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Archivi al giorno novembre 21st, 2016

lun, nov 21, 2016  Valentina
Marina Militare. L’incubo amianto di cui non si parla
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Fonte: cittadellaspezia.com

Fonte: cittadellaspezia.com

L’uranio impoverito è senza dubbio uno degli incubi peggiori di chi da anni veste la divisa ed è stato impegnato in missioni all’estero. Ma non è l’unico purtroppo. Ce ne sono altri, di cui si parla molto meno. Che fanno meno rumore. Ma che fanno morire lo stesso.

 

Lo sanno bene gli appartenenti alla marina militare imbarcati a La Spezia, sulle cui morti sta indagando la magistratura per omicidio colposo a carico di ignoti.

Ad oggi sono coinvolti in questa indagine di una decina di ex militari della Marina, nati fra la fine degli anni 30 e la fine degli anni 40 e morti a partire dal 2008 per mesotelioma pleurico, il tumore che colpisce chi è esposto a lungo all’amianto.

 

Per dare l’idea dei numeri di questo strage, riportiamo quanto dichiarato dall’avvocato Ezio Bonanni dell’osservatorio nazionale Amianto: “In Italia abbiamo prodotto negli anni circa 3mila applicazioni con uso di amianto. Oggi abbiamo ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti fibre cancerogene, alle quali corrispondono almeno 6mila decessi ogni anno, considerando asbestosi, placche ed ispessimenti pleurici e complicazioni cardiovascolari”.

 

 

 

Marina Militare. Il punto sulla bonifica

 

 

amiantoPrima del 1995, sebbene giuridicamente la competenza fosse dell’Asl sia per l’arsenale che per le navi della marina, gli addetti non potevano di fatto accedere all’interno delle aree militari.

La situazione in parte si modificò con l’entrata in vigore della legge 277 del 1991 sull’esposizione all’amianto che dette di fatto inizio alle azioni di bonifica anche in quelle aree. Peccato però che fino a quel momento i militari, ma anche i direttori di macchina o gli ufficiali tecnici non erano a conoscenza di svolgere le loro mansioni quotidiane in mezzo a un veleno mortale.

 

A dirlo è anche Mauro Malacalza, tecnico della prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro, dal 1989 al 2011 in forza all’Asl spezzina, davanti ai giudici veronesi; anche per lui i militari “avevano una consapevolezza della problematica amianto tendente a zero”.

Nei fascicoli dell’accusa infatti si legge che gli indagati “omettevano di rendere edotto il personale appartenente alla Marina Militare dei rischi per la salute insiti negli ambienti di vita e di lavoro a causa della presenza di amianto tanto all’interno delle navi militari che degli altri ambienti frequentati dagli stessi per ragioni di servizio, oltreché di informarli dei rischi ulteriori prodotti dalle lavorazioni cui erano adibiti, dalle polveri che respiravano e dallo stesso uso di dotazioni di bordo contenenti amianto (guanti, tute e coperte ignifughe)”.

 

L’opera di bonifica delle navi riguardò dal 1995 al 2011 circa settanta navi, ma non erano interventi completi; sembra infatti che riguardassero piuttosto il favorire le successive attività di manutenzione e riparazione delle navi. Questo emerge anche dalle dichiarazioni durante il processo.

Le modalità di bonifica si svolgevano in questo modo; la ditta incaricata di eseguire la bonifica studiava il progetto e lo spediva alla marina, la quale a sua volta lo inviava all’asl, che a quel punto creava un’area dove il materiale inquinato veniva confinato. In un secondo tempo poi si eseguivano delle verifiche sull’ambiente circostante per evitare che si verificassero dispersioni.

 

 

 

Marina Militare. I rischi per il personale

 

 

La concentrazione più alta di amianto era presente nei locali macchine, ma in qualche caso sono state trovate tracce “anche sui pioli della scala di accesso alla sala macchine, tutti i pioli erano rivestiti con un cordoncino in amianto (…) ne abbiamo trovato nei forni, anche come parte del tavolo dove il pane veniva appoggiato per la cottura, e nei cavi delle cucine a gas”.

Non solo, ma sebbene dagli anni ottanta non si dovesse più utilizzare amianto per la costruzione delle navi, questo non avvenne e tra il 1991 e il 1992 vennero inserite guarnizioni in amianto.

 

Va tenuto sempre presente che i controlli dell’ausl, quando tollerati, non erano certamente graditi, pertanto non erano neanche completi e approfonditi come avrebbero dovuto essere.

Non sorprende quindi che dal 2010 la marina militare ha escluso completamente l’asl dai controlli, istituendo un organo di vigilanza interno. L’opera di bonifica però non è affatto finita. L’amianto è ancora tristemente presente.

 

 

 

 

 

Fonte: ilsecoloxix / blitzquotidiano

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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