro così composta si imbatte in evidenti problemi del cambiare dall’interno un sistema che ha probabilmente smarrito i connotati dell’efficienza.

 

Fonte: IlSole24Ore

Patrizia Caroli

 

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lun, mag 23, 2016  Valentina
Uranio Impoverito. Anche le buone notizie passano in sordina
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Tutto sotto silenzio, nessuna pubblicità. Poca informazione. Nulla è cambiato con gli anni e con le sentenze. Di condanna, s’intende.

 

uranioIl tema è quello scomodo, brutto, indegno dell’uranio impoverito. Il protagonista è Salvatore Vacca, fante del 151° Reggimento della Brigata Sassari, morto a 23 anni per una leucemia dovuta agli effetti dell’uranio impoverito, con il quale era venuto a contatto durante la missione in Bosnia.

 

Ci sono voluti qualcosa come 16 anni affinché la Corte d’appello di Roma condannasse il ministero della difesa per omicidio colposo. Finalmente la sentenza è stata resa pubblica e quanto riporta non lascia spazio all’interpretazione: “la pericolosità delle sostanze prescinde dalla concentrazione (…) cvi è compatibilità tra il caso dei riferimenti proveniente dalla letteratura scientifica (…) esistenza di collegamento causale tra zona operativa e insorgenza di malattia”.

 

Frasi che non lasciano dubbi né margini di interpretazione. Lo stato è colpevole. Per Vacca e per tutti quelli che non ce l’hanno fatta. Per Lorenzo Motta e per tutti quelli che hanno sconfitto il male che hanno dovuto imparare a conviverci. Per tutti quelli che, vivi o morti, hanno subìto vessazioni e umiliazioni da chi oggi è stato condannato senza riserve.

 

 

Sentenza:Uranio Impoverito. Le reazioni

 

 

La mamma coraggio di Salvatore non poteva che commentare positivamente la sentenza, ma i soldi previsti come risarcimento non daranno indietro un figlio né faranno dimenticare i silenzi, le sofferenze e l’abbandono di tanti anni.

 

Per Domenico Leggiero, dell’Osservatorio Militare, si tratta “di una sentenza storica, perché conferma la consapevolezza del ministero del pericolo a cui andavano incontro i militari in missione in quelle zone”. Leggiero poi continua nel commento a questa sentenza: “è importante perché fissa dei principi fondamentali: primo la colpa del ministero della Difesa e secondo la distinzione che c’è tra indennizzo e risarcimento. La madre infatti aveva già avuto un indennizzo per danno patrimoniale, mentre ora i giudici attestano che da parte del ministero c’è stato un danno causato dall’inadempienza di misure di sicurezza previste per il militare. È una sentenza unica nel suo genere da questo punto di vista. Se si parla di omicidio colposo di un militare morto, se parliamo di 333 vittime cosa è, una strage? e perché ancora non si fa nulla? il ministro Pinotti ora non potrà ignorare quello che emerge dalla sentenza”.

E infatti per i prossimi giorni è prevista un’audizione alla commissione uranio, nella quale ci si aspetta che il ministro Pinotti prenda atto della sentenza e si esprima finalmente in modo chiaro sul tema.

 

 

Uranio Impoverito. I Numeri non possono più essere ignorati

 

 

Se lo stato di fatto fino ad oggi ha voluto ignorare il numero di soldati, vittime in vita o no, del suo scellerato comportamento negli anni passati, di certo non potrà ignorare ancora a lungo le sentenze di condanna a suo carico.

 

Siamo ormai infatti a quota 47. E questa ultima sentenza, come abbiamo già detto, ha un’importanza maggiore delle altre e potrebbe avere ripercussioni oltre che nella commissione parlamentare, anche in Europa. Potrebbe addirittura essere il primo passo verso la chiusura definitiva di questo increscioso capitolo di storia italiana.

 

Un capitolo buio, sporco. Dal quale le istituzioni escono con le ossa rotte e molta meno credibilità. Quella credibilità che potrebbero almeno in parte recuperare se solo ammettessero le loro responsabilità di fronte alle vittime. La gravità del loro operato non sarebbe considerata minore, ma si ripulirebbero un po’ dal fango che hanno addosso. Ogni sentenza, sempre un po’ di più.

 

 

 

 

Fonte:  rainews / repubblica

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

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