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Archivi al mese agosto, 2016

mar, ago 2, 2016  Patrizia Caroli
Il Pubblico Impiego cambia: tutte le novità della Riforma Madia
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Questa volta c’è davvero aria di rivoluzione: dimenticate il Pubblico Impiego come l’avete conosciuto sinora. La Riforma della Pubblica Amministrazione messa in atto dal Governo Renzi (processo di riforma che ha già toccato diversi ambiti della macchina dello Stato) sta infatti per mandare in frantumi i vecchi capisaldi e le peculiarità che rendevano un altro pianeta l’impiego pubblico rispetto a quello privato.

 

Il Pubblico Impiego cambia

Riforma Madia: La rivoluzione del Pubblico Impiego

 

L’incontro avvenuto pochi giorni fa tra il ministro della PA Marianna Madia e i sindacati riapre da un lato le porte al rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, spalancando contemporanenamente alcune rilevanti finestre su ampie criticità che toccano il Pubblico impiego in Italia. Risorse scarse, non più attribuibili “a pioggia”, ma da distribuire in base al merito e agli obiettivi raggiunti (sui criteri per definirlo se ne riparla a settembre). Questi alcuni degli obiettivi trapelati dall’incontro. Si tratta di risorse volte anche a reintrodurre assunzioni laddove ce ne sarà bisogno. Il turnover dovrà essere legato a competenze digitali e alla conoscenza della lingua inglese (che nei prossimi concorsi dovrebbe diventare obbligatoria), entrambe poco presenti in dipendenti pubblici che hanno nel nostro Paese un’età media superiore ai 50 anni.

 

Licenziabilità e mobilità nella PA: le novità della riforma

 

Ma attenzione, il cambio di paradigma alloggia nel cuore della riforma. Negli obiettivi messi in fila dal ministro Madia fanno capolino: licenziabilità sia dei dipendenti che dei dirigenti in eccedenza, obbligo di trasferimento (quando richiesto) entro i 50 chilometri e mobilità (in teoria già prevista nel nostro Paese, ma nel concreto non praticata). Si tratta dell’addio ufficiale al posto fisso e agli scatti automatici per i dipendenti statali? La risposta si avrà da qui a febbraio: a margine dell’incontro con i sindacati, infatti, il ministro Madia ha precisato che le tempistiche del nuovo Testo unico arriveranno certamente dopo il referendum costituzionale di ottobre, con i termini della delega che scadono alla fine di febbraio.

 

Telelavoro, part-time, conciliazione vita-lavoro

 

Ma vediamo quali sono le altre novità previste nella Riforma del Pubblico Impiego, sulla base della legge delega emessa nel 2015: si prevede che per almeno un 10% dei dipendenti pubblici, nel caso venga fatta richiesta, ci sarà la possibilità di usufruire del cosiddetto telelavoro, ossia di svolgere la propria attività da casa o fuori dall’ufficio. Un traguardo quest’ultimo da raggiungersi entro 3 anni dall’entrata in vigore delle nuove regole della riforma.
Viene poi estesa a tutti i dipendenti pubblici, fatta eccezione per militari e forze di polizia, la possibilità di aderire al part-time. Con i risparmi ricavati sulle retribuzioni da pagare si andrà a dare respiro alle casse dello Stato, alla voce “economia di bilancio”. Un’altra quota convergerà negli incentivi da mettere eventualmente a disposizione per trasferire altri dipendenti da un ufficio all’altro. Altro punto rilevante presente nelle bozze anticipate del testo di riforma del Pubblico Impiego sono gli strumenti volti a semplificare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro del dipendente: in questo senso gli uffici pubblici potranno stipulare accordi con asili nido e scuole materne. E poi la possibilità per le amministrazioni pubbliche di promuovere il ricambio generazionale mediante riduzione su base volontaria dell’orario di lavoro e della retribuzione del personale ai fini dell’assunzione di nuove risorse, oltre ad un deciso riordino del sistema di valutazione.

 

Fonti: la Repubblica, Funzionepubblica.gov.it

 

Patrizia Caroli

 

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lun, ago 1, 2016  Valentina
Polizia Penitenziaria. La minaccia Jihadista dietro le sbarre
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Minaccia Jihadista

Che il rapporto tra Isis e polizia penitenziaria esistesse lo sapevamo già. Purtroppo. Abbiamo infatti già affrontato il tema di come le nostre carceri siano poco tsrutturate per affrontare l’emergenza del terrorismo internazionale così come sono strutturate adesso, ovvero sotto organico e con personale che non riceve la corretta e giusta formazione come dovrebbe.

 

Forse proprio dalla consapevolezza di questa mancanza è nata la circolare dello scorso 22 luglio firmata dal ministero della giustizia che affronta il tema di “azioni ostili nei confronti di rappresentati delle forze dell’ordine, quali obiettivi da parte dello stato islamico”.

 

 

Dunque se fino ad oggi il problema era evitare che i detenuti creassero dei punti di formazione e proselitismo all’interno delle mura carcerarie, oggi la priorità diventa esitare che questi stessi detenuti portino avanti vere e proprie azioni violente ai danni degli agenti di custodia.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Cambia la prospettiva di allarme Isis

 

 

Questo cambio di rotta ha ricevuto una spinta forte a causa del un video, nel quale Abou Mohammed Al Adnani, uno dei portavoce dello stato islamico, annunciava che le guardie penitenziarie sono “un obiettivo da colpire”.

 

Un annuncio preoccupante, non c’è dubbio, ma che è stato immediatamente volto a sensibilizzare tutto il personale e i vertici dei baschi blu, affinché non solo non sottovalutino il problema, ma prendano le dovute precauzioni per prevenire eventuali azioni terroristiche, isolando i potenziali autori.

 

È lo stesso Franco Gabrielli, capo della Polizia, a invitare a non sottovalutare il problema: “la dinamica del terrorismo jihadista si prefigge infatti (…) di colpire anche chi abbia una valenza simbolica, in modo da amplificare l’effetto, generativo di insicurezza, movente principale delle loro azioni”.

 

 

 

 

Polizia Penitenziaria: Problema tutt’altro che Italiano

 

 

Il problema non riguarda solo l’Italia. Basti pensare che gli attentatori degli ultimi episodi accaduti in Francia provenivano proprio dalle carceri Francesi e belghe. Proprio per questo motivo, la Gran Bretagna ha deciso di scegliere la strada delle pene alternative proprio per evitare situazioni di proselitismo all’interno degli istituti penitenziari.

 

A ricordarlo è anche Andrea Orlando, ministro della Giustizia durante una trasmissione televisiva sulla rete nazionale, nella quale, dopo aver ricordato gli enormi sforzi, non ancora sufficienti, per migliorare la situazione delle carceri italiani, proprio in favore di un minor astio dei detenuti, ha anche sottolineato come questo allarme proselitismo non vada sottovalutato, ma affrontato nei giusti modi evitando estremizzazioni.

 

 

 

 

Fonte: poliziapenitenziaria / la stampa

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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