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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese giugno, 2017

gio, giu 29, 2017  Valentina
Malattia Dipendenti Statali
4.7 (93.33%) 3 Vota Questo Articolo

Che l’assenteismo nel settore del pubblico impiego sia una piaga ancora lontana dall’essere debellata, lo sappiamo bene. la faccenda dei “permessi” per malattia dipendenti statali, vicende di cronaca, trasmissioni televisive e perfino servizi tg non mancano di ricordarci come esista purtroppo una fetta di dipendenti statali che approfittano dei loro privilegi e del loro posto sicuro a loro uso e consumo e non per il regolare svolgimento della loro professione.

 

malattia-dipendenti-paChe servissero azioni forti da parte dello stato per arginare questo vergognoso fenomeno è altrettanto risaputo. Ma colpire indistintamente il settore forse non è la mossa corretta.
Ci riferiamo all’atto di indirizzo generale predisposto dal ministro della di indirizzo generale predisposto dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, il quale prevede un tetto massimo di assenze fruibili per malattia nell’arco dell’anno, anche per gravi patologie che richiedano una terapia salvavita.

È doveroso anche precisare che i cosiddetti fannulloni sono, se non il frutto, certamente una conseguenza indiretta, della situazione di stagno del pubblico impiego, che vede stipendi fermi, precari senza garanzie, riduzioni di organico indiscriminate.

 

 

 

Malattia Dipendenti Statali. Inps e Aran organi di controllo

Il compito di controllare permessi assenze e malattie sarà dell’INPS, come previsto dal nuovo testo unico del pubblico impiego; ma la conta dei giorni di terapia spetterà all’Aran, l’agenzia governativa che si occupa della contrattazione per il pubblico impiego, la quale effettuerà la negoziazione sulla base appunto delle terapie salvavita, si legge, “anche se non coincidenti con i giorni di terapia e a condizione che si determinino effetti comportanti incapacità lavorativa”.
Se non fosse abbastanza chiaro, precisiamo che il decreto trova applicazione anche “in caso di gravi patologie che richiedono terapie salvavita quali chemioterapia ed emodialisi”.
Detto in maniera più chiara. Se sei un malato di tumore sottoposto a cicli di chemioterapia – decisi peraltro dall’ospedale che ti ha in cura – se superi il tetto dei giorni stabilita dall’Aran, sei passibile di licenziamento. Cornuto e mazziato.
Ve lo riuscite a immaginare? Sindacati e funzionari riuniti intorno a un tavolo per decidere quanto pesa la malattia e quanto pesa il risparmio statale. Fa abbastanza pena soltanto pensare a questo quadretto. Come è possibile pensare che un tema strettamente medico possa essere delegato a sindacati e governo? Farebbe ridere, se non ci fossero in ballo vite di persone malate.

 

 

 

 

 Un atto a discapito di troppi

 

 

La parte che abbiamo appena trattato è certamente la più grave dell’intero atto di indirizzo del ministro Madia. Ma non è l’unica purtroppo. C’è un capitolo infatti dedicato a permessi brevi a recupero o per motivi familiari e riposi connessi alla ‘banca delle ore’ indicata come “base di partenza per ulteriori avanzamenti nella direzione di una maggiore conciliazione e tra tempi di vita e di lavoro”.
Come specificato in precedenza il controllo su i permessi per malattia dipendenti statali questo fronte sarà dell’Inps, il quale si troverà a dover far fronte a un numero spropositato di visite fiscali, ben oltre quanto possibile con gli attuali medici in essere. Ogni assenza dovrà essere giustificata con la presentazione di un certificato medico, privato o pubblico e trasmesso all’amministrazione.
Insomma per chi si è preso la briga di leggere attentamente questo atto di indirizzo ha capito fin dalle prime righe che si tratta di un’esagerazione su tutti fronti, che non andrà a colpire solo i furbetti, ma che penalizzerà chi seriamente lavora e nei momenti di maggiore necessità.

 

 

 

Fonte: adnkronos / contropiano
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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mer, giu 28, 2017  Valentina
Cloudify NoiPA. Il nuovo portale della PA
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: scuolainforma.it

È stato presentato il progetto Cloudify NoiPA al forum PA dello scorso aprile da Roberta Lotti e Andrea Iudica, dirigenti del Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi (DAG) del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

Cloudify NoiPA, il portale che mira a divenire vetrina interattiva che documenta lo stato di avanzamento del progetto di trasformazione digitale del sistema NoiPA, finanziato nell’ambito del Programma azione coesione complementare al PON Governance e capacità istituzionale 2014-2020, gestito dall’Agenzia per la Coesione Territoriale.

 

 

 

Cloudify NOIPA tecnologia per il futuro

 


 

 

 

L’ambizione maggiore di questo portale è quella di diventare un servizio a 360 gradi per il personale della pubblica amministrazione, al di là del pagamento delle retribuzioni .

 

Il progetto Cloudify NoiPA si sviluppa su 3 differenti linee guida:  la prima è quella della tecnologia; a seguire l’approccio organizzativo, quindi lavorare affinché l’utente sia il centro della progettazione del nuovo Noipa, modernizzando i processi di pubblica amministrazione e potenziarne di conseguenza l’efficienza. La terza linea guida è quella della conoscenza che prevede la valorizzazione del patrimonio informativo di NoiPa attraverso dati aggiornati e completi all’interno dei processi decisionali.

 

Parliamo di circa 3,3 milioni di dipendenti distribuiti su oltre 10.000 amministrazioni. Questo progetto verrà realizzato attraverso una serie di step progressivi di servizi multimediali, il primo dei quali è previsto subito entro giugno 2018.

 

 

 

 

Pubblica Amministrazione. Cosa Si Otterrà

 

 

 

 

Lo scopo nel progetto è stato esplicitato fin dal comunicato stampa ufficiale che ne annunciava la nascita: “ha l’obiettivo di semplificare i servizi e le modalità di interazione con la pubblica amministrazione, offrendo all’utente finale, sia esso amministrazione pubblica, operatore del servizio o cliente finale, servizi sempre più evoluti e integrati”.

 

Questo è chiaramente l’obiettivo del lungo periodo, nel breve però le migliorie dovrebbero essere evidenti: niente più problemi di visualizzazione del cedolino, nessun ritardo di pubblicazione o altri problemi tecnici ogni volta che si affronta il tema della pubblicazione delle proprie retribuzioni.

 

 

 

 

 

 

Fonte: noipa / newsandcofee /corrierecomunicazioni

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, giu 27, 2017  Valentina
Assunzioni Scuola. Solo 1 su 10 avrà un posto
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Fonte: newspedia.it

Pochi giorni fa la polemica che il numero di bocciati al concorso indetto dal ministero per entrare di ruolo a insegnare nelle scuole materne ed elementari.  Oggi una nuova polemica nel mondo della scuola.

 

E c’è da dire grazie a quei severi commissari che hanno rimandati a casa centinaia di candidati. Perché di fatto a settembre prossimo solo 1 vincitore su 10 potrà davvero avere accesso al posto fisso promesso. E per tutti gli altri? Inizia una logorante attesa. Con la premessa che la validità delle graduatorie non potrà andare oltre i 26 mesi.

 

Ma come è possibile? E pensare che al momento della polemica sul numero tropo elevato di bocciati, qualcuno sorrise miseramente, pensando che in alcune regioni avevano superato la prova scritta un numero di candidati inferiore al numero dei posti messi in palio. E allora? Cosa è successo?

 

 

 

Assunzioni Scuola. Come siamo arrivati fino a qui

 

 

 

Facciamo un passo indietro per capire meglio la situazione attuale.

Il concorso ha messo in palio un numero complessivo di cattedre pari a 17.299 da suddividere nel triennio di validità delle graduatorie. Peccato però che lo scorso anno le cose non siano andate come dovevano.

 

Nonostante il bando prevedesse una validità triennale delle graduatorie, nessuno dei candidati che ha superato con successo le prove, è stato assunto. La motivazione del flop è legata all’enorme numero di candidati da inserire nel corpo docenti che hanno fatto slittare tutte le procedure regionali oltre la scadenza del primo settembre scorso.

 

Quindi facendo un conto approssimativo, con lo slittamento dello scorso anno, il fabbisogno di cattedre dovrebbe aggirarsi intorno alle 8500. Il numero invece di quelle disponibili, tenendo presente pensionamenti e trasferimenti, non supera i 3600, delle quali, la metà vanno di diritti ai precari. Quindi la disposizione reale dei posti è di meno di 1800. Uno ogni dieci appunto.

 

 

 

Assunzioni scuola. Le reazioni della scuola

 

 

 

 

La reazione di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, a questa notizie è chiaramente forte: “che senso ha superare una selezione ferrea e poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano pur in presenza di posti liberi? La mancata assunzione degli idonei penalizzerebbe anche la continuità didattica: il nuovo concorso a cattedra, che dal 2018 tornerà a essere aperto a tutti i laureati, porterà in ruolo i docenti a titolo definitivo non prima del 2022”.

 

Nonostante il quadro che emerge dopo questi numeri sia drammatico, per dovere di cronaca va precisato che il triennio di validità delle graduatorie è diverso da regione a regione.

 

 

 

 

Fonte: repubblica

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, giu 26, 2017  Valentina
Rientro anticipato dalla malattia
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Non si può stare mai tranquilli. E anche quando, in caso di malattia, invece di usufruire di tutti i giorni del certificato medico, si decide di rientrare prima sul proprio luogo di lavoro, bisogna fare le cose per bene per non incorrere in sanzioni.

rietro-malattia-inps

Avete capito bene: il dipendente pubblico o privato che non rispetta le regole, potrà essere sanzionato. A dirlo è l’Inps in una apposita circolare, la 79/2017, nella quale si ribadiscono le regole e si inaspriscono le sanzioni per i trasgressori.

 

 

 

 

Rientro anticipato dalla malattia; cosa succede se rientro prima dalla malattia?

 

 

 

 

Se si vuole rientrare nel proprio posto di lavoro prima della data riportata sul certificato del medico che ha attestato la malattia, sarà indispensabile far rettificare il certificato di malattia dal proprio medico e trasmetterlo in via telematica al datore di lavoro e all’Inps. Nulla di nuovo in realtà questo obbligo esisteva già, ma di fatto veniva spesso ignorato, ecco perché si è deciso di tornare sull’argomento, inasprendo le pene per i trasgressori.

 

 

E proprio l’Inps spiega in modo chiaro le motivazioni di questa circolare: “la rettifica della data di fine prognosi, a fronte di una guarigione anticipata, rappresenta un adempimento obbligatorio da parte del lavoratore, sia nei confronti del datore di lavoro, ai fini della ripresa anticipata dell’attività lavorativa, sia nei confronti dell’Inps, considerato che, mediante la presentazione del certificato di malattia, viene avviata l’istruttoria per il riconoscimento della prestazione previdenziale senza necessità di presentare alcuna specifica domanda”.

 

 

Il motivo di questa decisione è intuitivo; all’Inps la mancata rettifica costa. Costa in termini di spese vive per un potenziale controllo domiciliare che avrebbe esito negativo. E costa perché si corre anche il rischio di riconoscere al dipendente prestazioni non dovute, proprio perché già rientrato nel suo posto di lavoro.

Per ovviare a qualunque problema, se si ha intenzione di rientrare prima della scadenza del proprio certificato medico, basta andare dal proprio medico e chiedere la rettifica del documento alla data di effettivo rientro e trasmetterlo poi al proprio datore di lavoro e all’Inps.

 

 

 

Le sanzioni previste in caso di inadempimento

 

 

 

 

093485790324859Le sanzioni che verranno applicate nel caso di irregolarità in tema di rientro anticipato dalla malattia sono le medesime previste in caso di assenza ingiustificata in occasione di una visita di controllo domiciliare: il 100% dell’indennità di malattia per i primi 10 giorni; se l’assenza si ripete il 50% dell’indennità di malattia per i giorni di malattia rimanenti; se si raggiunge il 3 caso di assenza si perde il 100% dell’indennità.

Alla luce di quanto esposto prima, consigliamo tutti i lavoratori dipendenti che intendessero di fare un rientro anticipato dalla malattia di rispettare scrupolosamente la normativa onde evitare le sanzioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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ven, giu 23, 2017  Patrizia Caroli
Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? 3 cose da sapere in proposito
3.4 (68.75%) 16 Vota Questo Articolo

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Una domanda che oscilla ormai costante nella testa di coloro che lavorano nel pubblico impiego e sono tentati, viste le difficoltà economiche del periodo (con blocchi degli scatti di anzianità ed altri provvedimenti che non permettono l’adeguamento dello stipendio all’aumento del costo della vita) di svolgere un secondo lavoro. Ma vediamo come si delinea la normativa in materia nel nostro ordinamento con il doppio lavoro dei dipendenti pubblici.
Fonte: osct.com[/caption]

dipendente pubblico può svolgere altri lavori

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Ecco cosa accade in Italia

Spesso vige, da parte delle pubbliche amministrazioni, una sorta di implicito oscurantismo nei confronti degli aspetti normativi che regolano le possibilità che legano il dipendente pubblico e il secondo lavoro. Di solito si tende a non pubblicizzare con troppo entusiasmo la modalità inerente alla possibilità di regolarizzare certe posizioni da parte del dipendente pubblico. Oggi la legge italiana disciplina in maniera piuttosto puntuale la questione inerente al dipendente pubblico e il secondo lavoro: infatti tra i principi che reggono il nostro ordinamento vi è infatti quello che tutela l’interesse pubblico, bene primario che deve essere costantemente seguito dalla Pubblica Amministrazione. Tale tipologia di interesse si manifesta anche nella forma del dovere di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è quindi tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (tutelata appunto dall’art. 97 della Costituzione della Repubblica) dedicandosi in maniera totale alla propria attività lavorativa presso l’ufficio cui è destinato, senza indirizzare le proprie energie lavorative verso attività differenti e non inerenti a quelle che vanno a concernere all’amministrazione pubblica.

 

Limiti ed eccezioni

 

Per rispondere alla domanda che apre l’articolo non si può non citare il Decreto Legislativo n. 165 del 30 marzo 2001 il quale disciplina in maniera puntuale e senza tentennamenti di alcun tipo, il generale divieto per i dipendenti statali di svolgere un secondo lavoro. Con il doppio lavoro cosa rischio? Insomma, al netto di alcune deroghe previste dalla normativa e dalle leggi in essa espressamente richiamate (part-time, alcune tipologie di collaborazione ad esempio a giornali, riviste, enciclopedie e simili), è tassativamente escluso che i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica con contratto a tempo pieno possano esercitare un secondo lavoro concernente attività professionali libere, anche nel caso in cui non esista un conflitto di interessi “strictu sensu”.

 

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? La cruda realtà

 

Ma nella realtà concreta delle cose, il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? L’attuale stato dell’arte della materia sembrerebbe propendere per una risposta negativa. Tuttavia nella pratica e nella contingenza di un presente condizionato gravemente da una crisi economica che non accenna ad alleggerirsi, il dipendente pubblico spesso si confronta con una seconda occupazione. Quest’ultima si configura senza dubbio al di fuori dei confini normativi posti dalla legge italiana. A questo riguardo c’è un dato che fa molto riflettere: nel corso del 2012 la Guardia di Finanza ha puntato la sua lente di ingrandimento su 879 casi nei quali il dipendente pubblico e il secondo lavoro si vanno a combinare nell’inevitabile categoria del lavoro nero.

 

Patrizia Caroli

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