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Archivi al mese luglio, 2017

lun, lug 10, 2017  Valentina
Mobilita’ Compensativa Infermieri
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Fonte: nursingworld.org

Come fa un infermiere impiegato in un luogo distante dalla propria famiglia a chiedere l’avvicinamento al proprio nucleo familiare? Esistono delle soluzioni normative previste dai contratti collettivi nazionali, come ad esempio la mobilità compensativa infermieri.

 

Si tratta di uno strumento amministrativo, il quale, tramite una procedura codificata permette il trasferimento del dipendente in una sede di lavoro diversa da quella in essere al momento della richiesta. Con questo articolo cercheremo di darvi tutte le informazioni necessarie per compiere i giusti passi verso la direzione corretta. Si sa, infatti, su temi come questo spesso c’è confusione già da parte degli enti che dovrebbero fornire assistenza ai richiedenti, perché le normative sono molte, spesso poco chiare e districarsi in questo contesto non è affatto cosa semplice.

 

La procedura di mobilità compensativa infermieri non è una prerogativa esclusiva dei dipendenti. In realtà è utile anche alle aziende, poiché si tratta di una misura normativa che aiuta a sopperire a carenze di personale.

In questo caso specifico sarà l’ente che andrà ad emettere un vero e proprio bando di mobilità, il cui risultato deve essere approvato chiaramente dall’ente promotore, ma, per essere efficace, anche dall’ente destinatario dei trasferimenti.

L’articolo 30 comma 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001 numero 165 stabilisce infatti che le amministrazioni possono riempire i posti vacanti attraverso la cessione del contratto di lavoro di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio in altre amministrazioni comparate, chiaramente a fronte della domanda di trasferimento.

Concentriamoci però sugli aspetti che riguardano i dipendenti.

 

 

 

Mobilità Compensativa Infermieri. Modalità e Criteri

 

 

 

Cerchiamo prima di tutto di capire chi può usufruire di questo genere di opportunità. La domanda per questo tipo di mobilità compensativa infermieri può essere avanzata da tutti coloro che abbiano superato il periodo di prova, che hanno ricevuto l’assenso al trasferimento dalle azienda di appartenenza e la cui domanda rispetta categoria, profilo professionale e posizione economica prevista dal contratto, come recita l’articolo 21 comma 5 del CCNL 2002/2005.

 

Il primo passo da compiere per poter richiedere la mobilità compensativa infermieri è trovare un collega che sia disposto ad assecondare il nostro cambio. A questo proposito la rete è un validissimo strumento di ricerca. Esistono infatti siti e forum di categoria che hanno il solo scopo di mettere in contatto persone con lo stesso obiettivo di trasferimento.

Il trasferimento deve essere uno a uno, senza lasciare posti vacanti né nell’amministrazione di partenza né in quella di destinazione.

Una volta individuata la persona che è disposta a effettuare il trasferimento, è necessario compilare una domanda inserendo i dati anagrafici di entrambi, le rispettive aziende di appartenenza e le rispettive destinazioni desiderate. Più precisamente i dati che servono per la compilazione della domanda sono i seguenti:

 

-          Indirizzo dell’Azienda;

-          Oggetto: Domanda di mobilità compensativa tra X e Y;

-          Il corpo della domanda deve contenere i dati anagrafici di entrambi, le aziende di appartenenza, la specifica sul tipo di contratto lavorativo in essere e la richiesta. Facciamo un esempio pratico per essere ancora più chiari:

 

 

 

Io sottoscritto XX (richiedente numero uno), nato a …., il …. e residente a …, dipendente a tempo indeterminato presso l’Azienda ….., U.O. …….., numero matricola…, C.F.     e  Io sottoscritto YY (richiedente numero due), nato a….ecc….  

CHIEDIAMO, secondo l’Art. 21, comma 5, Mobilità compensativa.

 

La domanda deve chiudersi con data e firma di entrambi i richiedenti.

Questa domanda a 4 mani deve essere inoltrata alle rispettive aziende di appartenenza, le quali daranno il loro assenso.

Se ci si sofferma ad analizzare il termine stesso con cui viene identificato questo processo, si capisce già che il guadagno è da entrambe le parti, amministrazione e dipendente. Infatti di parla di compensazione. I due soggetti interessati si scambiamo letteralmente il posto di lavoro, traendone chiaro beneficio. Ma anche le amministrazioni non registrano alcuna perdita, poiché a fonte di una risorsa che se ne va, c’è un immediato rimpiazzo. Ecco spiegato il motivo per il quale questo tipo di mobilità ha molto più successo di quella volontaria.

 

 

 

 

Le reali difficoltà del processo di mobilità

 

 

 

 

Di fatto, la procedura per avanzare domanda di mobilità compensativa infermieri è semplice; le vere difficoltà sono quelle di carattere operativo cioè avere il consenso del dirigente e trovare la persona disponibile al cambio.

 

Il consenso del dirigente o dell’ente è il vero primo ostacolo alla mobilità compensativa. Il contratto collettivo del 2001, all’articolo 19 comma 2 afferma che, nel caso in cui il nullaosta non venga approvato dall’ente entro 10 giorni dalla presentazione della domanda, tale nullaosta può essere sostituito dal preavviso di un mese.

Nel 2009 però è stato emesso il Dlgs 150/2009 , conosciuto come decreto Brunetta, è andato a modificare l’articolo 30 del Dlgs 165/2001, definendo che per poter usufruire della mobilità volontariaè necessario il “parere favorevole dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici cui il personale è o sarà assegnato“.

A questo punto quindi per poter rendere concreto il trasferimento il parere positivo dell’azienda di partenza diventa prerogativa imprescindibile.

 

Da giugno 2015 invece un nuovo decreto nel settore sanità permette i trasferimenti degli infermieri sia all’interno della stessa regione di servizio che anche al di fuori, senza che questo possa essere in qualche modo bloccata dall’Ausl di appartenenza. Si tratta di un passo avanti estremamente importante, perché fino a quel momento tutti coloro che volevano usufruire della mobilità compensativa dovevano finire davanti al giudice del lavoro per vedersi riconosciuta questa opportunità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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mer, lug 5, 2017  Valentina
Riordino Carriere Carabinieri
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Riordino-carriere-carabinieriChi aveva manifestato la propria ritrosia in tema di riordino delle carriere del comparto sicurezza, con particolare attenzione agli appartenenti all’arma di carabinieri, tutto sommato non aveva torto.

Il sassolino più grande per la questione del riordino carriere carabinieri rimane sempre quello del bonus Renzi, dichiarato dagli artefici del riordino come prorogato fino al 31 dicembre 2017. E dopo cosa accade? Accade che si genera un saldo negativo in capo alle retribuzioni di carabinieri, militari e poliziotti.
Il centro nazionale amministrativo dei carabinieri garantirà con la mensilità di ottobre l’adeguamento stipendiale ai nuovi parametri stabiliti dalla legge sul riordino contestualmente all’erogazione di un assegno una tantum di 350 lordi in sostituzione del bonus di 80 euro che terminerà il prossimo mese di settembre”. A tranquillizzare tutti ci pensa Giuseppe la Fortuna, il delegato Co.Ce.R. carabinieri.

 

 

 

 

Riordino Carriere Carabinieri. L’aggiornamento da PianetaCobar (Video)

 

 

Visto le novità sul riordino carriere carabinieri che il futuro da questo punto di vista non si preannuncia affatto roseo né chiaro, dai vertici stanno elaborando un simulatore stipendiale, con lo scopo di poter conoscere in anteprima la propria condizione economica a seguito dell’applicazione del riordino. Per lo stesso principio esisterà anche un simulatore pensionistico che darà la stima della propria pensione per il personale che ne è prossimo, quindi gli over 55enni.
Dall’altra parte anche l’Inps si sta dando da fare per offrire un servizio di orientamento e in accordo con l’arma dei carabinieri ha progettato la creazione di una sede unica a Chieti, dedicata agli appartenenti all’arma che hanno bisogno di consulenza per prestiti, riscatti, ricongiunzioni o pensioni. Una sorta di contenitore che potrà essere consultato per orientarsi in questa nuova realtà.

 

 

Arriva anche un ultimo emendamento

 

 

 

Ma la riforma della pubblica amministrazione che include il riordino delle carriere del comparto sicurezza non è ancora stata definitivamente stabilita. È di pochissimi giorni fa infatti l’approvazione di un altro emendamento proposto da Giorgio Pagliari del Partito Democratico, il quale riguarda proprio le forze di polizia.

Questo decreto, come si legge sul sito del coisp “conferisce al Governo il diritto (delega) di revisionare tutta la disciplina relativa alle forze di polizia, a partire dal reclutamento e fino agli scatti di anzianità e le cosiddette progressioni di carriera per gradi” (…) sarà il Governo a decidere, in base a criteri ancora da stabilire con precisione, come faranno carriera i rappresentanti delle forze dell’ordine. Il Governo avrà piena autonomia nello stabilire in base alle esigenze di zona, dove mandare Carabinieri e Polizia o se necessario come cambiare mansione agli stessi”.

 

 

Lo scopo finale è quello di arrivare alla cancellazione dei gradi all’interno delle forze dell’ordine legate all’anzianità di servizio. L’avanzamento di carriere sarà legato al merito del singolo.

 

 

 

 

 

Fonte:  coisp/pianetacobar
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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mar, lug 4, 2017  Valentina
Scuola. Luglio, mese di scadenze
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Fonte: skuola.net

Fonte: skuola.net

Mobilità, chiamata diretta, assegnazioni provvisorie, graduatorie d’istituto. Sono solo alcuni delle tematiche che trovano scadenza nel mese appena iniziato. Un mese complesso per la scuola, a quanto pare.

 

 

Ma la scadenza che accomuna tutti, non solo nel comparto scuola è certamente quella del pagamento delle retribuzioni. Peccato che anche su questo fronte molti docenti a tempo determinato abbiano riscontrato parecchi ritardi anche di un mese. In alcuni casi addirittura non risulta neanche pronto il cedolino con la data di esigibilità, cioè di accreditamento dello stipendio.

 

 

 

Cosa fare se lo stipendio non arriva

 

 

 

Inutile dire che il centralino di NoiPA è subissato di chiamate per chiedere spiegazioni e soprattutto tempi di risoluzione di questa mancanza. Noi cerchiamo di darvi qualche indicazione sui primi passi da fare per uscire da questa incresciosa situazione.

 

 

Prima di tutto è necessario verificare se la scuola per la quale si è prestato servizio ha autorizzato il pagamento. questa verifica serve per capire in quale punto del percorso si è arenato il percorso della retribuzione; se la scuola ha autorizzato il pagamento significa che il blocco arriva dalla ragioneria territoriale cedolino-scuoladello stato della provincia. Come mettersi in contatto con questo ente? Consultando il sito rgs.mef.gov.it e selezionando prima la propria regine e poi la propria provincia di lavoro.

 

 

In questo modo si accede all’area nella quale si possono trovare i recapiti telefonici e logistici dell’ufficio competente. La situazione però potrebbe essere più complessa di un inghippo amministrativo. La ragioneria infatti eroga a fronte dello stanziamento del Miur. Stanziamento che non è possibile verificare…

 

 

 

 

 “La Scuola Al Centro”. Almeno in un concorso

 

 

In questa valle di lacrime però ci sono anche alcuni eventi positivi a cui è giusto dare spazio per ricordare che la scuola Italia non è tutta negativa, ma ci sono iniziative di pregio che la rendono prestigiosa.

 

 

Lo scorso autunno il ministero dell’istruzione aveva lanciato un bando di concorso a carattere nazionale dal titolo “la scuola al centro” con lo scopo di favorire il potenziamento dell’offerta formativa delle scuole, contrastare la dispersione scolastica e favorire l’inclusione sociale. Questo bando rientrava nella più ampia sperimentazione per l’apertura straordinaria, in estate, delle scuole in quattro città: Milano, Roma, Napoli, Palermo.

 

“La Scuola al Centro è stato un bando molto innovativo, lanciato dal precedente governo per rafforzare la scuola quale punto di riferimento delle comunità territoriali, a partire naturalmente dalle ragazze e dai ragazzi e dalle loro famiglie, che in molti progetti saranno protagoniste attive della realizzazione delle attività proposte (..) Grazie al bando avremo un primo importante potenziamento dell’offerta in orario extra scolastico, con una attenzione significativa allo sport. Nel solco di questa esperienza, a gennaio, abbiamo lanciato un piano in 10 azioni attraverso una serie di bandi che consentiranno di qualificare ulteriormente l’offerta formativa, per una scuola sempre più aperta, anche in orari diversi da quelli abituali, innovativa, inclusiva. Una scuola sempre più capace di rispondere alle sfide educative presenti e future, una scuola davvero di tutte e tutti, strumento di mobilità sociale e spazio di innovazione”. A dirlo è l’entusiasta ministro Fedeli.

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola / blastingnews

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, lug 3, 2017  Valentina
Calcolo Indennità Malattia
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indennità-malattia-inpsForse non tutti sanno che esiste in Italia un risarcimento in denaro riconosciuto ai lavoratori che a causa di una malattia riconosciuta non possono svolgere la propria professione. Si chiama indennità di malattia. Oggi vederemo come eseguire il calcolo indennità malattia. Innanzi tutto è opportuno precisare che questa indennità viene erogata dall’INPS o in alcuni casi dal datore di lavoro e non è prerogativa di tutti i lavoratori.

Vengono infatti esclusi i lavoratori autonomi e alcune categorie come dirigenti, collaboratori domestici, portieri.

 

 

L’indennità di malattia è disciplinata dal codice civile all’articolo 2110 che dispone alcuni obblighi per il datore di lavoro ì, tra i quali, vale la pena di ricordarne due:

 

1- Conservare il posto di lavoro per un periodo determinato, chiamato periodo di comporto. Allo scadere di questo periodo il lavoratore che non rientra può incorrere nel licenziamento. Tale periodo è previsto dai singoli contratti collettivi nazioni e dipende anche dall’anzianità di servizio che si è raggiunta.

 

 

2- Corrispondere al prestatore d’opera un particolare trattamento economico, secondo le previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro. L’assenza da lavoro per malattia, affinché venga riconosciuta, deve avere delle caratteristiche precise che dipendono dal tipo di mansione che si svolge.

 

 

L’assenza per malattia non può protrarsi oltre i 180 giorni. Se la malattia si protrae senza interruzione su due anni – cioè inizia in un anno e finisce nell’anno successivo – il limite dei 180 giorni si calcola sui singoli anni solari, quindi dal primo gennaio si riparte dal giorno 1 e si può arrivare ai 180.

 

Per il calcolo dell’indennità invece lo scatto all’anno successivo viene considerato prosecuzione della malattia, quindi se è già stato superato il ventesimo giorno, si avrà diritto al 66,66% della retribuzione media giornaliera.

Più in generale l’importo previsto dall’indennità di malattia non è stabilito per legge, ma dipende da una serie di variabili. Tuttavia è possibile calcolare la propria indennità di malattia e capire quanto ci spetta.

 

 

Come fare il calcolo indennità malattia

 

 

 

Ecco quindi le cose importanti da sapere per il calcolo indennità malattia; la prima grande spaccatura per calcolare qual è l’ammontare della propria indennità di malattia riguarda l’ente che la eroga. Se a pagamento è il proprio datore di lavoro, l’importo dovuto è pari a quello previsto dal proprio stipendio per i giorni di malattia.

 

 

Se l’ente erogatore dell’indennità di malattia è l’INPS invece la formula da applicare per il calcolo di quanto ci spetta è la percentuale di retribuzione media giornaliera moltiplicato le giornate indennizzabili. Va precisato che l’indennità a carico dell’INPS è esente da contribuzione, quindi lo stipendio di coloro che usufruiscono di questa possibilità può essere anche maggiore di quello di percepito da un lavoratore attivo.

Per evitare però che questo accada si ricorre alla cosiddetta lordizzazione, cioè si considera l’incidenza della retribuzione in relazione all’indennità.

 

 

 

L’indennità di malattia non è legata necessariamente a una retribuzione mensile. Anche il lavoratore pagato a ore o con un reddito settimanale può usufruirne. Semplicemente il calcolo dell’importo finale dovrà prendere in considerazione, non il mese precedente, come per coloro che percepiscono stipendi mensili, ma un periodo di tempo più lungo, che sia rappresentativo della retribuzione.

 

 

 

Come Richiede l’indennità

 

 

 

asssenze malattie PAPer poter usufruire dell’indennità di malattia è chiaramente necessaria la presentazione di un certificato medico, chiamato attestato di malattia, che attesti appunto lo stato di patologia persistente, la prognosi e la durata prevista.

Tale attestato dovrà pervenire anche all’inps, il quale, oltre alle informazioni date al datore di lavoro, verrà informato sulla diagnosi; questo documento prende il nome di certificato di diagnosi di malattia.

I certificati di ricovero ospedaliero hanno la stessa valenza dell’attestato di malattia. sia il documento per il datore di lavoro che quello per l’inps devono essere trasmessi tramite raccomandata con avviso di ricevimento entro due giorni dall’emissione e riporteranno la stessa matrice a ricalco.

Se invece l’invio del certificato avviene per via telematica, non è necessaria alcuna raccomandata.

 

 

È bene precisare che l’INPS non paga le domeniche né i giorni festivi eventualmente cadenti nel periodo di malattia che sono a carico del datore di lavoro. Stesso discorso anche per il periodo di carenza, cioè per i primi 3 giorni di assenza.

Chiaramente l’erogazione dell’indennità è legata alla reperibilità a domicilio indicato sul certificato durante le fasce orarie previste dalla legge, cioè dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 tutti i giorni, domeniche e festivi compresi.

L’assenza dal domicilio non giustificata comporta l’applicazione di sanzioni che bloccano l’erogazione dell’indennità nei seguenti modi:

 

- fino a 10 giorni di calendario, dall’inizio dell’evento, in caso di prima assenza alla visita di controllo non giustificata;

 

 

- il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di seconda assenza alla visita di controllo non giustificata;

 

 

 

- il totale dell’indennità, dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata

 

 

 

 

 

 

Fonte: lavoroefinanza / mc2elearning / inps

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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