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Archivi al giorno ottobre 12th, 2017

gio, ott 12, 2017  Valentina
Indennità Temporanea Inail Dipendente Pubblico
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

inail-Il datore di lavoro senza distinzione se pubblico o privato, è obbligato ad assicurare i propri dipendenti contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, compresi i dipendenti che hanno un regime di collaborazione coordinata e continuativa. Questa tendenza si è estesa sempre di più grazie anche alle decisioni giurisprudenziali, che hanno di fatto ampliato questa tutela alla quasi totalità dei lavoratori dipendenti.

 

L’assicurazione viene stipulata tramite l’ente Inail, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro, il quale nasce e garantisce per conto dello stato, il dipendente contro infortuni e malattie professionali.

In altre parole, se un dipendente, nell’esercizio delle proprie funzioni e non solo – anche in caso di evento legato all’imprudenza del lavoratore stesso purché non sfoci in un rischio gratuito – si ferisce, questo è tutelato dall’assicurazione Inail.

 

 

Cosa si intende esattamente per infortunio? Secondo quanto stabilito dall’inail, l’infortunio è un “evento occorso al lavoratore per causa violenta in occasione di lavoro e da cui sia derivata una inabilità temporanea che comporti l’astensione dal lavoro per più di tre giorni, una inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, la morte”.

 

 

 

Che cos’è l’Indennità Temporanea Inail

 

 

 

 

Dopo questo breve cappello introduttivo, andiamo a vedere insieme in cosa consiste nel concreto l’assicurazione inail in caso di infortunio.

Quando un dipendente subisce un infortunio si parla di indennità temporanea Inail dipendente pubblico. Con questo termine di indica l’importo che l’ente appena citato eroga a partire dal quarto giorno e fino alla fine del periodo di infortunio al posto del datore di lavoro, il quale copre i primi 3 giorni. In questo modo il lavoratore riceve comunque la sua retribuzione, pur non essendo presente sul posto di lavoro.

 

 

L’indennità temporanea inail dipendente pubblico viene erogata per tutti i giorni compresi i festivi e può essere anticipata al dipendente direttamente dal datore di lavoro; inoltre precisiamo che si tratta di un importo che non può essere cumulabile con la malattia, maternità, cassa integrazione guadagni.

Nel caso peggiore di indennità temporanea inail dipendente pubblico, che ha come conseguenza la morte del lavoratore, la liquidazione verrà erogata agli eredi, in relazione al grado di parentela con il defunto.

In termini numerici l’indennità temporanea INAIL, dal quarto fino al novantesimo giorno ha un importo pari al 60% della retribuzione media giornaliera; dal novantunesimo giorno fino alla fine del periodo di infortunio, questa percentuale scende al 75%.

Anche per il datore di lavoro, in capo al quale c’è la liquidazione dei primi 3 giorni di infortunio, la percentuale da erogare non è sempre la stessa. Il giorno dell’accaduto, il datore di lavoro deve erogare il 100% della retribuzione, mentre per i giorni rimanenti solo il 60%, fatta eccezione per eventuali particolarità contrattuali previste nel CCNL di appartenenza.

 

 

 

Quando si parla di indennità temporanea inail pubblico impiego, non si può non affrontare il tema del danno biologico. Fino all’estate del 2000,  in realtà, si parlava di  l’indennità per danno permanente. Oggi invece con danno biologico si intende una lesione di carattere psichico o fisico, sottoposta a valutazione del medico legale. In questo caso, a differenza di quanto avviene per l’indennità temporanea Inail pubblico impiego, l’erogazione della liquidazione non va di pari passo con la retribuzione mensile e si basa invece su due parametri differenti:

 

-          Se la menomazione rientra tra il 6 e il 16% l’erogazione sarà in termini di capitale;

 

 

-          Se la menomazione invece supera il 16% si parla di rendita.

 

 

 

 

I Dipendenti Pubblici Hanno Diritto?

 

 

 

Anche nel caso di infortunio per un dipendente pubblico si parla di indennità temporanea inail e si prevede anche il diritto alla conservazione del posto di lavoro fino a un massimo di 36 mesi sia nel caso di infortunio che anche nel caso di malattia riconosciuta come dipendente da causa di servizio.

 

 

 

Per il periodo di assenza per infortunio, al dipendente pubblico spetta l’intero stipendio comprensivo del trattamento accessorio come determinato nelle tabelle allegate ai contratti collettivi nazionali.

Ciò significa che di fatto, il dipendente pubblico non ha diritto all’indennità temporanea inail, in quanto percepisce l’intera retribuzione.

 

 

 

Cosa accade se, passati i 36 mesi per la conservazione del posto di lavoro, il dipendente non sia più idoneo per lo svolgimento della sua mansione, ma sia comunque idoneo per essere reintegrato nell’ambito lavorativo? In questo caso l‘amministrazione pubblica, compatibilmente con la sua struttura interna, può inserirlo in altri contesti, purché con mansioni equivalenti, quindi o nell’ambito della stessa qualifica oppure, con il consenso dell’interessato, anche in mansioni di profilo professionale inferiore.

In questo ultimo caso, il lavoratore percepirà la retribuzione prevista per la nuova qualifica senza alcun adeguamento rispetto a quanto percepito in precedenza.

 

 

 

Esiste poi un obbligo in capo al datore di lavoro di garantire la conservazione del posto per quei lavoratori che al momento dell’assunzione non posseggono alcun tipo di disabilità, ma che l’abbiano acquisita per infortunio o malattia professionale.

 

 

 

 

 

 

Fonte: fpcgil / laleggepertutti

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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gio, ott 12, 2017  Roberta Buscherini
Aspettativa Dipendenti Pubblici. Diritti dei lavoratori
2.8 (56.41%) 39 Vota Questo Articolo

Aspettativa Dipendenti pubblici. Si tratta della possibilità che hanno i dipendenti statali di assentarsi dal lavoro, in casi precisi e per periodi di tempo più o meno lunghi. Una sorta di anno sabbatico dei dipendenti pubblici insomma.

 

aspettativa-dipendenti-pubbliciL’aspettativa prevede il congelamento del rapporto di lavoro, in questo modo anche la retribuzione viene sospesa. Questa opportunità è prevista e regolamentata dal contratto collettivo nazionale, il quale prevede diverse tipologie di aspettativa, in base alle motivazioni o alle necessità per cui viene richiesta. ma quali sono i principali motivi che spingono un dipendente pubblico a chiedere un periodo di aspettativa dal proprio lavoro? Vediamo insieme i casi più frequenti.

 

 

 

 

 

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Motivi Familiari

 

 

 

 

 

I dipendenti pubblici, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, hanno il diritto ad accedere all’aspettativa per motivi personali o di famiglia. Durante il periodo di aspettativa non è prevista nessuna retribuzione e questi mesi non vengono calcolati per l’anzianità di servizio.

Va precisato che l’amministrazione si riserva di accordare la sospensione del periodo di aspettativa, nel caso questa sia compatibile con l’organizzazione e le esigenze di servizio. La richiesta deve essere quindi accompagnata da giustificazioni “meritevoli di apprezzamento e tutela secondo il comune consenso, in quanto attinenti al benessere, allo sviluppo ed al progresso del dipendente, come singolo o come membro di una famiglia”. La gravità della giustificazione dunque non è un parametro rilevante ai fini della richiesta di aspettativa per motivi familiari, e soprattutto non vincola il datore di lavoro all’obbligo di concederla, se questa va a incidere sull’operatività dell’amministrazione.

In altre parole, se il datore di lavoro ritiene che l’assenza prolungata del dipendente potrebbe avere ripercussioni sull’efficienza dei servizi, può negare l’aspettativa.

 

 

Altro diritto del datore di lavoro è quello di poter richiamare il dipendente pubblico in aspettativa, qualora le ragioni per le quali è stata concessa non siano più valide. Allo stesso modo, anche il dipendente può riprendere volontariamente il lavoro, senza attendere la scadenza dell’aspettativa richiesta.

Il mancato rientro in servizio comporta per il dipendente pubblico la risoluzione del rapporto di lavoro.

 

 

Se si tratta di aspettativa dipendenti pubblici per assistenza a figli minori di 6 anni, il periodo di aspettativa (fino a 170 giorni) è utile, ai fini della pensione, ai sensi dell’art. 1, comma 40, lett. a) della legge 335/95.

Nel caso di dipendenti statali o parastatali, il periodo massimo di aspettativa dipendenti pubblici per motivi personali è di 12 mesi nell’arco di tre anni. Se invece parliamo di dipendenti di enti locali, il periodo massimo è di 12 mesi in un triennio da utilizzare al massimo in due momenti.

 

 

I dipendenti pubblici non possono sfruttare due periodi di aspettativa, anche per motivi diversi, in modo continuativo ma devono aspettare almeno:

-          4 mesi se dipendenti statali e parastatali

-          6 mesi se dipendenti comunali

La normativa vigente vieta la possibilità di usufruire, in modo contemporaneo, di periodi di aspettativa per motivi di famiglia, per la cooperazione in paesi in via di sviluppo, per i corsi di dottorato e per quelle estere.

Tra una richiesta di aspettativa e l’altra deve trascorrere un periodo di tempo di almeno 6 mesi, nei quali il dipendente deve aver svolto servizio attivo in modo continuativo.

 

 

 

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Vincitori di Concorso

 

 

 

 

I dipendenti pubblici hanno il diritto a varie tipologie di aspettativa per vincere un concorso in amministrazioni, enti o aziende, diverse dalla propria sede di lavoro. Si tratta di assenze per sostenere il periodo di prova nel nuovo lavoro.

L’aspettativa per vincitori di concorso prevede un periodo massimo di 6 mesi.

In questo tipo di aspettative ci sono alcune eccezioni. Infatti, alcuni contratti prevedono che i dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato che abbiano vinto un concorso possano accedere ad un’aspettativa per tutta la durata del contratto di lavoro a termine.

 

 

 

Aspettativa per corsi di dottorato

 

 

 

 

Coloro che vengono ammessi a corsi di dottorato possono richiedere un’aspettativa dipendenti pubblici per motivi di studio, senza retribuzione, per l’intera durata del corso. Questo periodo è utile ai fini dell’anzianità di servizio e ai fini pensionistici.

Questa possibilità vale non solo per i dipendenti pubblici, ma anche per quelli privati, che abbiano maturato 5 anni di servizio continuativi presso la medesima azienda o ente.

 

 

 

Aspettativa per Avviare un’attività

 

 

 

 

 

La legge prevede la possibilità, per dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato, di assentarsi dal lavoro, senza retribuzioni e per un massimo di 12 mesi, per avviare un’attività imprenditoriale. Questo periodo non è utile per l’anzianità di servizio.

L’aspettativa per avviare un’attività non è un diritto, ma è la propria amministrazione a decidere se accettare le richieste oppure no. In caso di diniego però, deve motivare la decisione.

L’assenza massima che può essere richiesta in questo caso è di 12 mesi nell’intera vita lavorativa. Questo tipo di aspettativa è frazionabile e supera i limiti previsti per i pubblici dipendenti allo svolgimento di una seconda attività, poiché il dipendente rinuncia al suo stipendio per l’intero periodo.

 

 

 

Aspettativa per coniuge o convivente all’estero

 

 

I dipendenti pubblici con un coniuge che lavora all’estero possono chiedere un’aspettativa non retribuita per una durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata. Essa può essere revocata in qualunque momento dal datore di lavoro per imprevedibili ed eccezionali ragioni di servizio, con preavviso di almeno quindici giorni.

Questa è una possibilità prevista solo per i dipendenti pubblici ed è vincolata all’impossibilità dell’amministrazione di trasferire il proprio dipendente nella stessa località di residenza del coniuge.

 

 

 

Aspettativa per cooperazione o attività solidarie

 

 

 

La legge prevede periodi superiori a 4 mesi  e inferiori a 4 anni per  progetti di  Cooperazione allo sviluppi; durante questo periodo di aspettativa, i dipendenti pubblici percepiscono gli assegni fissi e continuativi, ad eccezione delle quote di aggiunta di famiglia, della indennità integrativa speciale, delle indennità inerenti a specifiche funzioni ed incarichi ovvero connesse a determinate condizioni ambientali, e comunque degli emolumenti legati all’effettiva prestazione del servizio in Italia.

Anche questa possibilità non riguarda in via esclusiva i dipendenti pubblici, ma può essere estesa anche ai privati.

I dipendenti volontari possono richiedere:

– fino a 30 giorni di assenza di seguito per un totale massimo di 90 giorni all’anno, da investire in attività di soccorso e assistenza in catastrofi e calamità; il limite dei 90 giorni può essere aumentato fino a 180, qualora venga dichiarato uno stato di emergenza nazionale;

– fino a un massimo di 10 giorni di seguito e 30 giorni all’anno, per le attività formative, di pianificazione e di simulazione delle emergenze.

 

 

 

Aspettative per Dipendenti con condizioni psicofisiche particolari

 

 

 

E’ una tipologia di aspettativa riservata a dipendenti con problemi di droghe, alcol cronico o debilitazioni. Inoltre, i dipendenti pubblici con familiari, entro il terzo grado ovvero conviventi stabili, che hanno iniziato il progetto di riabilitazione, hanno diritto ad un’aspettativa non retribuita (per motivi di famiglia) per tutta la durata del progetto. Il rientro in servizio deve avvenire entro 15 giorni dalla conclusione del progetto.

 

 

 

 

 

Fonti: FpcGil / Diritti Sindacali / mobilitapubblicoimpiego

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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