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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese ottobre, 2017

gio, ott 19, 2017  Valentina
Enam Rimborso spese mediche insegnanti
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

enam-rimborso-spese-medichePer capire come poter attivare la procedura di rimborso delle spese mediche all’Enam, cioè all’ente nazionale di assistenza magistrale, bisogna spendere due parole proprio su questo organo. Si tratta infatti di un ente pubblico a tutti gli effetti, che detiene personalità giuridica e risponde delle proprie azioni al ministero dell’istruzione.

Il suo scopo primario è quello di occuparsi di sussidi, sovvenzioni, borse di studio e assistenza scolastica e sanitaria dei propri iscritti.

 

 

 

E chi sono gli iscritti all’enam? Sono i dipendenti delle scuole elementari e materne statali, senza distinzione di servizio, cioè siano essi in pensione oppure ancora in ruolo. Tanto per dare un’idea numerica di quello di cui stiamo parlando oggi ci sono oltre 320 mila insegnanti in ruolo tra scuole primarie e dell’infanzia, a cui si aggiunge tutta la schiera dei pensionati del settore che conservano il diritto alle prestazioni grazie ai versamenti effettuati quando erano in servizio. Il versamento di cui parliamo è di 150 euro annue in media.

Se sommiamo insegnanti in servizio, pensionati, vedovi e orfani si parla di mezzo milione di persone.

 

 

Enam modulistica rimborso spese mediche insegnanti.

 

 

 

Precisiamo che enam rimborso spese mediche insegnanti riguarda solo i costi superiori ai 20 euro; a questa regala fanno eccezione tutti i medicinali utilizzati per la cura di malattie croniche, per i quali non viene indicato un limite di prezzo.

 

 

La domanda di richiesta enam rimborso spese mediche insegnanti deve essere compilata solamente in stampatello e presentata o al comitato provinciale o alla sede centrale dell’inps. Il primo caso vale per una spesa complessiva che non superi i 3000 euro. Per gli importi maggiori invece la domanda deve arrivare direttamente alla sede centrale di Trastevere.

 

 

La domanda può essere presentata sia dall’iscritto che anche da alcuni familiari, tra cui i conviventi a carico fiscale, coniuge non legalmente separato, figli purché non siano sposati, genitori, fratelli o sorelle maggiorenni e abili al lavoro, vedovo non risposato a patto che, al momento dl decesso, risultasse a carico dell’iscritto, e gli orfani.

Le spese incluse in questa domanda devono essere state effettuate non prima di un anno dalla data della domanda e devono essere tutte accompagnante dalle fatture del medico curante e intestate all’iscritto o al familiare a carico.

La documentazione deve essere sempre consegnata all’enam in originale. Qualora si voglia invece utilizzare delle copie, queste devono essere autenticate presso il proprio comitato provinciale, il quale verifica gli originali e autorizzerà un autocertificazione nella quale si dichiara appunto l’autenticità dei documenti.

Se la documentazione o parte di essa è avvenuta fuori dai confini italiani, va consegnata nella lingua originale e va accompagnata da una traduzione.

 

 

Oltre alla documentazione attestante la parte medica, la domanda di rimborso spese mediche insegnanti deve essere accompagnata anche da una copia del documento di identità e dell’ultimo cedolino dello stipendio; qualora sia il caso dalle certificazioni che attestino la presenza di un’invalidità o di una malattia grave cronica.

 

 

Rimborso sanitario ENAM e 730

 

 

Il rimborso che l’iscritto ottiene con questa domanda deve poi essere riportato nella denuncia dei redditi in maniera da poter ottenere la detrazione.

 

 

La percentuale di contribuzione per enam rimborso spese mediche insegnanti varia in base alla fascia di appartenenza ISEE del beneficiario della prestazione. Tanto per essere maggiormente esplicativi, sul sito dell’Inps è stata pubblicata una tabella  che indica le fasce in base al reddito Isee

 

 

 

Enam e insegnanti. Un rapporto difficile

 

 

 

Al di là della parte amministrativa e burocratica, gli appartenenti al settore e diretti interessati al tema, cioè gli insegnanti non sembrano essere particolarmente soddisfatti dell’operato enam. La trattenuta infatti, nasceva come un vero e proprio contributo da parte del comparto scuola al fine di garantire servizi e opportunità legate alla professione.  Una specie di assicurazione parallela insomma.

 

 

Con l’esproprio però dell’enam da parte dell’inps, le prestazioni prima garantite sono diminuite in qualità e quantità. Questo almeno è quanto denuncia il settore scuola. Dall’altra parte le istituzione e l’Inps sottolineano con forza come questo cambio di ente non abbia in alcun modo inciso sull’erogazione dei servizi.

 

 

 

Vogliamo infine ricordare a questo proposito che con cadenza annuale, l’enam organizza due bandi di concorso, che riguardano Soggiorni invernali e Soggiorni primaverili presso le case del maestro. I bandi vengono pubblicati sul sito sotto nella parte di Iniziative Welfare, assistenza e mutualità.

All’interno del bando vengono indicate tutte le informazioni sia sulle strutture ospitanti che anche sulle modalità di compilazione della domanda.

 

 

A fronte del cambio enam/inps per poter accedere ai servizi riservati agli iscritti all’ente defunto, una volta entrati nel sito dell’inps, è necessario avere il proprio pin personale, cliccando in alto verso il centro pagina e poi seguire le istruzioni.

Una volta entrati nella sezione corretta, per poter prendere visione delle offerte di assistenza, vi consigliamo di utilizzare il tasto “cerca” posizionato in alto a destra e scrivere “ex enam”. Vi si aprirà in questo modo una pagina con tutte le informazioni sia su enam rimborso spese mediche insegnanti, che su tutte le altre iniziative e bandi previsti.

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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mer, ott 18, 2017  Roberta Buscherini
Pensione Reversibilità INPS – INPS: Diritti, Domande e Calcolo Online
4.4 (88.25%) 63 Vota Questo Articolo

La pensione reversibilità Inpdap INPS è una formula previdenziale, nata negli anni 30 per tutelare i familiari dei dipendenti pubblici senza diritto ad una pensione propria e con un reddito inferiore al limite di povertà. Nello specifico, la pensione reversibilità è l’importo della pensione che ricevono, per diritto, i superstiti di un dipendente pubblico Inpdap, ora Inps, nel momento della sua scomparsa.

Detto in altre parole, i familiari superstiti di un pensionato iscritto presso una delle gestioni inps (quindi anche ex inpdap) hanno diritto a una pensione a fronte della verifica di alcuni requisiti ben definiti.

 

 

Precisiamo infatti che si accede di diritto alla pensione reversibilità Inpdap Inps se il deceduto era titolare di una pensione diretta oppure se sia in corso una liquidazione della stessa.

L’altra condizione nella quale i familiari hanno diritto alla pensione di reversibilità si verifica quando il titolare della pensione ha maturato 15 anni di assicurazione e contribuzione, oppure 5 anni di assicurazione e contribuzione, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente alla data del decesso. In questo caso la pensione alla quale avranno accesso i familiari si chiamerà pensione indiretta.

 

Chi ha diritto alla pensione reversibilità INPDAP – INPS

 

I superstiti che hanno diritto alla pensione reversibilità INPS, gestita ora dall’Inps sono:

-       Il coniuge del dipendente pubblico scomparso. Anche se si tratta di un coniuge separato che abbia diritto agli alimenti o di un coniuge divorziato che non si sia risposato

-       I figli (legittimi, legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge) sempre che nel momento della scomparsa del dipendente Inpdap siano minorenni, siano a carico del genitori, siano studenti di meno di 26 anni senza un lavoro o siano inabili indipendentemente dell’età.

Se il deceduto non ha né moglie e né figli, il diritto alla pensione passa direttamente ai genitori che, al momento della morte devono però già aver compiuto il 65esimo anno di età e che risultino a carico del lavoratore deceduto.

 

 

In assenza anche dei genitori, il diritto passa ai fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato che al momento del decesso risultino inabili al lavoro, non siano titolari di pensione e siano a carico del lavoratore deceduto.

 

Calcolo Pensione Reversibilità INPDAP – INPS

 

 

 

 

 

Il beneficiario della pensione reversibilità  ha il diritto ad un 60 % della pensione complessiva del dipendente pubblico scomparso; se si tratta di coniuge con un figlio, la percentuale è dell’80 % e dell’100 % nel caso di coniuge con due figli.

Questa formula previdenziale ha una durata vitalizia e viene allegata all’eventuale pensione che il coniuge, o familiare in questione, già percepisce.

La pensione reversibilità Inpdap ha una decorrenza dal mese successivo al decesso del dipendente pubblico o pensionato INPDAP.

Ora è possibile realizzare online una simulazione del calcolo pensione reversibilità, ora Inps. Per effettuare il calcolo, è necessario compilare il modulo con l’importo annuale della pensione già corrisposta al dipendente o pensionato scomparso e il numero di parenti a carico.

 

Domanda Pensione Reversibilità

 

Per ottenere la pensione reversibilità INPS, è necessario compilare il modulo apposito e presentarlo agli Uffici Centrali dell’Inps personalmente oppure tramite Internet, attraverso i servizi online dell’ente.

Alla domanda di pensione reversibilità  è necessario allegare:

-       Certificato di morte del dipendente

-       Certificato di matrimonio

-       Stato di famiglia

-       Dichiarazione di non separazione o divorzio

-       Dichiarazione di non avvenuto nuovo matrimonio

-       Dichiarazione sul diritto alle detrazione d’imposta

-       Dichiarazione dei reddito

-       Modalità di pagamento

 

Scarica il Modulo di Domanda per Pensione Reversibilità: Domanda Pensione Reversibilità

 

Fonte: Inps / Inpdap

 

Roberta Buscherini

 

 

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mar, ott 17, 2017  Valentina
Richiedere Pin INPS
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Quando si parla di PIN si intende quel codice personale che consente di accedere ai servizi telematizzati dell’INPS. La procedura prevista per richiedere pin Inps è esclusivamente telematica, come ormai la maggior parte delle procedure in ambito di pubblica amministrazione che è possibile eseguire comodamente da casa propria. In questa breve guida vedremo come fare passo a passo.

Per ottenerlo bisogna entrare nel sito dell’Inps e seguire dei semplici passi, vediamo ora tutte le schermate del sito del INPS e le indicazioni da seguire:

Per prima cosa accedi al sito del INPS

 

 

 

1) Cliccare sul pulsante “Il PIN online” contraddistinto da un lucchetto, situato nella parte bassa della pagina;

 

Il pin online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2) Cliccare sul pulsante “Accedi al Servizio”

 

 

 

accedi al servizio pin inps

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) Cliccare sul pulsante “Richiedi pin online”

 

 

richiesta pin online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4) Cliccare sul pulsante in blu “Richiedi PIN“;

 

richiedi pin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta entrati nella pagina, bisgona inserire nell’apposito modulo i propri dati anagrafici, il codice fiscale, l’indirizzo di residenza, un numero di telefono. Tutte queste informazioni servono al contact center per due ragioni diverse.

Richiedi il tuo pin

 

 

Nell’immediato perché si utilizzeranno per l’invio del vero e proprio pin. In secondo luogo saranno i recapiti a cui fare riferimento in caso di richiesta assistenza da parte dell’utente.

Per questo motivo è consigliato l’inserimento di almeno due recapiti telefonici diversi e due indirizzi mail, di cui uno in posta certificata; in questo modo sarà possibile sfruttare quell’indirizzo in caso di smarrimento del pin per eseguire la procedura telematica per il ripristino.

 

Una volta inseriti tutti i dati, il sistema elabora il controllo degli stessi e una volta accertata l’esattezza dei dati raccolti, inizia l’invio del vero e proprio pin. Se dalla verifica emerge che i dati inseriti non sono esatti, il contact center provvede a chiamare direttamente l’utente per verificare l’accaduto e fornire immeditata assistenza.

 

 

 

Attivazione Pin INPS

 

 

 

 

Il pin altro non è che un codice segreto che permette l’accesso al portale Inps per l’accesso ad alcuni dati personali e riservati. Si tratta di un codice composto inizialmente da 16 caratteri, dei quali 8 vengono inviati via sms, via mail o tramite posta elettronica, mentre gli ultimi otto vengono recapitati tramite posta ordinaria all’indirizzo di residenza del richiedente.

I 16 caratteri, a fronte del primo utilizzo, diventano 8, dando così vita al vero e proprio codice pin che rimane valido per i successivi accessi.

Precisiamo che per accedere ai servizi Inps, dal 16 marco 2016, non è necessario richiedere pin Inps, ma è sufficiente anche essere in possesso delle credenziali SPID.

 

 

L’inps si rende spesso protagonista negli ultimi anni di campagne di pubblicità del proprio ente, durante le quali provvede all’invio per posta ordinaria di parte del pin ai cittadini. Si tratta in sintesi della prima fase della procedura per richiedere pin inps appena descritta.

 

 

 

Converti Pin INPS

 

 

 

Come abbiamo già scritto richiedere pin Inps è utile perché permette di avere accesso ad alcune informazioni personali, il pin ordinario però non permette l’evasione di pratiche di carattere amministrativo. Le notizie a cui si ha accesso attraverso il pin riguardano la propria posizione previdenziale, ma è possibile anche accedere a tutta una serie di servizi online, con un risparmio di tempo e fila agli sportelli Inps, per buona pace di tutti.

Per poter accedere a prestazioni e benefici è necessario convertire il pin ordinari in quello che viene chiamato pin dispositivo.

 

Come fare per richieder pin inps dispositivo? Bisogna recarsi in una sede Inps e compilare il modulo MV35 – Richiesta assegnazione codice PIN dispositivo per il cittadino. Oppure si può utilizzare la procedura on line. In questo caso tramite il sito, si inserisce il pin ordinario, l’utente poi stampa e firma il modulo di richiesta, scansiona i documenti insieme a un documento di riconoscimento e li carica on line.

Se non si può eseguire la scansione dei documenti firmati, si possono anche consegnare presso il Contact center con posta ordinario, via fax al numero 800 803 164 o brevi manu in una qualunque delle sedi Inps dislocate sul territorio.

 

Una volta che il contact center verifica i documenti ricevuti, in automatico trasforma il pin ordinario in un pin dispositivo, dando di fatto al possibilità all’utente di eseguire procedure e prestazioni direttamente dal sito.

 

 

 

Revoca Pin INPS

 

 

 

Del pin Inps si può anche richiedere la revoca, sempre utilizzando la procedura telematica dal sito internet. Per effettuare la revoca serve il codice fiscale, i dati della tessera sanitaria e un indirizzo email o PEC.

Per chi non è molto pratico con le procedure on line, esiste anche la possibilità di avanzare richiesta di revoca tramite il contact center chiamando il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164164 da rete mobile (a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico).

 

 

Una delle motivazioni principali per la quale si avanza richiesta di revoca del pin Inps è il suo smarrimento. Prima di arrivare all’estrema decisione dei revocarlo per poi chiedere l’emissione di uno nuovo, è possibile anche eseguire la procedura di ripristino.

Per farlo sono necessari il codice fiscale e almeno due dei contatti inseriti al momento della registrazione tra cellulare, email e PEC; quest’ultima richiesta trova giustificazione solamente nella sicurezza del processo e nella tutela dei dati personali.

L’utente riceverà quindi una comunicazione con un link da cliccare; il nuovo pin seguirà la procedura della prima emissione: metà verrà comunicato tramite il numero di cellulare e le ultime 8 cifre invece tramite l’indirizzo pec. Anche dalla semplice procedura di ripristino si capisce l’importanza di tenere sempre aggiornati i propri recapiti personali.

 

 

 

 

 

Fonte: inps / lavoroediritti

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, ott 16, 2017  Valentina
Assegno Funzionale Carabinieri. Cos’è
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assegno di funzioneIl trattamento economico degli appartenenti al comparto sicurezza è composto da due tipologie di erogazione.

La prima, la principale, coinvolge tutte le retribuzioni a carattere fisso e continuativo, come ad esempio lo stipendio, l’indennità mensile pensionabile, l’indennità integrativa speciale, etc.

La seconda fonte di erogazione che completa il trattamento economico dei dipendenti del comparto sicurezza comprende invece tutte le indennità che hanno lo scopo di compensare mansioni che comportino particolari disagi o responsabilità per il loro svolgimento.

 

 

L’Assegno funzionale carabinieri rientra di diritto della seconda tipologia di trattamento economico riservato ai dipendenti delle forze dell’ordine. L’assegno funzionale carabinieri è regolamentato dall’articolo 6 del decreto legge 387/1987 ed è stato aggiornato successivamente, con l’articolo 8 D.P.R 51/09.

 

Si tratta di un vero e proprio assegno definito “pensionabile” che i carabinieri possono ricevere una volta raggiunti i 17, 27 e 32 anni di servizio, senza demerito alcuno all’interno dell’Arma dei Carabinieri o delle altre forze di polizia. Il raggiungimento della soglia di anzianità, oltre a non calcolare i periodi prestati con note di demerito, non tiene conto di tutti quei periodo che incidono sull’anzianità di servizio ma che di fatto la interrompono.

 

 

 

 

 

Assegno Funzionale Carabinieri. Requisiti

 

 

 

 

 

Ma come vengono valutati gli anni di servizio ai fini dell’assegnazione dell’assegno funzionale? Come già accennato nel precedente paragrafo, va sottolineato che l’ottenimento dell’assegno è vincolato alla condotta del triennio precedente alla data di maturazione dell’anzianità richiesta; è necessario però escludere dal calcolo gli anni nei quali il richiedente ha subito una sanzione disciplinare che hanno un peso più grave della deplorazione o abbia incassato un giudizio complessivo inferiore a buono.

 

In altre parole se il dipendente ha collezionato un giudizio di condotta negativo o la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio, non potrà beneficiare dall’assegno funzionale previsto dall’Arma. Nel calcolo globale poi degli anni di servizio necessario per la richiesta, quelli sporcati con azioni disciplinari, vengono decurtati, allungando di fatto il periodo effettivo di servizio per il raggiungimento dell’assegno.

 

 

Cosa accade se la sanzione della sospensione viene inflitta proprio nel biennio di maturazione dei requisiti necessario all’ottenimento dell’assegno? Sarà necessario attendere la fine del procedimento disciplinare per poter percepire l’assegno. Quindi se si viene riammessi in servizio con riserva di riesame, tale riserva blocca di fatto l’iter verso l’ottenimento dell’assegno.

 

 

 

Assegno Funzionale 17 Anni Netto

 

 

 

 

Il decreto istituisce la cosiddetta coda contrattuale, ovvero, a partire dal 1 gennaio 2033 la soglia per la percezione dell’assegno funzionale è stata abbassata al raggiungimento dei 17 anni di servizio. Non solo.

Ma questo decreto è andato a modificare concretamente anche l’importo erogato, il quale ha infatti conosciuto un incremento del 27% per questa prima soglia di 17 anni di servizio. Questa percentuale sale addirittura al 53% in relazione al raggiungimento della seconda soglia dei 27 anni.

 

 

 

 

Importo Assegno Funzionale 32 Anni Carabinieri

 

 

 

 

Per riassumere al meglio e con massima precisione quali sono gli importi previsti dal decreto del 2006 in tema di assegno funzionale, vi riportiamo una tabella ufficiale tratta dal sito di un sindacato di categoria.

 

Tabella assegno funzionale Carabinieri:

 

 

 

Per chi ricopre il ruolo di commissari della Polizia di Stato e qualifiche equiparate delle altre Forze di polizia ad ordinamento civile e militare i parametri previsti per l’erogazione dell’assegno funzionale ve le riassumiamo qui di seguito:

 

 

 

In generale il calcolo nella busta paga non può chiaramente prescindere dall’Irpef, quindi dopo aver decurtato dall’importo lordo tutte el trattenute previdenziali, i termini di tasse si applica sui primi 1.250,00 (23.000,00/12) il 23%; da 1250,00 a 2.333,33 (28.000,00/12) e su 1.083,33 (2.333,33-1,250,00) il 27%; da 2.333,33 all’imponibile fiscale massimo si applica l’aliquota del 38%.

Una volta calcolata l’Irpef lorda sulla base del proprio stipendio iniziale, vanno applicate tutte le detrazioni prevista per il lavoratore dipendente e per i familiari a carco, qualora ce ne siano. Ciò che rimane è l’importo dell’assegno funzionale carabinieri.

 

 

 

 

 

 

Fonte: siulp / militari

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, ott 12, 2017  Valentina
Indennità Temporanea Inail Dipendente Pubblico
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inail-Il datore di lavoro senza distinzione se pubblico o privato, è obbligato ad assicurare i propri dipendenti contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, compresi i dipendenti che hanno un regime di collaborazione coordinata e continuativa. Questa tendenza si è estesa sempre di più grazie anche alle decisioni giurisprudenziali, che hanno di fatto ampliato questa tutela alla quasi totalità dei lavoratori dipendenti.

 

L’assicurazione viene stipulata tramite l’ente Inail, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro, il quale nasce e garantisce per conto dello stato, il dipendente contro infortuni e malattie professionali.

In altre parole, se un dipendente, nell’esercizio delle proprie funzioni e non solo – anche in caso di evento legato all’imprudenza del lavoratore stesso purché non sfoci in un rischio gratuito – si ferisce, questo è tutelato dall’assicurazione Inail.

 

 

Cosa si intende esattamente per infortunio? Secondo quanto stabilito dall’inail, l’infortunio è un “evento occorso al lavoratore per causa violenta in occasione di lavoro e da cui sia derivata una inabilità temporanea che comporti l’astensione dal lavoro per più di tre giorni, una inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, la morte”.

 

 

 

Che cos’è l’Indennità Temporanea Inail

 

 

 

 

Dopo questo breve cappello introduttivo, andiamo a vedere insieme in cosa consiste nel concreto l’assicurazione inail in caso di infortunio.

Quando un dipendente subisce un infortunio si parla di indennità temporanea Inail dipendente pubblico. Con questo termine di indica l’importo che l’ente appena citato eroga a partire dal quarto giorno e fino alla fine del periodo di infortunio al posto del datore di lavoro, il quale copre i primi 3 giorni. In questo modo il lavoratore riceve comunque la sua retribuzione, pur non essendo presente sul posto di lavoro.

 

 

L’indennità temporanea inail dipendente pubblico viene erogata per tutti i giorni compresi i festivi e può essere anticipata al dipendente direttamente dal datore di lavoro; inoltre precisiamo che si tratta di un importo che non può essere cumulabile con la malattia, maternità, cassa integrazione guadagni.

Nel caso peggiore di indennità temporanea inail dipendente pubblico, che ha come conseguenza la morte del lavoratore, la liquidazione verrà erogata agli eredi, in relazione al grado di parentela con il defunto.

In termini numerici l’indennità temporanea INAIL, dal quarto fino al novantesimo giorno ha un importo pari al 60% della retribuzione media giornaliera; dal novantunesimo giorno fino alla fine del periodo di infortunio, questa percentuale scende al 75%.

Anche per il datore di lavoro, in capo al quale c’è la liquidazione dei primi 3 giorni di infortunio, la percentuale da erogare non è sempre la stessa. Il giorno dell’accaduto, il datore di lavoro deve erogare il 100% della retribuzione, mentre per i giorni rimanenti solo il 60%, fatta eccezione per eventuali particolarità contrattuali previste nel CCNL di appartenenza.

 

 

 

Quando si parla di indennità temporanea inail pubblico impiego, non si può non affrontare il tema del danno biologico. Fino all’estate del 2000,  in realtà, si parlava di  l’indennità per danno permanente. Oggi invece con danno biologico si intende una lesione di carattere psichico o fisico, sottoposta a valutazione del medico legale. In questo caso, a differenza di quanto avviene per l’indennità temporanea Inail pubblico impiego, l’erogazione della liquidazione non va di pari passo con la retribuzione mensile e si basa invece su due parametri differenti:

 

-          Se la menomazione rientra tra il 6 e il 16% l’erogazione sarà in termini di capitale;

 

 

-          Se la menomazione invece supera il 16% si parla di rendita.

 

 

 

 

I Dipendenti Pubblici Hanno Diritto?

 

 

 

Anche nel caso di infortunio per un dipendente pubblico si parla di indennità temporanea inail e si prevede anche il diritto alla conservazione del posto di lavoro fino a un massimo di 36 mesi sia nel caso di infortunio che anche nel caso di malattia riconosciuta come dipendente da causa di servizio.

 

 

 

Per il periodo di assenza per infortunio, al dipendente pubblico spetta l’intero stipendio comprensivo del trattamento accessorio come determinato nelle tabelle allegate ai contratti collettivi nazionali.

Ciò significa che di fatto, il dipendente pubblico non ha diritto all’indennità temporanea inail, in quanto percepisce l’intera retribuzione.

 

 

 

Cosa accade se, passati i 36 mesi per la conservazione del posto di lavoro, il dipendente non sia più idoneo per lo svolgimento della sua mansione, ma sia comunque idoneo per essere reintegrato nell’ambito lavorativo? In questo caso l‘amministrazione pubblica, compatibilmente con la sua struttura interna, può inserirlo in altri contesti, purché con mansioni equivalenti, quindi o nell’ambito della stessa qualifica oppure, con il consenso dell’interessato, anche in mansioni di profilo professionale inferiore.

In questo ultimo caso, il lavoratore percepirà la retribuzione prevista per la nuova qualifica senza alcun adeguamento rispetto a quanto percepito in precedenza.

 

 

 

Esiste poi un obbligo in capo al datore di lavoro di garantire la conservazione del posto per quei lavoratori che al momento dell’assunzione non posseggono alcun tipo di disabilità, ma che l’abbiano acquisita per infortunio o malattia professionale.

 

 

 

 

 

 

Fonte: fpcgil / laleggepertutti

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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