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Archivi al giorno luglio 5th, 2016

mar, lug 5, 2016  Roberta Buscherini
Nuovo licenziamento disciplinare dipendenti pubblici: ecco le nuove regole
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Prosegue il grande percorso di riforma della Pubblica Amministrazione e del Pubblico Impiego portato avanti dal Governo Renzi a partire dall’inizio del mandato governativo (risalente al febbraio 2014). Con specifico riferimento alle novità concernenti il Pubblico Impiego è d’uopo sottolineare l’approvazione in via definitiva da parte del Consiglio dei Ministri n. 120 del 15 giugno 2016 del decreto attuativo della riforma recante “Modifiche in materia di licenziamento disciplinare”. Si tratta del testo che introduce le misure idonee a porre un freno deciso a pratiche purtroppo presenti nel nostro Paese come la falsa attestazione della presenza in servizio (con gli spiacevoli casi di cronaca affiorati negli ultimi mesi). Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116 (appunto il decreto attuativo) è arrivata la certezza anche sulla entrata in vigore delle nuove severe norme: 13 luglio. Questo il giorno a partire dal quale saranno operative le nuove misure disciplinari in materia di licenziamento.

 

licenziamenti pubblico impiego

Riforma Pubblico impiego: il nuovo licenziamento disciplinare per il pubblico impiego

 

Ma come di configura il procedimento relativo al nuovo licenziamento disciplinare dipendenti pubblici? Ecco una rapida sintesi dei sui passaggi-chiave. Al dipendente colto in flagrante in caso di falsa attestazione della presenza in servizio, anche avvalendosi della complicità di terzi (oppure colui che tragga in inganno l’amministrazione con riferimento all’orario di lavoro effettivamente svolto) verrà applicata la sospensione cautelare entro 48 ore dal momento della rilevazione dell’irregolarità e sarà in automatico attivato il procedimento disciplinare che dovrà concludersi entro 30 giorni.

 

Come si svolge la procedura di licenziamento disciplinare per il dipendente pubblico

 

La sospensione si configura come una misura differente rispetto al licenziamento: va però detto che i suoi effetti concreti anticipano di fatto le conseguenze dell’eventuale e futura misura di recesso dal rapporto (il licenziamento disciplinare vero e proprio che interverrà successivamente ed eventualmente). Nel corso del periodo di sospensione al dipendente colto in flagrante non spetta lo stipendio, anche se permane il riconoscimento del trattamento minimo alimentare.
Immediatamente dopo l’avvenuta sospensione scatta il procedimento disciplinare vero e proprio: quest’ultimo è finalizzato a dare voce alla difesa del lavoratore e ad adottare l’eventuale misura sanzionatoria, nel caso in cui le difese risultino insufficienti.

Peculiarità di questo nuovo procedimento disciplinare sono i tempi rapidi: il dipendente pubblico deve infatti essere convocato per il contraddittorio con un preavviso di almeno 15 giorni, e l’ufficio è tenuto a concludere il procedimento entro 30 giorni dalla ricezione della contestazione dell’addebito. Il licenziamento scatterà al termine della procedura qualora le giustificazioni addotte non vengano ritenute sufficienti. Altro elemento interessante che caratterizza la nuova procedura è la previsione della responsabilità disciplinare del dirigente (o del responsabile del servizio) che non abbia avviato il procedimento di sospensione e le connesse misure cautelari.

 

I rimedi per i dipendenti pubblici licenziati

 

Ricordiamo in ultima istanza che il dipendente a cui venga ravvisata l’irregolarità e attivata la procedura ha facoltà di recarsi davanti al giudice del lavoro, auspicando che questo ravvisi delle irregolarità formali o sostanziali nella procedura. In questa circostanza potrebbe scattare l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori nella versione originaria, quella ancora applicabile per il Pubblico Impiego secondo quanto affermato dalla Corte di Cassazione nella recentissima sentenza 11868/2016.

 

Roberta Buscherini

 

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