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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese settembre, 2016

ven, set 30, 2016  Valentina
Carabinieri. Nuovo concorso per sottotenente
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Fonte: concorsi-pubblici.org

Fonte: concorsi-pubblici.org

La pubblicazione del bando sulla gazzetta Ufficiale è avvenuta pochi giorni fa e riguarda la ricerca di 26 sottotenenti per l’Arma dei Carabinieri che verranno integrati in servizio permanente. C’è tempo fino al 24 ottobre prossimo per presentare la domanda di partecipazione, rigorosamente online.

 

 

L’accesso al concorso perché è questa volta d’élite. Vi potranno infatti accedere solamente gli ufficiali subalterni in congedo, coloro che sono in ferma prefissata, gli ispettori e gli ufficiali inferiori di completamento. Dei 26 posti disponibili, 22 sono riservati agli ispettori.

 

 

Per maggiori dettagli vi invitiamo a consultare questo link: Gazzetta Ufficiale Concorsi Carabinieri

 

 

 

Carabinieri. Quando la professione diventa un boomerang

 

 

 

Essere un carabiniere e indossare una divisa è, tra le altre cose, anche una responsabilità in termini di credibilità. E quando qualcosa va storto, il prezzo da pagare è alto.

 

 

È quanto sta accadendo all’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto, condannato dal tribunale di Pavia a due anni e 6 mesi di reclusione per falsa testimonianza nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007 e per il quale è stato già condannato il fidanzato della vittima Alberto Stasi, non senza polemiche.

 

 

L’ex carabinieri all’epoca dei fatti era comandante della stazione di Garlasco, città nella quale avvenne il delitto. La sua testimonianza sarebbe stata la chiave su cui si sarebbero basate le prime sentenze di assoluzione a carico di Alberto Stasi, ribaltate poi dalla condanna definitiva.

 

 

 

Carabinieri. Le motivazioni della condanna

 

 

 

Secondo quanto si legge dei documenti di accusa, l’allora maresciallo Marchetto, avrebbe mentito circa gli accertamenti svolti sulla bicicletta nera da donna che un testimone sosteneva di aver visto appoggiata al muro della villetta di via Pascoli, il luogo del delitto, in un orario compatibile con quello nel quale la vittima fu uccisa.

 

 

La contestazione rivolta al carabiniere è legata in particolare a una nota di servizio in cui viene dichiarata la non somiglianza tra quella bici riconosciuta dal testimone e un’altra bici nera da donna che la famiglia Stasi effettivamente possiede.

 

 

Questa dichiarazione ebbe ripercussioni piuttosto forti sullo svolgimento delle indagini poiché portò gli inquirenti a non sequestrare la bici della famiglia Stasi. Proprio le mancate analisi su questo mezzo, secondo la parte civile e l’accusa, condussero inevitabilmente alle prime due assoluzioni dell’imputato Alberto Stasi.

 

 

 

 

 

Fonte: ilgiornale /blastingnews

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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gio, set 29, 2016  Valentina
Pensioni Scuola. Le ultime novità
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Fonte: investireoggi.it

Fonte: investireoggi.it

Finalmente il governo butta là una proposta che non trova subito il parere contrario dei sindacati di categoria. Si tratta andare prima in pensione per alcune categorie ben definite senza il vincolo di restituzione dell’anticipo in 20 anni.

 

 

Questo è un terreno scivoloso che va ancora definitivo nei termini e nei limiti, ma che di fatto trova al momento il parere favorevole dei sindacati.

Ci stiamo battendo affinché l’Ape sociale sia a costo zero per i disoccupati di lungo corso, per chi svolge lavoro di cura assistendo un familiare disabile e per i lavoratori che svolgono mansioni particolarmente faticose, come operai del settore edile, insegnanti della scuola primaria e d’infanzia, alcune tipologie di infermieri, personale marittimo imbarcato, macchinisti ed autisti”. A dichiararlo è il sindacato confederale UIL all’indomani della dichiarazione del governo.

 

 

A breve dunque dovrà svolgersi un incontro per sottoscrivere il vero e proprio accordo. Ma chi del mondo ella scuola potrà usufruire di questo vantaggio?

 

 

 

Pensioni Scuola. Accordo Sindacati – Governo Alle Porte

 

 

 

Il nodo da sciogliere riguarda proprio i destinatari nel comparto scuola che potranno godere di questo beneficio; l’obiettivo dei sindacati è di estendere la possibilità anche agli insegnanti della scuola primaria e non solo a quelli dell’infanzia.

 

 

È innegabile che da parte loro i sindacati di categoria stanno lavorando da diverso tempo per modificare al meglio il sistema previdenziale, in generale e la prossima legge di stabilità dovrebbe vedere premiati questi sforzi.

 

 

Il mood con il quale i sindacati si presenteranno davanti al governo per discutere l’accordo sarà dettato dalla volontà di “individuare una soluzione per i lavoratori precoci, rendere non onerose le ricongiunzioni dei periodi contributivi, abolire strutturalmente la penalizzazione per chi va in pensione con 42 anni di contributi ed ha meno di 62 anni di età, semplificare l’accesso alla pensione per chi ha svolto lavori usuranti allargandone le maglie, equiparare la no tax area per tutti i pensionati, estendere la quattordicesima ai pensionati con redditi fino a 1.000 euro”.

 

 

La storia dell’anticipo però parte da più lontano e una mediazione tra le parti ha portato a far calare da 4 anni a 3 anni e 7 mesi tale soglia, considerando che con la Riforma Fornero l’età pensionabile era stata stabilita in 66 anni e 7 mesi.

 

 

Al momento questo aspetto va considerato ancora una sorta di esperimento che riguarderà solo i nati dal 1952 al 1954. Rimane però il nodo dell’anticipo e delle sue rate da sciogliere. Nel caso specifico degli insegnanti, la rata di ammortamento sulla pensione è definitiva in circa 200 euro al mese per 20 anni. Il 6% su base annua della pensione percepita. Una bella somma.

 

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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mer, set 28, 2016  Patrizia Caroli
Addio forestale: ecco cosa succederà dal 2017 per gli agenti assorbiti
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Il percorso di riforma dell’intera architettura della Pubblica Amministrazione tocca differenti e rilevanti punti dell’ordinamento italiano: tra gli 11 decreti attuativi emanati (o emanandi nelle prossime settimane) grande importanza è rivestita dal decreto che definisce l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato all’interno dell’Arma dei Carabinieri. Si tratta del decreto 19 agosto 2016, n. 177, recante “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”. L’obiettivo sotteso all’assorbimento risiede nella necessità di efficientare la spesa ed ottimizzare le risorse in tale ambito.

carabinieri-forstali

Assorbimento Forestali: chi viene toccato dal provvedimento?

 

In questo senso viene data veste ufficiale e normativa al processo di eliminazione delle duplicazioni delle funzioni dei corpi di polizia e alla gestione associata dei servizi comuni, nonchè all’assorbimento del corpo all’interno di quello dei Carabinieri con valorizzazione della specificità agro-ambientale. Un decreto che modifica in maniera evidente la disciplina afferente ad una specifica categoria di dipendenti pubblici, ovverosia più di 7mila agenti della Forestale, che a partire dal 2017 diventeranno membri dei carabinieri (e pertanto militari).

 

Dopo le polemiche: ecco cosa accadrà

 

A partire dall’anno prossimo ben 7177 forestali verranno spostati all’interno dell’Arma dei Carabinieri, 390 penetreranno in organico nei Vigili del fuoco, 126 confluiranno nella Polizia e 41 nella Guardia di Finanza.
A livello operativo una ampia parte dei forestali coinvolti nel trasferimento all’interno dell’Arma di Carabinieri verranno assegnati ad un’unità speciale che si occuperà di sicurezza agroalimentare. Tale unità continuerà a restare alle dipendenze del ministero delle Politiche agricole e alimentari e forestali, mentre i forestali che continueranno a occuparsi degli altri incarichi del corpo (lotta contro i reati ambientali e il bracconaggio) saranno invece alle dipendenze del comando dei Carabinieri.
Negli scorsi mesi si erano levate alte le polemiche da parte degli operatori della Forestale nei confronti del provvedimento di assorbimento e razionalizzazione. Era stata aperta proprio lo scorso anno una petizione popolare contro la militarizzazione del Corpo Forestale.

 

Un alto numero di proteste che evidenzia senza dubbio alcuno il malumore generale timorosi di perdere lo status di civili, di lavoratori della Pubblica Amministrazione e quindi di dover fare i conti con le limitazioni dell’essere considerati militari (prima fra tutte il divieto di avere sindacati di categoria). Proprio in questi giorni la SAPAF, ha pubblicato un comunicato al vetriolo che si apre con le seguenti parole che assumono il significato di un manifesto programmatico: “Con la pubblicazione del decreto legislativo adottato dal Governo sulla riforma delle Forze di Polizia e l’accorpamento del Corpo forestale dello Stato all’Arma dei Carabinieri, si chiude la fase politica di questa assurda vicenda ma si apre quella non meno importante (e speriamo anche più determinante) dei ricorsi. Ricorsi, al plurale, non a caso, perché oltre ad essere numerosi, saranno anche di diverse tipologie“.

 

Gennaio 2017, via all’assorbimento di personale

 

Ma cosa accadrà ora, concretamente? A partire da ora il governo ha 50 giorni per pubblicare un nuovo decreto che disciplini le modalità di scioglimento. L’assorbimento del personale inizierà a partire dal primo gennaio 2017. Si ricorda infine che per i forestali che lo vorranno, ci sarà anche la possibilità di chiedere il trasferimento a un’altra amministrazione pubblica.

 

Fonte: La Repubblica

 

Patrizia Caroli

 

 

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mar, set 27, 2016  Valentina
Scuola. Nuovo ciclo TFA ancora senza una data
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Fonte: cobascuolatorino.it

Fonte: cobascuolatorino.it

C’è stato uno spostamento di mesi, ma ci sarà”. Non una grande rassicurazione quella del ministro Stefania Giannini in merito al nuovo ciclo TFA, era atteso per gennaio 2016 ed continuamente rinviato a data da destinarsi. Dunque tutto fermo per quei docenti che vorrebbero conseguire l’abilitazione.
La necessità del nuovo ciclo TFA è legata proprio al fatto che i primi laureati con il nuovo sistema abilitante non ci sono ancora, dunque serve un palliativo fino a quando il nuovo percorso accademico non darà i primi frutti.
 

 

Scuola. Nuovo ciclo TFA che non piace ai docenti

 

 

 

Unica news che il ministro dà al giornalista di repubblica durante l’intervista di pochi giorni fa è che il nuovo ciclo TFA sarà attivato solo per le classi di concorso esaurite, sulla base del   fabbisogno effettivo di docenti, e che sarà l’ultimo, oltre il quale si continuerà le lauree abilitanti non a pagamento, abbinato al tirocinio nelle scuole.
La prima affermazione del ministro riguardo al fatto che le abilitazioni saranno aperte solo alle classi di concorso esaurite non è stata presa bene dai circa 600 mila docenti coinvolti, i quali prestano la loro professione in maniera regolare tramite supplenze annuali o brevi.
Se quanto affermato dal ministro Giannini corrisponde alla verità, molti docenti si vedrebbero chiudere la porta in faccia, considerando tra le altre cose che i precedenti percorsi abilitanti non hanno mai coperto effettivamente i posti vacanti e disponibili.
 

Scuola. Anche sui trasferimenti è guerra

 

 

 

 

Ma per il ministro Giannini la vita è dura anche sul fronte dei trasferimenti. Dopo l’affermazione del MIUR del 14 settembre scorso secondo la quale “l‘algoritmo ha funzionato: su 207.000 procedure di mobilità soltanto il 2,5% è stato interessato da rettifiche”, i sindacati si sono agitati non poco. E si inizia a parlare di “numeri che non corrispondono alla realtà” e del “17% di collocazioni sbagliate: praticamente un docente trasferito su sei”.
Non vogliamo schierarci con nessuno, sia chiaro, ma un dato di fatto va sottolineato con una certa forza: pensare che il 97,5% dei docenti sia stato trasferito in modo regolare come afferma il ministro appare fantascientifico. Se non altro perché i conteggi che riguardano questo benedetto algoritmo vanno fatti sui trasferiti in ambiti territoriali, dunque meno della metà dei 207mila complessivi.
Una guerra aperta anche questa sui trasferimenti che non vede la fine. Anzi si estremizza dichiarazione dopo dichiarazione. Nuocendo senza meno a tutto il mondo della scuola.

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: blastingnews / orizzontescuola / tecnicadellascuola
 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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ven, set 23, 2016  Valentina
Carabinieri e uranio impoverito. Quando la professione diventa un incubo
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Oggi vogliamo dare voce a un ex carabiniere che sta lottando per la propria vita e anche per i propri diritti contro le istituzioni, lo stato e anche i medici. Si tratta di Francesco De Angelis, soprannominato “il napoletano”, appartenente all’arma di Nocera Inferiore, umiliato dai medici che avrebbero dovuto riconoscere la sua invalidità.

 

Foto: Blizquotidiano

Foto: Blizquotidiano

 

 

De Angelis, dopo diverse missioni all’estero – Bosnia Erzegovina, Albania e Kosovo – e molti riconoscimenti legati a operazioni anti camorra è stato riformato per inabilità al lavoro. Causa dei suoi problemi di salute? Sempre lui. L’uranio Impoverito.

 

 

 

Carabinieri. Cominciamo dall’inizio

 

 

 

 

Era il 21 agosto del 2010 quando a seguito di una colluttazione durante un’operazione antidroga, il brigadiere venne sottoposto a una radiografia, la quale evidenziò una macchia di 20 millimetri. Inizia così il calvario del carabiniere.

Nel 2014 arriva la notizia del tumore al cervello. E come se non bastasse si è visto negare la domanda di risarcimento per causa di servizio, presentata cinque anni fa.

 

 

Edmondo Cirielli il segretario di Presidenza della Camera dei Deputati fa promesse da marinaio: “porterò all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito, di cui sono componente, il caso del brigadiere dei carabinieri, Francesco De Angelis, ora in pensione per malattia, che ha contratto un tumore dopo le missioni in Bosnia, Kosovo e Albania”. Lo dichiarò mesi fa. Ad oggi pare non sia proprio cambiato nulla. Anzi.

La situazione almeno per il brigadiere è addirittura peggiorata e si è visto decurtare all’80% della pensione di invalidità, perché tacciato di essere troppo in sovrappeso.

A dichiararlo è stato il medico dell’Inps che, insieme alla commissione esaminatrice, ha riconosciuto l’obesità di cui è affetto il brigadiere come non riconducibile ai farmaci, ma solo all’alimentazione.

 

Un’offesa personale, morale. Una prova di ignoranza assoluta che in un medico non è tollerabile. I medicinali che il brigadiere è costretto ad assumere provocano gonfiore. Quel gonfiore malato che non è certo dovuto al troppo cibo.

Inoltre la malattia non è certo scomparsa, è regredita per fortuna, ma è sempre lì. Questo è quello che accade se ti ammali a causa dell’uranio impoverito. Non guarisci mai, sopravvivi tra medicine e l’incubo di ammalarti di nuovo.

Ma questo il medico non lo sa…

 

 

 

Carabinieri. Non c’è fine al peggio

 

 

 

Con la decurtazione dell’assegno di invalidità è sparita anche la richiesta di accompagnamento. Per non parlare del riconoscimento della causa di servizio!

Mi sono venduto la macchina per affrontare sia le spese per il ricorso contro il medico dell’Inps (…) sia per l’acquisto di altri medicinali che mi servono per andare avanti, oltre che per le visite mediche che faccio dall’epatologo, radiologo endocrinologo”.

 

Parole che fanno male al cuore, dopo una vita dedicata con successo all’arma e alla patria. Nonostante tutto però non ha perso l’ironia il nostro brigadiere e a quel medico ha chiesto il foglio di rientro in servizio, dal momento che la malattia non era più presente ed era in perfetta forma. D’altronde a parte il tumore al cervello, gli manca solo un polmone al nostro brigadiere!

È un’ironia amara, nera. Come il velo che andrebbe steso su vicende come questa e come molte altre purtroppo. Ma quanti ancora dovranno morire nell’ombra?

 

 

 

Come denunciato dall’associazione Vittime uranio nel 2010, in Italia si contano almeno 216 casi di morte, dovuti alla presunta contaminazione col metallo pesante radioattivo e non meno di 2500 malati. Un bollettino di guerra che fa paura. Più ai carnefici a quanto pare che alle vittime.

 

 

 

Fonte. net1.news

 

 

 

Valentina Stipa

 

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